Paura e desiderio

Scritto da , il 2019-11-28, genere orge

Paura e desiderio

Ecco, l’ultimo cliente è uscito. Un’altra giornata di lavoro è finita. Abbasso la serranda e poi spengo le luci. Vado nel retro, nel buco che mi fa da camerino, spogliatoio e bagno. Mi sfilo il camice e mi guardo allo specchio. Uno specchio grande, per vedermi intera, Un mio vezzo.
Mi piaccio. Sono una bella quarantenne in piena forma. Mi piace guardarmi, ammiro le decolleté con tacco moderato, da poter tenere una giornata in negozio senza soffrire troppo, le autoreggenti con balza, il perizoma e il reggiseno di pizzo trasparente. Mi carezzo un po’ i fianchi, mi passo le dita tra i capelli. Qualche smorfia.
Vado nell’altro piccolo ambiente che mi fa da ufficio. Mi siedo e accendo il PC. Un po’ di contabilità, posta, verifica ordini. Mi piace lavorare semi nuda, a volte fantastico di farlo anche in negozio. Fantasie piccanti.
Finito. Guardo l’ora: sì, ho tempo e ho anche voglia. Vado su qualche sito porno e sfoglio un po’ di video. Poi mi metto a cercare qualcosa di specifico. Trovato. Lo guardo e mi eccito. La mano scende a sfiorare il perizoma. Le dita si intrufolano e seguono la traccia indicata dalla sottile strisciolina di corta e curata peluria che le conduce proprio lì. Spostano la stoffa e, prima ancora di separare le labbra già avvertono il calore e la sensazione di bagnato. Scivolano dentro e sguazzano nella loro piscina personale. Nuotano, si tuffano, si spingono e giocano da intruse con tutto ciò che incontrano. Mi basta davvero poco. Basta che incontrino il clitoride e lo sfiorino che inizio a tremare. Mi fermo, rallento. Non voglio venire prima che finisca il video. Voglio contare quanti orgasmi avrà quella donna da me invidiata. I quattro la scopano ovunque e lei gode quasi di continuo ormai. Dopo averla squassata e stremata nell’ultimo orgasmo, le vengono tutti insieme addosso, riempiendola di sperma sul viso, sui seni, sui capelli.
Adesso sì. Adesso spingo con forza e in pochi secondi godo. Urlo e sobbalzo sulla sedia, mi inarco portando il pube all’altezza del tavolo. Voglio di più. Mi stendo a terra, il gelo del pavimento mi dà un ulteriore brivido.
Smanio e godo, godo e urlo, urlo e tremo.
Sono sfinita. Ansimo e resto per qualche minuto sul pavimento a guardare il soffitto.
PORCA! Me lo dico ad alta voce e lo ripeto più volte.
PORCA, PORCA, PORCA! Sei proprio una vera porca!
Mi godo il suono di quella parola e mi abbandono alle fantasie più oscene e perverse.

