"Come nel mio sogno"

Scritto da , il 2020-02-11, genere etero


Disegni di fumo sprigionati dall’incenso catturarono il mio sguardo non appena uscii dalla stanza da bagno.
L’aria ormai satura di un caldo, e avvolgente aroma al legno di rosa mi donó un intensa sensazione di piacere, amplificata dalla luce soffusa di una piccola abat-jour posta sul comodino di fianco al grande letto in ferro battuto.
Ti fissai a lungo, perdendomi nell’impeccabile sfacelo della tua sensualità.
Sdraiato e scomposto, con gli occhi chiusi.
Gli occhiali stretti tra le dita, mi chiesi, sorridendo, se la doccia appena fatta fosse l’unica responsabile del tuo torpore.
Il tuo respiro profondo a sollevare lentamente il tessuto leggero del lenzuolo stropicciato e intriso dei nostri profumi. Mi persi in quel silenzio assordante a guardarti minuti interi, senza muovere un passo verso di te, con il timore di destarti.
Scrutai ogni millimetro della tua figura, ogni dettaglio.
Ogni piega. Ogni particolare lasciandomi invadere da qualsiasi emozione, che il solo guardarti mi donava.
Le lunghe ciglia ad adornare un viso già di suo perfetto, le labbra piegate in un impercettibile sorriso, la barba non curata.
Sorrisi ancora, ripensando a quando, quella stessa mattina, ti piombai alle spalle impedendoti di rasarti.
«Non t’azzardare a raderti» ti dissi, guardando il tuo sguardo riflesso nello specchio.
La tua espressione buffa mi fece scoppiare in una risata che fermai sulla tua schiena. Prima di assaggiare il sapore della tua pelle. Prima di sfiorarti con le labbra le scapole, per poi seguire il solco fino a raggiungere l’elastico dei pantaloni della tuta.
E ora, quelle stesse spalle nude, larghe e possenti, facevano capolino dal lenzuolo. Per un attimo l’istinto di disegnarne ancora il perimetro con la lingua mi tolse il respiro.
Ansimai, ripensando alla tua voce calda e profonda, così penetrante da lasciarmi, come sempre, stupita di quanto ogni sua più leggera sfumatura riesca a farmi perder la ragione, ancor prima della dignità.
Cercando un sostegno lo trovai poggiando la schiena contro la parete, e ancora, la mia mente tornò a quella mattina.
«Non distrarmi» mi dicesti, mentre con le dita ti accarezzavo il petto.
Non ti ascoltai, anzi, l’insistenza delle mie dita e delle mie labbra sul tuo corpo, ti obbligò a portare entrambe le mani sul piano d’appoggio del lavabo.
«Arrenditi» sussurrai, baciando gli ultimi centimetri di pelle nuda della tua schiena. La tua pelle morbida e profumata la sporcai con la mia bocca, una scia umida lasciata dalla mia lingua, dalle mie labbra.
Ti sentii ansimare, pensando alla tua immagine riflessa nello specchio, il tuo respiro al contatto delle mie dita mutava il tuo ventre.
Baciai i tuoi brividi, tra le scapole, premendo le dita sul tuo petto, fino a lasciare segni del mio passaggio.
Per poi scendere lungo il ventre godendo del tuo respiro trattenuto.
«Ho voglia di te» sussurrai, ansimando.
«Lo so» rispondesti tu, posando la tua mano sulla mia.
«Lasciati toccare» ti chiesi con un filo di voce, premendo fino a trascinare le labbra al centro della tua schiena.
Sospirasti allentando la presa sulla mia mano, ma senza abbandonarla, trattenendola appena, seguendo il mio movimento.
Ti sentii tremare quando raggiunto il bordo del pantalone, lo oltrepassai senza alcun indugio.
Ansimammo all’unisono quando sfiorai la tua carne con la punta delle dita. Ne disegnai la forma, saggiandone la consistenza, sentendo il calore espandersi, libera ora dalla tua costrizione.
Mi lasciasti prendere quello che volevo, il tuo piacere. Distruggere il tuo pudore e farlo diventare un’arma da scagliarti addosso, fino a renderti vulnerabile.
Morsi e graffiai con i denti la tua schiena mentre la tua carne nuda scivolava lenta tra le mie dita.
Seguendo il tuo respiro e ogni tuo più impercettibile gemito continuai quella dolce estenuante danza, respirando a diretto contatto della tua calda pelle. Fondendomi con il tuo corpo, sciogliendomi dal desiderio di averti dentro di me.
Non volli fermarmi nemmeno quando me lo intimasti, chiedendotene il motivo, la tua risposta me la ringhiasti un istante prima di bloccarmi contro il vetro della doccia.
«Non sarà così facile per te, lo sai» per poi darmi nuovamente le spalle e uscire dal bagno senza aggiungere altro.
Mi lasciasti lì, imbambolata e allibita dalla tua reazione.
Eppure mi conosci, sono tale quale a te, esasperare gli istanti fa parte del nostro essere.
Con quel meschino gesto, sottraendoti alle mie attenzioni, facesti altro che farmi cadere nella tua trappola, nelle tue provocazioni.
Sei una tentazione, e lo saresti stato per il resto della giornata.
Mi destai da quei pensieri come se avessi vissuto un sogno.
Ti trovai come ti avevo lasciato, addormentato sul letto. Nudo con solo il lenzuolo a celare il mio desiderio più carnale.
Avvicinandomi lentamente mi spogliai di ogni indumento tranne delle mutandine, bagnate della mia voglia di te.
Ti raggiunsi sotto al lenzuolo, dopo aver spento la piccola lampada, lasciando che fosse la luce del tramonto a illuminarci.
Presto avrebbe fatto buio, tetro come la tua turpe mente.
