Una storia che va raccontata - Parte Seconda

Scritto da , il 2020-01-13, genere dominazione

A causa di alcuni problemi a casa, Margherita iniziò un periodo in cui doveva alternarsi frequentemente tra le due città. Per un po di tempo i nostri rapporti furono concentrati in poche giornate sparse per il mese, rendendo tutto molto più intenso e brutale. Eravamo come tossici in astinenza da adrenalina, iniziammo così a fare sessioni fuori casa, prima in locali attrezzati, per poi creare situazioni estemporanee in qualche parcheggio famoso per questi giochi. Purtroppo passare da una nottata di sesso sfrenato a 10 giorni di totale solitudine, metteva a durissima prova i miei nervi. Mi ritrovai sempre più su quel sito a sfogare i miei istinti, anche se solamente in modo virtuale. Passavo molto tempo con questa camgirl, affascinante e perversa, non aveva mai usato parole di diniego davanti a nessuna mia confessione. Col tempo divenni sempre più duro nei suoi confronti, tentando di sottometterla, sperando che quel surrogato alla dominazione reale potesse aiutarmi. Speravo fosse il mio metadone.
Una mattina ero particolarmente eccitato, la Schiava era partita presto lasciandomi a cazzo duro. L’avrei rivista 10 giorni dopo circa. Mi collegai sperando di trovarla e così fu, accettava il mio lessico volgare ed accettava il mio volerla sottomettere, trovando la cosa una sfida più che altro. Quella mattina ci spostammo su skype, lei non si spogliava mai completamente, non mostrava mai il viso, sempre coperto da una maschera e spesso non parlava nemmeno. Mi eccitava come muoveva il corpo, non erano movimenti studiati, non erano i soliti passi di danza che si vedevano su quel sito, era un armonia che partiva da dentro, che la portava a muoversi, leccarsi, toccarsi. Il movimento era la conseguenza di un'emozione e questo mi faceva perdere la testa, anche se tutto era solo virtuale.
Era una delle prime giornate di luglio, tenevo le finestre aperte per approfittare del fresco mattutino, ero sul divano col cazzo in mano, mentre le scrivevo di appoggiare il dildo nero al buco del culo.
-Mi vuoi spaccare il culo?
Lei sussurrava, io scrivevo. Era una sega furiosa la mia, era bisogno di svuotarsi le palle.
-Voglio che lo appoggi al materasso e che ti ci siedi sopra.
-Mi farà male porco bastardo!!
-Urla Schiava
Fece un gemito e si mosse subito rapida a mettere il dildo sul materasso.
-Mi vuoi spaccare il culo?
ribadì
-Te lo voglio aprire così tanto da pisciarci dentro lurida svuotapalle schifosa
-P O R C OOOooooOOO
Fu un momento, ma quella parola la sentii arrivare anche da lontano. Non gli diedi peso
-Tutto in culo troia
Tenevo le palle con una mano mentre lei si apriva il culo e lo faceva entrare un po alla volta. Volevo di più
-Stupida puttana schifosa ti ho detto di sederti su quel cazzo e di spaccarti il culo
Si morse il labbro quasi a strapparlo. Si fermò. Prese un respiro e si lasciò cadere sul cazzo che entrò quasi subito per una metà
Un urlo che dalle orecchie arrivò al cazzo, dolore che lei si infliggeva sotto mio ordine. Poteva non farlo. Poteva fingere. Poteva dirmi di no. Ha scelto di farlo e di gridare come le avevo ordinato.
Ancora quella sensazione di sentire quel grido da lontano. Un brivido.
Lei era partita, saltava su quel cazzo, ormai tutto nel culo. Si era stesa con le gambe spalancate muovendo il bacino in modo frenetico.
-Scopati la figa ed il culo, voglio sentirti godere come la cagna schifosa che sei
-Sei un porco un porco schifoso
-Godi puttana, godi col mio cazzo in culo
Si accese ancora di più, muovendo il bacino in modo forsennato, mentre le dita cercavano di raggiungere il piacere più profondo,, con un suono di figa bagnata ed un lamento sempre più crescente.
-Urla tutto il tuo piacere.
-PORCO MI STAI SPACCANDO IL CULOOOOO
Misi muto per qualche istante e quel lamento, quel gemito, quelle imprecazioni continuavano. Cazzo.
Sborrai come raramente avevo fatto negli ultimi giorni senza un culo a disposizione. Fu sconvolgente guardare quel corpo in preda al piacere più profondo, mentre la sua voce proveniva da vicino. Ovattata si, ma vicina.
Mi disse che doveva staccare, mi aveva confidato di avere un compagno e che lui non era a conoscenza di questa seconda vita. Restammo d’accordo che ci saremmo risentiti il giorno dopo. Socchiusi la porta di casa e 10 minuti dopo sentii il campanello dal piano di sotto.
Il tarlo si insinuò. Mischiai lavoro e piacere, cercando più informazioni possibili sulla camgirl ed Emma, trovando fin troppe similitudini. Il cazzo scoppiava nei pantaloni.
Il giorno dopo, durante la mattinata lei era online, la solita musica di sottofondo. Scesi al piano di sotto, tesi l’orecchio sulla porta e sentii le stesse note. Non avevo più dubbi ed una sola conferma, volevo fare mia Emma. La guardavo sul sito, pensando alle sue labbra mentre sorseggiavano il vino due giorni prima. Le mani che ora entravano nella sua figa e nel suo culo, erano le stesse che mi porsero il tovagliolo. Il piano era semplice, farla diventare la mia Schiava prima virtualmente, poi nella vita reale.
Margherita sarebbe tornata qualche giorno dopo, passai quindi i restanti ad elaborare il mio piano per Emma, mentre mettevo qualche annuncio per organizzare una gang bang per il suo ritorno. Il tutto mentre iniziava un periodo dell’anno denso di lavoro
Nel giro di qualche giorno iniziò il mio lento e lungo avvicinamento ad Emma e Carla, il suo alterego virtuale. Alla prima davo consigli su come far partire il portatile, alla seconda facevo vedere ogni sfumatura del lato del mondo che la frusta amano subirla.
Il ritorno di Margherita portò un aiuto inaspettato, perchè stranamente le due stavano legando abbastanza e questo creava sempre più situazioni che mi avrebbero permesso di capire meglio la creatura misteriosa e fantastica che avevo davanti.
Al mattino accettava di provare a prendersi a schiaffi la figa, al pomeriggio mi malediceva per quello che le avevo fatto fare e alla sera era a sorseggiare un calice di vino nel mio salotto, come se niente fosse. Il tutto rendeva più faticoso gestire la presenza di Margherita, ormai speravo che questa condizione andasse avanti ancora a lungo, ormai era un buco da riempire nel modo più perverso che ci fosse. Margherita accettava tutto, senza ormai nessun tipo di remora o dubbio. Totalmente soggiogata a quelle emozioni, totalmente sottomessa a colui che gliele donava, da non opporsi più a nulla. Spesso frustavo la sua schiena ed il suo culo, da impedire di sedersi per qualche giorno, capitò anche di provocare piccole lacerazioni. La prima volta che accadde, leccai la ferita sentendo il sapore metallico sotto la lingua, le gemette. La baciai, con quella goccia sulla lingua, provocando in lei una reazione che mi sconvolse, ebbe un orgasmo mentre mi baciava.
Spesso la frustavo con violenza solo per farla urlare più forte, sperando che Emma sentisse. Non mi dava questa soddisfazione, ma baciarla con quel sapore sulla lingua faceva impazzire entrambi.
