Si sono dimenticati di me

Scritto da , il 2019-10-11, genere incesti

Si sono dimenticati di me

Nota dell'autore: Questa è un'opera di fantasia, qualsiasi somiglianza con nomi, persone, fatti o situazioni della vita reale è puramente casuale.

Venerdì, 04 febbraio 2011
Ore sette del mattino. Accendo il computer, come tutti i giorni lavorativi, apro l’e-mail aziendale e trovo solo le solite comunicazioni di carattere generale.
Si sono dimenticati di me!
Da tempo sono arrivato a questa conclusione.
Si sono dimenticati di me tutti, o quasi tutti.
Infatti trovo un unico e-mail di carattere personale, della mia nipotina Gina, facendomi gli auguri per il mio compleanno.
Già, oggi è il mio compleanno. Sessantacinque anni, portati bene, ma sempre sessantacinque anni.
Gina è l’unica che si ricorda di me. Chissà perché?
Aveva scoperto la mia e-mail di lavoro, non so come, tre anni fa e d’allora mi manda gli auguri a Pasqua, Natale e compleanno.
Ma tutti gli altri si sono dimenticati.
Passi per Elvira, la mia ex moglie, che si è risposata più di vent’anni fa, ed anche per Paola, mia unica figlia, madre di Gina, dato che Elvira l’ha convinta, da sempre, che sono un poco di buono, ma è incomprensibile come la mia ditta si sia dimenticata.
Intendiamoci, continua a versarmi lo stipendio, l’indennità di trasferta, le diarie e paga regolarmente i miei rendiconti, ma fuori questo è come se non esistessi.
E questo non sta succedendo da una settimana o da un mese, ma da qualcosa come quindici anni.
All’inizio mi preoccupavo chiamavo ogni tanto la direzione e così via, ma col tempo anch’io mi sono come assopito.
Fatto sta che l’ultima mia attività che possa definire lavorativa risale a circa quindici anni fa.
L’ultima volta che sono tornato in sede é stato nel 1998, tredici anni fa. In quell'occasione parlai col Torregiani, il mio direttore, chiedendo se non era il caso di rientrare in Italia, visto la mia scarsa (in realtà nulla) attività in Ecuador.
Torregiani mi spiegò che, dovuto al fatto che il contratto col Cliente non era ancora formalmente chiuso, anche se il cantiere era stato paralizzato dopo solo un anno dall'inizio, era opportuno che la ditta mantenesse un rappresentante a Cuenca, dove ormai risedevo, in quel tempo, da quasi cinque anni.
Quella volta rimasi in Italia poco più di una settimana. Approfittai per mettere in ordine i conti e contrattare un nuovo amministratore per i miei affari.
Scelsi, su suggerimento di un collega più anziano, Marco un ragioniere sulla trentina, intelligente, affidabile e, soprattutto, molto più avvezzo alla novità di Internet rispetto al vecchio ragioniere, che teneva i miei conti da quando mi ero separato dalla mia ex.
Rividi per l’ultima volta mia figlia e, di sfuggita, mia nipote Gina che all’epoca aveva sei anni.
Comunque, ormai sono abituato a stare solo e, questo pomeriggio, lo festeggerò alla grande con una puttana con la quale sono solito sollazzarmi, Carmita e sua figlia Sandra di diciotto anni, entrata da poco nella "professione".
Per poter sopravvivere tutti questi anni, abbandonato a me stesso, ho dovuto impormi una disciplina, in modo di avere la mente ed il corpo occupati.
Per la mente coltivo l'hobby della lettura, scrittura di racconti erotici e la cucina, per il corpo footing, ciclismo e, per entrambi, una certa attività sessuale.
Essendo rimasto scottato dal mio divorzio, da tempo ho deciso di avere relazioni solamente con “professioniste”, in quantità consona con una percentuale di quello che guadagno con le diarie, ed il resto del mio reddito lo metto da parte ed investo.
Così posso permettermi un “programma” alla settimana, rimanendo dentro del mio budget.
Ma oggi merito qualcosa di speciale: mi sarei permesso un programma speciale, con madre e figlia. In fondo non si fanno sessantacinque anni tutti i giorni.
All’ora stabilita arriva il taxi con le due ragazze.
Carmita ha 35 anni, grande esperienza ma ancora fresca e sua figlia, già ben avviata e che sta imparando rapidamente.
Sono già cliente abituale di Carmita, che conosce i miei gusti, ed é la seconda volta che vado con Sandra, essendo che per la prima volta lo facciamo tutti tre assieme.
Riguardo ai miei gusti, essi furono plasmati nel 1975, durante il mio primo lavoro da espatriato, che fu a Rio de Janeiro.
A quell'epoca si stavano già manifestando i primi screzi con mia moglie, per cui fu con un certo sollievo che assaporai la mia nuova libertà in quella città.
Caddi così, facile preda, nelle braccia di Joana, una mulatta sulla quarantina, prostituta semi-professionista, dal sedere enorme, che mi iniziò e mi viziò nella pratica della sodomia.
Joana usava il culo con la stessa pratica che una puttana comune usa la vagina.
Credo che nei tre anni che abitai a Rio solo due volte gli penetrai la fica. Questo fu sicuramente un bene, perché la vasectomia la feci solo dopo il mio divorzio, nel 1980, e se avessi versato nella vagina tutto lo sperma che ebbi a versargli nell'intestino, l'avrei sicuramente ingravidata più di una volta.
Comunque, una volta che Carmita e Sandra sono nella mia camera, le chiedo uno strip-tease.
Mi spoglio rapidamente e mi sdraio sul letto a godermi lo spettacolo.
Madre e figlia si muovono sensualmente ed io posso apprezzare le differenze tra il corpo maturo e più acerbo delle due.
Entrambe hanno una cute scura, senza essere mulatte, le tette abbastanza piccole e il sedere abbondante. Sono abbastanza basse e rotondette, soprattutto Carmita che si potrebbe definire "grassottella".
Quando alla fine, già nude, si voltano e sculettano per me, il mio cazzo quasi esplode.
Mi alzo, le limono e le palpo alternativamente, poi le faccio sdraiare e le lecco la fica ed il culo ad entrambe.
Sembro uno di quei cani a cui danno due ossi e diventano matti, cercando di roderli entrambi allo stesso momento.
Ma ora è il momento di incularle.
Sorprendo Carmita cominciando a chiavarla energicamente in fica.
Questo non se lo aspettava, ma non le dispiace.
In realtà lo faccio per lubrificare bene il mio cazzo in vista all'inculata di Sandra che so, per esperienza, che non sarà facile.
Dopo qualche minuto mi stacco da Carmita e faccio mettere Sandra alla pecorina.
Chiedo a Carmita di preparare il culo di Sandra.
Lei comincia a leccare e sputare sull'ano della figlia, per poi infilarle uno, poi due, infine tre dita nel culo, nel frattempo mi fa un pompino per insalivarmi bene il cazzo.
Dalla facilità con cui entrano mi accorgo che deve averla già preparata bene prima di venire da me.
Alla fine, Carmita toglie le dita dal culo della figlia e, col pollice in su mi indica che è pronta.
Non lascio che lo sfintere si contragga e, rapidamente, ci infilo il cazzo fino al fondo, con un movimento fluido, causando un grido strozzato di Sandra.
Mentre sto fermo un momento, affinché l'intestino di Sandra si abitui all'intruso, non resisto alla curiosità e succhio le dita di Carmita, che mi avevano aperto la strada.
Come immaginavo, hanno il sapore di sapone e lavanda. Si sono preparate con profondi lavaggi intestinali.
Comincio a pompare furiosamente, però non ho intenzione di venire subito, per cui, ogni tanto, sfilo il cazzo dall'intestino della figlia e lo ficco nella gola della madre.
Continuo così per una quindicina di minuti, dopodiché, sfilato il cazzo, apro le natiche di Sandra ed osservo l'enorme buco del culo, degno di un film "Hard" di prima linea. Estasiante!


È ora di dedicarmi al culo di Carmita.
Le metto in posizione "sessantanove" con Carmita sotto e Sandra sopra.
Che bellezza vedere madre e figlia che si slinguazzano fica ed ano.
Io stesso, coll'aiuto della saliva di Sandra, preparo il culo di Carmita, infilandole fino a quattro dita, poi dentro col cazzo, fino in fondo, in un unico movimento.
E così va avanti una decina di minuti, alternando il culo di Carmita con la gola di Sandra, mentre le due si leccano le fiche.
Alla fine sborro abbondantemente nell'intestino di Carmita.
Dopo qualche minuto di riposo, la sapiente bocca di Carmita, coll'aiuto del Viagra preso in precedenza, mi fa ritornare rigido il cazzo.
Il secondo round è quasi una fotocopia del primo, con la differenza che inverto il "sessantanove", con madre sopra e figlia sotto, cosicché, dopo una ventina di minuti, vengo nell'intestino di Sandra.
Adesso sono realmente KO.
Rimango, quasi in trance, sdraiato sul letto, mentre le donne vanno a lavarsi e ricomporsi in bagno.
Pago il pattuito, chiamo il taxi e mi accomiato dalle due ragazze.
Sono soddisfattissimo: è valso ogni centesimo!

Lunedì, 07 febbraio 2011
Alle sette del mattino, dopo aver fatto la mia corsa mattinale accendo il computer, compiendo il rito di quel che rimane del "lavoro".
Quando apro l'e-mail trovo sorprendentemente un messaggio del Giovanazzi, che, lo so attraverso l'organigramma, é il mio direttore da quando il Torregiani é andato in pensione, otto anni fa.
Il messaggio mi dice di telefonargli alle 8:30 orario dell'Ecuador.
Vado a fare doccia e colazione, rimuginando sul massaggio e, alle 8:30 precise, telefono al numero indicato.
Mi risponde una segretaria che, dopo essermi identificato, mi passa il direttore.
- Buon giorno Rossini, come stai.- mi saluta cordialmente Giovanazzi, come fossimo grandi amici, dandomi del tu anche se neanche ci conosciamo.
- Buon giorno Giovanazzi, qui tutto bene.- rispondo io per mantenere il tono.
Poi, per qualche momento, mantiene la conversazione su banalità e mi chiede come vanno le cose col Cliente.
Da anni il Cliente non mi manda più neanche la cartolina di auguri a Natale, per questo io rispondo molto superficialmente, stando sulle mie.
Poi finalmente dice:
- Senti, ti sto chiamando per avvisarti che, secondo la politica aziendale, che prevede che i dirigenti vadano in pensione a 65 anni, ti stiamo richiamando in sede.-
Rimango qualche istante senza parole, digerendo la notizia, poi rispondo:
- Ok, ho capito. Come devo procedere per chiudere l'ufficio qui a Cuenca?-
- Per tutti i dettagli ti passerò con la dottoressa Manzi, con la quale puoi coordinare tutto. Ti chiedo solo di mantenermi in copia dei messaggi.-
- Certamente.- rispondo.
- Ciao Rossini, mi raccomando di venirmi a trovare quando arrivi in sede. Adesso ti passo con la dottoressa.-
- Ci vedremo senz'altro. Ciao Giovanazzi. -
La chiamata passa attraverso un paio di segretarie, poi viene trasferita alla dottoressa.
- Buon giorno ingegnier Rossini, sono la dottoressa Manzi.-
- Buon giorno dottoressa, mi dica.-
- Allora, ci consta che lei ha già compiuto i 65 anni, per cui, essendo dirigente, secondo il regolamento interno, dovrà andare in pensione.-
- Così mi ha detto Giovanazzi, dottoressa.- rispondo io, ricalcando la mia familiarità, in realtà del tutto inesistente, col direttore.
- Vediamo...- c'è un attimo di pausa, mentre probabilmente consulta i dati sul computer.- lei è dirigente dal 1975. Accidenti! Lei è, di gran lunga, il dirigente con maggiore anzianità della ditta. Le aspetterà senza dubbio una buona fuoriuscita. Cominceremo subito a fare i calcoli.-
- Spero proprio che sia buona. Non si dimentichi che ho anche qualche bonifico di ferie non usufruite.-
- Vediamo...- ripete mentre consulta i dati - Qui mi risulta che lei ha usufruito la ultime ferie nel febbraio del 1973.-
- Così risulta anche a me. Ma, mi dica, come devo procedere?-
- Allora, giovedì dovrebbe arrivare a Cuenca il dottor Cagni, che le subentrerà nell'ufficio per procedere alla chiusura. Lei le passerà le informazioni necessarie e credo che possa partire l'inizio della prossima settimana.-
- Ok,- rispondo, - Procederò a preparare le procure e altri documenti per portare avanti il processo. Senta, facciamo così: questo pomeriggio, orario Ecuador, preparerò e le invierò un programma dettagliato di smobilitazione con relativi input e documenti che necessito. Domani mattina, orario Italia, lei mi anticipa, via e-mail, le copie dei documenti che le chiederò, tra cui sicuramente la copia del passaporto del dottor Cagni. Così potrò già cominciare a muovermi.-
- Benissimo, le invio subito un messaggio con il mio indirizzo di e-mail e degli altri da mettere in copia, così andiamo avanti nel procedimento.- risponde la dottoressa.
Ci salutiamo e chiudo la telefonata.
Prendo un pezzo di carta e comincio a pensare e scarabocchiare le azioni da compiere.
In realtà, anche se il mio pensionamento mi ha preso di sorpresa, non mi ha preso alla sprovvista.
Essendo figlio unico, con la prematura morte di entrambi i miei genitori in un incidente stradale nel 1976, avevo ereditato sia l'appartamento signorile di Milano, che già mi avevano ceduto nel 1972, quando mi ero sposato, sia l'appartamento di Varazze.
In questo appartamento a Varazze, nel quale i miei erano andati ad abitare dopo che mio padre era andato in pensione nel 1971, avevo trascorso molte liete vacanze estive quando ero giovane.
Con il divorzio nel 1980, però le grinfie della mia ex-moglie mi avevano strappato entrambi gli immobili.
Nel 2009, su segnalazione di Marco, avevo comprato, per un prezzo davvero conveniente dovuto alla crisi immobiliare, un appartamentino a Ponte di Legno, un luogo in cui da tempo sognavo ritirarmi.
La spesa non aveva minimamente intaccato il mio patrimonio, che ormai si aggirava sui cinque milioni di Euro. Difatti dal 1994, anno in cui avevo smesso di versare gli alimenti a mia moglie e mia figlia, tutto il mio stipendio si accumulava e veniva oculatamente investito.
C'eravamo accordati che Marco, amante della montagna, potesse usufruirne mentre io mi trovavo all'estero.
Quell'anno di 2009 mi ero divertito a ristrutturare ed a ammobiliare, via Internet, l'appartamento secondo i miei gusti, pensando al momento in cui ne avrei preso possesso.
Dopo aver tracciato il programma d'attività di massima, controllo che Marco sia online nello Skype e faccio una videochiamata.
- Ciao Marco.-
- Ciao Ugo.- risponde, chiaramente sorpreso dalla mia chiamata - come mai ti degni di chiamarmi.-
- Allora... Mi stano mandando in pensione.-
- Ah, e quando questo?-
- Da subito. Sto cominciando a fare i piani ma, in via di massima, dovrei sbarcare a Malpensa giovedì della prossima settimana.-
- Perfetto, dimmi cosa vuoi che io faccia.-
- La mia idea è andare subito a Ponte di Legno.-
- Senza problemi, chiamerò Maria, quella che fa le pulizie, perché ti lasci splendente l'appartamento la prossima settimana.-
- Avrei anche bisogno di una macchina.-
- Noleggio?- chiese.
- No, è meglio comprarne una. Diciamo un SUV 4x4 usato, ma non vecchio. Hai i fondi?-
- Non preoccuparti, i soldi non mancano. Diesel o benzina?-
- Meglio benzina, e preferibilmente automatico, perché non voglio imparare di nuovo a guidare una macchina manuale.-
- Ok, domani stesso comincio a cercare. Immagino che avrai bisogno di aprire un conto corrente.-
- Giusto, e anche una carta di credito.-
- No problem! Da domani comincio a muovermi e giovedì della prossima settimana, vediamo... il 17 febbraio, sarà tutto pronto.-
- Benissimo, ti ringrazio tanto.-
- Prego. Approfitta e portami un cappello Panama, che quello che mi hai portato l'ultima volta che sei stato qui, nel 1998 se non sbaglio, l'ho perso l'anno scorso.-
- Certamente, avrai il tuo Panama.-
Ci salutiamo e chiudo la comunicazione.
Telefono all'avvocato di Cuenca per marcare un appuntamento per il pomeriggio.
Ormai sono le 10:30. È tempo di mettermi in movimento.
Cominciando a seguire la programmazione tracciata prendo la macchina e vado allo shopping center.
Ho accumulato, negli anni, un forte rancore verso la mia ditta e avevo intenzione di fargli pagare cara la sua "dimenticanza", attraverso la carta di credito aziendale.
Mi reco ad un'agenzia viaggi e prenoto un posto nella Business Class della KLM del mercoledì 16 febbraio.
Prenoto anche il volo Cuenca-Quito del martedì pomeriggio, il pernottamento al Swissotel di Quito, tutte le navette a Cuenca e Quito ed ugualmente un hotel a Milano dal 20 al 22 febbraio.
Pago una somma astronomica con la carta di credito aziendale, senza nessun peso nella coscienza.
Poi passo a comprare quattro valigie Samsonite rigide, uno zainetto per il portatile e due Panama, uno per me ed uno per Marco, il tutto a spese della ditta.
Ormai sono anni che tutte le mie spese, al di fuori delle puttane, vengono pagate con la carta di credito aziendale e rigorosamente ripassate nei miei rendiconti, che sono puntualmente approvati dalla ditta.
D'altronde, il fatto che la villetta in cui abito è anche il mio ufficio fa sì che tutte le spese relative alla casa posso considerarle per l'ufficio, includendo il supermercato e lo stipendio della donna che viene a fare le pulizie tutti i martedì.
Anche oggetti personali, come ad esempio la mia collezione di orologi, tra cui il cronografo Montblanc Meisterstuck che sto usando in questo momento, li faccio passare come omaggi al Cliente.

