L'estetista

Scritto da , il 2020-02-13, genere saffico

«Michela: tutto bene?»
«Sì, sì, grazie. Stavo riflettendo su quanto stava spiegando l’ingegner Tessari.»
Devo stare più attenta. Persino un idiota come Furegon si è accorto che ero assorta, persa in sogni che, mi vergogno ad ammettere, mi portano fuori da qui, in situazioni molto più coinvolgenti di una riunione di lavoro. Tutta colpa di Tessari e del suo modo di fare. Chi altri riuscirebbe a rendere piacevole la descrizione di un progetto informatico?
Lui, cinquantenne atletico, con la voce baritonale riesce a entrare direttamente nello stomaco del pubblico.
Lui, con il suo savoir faire degno di un imbonitore, ottiene un’attenzione costante a quello che sta presentando.
Lui, con quel sorriso enigmatico, è capace di farmi fare brutti pensieri. E adesso che ha da fissarmi negli occhi? e ora li abbassa sul mio decolleté, li alza, e perché sembra sogghignare? Oddio! Si vedono i capezzoli che premono sotto la camicia. Che figura…sto diventando pure rossa. Ho caldo. Che imbarazzo, che imbarazzo! metto le braccia conserte e copro le tette. Ormai mi ha visto, quel…quel…bellissimo disgraziato! E mi sto pure sciogliendo. Per fortuna ho un salva slip che dovrebbe proteggermi le mutande.

Applauso meritato. Presentazione ben fatta; progetto approvato. Saluto tutti e vado in bagno a cambiarmi. Ecco, al solito. Quando hai assoluto bisogno di un ricambio, capita che in borsa ti manca proprio un maledetto salvaslip. E adesso? Fra venti minuti ho appuntamento dall’estetista. Dai, Michela, non è grave. Pipì, un’accurata asciugatura con una salvietta bagnata e lungo il tragitto devi fare pensieri casti. Solo che nelle soste ai semafori, non riesco a non pensare al lavoro e a cosa è stato detto e fatto nel pomeriggio.
Dovrò lavorare fianco a fianco con l’ingegner Tessari. Non so quanto potrò resistere a sentire la sua voce, a mezzo metro da me, senza guardarlo con lo sguardo perso, a immaginarlo nudo a usare lo stesso tono per dirmi quanto bene sta con me. Ecco, lo sapevo: la lumachina si è risvegliata. Uffa! Se arrivo in anticipo, passo per il bagno e mi asciugo.

«Ciao, Michela, accomodati. Sono già pronta con tutti gli attrezzi e tu sei l’ultima della giornata: se facciamo presto, facciamo a tempo a prenderci uno spritz prima di tornare a casa. Che ne dici?»
«Oh, Debora…io…io…» come faccio a dirle che ho bisogno del bagno per asciugarmi? Lei è sempre così disponibile e adesso si aspetta che lo sia pure io «d’accordo, mi stendo sul lettino.»
«Togliti il vestito altrimenti te lo macchio: ce la fai a stare in slip e reggiseno?»
«Sì, certo. Ho patito caldo oggi e qui la temperatura mi sembra buona.»
Eccomi esposta a Debora. E solo adesso mi sono resa conto che ho indossato il completino rosa antico. Cazzo! Se mi sono bagnata ancora, la chiazza sarà bella evidente.
E siamo a due brutte figure in una sola giornata. Prima di andare a letto, cos’altro succederà? Oddio; ecco che adesso mi guarda in mezzo alle gambe. Ha sollevato gli angoli della bocca. Debora è intelligente e avrà capito che ho fatto pensieri da porcellina. Uffa.
«Ti spiace sollevare il bacino così ti sfilo gli slip o preferisci fare da sola?»
Eccomi di nuovo a imbarazzarmi per mostrare la patata a Debora. Stavolta voglio vedere come si comporta nel fare cose diverse dallo strapparmi il pelo.
«Prego, fai pure.»
