Adriana cap. 7

Scritto da , il 2020-03-23, genere tradimenti

Pian piano insieme al mio matrimonio stava andando in crisi anche la situazione economica di mio marito Carlo, che pur non potendosi lamentare, aveva iniziato a vedere un certo calo nei suoi guadagni.
Inoltre nell’azienda dove lavoravo da ormai più di dieci anni, si facevano sempre più insistenti le voci di tagli al personale, compreso in mio settore che è quello amministrativo. Vidi alcune persone andare via dopo aver preso una ricca buonuscita, ma sembrava che ciò non bastasse a far quadrare i conti. L’uomo più odiato divenne ben presto il dottor Riccardo Guardabene, capo dell’ufficio personale, che sino a quei momenti nessuno aveva mai preso in considerazione, se non per lamentarsi della busta paga. Il dottor Guardabene era un quarantenne quasi insignificante, pelato ma con una barba sempre ben curata, a dir poco impeccabile nei suoi formali vestiti grigi.
Parlai del mio malessere con Carlo, il quale però sembrava ormai vivere in un altro mondo, dove io ero poco più di una comparsa.
“Se non è frocio scopatelo, così tieni il posto e poi magari ti piace anche.”
“Certo che sei proprio un poveraccio !” gli risposi con tono acido, per poi mandarlo a quel paese non appena provò ad insistere sulla sua linea.
Il giorno seguente provai ad avvicinarmi in tutti i modi al dottor Guardabene, senza però riuscire neanche a dirgli buongiorno, così decisi di passare al “Piano B”. Grazie ad un piccolo stratagemma riuscii ad avere il suo indirizzo, scoprendo che abitava poco lontano da me, anche se in zona molto più residenziale.
Subito dopo cena tirai fuori dal cassetto del comò la mia lingerie più ricercata, un completo push-up, perizoma e reggicalze in finissimo pizzo nero, che abbinai ad una calza molto velata e con una bella balza, e delle decolté a tacco alto anche loro neri, finendo l’opera con un semplice vestito verdino un po’ ampio nella parte inferiore.
“Dove vai vestita così ?” mi chiese mio marito mentre prendevo le chiavi della macchina
“A cercare di tenermi il posto di lavoro.” gli risposi senza degnarlo di uno sguardo “Anche perchè sembra che a te non freghi nulla se mi tengono o mi licenziano.”
“Tanto se ti cacciano puoi sempre andare a fare la puttana visto come ti piace il cazzo.”
“Per almeno una settimana ti concedo solo di farti delle gran seghe.” gli risposi dopo avergli dato una ginocchiata in mezzo alle gambe che lo piegò in due “Settimana che passerò a scopare ben lontana da te.” conclusi uscendo di casa dopo avercelo mandato un’altra volta.

Impiegai poco più di cinque minuti per arrivare davanti alla casa del dottor Guardabene, ma una volta di fronte al citofono ebbi un attimo d’esitazione.
“E se fosse frocio ?” domandai a me stessa cercando di trovare il coraggio di premere quel pulsante “Al limite ci faccio una figura di merda, ma tanto peggio di così non può andare.”
Senza pensarci ancora suonai al citofono e lui mi rispose quasi subito, chiedendo chi fossi.
“Sono Adriana Luteni dell’amministrazione, mi scusi dottore se la disturbo a casa, ma vorrei parlare di qualcosa di personale.”
“Salga pure ottavo piano.”
Pur camminando in modo spedito, nati che il palazzo era ben tenuto, l’ascensore poi era tre volte quello di casa mia, ma soprattutto i muri erano puliti, senza neanche una piccola scritta.
Lui m’accolse sul portone, dopodiché mi fece entrare per poi farmi accomodare su un bel divano in pelle in salotto. L’appartamento mi sembrò freddo e poco personale, tanto era minimalista l’arredamento, ma allo stesso tempo aveva un tono di candore che lo rendeva quasi accogliente.
“ Dottor Guardabene, le chiedo nuovamente scusa se l’ho disturbata, ma sa com’è, in ufficio le voci corrono e la tranquillità va a farsi benedire.”