Pranzo in un ristorante nello shopping, poi mi reco prima in banca, per mettermi d'accordo sulle movimentazioni dell'indomani e, in seguito dall'avvocato.
Assieme all'avvocato decidiamo che avrei fatto il minimo del lavoro, lasciando al dottor Cagni tutte le rogne.
Prendiamo l'appuntamento per le 9:30 del mattino dell'indomani col notaio.
L'avvocato rimane con l'incombenza di preparare la minuta della procura a favore del dottor Cagni, verificare i miei documenti di uscita definiva dall'Ecuador e notificare il proprietario dell'ufficio/casa del termine del contratto d'affitto.
Passo anche dal medico per prendere le ricette per gli esami necessari per la visita medica di fine rapporto.
Torno a casa a pomeriggio già inoltrato. Entro in contatto col rappresentante di una ditta internazionale di trasporti affinché venga l'indomani pomeriggio, per fare il preventivo del mio trasloco.
Avrei trasportato le mie due biciclette, i miei libri, i miei dischi, il mio impianto stereo, la mia collezione di orologi ed un paio di valigie d'effetti personali.
La mia collezione di libri, LP e più recentemente CD e DVD, me la trascino dietro da quando ho cominciato a lavorare all'estero nel 1975.
Con il tempo è diventata abbastanza voluminosa, ma Marco, sotto mia indicazione, ha già fatto costruire un mobile "ad hoc" che occupa quasi interamente due pareti della sala nel mio appartamento di Ponte di Legno.
Dopo una cena frugale mi metto al computer, attualizzo la lista delle attività e preparo due e-mail dettagliatissimi, uno per Marco e l'altro per la dottoressa Manzi.
Terminate le attività sono parecchio stanco cosicché decido di andare a dormire.

Martedì, 08 febbraio 2011
Come tutte le mattine mi alzo alle 05:45.
Invece della mia corsa di tutte le mattine, mi reco al laboratorio per fare i prelievi per le analisi mediche.
Torno a casa, accendo il computer e vedo, con soddisfazione, che la dottoressa Manzi è seria nel suo lavoro: mi ha inviato i dati del dottor Cagni assieme con copia del suo passaporto e patente.
Mi avvisa anche che la previsione dell'arrivo del dottor Cagni è rimandata a sabato 12 febbraio.
Invio un e-mail ringraziando, e stampo i documenti.
Alle otto arriva, come tutti i martedì, Sara, la donna delle pulizie.
Gli racconto le novità e lei ci rimane molto male.
Scarico sul dottor Cagni tutte le decisioni riguardo le sue attività future.
Alle 9:30 vado dal notaio, dove mi trovo con l'avvocato. Lì stipulo una procura molto ampia a favore del dottor Cagni.
Passo poi dalla ditta di leasing dell'automobile che uso, dove lascio copia della patente del dottor Cagni e l'autorizzazione all'uso del veicolo.
Il pomeriggio mi reco in banca dove procedo a ritirare contanti sia in dollari, che in Euro e a trasferire, in un conto che ho in Svizzera, l'intero ammontare dei miei fondi personali. In fondo sono più di centocinquantamila Euro, frutto degli investimenti dei "resti" delle mie diarie accumulate durante più di sedici anni.
La sera viene l'agente della ditta di traslochi per preventivare il trasporto "door to door" via aerea delle mie cose.
Rimaniamo d'accordo che farà la ritirata dei colli il lunedì 14 febbraio.

Venerdì, 11 febbraio 2011
È stata una settimana tirata, però sono riuscito a compiere tutte le attività che mi sono prefissato.
In Italia Marco è stato efficientissimo: ha già comprato un Nissan Pathfinder del 2009 ad un prezzo più che ragionevole ed oggi si trova a Ponte di Legno per aprirmi un conto presso un'agenzia bancaria locale.
Ha noleggiato un furgoncino e, questo fine settimana, ritirerà le sue cose dall'appartamento. Lunedì verrà Maria a fare le pulizie.
Già nella mia ditta le cose si sono un po' inceppate: il viaggio del dottor Cagni è stato rimandato ad una data, non meglio definita, della settimana prossima.
Comunque, la dottoressa Manzi ed io, siamo perfettamente d'accordo che io mantenga la mia programmazione originale.

Sabato, 12 febbraio 2011
Di mattina vado a fare gli ultimi acquisti. Dato che ho deciso di farmi un bel regalo d'addio a Cuenca, passo anche in un piccolo negozio di estetica in centro. Lì utilizzo la carta di credito aziendale per pagare i carissimi servizi di un'escort colombiana di lusso per 24 ore: da domenica mattina fino al lunedì. È la prima volta che lo faccio a spese della ditta, peccato che sia anche l'ultima.
La proprietaria del negozio, amica dell'escort, mi rilascia una ricevuta di trattamento dermatologico, che allegherò al mio ultimo rendiconto.
Pranzo in un ottimo ristorante in centro e rientro a casa, dove preparo le valigie che andranno via assieme al trasloco.
Il pomeriggio mi reco in un hotel di lusso alla periferia di Cuenca, dove passerò le ultime notti prima del viaggio a Quito.

Domenica, 13 febbraio 2011
Mi alzo alla mia solita ora, approfitto della piscina dell'hotel per farmi una bella nuotata. Da molto non pratico questo sport che nella mia gioventù era, assieme allo sci, il mio favorito. Sorprendentemente mi trovo subito a mio agio nella piscina.
Dopo colazione, alle nove precise, arriva Flor, vestita con un completino gonna e camicetta semplice però elegantissimo.
Ventitré anni, Mulatta chiara, alta, longilinea senza essere magra, piccoli seni perfetti, lunghi capelli corvini che scendono ricci lungo la schiena: è un monumento di bellezza.
La conoscevo di fama e da tempo desideravo di usufruire dei suoi servizi, ma il suo cachet è sempre stato superiore al mio budget. Oggi però me la posso permettere, grazie alla carta di credito aziendale. La considererò la mia buonuscita personale della ditta.
Facciamo un brindisi, con il Dom Pérignon che mi sono fatto mandare in stanza, dopodiché ho il privilegio di assistere ad uno strip-tease personale.

Flor è di una bellezza da mozzare il fiato. Senza dubbio è la donna più bella che ho mai chiavato.
Quando, alla fine dello spogliarello, si volta per farsi ammirare le terga, posso ammirare uno splendido sedere a mandolino, un invito irrinunciabile per qualsiasi sodomita.
A questo punto io sono già nudo ed il mio cazzo sta esplodendo dal desiderio.
Cominciamo a limonare, mentre le mie mani non riescono a sottrarsi dal desiderio di palpare tutto questo bendidio.
Poi la sdraio supina e comincio a leccarle l'ano e la fica totalmente depilata, anche questa di una bellezza indescrivibile.
Presto questo diventa un sessantanove, in cui posso più sentire che vedere la sua abilità con la bocca, la lingua e la gola.
Non ce la faccio più: devo sodomizzarla ora!
Mi sposto e, con lei sempre supina, allineo il mio cazzo con il suo ano, riesco ad infilare la mia cappella nel suo sfintere e poi, con un monumento continuo, infilo tutto il mio cazzo nel suo intestino.
Lei è una vera professionista, e sono sicura che si è preparata a puntino, tanto con plug anali, come con clisteri, per cui comincio a chiavarle il culo senza molti complimenti.
D'altronde il Cialis che ho preso mi garantisce molte ore di piacere, cosicché non mi preoccupo che, dopo pochi minuti, le sborro nell'intestino una quantità industriale di sperma.
Mi sdraio a fianco di lei e rimaniamo qualche minuto ad accarezzarsi e sbaciucchiarsi, dopodiché lei si inginocchia tra le mie gambe e comincia a farmi un pompino.
Questa volta, comodamente sdraiato, ho la possibilità di ammirare le sue indiscusse abilità nel sesso orale.
In poco tempo il mio membro s'irrigidisce e flor passa a fare gola profonda. Io, però, non ho intenzione di godere così, per cui chiedo che mi cavalchi.
Lei si mette in posizione e per un paio di minuti mi cavalca usando la sua splendida fica, tanto perché io non posso dire che non l'ho provata, poi si sfila il cazzo dalla fica, se lo collima con il buco del culo e... lì si comincia a fare sul serio.
Per una mezz'ora va su e giù in un crescendo rossiniano (mi si scusi il gioco di parole), fino a che raggiungo il mio secondo orgasmo.
Faccio ancora a tempo a sodomizzarla una terza volta prima di pranzo, pur senza godere, poi ci laviamo, vestiamo ed andiamo a pranzare nel ristorante dell'hotel.
Il pomeriggio, approfittando del bikini che lei si è portata andiamo in piscina a rilassarsi.
É impressionante come tutti i maschietti presenti sbauscino per la figura perfetta di Flor.
Il pomeriggio torniamo in stanza dove mi permetto di godere con un magistrale pompino ad ingoio di Flor.
Chiediamo la cena in stanza e dopo la sodomizzo a lungo, finché ci addormentiamo.

Lunedì, 14 febbraio 2011
Per me è stano dormire con una donna. Da quello che mi ricordo, l'ultima volta è stato con la mia ex-moglie nel 1976, quando tornai da un cantiere per assistere ai funerali dei miei genitori. Ricordo che i rapporti tra noi erano già tesi e non vi fu nessun tentativo di fare sesso.
Mi sveglio alle quattro del mattino e, sentendo il calore del corpo di Flor accanto, mi si rizza subito il cazzo. Me lo insalivo e lo infilo nel suo culo, abbondantemente slargato dall'intensa attività del giorno prima.
La sodomizzo per circa un quarto d'ora, mentre lei mugola nel dormiveglia. Vengo senza quasi sborrare, mi giro dall'altra parte ed ho dormo per un oretta circa.
Mi alzo poco prima delle sei, faccio la doccia, vado a nuotare, torno in stanza mentre Flor dorme ancora profondamente.
Alle sette la sveglio a fatica, ma devo farlo perché oggi sarà un giorno pieno di attività per me.
Facciamo colazione alle otto del mattino e, subito dopo, Flor se ne va.
Vado a casa e, alle 9:30, come combinato, arriva il personale per il trasloco che, rapidamente, imballa e porta via gli oggetti che avevo separato.
Ne approfitto per lavare e seccare i miei indumenti che porterò in valigia. A mezzogiorno, mi preparo una pastasciutta.
Mi prende una certa malinconia nel pensare che questa è l'ultima volta che cucinerò in questa casa.
Il pomeriggio preparo un e-mail con le ultime istruzioni al dottor Cagni e alla dottoressa Manzi, poi vado dall'avvocato a lasciare le chiavi della casa affinché le consegni al dottor Cagni al suo arrivo, dopodiché torno all'hotel.

