Lo yacht 11

Scritto da , il 2019-10-09, genere etero

Dormono tutti profondamente, spossati fisicamente e psicologicamente. Al mattino è il rombo dei motori a svegliare Arianna che si lava e sale in coperta. La Sophie fila allegramente sopra l’acqua trasparente ad alta velocità.

- Dove andiamo Pà? –

- Creta. Faremo un po’ di turismo archeologico. –

- Uffa, non è meglio andare da un’altra parte? Ho voglia di vedere gente –

- La vedrai, dove andiamo è uno dei posti più belli ed è pieno di gente. –

- Sì, tutti anziani come… scusa papà, non volevo –

Alessandro ride senza prendersela.

- Vedrai che ti piacerà, ma ora ho voglia di tuffarmi. –

Con un sol gesto, Alessandro ferma i motori. La barca ci mette un po’ a fermarsi, e in quel tempo fanno capolino anche Sibylle e Natasha.

Appena fermi, ripetono tutti con allegria il rito del tuffo nell’acqua cristallina, indugiando a nuotare. L’atmosfera sulla barca è cambiata, c’è un senso di cameratismo nuovo. Tutti sanno tutto di tutti e nessuno se ne fa problemi e la carezza su un culetto, la stretta morbida su un seno, vengono accolti con grida e risate. Mino e Ciro, tagliati fuori dalla sera precedente di cui non sanno nulla, tardano a capire ma poi si uniscono asciugando con entusiasmo Natasha, avvolgendola nel lenzuolo, quando questa risale dalla scaletta.
Stesa cosa fa Carlos per Arianna, magari meno platealmente, ma Alessandro è troppo impegnato ad asciugare Sibylle per accorgersi di qualcosa.

Ripresa la navigazione, arrivano al porticciolo di Malia.

- Tutto qui? –

Arianna pare delusa, stanno attraccando a quello che è poco più di una striscia di cemento protesa sul mare. Vi sono poche barche di pescatori e null’altro. Il tutto le pare squallido.

- Aspetta, ho voluto venire qui anziché Heraklion proprio perché è più tranquillo, ma vedrai stasera. Qui hai tutto a portata di mano. -

Appena usciti dalla zona del porticciolo, affittano un’auto e, solo Alessandro, Sibylle, Arianna e Natasha, fanno un giro turistico che li porta dalle rovine minoiche alla piccola cappella di Panaya dove ammirano gli affreschi ben conservati. Tornando verso la Sophie, le belle spiagge appaiono loro nel pieno splendore eccitando le ragazze che non vedono l’ora di recarvisi. Già hanno visto un buon numero di giovani, ragazzi e ragazze, e immaginano che si troveranno presto tra i loro coetanei.
Non che la compagnia sulla Sophie sia cattiva, ma hanno voglia di vedere gente, ascoltare musica, ballare… variare.

Dopo cena, consumata in un locale appena fuori del porticciolo, con Bibi che si offre volontario per restare sulla Sophie desideroso di dormire, tutti gli altri proseguono svoltando in una lunga via piena di luci e persone. Subito Natasha e Arianna sono stupite dalla vita che vedono davanti a loro. Tantissimi giovani, dai 20 ai 30 anni, camminano per la strada, entrano ed escono da una serie ininterrotta di locali da cui provengono musica e odori di cibo. Tavoli all’aperto accolgono una folla festaiola in cui le persone “mature” sono netta minoranza.

- Da qui ad Heraklion è tutto così. Chilometri e chilometri. Sicuramente troverete qualcosa che vi piaccia. Mi raccomando, fate attenzione e, comunque, ci ritroviamo proprio qui. Chi arriva tardi si arrangia ah ah ah. No, scherzo, ci vediamo domattina sulla Sophie. –

Alessandro ride del loro stupore, immaginava l’effetto che la località, forse quella con più vita nell’Europa intera, concorrente di Ibiza, avrebbe fatto sulle due ragazze.

