I Vizi Capitali: La Gola.

Scritto da , il 2020-01-14, genere etero

Il primo episodio di questa serie è stato pubblicato da altro autore (Gregorio Erizzo) con il titolo:
"I Vizi Capitali: Senza Vizi"
Seguiranno altri sempre con
"I Vizi Capitali: ..."

Vi ricordate il vecchio film “Ieri, oggi e domani”?
Quello di Vittorio de Sica, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni.
In particolare la scena in cui Sophia Loren esce dal carcere ed è accolta dalla famiglia e da un sacco di gente festante, assalita dai giornalisti?
Ecco, dimenticatevela.
Non si esce così dal carcere.
I giornalisti, i curiosi, i tafani attratti morbosamente dall'odore del marcio, sono lì quando si entra in carcere.
Quando si esce lo si fa in silenzio, nell’indifferenza del mondo, da una piccola porticina in ferro.
Un educato saluto alla guardia diventa un’involontaria gaffe.
“Arrivederci …”
Sorride, forse non è la prima volta che gli capita
“Meglio di no, lo dico per lei”
“Ah, già … beh, magari per strada o da qualche altra parte …”
Quattro anni, di cui tre e mezzo scontati. Poi, magnanimamente, arriva un abbuono di sei mesi.
Una condanna esemplare, un monito per tutti. Questo chiese ed ottenne il P.M. per me; mi definì: "un rigurgito del marciume di tangentopoli". In realtà ero uno dei tanti; quello era il sistema all’epoca, anche dopo e nonostante "Mani pulite". Altrimenti non si lavorava.

Acqua passata. L’unico aspetto positivo fu che riuscii ad affidare la conduzione della mia impresa ad una persona pulita e capace che l’ha amministrata bene senza farla fallire.
Ho ancora buone risorse e posso ripartire.
Ho ancora una casa e un figlio che mi aspettano.
Mia moglie no. Di essere la moglie di un corruttore, per giunta smascherato e condannato, proprio non le andava. Non posso darle tutti i torti, solo che ci rimasi male, inutile negarlo. Al di là della scontata formula “nella buona e nella cattiva sorte”, credevo mi amasse un po’ di più.
Acqua passata anche questa.
Cammino a piedi per una ventina di minuti, sono già distante ora. Mi siedo al tavolino di un bar, ordino qualcosa e poi chiamo un taxi. No. Non è per vergogna che non l’ho chiamato davanti al carcere. Avevo veramente voglia di camminare e bere qualcosa.

“Ciao pa’ …”
Un abbraccio formale, freddino. Questa è l’accoglienza di mio figlio.
Gabriele ha ventitré anni, studia medicina. Non intende interessarsi dell’azienda. Prima del fattaccio lo voleva. Voleva studiare ingegneria e affiancarmi nel lavoro. Poi cambiò repentinamente idea. Lo capii e lo capisco.
Chiacchiere, convenevoli, qualche informazione su cose da fare in casa, su come vanno gli studi, sulle mie intenzioni future.
Certo che riprenderò. Con calma ma lo farò. L’azienda ha lavorato bene anche senza di me e può farlo ancora, potrei anche non seguirla e vivere di rendita, ma non posso restarne fuori. È stata la mia vita, sarà la mia vita. A quarantotto anni non mi sento di stare inoperoso.

“Pranzi qui?”
Che domanda. Io lo davo per scontato. Non so cosa rispondere.
“Beh … pensavo di sì … o c’è qualche problema?”
“Ma no, figurati. Era solo per regolarmi. Tra un po’ verrà Valeria. Così la conoscerai”
“È la tua … ragazza? Quella di cui mi avevi accennato?”
“Sì, pa’ … ma è bene che ti chiarisca meglio. Vale è più che la mia “ragazza”. Vive qui con me da più di un anno. Non l’hai trovata in casa perché è a lavoro.”
“Ah, capisco … ma la mia presenza allora …”
“Ma no, figurati. È casa tua ed è abbastanza grande per starci tutti, ognuno con i propri spazi. Solo che la camera matrimoniale la stiamo usando noi …”
“Ah, se è per quello non preoccuparti. Non ero neanche sicuro di volerci stare in quel letto. Troppi ricordi. Starò benissimo in un’altra camera.”
“Ok. Per il pranzo hai preferenze? Nel caso dico a Vale di prendere qualcosa”
“Mi va bene tutto, fate voi …”

