Al'akhawat

Scritto da , il 2019-10-11, genere trio

Il campanello non grida “ti amo”, come cantava Battisti, ma resta comunque un suono celestiale. Apro la porta. Najwa entra e mi pianta un bacio umidissimo. Dietro di lei, Fatima. Sua sorella minore di appena un anno, sua sorella appena maggiorenne.

– Ciao, ti dispiace se mi fermo anch’io?

Da qualche tempo Fatima accompagna sua sorella, quando viene a farmi visita. Mentre Najwa ed io chiaviamo in camera, lei si siede in sala e guarda sempre qualche film in Amazon Prime. Adora il cinema e in casa non hanno neppure Wi-Fi, figuriamoci Prime. Per Najwa è un ottimo alibi portarsi dietro la sorella: sono di famiglia araba iraniana e se i suoi sospettassero che la loro primogenita viene due volte la settimana a scopare con un uomo con il doppio dei suoi anni, ci ucciderebbero entrambi. Per qualche strana ragione, credono che le loro figlie, uscendo insieme, si controllino a vicenda. Mi viene da ridere.

– Figurati, Fatima, entra, la tele è tutta tua.

Le due sorelline si assomigliano vagamente: pelle leggermente scura, fisico slanciato, capelli lunghi neri e occhi scuri come il carbone, ma mentre la prima è più esile, l’altra ha curve più pronunciate. Najwa dice che Fatima è ancora vergine, anche se non le dispiace ascoltare quando lei le descrive i nostri incontri. Sospetto che la voglia di farlo non le manchi. In ogni caso la sua presenza è diventata ormai quasi abituale. Non chiudiamo neppure la porta. In fondo in fondo, non mi dispiacerebbe fare un trio, ma non saprei como proporlo, né a lei né a sua sorella.

Mentre Najwa usa il bagno, aiuto Fatima a cercare qualcosa da guardare su Prime. A un tratto, senza una parola, lei avvicina una mano al mio viso e mi accarezza. La guardo e mi lascio toccare per alcuni secondi, prima di ricambiare la carezza e infine avvicinarmi e baciarla. Il rumore della porta del bagno ci interrompe e ci stacchiamo. Najwa passa e va diretta in camera da letto. Guardo ancora Fatima prima di lasciarla e raggiungere sua sorella di là.

– Ho una sorpresa per te – esordisce Najwa non appena entro nella stanza.

È già completamente nuda, sdraiata sul letto a pancia in su, con i piedi verso il cuscino e la testa che sporge leggermente dal bordo opposto del materasso. Apre le cosce e allunga una mano per toccarsi, mentre con l’altra mi fa cenno di avvicinarmi. Mi inginocchio accanto al letto e avvicino il mio volto al suo. È strano guardare i suoi lineamenti così, al contrario. È come guardare un volto nuovo ed avere il privilegio di esplorarlo da vicino.

– Sto prendendo la pillola. Da varie settimane. Il medico mi ha detto che è già effettiva. – Mi bacia.
– Questa sí che è una bella sorpresa.
– Siii… Questo significa – (bacio) – che non avrai più bisogno di preservativi. Voglio che mi riempi – (bacio) – Voglio sentire il tuo seme dentro – (bacio) – molto dentro, molto in fondo alla mia fichetta. – (bacio) –Adesso scopami la bocca.

Mi rialzo, mi sfilo i pantaloni e i boxer. La notizia della pillola è bastata a provocarmi un’erezione monumentale. Appoggio il glande sulle sue labbra e lascio che la sua lingua mi accarezzi i testicoli e il perineo per alcuni secondi, prima di affondarlo nella sua bocca. Comincio a scopargliela, dolcemente.
– Non aver paura, sono una bimba grande. Fammi lacrimare.
Le spingo il cazzo fino in gola e le scopo la bocca per diversi minuti senza complimenti, eccitato dai suoni osceni della sua saliva. Il suo volto diventa rosso e si bagna di lacrime. Lei continua a masturbarsi con una mano ed è già completamente bagnata. Affondo un’ultima volta fino a sentire le sue labbra sull’addome e la lascio senza respiro per alcuni, lunghi secondi. Poi mi ritraggo e lascio che riprenda fiato. Lei si solleva e si mette a pancia in giù sopra un grande cuscino, con la schiena arcuata e il culetto verso l’alto. La sua fica carnosa è pronta e gocciolante. Salgo sul letto e la penetro lentamente. Guardo il mio membro aprire le labbra e farsi strada nella sua intimità. Le schiaffeggio i glutei, poi inizio a muovermi dentro di lei, a godere del tatto delle pareti della sua vagina, senza più nessuna barriera, carne con carne, liquidi con liquidi. Ad ogni affondo il piacere si moltiplica, lei gode rumorosamente, mi chiede di fotterla, di aprirla, di riempirla. Guardo la smorfia di piacere sul suo viso stupendo, schiacciato di profilo sul letto, occhi chiusi e bocca spalancata, come se il mio cazzo la stesse ancora occupando. La afferro per i fianchi e la scopo con colpi decisi, per assecondare l’escalation del suo piacere, poi premo il suo corpo contro il materasso, mi abbandono sopra di lei ed esplodiamo insieme. Un fiume di sperma caldo si riversa nella sua vagina.
Mentre riprendiamo fiato, uno sopra l’altra, le bacio la schiena e osservo il suo viso, sul quale si forma lo stesso sorriso di una bambina che sta scoprendo una cosa nuova in classe di scienze.