Nel giro di poche settimane Carla decise di voler provare ad essere la mia Schiava. Ma non fu una strada semplice, il poterci sentire solo tramite skype rendeva il tutto molto complicato. Rivivevo quello che era stato con Margherita, ma non potevo guardarla negli occhi, non potevo toccarla, doveva essere lei prima di tutto ad essere convinta di quello che faceva, quando questa convinzione veniva meno...iniziava qualche problema. Il rapporto fu inizialmente molto altalenante, ma col tempo capii come usare Emma per arrivare a Carla, grazie a quello che diceva Margherita, alle cene, alle chiacchiere sul pianerottolo. Ero abituato a vivere una doppia vita, ma in modo così netto e mercato, con così tante contraddizioni tutte insieme no, mai era accaduto e mai ricapitò.
Se inizialmente mantenere un certo anonimato con Calra era semplice, col tempo le cose cambiarono, con le mie pretese di una sottomissione sempre più progressiva arrivavano le sue pretese di vedere il mio viso, di sentire la mia voce. Riuscivo a rimandare l’inevitabile solamente stimolando nel modo adeguato il suo lato perverso, non le nascondevo le mie reali intenzioni, ovvero averla ad ogni costo e con ogni mezzo, cosa che se da una parte la intimoriva, dall’altra la vedeva sempre più coinvolta in una sfida anche con se stessa.
Con non poca fatica riuscii a convincerla a vivere una giornata da Schiava, decidemmo un giorno, sapendo bene che il suo compagno non sarebbe tornato fino a sera. Provai ad invitarla a pranzo ma inventò un impegno di lavoro, confermando che la sfida id una giornata da Schiava, la prendeva seriamente. Non l’avrei più sottovalutata.
Margherita sarebbe stata fuori tutto il giorno per lavoro, mentre io avrei dovuto lavorare di notte, sarebbe stata una giornata da 6 caffè probabilmente, ma ne sarebbe valsa la pena.
Come da accordi mi scrisse non appena sentii chiudersi il portone di casa
-Buongiorno
-Buongiorno Schiava. Sei pronta?
-Si…
-Oggi è il tuo primo giorno.
-Vediamo :P
-Oggi dovrai negarti 3 orgasmi in un luogo pubblico. Un bagno, in auto, davanti a tutti. Non m’interessa.
Probabilmente stava già pensando a dove andare.
-Dovrai indossare una gonna, perizzoma infilato dentro alla figa . Dopo il terzo orgasmo negato dovrai entrare in un bar, averne uno nel cesso e lasciare il tuo perizoma fradicio a disposizione di chi vorrà.
-Porco
-Lo so
-Ok lo faccio.
-Non avevo dubbi, ma visto che è il tuo primo giorno dovrai tenermi costantemente informato.
-Ti scrivo?
-puoi scrivermi, puoi mandarmi una foto, puoi mandare un vocale, non m’interessa come, basta che mi tieni costantemente aggiornato.
Non sapeva che avevo deciso di seguirla, non mi era ancora chiaro se ci sarei riuscito, ma dovevo provare. Se ce l’avessi fatta, avrei avuto come premio il suo perizoma fradicio di umori.
-Ok, mi preparo ed esco….cola. Porco.
Il mio cazzo stava scoppiando. Lo sapeva.
Mi fiondai nel parcheggio, prendendo l’auto aziendale chiesa il giorno prima ed andando a parcheggiare poco lontano dal vialetto. Il tempo non passava mai. Guardavo il cellulare in modo ossessivo. Ero impaziente, fino a quando non scrisse.
-Sto uscendo, il primo orgasmo negato sarà in un parcheggio…
-Aspetto
Ed era vero. La vidi uscire e prendere la strada principale, a quell’ora del mattino non c’erano molti parcheggi nella zona, infatti attraversò quasi mezza città prima di arrivare nel parcheggio di un centro commerciale. Restai a debita distanza, confondendomi con un gruppo di auto parcheggiate, vedevo l’auto ma non lei.
Aspettai ascoltando il suono del mio cuore palpitare.
Un vocale di lei, stava gemendo. Sentivo come sottofondo il suono della sua figa fradicia.
Il cazzo faceva male, dovetti liberarlo e dargli due colpi. Li in mezzo ad altre auto, mentre Emma stava obbedendo un mio ordine ad una 50ina di metri.
Il vocale terminò con
-Porco me lo sono negato.
Era affannata, eccitata. Forse non capiva ancora.
La vidi scendere e dirigersi verso l’entrata del centro commerciale. I capelli chiari raccolti i una coda di cavallo, una camicetta bianca ed una gonna lunga fino ai piedi, molto aderente sui fianchi. Marcava l’andamento del bacino. Era ipnotico.
Le scrissi
-Cosa stai provando?
-Non lo so. Sono eccitata, mi piace.
-Ti hanno vista?
-No.
-Avresti voluto.
-Si…
-Hai già deciso dove sarà il prossimo?
-Sono dentro ad un centro commerciale, andrò nel bagno delle donne…
Porca troia
-La figa è fradicia?
-Sta colando tra le mie gambe
In quel momento la vidi farsi aria tra le gambe sventolando la gonna.
-Sei in calore puttana.
-Si.
Procedette spedita verso il bagno, restai su una panchina lontano. Cuore in gola, il cazzo scoppiava letteralmente. Se me lo fossi sfiorato sarei venuto probabilmente. Minuti interminabili
-C’è una che sta pisciando. La sento.
-Negati l’orgasmo, ora.
Non scriveva. Immaginavo le sue dita che strofinavano il clitoride, mentre qualche ignara vecchia stava pisciando nel cesso affianco. Il contrasto mi faceva impazzire.
Passarono minuti lunghi e sfiancanti. La vidi uscire e dirigersi verso un negozio vicino. Prese il cellulare e poco dopo mi arrivò un vocale.
-Mi ha sentita, sono quasi venuta.
Si era nascosta.
-Cos’è successo??
-Stavo per venire, credevo di essere coperta dal rumore del piscio. mi è scappato un gemito e lei ha chiesto che era successo.
-Ha chiamato qualcuno?
-Non lo so, sono uscita di corsa, ho ancora la mano bagnata di figa.
-Cosa provi?
-Sto impazzendo.
Passai davanti al negozio, la intravidi paonazza tra alcuni vestiti. La mano era fradicia, sarei potuto entrare e sentire quell’odore. Mi calmai.
-Ti scrivo dopo.
In quel momento era molto turbata, era una situazione nuova, non era il caso di infierire in nessun modo. Non la vidi più online, mentre passava da un negozio all’altro, probabilmente mentre cercava un’aria di normalità in quella mattina assurda.
Passò un’ora, ma fui costretto ad uscire per non destare troppo nell’occhio. Tornai in auto, poco distante dalla sua, dovevo cambiare piano.
-Come ti sei vestita oggi?
Mi rispose con una foto dal seno in giù, di riflesso in uno specchio del centro commerciale.
-Oggi sei la mia Schiava giusto?
-..si
-Oggi obbedirai ad ogni mio ordine, giusto?
-..Si.
Sapevo che ora si stava mordendo il labbro, cercando di non dare troppo nell’occhio. Avrei dato qualsiasi cosa per vederla.
-Voglio che indossi una gonna più corta, non volgare, ma qualcosa che metta in mostra le tue gambe.
-Non mi hai detto niente stamattina….
-Lo so
-Non posso tornare a casa
Eravamo decisamente lontani, lo sapevo bene.
-Sei in un centro commerciale giusto?
-vuoi che compri una gonna più corta?
-Lo so non è previsto e ti darò quello che spendi attraverso il sito.
-Non li voglio i soldi, voglio solo che mi dici se devo comprare una gonna più corta.
-Si e poi voglio che ti fai una passeggiata, che più persone possibili possano vedere quelle gambe.
-Ok. Ti scrivo dopo.
