Lei- 1.Il fotografo

Scritto da , il 2020-01-13, genere dominazione

Penso di essere una persona fortunata, riuscendo a trasformare un hobby in un lavoro. Da qualche mese ho aperto uno studio fotografico nel centro della città, una zona tranquilla popolata da notai, avvocati e qualche medico. Mi piace, soprattutto per la piazzetta con alberi e panchine dall’altra parte della strada, un ottimo posto per le pause pranzo o per staccare la spina in attesa dei clienti, o della voglia di lavorare.
Fin dall’inizio ho deciso di dare al mio studio fotografico una certa personalità, non volendo ritrovarmi a fare solo matrimoni e battesimi, ho quindi puntato fin da subito sulla cura della vetrina.
Mi ero deciso di creare una composizione molto particolare e al contempo semplice, in cui gli attori fossero solamente il bianco, il nero, il rosso, il giallo e il blu. Ogni settimana avrei cambiato una foto e ogni settimana avrebbe avuto lo scopo di trovare la foto per la settimana successiva, questo era il mio biglietto da visita e in un certo modo il mio impegno verso l’arte.
L’interno è studiato in modo d’avere due zone di esposizione ai lati, la parte destra con parquet in rovere chiaro e pareti in ocra, mentre la parte sinistra rovere scuro con le pareti in terra di Siena bruciata. Sul lato chiaro espongo scatti di paesaggi, matrimoni o feste. Sul lato scuro cerco di scuotere il comune senso del pudore, anche se è sempre più difficile, mostrando un nudo di donna composto da scatti di soggetti diversi. Rubo ad ogni modella un particolare, creando un’armonia unica nelle forme, in mutazione come le donne e la mia fantasia. Metto in bella mostra il mio amore per il corpo femminile e la mia perversione.
I primi giorni diverse persone si fermarono a guardare la vetrina, vuoi la novità, vuoi perchè forse le foto erano di loro gusto, ma diverse persone si fermavano a guardare il mio lavoro. Ero molto soddisfatto di questo primo risultato, poi il confronto con le persone che entravano e chiedevano, si informavano, si coinvolgevano da soli nelle mie foto. E chi ha il coraggio di chiamarlo lavoro questo?
Lei fu una delle prime ad entrare, all’inizio quasi intimorita, dava uno sguardo veloce ed usciva. Non si fermava mai molto, ma la vedevo spesso passare davanti al negozio, fiera sui suoi tacchi e le gambe slanciate, il suo sguardo furbo si posava solo per un istante sulle foto finchè non vide che ogni tanto qualcosa cambiava e mi regalava il piacere di guardare quel capolavoro intento a cercare il particolare che era cambiato.
Durante la settimana era sempre col tacco, ogni tanto pantaloni, ma il più delle volte gonne o vestiti. Mai niente di volgare, ma mai banale. La gonna era sempre quella virgola più corta, mostrando la tonicità delle gambe ad ogni falcata. Raramente l’ho vista con le calze, più di frequente con le parigine. Mai magliette, ma sempre camicette che le permettevano di giocare con la trasparenza, il bottone slacciato, la vaporosità. Ogni tanto una giacca, talvolta come unico indumento a mio avviso, o un giacchetto in base alle stagioni. Spalle sempre coperte ma mai nascoste. Sa usare i capelli come fossero un accessorio, raccolti in una coda per valorizzare il collo, o sciolti per valorizzare il viso, per dare la giusta cornice all’universo di emozioni che quegli occhi racchiudono.
Eravamo un appuntamento fisso, le mie foto e i suoi occhi.
Durante un book fotografico, nello studio ricavato sul retro del negozio, la giovane e speranzosa ragazza, mi chiese se poteva avere alcuni scatti di nudo, probabilmente come biglietto da visita aggiuntivo in una qualche audizione. Gli scatti furono molto dozzinali, le pose da lei scelte furono le stesse che io le sconsigliai, ma il cliente ha sempre ragione e sarebbero state le solite tette al vento e la classica bocca a culo di gallina. La ragazza aveva però dei fantastici occhi azzurri, decisi di coglierne l’essenza con un primo piano, il resto lo avrebbe fatto la post produzione, esaltando il colore dell’iride e valorizzando la sensualità innata degli occhi femminili.