Guardo l’orologio alla parete. Sono quasi le undici è veramente tardi.
Vado a vestirmi. Il perizoma è fradicio, ha una vistosa chiazza davanti. Lo tengo così per sentirmi sporca. Indosso la gonna, corta quasi da lasciar vedere la balza delle calze e infine la camicetta. Nella piccola pochette solo le chiavi ed il telefono. Spengo tutto ed esco dalla porticina sul retro.
Quando faccio così tardi, di solito evito i vicoli e giro per il viale, anche se allungo abbastanza la strada.
Stasera no. Mi incammino a passo spedito in quel quartiere degradato, buio e deserto. La paura, quel sottile brivido di angoscia. Il trasalire ad ogni ombra, ad ogni rumore. Stasera devo sentirmi in pericolo, devo tremare. Voglio sentire il cuore impazzire e la pelle contrarsi dalla paura.
Passo davanti a un bar, l’unico che a quest’ora è ancora aperto. So già che tipi lo frequentano. Rallento e butto uno sguardo all’interno. Il barista e tre bulli che giocano a biliardo. Mi fermo e lentamente mi impongo di tornare indietro ed entrare. È più che desiderio, è bisogno fisico, voglia insana.
Non passo inosservata. Mi sento radiografata da quei quattro. Li ignoro ma so già che idee gli stanno venendo.
Mi avvicino al banco e chiedo un whisky. Lo mando giù d’un fiato.
Adesso viene il bello. Inizia lo spettacolo che devo interpretare. Attrice protagonista.
Mi giro e guardo i tre al biliardo. Due giocano una partita e l’altro osserva. Si fermano e mi fissano.
Lascio che mi guardino e li osservo meglio anche io. Sono giovani, al massimo venticinquenni. Tipiche facce da teppisti di basso livello. Ostentano i classici tatuaggi.
“Scusate, signori. Avevo proprio voglia di un whisky ma mi accorgo ora di non avere soldi. Non vorrei approfittare, ma se uno di voi fosse così gentile da offrirmelo …”
Lo sguardo lascia ben capire cosa significano i puntini di sospensione. Uno dei tre fa un cenno al barista, poi mi si avvicina.
“Ma ci mancherebbe altro. È un vero piacere. Se vuoi altro non fare complimenti”
Anche gli altri due si avvicinano.
“E che ci fa una signora così elegante da queste parti a quest’ora?”
“Ho tagliato di qua per fare prima. Poi m’è venuta voglia di bere”
Fa cenno al barista di versarne altri due, uno lo prende lui, l’altro me lo porge.
“Alla salute!”
Alzo il bicchiere con lui e poi ingollo in un fiato.
“Però! Lo butti giù come acqua”
Sorrido e mi passo la lingua sulle labbra. Mi dirigo verso il biliardo.
“Posso guardare come giocate?”
Riprendono la partita. Quello che non gioca mi spiega un po’ le regole. Nel frattempo si presentano: Matteo e Bruno stanno giocando, Pino è quello che mi sta spiegando.
Finita la partita dei due, chiedo a Pino
“Posso provare io?”
“Che intendi con provare?”
“Una partita, con te.”
“Ok, bellezza, ma qui si gioca a soldi e tu non ne hai”
Lo guardo con aria maliziosa.
“Vi faccio una proposta. Hai detto che si gioca a ottanta punti, giusto? Ogni dieci punti mi tolgo un indumento e in cambio mi date un bicchiere di whisky”
Ridono e si danno di gomito.
“Ok, la proposta è molto interessante. Ahahah…”
Uno sguardo al barista
“Mario, mi sa che è ora di chiudere, o no?”
Mario è più grande, sarà sui cinquanta, brutto e trasandato. Puzza di fumo. Abbassa la serranda e si avvicina anche lui al gruppo. Adesso si fa sul serio.