Il piacere di mangiare finalmente in casa mia, in compagnia di mio figlio e della sua … compagna, sì, come potrei meglio definirla, mi fa gustare anche il semplice, e un po’ sciapo a dire il vero, risotto. Avessi saputo prima, mi sarei offerto di cucinare io.
Valeria è un gran bel pezzo di ragazza. Ventidue anni, lavora in uno studio assicurativo. Bionda, snella ma con le giuste curve, faccia furbetta, sguardo malizioso dietro un paio di occhiali intellettualoidi.
Sa di me e della mia storia. Inizialmente tende ad essere discreta. Poi le faccio capire che posso soddisfare tutte le sue curiosità senza imbarazzo e la parlantina si scioglie.
Dopo pranzo, un’oretta di relax in giardino. Lei ne approfitta per mettersi in libertà: mutandine e reggiseno per godersi un po’ di sole sdraiata. Disinibita la ragazza. E anche molto.
Continuiamo a parlare ma, mentre la sua disinvoltura è naturale, io devo sforzarmi per non mostrare quanto in realtà mi stia eccitando.
Ed eccola proprio a proposito, anzi a sproposito, la domanda:
“Guido, ma il sesso? Come hai fatto in tutto questo tempo?”
“Ehhh … Valeria. Puoi immaginare. Tanto “fai da te” e poi, più raramente qualche prostituta, pagando qualche guardia compiacente.”
Cos’è quello sguardo? Perché mi guarda così, adesso? Cerco una scusa per allontanarmi …
“Vado a fare il caffè”
Nel pomeriggio lei torna a lavoro, io e Gabriele chiacchieriamo un po’. Poi si cena, si parla, si cazzeggia con i telefoni e buonanotte.

Il mattino seguente Gabriele ha lezione presto. Appena il tempo di far colazione velocemente e scappa.
Io e Valeria ce la prendiamo con calma. Io non ho nulla da fare, lei inizia il lavoro alle nove e mezza.
Mi sto abituando alla sua disinvolta presenza. E provo ad esserlo anche io. Stiamo facendo colazione, lei con indosso solo una maglietta, io in boxer.
“Sai, Guido? Mi piaci … quando Gabri mi aveva detto della tua storia, ero rimasta un po’ perplessa. Non riuscivo a immaginare come può essere una persona che … sì, insomma …”
“Un delinquente?”
“Ma no, dai … io so che sei una persona per bene, conosco Gabri e so che famiglia siete … ma l’esperienza che hai avuto, mi incuriosisce davvero … ma forse a te disturba parlarne …”
“No, stai tranquilla. Ho sbagliato, ho pagato. È tutto passato ora. Raccontarne non mi dà nessuna ansia”
“Ok, grazie. Scusa ma ora devo prepararmi.”
Si alza e va verso il bagno. Prima di uscire dalla cucina si sfila la maglietta. Posso ammirarla di spalle, indossa solo un minuscolo perizoma. La sua schiena nuda e il suo culo ondeggiante mentre si allontana sono una visione che mi commuove.
Finisco di sorseggiare il tè e mi alzo anch’io per andare in camera. Passando davanti al bagno noto che ha lasciato la porta socchiusa. La cabina doccia è trasparente, seppur bagnata e un po’ offuscata dal vapore non lascia niente all’immaginazione. Lo spettacolo di Valeria nuda che si insapona e si strofina e che lo fa anche con troppa cura, insistendo più del dovuto in alcuni punti, per me è letale. Non ce la faccio. Silenziosamente apro un po’ di più la porta. Mi abbasso i boxer e inizio a masturbarmi. Forse sarei venuto anche senza toccarmi, solo guardandola. Niente, davvero pochi secondi e un provvidenziale asciugamano diventa giaciglio per il mio silenzioso orgasmo.
Cautamente me ne torno in camera. Attendo che esca e poi mi preparo.