Da lì a qualche giorno sarebbe stata sulla vetrina del mio negozio, ma mai mi sarei aspettato che ricevesse un così alto gradimento. Si fermarono in diversi, rapiti più per il forte contrasto cromatico che per il soggetto, probabilmente qualcuno non si è nemmeno reso conto che fosse un occhio, poi arrivò Lei. Mi misi sulla porta godendomi lo spettacolo del suo sguardo che, in un battito d’occhi, si posò dal nulla sulla mia vetrina. Si fermò a guardare la novità e potei vedere nei suoi occhi l’emozione, sembrava che percepisse la sensualità di quello sguardo con la stessa forza con cui la percepivo io, le mani strinsero la borsetta con più energia, mentre l’altra passò sui capelli.
Tutto iniziò così, nella più classica delle situazioni:
-Ciao!
Fu tutto a rallentatore nella mia mente, il suo sguardo che lentamente si sposta su di me, i suoi occhi dentro i miei, le sua labbra che si aprono in un sorriso e io che mi chiedevo da quale paradiso potesse essere sceso un angelo così maledettamente diabolico.
-Ciao! sono tue le foto?-
-Ma scherzi? le scarico da Instagram! - maledetto il mio vizio di fare battute pessime….
-ahahaha dai!-
-Allora se ti piacciono sono le mie!
-e se non mi piacessero?- lo sguardo si chiude leggermente
-Sarebbero sempre mie, ma sarei meno felice di dirlo in giro! -
La sua risata mi piacque fin da subito, squillante, genuina, contagiosa! Balsamo per l’umore.
-Sai che dentro ce ne sono anche delle altre?- Mi avvicinai di un passo fingendo di non volermi far sentire - Sai è uno studio fotografico! shhh- già adoravo quella risata!
-Purtroppo sono di fretta...a che ora chiudi di sera?
-di solito alle 19:30, ma stasera non andrò a casa fino a quando non passerai tu!-
-Allora alle 19:45 sarò qui! - e così com’era venuta, così se ne andò. Potei solo guardare quelle curve allontanarsi da me, non prima che un inaspettato sguardo mi venisse regalato poco prima di girare l’angolo.
La giornata passò lenta, scandita dal mio guardare in modo insistente ed ossessivo ogni orologio a portata di sguardo. Un inferno.
Decisi di sedermi su una delle poltrone nello studio, sfogliando un libro di foto sugli uccelli presenti nelle pinete attorno alla città. Se il fotografo sapesse che quelle stesse zone, sono da tempo luogo d’incontro per coppie scambiste, gay e prostitute, avrebbe avuto di sicuro un occhio di riguardo per il sottotitolo, evitando di sicuro quel “Gli uccelli della nostra pineta”.
-Si può? - disse aprendo la porta e facendo entrare una vampata d’autunno
-Certamente! Ciao!
Decisi di illustrare i miei lavori, un po per vanto, un po per sua insistenza. Notai che era particolarmente rapita dalle foto con un forte contrasto cromatico, faceva domande sul perchè, sul come, sul quando, su tutto. Era piacevole sentire la sua voce ed interessante il confronto con le sue idee. Si era ambientata quasi subito lanciando borsa e giacca sul divanetto, una veste meno formale a quella cui ero abituato.
Per l’occasione avevo spento le luci sul lato scuro del mio studio, lasciando di proposito illuminata la sola parte chiara, tante volte avevo pensato di fare una presentazione in quel modo e quella fu la prima volta che la sperimentai.
-Ora hai visto la parte chiara, limpida e pura del mio lavoro. Ma se ti giri un secondo vorrei mostrarti quello che più di mio e personale si più trovare in questo studio.
Con un rapido e studiato gioco d’interruttori, frutto di una dura pratica nel pomeriggio, spensi tutte le luci e accesi solo quelle sul lato sinistro. Il suo volto si aprì allo stupore, i suoi occhi brillarono per un istante e le sue mani corsero sui fianchi vinte dalla gravità.
Restai in silenzio per diversi minuti, le diedi il tempo di guardare ed elaborare, fece alcuni passi indietro, poi si avvicinò di nuovo e mi guardò come per darmi l’ok.
-Lascia che ti spieghi questo lavoro. Alla base c’è il bisogno della perfetta armonia del corpo femminile. L’armonia assoluta nelle forme, nei movimenti e nei sensi. Non trovando tutto questo in una singola persona, rubo le piccole perfezioni di ogni donna e le unisco fino a creare la figura che per me, in quel preciso istante, rappresenta l’armonia perfetta.