La guardo negli occhi e vedo che non me li stacca da dosso. Abbassa il viso per scoprire piano piano il mio sesso e sento le sue mani che si sono appoggiate interamente agli slip mentre li fa scorrere lentamente dalle chiappe. Mannaggia a lei: proprio oggi doveva fare la carina, quando ho già avuto un paio di momenti di sovraeccitazione? Per fortuna sta spalmando la cera sulle gambe e adesso il dolore dovrebbe anestetizzarmi le fantasie sconce. E se invece di Debora ci fosse Tessari a strapparmi il pelo superfluo? Mamma mia! Penso che gocciolerei sul lettino. Prima i teli, poi la pinzetta e magari un bel massaggio alla fine. Adesso però devo smetterla: il cuore riprende a martellarmi dentro, mi vien da sospirare e sento che sotto mi sto bagnando di nuovo. Provo ad alzare la testa e guardare la faccia di Debora attraverso le mie tette ingombranti. Mi sta guardando in mezzo alle gambe. Che figura! Sicuramente avrò le labbra gonfie e lucide. Che penserà di me? Che sono una vacca, ecco cosa pensa.
«Con le pezze ho finito. Adesso rifinisco la depilazione.»
Rieccomi alla solita fase super imbarazzante. Gambe semi aperte, passera in primo piano, solo il reggiseno tra il mio corpo e il resto del mondo. Ed ecco occhi e pinzetta sull’attaccatura delle cosce ed io che sono sicura che la mia farfallina abbia spiegato le ali. Mi è già successo altre volte, è vero, ma non in modo così plateale. Ecco, adesso mi si accelera pure il respiro e il petto va su e giù. Cosa ne penserà, Debora? La vedo e tiene lo sguardo fisso, là. Oddio, che cosa sta facendo sul mio clitoride?
«Michela, porta pazienza, ti devo togliere qualche peletto da qui. Per sentire meglio se la pelle è liscia mi tolgo i guanti di lattice. Ti basta saper che mi sono lavata le mani con il sapone disinfettante prima di iniziare?»
«Sì. Fai pure quello che devi fare.»
Chissà se il tono era abbastanza neutro. Quando sono in queste condizioni, la voce mi si mozza in gola. Mi sta premendo il clito verso sinistra. Che bello: non sento nemmeno il dolore della pinzetta. Adesso me lo sposta verso destra.
«Sto controllando che non ci sia nulla. Tutto bene?»
Mi prende in giro? Che le dico? Che deve continuare a guardare bene perché stasera voglio fare una sorpresa a mio marito?
Ok, glielo dico.
Adesso lei sta continuando a controllare. Clitoride, labbra, cosce in alto. E come faccio a non sospirare?
«Come va?»
Come vuoi che vada, cazzo? Mi stai toccando con la delicatezza di una farfalla, mi stai facendo sciogliere e non so che dirti.
«Va benissimo. Non è che oltre a essere un’estetista sei anche una massaggiatrice? Con quel tocco lì, sui punti giusti, sul collo o sulla schiena, credo che potresti farmi volare tra le nuvole»
Eccola là! Lei sorride e preme il dito sulle labbra, separandole.
«Un massaggio così?»
Ommadonna, che brividi! E adesso come la mettiamo, col bacino che è scattato in avanti a cercare quel dito?
«Michela, che ti succede?»
«Smettila di canzonarmi; sai benissimo cosa mi succede: mi stai facendo sciogliere e sto di nuovo avendo caldo, come oggi in ufficio»
«Beh, mettiti comoda: togliti il reggiseno così fai passare aria anche lì sopra. Qui sotto sei già aperta abbastanza, no?»
«Ti diverti a giocare con me? Eeeebbene, gioca pure!»
Come faccio a rimanere inerte se quel dito mi sta toccando meglio di come farei io? Massaggia sopra, all’interno, mi solletica appena dentro, ma non mi penetra. Sfiora il clito e poi torna giù e l’altra mano mi accarezza le cosce.
Ho caldo: mi sollevo col busto e mi sgancio il reggiseno. Almeno lascio passare un po’ d’aria tra le tette. Mi sento le goccioline di sudore che si sono attaccate sotto.
«Complimenti vivissimi per il seno!»
«Non cominciare anche tu come mio marito che sembra perso per le mie tette. Sapessi come mi intralciano talvolta quando devo fare delle attività fisiche. Anche in casa, eh? Mica solo in palestra o in piscina.»
«Su, dai, non dire così, Michela. Aspetta che cambio posizione: qui non ci arrivo a…»
«…a?»
«…vederle meglio!»
«Non fare come il lupo in cappuccetto rosso, sai? Con la scusa che non ci vedeva bene, s’è mangiata la bambina.»
«Non ho intenzioni di mangiare nulla: volevo solo vedere meglio come sono fatte le tue tette. Io arrivo a malapena a riempire una terza misura.»
E io sono a regina Elisabetta! Facciamo finta di crederci e vediamo cosa ha in mente la mia intraprendente e lussuriosa estetista!
