Il Capitano. La Principessa Giovanna. L'esca avvelenata. Epilogo.

Scritto da , il 2020-02-10, genere pulp

Il Capitano e la Principessa Giovanna.

Gli viene subito evidente che il palazzo è il luogo che lei usa per gli incontri amorosi, un vero “buen refugio”, viene accolto da un servitore che lo accompagna fino ad una porta. Bussa... apre e lo fa entrare.
La Principessa è abbigliata per una sessione di sesso, una leggera vestaglia trasparente che mostra il suo grosso seno, le cosce, il ventre, il suo largo sedere.
Nessun fraintendimento, l'ha fatto venire per scopare.
E lui le mostra subito che l'apprezza, però, se lei crede che lo possa aggiungere alla sua lunga lista di amanti, sbaglia.
Non è violento, ma mostra subito che vuole gestire il gioco, nessun rispetto, nessuna particolare attenzione. La scopa lungamente e la sente diventare ricettiva, morbida, gemente.
Ora la sta prendendo da dietro e i suoi colpi l'infilzano completamente, tocca contro la sua cervice, la stimola.
Sta ansimando ma non è ancora pronto per godere, passa le mani sul suo sedere liscio come raso.
Ha un bel culo, la Principessa!
Grosso e uno spacco marcato, una leggerissima peluria sul buco, l'accarezza. Bagna il dito nella sua fica e la penetra, entra fino al palmo.
Lei s'inarca.
-Che splendido culo avete... una vera opera d'arte!-
-Capitano? Montrez que vous appréciez le plat!-
Ritira il cazzo lucido e bagnato, grondante dalla sua fica lo strofina fra le natiche ma poi glielo rimette in fica.
La sbatte, i lombi che rumorosamente colpiscono le soffici chiappe, il sacco dello scroto che sbatte.
-Siete una puttana, Giovanna... il vostro culo lo prendo dopo...-
-Ditemelo ancora... cosa sono...-
-Siete 'na zoccol...-
La martella per così tanto tempo che la fa sciogliere, il flusso continuo degli umori le scivola lungo le cosce. Ora le pesa addosso... la tiene per le grosse tette, gliele strizza feroce. Tira i grossi capezzoli.
Le demolisce la fica.
-Vi voglio venire in fica! Riempirvi... nel culo vi sborrerò dopo!-
Non le da pace, appena sborrato, la costringe a riprenderlo in bocca e lei gode di doverlo pulire, tracce di sperma, tracce della sua fica.
-Vediamo Giovanna se siete davvero brava come puttana! Fatemelo tirare di nuovo e vi premierò, vi scoperò quel vostro bel culo!-
La riprende, le sbatte il culo.
Lei lo apprezza, le piace sottomettersi così, una dama d'alto rango che si fa inculare come una popolana del mercato!
Lei troia!
Si umilia e ne gode, ma è lui l'artefice, lui che l'ha condotta in questa particolare situazione, lei... ora è solo una donna puttana, la Principessa è rimasta chissà dove.
Più tardi lui si riveste.
La guarda, nuda, abbandonata, scosciata, aperta, lo sperma che scivola fuori dai suoi buchi.
Lei.
-Domani, Giovanni? -
-No.-
-Quando allora...?-
-Forse dopodomani. Voglio trovarvi qui, stessa ora...-
-Siete un bastardo, Veneziano!-
-Non sapete quanto...-