-Quante foto sono?
-In tutto sono trenta foto, ognuna lavorata per armonizzarsi con le altre, senza toglierle nulla dell’essenza originale.
Restò in silenzio ancora un lungo tempo, guardava ogni foto, ogni particolare. Era un piacere vederla alzata sulle punte o china per cogliere un particolare.
-Quante donne sono?
-Trenta
-Trenta donne per trenta foto? sei esigente ragazzo!- e ancora quella risata…
-Accontentarsi non porta alla perfezione - dissi un po indurito per la sua affermazione
-Touche! Ma qui mi sembra di vedere una corda!
-Ti consiglio di guardare con maggior attenzione il capezzolo destro, la spalla destra, le caviglie e l’interno coscia sinistro -
-Ma...è quello che credo che sia?- un velo di rossore velò le guance
-Tu cosa credi che sia?-
-Sul capezzolo sembra cera-
-Lo è! -
-Anche nell’interno coscia, sembra essere cera- ora stringeva i pugni con più fermezza
-Esatto! ottimo spirito d’osservazione!
-La caviglia...bhe è la corda
-La spalla invece non ci arriva mai nessuno
-Sembra...un morso..
Restai un po meravigliato...di solito nessuno pensa al morso. Vedevo i suoi occhi brillare, il suo petto si muoveva con un ritmo più accelerato. Se lo scopo di un artista è emozionare, quel giorno avevo fatto bene il mo lavoro.
-Vuoi qualcosa da bere?
-dovrei tornare ...a casa…- ma non staccava gli occhi da quelle foto
-Le foto saranno qui anche domani, insieme a me e al vino - ma il suo sguardo non accennava a staccarsi dalla parete. Poi un flash, forse un ricordo o un pensiero e la frenesia di uscire s’impossessarono di lei
-Hai ragione. Scusa si sta facendo tardi. Devo scappare!
E come sempre...così com’era venuta...così se ne andò, ma da quel giorno iniziò a fermarsi sempre dopo il lavoro, curiosa quando una nuova foto veniva aggiunta. Era sempre più piacevole averla attorno.
Il lavoro andava bene e dovetti anche restare chiuso alcuni giorni per fare una serie di servizi fuori città, tra cui una festa a tema bdsm fetish molto famosa da quelle parti. Non era la prima volta che partecipavo, ma era una delle prime volte che venni assunto come fotografo. Fu un'esperienza molto stimolante e passai diversi giorni a mettere ordine nelle centinaia e centinaia di foto che avevo scattato.
Alla riapertura del negozio cambiai alcune foto negli allestimenti interni, soprattutto per quanto riguardava il nudo femminile. Su 30 foto ne cambia i 20, fu la prima rivoluzione di quel progetto.
-Bentornato! - la sentii dire sull’uscio
-Ciao! si ho avuto molto lavoro fuori città!
-Stasera mi faresti vedere qualche foto che hai scattato? dai! - potevo dire di no?
-ahaha volentieri, spero che però non rimarrai scandalizzata
-non è facile scandalizzarmi cosa credi!
-è una sfida?
-la perderesti! a stasera! - il tutto accompagnato da una lingua e un sorriso a occhi stretti...bella.
Ormai l’ansia era sparita da un pezzo, ma ero curioso di vedere la sua reazione davanti alle nuove foto e al nuovo soggetto. In giornata già diversi clienti avevano mostrato un velato diniego, frutto del bigottismo innato di questa città, ma è lo scopo di questa installazione, turbare la morale comune.
Avevo chiuso il negozio e tirato le tende, in modo che le luci interne risaltassero maggiormente, con lo scopo di ricreare la situazione della prima volta. La sentii bussare e la feci entrare, d’istinto prese il mio braccio con le mani aggrappandosi, sentivo il suo corpo sulla mia spalla, il suo respiro.
-Ma sei pazzo al buio?
-Non ho pagato le bollette...mi spiace! ahha
-Scemo accendi!
La portai in mezzo alla stanza, lasciandola al centro, rivolta verso la parete. Io mi spostai, accesi le luci e vidi il suo stupore misto ad una leggera e celata eccitazione. Gli occhi brillavano davanti al corpo di una donna con mani e gambe legate e il corpo percorso da mille corde diverse. Gli occhi erano solcati dalle lacrime, ma pieni di una lussuria mai vista prima. Ero rimasto pietrificato io stesso quando vidi gli scatti. Ogni foto era una storia diversa, fatta di corde, di nastri, di cera, di fruste. Ogni foto la rapiva...la eccitava.