Però se mi guardi così i capezzoli non puoi pretendere che stia tranquilla. Adesso che fai? Ti avvicini con una mano? No, dai, no! non prendermelo tra le dita. No. No.
Sì! Sii! Siii! Che bello! Ho mugolato? Forse sì, ma a questo punto che mi importa? Mi sento alla mercé di questa donna curiosa che mi sta rollando alternativamente i capezzoli e adesso mi sta penetrando con il dito.
«Permetti?»
Non ho capito bene cosa avrei dovuto permetterle visto che mi sono trovata la sua bocca sopra un capezzolo e poi sull’altro. Sento le labbra che succhiano e stringono e, quando stringono, la punta della lingua si muove attorno alla mia fragolina. Che meraviglia. La lascio fare. Mi piace troppo e non mi vergogno.
Sospiro.
Ancora. Più forte. Mi vien da gemere e non mi trattengo. Cosa faccio? Le restituisco il piacere o mi crogiolo a fare l’egoista? Intanto mi lascio succhiare: è troppo stimolante! Nuda e in balia alla mia giovane estetista. Non avrei mai immaginato di aver ceduto così facilmente alle carezze di una donna. È carina, d’accordo. E questo spiega perché mi lascio fare: ha un bel sorriso, un bel corpo e un bel tocco!
Chiudo gli occhi.
Sono persa come una margherita in un prato a fine febbraio. Unico fiore in un mare smeraldo di steli d’erba. Ondeggio alla brezza di un immaginario vento e mi lascio cullare dalle labbra, dalla lingua e dai polpastrelli delicati di questa donna straordinaria. Non resisto più. Adeso glielo dico.
«Voglio vedere come sei fatta sotto»
Oh, oh, adesso ha smesso. Se si gira, sorriderà o mi guarderà inorridita? Non si gira, non si gira, cazzo! Continua a guardarmi la patata e sta zitta. Ha alzato le mani sul grembiule, lo sbottona, lo toglie…oh che porca! Non aveva niente sotto, a parte lo slip alla brasiliana che mette in mostra tre quarti di un culo che sembra un mandolino.
«Quello straccetto nero è inutile, che ne pensi?»
Non si gira nemmeno e si piega come le ballerine di lap dance. Ha un bellissimo culo e sa che così facendo mi sta provocando. Che faccio a questo punto? È qui al mio fianco, nuda e con un lato B da palpeggiare fino ad avere i crampi alle mani.
«Se vuoi ti faccio vedere come mi sono depilata io»
Arrossisco vistosamente: che altro potrei fare con una che con una voce languida mi dice una cosa del genere? Si è girata di tre quarti e non vedo altro che la sua schiena, il fondo schiena, le gambe e il suo sorriso sbarazzino. Mi butto? Che ne penserà poi? Chicazzosenefrega.
«Sì, avvicinati.»
«Meglio se mi metto sopra di te, che ne pensi? Così mi puoi osservare su tutta la zona: pube, perineo e sedere»
«Penso, penso che, penso che sia una buona idea» che altro posso dirle?
Non so che mi succede. Non riesco a oppormi a queste avance spudorate. D’accordo: questa è la posizione migliore per vederla bene, ma se mi si mette a cavalcioni sul petto e con la testa girata verso la mia patatina, non serve essere dei geni per capire quali sono le sue reali intenzioni! Ecco: il suo ginocchio destro a destra della spalla; adesso il sinistro a sinistra. Il suo fiorellino al centro, davanti ai miei occhi. Che devo pensare se non che è veramente bello, con i due grandi petali, gonfi e luccicanti? Ho visto alcune foto erotiche e non tutte le fighe sono fatte bene. Oddio! Adesso comincio a pensare volgare, come se fossi un uomo.
«Debora! Che stai facendo???»
Che domande faccio? So benissimo che mi sta sfiorando la figa con la lingua, come se stesse leccando un gelato. Questa donna mi fa imbestialire: è possibile che riesca a farmi sentire una poco di buono, volgare e sboccata? Però…che leggerezza, che tocco, che meravigliose sensazioni! Nessun uomo mi ha fatto sentire così e nessuno è mai riuscito a farmi perdere il controllo del bacino in questo modo.
Non riesco a tenerlo fermo: va a cercarsi la punta della lingua, si contorce. Il piacere è intensissimo al punto da farmi inarcare la schiena. Non ne posso più!
Ansimo, mugolo, mormoro e non so che altro mi fa fare questa, questa….lesbica!
