Irene e Spiros

Scritto da , il 2019-10-10, genere esibizionismo

Irene era nel suo ufficio in facoltà, quella piccola stanza dove passava le ore in cui non aveva lezione. Attrezzata con computer, scrivania, armadietto e due poltroncine, la usava per fare ricerche, preparare lezioni e, saltuariamente ricevere qualche studente.
Quel pomeriggio non era particolarmente impegnata, stava cazzeggiando un po’ su internet senza alcun interesse preciso, accolse quindi con piacere la bussata alla porta di uno studente. Appena lo vide un brivido le percorse la schiena. Lo riconobbe ma decise di non farglielo capire e fingere indifferenza.
- buongiorno professoressa, mi chiamo Spiros Dimitropoulos e sono uno studente di architettura.
- buongiorno Spiros. Non mi pare di tenere corsi per architettura … ma se posso esserle utile, mi dica.
- vede professoressa, io l’ho vista ieri in cortile, davanti al bar, ed ho avuto l’impressione di riconoscerla … di averla già vista …
Irene capì che quello che temeva si stava avverando e si irrigidì un po’. Spiros la guardò e poi riprese
- e, per essere sicuro, mi sono andato a riguardare una vecchia foto …
Tese lo smartphone a Irene che lo prese e guardò la foto. La ritraeva nuda e sorridente abbracciata al ragazzo. La foto l’aveva scattata Lolita con lo smartphone di Spiros, su richiesta di questi, quando, durante una delle loro scorribande notturne, si erano fermate al bar dove lui faceva il turno di notte. Erano già mezze ubriache e vedendo il bar vuoto si erano lanciate in una sfida di esibizionismo.
Irene sorrise, si rilassò e restituì il telefono.
- ok, Spiros, visto che mi conosci così “intimamente”, puoi anche chiamarmi Irene e darmi del tu. Mi ricordo perfettamente di te e di quella notte. Una notte brava, di euforia, come ogni tanto mi concedo … vedi, io purtroppo sono costretta a tenere separata la mia vita privata e come mi piace essere, dal mio lavoro e da come devo apparire agli occhi degli altri. Ora questo episodio (prima o poi doveva succedere) mi costringe ad aprire un piccolo varco in questo muro …
Fece una pausa e lo guardò con fermezza, poi riprese senza dargli il tempo di rispondere
- chiariamo subito una cosa, Spiros, a me piace parlare apertamente. Se sei venuto con l’idea di ricattarmi caschi male …
- No, per carità … che ricatto … ci mancherebbe altro.
- e allora perché sei venuto?
- avevo voglia di rivederti. Da quella notte sono affascinato da te. Averti vista ieri è stato un colpo di fortuna, non me lo sarei mai aspettato. Non ho saputo resistere. Non eri più la sconosciuta da sognare riguardando quella foto. Ora potevo rivederti.
-ah, e allora dimmi una cosa … sinceramente … riguardano la foto, mi sognavi … e cosa sognavi di preciso? Quali fantasie ti ispiravo?
Spiros arrossì
- dai, su … non avere imbarazzo. Mi fa piacere sapere quali desideri suscito in te …
- il ricordo di quella notte, lo spettacolo di te tutta nuda …
- guarda che era nuda anche la mia amica …
- sì, me lo ricordo, ma la foto l’ho fatta con te, l’ho voluta con te e ricordo il piacere di starti abbracciato, di toccare la tua pelle, di sentire il tuo profumo … senza nulla togliere alla tua amica, mi sei piaciuta tu …
- e poi? Cosa altro ti facevo desiderare?
- rivederti, riabbracciarti, accarezzarti tutta …
- e basta? Dai, non credo che non desideravi altro … possibile che non desideravi scoparmi? Davvero non lo hai mai immaginato?
Spiros rimase a bocca aperta per la sfacciataggine di Irene. Ma, pensò, cosa poteva aspettarsi da una a cui piaceva fare bravate del genere? Una che era andata nuda in auto e si era fermata al bar in piena notte con quell’altra svitata e che chissà quante altre volte l’aveva fatto. Era più sorprendente scoprire che fosse una docente universitaria.
- beh … sì, certo. Perché negarlo …
- e magari ti sei anche segato sognandolo …
- ma perché mi chiedi anche questo?
- e dai … perché mi piace sentirtelo dire. Sapere che ti ho fatto godere mi gasa, mi eccita.
- ogni volta. Ogni volta che ti ho guardata … non so resistere …
- e se ora mi vedessi di nuovo, dal vivo e non in foto? Che faresti?
- che intendi dire?
- se io mi spoglio qui, ora, che faresti? Se mi faccio guardare e anche toccare. Ti ecciti e ti fai una sega?
