Stefy zero uno – la consapevolezza

Scritto da , il 2019-10-11, genere orge

Un diffuso nervosismo accompagnò Stefania nel tragitto dalla stazione di Padova fino alla villa dove si sarebbe svolta la cena. Il suo amico Marco aveva organizzato la serata dove lei avrebbe potuto sentirsi libera di muoversi. Giunsero alla lussuosa costruzione per ultimi e furono accolti da Renzo, il settantenne padrone di casa, che li accompagnò in giardino. La ragazza rimase a bocca aperta nel vedere la cura con cui era stato progettato quell’angolo della casa. Essendo su una piccola sommità, da lì si poteva godere la vista del placido Brenta che scorreva sonnolento. Sotto un ampio porticato era stato collocato il tavolo e poco lontano un largo ombrellone proteggeva una coppia di poltroncine e una chaise longue in midollino scuro su cui erano posizionati dei morbidi cuscini color panna. L’erba, appena bagnata, splendeva di mille piccoli bagliori.
Il loro arrivo fu salutato da una esplosione di saluti e di versi di approvazione per la presenza dell’unica giovane donna che sedeva al tavolo attorniato da uomini maturi.
«Complimenti per la tua amica!» esclamò Renzo «una vera bellezza che ci allieterà con la sua presenza durante tutta la serata. Permettimi di presentarti gli altri ospiti, tutti amici di Marco e pressoché suoi coetanei».
Stefania sapeva che il suo accompagnatore era ormai prossimo ai sessant’anni e si turbò un po’ nello scoprire che tutti e cinque i maschi avevano già lasciato indietro il mezzo secolo di età.
«Quello con la zucca pelata è Matteo, alla sua sinistra, con i capelli ricci, c’è Davide e l’ultimo, con i capelli bianchi, è Fabio».
«Piacere di conoscervi» disse timorosa «io sono Stefania».
«Lo sappiamo chi sei» si intromise Matteo «e sappiamo che Marco ti ha portato qui per farci una sorpresa. Beh, sappi che per quanto mi riguarda, sono già contento che tu sia a cena con noi».
Stefania sorrise e Renzo non indugiò oltre nell’aprire la bottiglia di Prosecco che dava il via ufficiale alla libagione.
La cena fu ricca di antipasti e stuzzichini, primi piatti di pesce e grigliate, di frutta e dessert e tutto annaffiato da vini di vari tipi. Le risate e le battute licenziose crebbero in pari misura al numero di bottiglie svuotate. Pure Stefania si lasciò andare a eccedere nel cibo e nell’alcool. Si sentiva sicura e protetta da Marco, su cui aveva la piena fiducia.
Un pensiero le attraversò improvvisamente la sua mente e un formicolio si diffuse dal cuoio capelluto alla spina dorsale. Sgranò gli occhi per analizzare in dettaglio i commensali. Apparentemente erano solo alticci e sperava che “solo” non dovesse essere sostituito da “anche”. La sua mente aveva portato a livello cosciente un particolare che non aveva esaminato in precedenza. Lei, prudentemente, aveva informato una sua fedele amica che avrebbe trascorso il week end in compagnia di Marco, ma non aveva pensato che i suoi quattro amici, in preda alla lussuria e all’alcool, avrebbero potuto tramortire o immobilizzare il suo amante e usare lei come giocattolo, fino ad abusarne, e magari ucciderla per evitare denunce di violenza di gruppo.
Rivide scene di ragazze maltrattate e abusate che qualche sito porno aveva in catalogo.
L’unica soluzione era diventare una risorsa da viva piuttosto che un problema da morta, anche se la vicinanza del fiume avrebbe potuto risolvere anche la sparizione del suo corpo. Si volse verso Marco e gli appoggiò una mano sulla patta. Lo accarezzò lascivamente, accompagnata dai cori di incitamento di tutti gli altri. Le sue dita aprirono la zip e abbassarono i jeans.
Mentre massaggiava il membro già eretto, le venne il dubbio di riuscire a sopportare le avance di tutti quegli uomini maturi. Non le era mai capitato di avere a che fare con più maschi e in questo caso qualcuno era pure anziano. L’idea di scopare con uno con l’età di suo padre non le dispiaceva e Marco aveva già soddisfatto questa sua aspirazione. Farlo con un coetaneo di suo nonno era tutta un’altra cosa e non sapeva come avrebbe reagito di fronte a un corpo raggrinzito. Complice il cibo e l’alcool, rimosse i dubbi e si gettò a succhiare con veemente lascivia il turgido sesso di Marco.
Pochi secondi dopo sentì mani ovunque che le sbottonavano camicetta e pantaloni, le toglievano le scarpe e in breve rimase nuda. Spostò lo sguardo senza togliere il fallo dalla bocca e vide che Matteo aveva già lasciato i pantaloni sulla sedia e le aveva messo in mano il suo membro. Fabio invece si baloccava con le sue tette, mentre Renzo iniziò a saggiare l’umidità della sua vagina, peraltro già fradicia. Davide guardava la scena e intanto si toccava la verga.