Sì. Adesso posso dirlo: mi sto facendo scopare dalla lingua di una lesbica e quindi sono lesbica pure io. Ebbene, se voglio dire di aver fatto un’esperienza saffica non posso fare a meno di alzare la testa, avvicinarla a quella bellissima gnocca, allungare la lingua: come sarà il suo sapore?
Proviamo ad assaggiare il clitoride, oh, anche Debora ha scartato come una cavalla. Beh, non è male. Forse è più dolce dei miei umori. Riproviamo e assaggiamo le labbra.
Ecco, sì! Buone, mi piace! mi piace!! mi piace!!!
Entro dentro con la lingua e faccio quello che Debora sta facendo a me. Adesso si agita anche il suo bellissimo culo. Sono contenta perché le sto regalando attimi di piacere. Passo e ripasso la lingua sulle sue labbra. Sta colando miele come il lattice dall’albero della gomma e me lo sto ingoiando tutto. Sono diventata una porcella, ma non mi interessa nulla. Sto impazzendo e sto facendo impazzire chi fa impazzire me. Sento le guance che appiccicano e Debora adesso mi strofina la figa sulla faccia, senza alcun ritegno. La lascio fare: voglio che goda di me come lei sta facendo godere me!
Credo che non resisterò a lungo: adesso mi ha infilato un dito nella vagina. Lo faccio anch’io, ma col pollice. La sto scopando come lei scopa me, ma adesso le dita dentro di me sono due! Oh, mamma!
«Debora, mi stai facendo morire: finiscimi, ti prego. Dammi il colpo di grazia!»
«Anche tu non stai scherzando. Con quelle dita lì che mi toccano il buchino e col pollice dentro, quanto pensi possa resistere?»
«Sei tu l’esperta, non io. Quante donne ti sei fatta finora?»
«Tu sei la seconda, Michela.»
Non so cosa mi prende dopo aver sentito questo, ma la figa va su e giù, le gambe si sono contratte dagli spasmi e non vedo più nulla se non questa passera con le ali spiegate ed un buchino che pulsa là sopra.
Le dita adesso sono tre e mi stanno aprendo in due!
Oddioddioddioddio, grido! Ancora, ancora e ancora! Uggiolo come una cagna, ma non mi importa niente. Adesso le infilo anch’io due dita e poi tre, voglio vedere cosa fa. Voglio farle un piccolo pompino al clitoride. Sì! Voglio succhiarlo. Adesso sento che geme quasi peggio di me. Dai, Debora, voglio sentire se sono solo io che godo così rumorosamente! Succhio…e penetro, su e giù, su e giù, su e….che succede???
Senti come gode adesso, sta spingendo indietro la fica e sta vocalizzando una “o” da soprano. Ma, che roba è? Mi sta spruzzando in faccia! Ancora! E ancora!! Ma non è pipì! Vuoi vedere che sta eiaculando i suoi umori?
«Michela!!! Scusami tanto, ma non mi era mai successo prima di venire in questo modo. Aspetta, prendo un panno e ti asciugo il viso.»
E così mi scavalca la faccia con le cosce rigate da rivoli di succhi. Sembra ubriaca. Vedo che prende un panno e si avvicina premurosa. Che tenera: mi sta pulendo il viso.
«Perdonami, sono veramente mortificata, ma tu mi hai fatto uscire di testa. Mi succhiavi benissimo e poi le dita dentro mi hanno toccato forse il punto G o chennesò. Il fatto è che mi hai fatto sprizzare i miei umori. Ecco, questo è tutto. Aspetta che mi manca l’intorno della bocca»
«Perché non mi togli il tuo liquido con la tua bocca?»
Mi piacciono gli occhi delle persone quando brillano. Debora in questo momento ha due brillanti che luccicano e mi sorride. Si avvicina piano e appoggia le labbra sulle mie.
Sto baciando una donna e mi piace. Ci stiamo scambiando i nostri umori: sento che ha la bocca impiastricciata e la mia faccia è bagnata di lei.
Che strana sensazione sentire la sua lingua dentro la mia bocca: mi sta nascendo di nuovo la voglia di farla scendere giù, a leccarmi di nuovo. Mmhh. Mi piace come bacia. Mi sta pulendo tutta la bocca, mi sta mangiando usando solo le labbra. Mi sta facendo volare di nuovo. Voglio decollare verso il paradiso. E glielo dico, brutalmente.
«Leccami la figa di nuovo, ti prego. Ho voglia di te!»

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