Ana e le sue amiche - cap.10

Scritto da , il 2019-10-18, genere gay

Dopo quella volta Sandra non parlò più ad Ana di Monika e la loro vita sentimentale andò a gonfie vele. Sempre più spesso trascorrevano del tempo insieme, arrivando più o meno all'idea di andare a convivere.
Dopo alla convivenza con Sil ad Ana non era più capitato di pensare a convivere con una donna, ma con Sandra aveva trovato quella stabilità che le consentiva di pensarci seriamente. Erano felici, si amavano ed andavano incredibilmente d'accordo nonostante la differenza di età e la differenza di origini.
Non era la prima donna proveniente dall'Est con cui era stata Ana e nonostante le criticasse apertamente per il loro arrivismo e la loro iniziale freddezza, aveva avuto più di una frequentazione nel suo giro di donne con ragazze provenienti da quella zona.
C'era stato un periodo della sua vita, molti anni addietro e prima di incontrare Sil, nel quale frequentava un locale gay friendly di Barcelona in cui passavano tutte le donne omosessuali della città. Ana faceva parte di un gruppo di donne sempre presenti nel corso del weekend, senza impegni sentimentali ed aperte a nuovi incontri.
A dirla tutta in quel periodo era stata Marina a corteggiarla e lei era stata vittima delle avance della glaciale russa alta almeno dieci centimetri più di lei. Quello che l'aveva colpita fin dalla prima volta era stata la sua bellezza. Era alta quasi un metro ed ottanta ed indossava pure i tacchi. Magra e con dei piccoli seni, un corpo da favola e dei lunghi capelli biondi chiarissimi. Gli occhi erano di un colore misto tra il grigio ed il verde e sembravano penetrare quando guardavano qualcuno.
Ana non era crollata subito davanti alle avances di Marina, ci aveva messo un paio di weekend. Ma quando finalmente le sue inibizioni erano state disintegrate ed era finita nel letto della russa, si era pentita amaramente di non aver ceduto prima. Marina era probabilmente la donna più bella e con il fisico migliore con cui lei era stata nel corso della sua vita sentimentale da quando aveva reso palese al mondo la sua omosessualità.
Avevano cominciato scambiandosi qualche effusione mentre ballavano in quel locale in centro. Ana aveva notato come Marina la guardasse da qualche tempo in modo diverso dalle altre donne e la cosa le era piaciuta. Quella sera avevano ballato insieme e Marina in un paio di occasioni l’aveva cinta tra le braccia ed aveva avvicinato la sua bocca al suo collo ed alle sue spalle. Era il segnale che lei la desiderava.
In quel periodo Ana era single, ma non per questo si concedeva così facilmente. Marina però seppe dare il giusto tempo al corteggiamento, non si propose subito e non andò troppo in fretta bruciando le tappe. La avvicinò, la corteggiò e poi si portò la preda a casa.
Quel locale aveva una depandance all’aperto e le due si trovarono, dopo alla performance sulla pista da ballo, con due birre in mano e sedute troppo vicine perché non accadesse nulla tra di loro.
Marina indossava un vestito estremamente leggero di un tessuto simile allo chiffon, color verde con delle scarpe dal tacco altissimo di un colore simile all’argento. Con quelle addosso svettava di almeno venti centimetri sopra ad Ana che, nonostante il proprio tacco, era decisamente più bassa della ragazza di Mosca.
Il primo bacio, fuori da quel locale, era stato semplicemente l'inizio della loro avventura. Poco dopo erano uscite con destinazione l'abitazione di Marina che, in quel periodo, abitava poco fuori dal Born. Avevano preso il pullman notturno e si erano scambiate effusioni, del tutto ignare degli sguardi stupiti degli altri passeggeri.
“Ma quanto alta sei?”, le aveva chiesto Ana tra un bacio e l'altro.
“Un metro e settantacinque”.
“Quasi quindici centimetri più di me che, con quelle scarpe, fanno almeno trenta. Ma che tacco hanno?”.
“Sono delle Steve Madden ed hanno quasi quindici di tacco”.
“Mi sembra di essere uscita con una giocatrice di pallacanestro!”, le disse Ana.
“Da giovane a Mosca lo sono stata. Poi mi sono fermata nella crescita e non ho più potuto giocare. Le altre sono diventate più alte di me”.
“Per fortuna!”, le disse sorridendo Ana.
“Non saprei. Magari avrei fatto carriera. Ero brava”.
