Il collega

Scritto da , il 2019-12-01, genere etero

Sarà un'altra giornata calda oggi! Il mare chiama ma mi tocca lavorare stamattina. Per fortuna saremo soli e tranquilli io ed il mio collega. E’ nuovo, mi tocca istruirlo su quello che c’è da fare, tra l’altro è anche un po’ timido, sempre sulle sue, mai una reazione scomposta, sempre al suo posto. Bravo si ma uscire ogni tanto dal proprio modo di fare ci vuole altrimenti si diventa monotoni. Vabbè dai prepariamoci: Solita gonna casta appena sopra il ginocchio, camicia e canottiera leggera senza reggiseno, voglio sentirmi libera oggi. Gli slip? Un brasiliano va sempre bene per il mio fondo schiena, con questa gonna stretta faccio sempre la mia bella figura. Quindici minuti e sono a lavoro, ecco Roberto, il mio nuovo collega, andiamo di la, chiusi in una stanza, ci accomodiamo in un angolo, lui stretto tra l’armadietto ed il tavolo ed io di fronte a lui. Cominciamo a scarabocchiare tra i mille fogli di giornata. Fa caldo, veramente caldo, ma non mi va di sbottonarmi un altro bottone della camicia altrimenti si vedrebbe un po’ troppa roba e chissà cosa penserebbe Roberto. Magari farebbe pure finta di niente per quanto è timido, comunque provo ad aprire la finestra così entra un po’ di venticello rinfrescante. “Ahhh si finalmente un po’ di frescura”. Ti da fastidio la finestra aperta”? “No Veronika anzi hai fatto bene, fa caldo oggi”. Torno a sedermi, tempo qualche secondo e quel fresco mi procura uno starnuto piuttosto forte. Roberto alza lo sguardo: “Veronika sei raff…” “No scusami è il vento di prima che mi ha un po’ scombussolato”. Strano che si sia bloccato così all’improvviso, come se qualcosa lo avesse distratto… vabbè torno a sedermi e mi piego sulle mie carte. C’è qualcosa di strano, mi sento un po’ troppo osservata, alzo lo sguardo e vedo Roberto subito chinare la testa sui suoi lavori, chissà cosa avrà notato, vediamo se riesco a vedere dove va a finire il suo sguardo. Mi chino per un po’ a scrivere, questi tavolini troppo bassi e scomodi mi fanno scendere ancor di più, lascio cadere i miei capelli tra me e lui e tra le ciocche noto i suoi occhi che fissano la mia scollatura, Abbasso lo sguardo verso il mio seno e noto che un altro bottone si era sbottonato e piegata com’ero aprivo il suo mondo ad uno spettacolo unico. Che faccio? Mi rialzo subito? Così poi sicuramente lo metto in crisi, timido com’è mi chiederà scusa, ma poi scusa di cosa?, tra l’altro almeno lo vedo in una veste diversa, si da guardone ma almeno diversa dal solito noioso collega qual’ è. Ora mi diverto un po’ vediamo cosa fa. Mi muovo un po’ lasciando oscillare lentamente i miei seni, il suo sguardo è sempre più concentrato li dove il mio seno è in bella vista, dove i miei capezzoli appaiono e scompaiono in pochi istanti, ha mollato per un attimo la matita per infilarsi la mano in tasca… mi sa che qualcosa la sotto si fa sentire. Ed ora sono curiosa e vorrei essere anche io un po’ guardona e magari tastare un po’ cosa c’è laggiù. Vediamo se riesco nell’impresa. Mi alzo vado verso l’armadietto dietro di lui, Roberto si alza per farmi aprire l’anta, la zona è stretta lui è costretto a stare in piedi esattamente dietro di me, con i miei glutei a pochissimi centimetri dai suoi pantaloni. Il tavolo alle sue spalle lo tieni bloccato li, ecco il mio momento, faccio finta di prendere dei fogli più in basso, mi chino e… Caspita quanto è duro. Tra i miei glutei il suo pene si sente tutto, mi fermo li, lui resta immobile in attesa di un mio gesto, non so se per liberarsi o spingere, io sento quel pezzo di marmo e mi eccito tantissimo, d’istinto ondeggio il mio culo e comincio a spingere verso la sua patta, lui, dopo qualche secondo, finalmente si fa coraggio, lo sento premere verso me, ci spingiamo l’uno all’altro, le sue mani afferrano i miei fianchi come a simulare una scopata. Mi rialzo, mi giro, lui mi stringe incastrandomi quasi all’interno dell’armadietto, mi sbottona quei bottoni rimasti al loro posto, e comincia a baciarmi in maniera molto irruenta. Ahhh finalmente il collega che volevo, mi toglie la camicia, la canottiera, mi alza la gonna, mi solleva e di peso mi fa sdraiare sul quel tavolino. Sale su di me comincia a baciarmi i seni scendendo lentamente sui brasiliani. Mi alza le gambe e me li sfila, apre le mi cosce e ci si infila con la lingua diritta verso il mio clitoride… E chi doveva dirlo che ci sapesse fare così. Sono in paradiso, mi sta facendo impazzire, sono completamente bagnata. Eccolo che si rialza e comincia lo spettacolo: via la camicia, via le scarpe, giù i pantaloni che volano con la camicia, giù i boxer ed eccolo li, il bel giocattolone marmoreo che sta per fare la mia conoscenza. Mi prende per le gambe alzandomele al cielo ed aprendomele, avvicina il suo pene, giocando un po’ con le mie grandi labbra e poi lo sento entrare spingendosi fino in fondo. Diventa sempre più focoso, sempre più irruente, mi sbatte forte, più forte, ancora di più fino a farmi venire. Mi trattengo dall’urlare, li se ne accorge e non riesce a trattenersi dal venire anche lui. Sfinito mi crolla addosso, restiamo li pochi intensi secondi, poi si rialza, e nascondendo lo sguardo comincia a rivestirsi, io cerco i miei indumenti, mi ricompongo mi rivesto e vedo lui già seduto a far finta di lavorare. Mi vado a sedere, lui si alza e prova a scusarsi adducendo che una cosa del genere non gli era mai capitata e ripetendomi che non succederà più. Io lo guardo e gli dico: “A me piace più il nuovo Roberto e se possibile il vecchio non farlo più tornare” Lui mi guarda con l’aria un po’ sorpresa, poi mi sorride, mi da la matita e chiude dicendo: “Torniamo al nostro lavoro allora”.

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