“Lasci stare i discorsi da ufficio.” mi disse interrompendomi un po’ bruscamente “Se non sbaglio lei è sposata.”
“Si dottore.” risposi non sapendo dove volesse andare a parare.
“E suo marito sa che è qui ?”
“Si dottore, ma non capisco.”
“Devo dedurre che è un gran cornuto, e che sa d’esserlo, se manda sua moglie in giro per farle tenere il posto di lavoro. Vede Adriana so bene perché è venuta, e sinceramente non ho nessun problema a scoparla anche perché è una bella donna, ma c’è una condizione.”
“Ma Dottore !” esclamai stupita di tanta audacia e sincerità allo stesso tempo.
“Lei deve chiamare suo marito che rimarrà in ascolto per tutto il tempo che riterrò necessario.”
Il dottor Guardabene disse quelle parole come se fossero le più normali al mondo, lasciandomi basita sul divano alla disperata ricerca di una risposta. Perchè se da un lato era vero che volevo tenermi il lavoro, e tradire mio marito non era certo un problema, dall’altro non volevo capitolare senza neanche provare una difesa.
“Ma dottore che cosa dice ! Sono una donna rispettabile, non una sgualdrina !” gli risposi quando mi fui ripresa dallo stupore.
“Ha compreso benissimo, quindi adesso o prende il cellulare e chiama suo marito, o sa dov’è la porta per uscire.”
Feci finta di pensarci, ma neanche troppo, poi presi il cellulare e chiamai Carlo spiegandogli la situazione.
“Quindi questo stronzo vorrebbe che l’ascoltassi mentre ti scopa ?” mi chiese decisamente infuriato.
“Si vuole che metta il vivavoce e che tu rimanga in ascolto.” risposi con la voce un po’ tremante.
“Va bene ma poi niente settimana punitiva va bene ?.”
Pensai che gli avevo già fatto abbastanza male e quindi gli dissi di sì, poi misi il vivavoce per poi poggiare il cellulare su un tavolino vicino al divano, rimanendo in attesa della prossima mossa del dottor Guardabene.
“Sdraiati sulle mie gambe a pancia sotto.” mi disse il direttore allargando le braccia.
“Scusi dottore non ho capito.”
“Primo chiamami Riccardo e dammi del tu, secondo hai capito benissimo, voglio vedere il tuo culo.”
Mi sdraiai come voleva lui, che non perse un secondo a tirarmi su il vestito, scoprendomi così il sedere, per poi darmi un paio di pacche sulle natiche.
“Vedi Adriana, penso che donne come te vadano punite alla vecchia maniera.” mi disse dandomi altre due pacche sul sedere, questa volta più forti delle precedenti “E per vecchia maniera intendo una sana sculacciata che ti faccia capire chi sei.”
Dopo qualche altra sculacciata il sedere iniziò a bruciarmi, ma compresi che quello era solo l’inizio e cercai una via d’uscita.
“Riccardo ti prego smetti, farò tutto quello che vuoi...”
“Farai esattamente quel che voglio” mi rispose calcando la mano “Quanto al bruciore stai tranquilla, sparirà in un paio d’ore insieme al rosso che avrà il tuo culo.”
Il bastardo iniziò ad alternare sonori ceffoni ad incredibili dolci carezze, che finivano quasi sempre sopra il perizoma. Nonostante trovassi assurda quella situazione, i suoi tocchi iniziarono ad eccitarmi, tanto che mi scappò un piccolo gemito.
“Come si chiama tuo marito ?” mi chiese spostando quel tanto che basta il perizoma per scoprirmi sia il buchetto che la passera.
“Carlo.” risposi quasi mordendomi un labbro per non dargli soddisfazione, nono stante fosse evidente che iniziavo a provare un certo piacere.
“Carlo senti come inizia a scaldarsi la puttana che mi hai mandato.” disse ad alta voce Riccardo prima di far cadere un po’ di saliva proprio sopra il buchetto “Ora le infilerò un dito nel culo e poi riprendo a sculacciarla sino a quando non sarà lei a pregarmi di sfondarla davanti e dietro, sono stato chiaro ?”
