La sveltina prima dell’addio

Scritto da , il 2019-11-07, genere tradimenti

L’avevo fatto. Avevo scopato con una mia vecchia fiamma nel bagno di un ristorante. Ora, però, mi sentivo strana. Quella che all’inizio era euforia, ora si stava tramutando in senso di colpa verso il mio ragazzo. Ero lí seduta sul sedile posteriore della macchina dei miei e mi dilaniavo dentro, pensando a tutte le volte che il mio ragazzo mi aveva detto che mi ero inaridita, sopratutto dal punto di vista sessuale, e poi invece eccomi qui, reduce dalla scopata più sfrenata e folle della mia vita, consumata con uno che non vedevo da anni e, sopratutto, che mi aveva fatta sentire brutalmente viva. Ero combattuta e decisi così di non agire d’impulso, decisi di nom cedere alla voglia di scrivere a Matteo, il ragazzo del ristorante. Non mi sarei complicata la vita. In caso lo avrei cercato una volta riandata via da Roma. Davo per scontato che anche lui non mi avrebbe cercata. Sarei stata a Roma altri due giorni, sarei partita il lunedì in tarda mattinata. Decisi di godermi quei due giorni romani, frequentando vecchi amici, amiche, feci un aperitivo col mio ragazzo, che naturalmente si lamentó perché, dopo tutto quel tempo che non ci vedevamo, avrebbe voluto farlo con me, ma come potevo dirgli che non volevo, sapevo che la mia mente sarebbe andata a Matteo che mi teneva le gambe aperte su quel lavandino mentre me lo sbatteva dentro in tutta la sua virilità e volevo evitare di ripensarci. I due giorni passarono velocemente, decisi che li avrei chiusi andando a ballare con amici del liceo in una discoteca all’aperto. Mi vestii bene: canottiera rossa che richiamava il rosso dei miei capelli, gonna corta nera e tacchi. Avevo proprio voglia di non pensare. La discoteca era piena di gente. Faceva molto caldo. C’erano dei chioschietti che facevano cocktail e mi fiondai su uno di quelli. Mi bastarono tre cocktail per sentirmi molto alticcia. Ho dei flash di me che ballavo spensierata in mezzo alla folla, ma la mia mente continuava ad andare a Matteo, a quel bagno, alle sue mani sul mio corpo. Mi staccai un attimo dalla folla e mi sedetti, avevo bisogno di riprendere fiato. Presi il cellulare e aprii wathsapp. Automaticamente andai a guardare l’ultimo accesso di Matteo giusto per farmi male da sola. Si era connesso due minuti prima. Quindi era sveglio. Si fece strada dentro di me il desiderio di salutarlo prima di partire per altri mesi via da Roma. Νon resistetti e li scrissi. Lui mi rispose quasi subito al saluto. Gli chiesi che stava facendo, era al pub a bere una birra con i amici non lontano da dove stavo io, e lui mi chiese lo stesso. Dopo la mia risposta mi uscì spontaneo dirli che l’indomani sarei partita e che mi avrebbe fatto piacere salutarlo. Mi disse che Conosceva il posto dove stavo e che in pochi minuti sarebbe venuto li. Mi sedetti a fumare una sigaretta e lo aspettai. Dieci minuti dopo mi scrisse che era nel parcheggio. Mi recai li. Era in piedi appoggiato al cofano di una Chevrolet rossa, parcheggiata a lisca di pesce nella parte buia del parcheggio. Ci salutammo e entrammo in macchina. “ Hai volato” iniziai io per sciogliere il ghiaccio. “ ero qui vicino. A che ora parti domani ?” Mi rispose. “ ho il treno all’ora di pranzo “. Cadde un attimo di silenzio tra noi e decisi di romperlo io senza mezzi termini. L’alcool aiutó molto. “ dimmi che anche tu non riesci a pensare ad altro che a quello che è successo ti prego, perché credo di stare impazzendo” . Lui sorrise soddisfatto e si protese verso di me. Mi bació, mentre la sua mano scendeva lenta e inesorabile verso il sotto della gonna. Due sue dita iniziarono a massaggiarmi sopra le mutandine, per poi entrare dentro. Mentre faceva questo all’orecchio mi sussurrava:” Io penso da due giorni alla tua fica bagnata. Penso alle tue mani sulle mie chiappe che mi spingono più dentro di te, alle mie mani sul tuo culo formoso, mentre ti tengo in braccio e ti sbatto addosso al muro come fossi la mia troia...”. Mi ritrovai aggrappata a lui, mentre mi masturbava con l’ausilio anche della voce. Venni copiosamente sulla sua mano mentre sottovoce esclamavo dei “si!”. Ero eccitatissima e lo volevo, eccome se lo volevo, lo volevo da matti, volevo mi prendesse immediatamente. “ scopami. Scopami come se non ci fosse un domani” e mi misi a cavalcioni su di lui. Alzai la gonna quel tanto che mi serviva per muovermi in libertà. Tirammo il sedile tutto indietro, le sue mani si stamparono sul mio culo, iniziando a prendermi a sculacciate. E lo cavalcai, sfogando il mio desiderio. Urlando entrambi in totale libertà, coperti dal suono della musica. E scopavamo sfrenatamente iniziai a pensare a tutta la gente che ballava a pochi metri da noi, ignara che due ragazzi si stessero abbandonando a una incontrollabile passione e la cosa mi eccitó ancora di più. “ sappi che verrò a Teramo per scoparti ancora” mi disse sull’orlo dell’orgasmo. “ sappi che se non lo fai ti ammazzo” li risposi. E mentre mi veniva dentro con un’irruenza mostruosa esclamava “lo faró... lo faró...” e ci lasciammo andare a un bacio appassionato. A quel punto scesi dalla macchina e tornai dai miei amici e lui fece lo stesso. Guardai la macchina rossa uscire dal parcheggio e dentro di me sopraggiunse una nuova sensazione, sentivo già la sua mancanza.

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