Clistere e Sega, per non perdere il vizio

Scritto da , il 2019-10-11, genere masturbazione

DISCLAIMER: NARRAZIONE DI PURA FANTASIA, NOMI, LUOGHI, PERSONAGGI, E’ TUTTO INVENTATO !!
Prefazione: pensavo ad un esperto segaiolo ed il suo trastullamento intimo e privato. La sua routine ed il suo piacere. E, forse, potrebbe essere anche una lei invece di una lui. L’importante è godere. Racconto breve.
È quasi tutto pronto. Manca soltanto che sia il momento idoneo, che nessuno sia per casa o che , peggio, qualcuno torni all’improvviso. Da anni mi sono ritagliato questo mio momento privato. Non che io sia insoddisfatto del menage di coppia, anzi, ma è uno sfogo necessario, isostituibile. Di solito improvviso tutto, ed ogni volta è “un gradino più su” cercando soddisfazione in maniera diversa od inconsueta. Da giovane era diverso…un qualsiasi luogo o momento, e la sega era servita. Oggi, ci vogliono altri stimoli e pensieri. Vi racconto di una delle ultime volte… Avevo preparato tutto quello che pensavo di utilizzare, lasciando poi le restanti cose all’ultimo perché come sempre poi improvvisavo. Avevo riempito di acqua la sacca, e già unto la lunga e grossa cannula che a breve avrebbe irrorato il mio intestino. Era una prassi, prima di sodomizzarmi, fare un lavaggio. Era stimolante e rendeva meno faticoso la pulizia dell’oggetto che poi avrei accolto. Vicino alla sacca già un paio di mollette da bucato, una mascherina per gli occhi ed un cencio che avrei infilato in bocca, oltre ad un dildo di medie dimensioni. Scatto l’ora “x”. Con la solita premura e turbinio di emozioni mi sfilai i boxer e la maglietta, rimanendo nudo in casa. Quindi, piazzatomi un orologio davanti che mi scandisse il tempo, mi infilai dei guanti in lattice mi piegai a 4 zampe offrendo il culo ad una fantomatica persona che mi avrebbe fatto il servizio. Con fare professionale presi del gel dal contenitore a pompetta con cui umettai il mio buchino. Prima esternamente, e poi dentro il buchino inserendo un dito che aprisse il varco. Volevo facilitare l’ingresso della cannula. Quindi presi la cannula che appoggiai sulla mia rosellina, senza il minimo sforzo mi penetrò. Ora era il momento di aprire il rubinettino che controllava il flusso…mezzo litro di liquido era pronto a riempirmi l’intestino. Girai lentamente la rotellina e l’acqua inizio a pervadermi. Ancora un pochino…ecco, il flusso era perfetto. Sincronizzai la caduta delle gocce che vedevo tramite l’infusore con i secondi dell’orologio…doveva durare 10 minuti. Non era tanto la pulizia che ne sarebbe seguita, ma il “castigo” a cui mi sottoponevo…10 minuti in cui dovevo stare fermo e resistere alle sensazioni che via via più crescenti mi attanagliavano. All’inizio era facile, dopo qualche minuto iniziavano i crampetti e la voglia di espellere…ed era li il bello, resistere. Finita l’acqua stringevo le chiappe e sfilavo la cannula…dovevano passare altri 3 minuti almeno con l’acqua che mi premeva nelle viscere. Le mia mani si chiudevano a pugno per resistere---- TIC TAC TIC TAC… erano passati i 3 minuti . La sensazione era dirompente e urgentissima. Lentamente e con passi misurati mi andava a sedere sulla tazza per liberarmi. Appena seduto in un lampo mi ero già svuotato, con una soddisfazione che già da sola valeva tutto quello che mi ero inflitto. In pochi istanti ero libero e pulito. Il gioco, ora, poteva proseguire fino all’orgasmo finale. Prima di proseguire, però, dovevo pulirmi il culo…quindi un veloce bidet e poi ero pronto per riempire nuovamente il mio ano. Presi ancora una volta il gel, unsi al meglio il solco anale ed il suo interno, poi, fu la volta del dildo. Era in silicone, di medie dimensioni, comunque non eccezionali. Nero e cattivo, sembrava incredibile che una cosa di questo genere potesse risalire in senso contrario quel canale. Lo unsi di gel passando più e più volte la mano guantata su di esso, come a volerlo masturbare. Poi lo puntai dritto verso il mio buchino e, lentamente, infilandolo e sfilandolo più volte, si guadagno cm dopo cm tutto lo spazio dentro, fino a che il muscolo si richiuse sul solco che delimitava il giocattolo in silicone. Avevo straziato delicatamente il mio culo, mi sentivo ripienato. Mi alzai con la certezza che non mi sarebbe uscito nemmeno a volerlo visto come l’avevo piantato dentro e per riprova mossi qualche goffo passo nella stanza. Soddisfatto del risultato passai all’ultima parte prima della vera e propria sega…. Tenendo bene a portata di mano tutto quello che mi serviva mi misi la mascherina sugli occhi, per estraniarmi e fingere la presenza di un altro che si sarebbe occupato di me. Nel buio intorno a me, allungai la mano verso gli ultimi componenti del mio “teatrino”, trovai il cencino che mi avrebbe riempito la bocca e lo infilai ben bene al suo interno mimando l’impossibilità di parlare respirando solo tramite il naso. La mia bocca si serrava sul tessuto come fosse bloccata. Si acuiva così la sensazione di sottomissione e castigo. Mancava il pezzo forte: le mollette che applicai su i miei capezzoli. Ora ogni mia parte sensibile era in tensione, stimolata a dovere. Finalmente, dopo questa meticolosa preparazione passai all’azione: mi presi il cazzo in mano ed iniziai a menarlo avanti e indietro con sempre più forza e velocità. La pelle scivolava sul membro come un anguilla, sfuggendo e riprendendosi. Il cazzo duro era pronto ad esplodere e schizzare il suo sperma, io rallentavo per poter far durare di più questo momento, resistendo finche non potevo più rimandare l’orgasmo quando la mia mano prendeva velocità e mi portava inderogabilmente all’esplosione dei sendi. Immediatamente dopo finiva la magia del momento, e, con disinteresse smontavo la mia messa in scena, lasciando per ultima l’estrazione dal mio culo, dove il dildo ormai si era imparentato con il muscolo che lo stringeva. E poi, via, a rimettere tutto al suo posto dopo un accurato lavaggio in vista del prossimo godurioso uso.
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