Natasha e Arianna si inoltrano nella strada che brulica di giovani. Sentono diverse lingue, principalmente del nord Europa, guardano le varie opportunità indecise sulla scelta. Di comune accordo si dividono: Arianna, Natasha, Ciro e Mino vanno oltre in cerca di una discoteca, Carlos e Jacques si fermano in un locale all’aperto appena meno chiassoso, Alessandro e Sibylle passeggiano fermandosi in più locali per un drink e vedere la variegata umanità che li circonda.

Dopo nemmeno un chilometro, l’insegna sfarzosa di un locale attira l’attenzione delle due ragazze. Una discoteca con una discreta fila per entrare. Si guardano, loro e i due ragazzi che le accompagnano, e decidono di mettersi in fila. E’ facile mettersi a parlare con i ragazzi vicini, è facile rompere il ghiaccio e quando arriva il loro momento per entrare già sono “amici” con due coppie di scandinavi.
Nella discoteca riescono a prendere un tavolo ordinando subito da bere e poi… poi si buttano lasciandosi andare al ritmo sostenuto, storditi dalle luci che sciabolano. L’odore di persone accaldate è uno stimolo a muoversi ancora di più, una cacofonia di odori diversi ma mai spiacevoli. Urti continui, mani che “involontariamente” le toccano, ragazzi che le guardano invitandole con gli occhi a ballare. Natasha e Arianna sono finalmente nel loro elemento. Si scatenano per una mezz’ora o forse più. Mino e Ciro, che inizialmente avrebbero voluto stare con loro, vedono l’irresistibile numero di belle ragazze, con vestiti spesso succinti, che si muovono loro intorno. Si lanciano anche loro perdendosi nella calca.

Al tavolino, il tempo di bere un sorso rinfrescante e riposare un attimo, Natasha vede una delle coppie di nuovi amici che, seduta su un basso divanetto, si scambia effusioni incurante di tutto ciò che le circonda. Un braccio le passa intorno alla vita e sente contro la schiena il corpo duro di qualcuno. Si volta e vede il volto sorridente di John o Jan, o qualcosa del genere, un ragazzo appena conosciuto con cui ha appena finito di ballare. La musica le impedisce di capire bene cosa le stia dicendo ma il bicchiere dal contenuto blu che le porge è più che comprensibile. Assetata, lo afferra sbattendolo in un brindisi con uno uguale in mano al ragazzo, fa un sorso apprezzando il freddo del liquido, ne fa un altro, un altro ancora e la testa comincia a girarle. Il cocktail è forte, abbastanza da stordirla e farla ridere senza motivo. John (o Jan) le parla e lei non capisce. Improvviso, lo stimolo di fare pipì la prende. Facendole stringere le gambe. Si guarda intorno senza sapere dove siano i bagni.
In preda all’urgenza cerca di farsi capire da John e questi la tira per una mano verso una parete del locale, lì dove, anche se con fatica, si può passare. La conduce verso un’estremità, dentro un corridoio e lei, con sollievo, vede il simbolo del WC sopra due porte affiancate. Con gratitudine dà un bacio sulla guancia a John ed entra di fretta in quello femminile. Ci sono tante ragazze ma è fortunata, per la maggior parte sono lì a rifarsi il trucco o fumare, un odore tipico le entra nelle narici.
Al volo entra nello stanzino e si libera appena in tempo. Si lava le mani e apre la porta e si ritrova contro il petto di John che l’ha seguita. La testa le gira ancora, una voglia diversa la assale. Se ne frega delle voci delle altre ragazze, che hanno notato l’uomo, lo prende per un braccio e lo tira dentro chiudendo la porta. Li seguono le voci femminili, alcune serie, per la maggior parte che paiono incitarla, ma già la sua bocca è chiusa da quella di lui e perde contatto con ciò che le sta intorno. Avida, risponde al bacio carezzandogli il torace, sentendo i muscoli sotto la t-shirt leggera. Quando lui le preme sulle spalle non si oppone ma scende sulle ginocchia, attenta a non scivolare sul pavimento non proprio lindo. Lui se lo sta già tirando fuori e lei, svelta, se ne impossessa, prima con la mano e poi con la bocca.
Un lieve ricordo del ragazzo greco sull’isola le passa per la testa, ma Natasha non si preoccupa. Questa volta non si tirerebbe indietro, questa volta lo vuole anche lei. Un verso strozzato del ragazzo la avverte, troppo tardi, della fine della sua resistenza. Sente il cazzo nella sua bocca sussultare, ingrossarsi e versarle sulla lingua un denso schizzo di sborra. Altri più piccoli seguono il primo e lei non si stacca, ingoia, continua a succhiare fino a che non lo sente rimpicciolire. Eccitata, si alza guardando lui con occhi lucidi pieni di voglia e rimane delusa: Il ragazzo abbassa lo sguardo come vergognoso, si riassetta i pantaloni e, mormorando qualche parola, apre in fretta la porta e si dilegua. Natasha resta lì.

