Bowling

Scritto da , il 2019-12-02, genere esibizionismo

«E questi cosa sono?»
Cecilia guardò il suo ragazzo senza capire prima di rispondergli.
«Jeans?»
Luca le guardò ancora una volta le gambe con espressione per nulla entusiasta, le girò attorno con calma e non si fece alcun problema ad accarezzarle il culo.
«Scherzi? Non vanno assolutamente bene.»
Cecilia non capiva. Li aveva sempre indossati e non c'erano mai stati problemi. Per un attimo pensò che si fossero rotti senza che se ne fosse accorta e controllò subito, senza trovare nulla che non andasse bene.
«Cosa stai dicendo?»
Restò immobile mentre si portava davanti a lei e la guardava con fare impassibile.
«Sto dicendo che adesso torni in casa e vai a cambiarti.»
Prima ancora di pronunciare l'ultima parola lo vide scivolare dietro di lei e ne sentì le dita scostarle una ciocca di capelli. Si abbandonò a quella carezza chiudendo gli occhi. Con un tocco gentile, persino in contrasto con il tono duro che stava usando, le scoprì un orecchio. Quando glielo morse con passione, Cecilia sentì un brivido attraversarle tutta la schiena.
«Amore... ti prego... siamo per strada...»
Per quanto fosse sera e buio e per quanto talvolta si divertisse a dare spettacolo, cercò di fermarlo. Non era certa di volerlo davvero, adorava quando la provocava, ma non poteva concedersi così facilmente.
Lui però non solo non sembrò interessato a questo dettaglio, ma le afferrò con decisione un seno.
«Allora vai a cambiarti» le ordinò, «metti quella gonna nera che mi piace tanto... e le autoreggenti.»
Per un attimo le si fermò il cuore.
Per un attimo le morì il fiato in gola.
Ricordava quella gonna fin troppo bene.
Cecilia sentì un brivido di eccitazione e di vergogna arrivarle dritto al sesso al solo pensare di indossarla.
Era una gonna nera, semplicemente nera, e neanche troppo lunga. A fatica le avrebbe coperto l'orlo delle calze stando in piedi, figurarsi quando…
«Dobbiamo andare a giocare a bowling… io non credo che…» Parlò con un filo di voce. Non perché avesse paura di contestare Luca, non sarebbe certo stato il loro primo litigio, ma perché immaginarsi con quell'abbigliamento sulle piste da bowling le scaldava l'animo al punto da lasciarla senza fiato.
«Io credo che sia adatta.» La voce di Luca ora si era fatta più bassa e profonda e lei lo adorava quando le parlava in quel modo. La faceva sentire unica al mondo. La faceva sentire speciale. La faceva sciogliere come ghiaccio sotto il sole d'agosto e fu un disastro per il suo intimo quando lo sentì scendere con piccoli e delicati morsi dall'orecchio lungo la curva del collo. Un disastro a cui lei non poteva e non voleva sottrarsi e, anzi, lo favorì, piegando leggermente il capo.
«Amore...»
Cecilia sentì la mano abbandonare la presa sul seno, scivolare sul fianco, accarezzarle la cresta iliaca per arrivare infine sul sedere e afferrarle una natica. Fece fatica a trattenere un gemito e spalancò la bocca cercando ossigeno.
«Pensa, quando ti piegherai in avanti per lanciare la palla tutti vedranno l'orlo delle calze.»
«Ti prego…»
Luca le insinuò la mano tra i glutei, tra le cosce, cercando di arrivare dritto al sesso, facendole capire quanto in quel momento fosse ben poco interessato alle sue preghiere.
«Forse... anche qualcosa in più... e sai cosa penseranno?»
Il cuore di Cecilia prese a battere senza controllo. Il suo sesso era senza controllo.
Quanto avrebbe voluto che, al posto di quella mano, ci fosse stato qualcosa molto più di suo gradimento.
«Così no...» La mano non smise di muoversi. Ogni istante si faceva sempre più impegnativo parlare. Quante volte avevano fatto fantasie del genere? Quante volte si erano eccitati insieme in situazioni in cui lui la portava a esporsi? Ma farlo per davvero cambiava tutto. Rendeva tutto molto più...
«Cosa penseranno di te?»
Non osò nemmeno immaginarlo.
«Io... io non lo so...»
Cecilia si stava vergognando. Da morire. E il suo sesso reagiva fin troppo bene. Quella mano poi… nonostante ci fossero i jeans nel mezzo riusciva a sentirne la presenza e quasi non si rese conto di aver iniziato a muovere lentamente il bacino per accentuarne le carezze. Il suo sesso era diventato troppo sensibile e ormai era certa che non sarebbe più potuta uscire con quei jeans, tanto si sentiva bagnata.