Martedì, 15 febbraio 2011
Oggi è l'ultimo giorno di Cuenca. Si chiude un capitolo.
Di mattino presto vado a nuotare nella piscina dell'hotel, come da consuetudine in questi ultimi giorni. Dopo colazione faccio il check-out e vado a casa.
Lì trovo Sara, ancora in grande apprensione.
Tento rincuorala un po', ma so che in breve dovrà trovarsi un'altra occupazione per i martedì.
Finisco di preparare le valigie e, alle undici, arriva il mio trasporto per l'aeroporto.
Saluto Sara e prendo il taxi.
All'aeroporto faccio il check-in e vado subito in sala d'imbarco dove mangio un panino mentre aspetto.
L'aereo parte puntuale. Mentre, dopo il decollo, l'aereo fa una larga curva, vedo i tetti di Cuenca e sento una stretta al cuore. Diciassette lunghi anni ho passato in questa città. Sono arrivato come un giovane ed agguerrito uomo e lavoratore e sto partendo... Come? Non lo so!
Sentimenti contrastanti si mischiano nel mio animo.
Da un lato c'è l'ultima settimana in cui ho riscoperto l'adrenalina di programmare le attività e farle succedere, come al tempo in cui ero un giovane e rampante dirigente. D'altra parte la consapevolezza che ciò non è altro che un fuoco di paglia che, tra una settimana, si sarebbe affievolito e spento.
All'arrivo a Quito tutto procede come programmato e, in poco tempo, mi ritrovo al Swissotel, dove ceno e vado a dormire presto.

Mercoledì, 16 febbraio 2011
Come sempre mi sveglio presto.
Vado in piscina a nuotare, cosa che sta già diventando una mia passione, dopodiché doccia, colazione e check-out.
Dopo il check-out rimango nell'hall leggendo un giornale mentre aspetto la navetta. Questa arriva puntuale e, dopo aver attraversato la città, mi ritrovo all'aeroporto.
I procedimenti d'imbarco sono, come d'uso, lunghi e noiosi ma, dopo qualche ora, mi ritrovo seduto nella comoda poltrona della Business Class della KLM, che sarà la mia dimora nelle prossime ore.

Giovedì, 17 febbraio 2011
Dopo un volo tranquillo, l'aereo atterra a Schiphol alle prime luci dell'alba.
Nell'attesa della mia connessione per Malpensa compro qualche cosa al Duty-free, sempre con la mia carta di credito corporativa.
Anche la tratta da Amsterdam a Milano è senza novità, cosicché verso le undici del mattino mi ritrovo, dopo esser uscito dalla dogana, a spingere il carrello con i miei bagagli nella lounge dell'aeroporto.
Devo fare subito una cosa che sogno da anni: prendere un espresso.
Mentre al bar sorseggio il mio caffè, mi sorprendo a sentire tutti parlare italiano. Non ci sono più abituato.
Terminato il rituale vado ad un service desk di taxi e contratto il mio trasporto fino a Saronno, dove abita e mi sta aspettando Marco.
Ci siamo dati appuntamento in un'autorimessa, non lontano dal suo appartamento/studio, dove mi aspetta la Pathfinder che mi ha comprato.
Subito dopo partito il taxi lo chiamo col mio cellulare dell'Ecuador in roaming, per avvisarlo che sono già in cammino.
Quando arrivo all'indirizzo dell'autorimessa esco dal taxi con i miei bagagli e scendo la rampa.
Subito adocchio la Pathfinder e, lì vicino, Marco che sta chiacchierando con una persona, probabilmente un addetto al garage.
Marco non è cambiato molto da quando l'ho conosciuto, soltanto i capelli ora sono leggermente brizzolati sulle tempie.
Ci salutiamo calorosamente, carichiamo le mie due valigie nella vettura, poi mi dice:
- Senti, Ugo, è già passato mezzogiorno. Qui vicino c'è un ottimo ristorante, che ne dici se andiamo a pranzare? Offro io.-
- Sono d'accordissimo! Ma chi offre è la mia ditta.- rispondo.
Il pranzo è veramente ottimo. Chiacchieriamo del più e del meno e, dopo il caffè ed il conto, pagato come il solito con la mia carta di credito aziendale, andiamo al suo studio.
Lì gli consegno il Panama ed un profumo, comprato al Duty-free di Amsterdam per sua moglie, e rimaniamo un'oretta a parlare di affari.
Marco mi aggiorna riguardo la situazione delle mie economie, mi consegna le chiavi della mia nuova casa, telecomandi dei box, qualche documento e m'istruisce su quello che devo fare arrivato a Ponte di Legno.
Ci mettiamo d'accordo di prorogare il suo contratto, per lo meno, fino a fine aprile del 2012, in modo da fare la mia dichiarazione dei redditi dell'anno corrente.
Torniamo all'autorimessa. Lì monto il GPS che avevo acquistato a Cuenca, corredato con le mappe aggiornate dell'Europa.
Ci salutiamo e, verso le quattro, parto verso Ponte di Legno.
Il viaggio procede tranquillo, la macchina è ottima ed è stata completamente verificata dal personale dell'autorimessa. Guidato perfettamente dal GPS, arrivo a destinazione verso le sette di sera.
Aziono uno dei due telecomandi e si apre il portone basculante di un box.
Uno dei pregi dell'appartamento che ho acquistato è di avere due box.
Parcheggio l'auto, scarico i bagagli e vado verso l'ascensore.
L'appartamento, al terzo piano, è composto da un'ampia sala con angolo cottura una stanza e un bagno. Più che sufficiente per una persona sola.
Lascio le valigie in sala ed esploro velocemente i miei nuovi domini.
La cucina, che avevo fatto ristrutturare completamente, non è poi tanto piccola: oltre agli armadi e lavello c'è un isola con fornello/forno a gas ed un secondo lavello, un frigorifero a due porte abbastanza grande ed il sistema di riscaldamento autonomo a metano di ultima generazione. Mi rimane spazio per una lavatrice/asciugatrice e un congelatore che ho intenzione di comprare e far installare nei prossimi giorni.
Nella sala c'è un tavolo con sei sedie, due sgabelli da bar che danno sull'isola cottura, una poltrona, un divano letto e la libreria lungo due pareti al momento totalmente vuota
La stanza è corredata da un grande letto matrimoniale, un guardaroba, una piccola scrivania e dei porta-valigie pensili molto capienti.
Credo che mi troverò molto bene.

Mi copro bene ed esco per andare ad una pizzeria che ho intravisto nell'arrivare.
Finalmente mangio una pizza italiana.
Torno a casa e sento il tepore in contrasto con la temperatura rigida della notte.
Sono stanchissimo: mi metto a dormire senza neanche fare una doccia.

Venerdì, 18 febbraio 2011
La sveglia suona alle sei. Sono confuso e spaesato a causa dello jet-lag. Mi alzo e vado subito a fare una doccia. Sapone e carta igienica sono le uniche cose che ho chiesto a Marco di lasciare nell'appartamento, per cui devo per fare colazione fuori casa.
Esco poco prima delle otto e mi reco ad un bar nelle vicinanze. Cappuccino e brioche, altro rito italiano che ripercorro, anche se, quando abitavo in Italia, ero solito fare una colazione più sostanziale a casa.
Prima tappa per oggi è il comune.
Nel 2009, con l'aiuto di Marco avevo trasferito la mia residenza dall'AIRE di Milano a quello di Ponte di Legno, ora richiedo uscire dall'AIRE per risultare come residente locale.
Seconda tappa la banca, dove chiedo di parlare col direttore dell'agenzia, il quale mi tratta coi guanti.
Il mio conto è già acceso e Marco ha già depositato una sostanziosa somma.
Lascio la mia firma e giovedì della prossima settimana potrò già ritirare bancomat, carta di credito e libretto degli assegni.
Vado poi alla pro-loco, dove m'informo meglio di ciò che può offrirmi la città e compro uno skypass per tutti gli impianti della regione, per il resto della stagione.
Pranzo in un ristorante e torno a casa.
Il primo pomeriggio esco in macchina, vado prima in piscina, per fare un abbonamento, poi in un supermercato dove faccio provviste, compatibilmente con la capienza del mio frigorifero.
Tornato a casa disfo le valigie, metto via tutto e preparo la lista delle cose che comprerò domani.
Per cena devo uscire ancora dato che non ho stoviglie e pentole per cucinare, è di nuovo pizza!

Sabato, 19 febbraio 2011
Questa mattina parto presto verso un grosso centro commerciale in provincia di Milano.
Prendo però la rotta per l'Aprica, poiché la prima tappa sarà Mandello del Lario.
Alle 8:30 arrivo al concessionario della Moto Guzzi.
Come molti miei coetanei, ebbi in regalo dai miei genitori un motorino quando compì 14 anni, poi a sedici anni feci il patentino e mi regalarono un 125cc.
Finalmente quando io conclusi il primo biennio di università, con un libretto pieno di trenta e lode, mio padre mi regalò la mia prima "vera" moto: una Guzzi V7 700 nuova fiammante.

Questa moto fu fonte di molte mie gioie, e fu molto il rammarico quando Elvira mi costrinse a venderla nel 1972, subito dopo che ci sposammo.
In meno di un'ora ordino una V7 Classic, che molto mi ricorda la mia antica moto, corredata di accessori, due caschi ed indumenti. Finalmente, dopo tanti anni, avrò di nuovo una moto.

Poi proseguo verso il centro commerciale in provincia di Milano.
Arrivato, faccio la prima tappa in un negozio d'informatica, dove compro un laptop di alta gamma, una stampante multifunzionale con parecchie cartucce d'inchiostro, varie memorie di massa USB ed accessori.
Mi faccio anche assemblare un PC tower completo, di alta performance, che ritirerò il pomeriggio.
Passo poi in un fornitissimo negozio di articoli sportivi dove compro un'attrezzatura completa per sci alpino, una mountain-bike, indumenti e calzature sportivi e un porta-sci/biciclette per la Nissan.
A questo punto pranzo in una tavola calda e, dopo il caffè, vado in un grosso centro di vendita ed installazione di elettrodomestici.
Compro un congelatore, una lavasciuga, due apparecchi di aria condizionata split, un televisore enorme di ultima generazione, un blu-ray oltre a tutta una gamma di piccoli elettrodomestici per la casa e la cucina. Mi consegneranno e istalleranno tutto il mercoledì.
Altre due tappe: in un negozio d'utilità domestiche, dove compro stoviglie e pentole oltre a biancheria per la casa e, per ultimo un negozio di abbigliamento.
S'è fatta ormai sera, passo a raccogliere il PC, gli sci, con gli attacchi montati e la bicicletta, dopodiché prendo la strada di casa con il bagagliaio stracolmo di roba e sci e biciclette sul tetto. Tutto pagato con la carta di credito aziendale, incluso la moto.
Arrivato a casa, scarico la macchina, mi riscaldo e mangio un panino che avevo acquistato a mezzogiorno nella tavola calda, poi vado a dormire.

Domenica, 20 febbraio 2011
Mi alzo, faccio la doccia, preparo la valigia ed i documenti per i miei impegni a Milano. Separo anche l'attrezzatura da sci e carico tutto in macchina.
Ho smontato il porta-sci sul tetto dato che la macchina ce l'ha anche interno.
Verso le otto parto in direzione ad una pista di sci sul Tonale.
Arrivato a destinazione faccio colazione in un bar/ristorante, poi vado a sciare.
L'ultima volta che ho sciato è stato nel 1975 e, anche se all'epoca ero uno sciatore provetto, ora sono molto arrugginito.
Faccio un'oretta di pista baby, prima di passare ad una pista media.
Alle 11:30 smetto di sciare, mi cambio e a vado a pranzare in un ristorante. Dopo il caffè, salgo in macchina e parto in direzione a Milano.
Arrivo, verso le 16:30, all'hotel che avevo riservato e, appena salgo alla mia suite, comincio a lavorare alacremente.
Per primo ripulisco il computer aziendale, che dovrò consegnare il martedì, di tutti i dati e files personali, riversando il tutto in una delle memorie di massa che ho acquistato ieri.
Poi comincio a preparare il mio rendiconto del mese di febbraio.
Verso le otto chiedo che mi portino la cena in camera e alle 22:30 termino le ultime attività. Sono pronto per domani