Cavolo! Valeria è troppo bella e troppo disinvolta, ho l'impressione che voglia provocarmi sul serio, e io non sono un santo, mi conosco. Lei forse è attratta da questa figura morbosa di ex carcerato, non lo so ... io invece, pur con tutto quello che ho passato, conservo una mia morale. Valeria mi attizza, ma scoparmi la ragazza di mio figlio, questo proprio no.
Non voglio umiliarlo ancora una volta; già fu un brutto colpo la faccenda della corruzione. Finire in TV e sui giornali in quel modo fu una vergogna per lui che non aveva colpe.
Questa convivenza potrebbe finire male. Devo riflettere molto seriamente.

Telefono per avvertire e poi mi reco in ditta.
Saluto tutti ma non conosco quasi più nessuno. E mi sento guardato con sospetto, soprattutto dai nuovi.
Estraneo a casa mia. Estraneo nella mia azienda.
No. Non posso ripartire. Devo azzerare e ricominciare.

Ed eccomi qui.
Il gruzzolo messo da parte negli anni e la partecipazione agli utili dell'azienda mi hanno permesso di comprarmi un grazioso villino in questo ameno borgo. Non ho bisogno di lavorare, ma che cazzo fai per passare le giornate in un borgo ameno, nel senso che qui si fa a meno di quasi tutto? Serve un'idea.

"Peccati di Gola" l'insegna della pasticceria in piazza ammicca ed invita.
Ed ammiccante e invitante è la signora Fiorella, la titolare.
Una bella donna, curvy si dice oggi, con una massa di capelli ricci neri e due occhi vispi e maliziosi. Quarantacinque anni, storie varie, anche lunghette, alle spalle, single ormai per scelta.
In pochi giorni divento cliente assiduo. La gola è il mio vizio, e se a tentarmi è una bella e simpatica donna allora abbasso tutte le difese e firmo una resa incondizionata.

Fiorella mi prende in simpatia e in breve, oltre che cliente divento l'amico con cui passare i pomeriggi a chiacchierare. Dall'aiutarla a chiudere il negozio ad accompagnarla a casa e dall'accompagnarla a farle compagnia ci metto un niente.
È tanto simpatica come pasticciera ma mille volte più famelica come amante. Le sere diventano notti. Scopiamo come fossimo due ragazzini che si stanno scoprendo innamorati e sperimentano cosa sia il sesso per la prima volta. Con lei è sempre una prima. Creativa nel lavoro, non è da meno a letto e ci inventiamo di chiamare tutto con nomi di dolci. È così che invece di fare sesso ci facciamo certe scorpacciate di sfogliatelle, cannoli, bignè alla crema, cassate, zuppa inglese. E dal farlo immaginariamente poi si passa al farlo sul serio. Una sera ci portiamo in casa un vassoio di paste e ce le sbafiamo tra un pompino al miele e una leccata di fica ben farcita di crema alla ricotta. Condiamo un sessantanove di crema chantilly e ci gustiamo con lubriche lappate i nostri corpi spalmati di panna e cioccolato.

Fiorella è il mio piacevole passatempo serale e notturno. Ma l'idea di inventarmi un'attività non è del tutto tramontata.
L'idea me la suggerisce proprio lei, scoprendo le mie capacità ai fornelli. Non sono un professionista, ma me la cavo: la passione per il buon cibo e il buon vino l'ho sempre avuta. Soprattutto per i sapori semplici, tradizionali.
Mi dice che il locale attiguo al suo è vuoto, da fittare. Era un'osteria, mi racconta. Chiusa da anni, abbastanza decrepita presume.
L'affitto richiesto è davvero modico. Dopo un paio di occhiate e di preventivi di ristrutturazione, l'affare è concluso. Lei mi incoraggia e consiglia. Partecipa con un entusiasmo che mi contagia e mi travolge.
Poche settimane e l'insegna "I due più bei ..." affianca la già esistente "Peccati di gola".

