L'esercizio del potere

Scritto da , il 2020-01-15, genere dominazione

Sono uno schiavo.
Da molti anni ormai appartengo alla Signora S.
Essa esercita la forma di dominio più dura ed intransigente: la dominazione finanziaria.
Io le sono completamente succube, le sono devoto e conduco la mia vita in modo di onorarla sempre.

Tutto è iniziato all'epoca in cui ero studente universitario. La mia natura mi ha portato a cercare modi di realizzarmi come schiavo, ed il modo è stato l'incontro virtuale con quella che, immediatamente, sarebbe diventata la mia Padrona.
Fin da subito è entrata in modo invasivo nella mia vita prendendo il controllo di ogni singolo aspetto.
Frequentavo l'università nella mia città d'origine quindi vivevo con i genitori e le mie necessità economiche erano modeste. In questo modo potevo servirla nell'unico modo che mi era concesso: facendole omaggio di tutto il danaro di cui non avevo reale necessità.
Il rapporto è stato fin da subito estremamente duro; non perché venissero messe in atto pratiche estreme ma perché non mi è mai stato concesso alcun appagamento. Le regole erano semplici: io scrivevo alla Padrona tutto ciò che mi riguardava compresi i dettagli ed i pensieri più intimi. La Padrona mi ordinava di renderle omaggio inviandole delle somme di danaro. Sapendo tutti di me decideva le cifre in modo di lasciarmi il minimo indispensabile e nulla di più. Oltre a ciò avevo il divieto di ottenere appagamento sessuale. Non sono mai stato "bravo" con le ragazze e quando conobbi la Padrona ero vergine, non avevo mai avuto una fidanzatina, né rapporti sessuali di alcun tipo, neppure baci; avevo sempre sfogato le mie necessità da solo ma la Padrona mi vietò anche quello.
Così, senza vizi né distrazioni, ebbi la possibilità di concentrare tutte le mie energie nel servire la Padrona e nello studio.

Grazie alla Padrona finii l'università a pieni voti e, soprattutto, con una eccellente preparazione ed in breve tempo ebbi diverse allettanti possibilità di lavoro tra le quali la Padrona mi ordinò quale accettare.

Conducevo una vita apparentemente grigia. Tutte le energie dedicate al lavoro, nessun vizio, vivevo sempre a casa dei miei, mi muovevo con i mezzi pubblici, non frequentavo nessuno, non indugiavo mai in nulla che potesse darmi piacere di alcun tipo. Molti sospettavano che fossi tremendamente tirchio e vivessi così per accumulare danaro ma il mio conto corrente era perennemente vuoto. L'unica mia ragione di vita era rendere omaggio alla Padrona eseguendo puntigliosamente i suoi ordini, inviandole prontamente le cifre che mi chiedeva.

I rapporti con la Padrona erano solo scritti e virtuali, mi negava ogni forma di appagamento fosse anche sentire la sua voce, o ricevere qualche umiliazione scritta. Vivevo perennemente inappagato, avevo perso qualsiasi interesse per altre Donne e l'unico desiderio era quello di servire la Padrona; più la servivo e più volevo servirla, più mi sforzavo per guadagnare maggiormente e spendere meno, sempre concentrato sull'unico scopo: essere lo schiavo che la Padrona desidera.

Un giorno ricevetti un ordine.
La novità non era che ricevessi ordini, quella era la mia vita, la stranezza era l'ordine di per sè: mi fu indicata precisamente una panchina in un parco; mi fu indicato il giorno, l'ora ed i minuti; mi fu detto che avrei trovato una Ragazza seduta; avrei dovuto avvicinarmi, inginocchiarmi di fronte a quella giovane Donna e dirle "la Signora S. mi ha ordinato di darti un bacio su un piede", attendere il permesso, darle un singolo veloce bacio su un piede, ringraziarla ed andarmene rapidamente.