«Tocca a noi, adesso» si lamentò Renzo, mettendosi davanti a Stefania, sfoderando un cazzo di rispettabili dimensioni. Era rimasto vestito e la ragazza si rianimò, pensando che avrebbe rinviato il momento in cui avrebbe dovuto affrontare la vista e il tocco del suo corpo grinzoso. Si chiedeva perché si stava facendo usare da un quintetto di uomini più che maturi ma la risposta non le giunse netta nella mente. Le piaceva sentirsi al centro dell’attenzione, percepiva il potere che il suo giovane corpo esercitava verso gli uomini e si eccitava nel sentire sulla sua pelle una miriade di stimoli. Sensazioni positive, inebrianti, uniche che la durezza dei membri in bocca, l’umidiccio dei falli in mano e il tocco dei polpastrelli bramosi sulla sua pelle trasmettevano al suo cervello. Soffocava senza troppa difficoltà i rimorsi che la moralità dettata da un’educazione rigida e improntata al rispetto della religione le avevano impedito di provare, fino a quel momento, nuovi sentieri che portavano al piacere. Si lasciò pertanto condurre dall’istinto, dalla naturale attrazione per la trasgressione, dalla voglia di poter dire un giorno “ho provato realmente cosa significhi la parola orgia”.
Si meravigliò a pensare che quei cinque individui erano solo una intelaiatura indistinta che incorniciavano il vero protagonista dell’orgia: il membro. Non volle guardare il viso di chi le piazzava il cazzo vicino alla bocca per ricevere le sue succhiate né le importava controllare se la verga che masturbava con la mano era attaccata a un bel fisico aitante e neppure se il dito che le solleticava lo sfintere apparteneva a una mano grinzosa.
A un certo momento della serata si trovò tre cazzi davanti al viso: decise di dedicare una decina di secondi a ognuno. Li prese in bocca, mosse la testa avanti e indietro: tutti allo stesso modo. Poi tornò al primo e leccò l’asta dallo scroto all’uretra e replicò la slinguata sugli altri due. Mentre eseguiva la triplice fellatio, usava una mano per masturbare uno, mentre sotto di sé giaceva Marco, su cui si era nel frattempo impalata, dopo che lui si era disteso su una stuoia. Era inebetita dalla singolarità della situazione, dal cibo e dal vino. Non si meravigliò che uno dei tre si staccasse da lei per dedicarsi a solleticarle lo sfintere. In un attimo di lucidità si tolse un cazzo di bocca e implorò “No! Nel culo non sono pronta”. Marco aggiunse “Lei lo prende dappertutto, ma dietro non ancora. Chiaro?”.
Una serie di grugniti di assenso si dispersero nell’aria e che fecero da introduzione per una serie di richieste rivolte a Marco, con lo scopo di poter assaporare le beltà intime di Stefania.
L’amico acconsentì e Stefania fu sollevata di peso per le ascelle da Fabio e Davide e fatta inginocchiare sulla chaise longue. Fabio non perse tempo a mettersi dietro lo schienale per infilarle il sesso in bocca, mentre Davide la penetrò da dietro. La foia con cui veniva sbattuta faceva oscillare i seni e dalla sua gola uscivano suoni soffocati che rivelavano quanto piacevole fosse quel trattamento rude. In breve, fu circondata dagli altri tre commensali che si divertirono a strizzarle i capezzoli, a strofinare le dita sul clitoride e a farle dei massaggi sulle pieghe dello sfintere. Stefania non si rendeva conto di niente: si tolse di bocca Fabio, abbassò il capo per respirare a fondo dopo una intensa percussione da parte di Davide e si ritrovò con un altro uccello che le penetrava la bocca. Nello stesso momento sentì che il membro usciva dalla sua vagina e poco dopo era nuovamente riempita da un altro maschio. Non riusciva a controllare i movimenti: tutti quegli uomini, i loro cazzi, le loro mani riempivano il suo universo e lei ne era drammaticamente consapevole. Stefania era al centro dell’universo e tutt’attorno ruotavano cinque mostruosi pianeti dotati di falli e di mani, che si gettavano famelici su di lei. Era effettivamente piegata al loro volere o piuttosto era colei che deteneva il potere di elargire piacere? Con questo dubbio, a cui Stefania diede la seconda risposta, avvenne un’inattesa variante che gettò nel panico la ragazza. Un pollice si stava facendo largo nel suo sfintere ma una voce suadente le sussurrò all’orecchio “Sono io, sta’ tranquilla; voglio solo farti provare una sensazione nuova”.
Era Marco che stava spingendole dentro il suo grosso pollice. Si convinse di rilassarsi per affrontare quella prova, ma le continue sollecitazioni a cui il suo corpo e soprattutto la sua mente erano state sottoposte la portarono in pochi secondi al nirvana. Sospirò e mugolò, squassata da un orgasmo potente che sorprese Renzo, che la stava scopando, e Matteo che aveva preso possesso della sua bocca. Marco approfittò dell’ondata di piacere che sommerse la sua giovane amante per infilarle l’intero pollice nel retto.