Sono una schiappa, tutto calcolato. In pochi minuti vanno via una scarpa, poi l’altra, una calza, la seconda, la gonna, la camicetta, il reggiseno e infine il perizoma.
Contemporaneamente introduco nel mio stomaco otto bicchieri di whisky, che portano a dieci il totale.
Lo reggo abbastanza, ma dieci sono tanti. Sono quelli che volevo per stordirmi, per essere capace di fare quello che devo fare.
Sono nuda, splendidamente nuda tra quattro uomini. Conosco le loro intenzioni e li soddisferò.
Inspiro più volte, mi godo i loro sguardi famelici, mi mostro orgogliosa. Li sfido fissandoli uno ad uno negli occhi. Sì - dico con lo sguardo - sarò vostra, vi darò tutto di me. Prendetevi tutto quello che volete.
Mi faccio strada e mi dirigo verso il banco. Apro la pochette ed estraggo il telefono. Lo porgo a Mario.
“Riprendi tutto, mi raccomando. Questa notte voglio ricordarla a lungo”.
Mi avvio verso il biliardo. Ci salgo sopra, mi siedo e allargo le gambe offrendo una visuale completa della mia intimità. Prendo il pallino più piccolo, il boccino, e inizio a giocarci. Lo lancio verso la sponda e il rimbalzo lo riporta verso la mia vagina. Dopo un po’ di tiri aggiusto la mira e mi finisce esattamente sulle labbra.
“Oooops… adesso giochiamo con altre regole. Mandiamo in buca il pallino …”
Lo prendo e lo lecco tutto. Lo rendo lucido e bagnato, come lucida e bagnata è la mia vagina. Allargo le labbra e mostro l’interno, umido, rosso e pulsante. Avvicino il pallino e lo spingo. Scivola, sforzando un po’. Mi eccita farmi guardare così oscenamente. Spingo e poi lo lascio uscire un po’. Ripeto più volte l’operazione. Mi sto scopando con un boccino da biliardo. La vagina si sta man mano dilatando, è pronta ad accoglierlo. Un’ultima spinta decisa e sparisce dentro.
Li vedo ansanti e sudati. Si carezzano la patta dei pantaloni, si sistemano le erezioni.
Fingo stupore.
“Ohhh … e adesso?”
Mi abbandono un po’ all’indietro, sollevo le gambe piegandole, le divarico ancora di più e inizio a spingere, a contrarmi per espellerlo. Pian piano fa capolino. Sforzo e spingo ma dosando per far durare a lungo lo spettacolo. Un’ultima spinta e rotola sul biliardo.
“Vi piace questo modo di giocare?”
Annuiscono con lo sguardo allucinato.
“Adesso tirate fuori le stecche, allora. Per questo gioco servono le stecche”
Salto giù e mi avvicino a loro. Hanno sbottonato i pantaloni, alcuni calati del tutto, e tirato fuori i loro membri. Svettano tesi e se li massaggiano con le mani.
“Mi hai battuta e hai il diritto di precedenza”
Dico a Pino avvicinandomi e iniziando a baciargli il glande. Con la lingua gli stuzzico il frenulo. Lo lecco insalivandolo per tutta la lunghezza.
“Ma anche voi avrete la vostra parte, non preoccupatevi.”
Faccio cenno agli altri di avvicinarsi e ne afferro due con le mani. Li masturbo mentre quello di Pino è accolto ora dalla mia bocca. Lascio che sia lui a muoverlo, Dentro e fuori, più dentro e fuori, ancora più dentro. Gli facilito per quanto posso l’ingresso, deglutisco per fargli superare la faringe e lo sento finalmente scivolare dentro la gola, fino in fondo. I suoi peli sono sulle mie labbra, Spinge e ritrae, poi spinge con violenza.
“Prendi, puttana! Ti piace farti scopare così …”
Approfitto di un attimo in cui si ritrae per dirgli
“Sì, scopami in gola, buttamelo nello stomaco, fammi sentire una puttana e dimmelo!”
Lo ributta dentro in un solo colpo.
“Sì che te lo dico! Puttana! Puttana mangiacazzi. Ingoialo tutto. Troia che non sei altro.”
Mugolo e mi spingo verso di lui, sono io ora a volerlo sentire sfondarmi la gola. Gli sfioro le palle con la lingua, vorrei ingoiare anche quelle. Lascio per un attimo i due che sto masturbando e con le mani gli afferro le natiche.
Lo spingo verso di me, fino a impedirmi di respirare, il mio naso schiacciato e affondato sul suo pube. E ingoio, ingoio come se davvero volessi deglutire quel membro e mandarlo giù.
“Oh cazzo! Questa me lo mangia davvero! Sì, troia! Ingoialo, puttana che sei!”
Mi prende la testa con le mani e me la spinge ancora più verso di lui. Devo mollarlo, sto soffocando adesso.
Con le mani tento di allontanarlo, capisce e si ritrae.
Respiro affannosamente, tossisco e sbavo. Intanto lo masturbo e riprendo in mano anche uno dei due di prima. Qualche secondo e faccio segno all’altro che adesso tocca a lui usare la mia bocca. Una bella lunga leccata su tutto il pene e poi giù, senza tanti complimenti.
Ormai gli insulti sono un coro continuo. Li incito a dire di più, di peggio.
“Sta zoccola! Stanotte te ne vai a casa sfondata!”
“Ti rompiamo il culo! Te ne mettiamo due davanti e due dietro insieme!”
Strabuzzo gli occhi e annuisco. Sì, il solo pensiero mi sta facendo già venire. Libero una mano e la porto a toccarmi la vagina. Sta colando. Ci infilo le dita dentro ma è scomodo.
Mario, che fino ad ora ha solo ripreso, si inginocchia e mi infila le sue di dita. Grosse e ruvide. Due, poi tre. Godo. Mi sbatto e agito la testa. Urlo con la bocca piena. Sputacchio bava dalla bocca e spruzzo umori dalla vagina.
Adesso Mario si fa avanti lui. Dà il telefono ad un altro e me lo spinge in bocca. È l’ultimo dei quattro. Volutamente ho fatto in modo che nessuno venisse finora, cambiando uomo ogni volta che lo sentivo pronto.
Ma adesso lo voglio. Voglio che mi riempiano la bocca col loro sperma. E allora aumento il ritmo, succhio Mario con avidità, sarà lui il primo, a seguire poi gli altri. Succhio e lo spingo giù e poi di nuovo a leccarlo e succhiarlo e ancora dentro fino in fondo. Ci mette poco e mi inonda la bocca. Ingoio, lo ripulisco e faccio subito accomodare il prossimo. Si preparano masturbandosi, non c’è neanche più bisogno che li prenda in bocca. Sono pronti a spruzzare appena porgo le labbra aperte davanti a loro. Non ingoio. Mi faccio prima riempire la bocca e poi sorseggio lentamente per la loro goduria.
Sospiro e mi adagio sedendomi sui talloni. Le ginocchia mi fanno male, la mandibola di più.
Chi più, chi meno, si sono liberati di vestiti e scarpe.
Adesso sì che mi rivedo in quella donna del video. Adesso sono io la porno attrice che ha già ingoiato quattro sborrate e non è ancora sazia. Cerco di cambiare posizione, mi accoccolo sui talloni e ricomincio a leccarli e carezzarli a turno. Li voglio di nuovo pronti. I ragazzi sono tonici, ma anche Mario sa il fatto suo. Basta poco e di nuovo vedo quattro colonne che mi puntano. Mi alzo, vado verso un tavolino, mi chino sopra, divarico le gambe e mi offro. Da una parte la bocca aperta attende un nuovo giro, dall’altra i miei due buchi si aprono a loro disposizione.
“Allora puttana! Quanti ne vuoi?”
“Tutti. Fate a turno e sfondatemi tutti i buchi.”
E così fanno. Senza sosta, senza tregua. Usano tutto di me: vagina, ano, bocca. Uno esce e l’altro entra. Adesso arrivano. Sì, gli orgasmi che desideravo ora mi esplodono dentro, sempre più forti, sempre più ravvicinati.
“Ah! Adesso sì che ti stai divertendo, puttana!”
“Guardatela come gode la troia!”
Pino ha lui il telefono e riprende con inquadrature molto esplicite. Primi piani dettagliati che mostrano come vengo penetrata e come fremo e godo ininterrottamente.
“Un attimo. Adesso dobbiamo mantenere la promessa fatta a questa troia, Dobbiamo sfondarla con due cazzi davanti e due dietro.”
Si fermano e aspettano che mi alzi.
“Pensavi che ce ne fossimo scordati?”
“Ve lo avrei ricordato io …”
“Fai la sbruffona? Guarda che ti sfondiamo davvero, puttana.”
“Non aspetto altro …”
Bruno si è seduto su una sedia, un po’ scivolato in avanti. Il suo pene è un palo, sul quale mi lascio infilzare, Penetra nell’ano senza alcuno sforzo tanto ormai me l’hanno allargato. Pino viene di fronte e piegandosi tenta di infilarlo anche lui nello stesso buco.
Non è facile, la posizione per lui non è comoda.
“Andiamo di là, c’è un divano nel retro”
Mario ci porta nel retro e riproviamo, stavolta stesi sul divano. Pino stavolta appoggia la punta accanto al pene di Bruno che è già dentro e con una spinta infila anche il suo. Non riesco a crederci, non l’avevo mai fatto. La doppia sì, ma due nel culo mai.
Solo che non c’è spazio per gli altri.
Allora decidono di alternarsi, due per volta. Due nel culo o due nella figa o uno e uno.
Non controllo più niente, mi lascio usare come una bambola, una bambola vivente, passiva ai loro sfoghi ma pervasa da orgasmi a ripetizione.
Adesso mi vedono sconfitta, piegata ai loro piaceri e si lasciano andare. Sono dei maiali ora, degli animali che si accaniscono a sbranare una preda ormai inerme.
Si sfogano sborrandomi dentro, in faccia, addosso, in bocca.
Alla fine sono stremati. Lasciano sul divano quello che rimane di me. Un corpo atonico, un sacco vuoto. Li sento e li vedo. Ridono e si fanno i complimenti, strusciano i cazzi sulla mia faccia per pulirseli. Ora è Bruno che col telefono mi riprende lì, immobile. Vorrei dirgli che no, così non mi va, che volevo essere ripresa viva, in azione, e non così. Ma non lo faccio, non ho la forza, ma non lo farei lo stesso. Devo lasciar fare di me quello che vogliono, fino alla fine.