Ho 32 anni, è il cinque febbraio e la giornata è tiepida, per quanto può essere tiepida una giornata di febbraio a Trieste. Cento emozioni contrastanti, mille domande mi pervadevano, l'unica certezza è che stò eseguendo l'ordine ricevuto senza esitazioni. Raggiungo puntuale la panchina indicatami ed, effettivamente, c'e seduta una giovane Donna. Mi inginocchio davanti a lei e, guardando terra, dico "la Signora S. mi ha ordinato di darti un bacio su un piede".
Per risposta allunga leggermente una gamba inarcando la caviglia "prego".
Un singolo, veloce bacio.
Sempre prostrato la ringrazio e rapidamente mi alzo e vado via.

Chi era quella Ragazza? Sicuramente non la Padrona: aveva un'atteggiamento dimesso, sembrava che anche lei stesse eseguendo un ordine.
Cosa significava quell'incontro, quel gesto?
Come di consueto scrivo alla Padrona quello che è successo, i miei stati d'animo, i miei dubbi ma non ottengo risposta.
La vita continua con apparente normalità; solo io sono frastornato dal silenzio assordante della Padrona.
Finalmente ricevo un messaggio: "cosa pensi della Ragazza alla quale hai baciato il piede?".
"Padrona, non saprei, sono tanti anni che non guardo più le altre Donne".
"Ho deciso che voglio darti la possibilità di sposarti. La tua possibilità è quella Ragazza. E' una mia schiava. Se vi sposerete continuerete a servirmi e tra voi sarete di pari rango ma darò ordini solo a lei che provvederà a comunicarteli. Devi decidere se vuoi sposarla o meno, non ti verranno date altre possibilità".
Resto gelato. Un secondo che dura un'eternità.
Non riesco a muovermi.
Non ragiono.
Leggo la risposta che inconsciamente ho scritto "Signora, Padrona, io farò quello che voi volete" .
La risposta che ho dato mi rassicura, è l'unica risposta possibile.
Non ricevo alcun messaggio dalla Padrona ma ho la consapevolezza di aver risposto correttamente, tanti anni di vita da schiavo, di privazioni, di sottomissione totale, di desiderio di sottomettermi completamente hanno dato il loro frutto.
Non ricevo risposte per alcuni giorni.
"Ti sposerai alla fine di luglio. Contattala e frequentatevi, il suo numero è 348 xxxxxxx; ditevi tutto come fate con me, presentatevi ai rispettivi parenti; non avete il permesso di toccarvi se non mano con mano; non indugiate in romanticherie né smancerie. Ti metterò in contatto con chi vi venderà una casa per andare a vivere".

Con il cuore colmo di gratitudine per la mia Padrona contatto immediatamente la mia futura sposa.
Ci incontriamo il giorno stesso.
Siamo entrambi schiavi della Signora S. e duramente sfruttati finanziariamente così, pur lavorando entrambi, non possiamo permetterci di andare al ristorante né in pizzeria e nemmeno in bar così ci troviamo a passeggiare infreddoliti mano nella mano per le strade della città sferzate dal vento. Nulla di romantico, nulla di comodo. Ma molto adatto a due schiavi quali siamo. Nessuno dei due, del resto, trova la cosa strana o inappropriata, abbiamo vissuto per anni privandoci di qualunque conforto per avere l'onore ed il pacere di servire la nostra Padrona, la Signora S.
Passiamo il tempo assieme raccontandoci le nostre vite che risultano molto simili, entrambe illuminate e guidate dalla comune Padrona.
La mia futura moglie si chiama Martina, ha 5 anni meno di me e come me vive ancora con i genitori, è diventata schiava della Signora S. l'ultimo anno di scuola, prima del diploma e solo grazie alla disciplina impostale dalla Padrona è riuscita ad ottenere un buon voto mentre negli anni precedenti si era sempre barcamenata raggiungendo la promozione a stento. Come a me la Padrona le ha imposto di non spendere soldi per cose non necessarie comprese quelle cure del corpo del tutto inessenziali quali depilazione, trucchi, creme. La Padrona le ha imposto di tenere i capelli lunghi in modo da non dover andare dalla parrucchiera arrangiandosi da sola a regolare le punte. Le sono sempre stati imposti vestiti economici e sportivi in modo da non attrarre le attenzioni dei maschi che, comunque, aveva il divieto di frequentare. Se non ci fosse stata la Padrona a proteggerla probabilmente sarebbe caduta nelle grinfie di qualcuno che avrebbe approfittato della sua naturale sottomissione per farne una troia. Al contrario è giunta a 27 anni vergine, inesperta e priva di desideri sessuali. Finite le scuole la Padrona ha deciso che non avrebbe fatto l'università come avrebbero voluto i genitori e le ha indicato una cooperativa di pulizie presso la quale andare a lavorare. Il lavoro è duro, faticoso, spesso umiliante, poco retribuito e senza possibilità di carriera. Avrebbe potuto avere qualche piccolo vantaggio dimostrandosi disponibile con il dirigente come fanno alcune colleghe che si strusciano o qualcosina in più; ma lei ha ricevuto l'ordine di non fare nulla né il dirigente la trova appetibile così le vengono affidati sempre i lavori peggiori, più faticosi, umilianti, talvolta degradanti, spesso in orari scomodi e fuorimano.

