Gli occhi della Medusa(8)-Epilogo

Scritto da , il 2019-10-08, genere pulp

Gli Occhi della Medusa (8)- Epilogo

Valerio
Una volta tornato in Italia, mi sono fatto una doccia bollente. La sabbia del Sahara mi è entrata in ogni luogo del mio corpo.
Uscendo dalla doccia senza nulla indosso, mi sono ritrovato Roberta, nuda, a gambe spalancate, la fica perfettamente rasata “Mi manca il tuo cazzo Vale” mi dice con voce già eccitata
E non la deludo. A cazzo duro entro di lei, afferrandola per i fianchi e cominciando a bombarla con la furia di un mantice. Lei urla di piacere, le unghie che si conficcano nella mia schiena. Adoro vedere le sue tette che sobbalzano ogni volta che la scopo in quella maniera.
Poi l’afferro,mentre mi sfilo da lei e glielo ficco in culo. Lei urla e sporge il culo più verso di me. E via, ancora, con forza, a sfondare quel delizioso orifizio anale. L’attrito cazzo culo è così forte che sento l’eiaculazione risalire prepotente. Mi sfilo da lei e le vengo sulla schiena. Lei mugugna e crolla esausta sul letto a faccia in giù. Ritorno in bagno, mi do una ripulita. Roberta è dietro di me, mi abbraccia, mi bacia sul collo. La giro, le pulisco lo sperma dalla schiena. La bacio sul collo, le accarezzo le tette, gioco un po'’ con i suoi capezzoli. Lei si gira, ci baciamo, niente di selvaggio “Non mi hai ancora detto cosa è accaduto laggiù” dice lei “Sei tornato a casa con una faccia piuttosto cupa”

Chi sei veramente, Valerio? Mi aveva chiesto Meda
Sono un giornalista con il pallino del sesso avevo risposto ridendo
Non so perché, ma non è solo sensazione mia, tu Valerio hai qualcosa che attrae irresistibilmente il fascino femminile, umano, sovrannaturale, divino. Il fatto che Shareen Ra fosse stata attratta da te. Così come le due Cherry, Imera, la stessa Sylfra e, sì, anche Steno
E tu?
Mi vuoi mettere nella lista? Mettimi nella lista. C’è qualcosa in te Valerio e non è un fascino normale
E poi non abbiamo parlato più fino all’aeroporto, dove Steno e Medusa aspettavano per essere imbarcati su un jet privato “Stammi bene, scribacchino” aveva salutato Meda portandosi dietro Antineo
Steno mi aveva salutato con un cenno del capo. Poi, la scaletta si era ritirata e l’aereo aveva preso velocità sulla pista ed era decollato “Noi ci trovi in zona, Valerio” aveva detto Cherry Red “Quando vuoi usare il tuo cazzo su qualcosa di diverso, fai un fischio”
“Passa al Nido della fenice” aveva salutato Cherry Blue

Mi sento vuoto. Abbracciato a Roberta, a beneficiare del suo corpo, ripenso a quello che mi ha detto Meda e cerco di mettere ordine ai miei pensieri. Steno e Meda pensano che le mie doti amatorie non sia naturali. Perché? Cosa sentono che io non riesco a recepire?
L’ho detto a Roberta e lei si è limitata a fissarmi con l’espressione corrucciata “Non c’è niente in te di sovrannaturale. Hai la faccia di uno che deve essere scopato con effetto immediato” aveva riso e avevamo fatto sesso un’altra volta.
Ora, la testa che vortica mille pensieri, mi alzo dal letto e mi sposto verso la finestra. Attraverso le tapparelle, la luce della luna e dei lampioni in strada, sono un miscuglio di luci giallo itterico che galleggiano come nebbia. Lontane le luci della città, sfavillano “Dove l’hai trovato il tempo per farti un tatuaggio?” mi chiede Roberta dal letto
“Come? Che tatuaggio?”
“Quello che hai dietro la schiena, vicino al culo”
“Non ho tatuaggi, mai avuti” rispondo
“Non fare lo scemo. E’ lì” si alza e mi viene a toccare il punto dove lei dice di aver visto il tatuaggio “Qui”
“Ma no, me ne sarei accorto” Vado verso uno specchio e mi guardo, rischiando di farmi venire il torcicollo “Vedi…” ed eccolo lì, appena sopra la riga che divide le chiappe, in evidenza, un disegno che sembra uno scudo “Ma che cazzo?”..

