Ricky e i suoi... amici - Capitolo 5

Scritto da , il 2019-11-29, genere gay

Capitolo 5 – Pasqua

Pasqua si avvicinava e cominciammo a fare progetti. Sfortunatamente i genitori di Davide sarebbero andati via per le festività e l’avrebbero portato con loro insieme a suo fratello. Partirono il mercoledì, così Davide perse l’allenamento di calcio ed io ci andai da solo.

Dopo l’allenamento, stavo facendo la doccia quando Oliver, il ragazzo nuovo, entrò e si mise accanto a me. Ebbi la sensazione che mi stesse guardando l’uccello, ma non si può essere mai sicuri nelle docce. Più tardi, mentre ci stavamo asciugando, mi chiese se volevo un passaggio con la sua macchina. Mi disse che i suoi genitori gliel’avevano regalata per il suo diciottesimo compleanno. Dapprima pensai che volesse solo mostrarmela ma appena fummo in macchina e cominciò a parlare, cominciai a sospettare che ci fosse dell’altro. Mi fece un sacco di domande, prima se avevo la ragazza, poi come avevo conosciuto Davide. Mi lasciò alla fine della mia via e mentre scendevo mi chiese distrattamente se volevo andare con lui a bere qualche cosa venerdì sera. Appena entrato in casa andai nella mia camera e telefonai a Davide per chiedergli cosa pensava di Oliver. Ma il suo cellulare era spento e dovetti farmi una sega solitaria.

Venerdì Oliver mi passò a prendere e suggerì di passare da casa sua prima di andare al pub. Sospettai che i suoi genitori non ci fossero ma quello che vidi mi sorprese. Viveva in una casa enorme con molte stanze, quando noi arrivammo mi portò diritto nella sua stanza e poi uscì per prendere qualche birra. Mentre era fuori diedi un’occhiata in giro: in quella stanza c’era tutto quello che un ragazzo può volere, compreso un bagno privato ed un letto enorme!

Quando ritornò mi sembrò un po’ nervoso. Questa volta non chiese di me ma di Davide. Quanto tempo sarebbe stato via? Aveva una ragazza? Ne aveva mai avute? E poi: “Pensi che faccia sesso?” Io ero stupito da tutto questo e stavo seduto senza sapere cosa dire. Cercai di pensare se era il modo di Oliver di portarci a parlare di sesso, o se stava teentando di farmi capire che in qualche modo sapeva di me a Davide.
Dopo un po’ gli chiesi: “Bene cosa pensi del sesso?”
Oliver sembrò un po’ imbarazzato e mormorò, quasi sotto voce: “Io non faccio sesso, a parte un paio di seghe al giorno.
Come un idiota cambiai argomento e gli chiesi del suo computer.
Lui mi disse che era nuovo e che i suoi genitori gli avevano fatto installare una linea privata per poter usare Internet senza interferre con le loro telefonate. Poi cominciò poi a scaricare i siti di vari club di calcio. Anche se ero un un appassionato di calcio, tutto quello che volevo scoprire era ciò in cui navigava quando era da solo.
Dopo circa cinque minuti ebbi la mia opportunità quando lui improvvisamente disse che aveva bisogno di andare in bagno.

Mi spostai al suo posto e cominciai ad armeggiare col computer. Stavo cliccando su di una storia quando Oliver uscì improvvisamente dal bagno e suggerì di andare al pub.
Là si ubriacò da morire e dovetti riportarlo a casa prima di tornare a casa mia in taxi.

Quella notte ero incazzato a morte con me stesso, pensai che avrei potuto fare sesso con Oliver ma avevo fatto casino. Non solo perché non mi ero messo d’accordo per vederci ancora quel fine settimana ma, per aggiungere frustrazione, il cellulare di Davide era ancora spento e mi sarei dovuto accontentare ancora di una sega solitaria. La feci comunque più tardi menandemelo per un’ora prima di sparare il mio carico.

La mattina seguente fui svegliato dal mio cellulare. Era Davide. Suo fratello era appena uscito per incontrare un ragazzo che aveva conosciuto in hotel. Immediatamente gli raccontai quello che era accaduto con Oliver e lui, sempre ottimista, disse che ci sarei riuscito con lui prima del suo ritorno.
Gli chiesi cosa stava facendo.
“Non molto. Non sono stato in grado di farmi una sega decente.”
“Ma ora hai un po’ di tempo, non è vero?”
“‘Si. Stavo facendolo prima dichiamarti ed ora me lo sto menando. Ti piacerebbe una cronaca?”
“Cazzo sì!”
Davide cominciò a descrivere come stava sdraiato sul letto con il pollice e due dita attorno alla cappella e la sensazione che sentiva.
“Cazzo!... Non durerò molto, Ah... Ah... Ah... Ah... Cazzo, vorrei che tu fossi qui, sporco bastardo. Sto venendo... sto venendo... sto venendo. Ah... Ah... Ah… Cazzooo!”
Ci fu un breve silenzio.
“È stata la migliore da quando sono qui. Dannazione, ho sporcato le lenzuola, sarà meglio che le asciughi prima che vengano a rifare il letto.”

