Lui, Lei e la telecamera 2: Obbligo o Verità?

Scritto da , il 2019-11-08, genere tradimenti

Non dormii molto, quella notte. Davanti a me, vedevo continuamente quelle immagini di loro due, intenti a trastullarsi a vicenda con le loro parti intime, i loro punti sensibili. Mi sentivo umiliato, beffato, non so che altro. Metteteci un qualsiasi sentimento negativo, probabilmente era partecipe al vortice di emozioni che mi stava avvolgendo.
Pensavo a Jessica, ai nostri momenti felici assieme. Ricordavo i tanti progetti fatti, attorno a questa casa.
Sarebbe dovuta traslocare da me, era solo questione di tempo.
Mi venne alla mente il nostro primo incontro. Eravamo in un locale, un venerdì sera. Molto affollato, per via di una tribute band degli ACDC, che ricordavo molto bravi. Stavo cercando di ordinare dei drink, per me ed alcuni ragazzi in mia compagnia, tra cui Federico, quando improvvisamente mi trovai con la schiena completamente fradicia di birra. Mi girai di scatto per affrontare il mio attentatore di camice e la vidi. Era bellissima. Indossava un vestitino color verde marino (era piena estate, fine Giugno mi sembra), con delle sandali neri con zeppa. Subito rimasi imbambolato, finché non mi resi conto, qualche secondo dopo, che, mortificata, stava cercando di scusarsi con me. Le dissi di non preoccuparsi, tanto faceva caldo, anzi la ringraziai per avermi dato una rinfrescata. Insomma, la feci sorridere con un paio delle mie battute più ebeti e rimanemmo a chiacchierare e goderci la band tutta sera.

Tornai al presente, rendendomi conto di avere il volto rigato dalle lacrime. Lacrime amare. Il mio rimuginare su quei momenti felici, altro non fece che accrescere dentro di me un sentimento di odio, di vendetta. Decisi quindi di alzarmi. Avevo la possibilità di capovolgere le cose, restituire tutto con gli interessi. Di certo, il conto sarebbe stato salato. Dovevo solo stabilire il modo di agire.
Valutai, così, di partire dai filmati della sera prima.

Mi preparai un’abbondante colazione: uova, bacon, pancake e un tazzone di caffè americano.
Presi il tutto e mi recai sul divano. Accesi il televisore, dove potevo visualizzare i filmati della videocamera direttamente nella sezione apposita, grazie al dovuto collegamento. L’archivio, conteneva copie di backup vecchi di massimo due settimane.
Scelsi il filmato della telecamera principale ed avanzai fino al momento in cui mi esplose la birra sulla camicia. Il destino beffardo. Una lavata di birra per conoscerla, un’altra per perderla. Sorrisi amaramente, quindi ripresi la visione del filmato.
Arrivato al punto critico, nel quale io ero da poco passato per andare verso il bagno.
Vedevo loro sul divano, sorseggiavano la birra, guardandosi negli occhi. Jessica si voltò un paio di volte nella direzione che avevo preso. Stava verificando che fossi impegnato. E pure lui. Era premeditato. Aspettavano solamente l’occasione giusta ed io, involontariamente, l'avevo loro offerta. Maledetti Bastardi!
Improvvisamente, vidi Federico avvicinarsi a lei:
“Non hai idea di quanti mi manchi toccarti!” disse, usando un tono di voce alquanto basso, ma capii nitidamente cosa disse.
“Sono passati tre giorni, ma mi sembra un secolo” continuò lui. Lei sorrise, accarezzandolo. Anche lui accarezzò lei. Era il preambolo del bacio che ne seguì, titubante e romantico all’inizio, passionale poi.
Iniziò poi ad accarezzarle la gamba, scendendo verso i piedi. Le sfilò le ballerina, prima la destra, quindi la sinistra. Solleticò leggermente la pianta dei piedi, provocandole un sussulto, quindi risalì verso le ginocchia. Fu il momento in cui arrivai davanti ai monitor, la sera prima. Rammentai la sgradevole sensazione provata in quegli istanti.