Lunedì, 21 febbraio 2011
Faccio colazione in hotel ed esco alle 7:30 in macchina per recarmi alla ditta.
Prima di partire da Cuenca ho informato alla dottoressa Manzi la targa della mia vettura e, all'arrivo, l'addetto mi lascia parcheggiare in uno dei posti riservati ai dirigenti.
Nell'hall d'ingresso il custode mi consegna un badge provvisorio e mi fa accomodare in una contigua saletta di riunione, già riservata a me. Devo attendere un funzionario dell'IT, per collegare il mio computer alla rete aziendale e configurarlo per utilizzare una stampante.
Nell'attesa chiacchiero con il custode e ne approfitto per comprare da lui una chiavetta per la macchinetta del caffè.
Ho appena finito di comprare la chiavetta che arriva un ragazzo dell'IT.
Lo lascio mentre smanetta sul laptop e mi reco all'ambulatorio dove, alle 8:15 ho appuntamento col medico.
Gli consegno i risultai delle analisi cliniche che ho fatto prima partire, mi sottomette ad una rapida visita, poi mi congeda rilasciando l'attestato di visita medica di fine rapporto e facendomi i complimenti per la mia ottima salute.
Quando torno al mio posto, il ragazzo dell'IT ha già finito e mi sta attendendo per darmi qualche istruzione. Lo ringrazio e lo invito a prendere il caffè con me alla macchinetta nella hall, mentre attendo l'arrivo della dottoressa Manzi.
Prendere il caffè alla macchinetta in ufficio è forse il più sacro dei riti, e quello di cui più ho sentito la mancanza negli ultimi anni di "dimenticanza".
Mentre stiamo ancora chiacchierando, dopo aver finito il caffè, sento il custode che chiama una signora che arriva dal parcheggio:
- Dottoressa Manzi. L'ingegner Rossini e arrivato e la sta aspettando.- dice, indicando nella mia direzione.
Saluto il ragazzo, e mi avvicino:
- Buon giorno dottoressa, come sta?-
- Buon giorno ingegnere, com'è andato il viaggio?- risponde lei.
Dopo aver scambiato qualche convenevole lei dice:
- Senta ingegnere, io salgo nel mio ufficio per prendere i documenti e tra qualche minuto scendo da lei e li verifichiamo assieme.-
- Per me va benissimo. Faccia pure con comodo.- risposi.
Ci accomiatiamo ed io mi ritiro in saletta fingendo lavorare, mentre invece, approfittando che sto seduto con le spalle al muro, guardo le notizie al computer.
La dottoressa torna dopo una ventina di minuti con in mano un plico di documenti ed il suo laptop.
Ci stiamo sistemando per cominciare a lavorare, quando entra nella saletta un signore sulla quarantina.
- Ciao, Rossini. Come stai?- dice, stendendomi la mano.
Vado sul sicuro e rispondo, alzandomi e salutandolo come fossimo grandi amici:
- Ciao, Giovanazzi. Io sto bene e tu?-
- Sempre in riunione, cosa vuoi! Senti, oggi la riunione durerà tutto il giorno, per cui ti lascio nelle mani della dottoressa Manzi, ma domani pranziamo assieme senz'altro.-
Poi rivolgendosi alla dottoressa Manzi, dice:
- Senta dottoressa, purtroppo oggi sono full con la riunione coi cinesi, per cui compili lei l'accordo con Rossini. Domani mattina, prima che io entri nella riunione, me lo dà che lo firmo.-
- Sa che mi fido ciecamente di lei.- aggiunge - Mi raccomando, mi tratti bene il Rossini che si è sacrificato per la ditta per tanti anni!-
Subito dopo esce ed io e la dottoressa cominciamo a vedere i numeri.
Io mi sono preparato bene e so esattamente quanto mi spetta, in ogni caso controlliamo accuratamente ogni cifra.
Alle 12:30 ormai abbiamo concluso la parte di controllo delle spettanze e decidiamo di andare a mangiare.
Andiamo alla mensa dirigenti, dove ci sono già vari tavoli occupati.
Mi sento un dinosauro. Da stamattina non ho visto una faccia conosciuta. Dove saranno andati a finire i miei ex-colleghi di un tempo? Mah?
Chiacchieriamo del più e del meno, ed ad un certo punto chiedo alla dottoressa.
- Senta dotoressa, ma che cosa ne è del Cagni?-
- Ah già! Il Cagni è finalmente riuscito a partire ieri sera, starà arrivando in queste ore a Quito, poi prosegue domani mattina per Cuenca. Se vuole parlargli possiamo forse contattarlo questo pomeriggio all'hotel.-
- No, no. Non sarà necessario. Tutte le istruzioni le ho già inviate via e-mail.- rispondo.
- Sì, sono d'accordo, i suoi e-mail sono dettagliatissimi.- conclude la dottoressa.
Il pomeriggio torniamo nella saletta di riunioni per concludere la documentazione, visto che eravamo già d'accordo sulla parte finanziaria.
Firmo alcune procure alla ditta di carattere pensionistico e previdenziale, poi alla fine stampa un ultimo documento e me lo consegna per la firma.
Lo leggo accuratamente poi dico:
- Non sono totalmente d'accordo con questo documento: le cifre vanno bene, però non è isonomo. Della stessa forma che io dichiaro che non ci sono più punti in sospeso da parte della ditta, bisogna aggiungere che non ci sono punti in sospeso da parte mia.-
Ci mettiamo d'accordo su una nuova stesura del documento, lo ristampa e lo firmo.
A questo punto decido tornare in hotel e, salutandola, dico:
- Allora domani finiamo tutto: chiudo l'hotel e presento il mio ultimo rendiconto. Non si preoccupi perché sono tutte spese con la carta di credito aziendale, per cui vanno direttamente nel conto corrente della succursale a Cuenca: se ne occuperà Cagni. Quindi consegnerò il laptop, la carta di credito il badge provvisorio, e sono un libero cittadino.-
- Non si dimentichi del pranzo col dottor Giovanazzi.- aggiunge la dottoressa.
- Senz'altro!- rispondo.
Dopo i convenevoli vado al parcheggio, prendo la macchina e torno all'hotel.
È ancora relativamente presto, ma non ho voglia di uscire, perciò vado a farmi una nuotata nella piscina dell'hotel.
La sera pranzo nel ristorante dell'hotel, poi torno in stanza ed assisto un film alla televisione, prima di addormentarmi.

Martedì, 22 febbraio 2011
Dopo colazione faccio il check-out dall'hotel ed esco in macchina verso le 7:30.
Nel tragitto verso la ditta, mi fermo ad un distributore e faccio il pieno.
Quando pago mi rendo conto che sarà l'ultima volta che userò la carta di credito aziendale. Ne avrò nostalgia!
Arrivato in ditta, parcheggio al posto a me riservato ed entro nella reception.
Saluto il custode e chiedo di intercettare il Giovanazzi all'arrivo.
Prendo posto nella mia saletta, accendo il computer e, in pochi minuti, finisco il mio rendiconto aggiungendo le spese odierne.
Lo stampo, lo firmo e rimango ad aspettare.
Vedo arrivare in ditta il ragazzo dell'IT, per cui lo invito a prendere un caffè con me, al distributore automatico.
Dopo il rito mattinale rimango in saletta a leggere i giornali on-line.
Verso le 9:30 entra in saletta il Giovanazzi.
- Buongiorno, Rossini. Hai bisogno di parlare con me? Ti chiedo scusa ma devo scappare perché sono in ritardo per la riunione coi cinesi.-
- Buongiorno, Giovanazzi. Non preoccuparti, è solo in istante. Ho solo bisogno del tuo autografo qui!- Gli dico porgendogli il mio rendiconto ed una penna.
- Ah, se è solo questo lo faccio subito!-
Prende la penna e firma senza neanche guardare la cifra esorbitante al lato.
- Ah, Rossini, non dimenticarti del pranzo oggi.-
- Senz'altro.- rispondo.
Mi faccio una copia del rendiconto e, verso le undici, dopo aver chiesto informazioni al custode, mi reco all'ufficio della dottoressa Manzi, al terzo piano.
- È permesso?- chiedo, arrivando alla porta.
- Prego, ingegnere, buongiorno.- mi risponde.
- Buongiorno dottoressa.-
- Ah, sono riuscita a far firmare i documenti al dottor Giovanazzi prima che entrasse in riunione. C'è qui una copia per lei.- dice, consegnandomi le copie.
- Anch'io sono riuscito ad intercettare il Giovanazzi prima della riunione e mi ha firmato l'ultimo rendiconto. Ecco qua, non si preoccupi che ho già provveduto alle copie per me.- dico, prendendomi le copie che mi sta porgendo e consegnandole gli originali del rendiconto.
Al contrario del Giovanazzi lei guarda il totale e quasi sviene.
Io le sorrido angelicamente e chiedo:
- La carta di credito aziendale e il computer a chi li consegno?-
- Beh, la carta di credito può consegnarla a me, le farò subito una ricevuta. Per il computer chiederò che venga qualcuno dell'IT nella sua saletta per ritirarla.- risponde, riprendendosi.
Le consegno la carta di credito e scendo ad attendere in saletta.
Dopo un quarto d'ora arriva il solito ragazzo dell'IT a ritirare il computer.
Immancabilmente ci facciamo un ultimo caffè alla macchinetta, poi ci salutiamo.
Aspetto in saletta fino quasi l'una e un quarto, fingendo leggere i documenti che mi aveva consegnato la dottoressa, finché arrivano il Giovanazzi e la Manzi.
- Invece della solita mensa la invito ad un ristorante, molto buono, qua vicino.- dice Giovanazzi.
- Per me va benissimo!- rispondo.
Ci avviamo a piedi ed arriviamo al ristorante in una decina di minuti.
Il pranzo è veramente ottimo, e inoltre si parla del più e del meno, senza mai toccare argomenti di lavoro.
Sono quasi le tre quando torniamo in ufficio. Ci salutiamo, prendo le mie cose dalla saletta, consegno il badge provvisorio al custode prendo la macchina e via verso Ponte di Legno.
Così ho tagliato l'ultimo cordone ombelicale con la ditta. Da adesso sono un libero cittadino.

Mercoledì, 23 febbraio 2011
Faccio, per la prima volta a Ponte di Legno, la colazione a casa: pancarrè abbrustolito, uova, formaggio, mela, succo di pompelmo in scatola e, alla fine, inauguro la macchinetta di Nespresso appena comprata.
Oggi non esco poiché devo aspettare che mi consegnino e installino gli elettrodomestici.
Ne approfitto per mettere in ordine gli acquisti del sabato ed installare e personalizzare i computer e la stampante multifunzionale nuovi.
Una volta che ho installato tutto l'hardware e il software, prendo i documenti che mi ha consegnato la Manzi e, dopo averli digitalizzati, li utilizzo per cominciare a preventivare la mia nuova vita.
Non avrò sicuramente problemi di soldi.
La cifra che riceverò dalla mia ex-ditta, come buonuscita, è assurdamente alta, poi mensilmente avrò un'entrata fissa, dall'IMPDAI, vita natural durante, e dalla previdenza integrativa, per i prossimi vent'anni.
Dato che mio padre mi aveva regalato il riscatto della laurea, nel lontano 1971, avevo più di quarantasei anni di contributi, di cui più di trenta da dirigente, con uno stipendio finale che sicuramente superava quello del Giovanazzi, perciò non avevo dubbi che la pensione sarebbe stata ragguardevole.
Le spese, d'altra parte, non sono elevate.
Vivo da solo, senza dover pagare l'affitto e nessuno da mantenere. Il mio tenore di vita è, tutto sommato, modesto, abito già in una località di villeggiatura ed i miei sport ed hobby: corsa, ciclismo, sci, lettura e scrittura, non comportano grandi spese annuali.
Rimangono fuori le puttane.
Non so ancora quale sarà il mio modus operandi a riguardo, ma calcolo che la spesa annuale si aggiri sui ventimila Euro, mantenendo un appuntamento per settimana. Comunque, solo il valore delle ferie accumulate, che mi pagherà la mia ex-ditta, è sufficiente per mantenere questa spesa per i prossimi quindici anni.
Il furgone con gli elettrodomestici arriva nel primo pomeriggio.
Dato che, nella ristrutturazione, avevo già fatto preparare tutte le predisposizioni, l'installazione dura solo un paio d'ore, quasi tutte impiegate per i due condizionatori split.
Telefono a Maria e ci mettiamo d'accordo che verrà domani a pulire la casa.

Giovedì, 24 febbraio 2011
Maria arriva alle otto precise. Io ho già fatto colazione e sono pronto per uscire.
Ci presentiamo, le do le istruzioni, visto che tornerò tardi la pago, ed esco. Non devo preoccuparmi, poiché, oltre ad essere brava e di fiducia, ha le chiavi e, quando finisce, può chiudere la porta.
Dopo una prima tappa al bar, per prendere un espresso, vado in banca per ritirare bancomat, carta di credito e libretto degli assegni, poi vado al Tonale a sciare.
Domenica ho già preso confidenza con gli sci e oggi vado molto meglio e mi diverto di più.
A mezzogiorno pranzo nello stesso ristorante della domenica, dopodiché torno a Ponte di Legno, direttamente in piscina, dove nuoto per un'oretta.
Torno a casa prima delle tre. Maria è già andata via, lasciandomi la casa pulita ed in ordine.

Lunedì, 28 febbraio 2011
Ho deciso oggi di andare all'ACI di Brescia per cominciare il tramite per la conversione della mia patente di guida ecuadoriana.
Ci vado direttamente dopo aver sciato e pranzato al Tonale.
Dopo aver avviato la pratica all'ACI, prendo il cammino per tornare a casa.
Sulla statale vedo una prostituta nigeriana.
È una ragazza pienotta e, con la sua minigonna, non so perché, mi attizza.
Mi fermo e le chiedo i servizi ed il prezzo.
Il valore è più che ragionevole, anche se il sesso anale è fuori discussione. Sale in macchina, la pago e lei mi guida verso una stradina secondaria.
Il mio cazzo è in tiro e lei subito mi mette subito il preservativo, e comincia a farmi un bocchino.
Quasi mi viene da ridere. In vita mia poche volte ho usato il preservativo e mai per il sesso orale.
Comunque la lascio fare per un po', pero dopo devo fermarla perché sto perdendo l'erezione.
Si abbassa il collant e comincia a montarmi.
Per causa del preservativo non sento un granché, per cui, gradatamente, il mio cazzo si ammoscia uscendo dalla sua vagina.
Non vale la pena insistere, lei si tira su il collant, la riporto al suo posto di lavoro e proseguo il viaggio verso casa.
Decisamente non è stata un'esperienza positiva.
Va bene che non ho contato con l'ausilio del Viagra o del Cialis, che ho cominciato a usare negli ultimi anni, però anche senza usare medicine sono solito venire, per lo meno una volta, senza difficoltà.
Devo proprio trovare qualche altra soluzione o rinunciare, anche se quest'ultima opzione non mi va per niente.

Martedì, 8 marzo 2011
Finalmente la mia Guzzi è disponibile a Mandello del Lario.
Contratto un taxi che mi porta fino alla porta della concessionaria, dove arriviamo verso le dieci. Dopo un'oretta esco con la mia moto nuova e con tutta calma risalgo il lago, per tornare a casa, fermandomi a pranzare ad Olgiasca.
Nel viaggio ritrovo vecchie emozioni ormai assopite di quando, poco più che ventenne, venivo il fine settimana con la mia Guzzi, per correre lungo le rive di questo magnifico lago.