– È bellissimo sentire il tuo seme dentro. Vorrei che restasse lì per sempre.
– Non preoccuparti. Posso riempirti quando vuoi.
– Sarà meglio. Ma adesso voglio restare un po’ così, sentirlo…
– Vado a farmi una doccia. Di sicuro ti troverò addormentata.

Mi alzo e mi dirigo verso il bagno. Prima ancora di entrare in sala, sento dei gemiti che l’audio del film non riesce a mascherare del tutto. Mi affaccio senza farmi notare e vedo Fatima con la maglietta sollevata al di sopra del seno prosperoso, la testa riversa all’indietro, gli occhi chiusi, la gonna alzata, le mutandine a terra, le gambe spalancate e il suo dito medio giocando con il clitoride. È bagnatissima. Mi avvicino silenziosamente, aiutato dal rumore di fondo della tele, mi inginocchio davanti a lei e osservo per alcuni secondi lo spettacolo meraviglioso della sua fica lucida di umori. “Sarà anche vergine, ma la mantiene perfettamente depilata”. Non sembrava una prima depilazione. Non resisto: accosto la bocca al suo fiore carnoso e inizio a leccare dolcemente. Lei sussulta, ha un moto di sorpresa. Ci guardiamo negli occhi per alcuni secondi, senza muoverci, senza dire una parola. Mi volto verso la porta: Najwa ci sta guardando. A un tratto sorride, quasi beffardamente, e la tensione si spezza di colpo. Guardo di nuovo Fatima negli occhi e riprendo a leccarle la fica. Lei chiude gli occhi e si abbandona. Ha un sapore dolce e umori liquidi e cristallini come l’acqua. Le accarezzo i seni con una mano mentre con la lingua le stuzzico il citoride e la penetro con un dito, poi con due, con attenzione, fino a farla venire. Gode silenziosamente, ma con spasmi violenti. Ancora ansimante, mi tira a sé, mi bacia, poi mi fa sedere sul divano. Guarda compiaciuta e curiosa il mio membro nuovamente turgido. Avvicina la bocca e inizia a leccarlo. Appoggio una mano sulla sua testa e glielo spingo in bocca. Poi allento la pressione e lascio che sia lei a cercare il suo ritmo. Intanto Najwa si avvicina, ancora nuda, e si siede accanto a me. Il mio sperma fuoriesce leggermente dal suo sesso. Fatima lo nota e la cosa sembra eccitarla. Continua a pomparmi. Ha aumentato il ritmo, con una foga sorprendente. Esplodo in un altro orgasmo devastante. Mentre sborro in bocca a Fatima, Najwa mi bacia e si beve il mio respiro.

– Oggi ti stiamo viziando – mi dice mentre riprendo fiato. Poi, rivolta a sua sorella: – Non ingoiare, mostracelo. – Fatima apre la bocca. Il laghetto denso e biancastro sotto la sua lingua è più copioso di quanto mi aspettassi da una seconda sborrata nel giro di mezz’ora. Najwa sembra leggermi nel pensiero.
– Vediamo quanto fa in totale. – Fa sdraiare Fatima a terra e si mette a cavalcioni sopra il suo viso, poi si apre le labbra della fica ed espelle la mia sborrata, lasciandola colare nella bocca di sua sorella. Fatima si rialza e mostra di nuovo il mio seme, che adesso le riempie completamente la bocca. Con una mano gliela chiudo dolcemente e lei ingoia tutto.
– Mi piace da morire il sapore – mi dice visibilmente emozionata.
– Anche a me – interviene Najwa – ma non tutti gli uomini hanno un sapore così buono.
Faccio alzare Fatima e la bacio. – Vuoi perdere la verginità con me? – le chiedo.
Abbassa gli occhi. – Sí, mi piacerebbe. È sempre stata una tortura per me sentirvi godere nell’altra stanza, eppure non potevo fare a meno di venire. L’unica cosa è che… – All’improvviso è imbarazzata. – Io non sto prendendo la pillola, cioè, mi piacerebbe in un futuro, ma…
– Tranquilla, sorella. Non ti verrà dentro se tu non vuoi. E comunque potrà sempre sborrare nella mia bocca.

(to be continued...)

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