Feci scorrere le immagini quel tanto che mi permisero di giungere al punto in cui smisi di guardare, la sera prima. Decisi di fermarmi un paio di minuti prima. In quel frangente, lei lo stava masturbando, quindi vi fu la richiesta da parte di lui di solleticarle i piedi. A quel punto, mi godetti, mio malgrado, le risate di Jess (amavo il modo in cui rideva) per circa 60 secondi. Fu questo, infatti, il tempo in cui Federico riuscì a resistere, prima di avere l’orgasmo. Gli spasmi causati dalla scarica di piacere, fecero sì che lui interrompesse il solletico, passando da una ritmica danza delle dita sotto la pianta, ad una decisa morsa ad avvolgerle il piede, non dolorosa evidentemente, dato che la vidi intenta a terminare lentamente quel saliscendi a pugno chiuso sul suo bel bastone. Udii tutto il suo ansimare, dall’apice del godimento, alla lenta discesa verso il rilassamento.
“Sei fantastica, Jess! Ti adoro” le disse con un sussurro “sentirti ridere è qualcosa di straordinario!”
Lei gli fece un sorriso di rimando e lo baciò nuovamente, in modo lento e dolce, quindi la passione esplose ancora, ed il loro avvinghiarsi divenne frenetico. Lei gli saltò addosso. Era praticamente seduta sul suo pacco, avvolgendolo con le gambe. Proseguirono per pochi minuti, finché li vidi staccarsi l’uno dall’altra in modo improvviso. Avevano il capo sollevato come se fossero in ascolto. Capii che doveva essere il momento in cui chiusi l’acqua della doccia. Infine, feci anch’io il mio ingresso nel filmato.
Spensi la tv ed osservai il vuoto, incapace di partorire pensieri sul da farsi. Optai per prepararmi il borsone della palestra. Pensai che un’oretta di allenamento mi avrebbe solo giovato.

Mi trovavo nella zona adibita allo scarico post-allenamento, per la solita seduta di stretching, ma continuavo a rimuginare sull’accaduto della notte precedente. Il pensiero di quelle immagini non voleva abbandonarmi.
“Ho detto: ciao Dom!” Una voce femminile mi riportò bruscamente nel mondo reale.
“Eh?! Oh, ciao Elena, scusami, avevo la testa altrove” risposi un po’ goffamente.
“Ho visto, ti ho salutato due volte!” esclamò sorridendomi.
Elena era una mia cara amica, di alcuni anni più giovane di me, Jessica e Federico. La conobbi proprio in quell’ambito, tramite amici di amici, frequentanti della mia stessa palestra. Alta quasi 1,80 mt, gambe lunghe e fisico tonico, grazie ad anni di sala pesi e corsi vari. Portava i capelli castani, lisci e lunghi fino a metà schiena. Per l’occasione, li teneva raccolti in una semplice coda.
Con lei, ero solito a confidarmi. Avevamo un bel rapporto d’amicizia, cosa che non credevo possibile tra uomo e donna, prima di conoscerla. Lei era ancora incredibilmente single. Ora pure io, ma non avrei assolutamente rovinato questo tipo di legame in tal senso.
“Va tutto bene, Dom?” mi chiese, denotando un lieve senso di preoccupazione.
“Vorrei dirti di sì, ma vedi…è successo una cosa…” risposi, lasciando un po’ in sospeso il mio discorso. Distolsi lo sguardo da lei, scuotendo la testa come rassegnato.
“Ne parliamo? Ti andrebbe?” fece lei, con fare premuroso.
“E’ imbarazzante” iniziai.
“Provaci. Non ti dovresti vergognare. Noi ci diciamo tutto” mi rammentò.
Le raccontai della sera prima, di Jessica e Federico, di ogni maledetto dettaglio di quel che vidi nel monitor, di come mi sentii durante quella visione, di come mi stavo sentendo in quel momento.
Lei mi guardava, ascoltando la mia storia, mutando le espressioni del viso a seconda di quello che le dicevo.
“Ho una voglia feroce di fargliela pagare ad entrambi” sibilai con rabbia.
Lei mi fissò, annuendo e socchiudendo gli occhi. Riconobbi uno sguardo complice.
“Forse ho un’idea” mi disse.