Mi sento scuotere. Mario mi porge una tazza di caffè bollente. Mi aiuta a tirarmi su. Lo sorseggio amaro. Una scossa, una botta allo stomaco ma mi aiuta.
Mi dicono che ho dormito un’oretta.
Mario mi indica un piccolo bagno se voglio lavarmi.
“No, non voglio lavarmi”
Torniamo di là. Mi avvicino al banco e chiedo un altro caffè. Lo prendiamo tutti.
“Prima di andarmene vorrei salutarvi”
Strizzo un occhio
“A modo mio … un ultimo giro?”
Mi preparo in ginocchio e faccio segno di avvicinarsi.
Iniziano a masturbarsi e in breve sono pronti.
“Devo chiedervi un’ultima cosa. Prendete i vostri telefoni e riprendetemi in quest’ultimo giro”
Mi guardano stupiti. Matteo chiede dubbioso
“Ma … e poi?”
“E poi fatene quel che volete. Mostrate a chi volete voi la puttana che vi siete scopata stanotte. Inviate i video a chi vi pare. È il mio regalo per voi”
So benissimo cosa sto facendo. Cosa significa. Significa che in pochi giorni, forse ore, l’intero quartiere saprà che la farmacista, la stimata dottoressa è una delle più depravate puttane in circolazione.
So benissimo che questa è la svolta della mia vita. Finora potevo essere quella che si è lasciata andare per una notte di follia. No, ora non posso più usare questo alibi. Sono e sarò per sempre una puttana. Sarò additata da tutti, da oggi in poi.
Saluterò i clienti in farmacia col mio solito sorriso. Ma i miei occhi faranno a tutti la domanda silenziosa. Lo sai? Mi hai vista? Che pensi di me?
Nessuno me lo dirà, chiusi nella loro falsa discrezione, ma leggerò le risposte nei loro sguardi. Stupore. Incredulità. Disprezzo. Desiderio.