Non gli diede neanche il tempo di rispondere. si diresse alla porta e la chiuse a chiave. Poi si spogliò danzando sinuosamente davanti a lui. Gli prese le mani e se le fece scivolare addosso.
Spiros si alzò e l’abbracciò, stringendola e tentando di baciarla.
- ho detto guardare e toccare. Poi ti fai una sega. Come prima volta ci fermiamo qui …
Si lasciò comunque baciare e accarezzare, poi gli slacciò i pantaloni e gli tirò fuori il cazzo. Si allontanò di un paio di passi e cominciò ad accarezzarsi da sola. Si lasciò scivolare sul pavimento e continuò con maggiore intensità a toccarsi in quella che ormai era una vera e propria masturbazione.
Spiros le si mise di fronte in piedi e in pochi minuti venne, schizzandole tutto lo sperma addosso.
Lei rispose aumentando l’intensità e in breve raggiunse anche lei l’orgasmo.
Spiros si accasciò sulla poltroncina. Irene si alzò in ginocchio e gli prese il cazzo in bocca ripulendolo con cura. Quando ebbe finito prese dall’armadietto un pacco di salviette umide e si ripulì.
Spiros si ricompose e, mentre lei si rivestiva, le chiese
- hai detto prima volta … cioè davvero significa che …
- se a te va, perché no? mi piaci, mi hai confessato che mi desideri, perché non dovremmo continuare? E perché dovremmo limitarci? Chi ci vieta di fare quello che ci va? Puoi venire ogni volta che vuoi, ogni volta che mi desideri.
- ma prima avevi detto che volevi tenere separata la tua vita privata dal lavoro …
- certo. Anche se ora un punto di contatto c’è, i due mondi devono restare divisi. In privato sono la tua amica Irene, in pubblico la professoressa Di Venere. Ricordalo sempre.
- capisco, non dubitare.
- guarda, in realtà a me non fregherebbe un bel niente delle opinioni e delle maldicenze dei colleghi. Purtroppo però devo mantenere un comportamento morale altrimenti rischio il posto. È solo questo il problema.
- Stai tranquilla. Ma sei davvero tanto disinibita da non avere nessuna vergogna a mostrarti nuda qui in giro, tra gli studenti … ti frena solo l’aspetto morale e il rischio di perdere il lavoro?
- ah ah ah … adesso cominci anche a provocarmi? Certo che non avrei problemi, anzi sarebbe divertente, eccitante, perché no? Ma è una pura e semplice fantasia e tale deve rimanere. Non insistere. So essere ligia al dovere anche se mi costa qualche rinuncia …
- eppure … io un’idea ce l’avrei …
- lascia perdere ti ho detto …
- non vuoi neanche sentirla? Così, tanto per gioco … se la ritieni una cavolata me lo dici e amen …
Spiros le spiegò quindi quello che aveva pensato. Irene rispose con una gran risata e un gesto con la mano come a dire che era pazzo. Lo salutò.
- adesso basta, tra dieci minuti ho lezione. Quando hai voglia chiamami e vieni.
Gli scrisse il numero di telefono e lo accompagnò alla porta.
Irene si interrogò. Cosa stava facendo? Stava pericolosamente creando un’apertura tra passione e lavoro. Un ponto di contatto che sapeva rischioso. Ma quel ragazzo la attraeva assai. Intanto per l’età: l’idea di essere desiderata da un ragazzo la compiaceva ed inorgogliva. E poi era davvero bello. Greco, e bello come un dio greco. Un fisico proporzionato, un viso angelico ma con uno sguardo birichino. E quei capelli ricci e biondi. E poi quel cazzo. Quel bel cazzo giovane, grosso e tonico. Che lui aveva accarezzato per lei e lei aveva poi leccato avidamente. Caldo e saporito. Lo desiderava morbosamente e quasi quasi rimpiangeva di aver posto lei stessa un limite in questo primo incontro.
Ci pensò su. Anche sulla sua proposta. Un sogno, esibirsi sul lavoro. Una pazzia. E ora, solo perché l’idea veniva da lui le sembrava possibile. Era e restava una follia, lo sapeva. Sì, d’accordo poteva essere una motivazione plausibile, ma se ne sarebbe parlato in giro, l’avrebbero saputo tutti e sarebbe stata oggetto di sguardi e commenti. Ma non era proprio questo che voleva? Riuscire a farlo con una scusa che le salvasse almeno il posto, se non la faccia.
Poche ore dopo telefonò quindi alla sua collega per esporle la sua richiesta.
- davvero vorresti farlo?
- sì, lo so, è un’idea un po’ balorda, un po’ audace, ma vorrei mettermi alla prova.
- beh, contenta te … che ne dici mercoledì mattina alle nove?