Dieci giorni dopo, nella tarda mattinata, una carrozza chiusa si ferma davanti alla casa di Gennarino, il conducente ha un biglietto per il Capitano.
“Salga, sarà condotto a un colloquio”.
Poco dopo entrano nel cortile di un palazzo, lo conducono ad una stanza, ci sono le due Dame.
-Ah.. buon giorno, Capitano, prenda posto qui al tavolo, la prego, volevo farle vedere alcune carte...-
-Buon giorno a voi... Altezze...-
La dama più vecchia ride...
-Ho sentito che state domando una giovane ribelle... ahah...-
-Mammà... Vi prego!-
Il Capitano si alza... si avvicina alla vecchia dama, le prende la mano e simula di baciarla...-
-Con tutto il rispetto, Principessa... avrei avuto piacere di provare a domare voi... Altezza...-
-Ahah... spudorato di un Veneziano! Di donne come me non ne fanno più, non c'è lo stampo... comunque si, avrei voluto farvi provare...-
Il Capitano si risiede.
-Ricordate che vi dissi che non mi fido dei Turchi? Non vi dissi tutto. Ho un contratto con un Vizir della corte Ottomana di una fornitura di merce molto preziosa, ebbene? Due delle tre navi sono state catturate in questa zona di mare... guardate...-
Mostra una grande carta nautica, indica un punto a occidente della costa anatolica.
-Il Vizir era a conoscenza della data di partenza e della rotta, che ne pensate?-
-Evidente che sia organizzato, si, Altezza, confermo i vostri sospetti...-
-Conoscete Bin Salim Pascià?-
-Il Pirata? Si... lo conosco. Al momento so che ha delle lettere di corsa da parte della Corte Ottomana, ma a tutti gli effetti è un pirata e anche valido.-
-Voglio la sia testa, Capitano... voglio racchiuderla in una cassa e nel prossimo viaggio... farne omaggio al Vizir Al Kadir, voglio che capisca. Non ho modo di rivalermi su di lui... ma se potessi? Gli ucciderei la discendenza...-
-Non è una cosa facile... Altezza. La sua nave... lo sciabecco El Nadir è forse la nave più veloce del Mediterraneo, è sempre stato una spina nel fianco per noi Veneziani, un tempo... avevamo fatto un piano per renderlo meno pericoloso, dovevamo distruggere la sua base sulla costa, ma considerammo poi un progetto non fattibile... non è cosa facile da ottenere la sua testa...-
-Vorrei che ci pensasse... Capitano.-
-Uhm... Altezza, un piano alternativo? Molto... molto difficile, che risorse avrei?-
-Voi chiedete...-
-Le navi catturate? Cosa erano...?-
-Brigantini... da carico...-
-Vorrei pensarci per una decina di giorni e vi farò sapere, Altezza...-
-Sempre che... qualcuna che conosco non vi svuoti completamente!-
-Mammà! Vi prego...-
La Principessa Giovanna lo accompagna alla porta.
-Oggi? Vi prego... faccio qualsiasi cosa possiate chiedermi. Ogni... la più...-
-Vedrò... -
-Vi aspetto...-


Il Capitano. L'esca avvelenata.

Come uccidere un pericoloso predatore?
Usare un'esca avvelenata e il Capitano questo vuol fare.
E l'esca sarà lui.
Non può chiedere ad altri di farlo.

Alcuni mesi dopo...
Il brigantino Stella del Sud si muove verso oriente con il vento al traverso di dritta, batte bandiera del Regno di Napoli.
Appare quello che in effetti non è, un placido, tranquillo, lento, inoffensivo battello commerciale, non mostra portelli dei cannoni sulle murate, appare carico... ma in realtà?
Non lo è, naviga zavorrato, nella stiva ha solo cisterne d'acqua e... i cento Tercios marineros, i soldati di marina spagnoli.
I lavori di adattamento pensati e diretti dal Capitano sono stati consistenti, prima cosa, ribassare e rinforzare il ponte e rendere possibile l'alloggiamento delle quattro formidabili carronate da trentadue libbre, cannoni pesanti ma lunghi meno della metà dei cannoni ordinari di pari potenza.
Non serviranno per sparare a distanza, devono sparare da dieci metri e colpire e demolire gli alberi dello sciabecco pirata, frantumarli, le carronate sono cariche a palle incatenate, devono azzoppare il predatore.
Nel caso peggiore?
Dovessero fallire? Ne subiranno le conseguenze.
Dovesse funzionare?
Comunque sia a distanza visiva di un buon cannocchiale c'è uno sciabecco da guerra del Regno di Napoli che dovrà dare, nel caso, il colpo di grazia alla nave pirata senza alberatura.
Lo sciabecco dovrà essere ingannato, altrimenti i suoi venti cannoni da diciotto libre li distruggeranno, il Capitano conta molto sulla avidità di preda dei pirati, dovranno essere invogliati dal conquistare una facile e innocua preda.
Il Capitano comanda la piccola forza navale.
Ora invita il comandante della Stella del Sud e quello dei Tercios a chiamare tutti gli uomini sul ponte.
Le corronate sono celate da casse vuote, saranno scoperte pochi attimi prima di essere usate. I cannonieri si dovranno nascondere dietro le murate che sono provvisorie, smontabili facilmente.
Dopo un po'... tutti gli uomini sono sul ponte e ascoltano.

