Famiglia nudista parte 3

Scritto da , il 2020-01-15, genere incesti

Appena entrati in casa i suoi vestiti scivolarono a terra.
Le sue poppe grandi e gonfie erano un vero spettacolo che mi marmorizzò l'uccello. La sua fichetta con un bel ciuffetto di peli scuri era un vero spettacolo. Da farsi venire l'acquolina in bocca “Oddio Vale fammela assaggiare” le dissi mentre seduto sul divano avvicinavo la bocca tra le sue cosce bianche e perfette.
Lei mi afferrò per i capelli e mi attirò a sé. La mia bocca e il mio naso finirono in quel ciuffo di piacere profumato e umido.
Pazzo di desiderio iniziai a leccarle il clito. Prima con colpi molto leggeri e timidi quindi sempre più insistente, sempre più in profondità. I suoi gemiti di piacere mi incentivavano a darci dentro “O o si, o che bello... Cazzooooo mi fai venire”.
Ormai avevo mezza lingua nella sua fica. La stavo fottendo, la fottevo con la bocca.
Mi venne in bocca con un gran urlo appagato “Arghhhhh!” subito seguito da una abbondante colata di umori orgasmici.
Era dolce. Dolcissima.... La bevvi tutta come fosse miele...
“Oddio non resisto voglio qualcosa di più grosso” mi disse e anche io avevo la cappella in fiamme che reclamava la sua parte.
Si sdraiò sul divano, alzò le gambe all'aria e mi fissò “Sfondami!” mormorò con quel visino malizioso da troietta in calore.
Ero così su di giri che appena sdraiato sopra di lei il mio pisello le entrò dentro in un colpo solo con un sonoro “Sprong!” subito seguito da un suo urletto acuto misto fra piacere e dolore. “Cristo ma cosa hai un palo della luce!”.
“Scusami.... Ti faccio male? E' troppo grosso?” dissi deluso perchè avevo una voglia di pompare che non riuscivo più a trattenere.
“Noooo. Cioè si è grosso si ma. O cazzo è bellissimo. Pompa.... Pompa amore mio”.
La accontentai.
Una chiavata da toro da riproduzione. Venti minuti di libidine totale mentre aggrappato alle sue tettone con entrambe le mani muovevo il bacino come un forsennato in cerca della soddisfazione finale.
Valentina non chiedeva di meglio e la sentii che veniva non meno di tre volte.
Alla fine tutto sudato e arrapato feci appena in tempo a ritrarre un po' la schiena. Me lo presi in mano e con un'ultima carezza lasciai partire una schizzo di sborra che avrebbe forse potuto riempire un secchio.
Inconsapevole il mio getto volò su Valentina che in un secondo si trovò tutta sborrata sulla bocca, sul seno e sul pancino piatto. Una doccia di sborra.
“Scusa” le dissi. Non eravamo ancora così in confidenza per fare bukkake e temevo che la cosa la infastidisse.
Ma lei si limitò a sorridere “Nessun problema. Mi piace la sborra” e tanto per darmene una dimostrazione pratica si passò un dito sulla tetta sinistra e ben imbevuto di sperma se lo portò alla bocca e lo leccò.
Un gesto così porco e sensuale che senza accorgermene me lo fece tornar duro in un attimo.
Lei se ne accorse e sgranò gli occhi fissando la mia mazza. “O che bello. Non solo sei super dotato sei anche multi prestazione”.
“In effetti quando mi faccio le seghe me ne tiro almeno quattro o cinque di fila prima che si calmi la voglia”.
“Ummm” interessante disse Valentina afferrandomi il cazzo.
“Quindi vuoi che te la faccia io una bella segona”.
“Amore con te vicino sprecare l'erezione per una sega sarebbe da idioti”.
Sgranò gli occhi “Anche la mia micina concorda” e senza indugi mi salì in braccio.
Mi scivolò lungo l'asta di carne lasciando che le entrasse dentro un altra volta. Io intanto con il suo petto davanti al viso ero sconvolto dalle sue tettone e presi a succhiarle i capezzoli a tutta forza.