Tra noi nasce subito un'intesa dovuta alla comune devozione per la Signora S. che ci ha addestrati per compiacerla e servirla. La Padrona ha deciso le nostre vite, ha deciso che dovessimo sposarci e noi viviamo la nostra futura unione come la possibilità che la Padrona ci ha concesso di servirla meglio di come potremmo servirla separatamente. Siamo sinceramente grati alla Padrona di sfruttarci finanziariamente in modo così duro e tutti questi sentimenti positivi verso la Padrona ci uniscono saldamente. Il divieto che la Padrona ci ha imposto di avere contatti non è per nulla un peso, probabilmente non li avremmo avuti comunque: siamo entrambi troppo devoti alla Padrona per fare qualcosa che non ci venga ordinato da lei.

Ci presentiamo alle rispettive famiglie dicendo, mentendo, di frequentarci da un anno e di aver deciso di sposarci in estate e di cercare casa. I genitori sono sorpresi e felici che ci siamo fidanzati; erano ormai rassegnati a vederci sempre soli e la felicità ha oscurato tutte le stranezze.

La Padrona ci fissa un appuntamento con uno sconosciuto, di cui non ci dice nulla, neppure il nome.
Ci presentiamo nel luogo dell'appuntamento in fondo ad una stradetta semiperiferica e veniamo accolti da un uomo "La Signora S. , mia Padrona, mi ha ordinato di farvi vedere questa casa. L'ho ereditata da mia zia qualche anno fa ed a me non serve così la Signora S. mi ha ordinato di cederla a voi". A posteriori ci siamo resi conto che la stranezza consiste nel fatto che abbiamo entrambi considerato normale il discorso dello sconosciuto. Ci mostra rapidamente la casa. E' una vecchia casa isolata costruita in campagna quando la città non arrivava fin là; casa spartana, arredata con vecchi poveri mobili che ultimamente son tornati di moda; casa decorosa con un po' di giardino.

In meno di un mese giungiamo al rogito, riceviamo la casa come donazione di quello sconosciuto, neppure il notaio ci ha mai chiesto danaro del quale, per altro, non disponevamo. La Padrona ha deciso tutto ed i suoi schiavi hanno realizzato la sua volontà: tutto ha funzionato perfettamente.

Organizziamo il matrimonio nel modo meno cerimonioso e meno costoso possibile. Nella chiesa parrocchiale vicino alla nuova casa, utilizzando vestiti di tutti i giorni, senza addobbi, pochissimi invitati, senza bomboniere; senza neppure il pranzo o un rinfresco. Ovviamente senza luna di miele.

Quel torrido giorno di luglio le nozze vengono celebrate sobriamente durante la Messa delle 11; ci sono più fedeli che partecipano alla Messa che invitati al matrimonio. Sarebbe il più anonimo dei matrimoni se non ci fosse l'accompagnamento musicale. Non era stato chiesto nulla ma all'ultimo momento il prete ci ha detto che un'organista avrebbe suonato gratuitamente per far pratica.
La tecnica non è eccelsa, i brani sono i consueti, eppure la musica ha una potenza che coinvolge e commuove tutti. Io e martina siamo felici. Gli invitati, giunti scettici a quello strano matrimonio, hanno apprezzato la sobrietà e l'intensità della cerimonia. Tutto il resto sarebbero stati inutili orpelli.