Mentre penso questo, tutti si alternano nella mia bocca.
Uno strattone ai capelli mi fa voltare verso l’alto.
“Apri gli occhi e guarda, puttana! Fatti vedere bene!”
Ha ragione. Senza pensarci avevo chiuso gli occhi.
Li apro e guardo in su. Fisso quel piccolo occhio del telefono che sta freddamente documentando cosa sarò per tutti da domani.

Mi hanno riempita di nuovo. Ho ricevuto l’ultima da Pino. Il giro si chiude con lui: primo e ultimo. È tra i quattro il più educato. È stato quello un po’ meno brutale degli altri. Adesso mi guarda negli occhi. Si è scaricato per l’ultima volta nella mia bocca. Mi ha vista ingoiare l’ennesimo sorso. Ma rimane lì, col pene ormai in calo, a guardarmi. Capisco. E gli dico di farlo.
“Fallo, se vuoi. Usami anche per questo. Una puttana si usa per tutto, non dice di no a niente.”
Apro la bocca e la avvicino. Esita, incerto. Poi le prime gocce. Poi un flusso che mi allaga la bocca, Caldo, acre, salato. Ingoio. Bevo quel che posso, Quello che non riesco mi cola sul mento, sul collo, sui seni.
Anche questo è ripreso, anche questo diverrà di pubblico dominio. Anche questo sapranno di me.