Riscaldata dalla prima chiavata la sua fica era un forno. Mai infilato il cazzo in qualcosa di così caldo.
Le misi le mani sotto al culetto tondo e spingendo la aiutai a cavalcarmi. Prima lenta, al trotto, poi sempre più veloce, sempre più a fondo... Una galoppata di sesso con lei che nitriva, urlava e veniva a secchiate inondandomi il cazzo col suo piacere.
Me la stavo spassando come un pazzo e per un attimo dovetti rallentare il ritmo per non sborrarle in fica e fermare troppo presto il nostro gioco.
“Dai, pompa, dai” mugulava Valentina.
“Si, godo, godo” la solleticavo il con le dita sempre piantate sul suo culetto d'oro.
Ancora un attimo e sarei venuto con una seconda appagante doccia di sborra. “Sborrami in bocca.... Esci e sborrami in bocca” mi incitava Valentina dimostrandomi di provare un perverso piacere per lo sperma.
“Siii ti disseto tutta....” annuivo io che al solo pensiero di sborrarle sulle labbra non riuscivo più a tener fermi i testicoli.
Stavo preparandomi ad uscirle dall'utero per piazzarglielo sulle labbra quando “Salve!” disse una voce.
Smisi di spingere e lei di cavalcare.
Alle spalle di Valentina e direttamente di fronte a me c'era una donna di circa sessantanni che ci fissava inespressiva.
Non sapevo cosa dire.
Valentina con un colpo di cosce si inarcò sulla mia asta di carne e se lo fece scivolare fuori con non poca fatica.
La mia cappella gonfia pulsava al vento mentre la vecchia mi squadrava serie.
“Ciao nonna lui è Max il mio ragazzo” disse la ragazza mentre raccattando i vestiti dal pavimento si copriva pudicamente la vagina.
Io come uno scemo sempre lì nudo sul divano con l'uccello dritto.
“Ma tu non sei il figlio della Francesca?” disse la vecchia.
“Si signora, salve signora” annuii io ancora non sapendo se coprirmi il pacco con le mani o fuggire nudo fuori di casa.
“Si è lui nonna -intervenne seria e parecchio scazzata Valentina- Max mia nonna Lorena”.
“Tanto piacere” dissi provando a sorridere mentre lei continuava a fissarmi il cazzo.
“Ora forse è meglio se vai a casa” disse Valentina.
“Si lo credo anche io” dissi alzandomi in piedi e cominciando a guardarmi in giro in cerca dei vestiti. Raccolsi la camicia e anche i pantaloni e tenni tutto sul petto appallottolato alla meglio. Infilarsi i pantaloni con quell'erezione allo stato assoluto era quasi impossibile. Sempre con gli occhi della vecchia che mi studiavano e con Valentina che in fretta e furia si era infilata maglia e gonna provai a infilare i jeans. L'unico risultato fu che ora avevo il cazzo tutto teso che sbucava fuori dal buco della cerniera e mi sbatacchiava sulla pancia.
“Di un po' ma è una malattia?” chiese la nonnina.
“Come scusi?”.
“Quel coso. Hai una malattia? Non è mica così che deve essere”.
“E come deve essere nonna!?” scattò spazientita Valentina.
“Più.... Insomma meno..... Cioè corto ecco. Più corto”.
“Nonna cazzo magari averne di cazzi così!” scattò Vale provocando la vecchia.
“O bhe se non fa male a te” alzò le spalle e subito dopo se ne andò in cucina lasciandoci soli.
Vale mi si avvicinò e mi baciò sul collo approfittandone per farmi una carezzina sul pene. “Mi dispiace.... Vediamoci stasera ti prego”.
“Conterò i minuti” sorrisi io e appoggiata la maglia sul cavallo dei pantaloni per coprire l'erezione me ne uscii da quella casa a torso nudo cercando di tornare al sicuro il più in fretta possibile.

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