La vidi isolarsi un po alla volta, sola con i suoi pensieri e la sua eccitazione. Si muoveva rapita verso una foto, poi un’altra, le mani che percorrevano i segni di quelle corde, come a volerne sentire l’essenza.
Mi avvicinai a lei lentamente, non feci nessun rumore, rapito anch’io dalla bellezza di quell’arte, rapito dalle sue mani che si muovevano distrattamente sul ventre, poi su una coscia, su un seno.
Lei percepiva la mia presenza, le ero alle spalle. Si fermò. Immobile. Mani sui fianchi. Sguardo nel vuoto. Respiro accelerato. Non una parola da parte di entrambi.
Portai le mie mani sulle sue, la sfiorai leggermente seguendo la forma del suo braccio. Vibrava sotto le mie mani. Salii piano, poco per volta. In modo quasi distratto e calcolato arrivai sulle sue spalle lasciate scoperte dalla camicetta, forse troppo sbottonata.
Un sospiro più profondo degli altri, mentre una mano si spostava lungo i suoi fianchi, disegnandone le forme, mentre l’altra le stava spostando i capelli di lato, liberando il collo da ogni nascondiglio.
Appoggiai leggermente le labbra sulla sua pelle e un brivido percorse entrambi i corpi. Si spostò in avanti e si girò, guardandomi con gli occhi carichi di lussuria. Le labbra leggermente aperte ad aiutare nella respirazione resa ormai difficoltosa dalla voglia.
Un balzo e mi fu addosso, in preda ad un'eccitazione irrefrenabile, ma fu fermata dalle mie mani. In un gesto fulmineo gliele presi entrambe e con decisione le feci fare i pochi passi che ci separavano dal muro. Gli occhi increduli, la lingua che leggermente umetta le labbra, il respiro che si fa più accelerato, i capezzoli che reclamano attenzione. Un attimo e la sua schiena trovò il muro, la guardai un istante poi come in un valzer, la girai con il volto verso il muro. La lasciai con le mani appoggiate al muro mentre le mie percorrevano il suo collo, glielo cinsero con studiata decisione un gesto e gli occhi si poterono guardare ancora. Vidi le labbra schiudersi, la lingua guizzare fuori in cerca della mia, mi negai. Iniziai a massaggiare con decisione la parte frontale del collo, mentre le mie labbra assaggiavano la sua pelle. Lentamente portai l’altra mano sul suo fianco, leggera a sfiorare la pelle da sopra la stoffa, ma come pensavo non vi era traccia del reggiseno. Una scarica di eccitazione mi fece aumentare la forza dei miei baci e i suoi sospiri marcarono il piacere che questo gli donava.
Arrivai al fianco, sentivo le gambe sotto le mie mani, le sentivo tremare ad ogni tocco, fino a quando non arrivai alla pelle, gemette cercando ancora invano le mie labbra.
Risalì l’interno coscia e abbassandomi leggermente iniziai a baciare quel limbo di piacere alla base del collo, seguivo le sue forme, sentivo la natica sotto la mia mano, sentivo il calore...alzai la gonna e arrivai a l'elastico del perizoma. D’istinto inarcò la schiena ed assecondò il movimento per facilitarmi ad abbassarle, dando lei stessa il colpo finale coi piedi e lanciandole in un angolo remoto della stanza.
La girai nuovamente, vedevo gli occhi persi dal piacere e il suo odore riempiva le mie narici. In un impeto le strappai i bottoni della camicia, me ne sarei pentito qualche ora dopo, ma in quel momento la visione del suo seno muoversi a ritmo del nostro piacere, mi distrasse dalle conseguenze di quell’insano gesto…
-Non fare un passo o un gesto - Scandì lentamente e con voce misurata queste parole, non ammettevo repliche.
Chiusi a chiave il negozio, spensi tutte le luci tranne una, quella sopra di lei. Le ombre, le luci, giocavano con le sue forme creando un opera d’arte sull’opera.