“Sì.” gli rispose mio marito con la voce carica di rabbia.
Il direttore non solo m’infilò un dito nel retto come aveva promesso, ma un altro entrò nella passera, subito seguito da secondo, per poi riprendere a sculacciarmi coll’altra mano come prima.
Sentivo le chiappe bruciare per i colpi, ma allo stesso tempo mi stavo bagnando sempre più, eccitata sia da quell’insolito ditalino, sia dal fatto di sapere mio marito all’ascolto. Cercai di resistere il più possibile, ma alla fine cedetti non tanto perché avessi il sedere in fiamme, quanto per la voglia di farmi scopare dal direttore.
“Riccardo basta ! Scopami come vuoi ma fallo !” gli dissi con voce bassa.
“Non ho capito.” mi rispose quasi irridendomi “Ripeti bene al telefono a voce alta e chiara, in modo che il cornuto capisca bene quello che vuoi.”
“Direttore la prego di scoparmi come meglio crede.” dissi una volta preso il cellulare “Mi scopi fica e culo e faccia di me la sua puttana. Ma soprattutto mi faccia sentire donna visto che quel gran cornuto che ho sposato non ci riesce mai !”
Riccardo mi prese il cellulare dalla mano per poi portarmi nella sua camera, dove lo poggiò sul comodino prima di mettersi dietro di me ed abbassare la lampo del vestito.
“Lo sai che sei un gran pezzo di fica.” mi disse portando le mani dentro il reggiseno “Fin dal primo giorno che sei entrata in ufficio, ho sperato di poterti portare a letto, e adesso dei qui che non aspetti altro che ti metta il cazzo in mezzo alle cosce.”
“E allora perché non lo tiri fuori e fai l’uomo sino in fondo ?” gli domandai facendo cadere il vestito per terra.
“Perchè il mio cazzo te lo devi meritare.” mi rispose slacciandomi il reggiseno “Adesso togliti le mutandine, allarga le gambe e piegati in avanti.”
Ubbidii curiosa di vedere cos’avrebbe fatto, e lui non si fece attendere un secondo più del necessario. Riccardo riprese a sculacciarmi usando questa volte entrambe le mani, che mi colpivano nello stesso momento, ma a differenza di prima alternava ciò a lenti passaggi della lingua fra le mie chiappe, mandandomi in estasi. Pur non essendo affatto masochista, provavo un sottile piacere quando le sue mani mi colpivano le natiche, anche perché sapevo che dopo avrei sentito la sua lingua partire dal loro inizio, per fermarsi una volta arrivata alla passera. Mi ritrovai alla fine carponi sul letto, che mi tenevo aperto il culo, mentre lui continuava a leccare le mie porte del piacere, quando non vi aveva infilato due dita dentro.
Stavo quasi per avere un orgasmo, quando Riccardo m’infilò una mano fra i capelli, per tirarmi sul bordo del letto, facendomi per la prima volta un po’ male.
“Tirami fuori il cazzo e leccalo !” mi ordinò perentorio.
Gli aprii i pantaloni per poi abbassargli gli slip, e finalmente tirar fuori il suo pene, che non solo era già duro, ma di notevoli dimensioni. Senza perdere un attimo presi in bocca la cappella, per poi far scorrere le labbra su tutta l’asta, mentre lui si spogliava in tutta fretta.
“Mio Dio sembri nata per succhiare cazzi !” mi disse spingendomi sul letto “Però un pompino me lo puoi fare anche domani in ufficio, ora ti voglio scopare.”
“E cosa aspetti.” gli risposi prendendomi le caviglie con le mani in modo da poter spalancargli al massimo le cosce “O aspetti che faccia tutto da sola.”
Riccardo mi penetrò con la stessa facilità con la quale un coltello taglia il burro, ma del resto ero così vogliosa che avrei preso qualsiasi mazza senza aver alcun problema.
“Sii scopami tutta !” urlai in preda al piacere “Fammi godere col tuo cazzo !”