Lunedì, 14 marzo 2011
Ormai sono entrato in una routine diaria, più o meno come quando stavo a Cuenca.
Mi alzo alle sei, faccio la mia corsettina per strada, torno a casa verso le sette, doccia e colazione. Ora che è finita per me la stagione sciistica sono solito fare una passeggiata in mountain-bike fino alle undici, quando arrivo in piscina. Lì faccio una mezzoretta di nuoto, dopodiché torno a casa, preparo il pranzo e mangio.
Nel pomeriggio leggo, scrivo o, se il tempo è buono, faccio un giro in motocicletta.
Oggi, però, rimango a casa perché è previsto arrivare il mio trasloco.
Arriva difatti verso le undici del mattino. In meno di un'ora scaricano tutto. Passo il pomeriggio a togliere dagli scatoloni e mettere a posto i miei libri e dischi.
Ora mi sento veramente in casa.

Venerdì, 1 aprile 2011
La mattina scorre normalmente, a mezzogiorno, dopo essere tornato dalla piscina, mi cucino degli spaghettini aglio, olio e peperoncino, seguito da un'abbondante insalata caprese, il tutto accompagnato da musica classica di sottofondo, un bicchiere di ottimo vino bianco e seguito da un Nespresso.
Dopo aver lavato le stoviglie, mi siedo nel tavolo in sala ed accendo il laptop per vedere l'e-mail.
In mezzo ai soliti messaggi di spam c'è un'e-mail dell'avvocato di Cuenca.
Delle persone collegate col mio antico lavoro, lui è l'unico a cui ho confidato il mio indirizzo personale di posta elettronica, col preciso impegno di non divulgarlo a nessuno, soprattutto al Cagni.
È la seconda volta che mi scrive: la prima è stata subito dopo l'arrivo del Cagni.
M'informa che sono ancora impelagati nell'iter burocratico di chiusura della succursale.
Il Cagni era arrivato a Cuenca a febbraio pensando di sbrigare le cose in un paio di settimane al massimo, ed era ancora lì, in alto mare, dopo due volte che andava e tornava dall'Italia.
Il dubbio che mi trasmette l'avvocato è banale e, in realtà, l'avevo già chiarito nel memorandum che avevo preparato prima di partire.
Comunque, a scanso d'equivoci, gli riscrivo la risposta, augurando, ipocritamente, rapido esito nel loro lavoro.
Oggi è anche il compleanno di Gina.
Come faccio da due anni, le mando un messaggio d'auguri.
Dato che lei non conosce la mia e-mail personale con la quale la sto contattando, concludo il messaggio avvisando che sono pensionato e rientrato in Italia.
Dopo qualche indecisione su quello che farò il pomeriggio: un giro in moto o scrivere, decido di proseguire il racconto che sto scrivendo, dato che l'ho trascurato negli ultimi giorni.
Ho appena cominciato a scrivere, quando mi appare sullo schermo la notifica di un e-mail in arrivo da Gina.
La apro e vedo che mi chiede di chiamarla ad un numero di cellulare.
La chiamo e, quando rispondo, dico:
- Ciao Gina.-
- Ciao nonno Ugo.-
- Solo Ugo, per favore. Così mi fai sentire vecchio! Buon compleanno.-
- Grazie Ugo. Ma dimmi: da quando sei tornato a Milano?-
- Be', io sono tornato in Italia a metà febbraio, ma non abito a Milano, bensì in montagna, a Ponte di Legno.-
- Che bello! Sono già stata una volta a Ponte di Legno e mi è piaciuta tanto.-
- Vienimi a trovare quando vuoi. Ho qui in sala un divano letto, per cui puoi rimanere il tempo che vuoi.-
- Ma dimmi, cosa fai di bello?- aggiungo.
- Be', faccio il Liceo Scientifico e quest'anno ho la maturità. Difatti sono qui in casa da Manuela, una mia compagna, che stiamo studiando.-
Chiacchieriamo un po', ed io ribadisco l'invito di venirmi a trovare, nel caso anche con la sua amica.

Sabato, 2 aprile 2011
Inizio pomeriggio: mi sto preparando per scendere per fare un giro in moto, quando squilla il cellulare.
È una chiamata di Gina, a carico del destinatario.
Accetto la chiamata e lei mi risponde:
- Ciao, Ugo. Scusa se ti carico la chiamata, ma non ho credito nel cellulare.-
- Non preoccuparti, Gina, ascoltarti è sempre un piacere per me.- dico in tutta sincerità.
- Senti, parlando con Manuela c'è venuta l'idea che potremmo venire da te, per fare un ripasso di matematica e fisica. In fondo sei un ingegnere!-
- Ottima idea! Quando verreste?-
- Stiamo pensando di venire a Pasqua, ossia dal 21 al 25.-
- Perfetto! Mi fa molto piacere.- rispondo.
Prima di finire la telefonata le chiedo di mandarmi, per e-mail, il titolo dei suoi libri di testo di fisica e matematica, per prepararmi.
Appena mi arriva l'e-mail cerco e trovo i libri, in una libreria online. Li compro e me li faccio spedire urgentemente.
Tanto nei miei tempi di studente, come in tutta la mia vita lavorativa, mi sono sempre distinto per il fatto di prepararmi puntigliosamente per ogni esame o riunione.
Ciò mi ha procurato, nella carriera, parecchie invidie, e sono quasi certo che una delle ragioni del mio forzato esilio sia stata questa.

Giovedì, 21 aprile 2011
In pochi giorni mi sono arrivati i libri di testo. Ho studiato quasi tutti i pomeriggi e posso dire d'essere preparatissimo.
Ieri è venuta Maria e ha pulito la casa ed io sono passato in banca a ritirare contanti. È tutto pronto. È la prima volta che ricevo qualcuno nella nuova casa e voglio fare bella figura.
Arrivo in macchina, in anticipo, alla fermata degli autobus, ed aspetto pazientemente in un tavolino di un bar, leggendo un libro e sorseggiando un analcolico.
All'ora prevista arriva l'autobus. Vedo scendere una coppia di ragazze giovani e molto carine.
Mi avvicino e chiedo:
- Gina?-
Una delle due ragazze, quella bionda, apre un ampio sorriso e risponde:
- Ugo? Non può essere! Sei troppo giovane!-
Ci abbracciamo e mi presenta la sua compagna, Manuela.
Carico i loro zaini in macchina e andiamo a casa.
Una volta arrivati gli faccio conoscere l'appartamento, le accomodo nella stanza ed io vado nel cucinotto a preparare degli spaghetti tonno e pomodorini per pranzo.
Dopo che si sono rinfrescate, siedono sugli sgabelli davanti ai fornelli e chiacchieriamo.
Approfitto per presentare loro il mio programma di studio per i prossimi giorni: nelle mattinate passeggiate a piedi, in macchina o in bicicletta e, dopo pranzo studio. Oggi, eccezionalmente, faremo un giro in macchina, per conoscere i paraggi e, nel tardo pomeriggio, le avrei interrogate per capire il loro livello in fisica e matematica.
Durante il lungo giro in macchina, dove le porto da Temù al Tonale, vengo a sapere che Gina vuole fare architettura, mentre Manuela è ancora indecisa.
Tornati a casa faccio un'interrogazione mirata e scopro che Gina è molto più preparata rispetto Manuela.
La sera andiamo in pizzeria, dopodiché torniamo a casa ed andiamo a nanna presto.
Le ho riservato la stanza, dove dividono l'ampio letto matrimoniale, mentre io dormo nel divano-letto in sala.

Venerdì, 22 aprile 2011
La mattina mi alzo presto, preparo colazione e le sveglio alle sette e mezza.
Dopo colazione decidiamo fare un giro in bicicletta ed un picnic per pranzo.
Ho giustamente tre biciclette: una stradale e una mountain-bike, che sono arrivate nel trasloco da Cuenca, ed una mountain-bike comprata qui a febbraio.
Torniamo verso l'una e, dopo il caffè, cominciamo l'attività.
Come professore mi scopro abbastanza severo e non mi lascio tentare dalle moine che fanno le ragazze, soprattutto Manuela.

Lunedì, 25 aprile 2011
Oggi le ragazze tornano a Milano.
Durante questi giorni abbiamo alternato passeggiate e studio.
Sono rimasto sorpreso dalla corte spietata che Manuela mi sta facendo e dalla gelosia di Gina.
Non pensavo che uno della mia età potesse fare colpo su delle diciottenni.
Comunque, mantenendo fede alla mia filosofia, ho cortesemente respinto tutte le avances di Manuela, anche se mi sono sentito ribollire internamente.
Questa mattina, dopo colazione, carichiamo gli zaini delle ragazze nel bagagliaio e facciamo una passeggiata in macchina.
Manuela continua a stuzzicarmi mentre Gina è visualmente imbronciata.
Terminiamo la gita a Brescia, dove pranziamo in un ottimo ristorante, dopodiché le porto in stazione per prendere il treno per Milano.
Le invito a tornare il prossimo fine settimana, dicendo che le verrò a prendere alla stazione di Brescia e do cento euro a testa per le spese.
Manuela accetta entusiasticamente l'invito mentre Gina rimane sul forse.
Una volta partite io decido di tentare di scaricare la libido accumulata negli ultimi giorni.
Torno nel luogo dove avevo trovato la prostituta nigeriana, settimane prima, e la trovo là.
Lei mi riconosce e si avvicina alla macchina sorridendo.
- Ciao bello!-
- Ciao! Questi sono per te - rispondo consegnandole un biglietto da cento euro, molto più del valore normale di una marchetta.
- Servizio completo?- domanda, intascando il biglietto verde e salendo in macchina.
- No, voglio un'informazione!-
Lei si mette seria e domanda:
- Cosa vuoi?-
- Voglio una ragazza che io possa inculare senza preservativo.-
- Io no di sicuro, e non ne conosco nessuna!- dice scuotendo enfaticamente la testa.
Tiro fuori un biglietto da cinquanta, senza consegnarglielo e chiedo:
- Sei proprio sicura? Io pago bene!-
Tentata dal biglietto marron, risponde:
- Bè, se paghi bene, forse Yejide ci sta.-
- Portami da lei!- le dico, consegnandole la banconota, e aggiungo:
- E cerca di convincerla perché, se ci sta, te ne do altri cinquanta adesso e tutte le altre volte che la chiaverò. A proposito, come ti chiami?-
- Lola.- risponde lei.
Mi conduce in una strada lontana un paio di chilometri e mi fa fermare vicino ad una ragazza negra, abbastanza giovane e carina.
Scende dalla macchina e cominciano a parlare fittamente in un dialetto per me incomprensibile.
Finalmente si avvicinano e lei mi dice:
- Yejide è d'accordo per ottocento euro.-
- Cinquecento, più cinquanta per te.- controbatto.
Si guardano in faccia e Yejide accenna un sì con la testa.
Salgono in macchina. Prima di partire io dico:
- Un'altra cosa: io non voglio farlo in macchina, c'è un posto dove c'è un letto decente?-
Mi conducono in un motel, dove ci danno una stanza senza molti problemi.
Una volta entrati in stanza le pago e ci spogliamo.
Yejide è molto più magra di Lola, ma tutte due sono carine. Francamente mi fa più gola l'ampio sedere di Lola, ma è quello di Yejide che ho contrattato.
Mentre, in piedi, limono con Yejide, Lola s'inginocchia e mi fa un pompino.
Questa volta, grazie soprattutto all'assenza del preservativo, lo gusto molto di più di quello di qualche mese prima.
Dopo un po' mi stacco, prendo il lubrificante che ho portato con me e mi lubrifico per bene il cazzo durissimo, poi faccio sdraiare sul letto, supina, Yejide e le spalmo per bene l'ano.
Le infilo prima uno poi due dita nel culo, saggiando la resistenza dello sfintere.
Secondo la mia esperienza il culo non è vergine ma neppure troppo slargato.
Mi sdraio su di lei e, piano piano, introduco il mio cazzo nel suo intestino.
Quando sono riuscito ad introdurlo tutto mi fermo un momento, mentre approfitto per limonarla.
Si avvicina Lola che ci dà le sue grandi tette da succhiare.
Così smettiamo di limonare e cominciamo a succhiarle ciascuno un capezzolo.
Comincio a muovermi nell'intestino di Yejide, prima adagio poi sempre più forte.
Ormai, per i miei sensi, ci sono solo il mio cazzo ed il culo di Yejide.
Dopo una ventina di minuti vengo, con un urlo soffocato.
Rotolo sul letto e rimango lì soddisfatto.
Mi si avvicina Lola e comincia a masturbare dolcemente il mio membro poi, quasi timidamente, gli dà qualche bacetto. Mi dice:
- Se mi paghi puoi inculare anche me!-
Senza uscire dal posto, allungo la mano e raggiungo i pantaloni sul bordo del letto, prendo il portafoglio, tiro fuori trecento Euro, glieli passo e le dico:
- Succhiamelo per farmelo diventare bello duro.-
I trecento Euro le tolgono le inibizioni di mettere in bocca il cazzo appena uscito dall'intestino della collega, e comincia a succhiarlo vigorosamente.
Questa è una cosa che faceva sempre Joana a Rio, e mi fa arrapare enormemente. Lei succhiava sempre il cazzo dopo l'amplesso anale, sia fosse stato con lei, sia con qualche ragazzina, che molte volte lei chiamava per un ménage. E non c'era la preparazione con clistere come nei film porno.
Rapidamente il mio cazzo s'irrigidisce.
Decido di metterla alla pecorina. Lo spettacolo che ho, vedendo da dietro quelle enormi natiche, è inebriante.
Gli lecco con gusto l'ano dal gusto aspro, poi ci spalmo il lubrificante e gli ficco dentro prima due, poi tre dita senza molti complimenti.
Tolgo le dita ci appoggio la cappella e spingo.
Comincia ad entrare con una certa difficoltà, Lola grida dal dolore, non è certamente abituata alla sodomia. Questi trecento Euro addizionali che ha voluto, dovrà guadagnarseli con sudore e lacrime.
Finalmente il mio membro entra tutto e comincio a muovermi nello stretto pertugio.
Decido di non maltrattarla molto e, complice la forte frizione dello sfintere, godo in pochi minuti.
Mi sfilo e mi sdraio supino. Adesso sì sono appagato, mi sono levato dalle spalle la tensione erotica che si era accumulata in me negli ultimi giorni, sempre a stretto contatto con due giovani fichette, senza poterle toccare.
Facciamo una doccia tutti assieme, ridendo e scherzando, ci vestiamo, le riaccompagno ai loro posti di combattimento e torno a casa soddisfattissimo.