Parlava con vero accento dell'Est ed Ana la guardava affascinata. Nei giorni successivi avrebbe scoperto che Marina da diverso tempo era attratta da lei, che non aveva più i genitori e che aveva anche un passato da modella. In quel periodo a Barcelona lavorava in una galleria d'arte ed aveva uno stipendio di tutto rispetto. La sua casa era all'ultimo piano di un palazzo molto piacevole ed anche l'appartamento era arredato con gusto.
Di questo se ne accorse il mattino successivo alla sera del loro primo bacio, poiché quando entrarono in casa Marina non le diede il tempo di guardarsi attorno. La cinse con le braccia e la baciò non appena ebbe chiuso la porta d'ingresso ed Ana si lasciò andare totalmente nelle braccia della nuova amante.
Si posizionarono sul grande divano che Marina aveva collocato al centro della zona giorno ed in pochi attimi i rispettivi vestiti finirono scagliati lontano. Restarono entrambe con indosso solamente gli indumenti intimi, i collant e le scarpe. Entrambe avevano l'intimo nero ma mentre Ana aveva dei collant neri, Marina ne indossava un modello color carne velatissimo.
Si baciarono finché Marina non si sistemò sul lato del divano ove lei aveva i piedi ed Ana si chiese cosa volesse fare.
“Belli questi sandali”, le disse prendendole un piede nella mano ed accingendosi a slacciare il cinturino dei sandali neri che indossava.
“Grazie. Non ricordo nemmeno dove li ho acquistati”.
“Non importa”, le disse la russa posando il sandalo a terra dopo averglielo sfilato per poi riprenderle tra le mani il piede e limitandosi ad osservarlo, quasi studiandolo.
“Immaginavo avessi dei piedi bellissimi e adesso ne ho la conferma. Non mi ero sbagliata”, disse. Poi prese il piede e se lo portò alla bocca, succhiandole di fatto l'alluce e le prime dita.
Ana si sentì quasi imbarazzata. Nonostante si fosse docciata prima di uscire, aveva ballato tutta la sera e non doveva essere il massimo del profumo. Marina però sembrò non badarci e pochi attimi dopo fece la stessa cosa con l'altro piede.
Da quel momento in avanti fu un crescendo di sensazioni nuove per Ana. Marina le succhiò ed accarezzò piedi e gambe per almeno dieci minuti, facendola eccitare incredibilmente. Si lasciò coccolare socchiudendo gli occhi. Dai piedi risalì le sue gambe leccandole ginocchia ed interno coscia. Quando la mano di Marina si poggiò sul suo sesso, Ana era già completamente bagnata. A quel punto Marina si tolse a sua volta le scarpe e chiese ad Ana di sistemarsi nella posizione della forbice.
“Sei bellissima Ana”, le disse Marina “Hai dei piedi che mi fanno impazzire”.
Ana sentiva il sesso bruciare di desiderio e quando, senza togliere né slip né collant, cominciò a sfregarlo contro quello di Marina, capì che avrebbe goduto di lì a poco. Mentre i loro corpi si intrecciarono, la russa le prese il piede sinistro e se lo portò alla bocca. Ana si chiese cosa fare a sua volta, ma quando raggiunse il suo primo orgasmo e vide a pochi centimetri dalla sua bocca il piede lungo ed affusolato di Marina non ci pensò due volte. Si avvicinò e lo prese anch'essa in bocca, cercando di imitare quanto fatto da Marina qualche istante prima.
La sua fica aveva squirtato e adesso sia il suo slip che il suo collant, ma un po’ anche quello di Marina, erano bagnati dei suoi umori.
Ad un certo punto Marina si allontanò leggermente da quella posizione e si portò il piede di Ana sulla passera, guidandola a sfregare contro al suo sesso. Ana capì subito che voleva che lei la facesse godere con il piede e così si lasciò andare in quella esperienza per lei nuova.
Pochi istanti dopo la russa la incitò nello sfregamento e quando raggiunse il piacere emise un guaito sottile e lunghissimo, come Ana non aveva mai sentito. Strinse il piede della amante tra le cosce e non lo mollò finché il suo respiro non passò dall’ansimante ad una condizione di normalità.
Fu una notte incredibile, trascorsa quasi interamente a scopare ed a godere, al termine della quale si addormentarono, l’una nelle braccia dell’altra, nel letto di Marina.
Ana decise di non raccontare a Sandra di questa storia anche se per alcuni particolari della loro avventura sessuale ne prese spunto.
Marina non negò mai di amare tantissimo quel particolare modo di fare sesso attraverso lo sfregamento. Poteva essere portato avanti con le mani, con i piedi oppure direttamente sesso contro sesso.