Visto l’orario sapevo che avrebbe cercato una soluzione comoda. L’avrei spronata io stesso a farlo se fosse stato necessario. Valutai le varie alternative cercando di tenere occupata la mente il più possibile. Passò mezz’ora circa, quando mi mandò la foto di prima, ma con una gonna nera sopra al ginocchio.
-Così va bene?
-Cosa vedi nel riflesso?
-Una puttana con la figa gonfia.
-Vai bene. Hai pensato dove andare? orgasmo negato, passeggiata, regalo del perizoma ad uno sconosciuto.
-Si, l’ultimo orgasmo lo nego nel parcheggio, poi raggiungo un bar del centro.
-No. Tre orgasmi negati in tre posti diversi.
Mi stava maledicendo.
-Colo. Ok. Il terzo sarà in un giardinetto.
Parlava del parchetto vicino al parcheggio. In quel momento deserto. La vidi uscire in quel momento, con quelle gambe perfette. Non tradiva l’eccitazione.
Mi sarebbe stato impossibile assistere anche a questo. Dovevo pensare al premio finale.
-Sono dietro ad un cespuglio. Se mi tocco vengo.
-Se vieni non mi sentirai più.
-Bastardo
-Negati questo cazzo di orgasmo lurida Schiava.
Non scriveva. Arrivò un vocale. La sua figa era sempre più fradicia, anche col perizoma dentro. La sua voce tremava, mi diceva che voleva venire. FIno a quando non sentii il silenzio ed un lungo respiro. Bastardo.
-Fatto
-Ora va a regalare quel perizoma ad uno sconosciuto.
Chiuse subito. Uscendo verso la macchina a passo spedito. I capelli erano arruffati, la camicia sgualcita. L’avrei violentata li sul cofano, lei me lo avrebbe permesso.
Non capivo più niente, era la prima volta che mi ritrovavo in una situazione simile. Era una prima volta per entrambi, anche se lei non lo sapeva.
CI mise un po, ma partii con me sempre a debita distanza. Cercavo di restare lucido, non volevo rovinare tutto sul finale.
Guardavo il cellulare, ma lei niente.
Si diresse verso uno dei pochi parcheggi della zona e subito si diresse verso il corso principale.
-Sento il bagnato tra le gambe mentre cammino.
-Come ti fa sentire?
-Troia
-Te lo sto ordinando io di farlo.
-..Lo so
-Stai obbedendo come una Schiava.
-Lo sono oggi.
-La Schiava di chi
Si fermò un’attimo in mezzo al corso.
-Tua
Un brivido arrivò direttamente al cazzo. Avrei potuto sborrare ora, una mano sopra i pantaloni e sarei venuto.
-Ti stanno guardando?
-Non lo so
Vedevo alcuni uomini girarsi per guardare il culo, ma lei non degnava nessuno di uno sguardo.
-Ti scrivo dopo, entro nel bar.
-Aspetto. Col cazzo duro
-Mmmmmm
Decisi di giocarmi il tutto e per tutto. Misi il cellulare silenzioso ed aspettai che entrasse nel bar della piazza centrale. Aveva scelto un posto con spazi comuni al bagno e senza ilrischio di avere qualcuno che bussava.
Ordinò un caffè e poi si diresse al bagno. Tremiva un po sulle gambe, ma il sorriso al barista tradiva una lussuria mal celata, visto lo sguardo che riservò il giovane al suo culo.
Entrai ordinando un caffè, leggendo distrattamente il giornale. Guardavo il cellulare con ansia, nascosto dalla gazzetta, scrisse.
-Posso venire?
-Si.
-Ordinamelo.
Tremavo.
-Puttana schifosa godi senza ritegno in quel fottuto cesso.
-Si
-Si cosa Schiava
Rincarai la dose.
-Si Padrone
-Godi. Ora.
A pochi metri da me la mia Schiava era inconsapevole del mio cazzo che pulsava nelle mutande, facendo colare copiosa la sborra nelle mie mutande.
-Mi sto venendo nelle mutande.
Tremavo. Pensai a Margherita, gli avrei fatto leccare la sborra che un’altra donna mi aveva tirato fuori dalle palle. Un brivido. Una foto.
Il suo perizoma nero, con evidenti macchie bianche era appoggiato al lavandino.
Uscì a capo chino, mentre scriveva sul cellulare. Non degnò d'uno sguardo nessuno. Avevo pensato di farmi trovare casualmente li, ma non ebbi nemmeno occasione di farmi notare. Sentivo il suo profumo. Brividi.
-Sto sconvolta.
-Dimmi cosa hai provato.
Entrai in bagno, lo vidi ed ebbi un tonfo. Con rapidità lo afferrai con la punta delle dita ed entrai in bagno.
-Quando mi hai ordinato di godere, non ce l’ho fatta.
Era fradicio, un forte odore di figa, di piacere, di perversione. Un sapore deciso, di orgasmo violento e frenetico.
-Sono venuta quasi subito, tappandomi la bocca per non gridare.
-TI hanno sentita.
-Non lo so.
-Ti hanno vista?
-No.
-Sei la mia Schiava?
-Si cazzo. Si.
Era la figa che parlava? non lo so. Non me ne fregò. Mi stavo godendo il mio trofeo, mentre il cazzo pulsava e si muoveva in mezzo alla sborra. Misi il trofeo nelle mutande, mischiando i nostri odori. Lei doveva tornare a casa ed io dovevo sbollire.
Quella sera la vidi dai neo nonni, era Emma, solo Emma. Non c’era nulla di Carla. Non c’era quel portamento, quella sinuosità nei movimenti. Una gran figa, ma che non era la creatura fatta di sesso e perversione che avevo visto al mattino.
Impazzivo.
Il giorno dopo mi chiese altri ordini, ogni giorno lo faceva ed ogni giorno li portava a termine. Ci furono momenti di tensione, dove per qualche giorno non mi scrisse, quando le chiesi che cosa ne pensasse nel sentire le mie mani prenderla a schiaffi. Anche Emma sparì in quei giorni, trovando scuse per evitare il caffè o una sigaretta la balcone. A Margherita disse che aveva litigato col compagno ed era scazzata. Credo si stesse rendendo conto che era tutto più reale.
Il rapporto riprese, aspettando i tempi giusti dettati da Emma. Fu tutto molto naturale per noi, tornare a chiedere ordini, ad obbedire.
Margherita sentiva che qualcosa non andava, non cercavo più di creare occasioni solamente con noi, ma erano più le volte che la facevo scopare da altri. La portavo al privè o in locali simili, stimolando la sua perversione in ogni modo, spesso pisciavo nel suo bicchiere al bar, davanti a tutti. Lei beveva facendo finta di niente. Vigilavo sempre sulla sua incolumità, non permettevo a nessuno di scoparla senza preservativo, ma trovavo piacevole farmi succhiare il cazzo dalla moglie, mentre il marito la inculava. Mi piaceva pensare dentro di me “guarda troia, come mi faccio svuotare il cazzo da lei e non da te. Guarda come il tuo Padrone ti umilia negandoti il suo cazzo”. Una cosa del genere l’avrebbe distrutta, era un colpo basso per lei, c’era un limite e questi miei pensieri li valicavano costantemente.
Riuscivo a gestire il momento giustificandole con un momento di stress lavorativo, la illudevo di darle importanza, quando in realtà quel tempo lo rubavo a lei per darlo alla sua cara amica del piano di sotto.
Dissi a Carla che avevo una fidanzata, le dissi il tipo di rapporto che avevo e questo placò per un po le sue domande su di me. Faticava a fidarsi del suo Padrone virtuale, ma si fidava del suo vicino di casa. Mi rendevo conto che sarebbe arrivato un momento in cui sarebbe scoppiato un casino. Lo avrei affrontato subendone le conseguenze, ma mai credevo che quelle emozioni virtuali potessero essere così vere. Non mi bastavano.