“Sul serio?” chiesi io, quasi sbalordito ed incuriosito “a cosa stavi pensando?”
E mi espose il suo piano, il quale, dovetti ammettere, era pieno di dettagli. Alla fine, rimasi a bocca aperta.
“Ma tu… tu sei diabolica… e un genio!” esclamai in preda all’entusiasmo.
“Modestamente! L’idea me l’ha data un vecchio film… aspetta… non ricordo il titolo” mi disse poi.
“Sei sicura che per te va bene? Insomma, so che non sei immune in quel punto...” le chiesi poi, riferendomi ad un dettaglio del suo piano (che scoprirete più tardi).
“Per te lo faccio volentieri…certo, non sarà semplicissimo, ma sarà una cosa rapida comunque” mi rispose Elena “e poi, mi divertirò a rinfacciartelo ogni volta avrò bisogno di un favore da te” concluse sorridendo facendomi l’occhiolino.
Ci salutammo sull’uscio, quindi mi avviai verso casa, pronto ad organizzare una bella imboscata a due care persone.

Arrivò il venerdì successivo. Organizzai una serata sulla falsa riga di quella precedente: pizza, tv, drink vari in compagnia. Confermai l’orario a Jessica e Federico tramite Whatsapp. Si offrirono di portare snack e bibite.
Avevo vissuto tutta la settimana come se nulla fosse successo, frequentando sia uno che l’altra. Con Jess, soprattutto, avevamo anche fatto sesso un paio di volte, ed una delle due fu caratterizzata da un tentativo, piuttosto ben riuscito, di bondage. In quel frangente, mentre si trovava legata e bendata, arrivai a passarle le piume dappertutto, ma fui inaspettatamente respinto quando giunsi alle piante dei piedi. Jessica, infatti, si infastidì particolarmente per il solletico.
Come prego?? pensai io. Per il suo amichetto aveva resistito un minuto intero, e chissà quanto ancora, dal momento che fu lui ad interromperlo per poi spruzzare nelle mutande.
Me l’avrebbe pagata con gli interessi!

Arrivarono alle 20, entrambi vestiti piuttosto sportivi. Lui bermuda e t-shirt, lei vestitino estivo ed infradito.
Ci spostammo sul divano, dove avevo già predisposto la postazione snack e drink. Non facemmo a tempo a metterci comodi che sentii lo squillo del citofono (Chi sarà mai?!).
Andai alla porta e sollevai la cornetta: “Ciao! Certo, Sali pure” risposi io, invitando il misterioso ospite.
“Dom, chi c’è” chiese Jessica dall’altra stanza.
Non risposi. Attesi che la figura misteriosa sull’uscio. Quando le porte dell’ascensore si aprirono, per poco non ebbi un mancamento. Elena era uno schianto! Portava un vestito medio-corto color blu elettrico ed un paio di scarpe estive quasi completamente aperte, con lieve tacco. Uno smalto scuro, decorava le unghie dei piedi.
“Sei una bomba stasera!” le sussurrai.
Lei mi ringraziò con un bacio sulla guancia, quindi ci avviammo per raggiungere gli altri.
“Ragazzi, vi ricordate di Elena? La mia amica, frequentiamo la stessa palestra” la introdussi io.
“Ma certo! Ciao! Che ci fai da queste parti?” chiese Jessica, sforzandosi di nascondere il suo disappunto.
“L’ho invitata io! Sorpresa!” esclamai, anticipando la risposta di Elena.
“Tu e Fede vi conoscete già mi pare, giusto Fede? Te l’avevo presentata. Che dici eh? È uno splendore stasera, non trovi??” proseguii io nel mio spettacolino improvvisato.
Lui la salutò, sorridendo un po’ goffamente, ma il ghiaccio era rotto ed iniziarono a conversare.
Jess mi prese in disparte:
“Perché non mi hai detto nulla?” chiese un filino irritata (quel suo stato d’animo, non fece che accrescere il mio entusiasmo)
“Stai scherzando? Guardali! Sono già entrati in sinfonia. E poi non volevo che facesse il terzo incomodo tra noi, vero amore mio?” e le diedi una bella pacca sul quel culetto sodo da ballerina. Ah già, Jessica era stata danzatrice classica per anni.