Venerdì, 29 aprile 2011
Ieri pomeriggio ho ricevuto da Gina uno SMS molto stringato:
"Venerdì 29/04 a Brescia 16:50h".
Perciò adesso sono qui, nella banchina della stazione di Brescia, ad aspettare il treno che viene da Milano.
Quando arriva il treno vedo scendere Gina da sola.
La saluto poi chiedo:
- E Manuela? Non è potuta venire?-
Fa una smorfia e risponde:
- Deluso?-
Capisco che sto toccando dei tasti delicati.
- Ma no! Direi, piuttosto, sorpreso. Avete litigato?-
- Certo che ho litigato con quella smorfiosa! La settimana scorsa lei ti si strusciava addosso in ogni momento. C'è mancato poco che ti saltasse addosso e ti violentasse.- risponde, molto irritata.
Rimane imbronciata per tutto il viaggio in macchina fino a Ponte di Legno. Inutili i miei tentativi di intavolare qualche chiacchiera.
Arrivati a casa preparo un buon panino e della cioccolata calda.
Finito di mangiare ci sediamo vicini nel divano e finalmente le chiedo:
- Sei gelosa di me?-
Si mette a piangere e risponde:
- Certo che sono gelosa!-
Commosso l'abbraccio e dico:
- Se sei gelosa, allora ti darò un motivo migliore per esserlo.- e le racconto, nei minimi dettagli, il mio lunedì pomeriggio in compagnia con le due nigeriane.
Durante il racconto lei smette di piangere e mi guarda fissamente.
Quando finisco, dopo un attimo di silenzio, lei si avvicina e mi dà un lungo e profondo bacio.
Limoniamo per un po', mentre le mie mani esplorano il suo corpo sopra i suoi vestiti.
Quando finalmente ci stacchiamo, la conduco per la mano in stanza dove ci spogliamo.
Ammiro per un istante il suo bellissimo corpo, poi l'abbraccio e bacio.
La sdraio sul letto e la bacio lungo tutto il corpo. La sua pelle m'inebria.
Mi soffermo sulla sua fichetta, coperta da una leggera peluria bionda.

La tengo aperta con le mani l'ammiro per un lungo momento, poi comincio a leccarla in tutti gli angoli.
Dopo averla girata le apro le natiche e le osservo l'ano, chiuso e raggrinzato poi, come avevo fatto con la fica, lo lecco lungamente. È però troppo chiuso perché io riesca ad infilarci la lingua.
Ad un certo punto lei mi tira su e ricominciamo a limonare.
Mi sdraio su di lei e, con tutta la naturalità la penetro con il cazzo nella fica.
Dopo essere rimasto fermo qualche istante ad assaporare le sensazioni comincio a muovermi.
- Non preoccuparti, sono vasectomizzato.- le mormoro all'orecchio.
Dopo pochi minuti gli sborro abbondantemente in fica.
Rimaniamo abbracciati baciandoci e, dopo pochi minuti, il mio membro si irrigidisce di nuovo dentro la sua vagina e ricomincio a chiavarla. Questa volta l'amplesso dura più a lungo, prima che sopraggiunga l'orgasmo.
Dopo aver riposato un po', Gina mi fa un lungo pompino, finché, stanchi ed appagati, ci addormentiamo.

Sabato, 30 aprile 2011
Mi sveglio verso le cinque del mattino e sento accanto a me il corpo nudo e caldo di mia nipote.
Il mio cazzo risponde subito e comincio a strusciarlo sul suo sedere, mentre le bacio delicatamente il collo.
Lei mugugna nel dormiveglia. Con la mano le tasto la fichetta e la sento già umida.
Avvicino la punta del cazzo alla fica e sono subito dentro.
Comincio chiavarla lentamente da dietro e, mentre lo faccio, non resisto alla tentazione e le infilo un dito nel culo, dopo averlo insalivato.
Mi sento in paradiso.
Dopo qualche minuto godo nella sua fichetta con qualche goccia di sborra.
Lascio che il cazzo ammosciato esca da solo dalla fica e poi, con un certo rimpianto, ritiro il mio dito dal caldo buco del culo di Gina.
Lei non si è svegliata completamente.
Rimango ad ammirarla qualche momento, poi vado a fare una doccia.
Preparo la colazione dopodiché mi siedo in sala a leggere un libro.
Lei si alza verso le dieci.
- Buon giorno, nipotina. Avevi sonno!-
- Buon giorno Ugo. Questa notte mi hai distrutto. È stato meraviglioso. Non ho mai goduto così!-
- Mi fa piacere, ma adesso siediti a far colazione. Dai, che ti scaldo una cioccolata.-
Finita la colazione, che Gina divora con appetito, le dico:
- Senti, che ne dici di un picnic. Vai a fare la doccia, mentre io preparo il necessario.-
Una volta pronti, usciamo in macchina.
L'umore di Gina è completamente diverso rispetto al viaggio in macchina di ieri. È allegra, ride e scherza.
Mentre mangiamo sul prato, mi racconta la situazione a casa sua.
Come immaginavo, tanto Pino, il marito della mia ex-moglie, come Claudio, marito di mia figlia Paola, lontani cugini tra di loro, sono degli inetti se non proprio delinquenti.
L'appartamento di Varazze è stato venduto molto tempo fa e, dopo vari affari andati a male, tre anni fa hanno dovuto vendere l'appartamento di Milano, per ripianare i debiti.
Si sono così ridotti a vivere in affitto, tutti e cinque, in un bilocale in periferia.
Gina perciò doveva dividere, per dormire, la sala/cucina con i genitori, mentre nella stanza stanno la nonna col marito.
Sei mesi fa, Claudio ha abbandonato mia figlia ed è migrato in Australia, dove s'è rifatto una famiglia.
Come se non bastasse, da quando il marito è fuggito, Paola è insediata dal patrigno quando Elvira o Gina non sono nelle vicinanze.
Da quello che capisco, Pino ha un timore riverenziale verso Gina, che ha un carattere molto più deciso della madre e della nonna messe assieme, per cui non osa fare niente quando lei è vicina.
Per evitare l'inevitabile confusione, Gina è solita uscire il mattino, per andare al Liceo, e torna solo la sera.
- E, dove passi i pomeriggi?- le chiedo.
- Li passo, normalmente, a casa di Manuela. O meglio li passavo fino a martedì scorso, quando abbiamo litigato di brutto per causa tua.-
Finito il picnic torniamo a casa.
Dopo il caffè tiriamo fuori i libri per studiare.
Gina, però, è molto distratta.
Ad un certo punto, riferendosi al racconto che le ho fatto ieri, riguardo alle nigeriane, sbotta con una domanda:
- Dimmi, Ugo, a te piace inculare le ragazze?-
- Più d’ogni altra cosa!- rispondo sinceramente.
- Che ne dici se proviamo?-
- Io sarei contentissimo di sicuro. Però, attenzione, nel mio caso questo è un cammino senza ritorno, cioè, se cominciamo, mi vizierò subito col tuo culo e vorrò incularti tutte le volte che faremo l'amore.-
- Io ci sto!- risponde lei prontamente.
- Però vacci adagio che non l'ho mai fatto.- aggiunge.
Erano le parole che volevo ascoltare.
Lascio da parte i libri e vado a prendere il lubrificante che ho usato con le nigeriane, che riservo per i culi vergini o quasi vergini.
Andiamo nella stanza e ci spogliamo rapidamente. Solo l'idea di poter sodomizzare Gina mi ha causato un'erezione istantanea.
La sdraio supina sul bordo del letto e comincio a leccarle la fica e l'ano.
Stacco a fatica la bocca da tutto questo bendidio, prendo il lubrificante, me ne spalmo una quantità ragguardevole sul cazzo poi con le dita bisunte comincio a penetrarle l'ano.
Prima uno poi due ed infine tre dita entrano nel suo sfintere. Io osservo la faccia di Gina e non vedo nessuna particolare espressione dolore.
Rapidamente sostituisco le dita per il mio membro, e già la cappella è entrata.
Molto lentamente, però senza mai retrocedere, avanzo nel suo budello fino a che non rimane niente fuori.
È stato sorprendentemente facile. Meglio così!
Rimango parecchio tempo fermo, mentre ci baciamo teneramente, poi comincio un lento movimento, all'inizio di pochi centimetri alla volta.
Dopo qualche minuto la sto sodomizzando con la stessa foga con cui avevo chiavato la sua vagina ieri.
In poco tempo raggiungo l'orgasmo e le sborro nell'intestino.
Ci baciamo ancora un po', poi ci stacchiamo ed io rotolo a suo fianco nel letto.
Dopo qualche instante le dice.
- In fondo mi è piaciuto. Credo che potremmo ripeterlo in futuro.-
- Meno male!- rispondo - Perché per me è stato meraviglioso!-
Un'ora dopo la stavo di nuovo inculando.

Domenica, 1 maggio 2011
Mi sveglio di nuovo alle cinque e, come il giorno prima, il corpo caldo di mia nipote mi attrae come la luce attrae una falena.
Struscio il cazzo, già rigido, contro il sedere che tanto piacere mi ha dato nelle ultime ore, mentre le bacio il collo.
Allungo la mano e sento la fica umida. Mi sputo sulla mano e passo la saliva sul mio cazzo.
Adagio comincio a penetrarle il culo.
Questa volta si sveglia.
Gira il collo, mi bacia sulla bocca e dice:
- Su, dai, inculami!-
La sodomizzo mentre la bacio teneramente.
Cerco di trattenermi il più possibile dentro a quel paradiso e, dopo una ventina di minuti, le riverso nell'intestino qualche goccia di sborra.
Mi alzo per fare la doccia, lasciandola dormire ancora un po'.
Alle otto la chiamo e, dopo aver fatto la doccia mi accompagna per fare colazione.
Decidiamo fare una passeggiata a piedi.
Torniamo presto perché voglio sodomizzarla ancora una volta prima di andare a Brescia.
Appena tornati ci spogliamo e, grazie al Viagra, la inculo alla missionaria per tre quarti d'ora di fila.
Dopo esserci rinfrescati, pranziamo a casa una pastasciutta rapida e, dopo il caffè, prendiamo la macchina per andare alla stazione di Brescia.
Quando arriviamo, mentre aspettiamo il treno nella banchina, le dico:
- Gina, l'ambiente a casa tua è sicuramente tossico e devo fare qualcosa per te. Domani parlerò con Marco, il mio commercialista, il quale probabilmente ti contatterà questa settimana.
Per il momento di darò un po' di soldi per, perlomeno, iscriverti in una scuola guida per prendere la patente. Questo sarà utile per la tua indipendenza.-

Lunedì, 2 maggio 2011
Solita routine il mattino. Il primo pomeriggio chiamo Marco con lo Skype.
All'inizio è un po' sorpreso perché non sono solito disturbarlo.
- Ciao Ugo, cosa succede?-
- Ciao Marco, ho bisogno del tuo aiuto.-
Gli racconto rapidamente la situazione di Gina, omettendo, ovviamente, la nostra relazione sessuale, poi gli dico:
- Voglio aiutare Gina, in fondo è l'unica della famiglia che si è ricordata di me negli ultimi anni.
Facciamo così: aprigli un conto corrente così potrò passargli tutti i mesi una paghetta. Cerca, per comprare, un'auto compatta, usata ma non vecchia, un monolocale con box in periferia a Milano, vicino a qualche stazione di metropolitana. Ho intenzione di intestare tutto ciò a lei, così avrà la sua indipendenza da quella gabbia di matti che è la sua famiglia.-
Ci mettiamo d'accordo sui dettagli e gli passo i contatti di Gina.
Mi sento molto più sollevato.

Venerdì, 1 luglio 2011
Oggi Gina finisce la maturità con l'orale.
Non ci sono molti dubbi sull'esito positivo dell'esame, resta solo sapere il voto finale.
Ieri sera, quando ci siamo parlati per Skype come quasi tutte le sere, mi ha detto che la mattina, prima di andare al Liceo, avrebbe caricato sulla sua Nissan Micra i suoi bagagli per venire subito a Ponte di Legno all'uscita dell'esame, senza dover ritornare al suo appartamento, in cui abita dall'inizio di giugno.
Abbiamo già deciso che rimarremo qua a Ponte di Legno una settimana circa, poi andremo con la mia macchina ad un resort, che ho prenotato in Montenegro, dove rimarremo fino a dopo il ferragosto, dopodiché torneremo a Ponte di Legno.
Io rimarrò lì e lei tornerà a Milano per iscriversi all'università.
Nonostante che abbiamo definito fra di noi una relazione aperta, tipo "sugar daddy", da fine aprile Gina viene a Ponte di Legno quasi tutti i week-end e, per me, il venerdì è il giorno più felice della settimana.
Non sto nella pelle pensando che passeremo assieme più di un mese e mezzo.

Martedì, 16 agosto 2011
Mi sveglio alle cinque, come quasi sempre, e subito vengo inesorabilmente attratto da calore di Gina che dorme accanto a me.
Mi struscio pochi secondi sulle sue natiche ed il membro è già duro.
Mi sputo nella mano, m'insalivo il cazzo e glielo infilo nel culo.
Ormai è una prassi la prima inculata all'alba, dato che mi sveglio sempre allupatissimo.
Poi, durante la giornata, la sodomizzo per lo meno altre due volte.
Ho passato, assieme a Gina, giornate da paradiso in questo bellissimo hotel in Montenegro: piscina, buoni ristoranti, passeggiate, gite e molto sesso.
Mi sono deliziato tutti i giorni col culetto di Gina, che è ormai abituatissimo ad essere penetrato.
Purtroppo oggi è il giorno del ritorno. Abbiamo deciso di andare a Ponte di Legno in un unico giorno fermandoci solamente per pranzare ed altre tappe strettamente necessarie. D'altra parte l'automobile è comodissima da guidare anche per lunghi tragitti.
Alle sette del mattino, dopo colazione e check-out siamo già in strada.
Arriviamo a Ponte di Legno verso le undici di sera, un rapido panino in casa e poi a letto, poiché Gina tornerà a Milano già domani.