Pochi istanti e si riprende dalla sorpresa. Si lava ancora le mani, si controlla il trucco e, nel farlo, sente dallo stanzino vicino la voce inconfondibile di Mino:

- Prendi troia, prendilo tutto, tutto, tuttooooooohhhhhhhh –

Alle sue parole fanno eco dei versi smorzati di qualcuna e dei commenti dal tono salace dall’antibagno. Sorridendo, Natasha apre la porta e si avvicina alla fila di lavandini con specchio dall’altro lato. Si controlla ancora il trucco guardando con aria di sfida due ragazze bionde che hanno visto uscire prima John e poi lei. La porta si apre, una ragazza esce con i capelli scompigliati e, dietro di lei, appare Mino con un sorriso da orecchio ad orecchio. Accorgendosi che Natasha lo guarda, si avvicina baldanzoso.

- Ciao, si è sentito qualcosa? –

Lo dice con tono fiero, da spaccone, e Natasha non tenta nemmeno di smontarlo.

- Si è sentito sì. –

A due metri di distanza, la ragazza uscita con Mino la guarda con occhi cattivi e poi, vedendo che lui nemmeno si volta verso di lei, fa un gesto osceno ed esce dal bagno. Mino nemmeno se ne è accorto, troppo impegnato a vantarsi.

- Una pompinara nata, mi sa che glielo insegnano a scuola in Inghilterra –

Ride della sua stessa battuta scema e Natasha ride con lui. In lei corre ancora l’eccitazione non placata e pensa che magari il bel Mino…

- Andiamo a bere qualcosa? Ho una sete dannata? –

Si girano sentendo aprirsi di scatto la porta. Nel riquadro appare Arianna che vedono dare velocemente un bacio a un ragazzo e entrare. Si blocca vedendo i due.

- Che ci fate voi qui? Voi… ? –

E’ Natasha a rispondere:

- Sì, ma non insieme. E tu? –

- Io… mi sono macchiata –

Indica una macchia sul top colorato che indossa e annuisce alla muta domanda dell’amica.

Ridono insieme.

- Noi stavamo andando a bere qualcosa, vieni? –

- Sì, datemi un minuto, ho un saporaccio in bocca. –

Un’altra risata accomuna i tre.

Al tavolo, ordinano da bere e vedono arrivare Ciro.

- Ah, siete qui. Vi cercavo per dirvi… -

Non riesce a terminare la frase: dietro di lui arrivano due ragazze chiaramente brille:

- Italiano… italiano… -

Continuando a ripetere la parola, lo prendono in mezzo e lo portano via scomparendo tra la folla. Ciro fa spallucce e si lascia portar , non senza allungare le mani sulle natiche tornite di entrambe.

- Bene, Ciro ha rimorchiato. Sono contenta per lui. –

Arianna commenta alzando il bicchiere in un muto brindisi al marinaio.

- Che ne dite se andiamo a prendere un po’ d’aria? Ho bisogno di qualche minuto tranquilla –

Natasha accetta, Mino invece preferisce restare.

- Vado a dare una mano a Ciro, due sono troppe per lui –

Uscite all’aria aperta, le due ragazze vedono un locale lì di fianco, si siedono a un tavolo ordinando due cole ghiacciate e si rilassano rabbrividendo piacevolmente all’aria fresca che passa sui loro corpi sudati.
Si accendono una sigaretta e parlano tranquillamente della serata.

