Ragazza di campagna

Scritto da , il 2019-10-28, genere tradimenti

È così che ti ritrovi sposato con una bella donna, figlia di papà, vivi nella villa, di papà, con tanta di piscina, fatta con i soldi di papà.
Amo mia moglie eh, ne ero o sono innamorato, è una brava donna, con quel fisico per il quale val la pena girarsi se la incontri per strada. Si insomma. Mi è andata di lusso,ecco.
Bella, figa, ricca.
Cosa volere di più?
Scopo, viaggio, non un problema.. Faccio praticamente vita da nababbo.
Ma a volte urla in me la mia parte animale. Voglio sentirmi ancora in gioco, trasgressivo, vivo. Così esco con la moto, corro per alzare l'adrenalina, ma non basta.
Necessito di vittime. Ho bisogno di fingere personaggi diversi, conquistare, far capitolare, sedurre, abbandonare. Stronzo, lo so. Poi, mentre da qualche parte c'è una che piange per me, cambio Sim al telefono, entro a casa, saluto amorevole mia moglie, l'aiuto, marito perfetto e presente come ogni giorno. Lei non sospetta di nulla. Ha fiducia totale in me.
Sono io che devo stare attento.. Perché sono io quello che qui ha da perdere. Ma è più forte di me. Mi sono iscritto su vari siti. In uno di questi mi sono imbattuto nel profilo di una. La classica brava ragazza di campagna che si iscrive su certi siti cercando di darsi un tono con qualche foto lievemente erotica. Un erotismo ingenuo, tipo un primo piano di un dito passato maliziosamente tra le labbra. Niente di che a dir la verità, ma quelle labbra mi affascinano. Le scrivo. Questa volta invento nome, città, ma le confesso che sono sposato e che cerco semplicemente una scopata. E scopro che oltre ad essere l'ingenuotta ragazza di campagna, è pure na puritana. Una di quelle che tifano l'amore eterno, la monogamia, che aborrano il tradimento. Insomma. Cazzo. La preda giusta per me. Riuscire a far capitolare questa è da trofeo.. Passo giorni a chattare in un confronto serrato. Mi fanno ridere i suoi ragionamenti, così lontani da come va il mondo, ma mi irrito perché cazzo, tien duro, è testarda e più si impunta e pretende di farmi la morale e più mi vien voglia di averla davanti e sculacciarla. Tra un insulto, un ragionamento, qualche scambio educato, sveliamo i nostri volti, diciamo qualcosa delle nostre vite. Più che altro lei. Lei è sincera e più parla e si mostra e più sento che devo incontrarla. Ci riesco. Ho l'appuntamento.
Per scopare? Macché! Per salire sul ring. Per sputarsi faccia a faccia le nostre opposte opinioni, ognuno certo di riuscire a convincere l'altro.
Eccomi qui.
Stazione delle corriere, un sabato mattina.
Fighissimo centauro con moto da sballo, tuta, stivali e casco sottobraccio. Sono agitato. Agitato dal testosterone. Mi sento un gallo gonfio nel collo e pronto a montare. Mentalmente cazzo, quell'ingenuotta mi ha caricato, sovraeccitato semplicemente opponendosi. Questo mi piace. Sentire il suo rifiuto mi eccita. Ed eccola laggiù che arriva. Non ha il fisico mozzafiato di mia moglie. È tonda, avvolge la sua ciccia in pinocchietti di jeans attillati. Una maglietta con manichette a sbuffo e un paio di tette infinite come il culone che si ritrova. Un culone che sotto agli schiaffi che tante volte ho immaginato di dare, avrebbe vibrato di godimento. Non riesco a togliermi di dosso sto brio e sto modo di fare agitato, isterico… Devo arrivare a possederla. Lei rimane ovviamente delle sue idee, ma il mio atteggiamento la diverte. Me la siedo in braccio mentre chiacchieriamo, battibecchiamo scherzosamente, io continuo a ridere e lei mi trova buffo. Non mi trova minimamente pericoloso per lei e forse riuscirò ad abbassare le sue difese. Sostiene di poter tenermi testa. La vedremo. Finiamo a casa sua, (grande errore ragazza mia!) dove, davanti ad un aperitivo continuiamo lo scontro a parole. Non ce l'ho più fatta. Vuoi la guerra cicciona? E guerra sia. Dall'alto del mio metro e 90, me la carico in spalla e la porto in camera. Mica conoscevo la casa, ma in un mini trovi subito come orientarti. L'ho decisamente buttata sul letto: 'Adesso dimmi che non ti andrebbe'. Quella stronza rideva compiaciuta. Perché? Perché nessuno era mai riuscito a portarla di peso. Mi