-Uomini... siamo in attesa e tutti speriamo che venga presto il nostro momento, ricordo a tutti il nostro intendimento, ingannare i pirati. Spareranno un colpo di avvertimento a prua, quasi di certo che li avremmo a dritta visto il vento, verranno con il vento a fil di ruota, noi ammaineremo le vele, i cannonieri si celeranno dietro le murate pronti a intervenire.
Alzeremo la bandiera bianca... e appena saranno a quindici metri pronti all'arrembaggio spareremo e colpiremo i loro alberi. Non credo sia possibile ripetere più di una volta la bordata.
I Tercios saliranno quindi sul ponte e lanceranno i grappini d'arrembaggio e passeranno sul ponte della nave pirata, poi...
...Uomini?
...Che Dio sia con noi!
Nessun prigioniero... salvo i rematori.
Bin Salim... il capo?
Portatemi la sua testa.
Ricordo... in caso di vittoria il premio in denaro del Re di Napoli che vi aspetta al rientro e la divisione dell'eventuale preda, meno la nave che è preda prerogativa del comando.
Tocca a voi... Uomini!-

Ora l'attesa, tutto è stato programmato, i tempi, il fare in modo che il giorno programmato della partenza e la rotta arrivassero artificiosamente a conoscenza di Istambul, di più e meglio il Capitano non poteva fare.
Ma ricorda il detto valido in marina, “vale di più un bicchiere di fortuna che un barile di ottimi piani e intenzioni...”.
Poi... l'atteso urlo da parte del marinaio in coffa!
-Ponte! Vela a dritta, ore dieci... vele latine, è lo sciabecco!
Ora la frenesia di preparare la battaglia.
Non ha paura, anche se l'adrenalina ora scorre veloce assieme al suo sangue, da vero animale di battaglia non vede l'ora d'impegnarsi.
Bin Salim?
Forse non è l'astuto predatore che ritiene di essere, si accosta virando di poppa lo sciabecco, lasciando andare la nave nel movimento di deriva sicuro di portarla ad accostare contro il fianco del brigantino.
In quel momento, i cannonieri abbattono le false murate, mirano con le corronate gli alberi dello sciabecco e fanno fuoco. Un inferno di ferro si abbatte sulla tolda della nave. Il tempo di ritirare i cannoni, ricaricarli e ora una nuova tempesta investe uomini e nave. Gli alberi cadono imbrigliati nelle cime che li reggono, la confusione è totale, in quel momento cento diavoli urlanti sciamano sulla nave nemica dopo averla arpionata e avvicinata.
Se non fosse uno spettacolo tragico il combattimento ha qualcosa della mattanza dei tonni.
Il Capitano urla...
-Risparmiate i rematori, il resto... uccideteli tutti! Portatemi la testa di Bin Salim.-
Poco dopo la testa mozza del Pirata è appesa all'albero maestro.
Il Capitano ne farà omaggio alla Principessa e lei la manderà a monito al Vizir.
Vengono raggiunti dallo sciabecco di appoggio, ricostituito un equipaggio di fortuna, sistemato uno degli alberi e con l'ausilio dei rematori prendono rotta per Bari.
Lo sciabecco è il premio concordato per il Capitano, sarà rimesso a nuovo in cantiere, calafatato, pitturato, nuove vele e alberi, nuovo equipaggio, nuovi cannoni.
Prenderà il nome di... NADIRA, a ricordo della beffa fatta al pirata.