- E’ pieno di bei ragazzi, peccato che la maggior parte sia già presa o fuori di testa. –

Arianna fa un gesto sconsolato.

- Uno l’avevi preso tu se non sbaglio, ricordi la macchia? –

Un risolino segue la risposta di Natasha.

- Sì, un tipo carino, ma appena è venuto è scappato via, a malapena mi ha accompagnato al bagno. Carino ma cafone. –

- Non mi dire, il mio è durato pochissimo e poi è scappato lasciandomi a bocca asciutta… ah ah ah, no, non proprio a bocca “asciutta” ma mi hai capito. –

- Non siamo state fortunate, ma è ancora presto, magari troviamo qualcuno tra poco. Rientriamo? –

- Quasi quasi faccio un pensierino su Mino, sempre se lo incontriamo. Sai, già l’ho provato, vado sul sicuro anche se non mi piacciono i suoi modi da sborone. –

- Buona fortuna, io preferisco cercare altro. Nel frattempo balliamo. Dai, su, alzati pigrona .-

Arianna si è alzata invitando l’amica a fare altrettanto.

- Eccovi, state andando via? –

Mino arriva camminando veloce, l’aria corrucciata.

- Stavamo per rientrare, come mai sei uscito? Non dovevi cercare Ciro? –

- Chissà dove è finito, ho preferito cercare voi. –

La frase è accompagnata da un gesto possessivo, la mano che si poggia sulla spalla di Natasha il cui corpo muta atteggiamento in modo evidente agli occhi di Arianna.

- Andiamo a fare un giro? Magari un altro locale, qui ce ne sono tanti, o una passeggiata sulla spiaggia… -

La stretta sulla spalla di Mino esplicita le sue intenzioni.
Il ragazzo ha trovato Ciro insieme alle due ragazze che, ha scoperto, sono tedesche. Ha provato ad inserirsi ma, inspiegabilmente, per lui, le due non l’hanno considerato concentrandosi sul giovane marinaio.
Arrabbiato, Mino ha fatto, senza saperlo, la stessa considerazione di Natasha. E’ convinto che con lei andrà sul sicuro. Il veloce rapporto avuto nel bagno con l’inglesina non lo ha soddisfatto completamente e così è uscito anche lui a cercarle. Guarda con occhi lubrici anche Arianna, non gli dispiacerebbe ripassare anche lei e freme ansioso quando Natasha la invita a andare con loro, restandoci male quando rifiuta.

- No, preferisco girare e prendere aria, non mi va di stare chiusa. Ci si vede dopo o alla barca. –

Non è facile per Mino e Natasha trovare un luogo appartato, i pochi che scovano sulla spiaggia sono già occupati. Sempre più infoiato, lui decide di provare verso l’interno, per una stradina parallela a quella principale, allontanandosi di un centinaio di metri. Solo una fioca lampada illumina il selciato e, in un angolino buio, una specie di cornicione in pietra pare chiamarli. Natasha si appoggia al bordo in pietra, lascia che Mino le percorra il corpo con le mani sentendo rinascere l’eccitazione in lei. Geme sommessa quando lui le abbassa le spalline dell’abito portando allo scoperto le tette, abbassandosi per succhiarle un capezzolo. Gli pone la mano sulla nuca, carezzandola e tirandolo verso il suo petto, sentendo una mano di lui che le risale lungo la coscia, sotto la corta gonnellina, fino a arrivare alla micina. Mino la carezza a lungo da sopra la leggera stoffa del perizoma e nel farlo sente il suo uccello ergersi sempre più. Quando infila le dita sotto la stoffa trova la figa di Natasha gonfia, bagnata, pronta a riceverlo. In fretta si apre i pantaloni, alza di peso per pochi centimetri la ragazza facendole emettere un urletto di sorpresa, la fa sedere sulla cornice di pietra e, scostato il perizoma, con un sospiro di soddisfazione si immerge in lei lentamente ma fino in fondo sentendosi avvolgere dal calore umido.

