L'ingresso alle antiche mura

Scritto da , il 2019-10-12, genere etero


Si fermarono nel bel mezzo di una piazzetta, accanto ad un pozzo. Sopra di loro il caldo avvolgente del sole di mezzogiorno. Il ragazzo avvertiva un bollore improvviso; incominciò a sudare molto.
Le vesti bianche della fanciulla lasciavano trasparire le sue forme. Era completamente nuda sotto, e questo lo fece sussultare ed eccitare immediatamente. Era evidente che lei si fosse accorta delle sue impertinenti attenzioni visive, ma la ragazza gli continuava a sorridere pacifica e serena. Vedendolo così accaldato gli stava porgendo una bacinella con dell’acqua fresca.
“Cos’è che ti rende irrequieto e ti avvelena l’anima?”. Le sue parole erano calde e dolci. Aveva un tono suadente e che metteva a proprio agio. Il ragazzo bevve con grandi sorsate e rimase interdetto alla domanda che gli fu posta, senza sapere cosa rispondere. Sapeva che doveva dire qualcosa ma le parole non gli uscivano. Prese tempo levandosi la giacca, anche perché il caldo lo stava fiaccando.
Lei capì. Gli si accostò maggiormente e gli accarezzò la testa, come una mamma fa con il figlio per rassicurarlo e farlo calmare. “Non avere timore. Qui sei il ben accolto. So che stai cercando qualcosa che la tua vita precedente non ti ha permesso di trovare”.
Lo baciò dolcemente sulla guancia, la faccia sulla sua: “Tra queste Mura c’è la Sapienza e la Verità”.
Parole sussurrate, labbra vicinissime le une alle altre. Il ragazzo guardò ancora quegli occhi femminili e ne fu rapito senza scampo. Si baciarono con foga, le lingue intrecciate e serpentine. Il ragazzo si stava abbandonando ormai senza difese e lei lo stava accogliendo.
Le mani cercavano vogliose il corpo dell’altro. Quelle del giovane trovarono subito la compattezza di due seni generosi, morbidi e plastici al tatto. Mentre apriva la veste per godere della pelle candida della fanciulla, le baciava e leccava il collo profumato.
Lei aveva posto prontamente il palmo sopra la patta dei pantaloni del giovane, indovinando le forme della protuberanza inequivocabile che nel frattempo si era formata. Infilò la mano dentro e ne riemerse con il suo trofeo di carne che eretto raggiava.
Si baciarono nuovamente, mentre finivano di spogliarsi vicendevolmente. Quindi il ragazzo la fece sedere sul bordo del pozzo e le aprì bene le gambe, annegando con la testa all’interno. Prese a leccare piano il tenero fiore appena schiuso, colpendo a scatti il clitoride con la punta. Proseguì poi sulle grandi labbra, aprendo ulteriormente il pertugio aiutandosi con le dita, per reimmergersi nuovamente in quella salata rosa di carne. Sentiva che la fanciulla era già completamente bagnata e vibrante di desiderio.
Si alzò e la prese semplicemente così, lì in piedi. Nella testa si ripeteva come un mantra che doveva a tutti i costi procurare il massimo piacere a quella creatura femminile. Era quello il suo compito, ora.
Le sue natiche si stringevano con forza ad ogni spinta, accompagnate dallo sforzo di tutti i muscoli della schiena. Entrambi, con gli occhi chiusi, seguivano solo il loro istinto in quella celebrazione del sesso, muovendosi in sintonia per procurarsi scambievolmente il massimo piacere.
Erano talmente coinvolti e stregati che il ragazzo arrivò quasi subito all’orgasmo. E gli ultimi affondi secchi capire alla fanciulla che il momento era arrivato. Brividi oscuri trascinarono i due in un carnevale di sensazioni, finché le rigidità non si rilassarono, accolte nell’appagamento del rito compiuto. I fluidi si erano scambiati e mescolati, corrompendo e assorbendo.
Il giovane aveva trovato finalmente un barlume di pace, alleggerito dai pensieri malsani che finora lo avevano schiacciato e che lo avevano portato perfino a rifiutare la vita.
“Tu vali, giovane uomo. E’ giunto per te il momento di ribellarti dai dogmi che ti hanno imposto e liberarti dalle gabbie che ti sei creato. Per troppo tempo hai vagato nella nebbia”. La fanciulla gli stava accarezzando amorevolmente il pene ormai ammosciato, ancora bagnato dal seme che lei aveva accolto.
“Ti dono la facoltà di vedere di nuovo con gli occhi dell’anima. Sento che c’è ancora energia in te. Ma sento anche che la tua forza appartiene all’oscurità”.
Aveva chiuso la mano attorno al suo membro, tenendolo in pugno. Il ragazzo sentì una scossa e subito dopo la prima pulsazione della nuova erezione.
“Ma…non capisco. L’oscurità non è forse morte e Male? Come può essere forza positiva?”, replicò il ragazzo un po’ accigliato, guardando il suo cazzo crescere nel palmo della fanciulla.
La giovane si fece seria: “Non importa che tu sia convinto di praticare la fede del tuo dio. Essa ti è stata inculcata subdolamente fin da quando sei nato. Ti impregna della sua celata influenza viscida e nascosta. Non ti accorgi ma ti controlla e guida i tuoi pensieri e le tue scelte. Guarda ad esempio i sensi di colpa che hai, e che ti hanno portato fino cercare la morte!”
“Cos’è Bene e cos’è il Male? Il Bene è luce ed il Male l’oscurità?”, continuò la fanciulla, con la mano che dava sempre più soddisfazione al cazzo del giovane. Proseguì concludendo: “E se io ti dicessi che non esistono il Bene e il Male? Che è tutta un’invenzione per metterci gli uni contro gli altri? E se ti dicessi che l’oscurità è la forza della nostra vera anima, violenta e selvaggia, ma per questo così meravigliosa e perfetta?”.
Il ragazzo stava per venire di nuovo. Le vene che solcavano come serpenti il membro pompavano il sangue copiosamente, portando alla massima rigidità l’intera asta ed esplodendo nella cappella. La perfida mano femminile aumentò quindi il ritmo, fino allo sfogo finale. Lunghi fiotti di liquido bianco solcarono l’aria, incoronati da schizzi di piccole goccioline ribelli.
Davanti a sé non riconosceva più la bella fanciulla di poco prima: al suo posto era appollaiata sul pozzo c’era una figura sfuocata e bestiale, dai contorni indefiniti. Il mantello strappato e logoro nascondeva le fattezze di chi c’era sotto. Un essere senza volto che lo stava osservando in silenzio.
Improvvisamente si alzarono le tenebre intorno a loro e si accesero dei fuochi lungo il perimetro della piazzetta. Il vento gli rinfrescava la faccia e rendeva tutto ancora più confuso.
L’essere allora scese dal bordo del pozzo e gli si avvicinò lentamente. Profumava come la fanciulla di poco prima. Si tolse il cappuccio e… una luce accecante accecò il giovane, impedendogli la vista.


(tratto dal mio romanzo erotico “Yvonne”)

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