Sabato, 27 agosto 2011
Gina è arrivata da Milano ieri sera per passare il week-end.
Già da un po' di tempo ha espresso il desiderio di fare un ménage e oggi tenteremo realizzarlo.
Subito dopo pranzo partiamo verso Brescia.
Non ho avvisato Lola che spero di trovare nel suo posto di combattimento sulla Statale.
Durante i mesi scorsi sono ricorso a lei o a Yejide quando, per qualche motivo Gina non è potuta venirmi a trovare nel fine settimana.
Fortunatamente Lola è là al suo posto.
Quando mi vede sorride e sale subito in macchina sul sedile posteriore, senza trovare nulla a ridire del fatto che Gina sia con me.
Faccio rapidamente le presentazioni, ovviamente omettendo il fatto che Gina è mia nipote, e ci rechiamo al solito motel in cui sono già conosciuto.
Arrivati in stanza, pago Lola, mi spoglio rapidamente e mi sdraio sul letto ad ammirare lo strip-tease delle ragazze.
Loro si spogliano muovendosi sensualmente.
Una volta nude, si abbracciano, si palpano e cominciano a limonarsi.
Il contrasto tra la pelle chiara di Gina e quella scura di Lola è meraviglioso. Si nota anche che le due donne si stanno eccitando.
Le chiamo sul letto a farmi un pompino.
S'inginocchiano una a destra e l'altra a sinistra e cominciano, alternativamente e tutte due assieme, a succhiarmi il cazzo.
È una goduria di tutti i sensi vederle così, a contendersi il mio cazzo, con le mani e le bocche.
Ad un certo punto chiedo che facciano un sessantanove. Gina si mette sotto e Lola sopra.

Rimango estasiato a guardarle per un po', finché Gina mi chiama:
- Ehi tu! Non stare lì a guardare e farti le pippe! Vieni a partecipare, che i nostri culi sono a tua disposizione!-
Così detto, Gina comincia a preparare il buco del culo di Lola, con abbondante sputo e infilandoci le dita.
Mi avvicino, Gina mi prende il cazzo in bocca e me lo insaliva per bene. Tolgo le dita che Gina le aveva infilato nel culo, appoggio la cappella, spingo, ed è dentro.
Comincio a chiavarle il culo senza tanti complimenti.
Pochi minuti più tardi mi stacco, vado dall'altra parte del sessantanove ed inculo Gina.
Vado avanti così per parecchio tempo, alternando il lato per evitare di venire, finché, quando non ce la faccio più a trattenermi, godo con una quantità industriale di sborra nell'intestino di Lola.
Mi ritiro e rimango a guardare lo sperma che cola dall'ano di Lola, direttamente alla bocca di Gina, che lo beve avidamente.
Questa volta non c'è secondo round: sono completamente distrutto ed appagato. Rimangono solo ad ammirare le ragazze che continuano a lesbicare, nel loro sessantanove, per qualche tempo.
Ci laviamo e vestiamo, lasciamo Lola al suo posto sulla Statale, e Gina ed io torniamo a casa, molto soddisfatti.

Domenica, 9 ottobre 2011
Nelle ultime settimane Gina non è venuta tutti i week-end, dato che sta flirtando con un suo collega d'università. Non ha voluto ancora dargli il culo, perché ritiene sia una mia "proprietà", anche se io cerco di dissuaderla da questa idea balzana.
Comunque venerdì sera è venuta.
Oggi, dopo la solita inculata mattutina, un giro in bici e una nuotata in piscina, siamo tornati a casa ed io sto preparando delle mezze penne con pomodori freschi.
Sto, per l'appunto, salando l'acqua che bolle in pentola, quando suona il citofono.
Gina va rispondere:
- Sì, chi è?-
La vedo fare una faccia basita. Dice:
- Ciao mamma.- e mi guarda con l'espressione interrogativa.
Le faccio un cenno d'assenso e Gina sblocca il portone dicendo:
- Terzo piano a sinistra.-
Io prendo il pacchetto della pasta, aggiungo 90 grammi a quella che si trova sul piatto della bilancia, e prendo in frigorifero un altro pomodoro da aggiungere al sugo.
Gina va ad aprire la porta alla mamma, che arriva con uno zainetto in mano.
Paola abbraccia la figlia dicendo:
- Ti devo tirare le orecchie: da quando sei uscita di casa non sei venuta più a trovarmi!-
Poi si avvicina da me. Ci abbracciamo.
Da più di dodici anni non ci vediamo. È ancora molto bella, d'altronde ha solo 38 anni, però ha l'aria molto tesa.
Gina e Paola si siedono sugli sgabelli davanti i fornelli e si parla di banalità, mentre io finisco di cucinare. Ho però l'impressione che Paola stia per scoppiare in pianto.
Finito di mangiare Paola dice:
- Papà, ho bisogno di parlarti. Da soli!-
Allora Gina dice:
- Bene, io prendo il libro che ho portato e vado a studiare nel Bar. Ugo, qualsiasi cosa chiamami al cellulare.-
Appena Gina esce Paola scoppia in un pianto dirotto e si rifugia tra le mie braccia.
- Paola, dimmi tutto!-
- Non ce la faccio più, da quando Claudio se n'è andato la mia vita è un inferno! Pino ha cominciato a assediarmi quando mamma esce di casa.- dice tra i singhiozzi.
- Poi, dopo che Gina se n'è andata, ha cominciato a violentarmi e a volte picchiarmi. Non ne posso più!- continua.
Io l'accarezzo tentando consolarla, mentre penso cosa fare. Dopodiché dico:
- Su, tirati su. Penso che abbiamo una soluzione. Voglio solo tenere Gina al di fuori di tutto ciò. Tu dovrai tornare a casa e seguire le mie istruzioni.-
Lei si calma un po' e mi risponde:
- Per me va benissimo!-
- Però,- dico io - prima di richiamare a casa Gina devo fare una telefonata.-
Prendo il cellulare, premo un tasto di composizione rapida e, quando mi rispondono, dico:
- Ciao Marco, come il solito ho bisogno di un gran favore...-
Verso sera le due se ne tornano a Milano nel Micra di Gina.

Giovedì, 13 ottobre 2011
Da martedì fino a stamani, sono rimasto alloggiato in un hotel, qui a Milano, per preparare, nei minimi dettagli, l'operazione che stiamo per eseguire.
Adesso sono seduto, da più di due ore, nel sedile posteriore della BMW del Capitano Gherardi, posteggiata nei pressi dell'appartamento di Elvira.
Al posto di guida siede una vecchia conoscenza di Matteo: il Capitano, un ex-militare calvo ed abbastanza mingherlino e al suo fianco c'è Charles, che funge da nostra guardia del corpo.
Il Capitano segue, con l'auricolare collegato col sistema di monitoraggio che abbiamo installato di nascosto ieri, i movimenti all'interno dell'appartamento.
- Elvira sta per uscire.- ci comunica.
Difatti, pochi istanti dopo, si apre il portone dell'edificio ed esce la mia ex-moglie.
Non l'avevo più vista dall'epoca del nostro divorzio, più di trent'anni fa.
Stento a riconoscerla. Ormai anche lei ha passato i sessant'anni, ed è abbastanza sciupata, anche se si notano le tracce della sua antica bellezza, che hanno ereditato sia Paola sia Gina.
Passa a fianco della nostra vettura senza notarci.
Il Capitano continua ad ascoltare attentamente le voci ed i rumori che provengono dall'appartamento.
Dopo una decina di minuti dice:
- È ora! Andiamo!-
Usciamo tutti e tre dalla macchina. Il capitano porta a tracolla una borsa ed io ho in mano una delle Samsonite comprate a Cuenca.
Abbiamo fatto copia delle chiavi del portone e dell'appartamento, cosicché entriamo rapidamente.
Saliamo le scale e ci fermiamo un attimo davanti alla porta dell'appartamento. Dall'interno provengono rumori e grida, attutiti dal pesante uscio.
Silenziosamente il Capitano inserisce la chiave nella toppa dopo si ferma, ci fa un cenno poi, rapidamente, gira la serratura ed apre la porta di colpo.
Il Capitano entra per primo, seguito da Charles ed io per ultimo.
Faccio tempo di vedere un signore calvo di mezz'età che si sta rialzando da sopra Paola, nudo dalla cintola in giù, con il membro ancora eretto. Costui si volta, ci guarda sorpreso, e grida con tono minaccioso:
- Ma voi, chi cazzo siete!-
Approfittando dell'occasione Paola scappa in bagno. Anche lei è nuda dalla cintura in giù: Pino le ha tolto i pantaloni della tuta e strappato le mutandine.
Come già deciso tra di noi, chi parla è il Capitano:
- Si calmi signor Belli, e si sieda.-
In tutta risposta Pino tenta la fuga verso la porta che io rapidamente mi affretto a chiudere.
A questo punto interviene Charles, che afferra Pino da dietro, lo solleva come se fosse una pagliuzza e lo scaraventa seduto sul divano, poi si siede accanto a lui circondandogli le spalle con il suo muscoloso braccio in un gesto, solo apparentemente, amichevole.
Bisogna dire che Charles, ex-pugile peso massimo, è un negro, testa rasata, alto un metro e novantotto per centotrenta chili, che fa impressione solo a guardarlo. Lavora normalmente come buttafuori in un locale notturno e, saltuariamente, per il Capitano Gherardi.
- Così va meglio signor Belli, però, per favore, si copra.- gli dice il Capitano lanciandogli i pantaloni che aveva raccolto da terra.
Trattenuto come è da Charles, Pino non può fare altro che appoggiarsi sul grembo i pantaloni, coprendo così le sue pudenda.
- Allora, come lei ha chiesto, mi presento: Sono Otto Gherardi, più conosciuto come Capitano Gherardi. Sa, sono capitano riformato dell'esercito, però, attualmente, svolgo l'attività d'investigatore privato.-
- Lei non ha bisogno di presentarsi.- dice il Capitano mettendosi gli occhiali e tirando fuori dalla borsa un laptop e dei fogli che consulta.
- Giuseppe Belli, classe 1952, più conosciuto come Pino.-
- Vediamo...- continua - Lei non è incensurato: condanna in primo grado per truffa nel 2005 e denunciato nel 1978 per attentato violento al pudore, denuncia poi ritirata.-
- Comunque, tiriamo corto.- prosegue aprendo il laptop e cominciando a maneggiarlo - Sono qui perché il mio Committente, il cui nome non posso svelare per segreto professionale, mi ha contrattato per procurare prove per accusarla di tentato stupro ai danni della signora Paola Rossini, coniugata Salerno.-
- Vede, oggigiorno con Internet, il lavoro di detective si è semplificato parecchio.
È semplicissimo collocare in un qualsiasi soprammobile un dispositivo di captazione audiovisiva, una cimice, per intendersi, collegata col WiFi di una casa e vedere e sentire, in tempo reale, quello che succede in questo ambiente, da qualsiasi parte del mondo.-
Io vado nello scaffale vicino alla porta, prendo un piccolo soprammobile, dove ieri, quando tutti erano fuori casa, avevamo camuffato la cimice, spengo il dispositivo e lo porto al Capitano.
- Ecco, qui abbiamo installato la cimice, con l'autorizzazione della signora Paola, che è l'inquilina a cui è registrato il contratto d'affitto di questo appartamento.- prosegue, continuando a maneggiare il laptop.
- Ma cosa vedo qui! Non si tratta di tentato stupro, ma stupro bello e buono!-
Detto questo il Capitano gira il laptop verso Pino, facendo partire la registrazione di pochi attimi prima che arrivassimo.
Io sono dietro al Capitano e posso solo sentire le urla strazianti di Paola. Devo trattenermi per mantenere la calma e non saltare addosso a quel poco di buono.
Il Capitano interrompe quasi subito il video e, indicando il monitor dice:
- Lo vede qua: in questo momento il reato è già consumato, giacché si vede chiaramente che il suo pene è entrato nella vagina dell'Offesa.-
- Facile, facile: reclusione da cinque a dieci anni, in qualunque corte, che, detto tra noi, le sarà piuttosto ostile, per il fatto che lei è il patrigno dell'Offesa.-
- Oltretutto, il mio Committente, che è persona con discreti mezzi finanziari, ha deciso di prestare tutto l'appoggio all'Offesa, in un'azione civile per danni materiali e morali, a margine dell'azione penale.-
- Diciamocela tutta: lei è rovinato.-
Il Capitano smette di parlare e cala un silenzio pesante, rotto solo dai singhiozzi di Pino che ha cominciato a piangere sommessamente.
- Comunque, le propongo una soluzione più soddisfacente per tutte le parti. Vede questa valigia.- porgo al Capitano la Samsonite.
- Le do quindici minuti, di orologio,- continua il Capitano indicando il cronografo Omega che ha al polso - per raccattare le sue cose da questo appartamento, fuorché dal bagno ovviamente, metterle in questa valigia, dopodiché la portiamo alla Malpensa e lei prende il primo aereo per l'Australia, dove potrà andare a ricongiungersi col suo degno cugino. Detto tra noi, ho scoperto la ragione della precipitosa fuga del signor Salerno Claudio, visto che é ricercato per truffa qui in Italia.