Poco dopo siamo già a casa, nella nostra nuova casa con i vecchi mobili e quei pochissimi accessori che ci siamo potuti permettere: i tributi alla nostra Padrona non ci hanno dato la possibilità di acquistare gran che. Ma siamo consapevoli di aver eseguito le volontà della Signora S. e ciò ci basta per essere felici.

Già da tempo non ricevo più messaggi dalla Padrona ma mi vengono comunicati da quella che ora è mia moglie. Mentre consumiamo il nostro pranzo frugale riceve un messaggio della Padrona. Sono le indicazioni per la nostra nuova vita assieme, fino a poche ore prima vivevamo ancora separati con i genitori. Ci viene concesso il permesso di baciarci sfiorandoci le labbra e senza indugiare una volta al giorno. Ci possiamo toccare l'un l'altra ma permane il divieto di stimolare sessualmente noi stessi o reciprocamente. Dobbiamo dormire nel letto matrimoniale completamente nudi, possiamo stare abbracciati e, se lo desidera, martina può stendersi sopra di me ma sempre senza alcun stimolo sessuale.
Queste regole un po' bizzarre non ci stupiscono, siamo schiavi e l'unico nostro desiderio è fare ciò che la Padrona decide. Quello che veramente ci stupisce è sapere che è stata la Signora S. in persona a suonare l'organo per il nostro matrimonio. E' stato l'unico regalo ricevuto ma, per noi, di valore inestimabile. La gratitudine verso la magnificenza della nostra Padrona è così profonda che non c'è dispiacere alcuno per non averla potuta vedere o incontrare anche se così vicina.
E' così bello essere due anime gemelle, pensiamo le stesse cose e proviamo gli stessi sentimenti tanto che spesso è inutile parlare: la Padrona ci ha resi così!

Il pomeriggio vola e ci accingiamo a vivere la prima notte di nozze. Mia moglie dovrà andare a lavorare, le tocca il turno di notte presso i bagni di una stazione di servizio dell'autostrada, uno dei servizi più umilianti e degradanti.
Tutta la notte a pulire urina e feci per pochi euro per tenere quei bagni splendenti non tanto per le richieste dei datori di lavoro ma perché la Padrona vuole così. Tutta la notte sopportando i maschi che non perdono l'occasione di esporre con arroganza il proprio arnese o di rivolgersi a lei senza rispetto, come ad una sguattera, come ad una puttana. Tutta la notte lontana dall'uomo con cui si è sposata, dall'uomo che ama, ama perché la sua Padrona le ha ordinato di amarlo. A lei tocca il turno di notte, lavorando per una cooperativa di fatto non ha ferie e non può rifiutarsi di coprire un turno perché poi potrebbe essere lasciata a casa ma soprattutto perché l'ha ordinato la Padrona. Io avrei potuto usufruire delle ferie per matrimonio essendo un dipendente ma andrò a lavorare domani: d'accordo con l'azienda i giorni di ferie verranno convertiti in danaro in più in busta paga, danaro che potrò offrire alla nostra Padrona.

Così la nostra vita assieme procede serena e felice. Siamo impegnati nei rispettivi lavori e collaboriamo a vicenda per le nostre necessità e la casa.
I contatti asessuati che la Padrona ci ha concesso la notte hanno raggiunto lo scopo di sentirci intimamente uniti; gli impegni lavorativi di entrambi sono pressanti per poter tributare la Padrona come chiede tanto da obbligarci a straordinari e rinunce. Siamo felici.

Il tempo vola e dopo più di un anno dal matrimonio la Padrona introduce una novità: dovrò stimolare sessualmente mia moglie. Il giorno di massima fertilità del ciclo dovrò farla godere fin che desidera nel modo che la Padrona ci ha dettagliatamente descritto.

Siamo entrambi vergini, io non ho orgasmi da più di dieci anni, da quando appartengo alla Signora S. , mia moglie non ne ha mai avuti. Viviamo sostanzialmente asessuati da così tanto tempo da aver represso ogni istinto, tutte le nostre energie sono convogliate per esaudire gli ordini della Padrona.
Ed ora la Padrona ha ordinato di far godere mia moglie.