La serata riprese a scorrere come stava facendo prima dell’interruzione per l’arrivo di Elena: musica in sottofondo, birre e stuzzichini vari allietavano l’atmosfera.
Si dice che nella vita, vi sia un momento esatto per compiere una determinata azione, il quale, pensai, era l’esatto opposto della comune frase “posto sbagliato, momento sbagliato”, ma non era il mio caso.
Capii, infatti, che il piano doveva proseguire. L’alcol stava scorrendo con un discreto ritmo, eravamo vagamente brilli. Ora o mai più!
Richiamai l’attenzione dei presenti.
“Ehi raga… che ne dite: Obbligo o Verità?” proposi io. Sentivo di avere un che di maligno nello sguardo e nella voce. Mi domandai se qualcuno l’avesse percepito.
“Ci sto!” Elena fu la prima a concordare.
“Sì, pure io” si aggiunse Federico. Primo topo in trappola, pensai.
“D’accordo, sarò divertente” esclamò Jessica sorridendo. Secondo topo in trappola.
Ci disponemmo in cerchio. Jessica decise di rimanere a piedi nudi, a vantaggio della comodità.
Decisi di osservare la reazione di Federico: sono sicuro che il sangue stava già iniziando a ribollire lungo il suo cazzone. Con discrezione, certo, ma il suo sguardo si posava costantemente sulle estremità di Jess. Scambiai un’occhiata con Elena, comunicandole di osservare. A cose fatte, si girò nuovamente verso di me, ammiccando d’intesa.
Lei stessa iniziò il gioco. Fece girare la bottiglia. Si fermò in direzione di Federico.
“Obbligo o Verità?” chiese lei.
“Mmm... verità!” opto lui.
“Ok, dunque… una parte del corpo femminile a cui ami dedicarti, durante il sesso, con descrizione di quello che faresti!” fu la domanda di Elena. Che interpretazione da Oscar. La guardai fiero, quasi commosso, probabilmente come un padre farebbe con un figlio.
“Beh… ecco” iniziò Federico titubante “ovviamente… la patatina! Eh eh…ehm… Amo leccarla, dappertutto. Stimolare il clitoride, vederlo turgido…”. Povero lui se avesse dovuto convincere qualcuno.
“Non mi sembri molto convinto, Fede” lo interruppi io. E lo guardai in modo ambiguo, con la speranza di vederlo vacillare. O reagire.
“Ma perché? In che senso?” ribatté lui, con fare quasi incalzante.
Risposta troppo immediata, timbro di voce più alta del normale: tipica reazione di colui che mente. Non ci siamo, caro mio.
“Una mia sensazione…” risposi, volendo lasciare intendere qualcosa.
“Dai proseguiamo, Fede tocca a te” disse improvvisamente Jessica, con l’intento di tagliare il discorso, che evidentemente stava prendendo una brutta piega. Per entrambi.
Federico girò la bottiglia, che prese la mia direzione.
“Dom! Molto bene! Obbligo o verità?” chiese lui.
“Verità” scelsi io.
“Voglio sapere se non ci hai mai provato con la tua amica Elena” fu il suo quesito.
Cos’è, vuoi vendicarti per poco fa? Coglione!
Squadrai Elena da capo a piedi, come una tigre con la sua preda. Quindi mi girai verso Jess. In realtà, non era necessario per percepirne lo sguardo fulminante nei miei confronti.
“Sarò sincero, non ho mai creduto all’amicizia tra uomo e donna” feci una pausa, assaporando la tensione sul volto dei due traditori “ma poi l’ho conosciuta, e sono fiero di poter dire che è la mia migliore amica, quindi no, non ci ho mai provato, perché vedi” cambiai tono “io tengo molto all’amicizia, non farei mai qualcosa che possa distruggerla…non sei d’accordo, Fede? E tu, Jessica?” conclusi. Non mi aspettavo una risposta, volevo solo minare poco a poco tutte le loro certezze.
“Stai insinuando qualcosa?” mi chiese lui.
“Dovrei?” ribattei.
“No, no, era per dire” disse lui, chiudendo il discorso.