Cercando di non svegliarti liberai gli occhiali dalla tua mano, riposandotela sul petto. Dopo averla baciata, mi strinsi a te.
Avvolgendoti la gamba sinistra con la mia.
Subito mi accoccolai sul tuo petto, cercando un comodo giaciglio.
Mi feci cullare dal battito del tuo cuore. Il tuo respiro tranquillo in disaccordo con il mio, più profondo e veloce.
Mi sentii un animale selvatico, in quell’istante, pronta a sbranare una preda indifesa.
Il profumo della tua pelle mi accese di desiderio.
Ti baciai ovunque, accarezzandoti amorevolmente. In conflitto con la mia voglia di te. Ti coccolai per poi leccarti e morderti appena.
Lottando contro l’istinto di approfittare immediatamente della tua carne e farti mio.
Venerai il tuo corpo, ancor prima di venerare la tua essenza.
Continuai per diversi minuti, finché non ti svegliasti o smettessi di fingere di esser profondamente addormentato.
Mi sorridesti appena, un sorriso dolcissimo, di quelli che ti fanno sciogliere.
Ammaliata da quell’istante di tenerezza mi avvicinai cercando di darti un tenero bacio, un istante prima di ritrovarmi bloccata contro il materasso.
Senza respiro.
Fu un bacio irruento, sporco, animale, come sei tu, quello che ci scambiammo.
Due animali che si alitano in gola, che gemono l’uno nella bocca dell’altro.
Con il ginocchio, nel frattempo, mi divaricasti le cosce, in modo violento, senza curarti dei miei lamenti.
Scaricando il tuo peso sul mio bacino.
Mi costrinsi tenendomi le spalle a restare immobile, mentre ti allontanavi con il busto all’indietro, sovrastandomi.
Ci guardammo negli occhi, entrambi con il respiro affannato, le guance arrossate e gli occhi lucidi.
Testimonianza di un desiderio per troppo tempo represso.
Senza distogliere lo sguardo iniziasti a muovere il bacino contro il mio, portando a sfregare il tuo sesso sul tessuto, umido dal mio desiderio, dei miei slip.
Inarcandomi a ogni tuo movimento mi aprii a te, donandoti l’ultimo scampolo di dignità.
Stremata da quella sadica, adorabile tortura cercai di liberarmi dalla tua presa per sfilarmi le mutandine, ma me lo impedisti spingendomi le spalle ancora più a fondo contro il materasso.
Dalla tua bocca uscivano solo improperi e secchi “no”.
La frustrazione che mi facevi provare mi eccitava ancor di più, più ti comportavi da Bastardo e più la mia voglia di te si splasmava nella mia mente e di riflesso sul mio corpo.
«Maledetto, sadico animale!» riuscii a ringhiare divincolandomi come un serpente, ma le mie parole non sortirono alcun effetto.
Continuasti a muoverti tra le mie cosce.
Sfinendomi con movimenti lenti e calibrati.
Il tessuto dei miei slip attutiva il piacere portandomi all’esasperazione.
Ti imprecai contro, ti ricoprii di insulti, piagnucolando come una bimba isterica, ti pregai, ma il tuo sguardo non lasciava trasparire alcuna pietà.
Cercai di baciarti, di inarcarmi il più possibile per sfiorare il tuo petto ma ogni mio tentativo venne represso dalla tua perfidia.
“Non sarà così facile per te” mi tornarono in mente le tue parole, gemetti di piacere mentre ti apostrofavo con l’ennesimo “Stronzo”.
Ti vidi sorridere nello stesso momento in cui io ero sul punto di scoppiare a piangere.
Odio e amo il tuo vero essere, e tu lo sai.
È questo che ci rende complici e assuefatti delle stesse perversioni.
Mi arresi, arrivando a sfiorare l’acume di quella follia.
Intanto la poca luce che filtrava dalle ante accostate rendeva sfocati alla vista i nostri corpi.
Il buio scese veloce dopo il calar del sole su Taranto.
I nostri gemiti, gli ansimi parevano amplificati nella penombra.
Sussurrai il tuo nome, pregandoti e la risposta che ebbi fu un bacio mentre con le braccia mi cingesti la schiena e facendoci ruotare mi ritrovai sdraiata su di te.
Ti baciai ancora, godendo della tua lingua, ansimando di piacere nella tua bocca al contatto delle tue mani sul mio seno, cercai di togliermi quell’ultimo indumento ma tu bloccasti il mio polso,
«Ti prego?» piagnucolai sulle tue labbra.
Scostandomi i capelli dal viso, in un gesto quasi paterno mi sussurrasti
«Come nel mio sogno» a quelle parole un gemito uscii quasi strozzato dalla mia gola.
Ti investii con un altro bacio ancora, poi mi sedetti a cavalcioni su di te.
Con le dita scostai appena lo slip prima di iniziare una lenta, estenuante danza sulla tua asta.
Mi vergognai di quanto fossi bagnata, le labbra gonfie e aperte ad accarezzare la pelle morbida del tuo meraviglioso cazzo.
I nostri respiri si mischiarono, i gemiti si susseguirono, gli ansimi si rincorsero come le nostre mani e le nostre bocche l’una sul corpo dell’altro.
Scivolai lentamente su di te, strusciando la mia carne fradicia per un tempo che parve infinito.
Venni sul tuo cazzo, trattenendo un grido, marchiando di me il tuo corpo, e le mie labbra prima di sporcare con un ultimo bacio le tue.
«Godimi in bocca, voglio assaggiare il tuo sapore» implorai con un filo di voce.
«Sei certa di volerlo ora?» chiedesti con tono dolce ciò che pareva più una minaccia piuttosto che una domanda.
«Si, ora. Non ce la faccio più» risposi con tono arreso.
Percepii comparire un sorriso sulle tue labbra prima di sentir la tua mano costringermi verso il tuo cazzo.
«È tuo» dicesti con voce spezzata mentre con l’altra mano impugnavi il tuo sesso.