E' il giorno. Il tredicesimo giorno dall'ultimo ciclo. Saremmo entrambi persi se non avessimo ricevuto ordini e disposizioni precise dalla Padrona. Dormiamo pelle a pelle da più di un anno eppure siamo così ignoranti l'uno della sessualità dell'altra. Ma le indicazioni della nostra Padrona ci guidano, la nostra devozione reprime ogni esitazione. Martina si distende completamente nuda sul letto ed allarga le gambe esponendo la sua intimità protetta da una fitta peluria. Allarga le braccia inarcando la schiena ed esponendo quel seno sempre nascosto da abbigliamenti che non lo valorizzano e che ora appare nella sua naturalezza, non un seno perfetto, non un seno sodo, un seno grande e precocemente cadente per l'abitudine imposta dalla Padrona a non indossare il reggiseno, eppure così sensuale. Mi inginocchio in modo che il mio viso sia in corrispondenza del suo pube. Ne sento l'odore, voglio sentirne il sapore! I primi contatti della mia lingua sulle sue grandi labbra. Scatta! Mi ritraggo. Poi riprovo. Presto la sintonia che si è sviluppata in questi anni ci permette di iniziare a godere. Ognuno gode del piacere dell'altro, la mia lingua impara a stimolare le la sua fica, le mie labbra cingono il clitoride, le mie mani, passando sotto le sue cosce, carezzano delicatamente i suoi seni stimolando i capezzoli inturgiditi. Sento le sue mani che mi afferrano i capelli, il suo pube che spinge convulsamente sul mio viso, le mie labbra che cingono il suo clitoride mentre la lingua lo stimola incessantemente, i capezzoli contratti stimolati dai miei polpastrelli, seno proteso cinto dalle mie mani, ansima, spinge col puble sulla mia bocca, ansima, stringe con forza i miei capelli tirandomi a se, ansima, non riesco a respirare schiacciato al suo pube irrorato dagli abbondanti umori, ansima, sembra che il cuore le scoppi tanto lo sento pulsare sotto i seni, urla, un urlo disumano, prolungato, continua a tirarmi a se, urla, continuo a leccare il suo clitoride, urla, muove convulsamente il pube, URLA, sento sulle mie labbra le contrazioni violente della sua vagina, URLAAAAA....
In un attimo il corpo che era teso e vibrava come una corda di violino giace rilassato, ho ancora le labbra appoggiate al suo pube che fino ad un attimo prima sembrava animato di vita propria e che ora è inerme.
Ora mi tira per i capelli per allontanarmi.
Non faccio resistenza.
Che esperienza travolgente, non credevo che si potesse godere così tanto.
Non ho avuto un orgasmo, del resto la Padrona non mi aveva autorizzato.
Eppure sono strato travolto anche fisicamente dal piacere di martina, come fossimo un'unica persona.

Pur restando vergine mia moglie riceve mensilmente la sua dose di godimento sessuale. Io godo del suo piacere a la nostra sintonia si accresce ad un livello ancor superiore. Ogni mese il piacere che proviamo cresce. Anche se ripetiamo sempre gli stessi atti il rito sessuale che la nostra Padrona ci ha imposto è sempre più bello, sempre più appagante, perché così vuole la Padrona.

Ormai sono quattro anni che siamo sposati. La nostra vita assieme è bellissima. La Padrona non ci concede tregua, dobbiamo lavorare alacremente per esaudire le sue richieste sempre più ingenti. Le ore di lavoro settimanali sono così tante che alcuni giorni non ci vediamo nemmeno. Quando dormiamo assieme si stende sopra di me ed una volta al mese ci uniamo sessualmente come la Padrona ci ha ordinato. Siamo veramente un tutt'uno, viviamo una comunione completa. La devozione e la sottomissione alla Padrona ci rendono così uniti, così forti. La Padrona praticamente non interviene più se non per indicare la somma che dobbiamo tributarle eppure pervade la nostra vita, sempre informata da mia moglie di tutto.