Non si preoccupi per il biglietto, quello lo paga il mio Committente.-
- Ah! La consiglio che non le venga la malaugurata idea di tornare in Italia, perché l'avviso che domani presenteremo denuncia alla Questura.-
- Le do un minuto per pensarci. Prendere o lasciare!- Così detto il Capitano fa partire il cronografo e Charles stringe con forza la mano sulla clavicola di Pino, causandogli un grido di dolore.
- Ci sto, ci sto!- grida quasi subito Pino.
- Saggia decisione signor Belli! Charles, per favore, aiutalo.- dice azzerando e facendo ripartire il cronografo.- Si sbrighi perché il tempo sta già correndo.-
In dodici minuti la valigia è pronta e i tre escono dall'appartamento.
Io rimango e vado a bussare delicatamente alla porta del bagno:
- Puoi uscire, Paola, sono già tutti andati via.-
Un attimo dopo sento girare la chiave e lei esce e mi abbraccia piangendo. È ancora mezza nuda.
- Su! Dobbiamo muoverci, che tra poco torna Elvira. Dai! Vestiti e comincia a preparare le tue cose, mentre io vado a prendere le valigie in macchina.-
Scendo, prendo due Samsonite dal bagagliaio della mia macchina, che avevo posteggiato precedentemente nelle vicinanze, e le porto a Paola, che rapidamente le riempie.
Mezz'ora dopo carico le due valigie in macchina e partiamo verso Ponte di Legno.
Appena arrivati a casa, telefono subito a Marco.
- Ciao Marco, siamo arrivati sani e salvi a Ponte di Legno. Notizie dal Capitano?-
- Ciao Ugo. Sono contento che l'operazione sia andata bene. Il Capitano mi ha informato che Pino si è imbarcato su un volo per il Sidney. Gli ha dato i mille dollari, e da adesso saranno cazzi suoi sopravvivere. Domani si presenta la denuncia penale in Questura.-
- Perfetto!- rispondo - Puoi già contattare Elvira, come d'accordo. Io proseguo il piano assieme al Capitano.-
La sera mangiamo due panini e poi, stanchi per la lunga giornata, andiamo a dormire, io in stanza e Paola in sala, nel divano-letto.
A notte fonda sento che Paola entra nel mio letto e mi dice:
- Papà, per favore, abbracciami!-
Nonostante il mio imbarazzo, giacché io dormo sempre nudo, ci addormentiamo, così, teneramente abbracciati.

Venerdì, 14 ottobre 2011
Mi sveglio all'alba ancora abbracciato a Paola.
Il mio membro si rizza all'istante al contatto del caldo corpo di mia figlia.
A scanso d'equivoci, mi alzo subito e vado a fare una doccia.
Più tardi chiamo Paola e preparo la colazione.
Sarà una giornata lunga e penosa.
Verso le sette e mezza partiamo in direzione della questura Brescia.
Una volta arrivati ci sediamo in un tavolino di un bar nelle vicinanze, ad attendere il Capitano.
Pochi minuti dopo vediamo arrivare il BMW del capitano, che parcheggia lì vicino.
Il Capitano scende accompagnato da un avvocato, anche lui indicato da Marco, che ho contrattato all'inizio della settimana, per seguire il tramite legale.
Faccio le presentazioni e ci sediamo.
L'avvocato dà le indicazioni necessarie a Paola e ci fa firmare delle procure e documenti.
Dopo una mezz'oretta dal loro arrivo, Paola, il Capitano e l'avvocato s'incamminano verso la questura ed io rimango ad attenderli nel bar.
Tornano che è già quasi mezzogiorno.
Vedo che Paola è molto scossa.
Visto che tutti noi abbiamo fretta, pranziamo dei panini lì stesso al bar, dopodiché il Capitano e l'avvocato tornano a Milano, e Paola ed io andiamo all'ospedale a fare l'accertamento medico-legale richiesto dalla questura.
Usciamo dall'ospedale nel tardo pomeriggio.
Paola è sull'orlo di una crisi di pianto, la consolo abbracciandola e dicendo:
- È tutto passato, piccola mia, d'ora in poi ci pensa l'avvocato a tutto.-
Decido andare direttamente a Ponte di Legno.
Una volta in macchina Paola scoppia in un liberatorio pianto dirotto e, una volta passato, si addormenta cullata dai movimenti dell'automobile.
Quando arriviamo scaldo dei panini, che mangiamo rapidamente, e subito dopo andiamo a dormire.
Questa volta non le offro neanche il divano-letto, ma andiamo direttamente nel lettone, dove ci addormentiamo abbracciati.

Sabato, 15 ottobre 2011
Ci svegliamo entrambi allo stesso momento, verso le cinque.
Come sempre ho una forte erezione.
Per un po' lei si appiccica a me, col suo sedere, coperto solo da sottili mutandine, incollato al mio cazzo. Io faccio finta di niente e le accarezzo delicatamente i capelli.
Poi lei gira, mi bacia sulla bocca e dice:
- Buon giorno, papà.- poi aggiunge:
- Come si sta bene tra le tue braccia.-
- Buon giorno, piccola mia. Mi è mancato, da tutta una vita, poter stringerti tra le mie braccia.-
Lei mi fa girare supino, si sdraia su di me, si alza sulle braccia e mi guarda con un'aria enigmatica.
È un supplizio do Tantalo: in questa posizione preme, con quasi tutto il suo peso, la sua fica sulla mia erezione.
- Sai,- mi dice - domenica, in macchina, quando stavamo tornando a Milano, Gina mi ha detto tutto su di voi.-
- È una cosa di cui sicuramente non posso vantarmi.- replico io.
A tutta risposta Paula si inginocchia, si scosta le mutandine, si infila il cazzo nella fica, che scopro già grondante di umori, e comincia ad ondeggiare sensualmente.
È un paradiso. Le sfilo la camicetta e le accarezzo le tette perfette.
Lei comincia a muoversi più velocemente e, in poco tempo le sborro dentro la sua fichetta.
Lei si sdraia su di me e cominciamo a limonare.
Dopo che il mio membro, ammosciato, esce dalla sua vagina lei rotola giù da me si toglie le mutandine e rimane a guardarmi.
Con un sorriso malizioso lei mi dice:
- Gina mi ha detto anche che ti piace una cosa in particolare...-
- Ti ha detto il vero!- rispondo.
- Beh, io ci stò! Fai solo attenzione che non l'ho mai fatto.-
Solo a sentire queste parole il cazzo mi si rizza all'instante e corro a prendere il lubrificante.
Me lo spalmo abbondantemente sul membro, faccio sdraiare Paola supina sul bordo del letto le bacio e lecco la fica, intrisa dei nostri umori e poi passo al culetto.
Lo bacio, lo lecco, degustando il sapore asprigno, tento, inutilmente, infilare la lingua nel buchetto, dopodiché gli spalmo il lubrificante e comincio a penetrarlo con le mie dita.
Quando arrivo a dilatare il suo sfintere con il terzo, osservo una smorfia sulla sua faccia.
- Fa male, piccola mia?- chiedo.
- No! Però è una sensazione strana.-
Le tocco la fica e la sento estremamente bagnata.
È il segnale che aspettavo.
Tolgo le dita e, rapidamente, le sostituisco con la mia cappella.
Lentamente risalgo il suo intestino, fino a che tutto il mio cazzo è entrato.
Mi fermo e aspetto che si abitui, nel frattempo ci baciamo e limoniamo parossisticamente.
Poi comincio a muovermi, prima lento poi, mano a mano, più veloce.
Sono troppo eccitato e dopo cinque minuti vengo.
Recuperato il fiato Paola dice:
- Mi è piaciuto, papà! Ora capisco perché Gina lo voglia fare sempre.-
Queste sue parole mi rendono molto felice.
Andiamo a fare la doccia assieme, come amanti di lunga data, poi vado a preparare la colazione.
Facciamo colazione ridendo e scherzando. Paola ha la gioia che gli sprizza dai pori, tutt'altra persona rispetto a chi, due giorni prima, era corsa in bagno dopo uno stupro.
Ad un certo punto mi dice una cosa che mi fa venire un tuffo al cuore dall'allegria:
- Papà, non vedo l'ora di farlo assieme a Gina!-
Durante questa memorabile giornata la sodomizzo altre quattro volte.

Sabato, 24 dicembre 2011
Finisco la discesa nella pista "nera" e mi fermo vicino alla partenza dello ski-lift della pista "baby".
Sto lì a guardare Paola che, poco più a monte, sta terminando la sua lezione di sci.
Saluta il maestro e i compagni di corso, quasi tutti ragazzini, e viene da me, ancora con gli sci calzati.
Quasi mi viene da ridere vedendo i compagni sbarbatelli di Paola guardarle estasiati, mentre si allontana, il suo bel sedere a mandolino.
Un bel culo da trentottenne. Lo so ben io, che la sodomizzo praticamente tutti i giorni all'alba.
- Ciao papà!- mi saluta dandomi un casto bacio sulla guancia.
- Ciao piccola mia. E allora, come va? Sei riuscita a metterti d'accordo con questi strumenti infernali?-
Dico, alludendo agli sci, che lei si sta levando in questo momento.
Paola ha cominciato da zero a sciare da un paio di settimane, e come molti che cominciano da "grandi", ha una certa difficoltà a domare gli sci.
- Più o meno, ma andiamo a casa che ho fame.-
Carico gli sci in macchina e andiamo a casa, passando dalla rosticceria a ritirare quello che avevo ordinato per il cenone.
Una volta arrivati, io vado subito in cucina a preparare il pranzo, mentre Paola telefona ad Elvira per salutarla.
Elvira sa benissimo che il mio appartamento è "off limits", ma sicuramente non posso impedire la figlia di telefonare, ed eventualmente andare a trovare la madre.
Subito dopo l'"improvvisa" partenza di Pino, Marco ha contattato Elvira, offrendole un versamento mensile, da parte mia, di mille Euro, per siglare una specie d'accordo di non belligeranza tra noi.
In fondo, ricevo una buona pensione, ed ho cospicui fondi che mi permettono di passare duemila Euro a Gina e mille Euro ad Elvira, senza sentire alcun contraccolpo economico.
Da ottobre, Paola ed io, viviamo a Ponte di Legno in perfetta armonia, come padre e figlia, fuori di casa, e come amanti infuocati fra quattro pareti.
Solo ora ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il carattere dolce e remissivo di mia figlia, dato che non ho quasi mai convissuto con lei. Direi che siamo fatto l'uno per l'altro in tutti gli aspetti.
Gina, che ha un'indole molto più indipendente, abita a Milano nell'appartamento che le ho regalato ed ha un moroso fisso, Nino, suo compagno di università, che, grazie a lei, è ormai un fanatico della sodomia.
Nonostante ciò, un paio di volte al mese, lei viene a passare il week-end da noi.
E quelle volte facciamo dei ménage memorabili, Gina, Paola ed io, nel lettone dell'appartamento di Ponte di Legno.
Anzi, seguendo il vecchio adagio: "Natale con i tuoi, Pasqua (o Capodanno) con chi vuoi", questo pomeriggio, arriva Gina che rimarrà con noi fino al 31, quando tornerà a Milano per festeggiare l'anno nuovo col moroso.
Sarà un Natale molto felice, ne sono certo!
Dopo pranzo mi siedo al tavolo della sala, verifico l'e-mail e ne approfitto per inviare qualche messaggio di buone feste, poi Paola ed io ci sdraiamo sul letto per assistere un film, teneramente abbracciati.
Siamo alle scene finali del film quando sentiamo arrivare Gina.
Entra in stanza e dice:
- Ciao, amori miei! Manca molto per finire?-
- Ciao!- diciamo in coro Paola ed io.
In questo momento appaiono sullo schermo i crediti finali ed io mi affretto a spegnere la televisione.
Ci baciamo ed abbracciamo e Paola chiede:
- Hai fatto buon viaggio, amore?-
- Sì, certo mamma.-
- Ma che ne dite se facciamo subito l'amore. Sono arrapatissima: è da ieri che nessuno m'incula.- aggiunge Gina.
Rido di gusto, pensando che ormai Nino è del mio team.
In un battibaleno siamo tutti i tre nudi.
Mi delizio guardando madre e figlia che limonano e si palpano dappertutto.
Poi, secondo le regole non scritte di un menage ben collaudato, si mettono a fare il sessantanove con Gina sotto.
Comincio dalla bocca di Gina e culo di Paola ed alterno le due estremità per una mezz'ora.
Come da copione, alla fine sborro nel culo di Paola, cosicché lei può espellere lo sperma dall'intestino direttamente nella bocca della figlia, che adora questa perversione.
Dopo questo rimaniamo nudi, a letto a chiacchierare, ridere e scherzare fino all'ora di cena.
La cena di Natale, quasi tutta presa in rosticceria, è rallegrata da un ottimo spumante.
Dopo aver terminato, preso il caffè e riassettato la cucina decidiamo tornare sul lettone a divertirci un altro po'.
Andiamo avanti fino a notte fonda, prima di addormentarci.

Domenica, 25 dicembre 2011
Mi sveglio alle 5:30 con il membro in erezione, come tutte le mattine.
Sto già strusciandomi contro un sedere. Allungo la mano e riconosco il culetto sodo di Gina.
Mi sputo sulla mano e mi insalivo il cazzo.
Lo punto sul buco del culo e, con una spinta decisa, entro senza molta difficoltà.
Comincio a sodomizzarla, senza esagerare nei colpi. Gina emette dei lievi gemiti, pur senza svegliarsi.
Le tocco la fichetta e la sento già bagnata.
Continuo così per una decina di minuto, poi ho un orgasmo, praticamente secco per l'intensa attività di ieri sera.
Le sfilo il cazzo dal culo e, di nuovo, le tasto la fica. Adesso è completamente sbrodolata.
Mi alzo e vado in bagno a fare una doccia, poi vesto il mio accappatoio e vado in sala.
Mi faccio un cappuccino e lo sorbisco, guardando alla finestra, il giorno albeggiare, confuso dal riflesso delle luci lampeggianti dell'albero di Natale. L'abbiamo montato, vicino all'ingresso, la volta scorsa che Gina è venuta a trovarci, che è stato per Sant'Ambrogio.
Abbiamo deciso non uscire oggi, e staremo al calduccio, in casa, a goderci il giorno di Natale in famiglia.
Domani mattina andremo a sciare, anzi sarà la prima volta che Gina scia.
Inaugurerà l'attrezzatura sciistica che ho regalato a lei e a Paola per Sant'Ambrogio.
Dato che le ragazze continuano a dormire, decido accendere il computer.
Vedo che, oltre al solito spam, ho due e-mail di risposta agli auguri che ho inviato ieri, una di Marco e l'altra dell'avvocato di Cuenca.
Incuriosito, apro il messaggio dell'avvocato, che non mi scriveva da aprile.
Oltre ai soliti auguri mi fa il punto sulla situazione della chiusura della filiale.
Il Cagni è tornato in Italia la settimana scorsa, però dovrà ritornare a Cuenca dopo la Befana.
L'iter di chiusura è ancora incagliato, anzi, l'avvocato mi scrive che il Cagni sta insistendo presso Giovanazzi, affinché contrattino il sottoscritto, come consulente, per venire a Cuenca a toglierli le castagne dal fuoco.
Leggendo questo, io sbotto ad alta voce:
- Ma, per favore! Che si dimentichino di me!-

Fine

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