Col passare dei giorni la rivelazione di una fidanzata sottomessa, fa una componente delle nostre fantasie, immaginava spesso di usarla in modo brutale, di umiliarla in modi infidi e subdoli. Non so se lo facesse sapendo di eccitarmi o solo per eccitarsi, non me ne fregava nulla. La vedevo picchiare Margherita con la cintura che ora indossava al bar. Vedevo la bocca che ora si apriva in un sorriso, mordere una coscia della mia...non saprei. Margherita non la consideravo più una Schiava, era la mia svuotapalle. Il lavoro la assorbiva molto ed aveva lasciato troppe questioni aperte a casa, costringendola a continui spostamenti.
Era un lento distacco, talmente lento che non mi accorsi che col tempo, stavo concependo di rivelarmi ad Emma per quello che ero.
Un pomeriggio le scrissi
-Se un giorno ci vedessimo, come reagiresti?
-Non lo so. Non so nemmeno se mai ci vederemo.
-Lo vorresti?
-Non lo so…
-Se tu avessi l’occasione di sapere chi sono, la sfrutteresti?
-In che senso?
-Se ti dicessi che se tra 10 minuti ti provochi un’orgasmo in cantina, potresti avere l’occasione di sapere tutto di me?
Stavo scendendo le scale cercando di fare il minor rumore possibile, destinazione la porta della mia cantina.
-Non capisco.
-Vuoi sapere chi sono?
-Si
-Scendi in cantina e sbattiti la figa con 4 dita fino a quando non pisci dal piacere.
-Si Padrone.
Il cazzo pulsava. Si avvicinava quel momento.
Sento i passi e la porta del suo sgabuzzino aprirsi. Ed il rumore del tavolo che sbatte leggermente al muro. Come altre volte ci si era seduta sopra.
-Sono agitata.
-Sono dietro di te, la senti la mia mano?
Eravamo a meno di un metro, lei ignara ansimava. Sentivo la figa bagnata sbattuta con forza, poi breve pause per scrivere a me, poi ricominciava.
-Sento che cola per le gambe. Leccamela.
-Voglio sentirti godere come una vacca. Ora.
Non scrisse più, ma sentivo la sua voce, i suoi gemiti, sentivo le grida strozzate, una sinfonia di piacere che veniva strozzato in gola. Poi un lungo e profondo gemito, interrotto da piccoli singhiozzi. Il respiro affannato che un po alla volta, a fatica, si calmava.
-Sono venuta.
-Ho sentito
Il respiro si bloccò. Ad entrambi. Apro la porta del mio sgabuzzino.
-Esci e scopri chi è il tuo Padrone
-Ho paura
Smisi di scrivere, fu la prima volta che lei sentii la mia voce.
-Emma, esci.
-F...Fabio?
-Ho detto esci, Schiava.
La mia voce tremava, la calmavo a forza. Non avevo certezza di quello che sarebbe accaduto l’istante seguente. Potevo aver rovinato tutto, ma in mi resi conto che pensavo che quel tutto, per me, era quello costruito con lei. Dei casini con Margherita o nel palazzo, mi interessava ben poco.
Sembrava fosse la prima volta che i nostri occhi s’incontravano. Fabio ed Emma si erano incontrati tante volte, i loro occhi si conoscevano già. Il Padrone e la sua Schiava non si erano mai guardati fissi negli occhi. Erano due sconosciuti.
-Sei un figlio di puttana
Per qualche giorno quelle furono le ultime parole che mi disse. Ne io ne Margherita riuscimmo a metterci in contatto con lei. Il suo compagno ci disse che stava poco bene, un forte mal di testa e notai che aveva disertato alcune mattine dal sito. Sparita.
Una mattina arrivò una notifica da skype
-Non ci credo che sei tu
Uscii nel pianerottolo e mi misi davanti al portone di casa sua, mandando una foto.
-Ancora dubbi
Sentii la sua voce
-Ti sei divertito figlio di puttana?
-No, ti volevo
-Sono un gioco per te?
-No, sei reale. Sei vera come i brividi che mi vengono quando leggo i tuoi “Si Padrone”, come la voglia di baciarti che ho ogni volta che ti lecchi le labbra dopo aver bevuto un sorso di vino.
-Stronzo
-Ho sempre lasciato decidere tutto a te, son sempre stato chiaro e lo sarò anche ora.
Cercavo di controllare la voce, ma sentivo che tradiva l’emozione.
-Puoi decidere di salire tra 10 minuti, bussando alla mia porta e dandomi carta bianca. Sarai la mia Schiava e da quel momento tutto sarà reale, non si torna più indietro. Tu la Schiava io il Padrone.
-Oppure?
-Stasera alle 20 verrete a prendervi un aperitivo da noi, sarai solo Emma, non esisterà mai più nulla del Padrone e la sua Schiava, né faremo mai riferimento a quanto accaduto. Buoni vicini di casa.
Non aspettai risposta, salii le scale lentamente, marcando il passo. Ero nervoso. Non mi piaceva esserlo.
Chiusi la porta in modo fragoroso ed aspettai, sempre più nervoso.
Sentii i passi sulle scale, un nodo in gola. Bussò
-Padrone, mi apra per favore
Stava accadendo. Aprii la porta e la vidi in ginocchio, capo chino, mani dietro alla schiena.
-Mi offro a lei Padrone. Le do carta bianca
Impazzi. Mi slacciai i pantaloni.
-Capo chino Schiava, non alzarlo per nessun motivo.
Non ci volle molto che un getto di urina colpii il suo capo, tremò.
-Ferma cagna.
Scendeva dentro alla maglia, sui seni e sulla schiena.
-Ti accetto come Schiava. Alza il viso.
Gli ultimi schizzi la colpirono in viso, ma restò ferma, tremava si, ma non si muoveva.
Fu così che Emma divenne la mia Schiava, sul pianerottolo davanti a casa mia a prendersi il mio piscio in faccia.
-Ora torna a casa e aspetta i miei ordini.
-Si Padrone
Il ricordo di quel pomeriggio è molto ovattato, era un pensiero dietro l’altro, non avevo pensato a nulla, ne programmato nulla. Era stato l’istinto che mi aveva portato nel garage e sempre l’istinto a porle quella scelta. Pensai a Margherita, ci pensai molto. Fu la razionalità a portarmi a lei, fu la consapevolezza che era il suo percorso naturale. Emma era istinto, era irrazionalità, era uno stimolo continuo, era una scoperta nuova, nulla era garantito, nulla era scontato e tutto era sudato. Era passione pura.
-Sono sconvolta, ora cambia tutto?
-Si, ma è giusto che tu sappia tutto di me ora. Che cosa ne dici?
-Lui stasera ha il turno di notte.
-Lui chi?
-Il cornuto, stronzo.
-Ok trovo una scusa con Margherita e vengo da te.
-Margherita….cazzo
-Stasera capirai tutto.
Quella sera la passai a rimediare al casino fatto da Emma, ufficialmente era riuscita a resettare il router, ma fu una valida scusa per passare un paio d’ore da soli. Fu strano ma ora vedevo Emma e Carla insieme, i dettagli di una e dell’altra fondersi insieme.
Gli raccontai tutto di me, anche se il mio alter ego virtuale era abbastanza veritiero, gli spiegai del rapporto con Margherita, di cosa fosse per me prima e ora.
-Hai mai amato Margherita?
-Sinceramente non so cosa voglia dire amare, ci tengo a lei, ma non trovo più lo stimolo per usare la frusta, ne sento il bisogno di scoparla.
-Ma quindi lei cos’è?