aveva trovato divertente. Divertente, capito? Stronza. Io ti carico in spalla, ti butto sul letto e tu lo trovi esilarante? Quanti schiaffi le avrei dato. Mi stava ridicolizzando, in una camera da letto. Così la presi per le caviglie, la trascinai verso di me, avevo una forza tale che lei pareva essere leggera come un cuscino. Provò a ritirarsi scalciando, così le presi i jeans, non avevano bottoni e a strattoni violenti riuscii ad abbassarli. 'Ehi! Smettila, che fai' tirò su i jeans e io li ritirai giù di colpo. Si abbassarono leggermente anche gli slip, facendo intravedere un curato ma presente pelo pubico. La mia mente restava li…a vederla ingenua, innocente, con i peli perché ragazza ancora senza malizia e niente… Volevo possederla, volevo darglielo tanto, ma tanto fino a sfinirla. I suoi no non erano certo sinceri. Sono un gran figo io, ovviamente dovevo piacerle, ne sono sicuro. Ma quei gridolini, quei no, quel coprirsi vergognosamente mi facevano impazzire. Mi gettai sopra di lei, si contorceva, mi colpiva, ma è difficile allontanare un uomo muscoloso e alto come me. Abbassai a strattoni mutande e slip sotto le ginocchia, ancora non stava ferma, era una lotta di corpi, adesso, ed avrei vinto io. Iniziai a baciarla con foga, lei si scostava e cercando di respingermi con le mani ripeteva 'Sei pazzo? Smettila, basta, spostati!' L'eccitazione mentale era tutta in basso ora. Avevo il cazzo pulsante. Mi sentivo come nel mio film preferito, a violare le donne indifese di casa in casa.. Più diceva no e più impazzivo. Non urlava, era convinta di tenermi testa facendo la dura, così, nel corpo a corpo le tirai fuori le tette strappando un po' la maglietta e mi avventai su quei capezzoli turgidi che sapevano bene cosa volevano. Volevano la mia lingua! Con una mano le bloccavo i polsi sopra la testa, l'altra la tenevo sulla bocca, ora era alla mia mercé. Pieno di desiderio iniziai a leccare, succhiare e tirare tra le labbra i capezzoli, che ricadendo lasciavano vibrare quelle magnifiche enormi tette. Le bloccai il viso, mi fissava sgomenta senza dire più nulla. 'Finalmente regoliamo i conti, bigottona, mi fai eccitare da morire' e le piazzai la lingua in bocca, così lunga e vorace da arrivarle in gola, libero così di palpeggiarla senza permetterle di parlare. Spremetti i seni più volte, con la mano scesi al pube mentre lei iniziò a contraccambiare il bacio giocando bene di lingua. Passai con la mano sulla foresta e aprendo un varco tra le cosce serrate notai con piacere due cose. La figa era completamente depilata, labbra lisce. Con le dita aprii quel fiore campagnolo e lo trovai bollente ed estremamente bagnato! Le sussurrai all'orecchio 'Ah suoretta monella… Eccita anche te tutto questo, allora, eh? Porca!' Mi scostai ed aprii la patta per estrarre quel mio cazzone in tiro da così tanto che quasi mi doleva. Sempre baciandola le presi la mano, la obbligai a toccare quella trave sofferente e nonostante una prima riluttanza iniziò a segarmi mentre anche io non perdevo tempo e le massaggiavo pesantemente la figa. Adesso aveva aperto le gambe, così da farmi spazio. Le sfilai del tutto i pantaloni, sfilai i miei, il cazzo era sempre alto come non mai. Aprii le sue gambe per bene e mi fiondai su quella figa bagnata che odorava di desiderio. Succhiai voracemente le grandi labbra, leccai peggio di un cane dal buco al clitoride, di tutta lingua, afferrandole le tette. A lingua dura stimolai il clitoride usando un dito per penetrarla poi di nuovo leccai a volte esternamente, a volte ripulendo il buco dai suoi umori. Avevo una foga..come non scopassi da mesi, eppure l'avevo giusto fatto la sera prima con mia moglie. Solo che qui, finalmente, potevo fare sesso, sesso forte, sesso animale, senza pensare, come a casa, al preliminare, al cicci o coccò, al romanticismo ecc. Macché… Questa aveva voglia di cazzo ragazzi. Niente smancerie! Voleva prenderlo e basta! Mi spostati in ginocchio di lato e le buttai in faccia il mio cazzo, usandolo per schiaffeggiarla. Infastidita pur che smettessi lo prese in mano, lo segò un paio di volte ma con