- va bene. Ho lezione alle dodici ma posso anche farmi sostituire …
- non sarà necessario. La lezione dura due ore.
Il mercoledì alle nove Irene si presentò nella facoltà di architettura nell’aula di disegno. La collega l’accolse sorridente e l’accompagnò nello spogliatoio.
- decisa allora?
- certo, altrimenti non sarei qui.
- allora spogliati ed indossa una di queste vestaglie, poi vieni di là.
Irene si spogliò completamente, indossò una vestaglietta, una specie di kimono ed entrò in aula.
C’erano una trentina di ragazzi e ragazze già pronti davanti ai cavalletti coi fogli da disegno bianchi e gli astucci di gessetti colorati.
- bene, ragazzi, Per la lezione di oggi il soggetto sarà un nudo femminile dal vivo. Come modella avremo la collega Di Venere. Forse qualcuno tra voi l’ha già vista.
Spiros sorrise maliziosamente e tossì. La docente lo guardò e riprese
- È stata proprio lei a chiedermelo, si è offerta perché vuole provare una nuova esperienza. Non è una modella professionista perciò vi chiedo di essere comprensivi e discreti.
- buongiorno a tutti. Ringrazio la collega di aver accettato la mia richiesta. Spero di essere all’altezza. Ditemi pure cosa fare e se sbaglio qualcosa.
La collega invitò Irene a togliersi il kimono e poi la guidò verso una pedana al centro dell’aula su cui si trovavano dei cuscini colorati. Le indicò come disporsi semi distesa e poi le raccomandò di restare ferma e di guardare in un punto lontano dai ragazzi.
Questo l’aiutò a concentrarsi e ad evitare di fissare Spiros.
Mentre posava, Irene si chiese se le modelle di professione provassero un po’ di eccitazione nell’essere nude davanti a tanta gente o se riuscissero a farlo con indifferenza, con distacco professionale. Lei no. Lo stava facendo apposta, le piaceva esibirsi e pensava proprio a questo. Farsi vedere nuda da un gruppo di studenti, far vedere a Spiros quanto era svergognata, la eccitava dentro. Si sforzava di rimanere apparentemente calma ma dentro la sua testa i pensieri le vorticavano in una frenesia di idee oscene e fantastiche.
Al termine delle due ore si rimise il kimono, salutò i ragazzi e andò a vestirsi. La collega l’accompagnò e le chiese
- beh, Irene? Come ti sei sentita? Tutto bene o un po’ d’imbarazzo?
- ma quale imbarazzo, Francesca … è inutile che finga. Ti ho chiesto questa possibilità perché volevo farlo. Non sono timida, anzi … mi piace farmi guardare e volevo solo una scusa per poterlo fare davanti ai ragazzi.
- l’avevo capito … che non era semplice curiosità … non volevi scoprire cosa si prova, volevi provarlo.
- grazie comunque, davvero. Mi hai fatto passare due ore davvero piacevoli.
- e di che … se ti piace e ti va, quando vuoi chiamami pure.
- meglio di no, non vorrei che poi si parlasse troppo su di me. Una volta mi basta. L’ho fatto, ne sono contenta, ma basta così.
Si salutarono ed Irene uscì per tornare verso la sua facoltà. Trovò Spiros che l’aspettava.
- e brava! Hai visto che si può fare?
- Spiros … è stato fantastico. Sono bagnata, ho una voglia che non immagini … voglio essere sfondata in tutti i buchi … avviso il mio assistente di sostituirmi e andiamo a scopare …
Rapidamente compose un sms e lesse la risposta
- dove andiamo, nel tuo ufficio?
- no! andiamo a casa. Voglio stare comoda nel mio letto.
Lo trascinò fuori e lo mise in macchina, partendo a razzo.
- sei proprio una gran puttana, lo sai?
- questo pensi di me?
- mica solo io … tutti i ragazzi che ti hanno vista lo pensano. Anzi, puttana è la parola più educata che hanno usato. Una prof che si mette nuda apposta per farsi guardare, mica lo fa giusto per curiosità …
- e che altro hanno detto di me?
- di tutto e di più. Che ti scoperebbero volentieri, che godresti come una porca ad essere chiavata e inculata, che ti farebbero succhiare i loro cazzi e la loro sborra …
- e questo è vero … ma è riservato a te. Solo a te. A te do questo privilegio ma in cambio dovrai impegnarti per mantenere pulita la mia immagine. Dovrai dire a tutti e convincerli che è stata solo una esperienza fatta per curiosità. Guai a te se si sparge la voce che sono una troia esibizionista. Lo sono, ma solo per te. Sarò la tua troia, la tua puttana, ti concederò di fare di me ciò che vorrai solo se e finché riuscirai a mantenere segreta questa cosa.

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