-Da due mesi solamente un buco in cui svuoto le palle nel peggiore dei modi.
Rimase allibita, non era una frase nuova per lei, ma non aveva mai collegato chi la diceva e verso chi era rivolta.
-Emma io non sono uno stinco di santo, né probabilmente merito la fiducia di qualcuno in questo mondo. Se voglio una cosa, faccio di tutto per averla, perchè se la voglio veramente c’è un motivo. Non mi faccio prendere dai colpi di testa, tranne con te. Tu sei capitata nella mia vita quando avevo tutto quello di cui avevo bisogno. In poco tempo ho rimesso in discussione tutto. Non so perchè, l’ho fatto e ora siamo su questo divano.
-Mi fido di te, resto sconcertata per rendermi conto di come vivi la tua vita.
-Tu hai dato una sbirciatina a come vedo io la vita ed ora sei qui perchè vuoi il resto.
-Si.
Si affrettò a rispondere.
Da quella sera decidemmo di procedere per gradi, ritagliarci dei momenti per noi senza incasinare tutto. Inizialmente le cose non cambiarono, continui scambi di ordini sulla chat, ma era tutto più elettrico. Durante gli aperitivi spesso le ordinavo di non mettere intimo e di lasciare che Margherita lo notasse. Le prime volte non disse niente, ma un giorno mi chiese se avevo notato, negai e gli feci notare che lei non indossa mai intimo.
-Si perchè tu mi hai ordinato così
“L’ho ordinato anche a lei” pensai -Sarà un gioco di coppia, non farci caso.
CI eccitava questo gioco alle sue spalle. Ad un aperitivo a casa sua, si occupò lei degli aperitivi, ma vidi che durante tutta la serata si mordeva le labbra, se le martoriava. Le scrissi
-Che hai? sei agitata
Mi rispose con un video. Mi alzai con la scusa del bagno e vidi le immagini di un bicchiere con del liquido dentro su una sedia, bicchiere uguale ai nostri con motivi rossi. In primo piano una figa sopra, aperta ed un cubetto di ghiaccio che cade nel bicchiere. Due. Tre. Al quarto colò anche un po di umore, vidi il filo. Infine poche gocce di piscio, ma sostituì presto il bicchiere con un’altro con dei motivi verdi, che riempì per metà. Il video terminava così.
Tornai in sala e guardai di sfuggita i bicchieri. QUello col ghiaccio era di Margherita, quello verde di Emma. Il cornuto aveva un’altro tipo di bicchieri ed io non avevo ghiaccio.
Emma stava bevendo il suo piscio, come Margherita.
-La vacca non sa che sta bevendo anche il mio piscio Padrone.
-Sei perversa
-Mai come te.
Era vero.
In quel periodo io ed Emma trovavamo eccitante scopare con i nostri compagni, pensando all’altro. Spesso le spedivo audio dove Margherita gridava di dolore, mentre lei ricambiava con il suono di un pompino. Purtroppo era arrivata l’estate e le occasioni per restare soli, erano veramente poche con le vacanze scolastiche. Ogni tanto il neo Nonno teneva il bambino, dandoci modo per organizzare qualcosa, ma erano poche le occasioni e noi stavamo fremendo.
Emma mi fece notare come il neo Nonno fosse molto affascinato da Margherita, mi confidò di averlo visto qualche volta soffermarsi in sguardi mentre lei passava. Potevo sfruttare la cosa a mio favore? Perchè no.
Mi fermai a pensare che, se una cosa del genere l’avesse dovuta fare Emma, prima gliene avrei parlato, avrei chiesto il suo parere, avrei cercato di capire se le andasse bene. Trattandosi di Margherita glielo avrei semplicemente ordinato, conscio che la perversione di quel gesto l’avrebbe coinvolta. Non sapeva quale fosse la reale portata di quella perversione.
-Marghe, ho intenzione di vederti scopare con un vecchio.
-Un vecchio? come mai?
-Voglio vedere il tuo grado di depravazione, rimorchiarti un vecchio e farlo sfogare su di te. Una bella figa giovane, usata da un vecchio depravato.
-Mi fanno schifo i vecchi.
-Cosa pensi che me ne freghi di cosa ti fa schifo e cosa no?
-Scusa Padrone.
-Visto che fai l’insolente, ho deciso di scegliere per te chi sarà il vecchio.
-Hai già preso accordi?
-No, lui non sa niente.
-Lo conosco?
-Si, molto bene. è il Nonno al piano terra.
-Ma sei fuori??!?
-No.
-Ma vuoi far scoppiare un casino per tutto il palazzo?
-Se sarai una brava troia, non capiterà nessun casino. Ho visto come ti guarda, ti scruta il culo e un paio di volte mi è sembrato che ti spiasse dalle scale, mentre salivi. Parti da quello.
-E dove me lo dovrei scopare?
-Io ho promesso di non scopare nessuno sul nostro letto, mi aspetto che anche tu faccia lo stesso.
-Sul divano?
Stava già elaborando il suo piano.
-Puoi scopartelo dove vuoi, tranne che sul letto
Prima ci dovevo scopare io. Era la prima volta che lo pensai.
Finì li, lei si rimise a fare le sue cose e non ne parlammo più per qualche giorno. Sapevo che sarebbe partita di nuovo da li a 15 giorni, ormai si divideva tra due lavori e due città. questo scandiva il limite dei suoi ordini, ovvero prima della partenza.
Un giorno, tornai a casa dal lavoro nel tardo pomeriggio. Il neo Nonno mi salutò un po di sfuggita e lei era sul divano che mi aspettava, un po nervosa.
-Il neo Nonno è un porco schifoso
-Buonasera anche a te. Che è successo?
Mi raccontò così del piano che aveva messo in atto, già il giorno dopo l’ordine, fatto di gonne corte che non lasciano molto all’immaginazione, abbracci un po troppo affettuosi e di spettacoli regalati mentre saliva in auto o saliva le scale. Aveva notato che ormai il Nonno riusciva sempre ad incontrarla, per un motivo o per un’altro, ogni giorno. Quella mattina aveva indossato una gonna non troppo corta, ma molto fasciata, la stessa che indossava in quel momento. Come in alcuni film si appoggiò ad uno scalino per sistemarsi una scarpa, lasciando al Nonno una visione perfetta del suo culo. Si girò lentamente e vide bene il Nonno tastarsi il cazzo, ma ritrasse subito la mano. Ammise di sentirsi avvampare e quando andò a porre il buongiorno, lasciò che il vestito salisse un pelo facendo si che il Nonno non le togliesse gli occhi di dosso un secondo.
-Mi stava spogliando e scopando con gli occhi. Mi piaceva lo ammetto.
Il racconto proseguì con la proposta del Nonno di seguirla un attimo in cantina, dove ci sarebbero state delle mele appena colte da mangiare per merenda. Ma una volta che furono dentro, lui chiuse la porta, la prese per i polsi e la buttò sul tavolo. Uno simile a quello usato da Emma.
-Brutta troietta, ora ti scopo perché so che è quello che vuoi vero?
-Ma che fa! no guardi forse ha frainteso!
Ma il Nonno aveva già una mano tra le gambe e notò che non c’erano mutandine
-Se non vuoi il cazzo perchè non indossi le mutandine?
-Ahhh cazzo noo Fabio non vuole ahhh no il dito noooo la prego
Ma il vecchio la stava già fottendo con 3 vecchie e nodose dita nella figa, lei era scossa per la violenza che stava subendo, ma dall’altra parte la figa si stava bagnando perchè conscia che questa era la volontà del suo Padrone.
Mi confidò che sperava di cavarsela con un pompino ad un cazzo grinzoso e qualche goccia di sborra in bocca, invece si era trovata davanti un uomo totalmente rapito dall’istinto primordiale di un uomo di usare una donna. La intimoriva.