Mi tolsi la camicia fissandola negli occhi, aprì leggermente le gambe senza mai distogliere il mio sguardo. Slacciai la cintura e il primo bottone, mi avvicinai finchè non ebbi le sue labbra ad un respiro dalle mie, il suo corpo fremeva sotto al mio. La baciai con una passione tale da mozzare il respiro, le sue mani percorrevano la mia schiena, sentivo le unghie segnarmi la pelle, mentre le mie mani percorrevano il suo corpo. Mi staccai e scesi lentamente sul suo collo, gemeva ormai in preda alla voglia più irrefrenabile, mentre le mie labbra assaporavano ogni centimetro del suo corpo, divorando i suoi capezzoli, torturandoli incitato dai suoi gemiti e dalle sue mani che martoriavano il mio capo. Scesi ancora, sfiorando al sua pelle, assaggiandola di tanto in tanto, riempiendomi i sensi di lei. Mi Inginocchiai prendendo la sua gamba e iniziando a baciarla e a far correre le mie mani sul polpaccio, salendo verso la coscia, mentre le labbra ricoprono di baci dove poco prima passavano le dita. Mi fermai a vedere la perfezione, una leggera striscia di pelo, il piacere che imperlava le grandi labbra ormai dischiuse, appoggiai le labbra sul suo clitoride, un bacio fugace seguito da un sospiro. Le mani percorsero le sue gambe, rapendo le sue natiche mentre la mia bocca si dissetava di lei. Colpi leggeri a disegnare il contorno delle labbra, ora veloci a stimolare il clitoride, ora profondi per dissetarmi del suo piacere mentre i suoi lamenti sono sempre più marcati. Ora chiede di continuare, ora di prenderla, ora ansima in preda al piacere. Il suo corpo fremeva ad ogni mio bacio, fino a riempirmi le labbra del suo nettare e il suo corpo percorso dagli spasmi dell’orgasmo. Le sue mani sulla testa premevano sempre di più, gridando sempre di più. Mi alzai guardandola negli occhi. La baciai facendole sentire il suo sapore, la sua dolcezza, la sua lussuria. Le sue mani sul mio corpo, non stacca le labbra dalle mie, ma le sue mani mi liberano prima dei pantaloni e poi dei boxer.
Non c’è bisogno di altro. Non ci staccammo un istante mentre lei, con una gamba appoggiata ad una sedia mi permise di entrare in lei, aggrappandosi al mio corpo. Lentamente assaporai ogni istante di quel calore, le sue mani mi strinsero forte a se, scesero verso i lombi a voler forzare il ritmo. L’accontentai con un colpo di reni, vidi i suoi occhi perdersi, si bloccò un istante per poi riprendere a baciarmi con più foga, ansimando e assecondando i miei colpi.
Era splendido sentirla godere, era magico. Mi stesi sul pavimento e lei mi sali sopra, la luce dall’alto nascondeva i suoi occhi, che luccicavano dal piacere. Puntò le mani sul mio petto, mentre le mie mani l’afferravano saldamente per i fianchi. Fu una cavalcata furiosa, le sue grida di piacere, i suoi orgasmi echeggiarono per la stanza e per la strada. Era un orgasmo continuo, ripeteva all’ossessione che non capiva più niente, frasi sconnesse talvolta, urla di piacere per l’ennesimo orgasmo altre.
Si accasciò sul mio petto, ansimante, tremante. Bastavano le contrazione del mio cazzo per farla sobbalzare, mentre le mie mani percorrevano il suo corpo sfiorandolo e provocandole nuovi brividi.
Quando si alzò, rimasi incantato, il suo corpo tremava ancora, imperlato dal piacere e dal sudore. Mi guardò con uno sguardo che mai dimenticherò, un sorriso mentre i suoi occhi si spostarono in basso. Si Inginocchiò facendolo scomparire tra le labbra, senza mai perdere il contatto coi miei occhi. Mi massaggiava e assaporava. Sentivo il piacere montare in me, le sue mani stringevano le mie sempre più forte, fino a quando non capitolai dentro le sue labbra. Gridai dal piacere,vedevo il mio sperma uscire dalle sue labbra , vedevo i suoi occhi pieni di soddisfazione. Non le diedi il tempo di fare nessun gesto, la baciai con foga sentendo il mio sapore, sentendo le sue mani sul mio viso. Non mi sarei staccato mai. Vorrei non fosse finito mai quel momento.
Ci accasciammo al suolo entrambi esausti. Non c’era bisogno di dire niente, non c’erano le forze per parlare. Mi persi nei suoi occhi.

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