Dalla finestra il panorama è migliore

Scritto da , il 2019-12-04, genere etero


Viki si guardò intorno per vedere che Due-Schizzi non la vedesse e poi, rapida come un fulmine, mi trascinò nel primo vicolo che avevamo a tiro.
-Ma non dovevamo andare a ballare?...- farfugliai
-Certo, ma prima mi devo far perdonare per quello che ti ho fatto e ci dobbiamo lavare: facciamo un odore stranissimo-
Corremmo a perdifiato fino all’uscio di casa sua e salimmo le scale fino al primo piano; Viki arrivò in cima e, al buio, si spogliò rimanendo nuda. Poi, senza staccarmi gli occhi di dosso, si spostò fino al davanzale della finestra dalla quale, attraverso le stecche della persiana, filtrava la luce dei lampioni del borgo. Le lame di luce le accendevano i capezzoli, il collo e la parte alta delle cosce. Avanzò fino al davanzale, si tolse le mutandine e, con le cosce oscenamente aperte si mise a pecora appoggiando i gomiti sul marmo della serranda.
-Sono fradicia e ti voglio dentro. Non usare quel dannato preservativo che hai in mano; prendo la pillola e ti voglio solo per me…-
Il cazzo mi faceva un male bestia ma una volta libero dalla stoffa svettò ancora una volta eretto e scappellato. Mi spogliai completamente e sputai un grumo di saliva sulla mano per bagnare la punta dell’uccello.
-Cazzo fai. Scopami!-
-Abbi pazienza un attimo…- mugolai mentre mi arrampicavo dentro di lei salendo sul davanzale e spostando lo scroto all’indietro tra le mie cosce per infilarlo nella fica. Un palo di ferro si trovava tra le spallette per proteggere chi si fosse affacciato da un’ eventuale caduta ed io mi ci artigliai con le mani bloccando le gambe tra i fianchi stretti di Viki. La sua schiena nuda brillava di riflessi perlacei dati dal sudore e dall’aria pesante, di sesso, che emanavano i nostri corpi. Portai le mani sui suoi seni, saggiandone la pienezza, la loro rotondità e titillando i capezzoli tra indice e pollice.
-Adesso ci divertiamo- sogghignai
La risposta di Viki fu un lungo lamento mentre sbattevo con il glande contro la cervice.
Non avevo fretta di scoparla. Lo avevamo già fatto in precedenza quel giorno; volevo anzi gustarmi più possibile il suo calore e rimanerle abbracciato ed incastrato dentro.
Le mie spinte erano profonde ma leggere, senza violenza; percorrevo con le mani la sua pelle stupenda, le baciavo e leccavo il collo sudato mentre oramai Viki era preda del piacere come mi accorsi poco dopo quando venne, contraendo i suoi muscoli vaginali attorno al pisello, lubrifincandolo dei suoi liquidi biancastri che, tra una spinta e l’ altra fuoriuscirono poi tra le labbra colando fin sul clitoride che le accarezzavo con la mano sinistra.
-Sei un dannato str…sei sempre più duro- boccheggiò passandosi la lingua tra le labbra e chiudendo gli occhi; avevo infatti preso a muovermi dentro di lei ancora più delicatamente indugiando nei primi centimetri della passera con dolci colpetti di cappella alternati agli affondi.
-Sei te ad essere sempre più fradicia e zoccola-
-Le zoc…col…e si u…sano, non s…i amano- balbettò cercando di riaversi ma aumentai il ritmo della chiavata provocandole un nuovo orgasmo tra un gemito e un altro.
Per fortuna che in paese, nella via sottostante c’ era la musica a palla; mi sentivo sicuro ed impunito perché nessuno ci avrebbe scoperti ma proprio in quel momento apparve sotto le finestre Due-Schizzi il quale, incredibilmente, non era solo.
La “maiala”, una troia col pedigree famosa in tutto il circondario del paese, era con lui e come potei constatare qualche secondo dopo quando il citto si mise a sedere sulla panchina accanto al suo uscio di casa, aveva le mani sul suo cazzo, già mezzo duro. Con noncuranza il ragazzo si calò i pantaloncini fino alle caviglie e, senza alcuna delicatezza, prese la testa della zoccola calandola sull’ uccello; come quella cominciò la ciucciata, lo stronzo abbandonò il capo all’ indietro con gli occhi che, guardando verso l’alto sembravano fissarmi. Non poteva ne vederci ne sapere che fossimo li ma sentirci questo si perché anche se la musica era forte, Viki gemeva e strillava sempre di più.
-C’ è quello stronzo del tuo ragazzo qua sotto con la “maiala”-
-Figliol d’ una zoccola- si riebbe Viki
-Non facciamoci sentire che sennò so’ casini- le sussurrai leccandole l’orecchio tra una spinta e l’altra. Per essere più convincente le misi tre dita in bocca, arpionandole la testa per tirarla indietro. Non poteva urlare ma in compenso la sua bava da cagna eccitata le colava dagli angoli del labbro inferiore bagnandole i seni e finendole sulla patata dove si univa ai suoi liquidi.
La mia resistenza si stava esaurendo con le palle che mi formicolavano, segno che ormai mancava poco. Accelerai di botto, prendendo un ritmo forsennato con Viki che reggeva alla grande e anzi spingeva deliberatamente il culo contro le mie palle.
-Non fermarti Jack! Non ferm…- mormorò prima che il seme le scaldasse il ventre. Da canto mio potei constatare che avevamo goduto proprio quando la “maiala” aveva cominciato a tossire perché Due-Schizzi le stava sborrando in gola.
-Non muoverti- le intimai sfilando il cazzo ormai mezzo moscio; mi spostai di qualche metro e presi la reflex che avevo portato con me.
Aprii delicatamente le ante della persiana quel tanto che bastava per far entrare la luce della luna che stendeva il suo bianco velo sulle distese di boschi delle montagne che circondavano il paese e anche sull’angelico corpo di Viki.
La ragazza si trovava ancora immobile, con la parte alta del busto oltre la protezione della finestra; la vita stretta si apriva nei suoi seducenti ampi fianchi e nelle natiche tra le quali si intravedeva distintamente il rivolo lattiginoso di liquido seminale che cadendo, aveva disegnato due piccole chiazze sul parquet in ulivo del pavimento. Si reggeva al davanzale solo col busto perché le gambe le avevano ceduto: era così inerme, con le cosce tornite, sudate e rigate di sperma, aperte a V e le rosee piante dei piedi che toccavano terra.
-Gira la testa verso di me-
Si voltò con un'espressione stravolta ma molto seducente, ruotando le spalle: le tette, sode e con i capezzoli dalle ampie aureole rosa, erano lucide di sudore e saliva. Mi facevano impazzire queste sue mammelle tanto che sarei rimasto tutto il giorno a fissarle estasiato ma feci click. Avevo davanti a me una ragazza stupenda con il ventre colmo di seme caldo, il mio seme che per ben tre volte le avevo donato quel giorno.
-Sei stupenda- le dissi e già mi stavo innamorando.



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