Questo racconto di è stato letto 6 3 5 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.

Online porn video at mobile phone


geniv raccontiracconti maritopompino a mio figlioracconti di scambistiracconti doppia penetrazioneracconti erotic iracconti porno con caniracconti erotici vedovaracconti porbocugina porcellinaracconti coppie cuckoldrapporti eroticiracconti di mamme incestuoseesperienze di sessoracconti reali di incestiraccont eroticiracconti sissy maidletture pornograficheracconti erotici estategay raccontoracconti incesyoscritti eroticiracconto di miluracconti erotici in palestraracconti porcateraconti eroticiracconti intimierotica raccontiraccont 69racconti scambio moglieracconti prima volta sessoracconti poenoraccontogayinculatoremasturbazione femminile raccontiraccontu eroticiracconti erotici prime esperienzeracconti erotici vacanzanonni porciesperienza eroticaraccontini eroticiracconti zoofiliaracconti gay gratisracconti eroti cicoppie raccontiracconti erotici di tradimentoscopata raccontoracconti pororaccontimilu.comracconti travracconti sporchimariti cornuti raccontiracconti erotivstprie pornoporno racconti amatorialiracconti di bdsmracconti d'incestoracconti di sesso con ziaravconti pornogeneri dei racconti eroticieracconti eroticistrip poker raccontiracconti di sesso amatorialeracconti stupro gayprima volta gay raccontogeneri di racconti eroticierotici racconti gratisracconti sexstorie eroticetacconti gayracconti erotici fistingstorierotichela porca di mia ziaerotic raccontiracconti erotici di nonneerotici taccontigeneri racconti gay