poco impegno. Mi sali rabbia. 'Devi leccarlo!' le ordinai e lo diressi verso la sua faccia di nuovo strusciandoglielo davanti. Iniziò a baciarmelo, delicata a dire il vero, troppo innocente nell'infilarlo in bocca, lenta, con movimenti regolari, ma così no dai! Io volevo la suoretta di prima..quella porca! Così le presi la testa e le feci capire con che ritmo doveva succhiarmelo. Fortunatamente si lasciò andare così passai a penetrarle la figa secco con tre dita, la volevo aprire bene, doveva essere degna del mio cazzone. Me lo succhiava bene ora, con un buon ritmo, la mano aveva una buona presa decisa nel segarmi, quel che bastava a tenerlo in tiro mentre io continuavo velocemente, con colpi decisi, duri la mia ispezione. Quei grossi seni davanti a me, i suoi umori spalmati tra le dita della mia mano e poter ficcarle il cazzo in gola mi faceva sentire libero. Lei era il mio oggetto. Non era lì per godere ma per servire. Come fosse un sacco di patate me la girai pancia sotto, scesi dal letto e la tirai al bordo, la sollevai prendendola per le cosce come a far carriola e glielo infilai finalmente in quella liscia figa bollente. Il cazzo umido per i giochi di bocca entrò dentro senza fatica in quel buco bagnato e ben aperto senza nemmeno il bisogno di guidarlo. La sbattei subito veloce, volevo in testa mia punirla per tutti i discorsi, volevo dominarla, senza pensare a cosa le piacesse, dovevo possederla come l'oggetto del mio desiderio. Lei doveva solo tacere ora! E più pensavo a questo e più colpivo duro, ora lei era gattoni, io glielo sbattevo dentro così forte che si sentiva pure il colpo delle palle. Ad ogni colpo emettevo un 'ah' di godimento. A volte colpi secchi e lenti a volte rapido come un coniglio. Le trattenei le mani dietro la schiena, la faccia schiacciata al materasso, il culo alto e io, maschio, virile, duro la obbligai ad essere mia… La presi anche per i capelli, le tirai indietro la testa mentre la stantuffavo a più riprese 'Lo vuoi? Ancora non ti basta?' e iniziai a darle ogni tanto quegli schiaffi sulle natiche che tanto avevo immaginato. Era tutto vibrante quel corpo, tra colpi penetranti e gli schiaffi vedevo sballonzolare la ciccia e l'idea di come potessero ciondolare anche quelle tettone mi faceva girare la testa... peccato non vederle. Tutto questo, giocando di mente, mi faceva sentire quasi cattivo.. E col cazzo sempre più duro.
Il culone aveva ora la chiappa destra tutta violacea a forza di schiaffi. Lei aveva emesso qualche ahi e non aveva potuto fare altro che lasciarmi fare. La spinsi quindi sul letto. Lei si girò allontanandosi un po'. Finalmente aveva perso la sua retorica. Le salii sopra, sul torace, presi il cazzo tra le sue tette e lo sfregai in una ricca spagnola. Quella porca allungava la lingua per leccarmi la cappella. Alla terza volta che, arrivando a succhiare apoena la punta, mi guardò sentii che non reggevo più e dovevo sborrare, dovevo inondarla.
Scesi dal letto, menandomi il cazzo, lei mi seguii e rimase seduta davanti a me. Lo prese in mano, leccò l'asta su e giù, succhiò delicatamente le palle e mentre con la lingua ripercorreva l'asta, con le mani le massaggiava. Infilò il mio cazzo in bocca, con movimenti regolari se lo gustava. Mi avvolse il bacino con le mani, fino ad arrivare a strizzarmi le natiche, come per aggrapparsi, mentre me lo succhiava a ritmo più sostenuto. Quando fece per farlo uscire però la presi per la testa e la spinsi a prenderlo tutto fino in fondo e mi fermai trattenendola così. Era la mia serva e avevo voglia di sborrarle in gola ma sentivo i suoi conati e decisi di mollare la presa. Di tutta risposta, appena ebbe ripreso fiato, ci sputò su e iniziò a segarlo veloce e stretta e a succhiare e leccare voracemente la cappella. Me lo presi in mano io. Dovevo liberarmi le palle e sborrare. Lei si strizzò le tette, chiuse gli occhi e aspettò di essere inondata. Bastò poco e copiosi schizzi di sperma caldo la colpirono in faccia, sul collo, colarono sulle tette che, spremute una verso l'altra, crearono una sorta di coppetta. Le passai la cappella sulle lab
bra, sul viso, spalmando gli schizzi come crema. Silenzio. Mentre io, appagato, mi ricomponevo senza dire nulla, mi accorsi che lei mi fissava con un leggero ghigno sulle labbra e con le mani che lentamente spalmavano ovunque il mio sperma. Ovviamente il mio giro in moto poteva dirsi finito. Era quasi mezzogiorno e dovevo rientrare a casa, mia moglie mi aspettava per pranzo. 'beh allora io vado' 'capisco' rispose lei distaccata e andò in bagno a ricomporsi. Io uscii così. Appagato ma scosso, per la verità. Avevo veramente avuto ciò che volevo? L'avevo dominata, pisseduta, punita? O sotto sotto era lei che anche qui, come nelle discussioni, aveva avuto l'ultima parola? Chissà se l'avrei rivista ancora.

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