La scopa per diversi minuti e Natasha geme e mugola sotto i suoi colpi, facendoglisi incontro, roteando il bacino per sentirlo meglio.
Le loro labbra si uniscono e si lasciano, le loro lingue si intrecciano e si abbandonano, entrambi tesi verso la soddisfazione che cercano.

A Mino viene una voglia particolare: rallenta il ritmo con cui sta scopando la ragazza fino a fermarsi, ad uscire da lei, e Natasha non può fare a meno di spronarlo.

- Non fermarti, continua –

Mino resta immobile attirando l’attenzione di lei che gli prende la testa tra le mani e lo guarda fisso:

- Perché? –

- Vi ho visti l’altra sera… sulla spiaggia… -

Non è la frase ma la punta del cazzo che le preme sull’ano a ricordarle quella sera. Le si riaffacciano i timori di allora:

- No, ti prego, continua davanti. –

- Lo voglio… -

Il volto di Mino, appena visibile nella fioca luce, è una maschera di libidine. Natasha comprende che non può sottrarsi a quella voglia.
Si bagna le dita con la saliva e scende a cercare il buchino, provare a renderlo più scivoloso, più accessibile.

- Fai piano… -

Sussurra. Poi si abbandona indietro e cerca di rilassare l’anello di muscoli contratto.
Mino stringe i denti. Avuto il via libera è tentato di entrare senza riguardi, a costo di farsi male lui stesso tanto è eccitato. Si costringe a rimanere calmo, a poggiare e premere il cazzo, tenendolo con la mano, con tutta la delicatezza di cui è capace. Sente il muscolo iniziare a dilatarsi per accoglierlo.

- Ahi… -

Al verso di lei si ferma, poi spinge ancora: un millimetro, due, l’anello di muscoli si apre e di colpo è dentro con la punta.

- ahiaaaaaa… pianoooooooo –

Mino stringe ancora di più i denti, le mani di Natasha lo tengono per il collo, lo stringono facendogli quasi male.

Ha l’intuizione di portare la mano al ventre di lei per carezzarle il clitoride. Insiste finché non la sente sospirare e la stretta intorno all’uccello, forse, allentarsi. Spinge ancora: un millimetro, un centimetro. La faccia di Natasha è una smorfia di dolore eppure non dice nulla, respirando con forza. Centimetro dopo centimetro, continuando a carezzare il clitoride, Mino avanza entrando fino a metà. Prova a tornare indietro e spingere ancora, e più lo fa e più sente il muscolo abituarsi. Adesso viaggia avanti e indietro con facilità, e la faccia di lei sta cambiando espressione, allentando i muscoli contratti. Nel momento in cui lei geme Mino capisce che è fatta, il piacere ha superato il dolore. Prova a entrare ancora di più e il corpo di lei freme. Senza più remore, Mino si muove avanti e indietro provando un piacere incredibile, la voce di lei che sussurra, ora, incitamenti, tenendosi aggrappata al suo collo.

- Sì, dai, dammi più forte, dammelo tutto… OOOOHHHHHH –

E’ troppo per lui che dà ancora qualche colpo ed esce di scatto spandendo il proprio seme per l’aria, mormorando parole irripetibili mentre gode muovendo freneticamente la mano sull’uccello.


Natasha, rassegnata, si era preparata al sacrificio. Il primo dolore forte l’ha provato quando lui ha vinto la resistenza dell’ano ed è entrato. Poi ha sentito le sue dita sul clitoride, prima in una carezza confusa e poi sempre più ritmata e piacevole. Si è sentita il cazzo entrare nel culo lentamente ed il dolore farsi più lieve. Una carezza più precisa sul clitoride le ha mandato una scossa attraverso tutto il corpo e la sensazione dietro è diventata a sua volta piacevole come sulla spiaggia. Nemmeno si è accorta di aggrapparsi a lui ed incitarlo sentendosi prossima all’orgasmo.
Quando lui si è staccato era vicinissima e l’uscita non è stata completamente indolore. Disperata, ha portato la propria mano al clitoride proseguendo da sola e infine ha goduto sentendosi scossa fin nel profondo, incosciente del ragazzo ansimante davanti a lei.

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