Capitò nel corso della loro storia di accoppiarsi e godere senza nemmeno togliersi i pantaloni, semplicemente sfregando od accarezzando il sesso dell’amante attraverso i vestiti. Marina era una super esperta di questa modalità e non impiegò troppo tempo per capire quanto piacesse anche ad Ana.
Si toccarono sui pullman, nella metropolitana, sul treno ed ovviamente anche in casa. Quando lo fecero in pubblico, fecero attenzione a non farsi notare, mentre in casa lasciarono ogni volta che la passione le guidasse liberamente.
Una volta lo fecero addirittura in un cinema e Marina poi si pisciò addosso. Fu una scena super eccitante ma quasi comica che Ana ricordava tuttora con nostalgia. Si erano sedute nell’ultima fila di un cinema mezzo deserto per assistere alla proiezione di un film di Almodovar. Ana indossava dei jeans super slim che le mettevano in risalto il fondoschiena con delle scarpe dal tacco altissimo, cosa che Marina aveva apprezzato subito. Marina invece aveva dei pantaloni larghi neri, con delle ballerine nere e basse. Ciò nonostante la russa era ancora decisamente più alta della spagnola.
A metà serata la mano sinistra di Marina si era poggiata sul ginocchio destro di Ana ed aveva risalito la sua gamba, andandosi a fermare poi vicino al suo sesso, visto che Ana teneva le gambe accavallate.
C’era una scena di sesso che, seppur con sfondo comico, aveva eccitato la russa.
“Che fai?”, le aveva chiesto Ana.
“Ti tocco. Non vuoi?”.
“No, certo che voglio. Ma se ci vede qualcuno?”.
“E chi vuoi che ci veda? C’è buio e siamo le uniche nella fila di fondo! Uno dovrebbe proprio girarsi per vederci! Se tu non ansimi come fai di solito, non ci vedrà nessuno!”.
“Tu sei pazza!”, le rispose sorridendo Ana ma nel frattempo scavallò le gambe, le aprì un pochino e si lasciò andare leggermente sulla poltrona del cinema, mentre la mano sinistra di Marina cominciò ad accarezzarla in mezzo alle gambe.
“E tu non vuoi toccarmi?”, le chiese Marina.
Ma non fece in tempo a rispondere perché la mano destra di Ana si spostò immediatamente tra le sue lunghe gambe.
“Sei una porcellina!”, le disse Marina ed Ana sorrise. Aveva un modo tutto suo di parlare lo spagnolo che spesso la faceva sorridere. Anche lei si lasciò andare lungo la poltrona e le due donne avvicinarono le teste l’una all’altra scambiandosi un bacio appassionato.
“Mi sto eccitando un sacco”, disse Ana a bassa voce.
“Anch’io”, rispose l’amante “solo che dovevo andare in bagno prima e non ci sono andata. Adesso mi scappa pure”.
“Vuoi che smetta?”, le disse Ana interrompendo la sua azione.
“Sei pazza?!?!? Continua, continua!!!”.
Il film ormai non era più importante, scorreva davanti ai loro occhi senza destare in loro la minima attenzione. Entrambe erano concentrate sulla propria ricerca del piacere e sul proprio desiderio di donare piacere all’altra. Le loro mani correvano veloci sui loro sessi che, sotto i rispettivi pantaloni, erano ormai fradici di piacere.
Ad un certo punto Marina slacciò i jeans di Ana e infilò la mano dentro, sistemandola tra i jeans e collant e slip.
“Sei caldissima”, le disse.
Ana non rispose lasciandosi andare al piacere che la mano dell’amica le stava generando. Era bravissima, pensò e capì che non avrebbe resistito a lungo a quelle sollecitazioni. La mano della russa percorreva interamente il suo sesso ed ogni volta che risaliva si fermava sul suo clitoride. Lo trastullava leggermente e poi ripartiva nello sfregamento.
Anche lei tentò di slacciare i pantaloni di Marina, ma questa gli disse di non farlo.
“Continua ad accarezzarmi da sopra, ti prego. Mi piace di più…”.
“Ok”, rispose Ana.
Il pantalone di Marina era di un tessuto morbido e a differenza di Ana sotto indossava solamente gli slip.
Ana ci mise poco a raggiungere il suo primo orgasmo. Lo fece in silenzio, serrando la mano di Marina tra le sue cosce. Sentiva la fica bruciare ed in quel momento avrebbe pagato per poter essere leccata dall’amica e raggiungere altri momenti di piacere. Ma non era possibile. Almeno non lì in quel cinema.