Tirandola per i lunghi capelli neri, la fece inginocchiare e l’occhio cade automaticamente sulle ginocchia, che ne portavano ancora alcuni piccoli segni.
-Fabio non vuole che tu usi le mutandine? allora si merita che gli trombo la fidanzata troia. Succhialo!!
Affondando il cazzo nella bocca della mia ...coinquilina?
Si lasciò trasportare dal racconto, dicendomi come puzzava di piscio e di chiuso, i peli bianchi nel naso, l’odore della cantina e della muffa, la fecero sentire sporca ed era consapevole che era quella la sensazione che le avrei voluto far provare. Mi ringrazio. Stupida.
Il racconto proseguì col cazzo che dalla bocca si spostò alla figa, prima con le gambe aperte sul tavolo e la lingua del vecchio sul collo e sui seni, per poi terminare con una lunga scopata a pecora, dove il Nonno non si risparmiò con schiaffi ed insulti di vario tipo.
-Non durò tantissimo, forse 10 minuti in tutto, ma si scaricò su di me con una tale forza e violenza, che temo le sue urla siano arrivate fino all’ultimo piano.
-Com’è stato farti usare da lui?
-Mi ha traumatizzata il modo in cui mi è saltato addosso, ma subito dopo ha iniziato a scusarsi, era molto preoccupato di cosa aveva combinato.
-Ecco perchè era tutto intristito…
-Si ha paura che ora scoppi un casino e mi dispiacerebbe visto che è stata tutta un’idea nostra.
“Di Emma vorrai dire”
-Allora vorrà dire che non sarà una botta e via, ma che ogni tanto vi permetterete una scappatella, così capirà che non si deve preoccupare e tutti saranno sereni.
-Vuoi che diventi la puttana del Nonno????
-Si. ti crea problemi?
Si bloccò, si leccò il labbro.
-No Padrone.
-Fatti furba e se hai bisogno di tempo, basta che mi avvisi prima.
-Ogni quante volte me lo devo scopare?
-A tua discrezione, ma almeno a cadenza settimanale se il cazzo del vecchio regge.
Avvisai Margherita che prima di partire, avrebbe dovuto scopare ancora col Nonno, una cosa fatta bene, invitato da noi mentre io ero fuori casa e scopato sul divano. Una tenera scopata che venne registrata per intero, da ben 2 angolazioni. Il video non era molto lungo, ma permetteva di riconoscere bene i volti e con quel video mi presentai alla porta del Nonno non appena Margherita partii qualche giorno dopo.
-Noi due dobbiamo parlare. So che ti scopi la mia fidanzata.
-Fabio scusa. non so che mi sia preso lei è giovane ….ci sta…
Lo rassicurai con un sorriso ed una mano sulla spalla
-Non preoccuparti, a me va bene così!
-Come?
-Si son sincero, non mi da fastidio che voi due scopiate, ma voglio qualcosa anche io.
-Non saprei cosa darti...soldi? non ne ho molti ma..
-Non scherziamo!! non ti chiederei mai dei soldi, ora ti spiego cosa mi serve. Io ed Emma abbiamo una relazione
Sgranò gli occhi
-TU ED EMMA??
-Si io ed Emma, non mi sembra tu possa farmi la morale
-Si, lo credo anche io. Continua pure…
-Margherita te la puoi scopare come e quanto ti pare, non mi serve che me la tieni fuori casa, ma se ci riesci benvenga. Quello che mi serve è che tu ti proponi di tenere il figlio di Emma qualche volta in più.
-Per lasciarvi carta bianca?
-Esattamente, a voi piace fare i nonni, si tratterebbe di tenerlo qualche serata magari. Io ed Emma abbiamo già trovato una scusa, ci servi solo tu.
-Quindi tu mi fai scopare la tua fidanzata senza intrometterti, mentre io ti copro le spalle? non mi sento molto a mio agio.
-Purtroppo questa non era una richiesta.
Feci play nel cellulare e la scopata di qualche giorno prima, con audio annesso, partì in un momento di forte eccitazione.
-Ma che cazz
-Da oggi tu ti scopi Margherita e mi spiani la strada con Emma, altrimenti questo arriva a qualche nipote.
Risparmio da queste memorie la serie di improperi che mi arrivò, ma poco m’importava. A lui veniva concesso di infilarle il cazzo in una figa come e quando voleva, a discapito di qualche serata su un divano a badare un bambino mentre la mamma lavorava coi nuovi clienti americani.
Fu così che nel giro di qualche settimana io ed Emma ci potevamo godere un po di tempo insieme, mentre il Nonno si godeva Margherita non appena ne aveva modo. Lei un po si lamentava di questa condizione, diceva che in certi periodi vedeva più il suo cazzo del mio, ma il vecchio porco riusciva a farla divertire abbastanza. Capitava che alla sera la chiamasse per una sveltina in cantina, oppure dietro casa appoggiati al muro, al vecchio piacevano le situazioni pericolose, cosa che faceva impazzire Margherita. Fu una sera che scendemmo un altro gradino verso il baratro della peversione
-Il vecchio vuole una sveltina mentre la moglie è dalla sorella.
-Hai capito il vecchio? ma non gli hai succhiato il cazzo anche oggi?
-Se ne fa anche due al giorno ogni tanto, ma la seconda non finisce più
-Come se ti dispiacesse fare la puttana per un vecchio perverso
-No stronzo, mi fa sentire una fottuta ninfomane
Disse sbattendo la porta alle spalle verso il suo cliente. Scrissi subito ad Emma.
-Esci subito sul pianerottolo e non fare rumore.
-Arrivo
La presi per mano e andammo verso la cantina. Si sentivano le voci del Nonno e di Margherita bisbigliare.
-Dai troia succhiami il cazzo
-Ma che porco sei?
-Dai prima che torni è da oggi che ci penso
-Due sborrate al giorno? mi vizi così mmmmmm
-ohhh siii che bocca
Lei mi lesse nel pensiero e si inginocchiò, iniziando a succhiarmi il cazzo come Margherita. La situazione mi stava eccitando, stavo scoprendo quanto amassi e quanto mi facesse godere umiliarla così e non ero il solo, vista la passione con cui la gola di Emma stava massaggiando la mia cappella.
-Alzati, stasera voglio sborrarti in culo
-Porco che non sei altro
Sentivamo i loro baci, le loro frasi mentre il vecchio stava cercando di incularsi la mia ragazza.
-senti sto culo com’è rotto ohhhh
Emma mi lesse nel pensiero e con un gesto felino si abbassò le panta, allargandosi il culo con le mani
-Entra Padrone
Bisbigliò
Sia io che il vecchio avevamo il cazzo piantato saldo nel culo della troia davanti a noi, scopandolo chi in modo furioso ed animale come lui e chi, come me, in modo lento e profondo.
Le urla di Margherita erano di vero piacere, si stava godendo veramente il cazzo del vecchio nel culo. Ci restai male
-Dai porco incula, schizzami tutto nel culo dai porco ahhh siiii
-Si si troia oggi la figa e stasera il culooo
-Si si si così così sborra nel culo della tua nipotinaaaaa
Trattenni a stento una risata, ma mi resi conto che ero ben lontano dalla sborrata ed il Nonno stava già riempendo il sacchetto di sborra.
-Si si li sento i tuoi schizzi, si si riempimi il culo
Mentre io ed Emma ci ricomponemmo, sconvolti ed accaldati, sentii un vero orgasmo di Margherita e le sue frasi mi fecero sorgere un dubbio. Una delle prime cose che le avevo insegnato era “Solo il tuo Padrone ti riempie di sborra”, questa sua mancanza porgeva il fianco ad una soluzione a questo problema.