Era il giorno di Pasqua, i miei volevano andare a trovare una vecchia zia e pensavano che dovessi andare con loro. Quella era l’ultima cosa che desideravo ma, non essendoci il calcio, non avevo scuse.
Verso le sei arrivò una telefonata dell’allenatore della prima squadra. Aveva alcuni giocatori infortunati e mi chiedeva se volevo unirmi a loro; non ebbi un attimo di esitazione.
Quel giorno vincemmo 1- 0 ed io fui la stella dell’incontro perché segnai il goal. Ritornammo negli spogliatoi e mi stavo togliengo le scarpe da gioco quando Oliver mi si avvicinò, mi disse che aveva dimenticato l’asciugamano e che se volevo potevo accompagnarlo a casa sua per fare là la doccia, dopo di che avremmo potuto andare fuori insieme.
“Cazzo!” Pensai: “io so cosa hai in mente!”

Arrivati nella sua camera cominciammo a spogliarci, Oliver naturalmente disse che avremmo impiegato troppo tempo a fare due docce e, poiché nella sua doccia c’era abbastanza spazio per due, avremmo fatto più in fretta facendola insieme.
Bene credo che immaginiate cosa accadde.
I nostri corpi cominciarono a strisciare uno contro l’altro mentre ci lavavamo ed io non potevo fare a meno che il mio uccello si rizzasse.
Poi lui improvvisamente disse: “Ti dispiace lavarmi la schiena, Ricky? Non è un po’ sporca?”
Io non dissi niente; mi girai, misi del gel doccia nella mia mano e cominciai a massaggiargli le spalle prima di cominciare a scendere lentamente verso il culo. Ora il mio cazzo ora era completamente rigido e strofinava contro di lui. Quando alla fine raggiunsi il sedere, gli afferrai le natiche e guardai al di soèra delle sue spalle per vedere cosa stava accadendo sull’altro lato del corpo. Cazzo, era la! Sporgente verso l’esterno, duro come una roccia con due grosse vene palpitanti.
Smisi il massaggio e bisbigliai nel suo orecchio: “Non vuoi lavarmi il davanti?”

Lui lentamente si girò, fece scendere il suo sguardo lungo il mio corpo prima di afferrare il mio uccello con la destra.
Erano passati cinque giorni da quando avevo avuto le mani di un altro sul mio cazzo ed avevo dimenticato quello che si provava.
Allora afferrai la carne di Oliver e continuammo per un po’ a masturbarci delicatamente l’un l’altro.
Poi dissi: “Usciamo di qui ed andiamo in camera.”
Senza una parola Oliver seguì il mio consiglio, ci asciugammo rapidamente e poi lui andò a sdraiarsi sul letto a gambe spalancate e con il pene che pulsava nell’aria.
Salii su di lui e cominciai a leccargli il torace e succhiargli i capezzoli finché non furono duri, poi cominciai aspostarmi in giù verso il cazzo. Ero un po’ nervoso ma quando alla fine lopresi in bocca, lo guardai.
Stava sdraiato e mi guardava con un dolce sorriso sul viso.

Carino non è la parola che uno può usare per descrivere suo il cazzo e le palle.
Le palle erano enormi, praticamente due pezzi di marmo pendenti, il suo cazzo era come un pezzo di ferro. Non come quello di Davide che era carnoso al tatto. Tuttavia non dovevo lagnarmi, fui in grado di leccarlo e succhiarlo per mezz’ora. Alla fine sparò il suo carico ed il suo sperma sprizzò nella mia bocca e dappertutto sulla mia faccia. Quello sì che era un carico! Non avevo mai visto tanta sborra. Non doveva aver eiaculato per giorni! Poi mi alzai, abbrancaiil mio uccello e cominciai a menarmelo forte e velocemente. Non passò molto prima che il mio sperma si mescolasse con il suo ed incominciai a leccarlo. Oliver rimase fermo a guardare quello che stava succedendo. Pulimmo senza dire una parola e poi andammo al suo pub per bere qualche cosa.
Eravamo là da poco quando Oliver volle ritornare: “Non mi sono masturbato questa mattina, speravo di potermi divertire con te, e quindi ho conservato il succo .”
Questa volta fu un 69, l’unico guaio fu che Oliver era un po’ ruvido con i denti, ma avrebbe imparato...

