In caduta verso 10

Scritto da , il 2019-10-11, genere dominazione

La silenziosissima radura che circondava il castello, ovattava i miei alloggi come fossero una culla imbottita, la nebbiolina dei primi albori del giorno, la luce del sole che occhieggiava attraverso le colline circondavano la medievale fortezza.
Mi girai nel lettone cullata dal tepore del piumone sulla pelle nuda, i miei seni erano accarezzati dalla morbida stoffa, il mio sesso era rilassato e sonnecchioso, quando attraverso gli spessi muri udii flebili lamenti di Giorgia. Incuriosita dai suoni provenienti dalla camera di miei compratori, in assoluto silenzio, facendo attenzione a non farmi scoprire appoggiai l’orecchio alla spessa porta che faceva comunicare i due ambienti. La vecchia porta di legno massiccio fungeva da cassa di risonanza permettendomi di ascoltare i languidi lamenti, quando improvvisamente mi accorsi del buco della serratura! Il vecchio pertugio era illuminato dalla luce proveniente dalla camera accanto, disegnando una specie di ologramma proprio all’altezza del mio depilato sesso. Mi chinai, allargando le gambe per stare in equilibrio, il mio sesso in questa posizione era completamente spalancato, sbirciando attraverso quell’ indiscreto e anonimo spioncino, la camera al di là della porta era circondata dalla luce dei primi raggi che annunziavano la nascita di un nuovo giorno, vedevo distintamente il letto e sopra questo una scena di sesso inaspettata.
Il barone stava impalando la consorte con determinazione, il grosso bastone faticava a penetrare il forellino posteriore. Senza ascoltare i lamenti di dolore, inesorabile avanzava verso la meta, mentre gridolini e insulti uscivano dalle labbra di lei, lacrime di dolore rigavano il suo viso sofferente. Il barone dal canto suo rimproverava la moglie perché non si rilassava, assicurandole che non avrebbe smesso fino a quando tutto il suo sesso fosse completamente piantato in lei, inoltre era lei che non avrebbe voluto lubrificare la sua rosellina e queste erano le conseguenze. I gridolini aumentavano e con loro anche le lacrime fino a che con un poderoso colpo di reni, degno di uno stallone, Il membro eretto si insinuò dolorosamente dentro le viscere di Giorgia strappandole un grido, soffocato dalla mano del marito, seguito da insulti degni di uno scaricatore. In quelle condizioni vidi il barone armeggiare al suo fianco e prendere un enorme fallo nero, di dimensioni mostruose ed appoggiarlo davanti al sesso della baronessa, la poveretta ancora provata dalla penetrazione a secco scuoteva la testa e pregava il marito nell’estremo tentativo di fargli cambiare idea su quel gioco perverso, ma lui chiaramente eccitatissimo disse “Ma è quello che mi hai suggerito tu, adesso ne paghi le conseguenze della tua perversione”. Alzando la donna impalata sul suo cazzo, la mise sopra quel gigantesco fallo nero che troneggiava sul letto nuziale, portando quella smisurata cappella artificiale proprio a contatto con le grandi labbra, al solo contatto distinsi chiaramente un rivolo di umori colare e luccicare sulla nera superficie, mentre Giorgia si agitava dicendo che non poteva prendere un così grosso fallo senza slabbrare la sua figa.
Il barone infoiato come un animale, fece calare la moglie a peso morto sul nero ariete che sprofondò nel suo sesso facendo urlare di dolore la povera baronessa che strillando affannosamente cercava di aggrapparsi alle spalle del consorte per diminuire la pressione dell’ingombrante intruso sull’imboccatura dl suo roseo sesso. La dimensione della nera cappella era tale che anche se costretta di peso non avanzava di un millimetro, quando il marito appoggiandosi sopra lei di peso straziò le carni di lei e contemporaneamente cominciò a cavalcale le terga di lei, facendola sobbalzare e mugolare di piacere misto a dolore fino a scaricarle nelle viscere con un rantolo animalesco il frutto del suo orgasmo, quando così sazio sfilò il suo membro il nero dildo trovando ancora spazio si piantò ancor più in profondità nella stretta fessura procurando alla malcapitata lacrime di dolore ed un rivolo di sangue che vidi colare sul sottostante lindo lenzuolo. La baronessa non più costretta nella posizione si gettò di lato e istintivamente cercò di sfilarsi il doloroso dildo che usci dal sesso della baronessa portando con sé copiosi umori misti a sangue.