Lui iniziò a scoparmi senza alcuna delicatezza, ma del resto non ne volevo neanch’io, che anzi lo incitavo ad andare sempre più forte ad ogni affondo. Non avevo mai usato il sesso per far carriera, ma quel giorno scoprii che potevo essere una vera troia pronta a tutto pur di mantenere il mio impiego, e se per certi aspetti trovavo Riccardo una persona a dir poco spiacevole, dall’altro mi stava facendo godere in modo quasi osceno.
Quando lui si rese conto che stavo per venire, si tirò indietro per poi poggiare la cappella contro il mio buchetto.
“Ti rompo il culo troia !”
“Dai buttamelo dentro e fammi tua porco.”
Come poco prima, la sua mazza entrò in me senza alcun problema, tanto che non sentii alcun dolore, e mi portai una mano sulla passera per godere ancora di più. Fra il direttore e me iniziò un ‘dialogo’ fatto d’insulti d’ogni tipo, che mio marito poteva sentire molto chiaramente, risultando così ancora più cornuto di quel che già fosse. Più Riccardo mi scopava, più io gli dicevo d’esser ancora più maschio, masturbandomi davanti a lui senza alcun ritegno.
“Girati voglio infilarti dentro il culo anche le palle.” mi disse alzandosi in piedi.
“Dai spaccami in due.” gli risposi dopo essermi messa carponi e tenendomi le chiappe aperte con le mani.
Riccardo mi sodomizzò brutalmente facendomi urlare, ma solo per il gran piacere che mi stava facendo provare. Mi eccitava il sentirlo insultare mio marito, soprattutto quando gli diceva quant’ero troia e come mi stava scopando, ma anche di come m’avrebbe presa in ufficio, dato che da quella sera in poi sarei stata la sua puttana personale.
Carlo ovviamente non diceva nulla, se non quando era obbligato a farlo, ma del resto ero sicura che si stava facendo una sega dopo l’altra, eccitato come doveva esserlo anche solo ascoltandoci al cellulare.
Alla fine Riccardo mi prese nuovamente per i capelli, ma questa volta fu per spingermi il pene in bocca, ormai prossimo all’orgasmo.
“Bevi tutta la mia sborra troia, e guai se ne fai cadere una sola goccia !” mi urlò mentre di fatto mi stava usando come svuotapalle.
I suoi getti furono a dir poco copiosi, tanto che feci fatica a tenere tutto in bocca, poi per fortuna si calmò buttandosi sul letto.
“Da domani non voglio vederti con collant o simili, e prima d’entrare nel mio ufficio dovrai toglierti le mutandine, in modo d’esser già pronta per farti scopare.” mi disse dopo aver preso il cellulare in mano in modo che anche Carlo potesse sentire “Inoltre alle convention semestrali potrai anche portare il cornuto, ma dormirai da me e sarai sempre a mia disposizione, al limite con qualche altra troia del tuo stesso calibro.”
“Certo direttore come lei desidera.” gli risposi accarezzandogli il petto “Inoltre col suo cazzo non sarà difficile accontentare due donne.”
“Infine domani farò in modo che tu venga promossa a capo dell’amministrazione, e non appena ciò sarà ufficiale ce ne andremo a fare un week end sulla costa. Subito dopo ti rifarai le tette, ti voglio con almeno una quarta bella soda.”
Non gli riposi ma in compenso lo baciai sulla bocca, per poi chiudere la telefonata, cercando di scoprire la sua prossima mossa.
“Ora vai a casa da quel gran cornuto che t’ha sposata.” mi disse quasi fosse stanco della mia presenza.
Non dissi nulla, anche perché non sapevo cosa avrei potuto rispondergli, ma presi i miei vestiti, e una volta indossati, me ne tornai a casa.
Una volta arrivata trovai mio marito che dormiva, o almeno fingeva di farlo aspettando che dicessi qualcosa, ma non avevo alcuna voglia di mettermi a discutere con lui. Così mi spogliai per poi andare in bagno e darmi una rinfrescata, e quindi sdraiarmi sul letto senza degnarlo neanche di un saluto.
Gli unici miei pensieri erano alla promozione che m’aveva promesso Riccardo, e a come avremmo fatto sesso in ufficio, perché era certo che quella sera era solo l’inizio di un nuovo rapporto a base di perversione e lussuria.


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