«Adesso toglietevi entrambi. Stefania è mia» intervenne in un tono che non ammetteva un contraddittorio.
Mentre la ragazza se ne stava, ansimante, con la fronte appoggiata sullo schienale del divano, Marco unse il suo membro di olio e lo appoggiò al buchino della ragazza. Portò la mano sotto il suo ventre e iniziò a vellicarle il clitoride, mentre, con calma e perizia, spinse dentro il suo grosso glande.
La ragazza iniziò a uggiolare, sorpresa per prima che il suo mentore avesse rotto la promessa, ma eccitata all’idea di essere sodomizzata di fronte a un pubblico. L’idea di essere usata in quel modo le fece girare la testa. Se la sua religiosissima madre fosse stata lì, avrebbe fatto un infarto. Ora, però, voleva sentire fino in fondo tutti gli stimoli che il grosso membro di Marco le stava accendendo. Sentiva il retto scavato dalla cappella gonfia mentre il suo sfintere era dilatato dal pene duro. Era una sensazione indefinibile perché mischiava il godimento dello strofinio interno con la dolorosa forzatura dell’anello di carne che era stato allargato parecchio. La sua bocca aperta ansimava e Marco allontanò gli amici affinché Stefania potesse concentrarsi solo sull’atto contro natura. Quando il cazzo entrò fino in fondo, una serie di suoni animali uscirono dalla gola della ragazza. Poi, iniziò la percussione. Marco sfilò quasi del tutto il suo sesso e poi lo rituffò nello stretto pertugio e poi ancora e ancora, lentamente, ma senza soste. Stefania uggiolava come una cagna in calore. La frequenza dei colpi aumentò e con essa il volume e la varietà dei gemiti che riempiva incontrastata l’aria. Pochi minuti dopo, Marco si lasciò andare e diede il via libera agli amici.
Stefania non capiva più nulla: il dolore all’ano stava diventando insopportabile, ma i cazzi che si trovava davanti alla bocca le spostarono l’attenzione su come dare loro una fellatio indimenticabile e dimenticò la sua pena.
Il primo che si impossessò della bocca fu Fabio che però dopo qualche slinguata, le fiottò dentro il suo sperma. In quella posizione, Stefania dovette farlo gocciolare dalla bocca.
Renzo la afferrò per i capelli e la costrinse a leccargli lo scroto. Poi infilò il membro nella sua bocca, spingendolo fino in gola e al momento dell’orgasmo lo sfilò e volle umiliarla schizzandola in faccia e sui capelli.
Con lo sperma che colava dagli occhi e dalle gote, dovette fare felice Davide, che eccitato dagli orgasmi precedenti, le mise il fallo in bocca e le bloccò la testa. Con gli occhi che uscivano dalle orbite per un principio di soffocamento, Stefania fu costretta a ingoiare tutto il seme che l’uomo le sprizzò in gola.
Tossendo, stringeva l’ano che però trovava l’ostacolo del cazzo di Marco, e ne provò fastidio.
Matteo osservò la scena e pensò che forse poteva attuare una posizione carica di libidine.
Si sedette sul divano e si spostò sotto la ragazza. Poi la invitò a impalarsi sul suo membro turgido.
Stefania non capiva nulla: obbediva senza ragionare, obiettare, rifiutare! Si rese conto che avrebbe provato la doppia penetrazione con due uccelli di buone dimensioni, ma la prova non la spaventò. Marco si fermò nel martellamento e le permise di infilarsi il cazzo di Matteo nella vagina. Quando ci riuscì, i due iniziarono a scavare dentro il suo corpo in senso alternato e poi in modo sincrono, andando a fondo assieme e farle sentire i loro membri premere contro lo stomaco.
Udì i mugolii dei due uomini e le dita di Marco che le stropicciavano il clitoride e i capezzoli: fu l’apoteosi dei sensi. Il suo orgasmo esplose nel momento in cui sentì la cappella di Marco che si gonfiava nel riempirle il retto di fiotti di sperma e le ondate di piacere si prolungarono quando arrivarono gli schizzi bollenti di Matteo dentro la fica.
Marco prese fiato e poi si sfilò dal suo retto e le diede una gran manata sul culo. "Potresti fare una barca di soldi con questo corpo!". Matteo la spostò dal proprio cazzo e se ne andò a bere un bicchiere di prosecco. Stefania si adagiò sul divano e sentì scorrere lo sperma lungo le cosce. I cinque uomini non avevano avuto remore a trattarla come una femmina e lei si sentì a disagio a riflettere su cosa aveva appena accettato. Si era fatta scopare in tutti i modi e ora si sentiva stranamente viva come poche altre volte le era successo. Quattro coetanei di suo padre e uno che poteva essere suo nonno: "sono proprio una bella porca" pensò, ma poi si congratulò con sé stessa per quello che aveva provato e che poche sue coetanee avevano l’ardire solo di pensarlo. Il bruciore che sentiva nella fica e nel culo le ricordavano che era stata una serata in cui aveva provato il massimo livello di lussuria della sua vita.
Fino a quel momento...

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