La baronessa singhiozzava rumorosamente, quando bussai alla pesante porta, il barone mi aprì ancora nudo, chiesi se tutto andava bene e che ero stata svegliata di soprassalto, lui mi indicò la baronessa che piangeva tenendosi tra le mani il sesso, chiesi il permesso di avvicinarmi, che mi accordò.
Arrivai con pochi passi al capezzale, baciai Giorgia sulla fronte bagnata di sudore poi cercai di guadagnare la sua fiducia baciandola sulle labbra, al quel contatto si strinse a me piangendo a dirotto, singhiozzando vistosamente. Cercai di rincuorarla, poi vidi l’enorme fallo nero sporco di sangue che giaceva sul candido lenzuolo, chiesi se era stato quel disumano arnese, lei annui, scivolai tra le sue gambe fino a ritrovarmi la faccia a pochi centimetri dalla sua spacca, la visione era agghiacciante, le grandi labbra dilatate, gonfie e rigate di sangue le piccole stirate e strappate ornavano un cratere aperto rosso fuoco che proseguiva con l’interno della vulva lacerata, da cui si intravvedeva la testa sporgente dell’utero, il forellino altrettanto provato era rosso, dilatato e una copiosa uscita di sperma colava tra le tornite chiappe. La baronessa singhiozzava rumorosamente, alla visione di quella gratuita tortura mi rivoltai contro il barone apostrofandolo con pesanti insulti lui cercò di reagire alzando la mano per colpirmi, ma con un violento calcio nei testicoli, seguendo gli insegnamenti di Elsa, lo misi al tappeto, urlandogli di quanto mi faceva schifo quello che aveva fatto.
Accompagnai Giorgia in bagno, lasciando Luca disteso e dolorante sul freddo pavimento di marmo, arrivati nel lussuoso bagno padronale, la feci accucciare nella vasca, In Belgio non ci sono i bidet, e con la tiepida doccetta pulii il devastato sesso, pian piano portai la temperatura dell’acqua sempre più fredda così da far richiudere dove possibile i muscoli sfibrati. Dopo circa un’ora Giorgia si riprese e senza sostegno andammo in camera.
Del barone non c’era traccia, lei mi disse che la colpa era solo sua e non di Luca, che era colpevole solo della sua eccitazione, ma che fu lei a chiedere al barone di non fermarsi a nessun costo, lei voleva sentirsi sfondare come se partorisse, cosa che per una malattia del marito a lei le era stata negata la possibilità, e mentre mi raccontava le amare lacrime sgorgavano dai suoi occhi.
L’aiutai a vestirsi ed a indossare un grosso assorbente come se avesse un abbondantissimo ciclo, poi mi baciò a lungo con tenerezza e passione promettendomi che non avrebbe permesso che quanto mi spettava mi procurasse dei traumi ma solo piacevoli sensazioni.
Scendemmo insieme a fare colazione, incrociai il barone e mi scusai per l’accaduto, a mia discolpa indicai la baronessa che zoppicava visibilmente per il dolore, lui mi guardò inferocito, poi con voce risoluta disse che il giorno successivo sarei stata sverginata senza riguardo, a quelle parole Giorgia si rivoltò verso il marito come una leonessa ferita e senza nemmeno dare il tempo per un appello disse “Siamo persone delicate e perbene, quello che è successo è solo colpa mia e anche se mi duole dirlo ti ringrazio per non esserti fermato alle mie suppliche, ci riproveremo fino a quando sarò sfondata come dopo un parto, lei non deve subire traumi, anzi dovrà godere dell’iniziazione che stiamo bramando e ricordarci sempre per essere stati dolci e attenti nei suoi confronti, solo così potremmo godere tutti della sua verginità”. A quelle parole le corsi incontro e la strinsi a me, anche Luca ci abbracciò e si scuso per le parole pronunciate. La mattina passo e nel pomeriggio la baronessa, si sentiva meglio i dolori erano svaniti, decise di andare a far shopping con me.