“Molto bene!” affermai. E feci girare la bottiglia. L’obiettivo era Elena. Eravamo pronti a passare alla parte successiva del piano. La fortuna aiuta gli audaci, e fu così che il collo della stessa indico la mia complice.
“Obbligo o verità, Ele?” chiesi io, sapendo già la risposta.
“Obbligo” fece lei. Con lo sguardo mi comunicò che era pronta.
“Vediamo…” iniziai, fingendo di pensarci “un minuto di solletico ai piedi!” scusami Ele, pensai tra me.
“Ehm… ok… so già che sarà interminabile!” esclamò lei.
“Sarà Jess a fartelo” dissi io.
Jessica rimase sbalordita: “perché vuoi che sia io” chiese.
“Sta a me deciderne lo svolgimento” tagliai corto.
In tutto ciò, vidi Federico ammutolito, probabilmente stava già pregustando la scena.
Elena si tolse le scarpe e si posizionò con le gambe distese ed incrociate, rivolte verso Federico, mentre la schiena era appoggiata al divano. Nell’attesa, fece roteare i piedi in modo molto sensuale, attirando la sua attenzione con quel movimento quasi ipnotico. Se si fossero trovati in India, lei sarebbe stata il flauto, lui la serpe. Diedi il via alla pratica, avviando un timer di un minuto, appunto.

Jessica iniziò a solleticare i piedi di Elena, lentamente all’inizio, forse per testarne la sensibilità.
“Ahahahahahahahah!!” la reazione della mia complice fu immediata. Mi aveva confidato che era molto molto sensibile. Jess aumentò il ritmo, e con esso aumentarono le risate di Elena.
“Ihihihi daiiihih eheheh Jess! Jess ti pregoooohohoho ahahahah!” disse supplicando, in preda alle risate.
“Ghirighirighiri” la stuzzicò Jessica, che ci stava prendendo gusto.
Le osservavo divertito, forse un tantino eccitato, ma mai come il mio amico doppiogiochista.
Federico infatti, teneva lo sguardo fisso su quanto stava avvenendo tra le due. Lo vidi muoversi nervosamente, deglutire con una certa costanza. Ebbi quasi la certezza che stesse avendo una bella erezione, da come cercava di armeggiare sopra i bermuda.
“Dieci secondi alla fine” comunicai, mentre Jessica, nel frattempo, si dedicava contemporaneamente ad entrambi i piedi, soffermandosi soprattutto sotto le dita. Capii che doveva essere il punto peggiore per Elena, da come rideva in modo quasi isterico. La tortura giunse alla fine, ma ci volle qualche secondo ulteriore per vederla smettere di ridere ed ansimare. Era stata bravissima!
“Com’è stato Ele?” chiesi io divertito.
“Devastante…eheh…” mi rispose, mentre cercava di riprendersi.
“Sei sadica Jess! Non sapevo ti piacesse!” continuai io, rivolgendomi a lei.
“Nemmeno io! Ma ci stavo prendendo gusto!” rispose, ammiccando malignamente verso la sua vittima, che le sorrise di rimando.
“Pare che anche Fede si sia goduto lo spettacolo” esclamai, accentuando sulla parola “goduto” per enfatizzarne il doppio senso. Avrei messo la mano sul fuoco che fosse stato sul punto di avere un orgasmo.
“Ok gente, proseguiamo. Elena, tocca a te” la informai.
E così, fece girare la bottiglia, che terminò la sua corsa puntando Jessica.
“Ah-ha!” esclamò la mia amica soddisfatta. “Obbligo o verità?” chiese poi a Jess.
Speravo tanto in scegliesse la prima. Fui accontentato.
“Obbligo” pessima scelta, pensai.
“Un minuto di solletico ai piedi!” sentenziò Elena, senza nemmeno pensarci. “Scusami Jess, ma ora è il tuo turno” proseguì, restituendole lo sguardo maligno di poco prima. “Fede, sarai tu a farglielo” disse infine.
Questi rimase quasi pietrificato. Come Jessica. Che lo guardò, e poi guardò me, e poi di nuovo Elena.
“Perché lui?” chiese con un certo impeto.
“Il giro lo conduco io. Non vedo il problema. La cosa ti imbarazza?” chiese Elena, trapelando una vaga vena di ironia.