Quando si calmò allora si dedicò al piacere di Marina che aveva raggiunto un momento di fibrillazione. La mano di Ana percorreva velocissima il sesso di Marina che ormai era semisdraiata a gambe spalancate ed allo stesso tempo controllava che in sala nessuno prestasse loro attenzione. Sarebbe bastato che la coppia davanti a loro due file si fosse voltata per scoprirle, ma ciò non accadde.
“Mi fai impazzire, mi fai impazzire!!!”, le sussurrò sotto voce Marina e poi aggiunse:”Troppo bello, troppo bello ma non riesco a trattenere”.
Ana non riuscì a capire a fondo anche perché Marina parlava sottovoce. Continuò a sfregare la sua mano contro al suo sesso attraverso il pantalone, poi accadde una cosa che si sarebbe ricordata per un sacco di tempo.
La ragazza russa raggiunse il suo orgasmo e portò la propria mano destra sopra a quella di Ana, tenendosela premuta contro alla fica. Il suo corpo vibrò ed ella provò evidentemente un piacere irresistibile che oltre a lasciarla senza fiato le impedì di trattenere, come aveva predetto pochi istanti prima, il proprio stimolo ad urinare. Marina lanciò una imprecazione sottovoce nella propria lingua madre che Ana non capì e in una frazione di secondo sentì la propria mano riempirsi di un liquido caldo.
“Cazzo! Che stai facendo?!?!?”, riuscì a sussurrarle.
“Non riesco, non riesco a fermarmi”, rispose l’altra svuotando la vescica nei propri pantaloni e contro alla mano dell’amante.
Ana si trovò a non capire come gestire quella cosa. Gocce di urina stavano cadendo dal culo di Marina sulla poltrona e sul pavimento. Quando la russa le mollò finalmente la mano, lei prese un fazzoletto per pulirsi e ne diede un paio anche a Marina che, nel frattempo, era rimasta svaccata a gustarsi gli ultimi attimi di piacere.
Gocce di urina cadevano dai suoi pantaloni neri fino al pavimento.
“Ma che hai combinato?!?!?”.
“Dobbiamo andarcene”, le disse semplicemente, cominciando a rimettersi in sesto.
“Adesso?”.
“Sì. Immediatamente”, rispose Marina.
Si cominciava a sentire la puzza e nonostante il film non fosse finito era davvero giunto il momento di andarsene. Si alzarono ed uscirono in silenzio. Ana le chiese se volesse passare in bagno ma l’altra decise che fosse meglio andare a casa.
“Mai fare sesso senza prima andare in bagno. Me lo dico sempre”, disse tra sé la russa mentre uscirono dal cinema. Ana non era riuscita nemmeno a lavarsi le mani e le sembrava di sentire odore di urina ovunque. Presero un taxi sperando che il conducente non si accorgesse dell’odore, cosa che fortunatamente non accadde. Andarono a casa di Marina ed entrarono insieme nella doccia, grande a sufficienza per ospitarle insieme.
“Scusami per quanto è successo”, le disse Marina.
“Nessun problema, figurati”.
“Ne sei sicura?”, le chiese Marina guardandola mentre l’acqua le scrosciava sul capo. La differenza di statura era incredibilmente alta ed Ana sembrava quasi una bambina davanti alla propria mamma.
“Certo”, rispose Ana, felice di insaponarsi e di togliersi dal naso quell’odore di urina che imperava. Si insaponarono a vicenda e restarono sotto l’acqua per un pezzo, quasi a detergersi completamente. Quando le rispettive mani cominciarono a palpeggiare il corpo altrui, Ana fece capire all’altra di inginocchiarsi davanti a lei.
“Tu hai avuto un orgasmo particolare al cinema, adesso ne voglio uno particolare anche io qui”, le disse.
Marina fece in modo di soddisfarla. Era brava nell’arte dello sfregamento ma anche con la bocca e le dita se la cavava bene. La soddisfò in doccia e poi lo fece anche nel letto. Fu una nottata incredibile ed allo stesso modo anche le nottate delle settimane successive. La loro storia finì, come molte altre storie, perché non aveva una base solida su cui posarsi, se non il sesso. Lentamente si allontanarono e pian piano scoprirono altre donne ed altre avventure. Dopo una serata velata di tristezza in cui l’unico momento di ilarità fu quando si ricordarono di quella serata al cinema ed un ultima scopata, peraltro non troppo entusiasmante, non si videro più ed ognuna tornò alla propria vita ed alle proprie storie.

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