«Ogni volta che vorrai sederti vedranno l'orlo delle autoreggenti. Ogni volta che lancerai una palla ti dovrai piegare e tutti vedranno chiaramente cosa indossi.»
Cecilia si sentì morire. Era terribilmente scandaloso, non poteva farlo sul serio, non era possibile che Luca glielo stesse chiedendo davvero. Eppure… d’altra parte quella fantasia la eccitava senza controllo.
Il suo ragazzo aveva girato la mano, l'aveva insinuata tra le sue cosce senza più trattenersi e le aveva preso il sesso nel palmo. Neanche si era resa conto di aver allargato le gambe per aiutarlo in quel movimento.
«Penseranno che sei una puttana, una puttana esibizionista. A vederti vestita così per giocare a bowling penseranno che sei in cerca di cazzi. Lo sai, vero?»
Aveva la mente annebbiata dal piacere, dalle parole e dalla fantasia. Non fece più segreto di strusciarsi sulla mano di Luca cercando il piacere, cercando l'orgasmo.
«Sì... lo so...»
Fu tutto quello che riuscì a dire.
«Vorranno scoparti, tutti quanti.»
Cecilia sentì le gambe molli e fu solo perché Luca la stava sorreggendo che non cadde.
Quella fantasia... quella mano... la stavano mandando ai matti.
«Saranno tutti gentili e sorridenti con te, lo sai, perché penseranno di poterti fottere. Vorranno più del tuo sorriso ma non potranno averlo. Perché anche se puttana, tu sei la mia puttana.»
Cecilia teneva gli occhi chiusi, completamente immersa in quell'oscena fantasia. Sapeva cosa Luca voleva sentirsi dire.
«Sì, sono la tua puttana.»
Puttana. Non lo era. Non era mai stata con nessuno a pagamento. E non era una di quelle che si fanno offrire tutto. Non aveva mai nemmeno tradito. Eppure, sentirsi dare della puttana la faceva eccitare.
Ecco l'orgasmo che iniziava a montare.
«A te piace essere al centro dell'attenzione... avere gli occhi di tutti addosso... sapere che gli altri si eccitano pensando a te...»
«Sì...»
«Ti piace essere una rizzacazzi.»
«Sì...»
Non ce la fece più. Si girò e quasi si gettò su di lui, portandogli a sua volta una mano sul cavallo e baciandolo con desiderio e passione. Lo voleva. Lo voleva per sé. Lo voleva dentro di sé.
«Scopami.»
Luca le sorrise. Fu un sorriso semplice, spontaneo e pieno d'amore, di quelli che riservava soltanto a lei. Le accarezzò una guancia e la baciò.
«Prego?»
«Scopami. Qui. Ora. Scopami.»
Luca fece un passo indietro, interrompendo quell'attimo di passione.
«No.»
«Cosa?»
«Non ora. Non voglio che vieni. Voglio che sentano l'odore del tuo sesso in tutto il locale che sappiano quanto sei vogliosa... quanto sei una puttana vogliosa.»
Luca le si avvicinò di nuovo, l'abbracciò, la baciò e le passò una mano sul sesso, strappandole un gemito. Cecilia sentì un moto di imbarazzo sapendo che avrebbe trovato i jeans resi umidi dai propri umori.
«Voglio che sappiano quanta voglia di cazzo hai.»
Cecilia avrebbe voluto ucciderlo. Proprio in quel preciso momento fece un passo indietro e incrociò le gambe, seria.
«Sei uno stronzo.»
Luca le sorrise. Quel sorriso che rivolgeva soltanto a lei e che l'aveva fatta innamorare. Quel sorriso che riusciva a convincerla a fare qualsiasi cosa. Proprio com’era successo con il suo culo, che non aveva mai concesso a nessuno prima di lui.
«E tu una puttana.» Luca si avvicinò ancora e la baciò un'altra volta, delicatamente, appoggiando le proprie labbra alle sue e nulla più.
«Una puttana?» Lo guardò con aria severa.
«Non è quello che sei?»
Cecilia scivolò via dall'abbraccio e, mentre faceva due passi verso il portone di casa sua, lo guardò con malizia.
«Io non sono una puttana. Io sono la tua puttana. È differente.»
«Una correzione ineccepibile.»
Luca le rivolse un leggero inchino senza distogliere lo sguardo carico di adorazione e ammirazione dalla sua figura.
«A te piace. A te piace un sacco questa puttana.»
«Oh no. A me non piace. Molto di più. Io l'amo.»
Cecilia entrò in casa dandogli le spalle, così non la poté vedere arrossire a quelle parole. Luca era pazzo. Esibizionista, scriteriato e pazzo e riusciva a farle fare cose che mai avrebbe pensato di fare. E lei lo amava.

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Estratto da "Bowling", di Mr. Goodbye, edito da Progetto Parole, disponibile su amazon

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