Lei

Scritto da , il 2019-12-02, genere etero

La vedo entrare dalla porta del bar.
Con decisione cammina verso la cassa e ordina qualcosa. La guardo pagare, girarsi, uscire e sedersi a due tavolini da me. Cerco di dissimulare e con gli occhi torno alla rivista che sto leggendo; non faccio neanche finta di leggere, sto solo cercando di sentire il suo profumo sopra la mia tazzina di caffè che prontamente bevo prima che si raffreddi. Mentre rollo una sigaretta sto pensando a cosa potrei dirle.
Stento a credere ai miei occhi quando lei estrae dalla borsa una rivista di musica e si mette a leggere. Se fossi un uomo andrei lì e le sfoglierei le pagine fino alla recensione di un mio gruppo, pieni voti. Rido con me stesso e accendo la sigaretta.
Il mio sguardo percorre il suo vestito leggero fino ai sandali di pelle, i cui lacci salgono sulla gamba creando un intreccio perfettamente simmetrico. Normalmente inizierei a pensare a quanto ci abbia messo per legarli così, in questo momento invece mi ritrovo a sognare di sbrigliare quei nodi lentamente per poter baciare i suoi piedi. Mi darebbe del pervertito probabilmente. Impuro, sporco. Deviato. Vomitevolmente umano.

Eppure non posso farne a meno, la guardo ancora una volta, sento le mie mani sul suo viso mentre la bacio appassionatamente. Sentirà che ho appena fumato, le farà schifo senza alcun dubbio. Sento i suoi capelli fra le dita, il profumo di pulito dei suoi vestiti, tutta la leggerezza che porta il suo sorriso.
Le mani percorrono la sua schiena, sento i suoi seni contro di me, vorrei stringerla fino a inglobarla dentro di me, vorrei sentire la sua perfezione nelle vene. Non c’è bar, non c’è tavolino, non c’è niente, ci siamo noi due nel vuoto; beh, ci sono io nel vuoto.
Il vestito cade, l’intimo non c’è, i miei occhi non reggono, li sento saturarsi e la vista si oscura; inizio a baciare le sue spalle alla cieca, le sollevo i capelli e le bacio tutta la schiena, salendo e scendendo continuamente fino a passarle la punta della lingua dal fondo della schiena fino alla nuca, scatenando in lei un brivido che la scuote. Mentre in piedi continuo a baciarla da dietro, le mani si portano sui suoi seni perfetti, abbondanti ma non esagerati, candidi e soffici. Mi sento fuori luogo, impacciato, inadatto alla sua bellezza.

Quando torno davanti a lei siamo entrambi nudi e in piedi. Riprendiamo a baciarci ma questa volta c’è una parte di me che si intrufola tra le sue gambe e inizia a sfregare lentamente. Mentre le lingue si incontrano la sento farsi scivolosa laggiù, ansima e mi morde il labbro, mi guarda e sorride imbarazzata. Mi sento in colpa per quello che sto facendo, mi sembra di imbrattare un’opera d’arte: cerchi di toccare la perfezione ma quando la tocchi non è più perfetta, l’hai modificata, forse rovinata. Vorrei avere la forza di fermarmi.
Invece sento le sue unghie sulla schiena, all’inizio quasi fanno il solletico ma con l’aumentare dei suoi ansimi si fanno più decise e le sento graffiare, un leggero dolore che non fa altro che farmi sentire vivo. La sento venire tra le mie braccia con un lunghissimo respiro, un suono poetico che vorrei avere come sveglia tutte le mattine per ricordarmi che c’è ancora qualcosa di bello al mondo.
Trattengo un grugnito e schizzo per terra come un cane.

Intanto lei ha mangiato una brioche e bevuto il suo cappuccino. Si è messa a leggere degli spartiti, potrebbe essere una musicista; questo mi apre le possibilità, posso andare da lei e chiederle se voglia suonare insieme, potrei chiederle che parti stia leggendo, potrei informarmi su quale musica le interessi e su come viva l’arte, cosa pensi del talento, come veda la musica moderna.
Potrei.
Mi alzo, pago il mio caffè e torno al lavoro. La perfezione non è per noi che strisciamo nel fango.

“I still wave at the dots on the shore
I still beat my head against the wall
I still rage and wage my little war
I’m a shade and easy to ignore.”

Porcupine Tree, “Buying New Soul”

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