Arrivai in casa poco prima di lei, che era tutta sconvolta.
-Scusa il ritardo, oggi non veniva più.
-Fermati qui e calati il perizzoma.
-Mi rinfresco prima
-No, calati leggengs e perizzoma. Ora
Era nervosa, ma obbedii. La feci piegare e divaricare le natiche, cosa che fece con un po di timore.
-Ti sta colando la sborra di quel vecchio fuori dal culo.
-Padrone, posso spiegare…
-No. Sai chi ti può venire dentro?
-Si, il mio Padrone….tu.
-Ora ne hai due di padroni.
-Cosa???? no non sarò mai la Schiava di quel vecchio!!
-Vuoi avermi sotto lo stesso tetto? vuoi che io ti consideri ancora qualcosa di più di una ragazza?
-Mi stai dicendo che se non sarò anche la sua Schiava, non potrò essere la tua?
-Esatto. Scegli.
-Ok Padrone.
Fu una decisione veloce la sua, forse dettata più dalla paura che dalla razionalità. Poco importava.
-Bene, hai un mese per mandarmi un file audio del vecchio che ti accetta come Schiava. Fino ad allora noi resteremo in attesa, una normale coppia.
Pensavo solo al futuro con Emma, mandando a rotoli il passato con Margherita. Non m’importava, il Nonno avrebbe pensato a lei ed io avrei avuto più tempo per la mia vera Schiava.
Parlai col Nonno il giorno dopo, gli spiegai il tipo di rapporto che avevo con Margherita e gli dissi che gliela donavo. Gli raccontai del file audio e di tutto il piano, lo avrei aiutato e assistito, ma questo prevedeva da parte sua un impegno maggiore nel tenermi il campo libero con Emma.
-Accetti di fare il Nonno un po di più, per poter avere a tua totale disposizione una troia come Margherita?
Chi direbbe di no ad una proposta simile? fu così che iniziò un doppio addestramento, Emma come Schiava ed il Nonno come Padrone. La componente che trovavo più eccitante, senza capirne il perchè, era che tutto questo avveniva alle spalle di Margherita.
Uno dei tabù di Emma era il sesso con estranei. Aveva avuto col cornuto esperienze con altre coppie e qualche singolo, ma sempre gente valutata e poi conosciuta. Mi disse che spesso lui proponeva cose a tre con qualche singolo, magari conosciuto in un locale o mettendo annunci, ma a lei non era mai scatta la scintilla. Non era mai riuscita a dirgli di sì, anche se la sua fantasia le diceva ben altro.
Fu così che mi misi ad organizzare una serata per svezzarla. Con Margherita non ci fu bisogno di questo percorso, fin dalla prima volta non si fece problemi a prendere cazzi sconosciuti. Con Emma era diverso, nemmeno lei sapeva più cosa voleva e cosa no. Lo avremmo scoperto insieme.
-Venerdì sera riesci ad essere libera?
-Fino a che ora?
-Fino a quando non dici basta.
Ci mise qualche minuto a rispondere
-Giovedì?
-Fino a che ora hai la serata libera?
-Lui fa notte, dobbiamo essere a casa entro le 8 del mattino.
-Giovedì sia. Ti manderò i dettagli.
Margherita sarebbe rimasta fuori città fino al weekend.
iniziai ad organizzare la serata, contattando l’ormai fidato club privè per prenotare la stanza del glory hole e spiegare cosa avevo in mente. Ovviamente Claudio, il proprietario, era sempre molto disponibile, aiutandomi ben più del previsto e dandomi il tempo di preparare il resto della serata.
-Quando esce ti spoglierai completamente, indosserai un paio di scarpe, quelle col tacco più alto ed una borsetta. Ti aspetto esattamente 2 minuti dopo aver sentito la porta di casa tua chiudersi.
-Si Padrone.
Guardavo dalla finestra il cornuto uscire dal portone, in quell’istante lei bussava.
-Puntuale Schiava.
-Ero già nuda ed avevo già preparato tutto. Ho fatto finta di andare a fare la doccia.
-Sul letto c’è tutto quello che dovrai indossare ed avere con te stasera. Sbrigati.
Tornò qualche minuto dopo con addosso lo spolverino nero di Margherita e la sua borsa.
-Tu sei pazzo
Mi avvicinai aprendo leggermente lo spolverino. Nuda. Infilai due dita nella sua figa ed era completamente fradicia.
Uscimmo di gran carriera, ormai coperti pienamente dal Nonno, dirigendoci rapidi verso il club.
Ormai vicini chiamai Claudio come da accordi.
-Stiamo arrivando...Si ora la indossa, avvisali di non farci passare dal guardaroba...Grazie a dopo.
-Che succede?
Era nervosa. Molto.
-A breve arriveremo in un locale, tu ora indosserai la maschera e raccoglierai i capelli in una coda, che nasconderai sotto al cappotto.
Iniziò ad armeggiare con la borsa ed i capelli
-Chi era al telefono?
-Claudio il proprietario, ha fatto in modo che qualcuno all’entrata ci accompagni direttamente in una stanza che ho prenotato.
Non parlò più, capiva che le mie richieste erano per mantenere la sua privacy e capì che avevo organizzato tutto già da tempo.
-Sei un pazzo
Mi baciò con trasporto, nel parcheggio, facendomi sentire tutto il suo corpo contro il mio, incurante se altri occhi ci potessero vedere. Un bacio nuovo, normale. Piaceva ad entrambi.
Indossò la maschera e prese la mia mano.
-Andiamo Padrone?
Il cazzo iniziò a gonfiarsi
-Signori buonasera, seguitemi per cortesia
Disse il ragazzo in maglietta nera, facendoci attraversare il locale senza attirare troppo l’attenzione, fino ad una porta con un cartello “Festa Privata”.
-Prego signori, buon proseguimento.
Feci un cenno d’assenso ed entrammo, lei restò un po frastornata.
-Hai mai sentito parlare di glory hole?
-Si Padrone
-Quindi sai come funziona, da una parte ci stanno i cazzi e dall’altra le troie.
-Si Padrone, io sto dalla parte delle troie immagino.
-Brava Schiava.
-Entra li dentro ed appendi il cappotto fuori. Quando sei pronta bussa 1 volta sulla parete, arriverà il primo cazzo. TUTTI avranno il preservativo, ti è vietato toglierlo e toccare qualsiasi cazzo che non ne abbia uno.
-Si Padrone
-Quando il ragazzo dall’altra parte starà per sborrare, busserà alla parete per avvisarti in modo da farlo concludere degnamente. Quando sarai pronta bussa ancora 1 volta e ricomincerai da capo. Quando sarai esausta e ti vuoi fermare, oppure ti verrà offerto un cazzo senza preservativo, bussa ripetutamente sulla parete, la stanza si svuoterà e verrò da te. Ti è vietato parlare e toglierti la maschera. Per il resto quello che farai con il tuo corpo e quel cazzo, sono affari tuoi.
-Non capisco, cosa devo fare Padrone?
-L’ordine è far sborrare ogni singolo cazzo che entra in quel buco. Come. lo decidi tu.
-Si Padrone.
Claudio aveva superato se stesso, gli avevo detto di trovare un po di gente per il gloryhole, ma quando lei entrò e si abbassarono le luci, da un’altra porta entrarono una decina di ragazzi e uomini, tutti con profilattico in mano e cazzo pronto. A tutti era stato detto di non togliersi il profilattico, Emma avrebbe fatto il resto.
Il primo era un ragazzo molto giovane, bel cazzo che si segava furiosamente.
Un colpo sulla parete. Era pronta.