Jess guardò me, quasi a cercare una sorta di approvazione, o forse voleva semplicemente capire se la cosa mi infastidisse. Rimasi completamente distaccato.
Jessica allungò le gambe verso Federico, mettendogli i piedi in grembo, una mossa inconscia, dopotutto l’aveva già fatto.
A loro insaputa, impostai il timer a due minuti: “Tre, due, uno, via!” annunciai.
Federico iniziò a farle il solletico, e la stanza si riempì delle risate di Jessica.
Lo guardai, era proprio in estasi. Sapevo di averlo colpito nel punto debole. Era, dunque, un feticista di piedi e solletico, ed ora aveva la possibilità di sublimare quella passione sulle quelle estremità. Non fece, infatti, nulla per opporsi o resistere a quella tentazione, perlomeno per salvare le apparenze, tanto era forte la voglia che aveva. E io lo sapevo. Mi chiesi soltanto quanto avrebbe resistito. Quando l’orgasmo l’avrebbe raggiunto? La tortura stava proseguendo da più di un minuto, ma gli occhi semichiusi, la bocca leggermente aperta e l’evidente gonfiore nei pantaloni, mi fecero presumere che c’eravamo quasi. La stupenda risata di Jess, poi, non faceva che alimentarne la libido.
“Ehi Fede! Rallenta, o te ne vieni nei pantaloni!” me ne venni fuori io improvvisamente. “Guarda Ele, non trovi che stia per avere un orgasmo?” dissi ancora, rivolto alla mia amica.
Sentendo quelle parole, Jessica interruppe quella pratica, rimuovendo i piedi dal grembo del suo aguzzino. L’espressione in voltò mutò drasticamente. Il sorriso era scomparso, a beneficio del duo irritazione/sconvolgimento.
“Dom, che cazzo stai dicendo??” esclamò.
“Che intendi? Stavo solo notando quanto il tuo amichetto godesse nel solleticarti” dissi con disinvoltura.
“Non dire cazzate. E poi l’ha scelto lei no? Era il mio obbligo e lui doveva eseguirlo!” ribatté lei seccata.
“E questo che significa?” proseguii io “cioè, lo vedi?” le feci, indicandolo.
Federico, nel frattempo, si era minimamente ricomposto, togliendo l’espressione da strafatto di poco prima.
“Ehi Dom, che cazzo ti prende amico? Se stai insinuando…” tentò di abbozzare, non troppo convinto.
“Non sto insinuando! Sto dicendo che tu, sia quando lo subiva Elena, sia quando lo facevi a Jess, sembravi in piena trance agonistica da scopata, vecchio mio!” non so ancora come mi uscii quella frase.
“Solo il minimo di pudore rimasto ti ha impedito di segarti alla grande qui davanti a tutti, o mi sbaglio?” continuai. L’assenza di una reazione immediata mi confermò di averlo messo a nudo, per il momento in senso figurato.
“Com’è che non dici nulla?” chiesi nuovamente.
Incontrai il suo sguardo. Vi era odio, imbarazzo, forse panico, di certo un bel mix di emozioni negative.
“Scommetto che hai un preservativo infilato sul tuo bel cazzetto floscio” lo provocai.
“Vai a farti fottere, Dom! Ma che cazzo vuoi da me eh?!” ruggì lui.
“Rispondi alla mia domanda” proseguii con tono pacato.
Ho letto da qualche parte che utilizzare un tono calmo con persone in collera, altro non fa che gettare benzina su quel fuoco emotivo, provocando reazioni più impetuose. Non fu quello il caso, purtroppo.
Lui non rispose, ma commise l’errore di guardare Jess, quasi fosse alla ricerca di una risposta, o un modo per sviare il discorso. Era sull’orlo di una crisi.
Jessica era nel panico. Mi rivolse un’occhiataccia collerica, ma anche incredula di quanto stava accadendo.
“Da quanto va’ avanti?” chiesi a entrambi.
“Ma Dom…” la risposta arrivo da lei “…di cosa stai parlando?” Aveva gli occhi gonfi di lacrime, di rabbia, tristezza, paura forse.