Arrivati all’uscio l’auto pulitissima e splendente si fermò l’autista scese per aprire la portiera posteriore per farci salire, poi partì alla volta della vicina città. A metà strada la baronessa chiese all’autista di andare prima al cottage di caccia. Così dicendo l’auto uscì dalla strada principale e imbocco strade sempre più strette fino ad uno sterrato per giungere al cottage.
Giunti alla bellissima tenuta, una curata casa di campagna stile inglese era adagiata sopra una collinetta e circondata da un prato ben curato, anche se la stagione non gli rendeva giustizia, Giorgia mi chiese di seguirla. Entrati il tepore del camino riscaldava l’ambiente profumando l’aria di vecchi aromi, con passione Giorgia mi baciò, percorrendo con foga il mio corpo, frugandomi tra le gambe alla ricerca del mio sesso, io feci la stessa cosa ma conoscendo le condizioni precarie mi limitai a stritolare con forza i suoi capezzoli, strappandole urletti deliziosi e arrapanti.
In un attimo fummo sdraiate sul soffice divano di rimpetto al camino scoppiettante, completamente nude, la testa della baronessa si posizionò tra le mie gambe, sentii le mani allargarmi le grandi labbra e la dolce e morbida lingua lapparmi come se fossi un gustoso gelato millegusti, i miei umori si sciolsero e cominciarono a colare copiosamente sul volto di lei che ne apprezzava la fragranza con grande soddisfazione della mia amante, in quel 69 atipico avevo il sesso devastato di Giorgia davanti agli occhi e non sapendo cosa fare mi limitai a baciarlo superficialmente, quando improvvisamente mi diede uno sculaccione sulla chiappa destra ordinandomi di leccarla e farle male, non ero pronta a tale richiesta ma vista la mia titubanza ricevetti un nuovo schiaffo sul mio tondo sedere. Cominciai così a leccare quel devastato sesso, ancora aperto e largo, mentre lei mi succhiava avidamente il clitoride facendomi sobbalzare ogni volta che imprimeva dei leggeri morsi alle mie carni sensibili.
Sentii subito il sesso di lei bagnarsi, grondare di umori mentre passavo con la lingua in particolare dove era più lacerato, provocandogli gemiti di piacere e scosse di dolore, con voce roca mi supplicò di fistarla senza riguardo, e così preso coraggio cominciai ad inserire tre dita nella sua apertissima e bagnatissima fessura provocando un urlo di dolore, mi fermai ma lei mi incitava a proseguire con le lacrime agli occhi, continuai fino a far scomparire la mia manina dentro di lei mentre disperata si contorceva urlando di scoparla. Feci solo qualche su e giù, vedendo rivoletti di sangue colorare la mia mano e contemporaneamente sentii i muscoli stritolarmi la mano che ritrassi senza riguardo, l’urlo esalato e lo spruzzo di umori furono la conseguenza di un orgasmo che squassò l’aria facendo quasi svenire la baronessa, che affondò un morso al mio clitoride portandomi all’orgasmo come un fulmine illumina il cielo. Era la prima volta che godevo per aver sentito dolore e questo mi piaceva ma anche mi spaventava. La baronessa era esausta, passammo un po' di tempo ad accarezzarci a vicenda poi mi chiese di aiutarla a rivestirsi, quindi andammo direttamente in macchina dove ci attendeva l’inespressivo autista che ci accompagnò alla volta di un elegante locale cittadino a gustare un bollente e rinfrancante thè.

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