Come lo infilò nel buco, la faccia del ragazzo si deformò dal piacere
-Porca troia che cazzo di bocca siii cazzo siii
Emma stava probabilmente succhiando il primo cazzo di uno sconosciuto. Un brivido sulla schiena, volevo vederla all’opera, ma quello per ora era un momento suo.
Durò circa 5 minuti il ragazzo iniziò a battere furiosamente sulla parete, seguito da un grido strozzato in gola ed il corpo contratto in uno spasmo di puro piacere
-CAZZOOO che bocchinara che sei ahhhhhh siiiiii
Si staccò velocemente uscendo dalla porta laterale, subito un’altro giovane prese il suo posto. Emma già aveva battuto per chiedere la sua razione di cazzo.
Fu una delusione, forse durò 1 minuto ed iniziò a subito a bussare
-no no no no no no CAZZO CAZZO CAZZOO MERDAAAAAAAAA
Mi guardò sconvolto ed imbarazzato, gli feci segno di non preoccuparsi e di andarsi a riprendere. Poverino…
Fortunatamente gli altri erano più navigati e durarono abbastanza da permettere ad Emma di sentirli in altri buchi.
-Porca troia questo è il culo.Sii troia tutto in culo ahhh ma questa è una vera troia!!!
-Si, una delle migliori in città
Replicai, sicuro che il commento avrebbe stimolato Emma a dare il massimo, cosa che fece facendolo capitolare poco dopo.
-Hai il culo che sembra una figa cazzo aspetta aspetta sborro ohhhh cazzzooooooooo siii
Così fu il quarto ed iil quinto che ci mise abbastanza a venire, forse anche 40 minuti.
Immaginavo che Emma fosse stremata e sconvolta, ogni tanto bussava senza rendersi conto che era sempre lo stesso cazzo.
Quando anche questo venne in modo fragoroso, Emma bussò in modo fragoroso facendo svuotare subito la sala.
-Tutto bene?
-Si ma entra e dammi il tuo cazzo.
-mi stai dando un’ordine Schiava?
-No, si non lo so, ti prego ti supplico ti imploro entra e dammi il tuo cazzo Padrone
Lo diceva mordendosi il labbro, leccandolo, sbavando. Stava godendo come raramente le era capitato, ma voleva rendere tutto perfetto, voleva che io fossi con lei.
-Entrate per favore.
TUtti di nuovo sull’attenti, circa 10 cazzi duri pronti per un’altro giro, alcuni il secondo altri erano ancora al primo.
-A breve entrerò dentro con lei, quando lo infilerete nel buco ci sarà la sua figa o il suo culo. Dovete alternarvi ogni 5 minuti fino a quando non sarete venuti. Una volta sborrato potete uscire e parlare con Claudio.
Entrai con Emma, che aveva sentito tutto. Il suono della sua figa fradicia scopata dalle sue dita mi mandava in estasi, estrassi il cazzo, mi sedetti sulla sedia ed Emma, ormai conscia di cosa sarebbe accaduto, si mise in posizione.
-Succhiami il cazzo Schiava
-Non aspettavo altro Padrone.
Gli occhi si chiusero qualche istante, poi sentivo il suo corpo assecondare i colpi del primo cazzo che la stava scopando. Di riflesso il mio cazzo entrava nella sua gola, ne sentivo le pareti strette sulla cappella, la lingua che solleticava le palle e le labbra che massaggiavano tutta l’asta. Un pompino fantastico, con i suoi occhi che saggiavano ogni mia reazione e godevano del mio piacere.
I cazzi si alternavano nel suo culo e nella sua figa, regalandole orgasmi su orgasmi che puntualmente strozzavo nella sua gola, aumentando a dismisura il mio piacere. Sarei capitolato diverse volte, ma lei riusciva a gestire il piacere di entrambi portandoci in un limbo di piacerebbe perenne.
Dietro di lei sconosciuti stavano scopando il suo culo e la sua figa senza sosta, le prime grida di piacere si facevano sentire, spesso seguite da un suo orgasmo strozzato in gola e le mie palle strette tra le sue mani a ritardare un’orgasmo che mi avrebbe devastato. Persi negli occhi dell’altro, avevamo perso la cognizione del tempo, fummo destati dalla voce di claudio.
-Io sono l’ultimo
Il porco voleva prendersi la sua fetta di troia. Cercai di raccogliere le ultime briciole di lucidità rimaste e gli dissi
-Schiava quello che ti sta per scopare è quello che ha organizzato tutto.
Poi le presi il volto tra le mani, avvicinandolo al mio quasi a volerla baciare ma sputando in viso, per poi rigettarla con la gola sul mio cazzo. Quasi subito Claudio iniziò a scoparla con forza e violenza. Da come Emma ingoiava il mio cazzo con violenza, sospetto le stesse scopando il culo, cosa che la faceva impazzire per il misto di dolore e piacere, che rifletteva con pompate violente e profonde sul mio cazzo. Non sarei durato a lungo.
Si staccò un istante e guardandomi fissa negli occhi lessi il suo labiale.
-Ti fidi di lui?
Claudio non era uno sprovveduto ed in quei mesi aveva dato prova di avere la testa sulle spalle.
-Si
-Voglio farmi venire in bocca. Posso Padrone?
-Si
Rimasi spiazzato quando si alzò e invertì le posizioni. Senza lasciarmi il tempo di dire niente imboccò il cazzo di claudio e si sedette sul mio cazzo, iniziando a muovere il bacino in modo convulsivo. Impazzivo.
Claudio non capiva più un cazzo, ripeteva che stava godendo come un porco, che stava per sborrare intervallando il tutto con imprecazioni e bestemmie. Emma sembrava non aver fine, succhiava quel cazzo con tutta la forza che aveva in corpo, strappò il preservativo e quello fu il momento in cui Claudio venne.
Urlò tutto il suo piacere, mentre il bacino di Emma non smetteva di muoversi e di prendersi il cazzo del suo Padrone. La sua figa iniziò a contrarsi, un’orgasmo dopo l’altro a cui non potei fare altro di unirmi gridando tutto anche io tutto il mio piacere, mentre Emma stava prendendo in bocca la sborra di uno sconosciuto ed in figa quella del suo Padrone. Se lo prese tutto quel piacere, non si staccò subito dai nostri cazzi, ma anzi aumentò il ritmo delle pompate su entrambi. Iniziai a prendere a schiaffi il suo culo con violenza, questo le faceva dare colpi ancora più decisi. Sembrava che il mio cazzo non smettesse più di venire.
-Basta ti prego bastaaaaa cazzoooooo
Fu Claudio ad alzare bandiera bianca. Emma si fermò, quasi a rendersi conto che aveva vinto una gara.
-Porca puttana ragazzi..sconvolgente.
Ne io ne Emma riuscivamo a parlare, lei seduta sul pavimento, io accasciato sulla sedia, ognuno perso negli occhi dell’altro. Ansimanti, sconvolti.
-Prendetevi il tempo che vi serve, di la c’è un piccolo spogliatoio con una poltrona ed una doccia. Quando volete andare via, mandami un messaggio che ti faccio venire a prendere.
Fu lei che rispose, con un flebile e affaticato grazie.
Ci volle un po di tempo, ma riuscimmo a spostarci nella stanza a fianco dove lei si lavò e riposò un attimo. Riprese le forze fummo accompagnati all’uscita e da li tornammo a casa. Fu normale salire le scale insieme, ignorare il suo appartamento e dirigerci direttamente verso il mio. Pochi passi e ci mettemmo in camera da letto, sotto le coperte, stanchi ma appagati. Poche ore di sonno, insieme, sarebbero bastati.
Quando il mattino seguente mi svegliai e la vidi sotto le coperte vicino a me pensai che forse, quel giorno, non ci credevo veramente.

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