Mi alzo in piedi. Poche ore fa mi guardavo allo specchio orgogliosa della mia bellezza. Ora vorrei poterlo fare per vedere come sono ridotta e sentirmi orgogliosa di cosa sono diventata.
“Ti farai vedere ancora?”
Mi chiede Pino
“Non lo so. Può darsi. Se ne avrò voglia.”
Mi avvicino al tavolino dove sono i vestiti ma raccolgo solo la pochette e rimetto dentro il telefono. Mi giro.
“Ho perso i vestiti al gioco. E i debiti di gioco si pagano. Vi chiedo solo un favore … Le scarpe”
Le indosso e mi avvio verso l’uscita. Chiedo a Mario di alzare la serranda.
“Ma vuoi uscire così?”
“Non abito tanto lontano. Camminare mi farà bene. L’aria frizzante della notte mi piace sulla pelle. E poi… cosa volete che sia ormai per me …”
Mi incammino. Sono serenamente rassegnata. Ho fatto quello che volevo e che dovevo. La strada è deserta ma non ho più paura di ombre o rumori. Pochi minuti e sono al portone. Citofono. La tua voce.
“Sì?”
“Sono tornata.”
Il click della serratura e spingo il portone. Attendo l’ascensore e poi salgo su. Finalmente uno specchio. Ammiro la nuova me. Disgustosamente affascinante. Ultimo piano.
La porta socchiusa e dentro tutto buio. Silenziosamente ti raggiungo in camera. Ti sei rimesso a letto. Mi inginocchio e ti prendo la mano. Vorrei baciarla ma te la sporcherei, allora mi limito a carezzarla.
Apri gli occhi. Ti porgo il telefono. Lo posi sul comodino.
“Dopo … adesso racconta.”
So che hai già visto tutto. Con l’app che mi hai installato sul telefono i video vengono condivisi col tuo in tempo reale. Allora ti racconto: non cosa ho fatto, non cosa mi hanno fatto, non cosa ho lasciato che mi facessero. No. Racconto le emozioni, le sensazioni, l’angoscia, la paura, il desiderio.
Racconto che ora lo sono. Sono diventata quella che tu volevi, Una puttana. La tua puttana. E finalmente so che è proprio quello che volevo.

Questo racconto di è stato letto 3 8 4 1 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.

Online porn video at mobile phone


storie ponoracconti porno mogli troieracconti incesto suoceraerotociraccontiracconti porno animaliil culo rotto di mia mogliei raccomti di milueroticiracconyierotci raccontistorie porno italianozoofilia raccontiracconto di sessozia porconaconti eroticiracconti sottomissioneracconti eroticjfrocettalettere hard da leggere gratisstorie hard gratisracconti porno a trestorie porno tradimentoracconti eccitantiracconti porno hardstorie d'incestoracconti sesso gratisracconti incesti annunci 69moglie troia raccontiraccinti gayho scopato la suoceraesperienza safficaho scopato la nonnamia suocera che troiaracconti guardoniquella troia di mia sorellascambio di coppia forumracconi milustorie di mogli troiezie troie raccontiletture erotiche gratisraccon ti eroticiracconti porno incestiracoonti eroticiracconti erotici zio nipoteracconto miluracconti reali incestiracconti suocera e generozoofilstorie di feticismoracconti porno gratuitiracconti wroticiracconti porno cuckoldracconti erotici con anzianii racconri di miluporno raccontostorie eroticeracconti sentimentaliracconti erotici supposteracconti travestaarrizzacazziracconti erotici con ziestorie di sesso con animalieroti raccontiraccontie roticiracconti di incesti realiracconti erotici vipnero per mia moglieracconti erotici di matureracconti reoticiracconti incetuosia 69 racconti eroticistorie mogliei racconti eroticiracconti di cuckoldracconti di una moglie troiaracconti bisex gayracconti caldiscopare con cavalloracconti.pornoracconti porno scatstorie erotichrracconti porno in trenoracconti di lesbichestorie di corna e tradimentierotico raccontistorie gayla troia di mia suoceramia mamma è una troiageneri eroticiracconti sadoincesti con nonneracconti di suocerera cconti pornoracconti porno zoo