Il giorno seguente Oliver venne a prendermi alle undici ed anche se era piuttosto ovvio che avremmo avuto una giornata di sesso, non potei fare a meno di farmi una sega prima di alzarmi. Vedete, anche se non avevo mai scopato Davide, nella mia mente si era formato il pensiero che stavo per farlo con Oliver e pensai che un po’ di esercizio prima, mi avrebbe aiutato a controllare il mio cazzo quando era nel suo culo.

Oliver mi stava aspettando alla fine della via e mi diede una strizzata all’uccello quando salii in macchina, ma non parlammo finché non fummo nudi nella sua stanza. Gli dissi di sdaiarsi sul letto a fronte in giù e lui lo fece immediatamente. Io mi misi in ginocchio di fianco ed afferrai il suo culo. Cominciai gradualmente a massaggiarlo muovendo le mani verso il buco. Quindi vi misi dentro delicatamente un dito e cominciai a muoverlo, poi ne misi un altro, poi un altro. Mentre lo facevo sentii Oliver tendersi e poi rilassarsi, tendersi e rilassarsi.
Capii che aveva evacuato quella mattina e non si era lavato bene, allora gli dissi che era il caso che facessimo una doccia.
Mentre l’acqua cadeva su di noi, continuavo a lavorare il suo culo. Dopo un po’ decisi che era ora di entrare. Gradualmente spostai il mio cazzo verso la sua fessura e spinsi. All’inizio era un po’ disagevole ma improvvisamente mi accorsi che metà del mio uccello era dentro di lui e la sensazione era magnifica. La prima volta Davide mi aveva scopato troppo rapidamente e non volevo che succedesse così tentai di controllare la mia eccitazione e durare. Presto presi un ritmo lento. Dapprima Oliver non disse nulla, ma poi sembrò impazzire.
“Ah... Ah... Ah... Ah... Scopa... Scopami, Ricky... Scopami... l’ho visto... Ah... ah... L’ho visto... in un porno... ah... ah... Cazzo... Cazzo... non pensavo... ah... ah... potesse essere così. Cazzo!”
Lui si afferrò il pene ed io capii che non sarebbe passato molto prima che ambedue fossimo stati pronti a sprizzare. Tolsi il cazzo dal suo culo e sparai sulla sua schiena. Contemporaneamente Oliver gridò: “Sto venendo, sto venendo! Ahh... ah aaaaaah.”
Scopai Oliver tre volte quel giorno e lui chiedeva di farlo ancora. La seconda volta sparai direttamente il carico nel suo culo, la terza volta finimmo sparando la nostra sborra sul torace dell’altro.

Quando tornai a casa chiamai Davide sul cellulare. Rispose e gli chiesi se poteva parlare.
“Non proprio, ma come è andata?”
“L’ho scopato tre volte.”
“Ci sentiamo più tardi.”
Circa un’ora dopo mi chiamò:
“Dimmi di lui, com’è?”
“Niente male, è ottimo come te, ma ha bisogno di un po’ di lezioni su come fare un pompino, non mi è piaciuto quando ieri la sua lingua raschiava sul mio cazzo.”
“L’ha fatto ieri! Cazzo! Io invece qui ho difficoltà a farmi una sega. Lo vedrai domani?”
“Sfortunatamente no, mia mamma vuole che l’aiuti.”
“Fortunatamente. Se continuerai a fare sesso sarai sfinito quando tornerò. Io ti voglio e ti voglio dannatamente.”

Davide tornò per l’allenamento di mercoledì. Mentre ci stavamo cambiando dopo l’attività, Oliver si tenne lontano da noi, anche nelle docce. Evidentemente non sapeva cosa dire o fare. Superfluo dire che Davide non aveva di questi problemi. Gli si avvicinò mentre ce ne stavamo andando e disse: “Ci sono problemi se vengo con Ricky domani? Ci passi a prendere alle undici?”
Nel tragitto verso casa Davide disse che aveva pensato di andare da Oliver ma che non vedeva l’ora di mettere le mani su di me quella sera. Non ne poteva più di mettere il cazzo nel mio culo e dopo un paio di birre al pub andammo nel garage di suo papà. Io mi tolsi subito i pantaloni e mi curvai sul cofano della macchina. Mentre spingeva dentro delicatamente il suo cazzo, sospirò: “Cazzo, Ricky, ne avevo veramente bisogno!”