La sera dell'inaugurazione c'è quasi tutto il paese. Bella forza: buffet gratis e pranzo alla carta a prezzi dimezzati. Sala piena e tavoli anche all'esterno complice la mite serata. Fiorella ha preteso di darmi una mano, ha chiuso per una serata la sua pasticceria e, con l'aiuto di un paio di sue amiche in sala, si prodiga anche con me in cucina.

Ogni volta che incrociamo lo sguardo il messaggio è lampante: "dobbiamo farlo". Vogliamo festeggiare con una trasgressione e ogni occhiata è una sfida. Ogni volta che ci passiamo vicini, una mano, mia o sua, parte a cercare contatti sempre più espliciti e peccaminosi.
Mi porge con una forchetta un boccone di spezzatino
"Assaggia"
Mentre lo addento, lo fa anche lei, la forchetta si sfila e il boccone resta diviso tra i nostri denti e le nostre labbra.
"Che ne dici?"
"Buono. Ma se non la smetti di provocarmi ti sbatto sul banco e ti scopo di brutto"
"E che aspetti a farlo?"
"Sei pazza?"
Ride con un malizioso lampo di sfida.
"Guarda che lo faccio davvero!" Le dico.
Non risponde. Si sbottona il camice e lo apre. Sotto è nuda.
"Non ci credi che non aspetto altro?"
Mi dà le spalle e si china sul bancone. Le sollevo il camice e la scopro. Non so se lo tiro fuori o è già uscito da solo, fatto sta che glielo infilo nella fica e la monto con una frenesia incontrollabile.
È bagnata e calda. Il cazzo scorre dentro di lei intriso dei suoi succhi. Le tette le dondolano e sfiorano il piano d'acciaio.
"Basta adesso ..."
"Basta? Vuoi che smetta?"
"Basta nella fica... mettimelo nel culo."
Detto fatto. Ormai siamo senza freni, incuranti (o inculanti) della situazione.
"Ohhh ci sono ... siiii..."
"sì .... dai, vieni, riempimi ..."
Le schizzo dentro ripetutamente fiotti di sperma e spingo fino a svuotarmi.
Mi ricompongo e l'aiuto a rialzarsi. Si abbottona il camice. Un ultimo bacio e si avvia verso la sala.
La seguo con lo sguardo e la vedo incrociare le due amiche, che da un po' erano sulla porta della cucina. Sorridono tra loro, parlottano, si danno di gomito.
Lei le guarda fingendosi indignata, poi ammicca, tira fuori la lingua e scoppia a ridere, imitata dalle due.

Questo racconto di è stato letto 1 1 4 4 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.

Online porn video at mobile phone


racconti erotici analistorie osèstorie porno videoracconti porno amicaracconti gay e bisexracconti clisteriracconti incesroracconti porno con animalieroticiracconti gayeritici raccontiracconti erotici zooconti eroticiracconti sesso lesbostorie porno cuckoldrotici raccontiiomilu raccontimia zia in perizomastorie erotiche tradimentiracconti gay ragazziracconti erotici stuproraccomti gaynonna troia racconticornuti e guardonistorie di sesso videoracconti zoofiliracconti tradimenti moglistorie femdomcuckold pugliaracconti efoticiracconti pornpraccontieroticigayraccontihotmonella sculacciataracconti erotici cornutiracconti erotici club priveracconti eroticigayracconti sroticiracconti erotici mammeracconti reoticiragazza si fa montare da un caneracconti eroriciracconti ziexxx racconti pornomogli troie in spiaggiaerotici raccracconti erotici caneracconti di tradimentoraconti eroticigeneri eroticistorie porno tradimentofemdom raccontiracconti erotucierotic raccontiracconti incesti eroticiracconti moglie ninfomanestorie sexracconi eroticiracconti sauna gaycrossdresser storieracconti zoccoleracconti erotici zoofiliachiavare la cognataracconti trasgressivizie incestiraccconti gayuomini bsxertici raccontiracconti naturistiracconti footjobtrans raccontiwww.racconti-erotici.itiraccontidi miluracconti zoofiliaracconto eroticieroticiracconyifoto storie pornoracconti pornoracconto pornoracconti sesso con suocera