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Epilogo.

La fine in un racconto è come l'inverno, necessariamente ci si arriva.
Ma... io penso che c'è sempre una primavera dopo l'inverno e... nel mio caso... un nuovo racconto.

Il Nadira è attraccato a Bari, ora il Capitano ha da scegliere, non può prendere servizio sotto altra bandiera che non sia il Leone di San Marco.
Ma deve pensare a se stesso, alla sua nave e al suo equipaggio. E' tentato dalla guerra di corsa per conto dei Cavalieri di Malta, i discendenti dei Monaci-Guerrieri Ospitalieri di Gerusalemme, può ottenere da loro l'incarico che glielo permette e per conto loro far preda di ogni nave e dividerne il ricavato, basta che la preda non sia spagnola, veneziana o francese.
E questo sarebbe gradito all'equipaggio, tante prede, tanti guadagni.
Dar la caccia ai pirati berberi, ai battelli albanesi, alle navi turche.
La Nadira è la nave più veloce che navighi.
Il Capitano tituba? Forse spera di tornare a Venezia, mentre l'eco delle sue gesta fa il giro del Mediterraneo e lui prende contatti con i Cavalieri e ne ottiene l'incarico di Corsaro.
Venezia?
Lo ammirano, ne parlano, ne magnificano le gesta specialmente fra il popolo che lo vorrebbe di ritorno, ma nessuno è “profeta in patria” o quanto meno non dove esistono le invidie e tanti preferiscono averlo distante, è un uomo scomodo per le ambizioni di molti.
Il capitano lo è scomodo, inflessibile.
Comunque presto la sua fama cresce, il suo nome è legato a molte imprese straordinarie, dove lui mostra sagacia, coraggio, spirito innovativo, furbizia.
Ma il tempo passa, è inevitabile. Il suo ritiro lo vede prendere dimora a Malta.
E' ricco.

Casanova? Non incontrerà più il Capitano.
Non ha appreso nulla delle buone qualità che questi ha cercato di inculcargli. Corre di continuo come un moscone impazzito intorno alle donne, è un eccitato perenne.
Torna a Napoli?
Si... altre due volte.
A distanza di dodici anni dalla seconda volta, frequenta il Conte Carafa e la sua casa, qui incontra la sua amante, una bellissima ragazza. Leonilda. Le fa una corte serrata e la seduce, le piace tanto che si innamora e le chiede di sposarlo. Lei accetta, ora vivono assieme nella casa di Carlo Carafa, il quale peraltro... gira voce che sia impotente e voyeur. Troncano dopo un colloquio con la madre di lei, Lucrezia, lui regala a Leonilda tutto il denaro che ha.
La rivedrà tre anni dopo, Leonilda con Lucrezia vive nel palazzo del Marchese C. a Portici. Il Casanova fa loro visita, le donne hanno un rapporto particolare con il Marchese, un vecchio vizioso.
Lascerà Napoli per non tornarci mai più.

Un po' il personaggio di Casanova mi ha deluso. Volevo capire quale era lo spirito che lo portava alla conquista continua di nuove donne, perché mai non si ferma e gode pienamente e giustamente una... donna? Tutta nel suo insieme? Corpo, mente e carattere?
In tutto questo mio cercare non ho trovato il perché, uomo intelligentissimo ma alla deriva.
Il confronto con Il Capitano? Non voluto ma lo vede assolutamente perdente e alla fine... banale.

La Principessa Giovanna e il Capitano?
Ambedue stelle singole nel cosmo della vita, nessuno dei due con la caratteristica della stella gregaria binaria.
Peccato.

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