Oliver arrivò presto la mattina seguente e vidi che era realmente eccitato. Non parlammo molto in macchina ma Davide ed io avevamo già progettato cosa fare. Quando arrivammo a casa sua andammo subito in camera sua e Davide gli disse di togliersi calze e scarpe e mettersi in mezzo alla stanza.
Poi lui gli si mise di fronte ed io dietro. Cominciammo lentamente a spogliarlo.
Davide gli sbottonò la camicia e cominciò a carezzargli il torace. Io feci lo stesso alla sua schiena. Davide gli tolse la camicia. Le nostre lingue presero il posto delle dita. Io cpminciai a leccare la schiena partendo dalle spalle e scendendo alla vita. Davide faceva lo stesso al suo torace.
Quando Davide raggiunse la parte superiore dei suoi jeans, slacciò lentamente la cintura e poi il primo bottone. Spinse delicatamente in giù la vita ed io feci lo stesso sul didietro. Le nostre mani cominciarono ad esplorare. Dopo un po’ io spinsi in giù lentamente isuoi jeans, Davide si inginocchiò e gli solleticò lentamente il cazzo con la lingua. Contemporaneamente le mie dita avevano cominciato ad esplorare la sua fessura. Mentre lo facevo sentii Oliver scuotersi e cominciò a mormorare: “Cazzo! Cazzo!”
Davide continuava a leccare mentre io muovevo le dita nel buco del culo per allentarlo. Dopo circa cinque minuti Davide gli disse di mettersi a quattro zampe mentre noi ci toglievamo i vestiti. Ora era il turno di Davide di utilizzare il culo del nostro amico. Io mi sdraiai sul pavimento con la testa sotto il suo stomaco a leccare il liquido pre seminale che fluiva dal suo uccello rigido. Una volta che Davide ebbe messo dentro il suo cazzo, smisi di farlo e mi alzai a guardare. Oliver cominciò a lamentarsi e gemere mentre Davide, come al solito, non riusciva a tenere la bocca chiusa. Io cominciai a farmi una sega. L’espressione sulla faccia di Davide sarebbe stata sufficiente ad eccitare chiunque.

Dopo circa dieci minuti Davide tolse il pene e si rivolse a me:
“Forza, sporco bastardo, tocca a te!”
Il mio uccello scivolò subito nel culo di Oliver ed io cominciai a pompare lentamente, tuttavia non passò molto prima che comprendessi che stavo per eiaculare. Oliver continuava a lamentarsi e gemere e Davide che vide quello che stava accadendo gridò: “Forza bastardo! Forza! Voglio vederti sparare il tuo carico nel suo culo!”

Non aveva ancora finito di parlare che persi il controllo. Tutto il mio corpo fu afferrato da una sensazione incredibile mentre pompavo fiotto dopo fotto nel buco di Oliver. Dopo di che rimasi fermo, praticamente stordito, prima di togliere lentamente il mio cazzo.
Mentre lo facevo Davide si avvicinò, prese un po’ di sperma dal mio pene e se lo spalmò sul suo, dopo di che si spinse una seconda volta nel nostro amico. Oliver non si mosse, se lo stava aspettando.

Mentre lo stavo guardando il mio uccello cominciò ancora una volta ad ingrossarsi. Guardai Oliver, aveva gli occhi chiusi e si stava lamentando: “Cazzo… cazzo... cazzo... Oh cazzo... Oh... Oh.. cazzo... cazzo... cazzo…”
Guardai Davide, aveva la testa spinta indietro, la bocca spalancata e respirava affannosamente: “Ah... Ah... Ah... Ah…” Vidi che stava per raggiungere l’orlo quando improvvisamente gridò: “Sto venendo! Sto venendo! Sto venendo! Aaaaaaah!” E crollò sopra Oliver.
Fui così eccitato da quella vista che cominciai a massaggiarmi il pene finché non sprizzai il mio carico.

Ci fu silenzio per un momento prima che Davide girasse la testa verso di me ghignando e sussurrando: “Tu sporco bastardo.”
Estrasse il cazzo e rotolò sul pavimento. Oliver rimase fermo per un momento e poi si alzò.
Il tappeto era coperto di sperma poiché lui aveva sborrato mentre Davide lo scopava. Eravamo esausti ma non ancora completamente. Prima che lasciassimo la sua casa, circa alle cinque, ambedue schizzammo altro sperma nel culo di Oliver. Lui non sembrò volerci scopare o farsi succhiare. Ci aveva permesso di fare ciò che volevamo.

Quella era l’ultima opportunità che avevo di andare a casa sua, i suoi genitori ritornarono e da allora ci fu sempre qualcuno in casa. Quella sera Davide ed io ci incontrammo più tardi con degli amici e si parlò di ragazze. Dan disse che lui aveva scopato la sua la sera precedente mentre mentre i suoi genitori erano fuori. Davide ed io continuavamo a guardarci l’un l’altro, non credevamo ad una parola di quello che diceva. Matteo non c’era e nessuno sembrava sapesse dove fosse.

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