Nella

Scritto da , il 2019-11-06, genere etero




Ciao, sono di nuovo io, Nella.
È passato poco più di un anno da quando volli condividere con voi un attimo di follia vissuto in spiaggia mentre mio marito sonnecchiava...
È stato un anno molto intenso, diverso dagli altri.
Mi sono incamminata lungo un sentiero nuovo, affascinante ed emozionante che ha assorbito ogni mia energia.
Ricordate appena un anno fa scrissi di un selvaggio orgasmo provato sotto gli occhi di un impudente di cui poi avevo assaggiato il bianco fluido spermatico.
Quell'episodio mi turbò
non poco.
Quasi sessantenne mi ero abbandonata ad una condotta tanto disdicevole quanto lontana dalle abitudini consolidate di una vita intera.
Assaggiare per la prima volta il seme di un uomo mi causò uno sconvolgimento profondo.
Ero impazzita?
Mi chiedevo nelle notti insonni mentre mi rigiravo nel letto cercando di placare i miei sensi di colpa.
Il sole, sì, era stata colpa del sole.
Va bene alla fine mi ero masturbata e di questo, sebbene fosse una pratica che non avevo quasi mai usato, se non sporadicamente durante l'adolescenza, alla fine dicevo che non mi dovevo vergognare.
Non dovevo rendere conto a nessuno.
Nessuno mi aveva costretta ed io avevo il pieno diritto di vivere la mia sessualità in modo libero e gioioso.
Dopotutto mi ero toccata procurandomi un sacrosanto piacere di cui non dovevo vergognarmi.
Ma farlo davanti ad un estraneo che si stava freneticamente menando il cazzo ed ingoiare il suo eiaculato, quello forse era stato davvero eccessivo.....?
Però mi incuriosiva di conoscere quale fosse il sapore di mio marito...
No, non ho osato proporgli di farmelo assaggiare.
Dopo una pacata vita matrimoniale, con un sesso ormai da anni latitante e che neanche al momento del suo Zenith, non aveva mai oltrepassato la soglia di quei taboo borghesi...
I giorni passavano e la curiosità cresceva. Mi chiudevo in bagno mi spogliavo nuda davanti al grande specchio, rovistavo nel
contenitore della biancheria da lavare, mentre con le dita mi dilettavo a torturarmi il clitoride.
Poi quando mi ricomponevo
mi sentivo ridicola e provavo pena per me stessa.
Cosa mi stava capitando?
Non potevo chiederlo a lui, il mio amato e compassato marito ma avevo un bisogno urgente...... Volevo assaggiare altro sperma.
Si volevo riempirmi la bocca di quel liquido caldo e zuccherino che per la prima volta avevo assaggiato in spiaggia.
Per calmare l'inquietudine che non mi faceva riposare durante le ore notturne ho incominciato a navigare in Internet di notte e così sono pian piano diventata dipendente dai siti porno.
Ho incominciato a masturbarmi ogni notte davanti al PC. Ho cercato di smettere ma ogni buon proposito è naufragato davanti alla bramosia che puntuale veniva a svegliarmi. Oramai il sesso era diventata un'idea fissa , in metropolitana mi tenevo aggrappata al palo e specie nell'orario di punta ne approfittavo per sfregare il mio pube contro di esso mentre immaginavo tutti gli uomini senza pantaloni né mutande con i loro sessi eretti.
No, con mio marito sapevo già che era una guerra persa in partenza.
Guidata dai video hard ho incominciato a tenere in frigo sempre qualche bella zucchina da infilarmi davanti e di dietro.
Una volta mi sono costruita un piccolo dildo anale ricavato da una carota fermata alla base da un cordoncino di quelli delle tende.
E sono andata in giro con la carota costretta nel mio buchetto che ad ogni passo si dilatava facendomi godere sempre più.
Mi sentivo una puttana.
Ma avvertivo la necessità di andare avanti. Di far progredire le mie conoscenze in questo nuovo mondo fatato che s'era aperto davanti ai miei occhi e lasciatemi passare la battuta davanti ai miei orifizi.
Finalmente cominciavo ad avere coscienza del mio corpo, e come un giovane adolescente ama toccarsi ad ogni occasione, così ero diventata avvezza ad accarezzarmi la passerina in ogni momento ovunque mi trovassi. Ricordo ancora con un brivido intere elezioni tenute in facoltà seduta alla mia cattedra con una mano impegnata a far scorrere le slide manovrando il mouse e con l'altra che si bagnava dei miei umori vulvari approfittando dei miei gonnelloni ai quali avevo scucito pazientemente i fondi delle tasche......
Però tutto questo non mi bastava.
Avevo bisogno di un corpo vero da baciare, di un sudore da odorare, di un cazzo da suggere fino al dolce epilogo. Volevo essere masturbata da polpastrelli morbidi ma decisi, dilaniata da membri lunghi e grossi di diametro.
Avevo la fame arretrata di sesso appagante di chi teme di aver sprecato tanto tempo.
Questa fastidiosa sensazione si rafforzava ogni volta che mi giungeva notizia del decesso o della infausta diagnosi di un male fisico ad un amico o ad un conoscente.
Eros e thanatos si affacciavano nei giorni della mia vita in cui avevo sempre maggiore consapevolezza della fragilità delle nostre esistenze terrene.
Mi aggrappavo alle mie eccitanti fantasie erotiche per vincere la paura devastante delle malattie e quella paralizzante della morte. Solo la ricerca spasmodica del piacere placava le mie ansie profonde.
Toccavo, guardavo, percepivo ogni oggetto che mi circondava immaginandolo di stringere e trastullare peni riguardevoli:ora da vezzeggiare nella tenerezza della loro flaccidità ora da accarezzare vigorosamente nello splendore del loro turgore.
Non riuscivo a dormire.
Al tempo stesso bramavo con tutte le mie forze e temevo con terrore immenso un incontro con un altro uomo . Mi ero già intrattenuta in chat con un paio di nottambuli da cui avevo imparato la sfrontatezza di dialoghi senza decenza in cui la donna veniva finalmente trattata da puttana.
Senza riguardo, sfoderando quella autorità di maschio dominante così tragicamente assente nella mia vita.
Ma far parte di un social porno presto non mi basto' più, volevo sentire il pulsare delle vene di un vero membro, volevo imbrattare tutto il corpo di liquidi maschi e selvaggi.
Incominciai a guardare con occhi diversi i miei studenti. Ero così arrapata che mi veniva di fissare la patta dei ragazzi, tutti rigorosamente in jeans, per misurarne a spanne l'attrezzatura genitale. Nel frattempo continuavo a tenere le mani in tasca intenta ad amarmi furiosamente avendo eliminato dal mio guardaroba ogni tipo di mutandine

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