Finché un giorno una nuovo ordine: "Voglio che abbiate un figlio".
La comunicazione ci giunge così, senza altre spiegazioni.
Dopo alcuni giorni, inaspettatamente, ci fa visita una Donna "La Signora S. mi ha ordinato di venire da voi". Ciò basta. Le apriamo la porta e la accogliamo nella nostra casa. Brevemente ci spiega: è un'ostetrica, preleverà il mio seme con esso feconderà mia moglie. Manca qualche giorno al nostro consueto amplesso, l'operazione sarà eseguita per cinque giorni per rendere massima la possibilità di fecondazione, eventualmente ripetuta il mese successivo fino al raggiungimento dello scopo.
Mi dice di abbassare i pantaloni, divaricare le gambe e reclinarmi in avanti appoggiandomi al tavolo mentre indossa dei guanti chirurgici. Appoggia qualcosa di duro e freddo al mio ano e rapidamente lo introduce, non ho avuto il tempo di preoccuparmi, non avverto sensazioni particolari. Scappella il mio pene e ne introduce il glande in un recipiente di plastica. Con poche precisi movimenti stimola la prostata con l'attrezzo che ho nell'ano e, come per una reazione meccanica, dal pene scende copioso un liquido caldo. Ho l'impressione di urinare come fossi incontinente ma in realtà il liquido che esce è sperma.
Mia moglie è distesa, la posizione è simile a quella di quando le pratico il cunnilingus ad eccezione dei cuscini posti sotto il culo in modo da alzarne il pube. Con un tubicino inserito nella vagina senza lacerare l'imene il mio liquido
seminale viene inserito nell'utero di mia moglie per fecondarla. Il tutto in pochi minuti tanto che avverte il piacevole tepore del mio seme dentro di sè. Il tubicino viene estratto, "Ora" dice l'ostetrica "falla godere come sai". Ubbidisco prontamente mentre la nostra ospite se ne va. Mia moglie gode, io godo, godiamo per essere consapevolmente strumenti della volontà della Padrona.

Da quel giorno la Padrona ha deciso che Martina non sarebbe più andata a lavorare. L'ostetrica ha ripetuto l'inseminazione cinque volte, come previsto.
Dopo alcune settimane è tornata per effettuare un test di gravidanza: esito positivo, la fecondazione ha avuto successo! Siamo riusciti ad esaudire anche questo desiderio della Padrona: darle un figlio.

Io continuo a lavorare ancora più di prima per poter tributare più possibile alla Padrona, mia moglie conduce la gravidanza senza lavorare curando la casa e giunge serenamente ai giorni del parto. Il figlio voluto dalla Padrona nasce senza problemi da mia moglie ancora vergine; nasce a casa nostra con l'assistenza dell'ostetrica che ha praticato l'inseminazione; in quel momento io sono a lavorare facendo degli straordinari. Mia moglie informa immediatamente la Padrona che è un maschietto e la Signora S. le ordina di chiamarlo Nicola e le comunica che dobbiamo prendere una decisione: continuare ad essere proprietà della Signora S. servendola finanziariamente e crescendo il figlio secondo le sue volontà oppure affrancarsi e ricevere una somma di 220 mila euro corrispondente al 50% di tutti i tributi versati a lei negli anni. Mia moglie risponde immediatamente che vogliamo continuare ad essere suoi schiavi, che vogliamo continuare a servirla come desidera e che cresceremo il figlio secondo le sue volontà.

Dopo qualche ora arrivo a casa: l'emozione di trovare nostro figlio è enorme. Mia moglie mi informa anche della decisione che ha preso per entrambi. La ringrazio, siamo una persona sola e quello che decide lei corrisponde esattamente a ciò che avrei deciso io. Ed è stato giusto rispondere immediatamente alla nostra Padrona senza farla attendere.

La nostra Padrona, la Signora S., continua a condurre la nostra vita. Ci ha resi genitori di altri quattro bambini che crescono felici ed ignari di essere figli di schiavi. Crescono sani nel corpo e, grazie alla guida della nostra Padrona, ricevono educazione e stimoli per eccellere nella vita. Non sapranno mai di essere nati schiavi ma spero che trovino, ognuno per se, una Padrona che sappia usarli e sfruttarli come è accaduto a me, rendendomi una persona felice.

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OGNI COMMENTO E' BEN ACCETTO

RACCONTO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA E DEI MIEI DESIDERI

NB Le pratiche di inseminazione artificiale descritte sono inventate, non sono assolutamente da seguire.

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