“Niente stronzate, ti prego!” l’apostrofai mentre ancora stava finendo di parlare. “Sei una bugiarda ipocrita!”. Quindi presi il telecomando, accesi il televisore ed avviai la registrazione, alzando notevolmente il volume.
Jessica e Federico sbiancarono nel vedersi mentre lui la scopava con la mano sotto il vestitino e lei godeva e strozzava le grida di piacere. Quindi fu il momento del solletico ai piedi di lei, seguito dall’orgasmo di lui, il tutto incorniciato da baci, carezze e pomiciate varie. Federico abbassò lo sguardo in preda all’imbarazzo.
Jessica si girò verso di me in lacrime, venendomi incontro.
“Aspetta Dom… posso… posso spiegarti… noi…” balbettava in preda alla disperazione.
“Ehi! Ehi! Ti prego! Cioè, lo dico per te! Non uscirmi con frasi come “non è come sembra” o “Amo solo te! Era solo sesso! Siamo solo amici!” tagliai corto.
“Ti renderesti ancora più ridicola e soprattutto” guardai Federico “rischieresti di perdere anche lui, due in un colpo solo: è veramente quello che vuoi?”
“Sul serio… possiamo parlarne…”
“Esci dalla mia vita! Non voglio che il tuo nome compaia ancora nella cronologia della mia esistenza!” esclamai con decisione, troncandole ogni tentativo di replica.
“E in quanto a te!” mi rivolsi a Federico “non voglio più rivedere la tua brutta faccia da cazzo o ti giuro che ti pesterò così tanto che maledirai tua madre per averti messo al mondo! E ora andatevene a fare in culo lontano da qui!” urlai, spintonandoli verso la porta.

Tornai da Elena. Nonostante fosse preparata, la vidi lievemente turbata. Magari si aspettava una reazione più neutra.
“Cavolo Dom!” mi disse “li hai proprio… umiliati!” continuò.
“Merito del tuo bel piano diabolico! Non ce l’avrei mai fatta, senza di te! Ti sono super debitore, specialmente per la tortura che hai dovuto subire” le risposi.
Sorrise nel ripensarci “Già, pensavo di farmela addosso!” mi comunicò
“Comunque, ti ringrazio!” dissi ancora. E l’abbracciai, mentre l’accompagnavo alla porta.
“Buonanotte Dom!” mi disse, con un piede già fuori di casa mia.
“Aspetta!” Le afferrai il braccio. Sorpresa, mi guardò con aria interrogativa.
“Ricordi quando dissi che non avrei rovinato il rapporto d’amicizia che c’è tra noi per nulla al mondo?” le chiesi.
“Beh, sì!” mi rispose.
“Mentivo!”
E la tirai verso di me, baciandola. Non aspettavamo altro. La passione ci travolse. In un attimo, la presi in braccio e la sbattei contro una parete, senza mai staccare la mia bocca dalla sua.
Lei mi mise le braccia al collo, passandomi la mano tra i capelli, ed incrociò le gambe dietro la mia schiena, mentre con una mano le tolsi le scarpe.
Giunsi a memoria (avevamo gli occhi chiusi) nella mia camera. Mi tuffai sul mio letto. Ero sopra di lei.
Iniziai freneticamente a toglierle il vestito. Le strappai (letteralmente) il reggiseno, quindi le sfilai le mutandine.
Lei non fu da meno. Mi privò della t-shirt in un attimo, quindi mi tolse con tanta abilità la cintura, mentre con i piedi mi stava già spingendo via bermuda e boxer in una sola mossa.
Fu sesso bollente! Scopammo tutta la notte! E ancora! E ancora! Non eravamo mai paghi!
Non ricordo qualcosa che non ci concedemmo, in quella folle notte di fuoco. Da un 69 prima, ad una sessione di bondage poi, dove a turno ci bendammo e ammanettammo al letto, mentre il partner si divertiva a farci provare sensazioni nuove, diverse, o semplicemente amplificate dalla temporanea mancanza della vista. Fu speciale! Fu qualcosa di nuovo, di diverso, di vero.
Realizzammo di volerlo entrambi, da un sacco di tempo e, finalmente, ci eravamo trovati.

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