Steno
Appena mi ha visto, Jimmy ha strabuzzato gli occhi e alzato le mani verso di me, come a respingermi “Tranquillo” gli ho detto sedendomi al bancone e ordinando un whiskey “Se arrivano altri potenziali aggressori, vado a decapitarli nel parcheggio”
La porta alle mie spalle si apre. Una voce maschile ordina “Quello che ha preso lei” il capitano si siede sul trespolo accanto al mio “Devo dire che questo non me lo aspettavo”
“Su cosa?”
“Beh, per primo, che tu e Meda non vi siate uccise a vicenda”
“Non mi andava di renderti vedovo” commento serafica
“Molto gentile … La seconda cosa, che prendessi Antineo e tua sorella, vivi”
“Ne abbiamo lasciati indietro parecchi” i whiskey arrivano. Jimmy appoggia frettolosamente e poi sparisce “Quel tizio ha il brutto vizio di non morire. Certo, avrei potuto togliergli la protezione della pietrificazione, trasformarlo in pietra e poi, gettarlo giù da un dirupo ma, vuoi mettere?” bevo “La consapevolezza di avere inseguito un sogno per duemila anni senza arrivare a stringere in mano nient’altro che polvere”
“Quindi, il Giardino delle Esperidi è tornato alla polvere?”
“Sì. Ora esisteranno solo poche pietre che affiorano dalla sabbia”
“Tze.. Che Destino beffardo per Antineo. Ti stai addolcendo”
“E’ un fatto passeggero”
“Immagino che ora ti cercherai una guerra per ritornare in pace con te stessa”
“Era mia intenzione ma, prima ho intenzione di farmi una piccola ricerca.”
“Mi devo preoccupare?”
“Non ho intenzione di uccidere nessuno, se non per legittima difesa” rispondo
“E di Medusa?”
“Medusa.. Lei si trova con mia sorella. Euriale le ha trovato una giusta sistemazione”
“Ci darà dei problemi?”
“Hai paura che ti venga a cercare?”
“C’è questa possibilità?”
“Per ora no” continuiamo a bere il nostro whiskey.
“Avevo pensato di andare là. Da tua sorella”
“Pessima idea”
“Sì, sono d’accordo”
Fuori ha cominciato a piovere.

Valerio
“Sembrano delle ali. Molte ali sovrapposte” Roberta è perplessa
“Ali di che tipo?”
“Boh, ali piumate”
“Come quelle degli angeli?”
“Sì. Bianche, nere. Alcune sono bordate di rosso”
“E che significato ha?”
“Se non lo sai tu”
“Come faccio a saperlo se non so nemmeno di avercelo?”
“Ti sei ubriacato in qualche bar e ti hanno fatto un tatuaggio per scherzo?”
“Non ho ricordo di avere mai fatto un tatuaggio”
“Eppure c’è”
“Eppure non riesco a capire”
“Beh, da qualche parte deve pur arrivare. Non è che si formano così.. puff, per magia”
“Magari è così” mi preoccupo “E se fosse un tatuaggio di legame? Non so, qualcosa che mi lega ad una qualche creatura che ho incontrato in questi ultimi tempi?”
“Beh, te ne sei sbattute parecchio ultimamente” dice con una punta di gelosia
“Non ho idea a chi appartenga questa cosa” insisto
“Allora da dove è saltata fuori?”
“Non ho fatto fermate da quando siamo tornati dal deserto e non mi sono fatto nessuno al di fuori di te”
“Senti prurito?”
“No”
“Voglia di scopare?”
“Sempre”
“Aspetta” si allontana, prende lo smartphone e mi scatta una foto “Ok, ora invio”
“A chi invii il mio culo”
“Non il tuo culo, scemo. Il tatuaggio”
“A chi lo hai mandato?”
“Ad Akim”
“Perché a lui?”
“Perché è abbastanza vecchio da sapere cos’è, magari”
“Credi che sia legato a qualche creatura sovrannaturale?”
“Con te, tutto è possibile”


Antineo
Si sta masturbando. Il cazzo duro, la mano destra sull’asta. Lento, quasi carezzevole. Nella sua testa l’immagine di Medusa, di quando era suo prigioniero. Nudo con una catena al collo, lo portava in giro, sull’isola, come un fedele cagnolino. E lui la seguiva, a volte gattoni, altre volte curvo camminando sui piedi. A volte lei lo frustrava. A volta le baciava i piedi. A volte lei gli succhiava il cazzo
Antineo si lascia andare a quei ricordi, la mano che aumenta di velocità. Una volta, l’ultima notte di permanenza sull’isola, lei gli aveva offerto la sua fica e lui vi ci era tuffato dentro, con la gioia di un naufrago intravede la terraferma
Sarebbe uscito di lì. Non importa quanto tempo ci avrebbe impiegato. Lui sarebbe uscito e sarebbe andato a cercarla. Medusa.

Valerio
E adesso anche questa. Sto cazzo di tatuaggio che mi spunta fuori vicino al culo. E boh? Suonano alla porta. Spero sia Roberta con qualche buona nuova. Invece mi appare un tocco di gnocca stratosferico che me lo fa rizzare subito. Lei sorride e chiede “Valerio Stalimbeni?”
“Sì, desidera?”
Lei allunga una mano verso di me e mi accarezza il volto. Bellissimo tocco. Verrei lì a getto continuo. “Valerio, sapessi da quanto tempo ti cerco”
“Sì, me lo dicono tutte. Signora?”
“Zena. Sono tua madre”
Machecazzo!


Lontano
Ahmid e FAruk si riposano sotto una palma. Il freddo della notte penetra nelle ossa. Un fuoco è acceso e una caffettiera ammaccata sta facendo bollire del caffè. “Ancora un giorno e posso abbracciare mia moglie” commenta Ahmid “Mi mancano quei fianchi larghi da giumenta in calore”
“Ah, io penso che mi farò un giro nel bordello di Rakhid. Ha sempre delle buone scelte” sorride “E’ una settimana che mi prude il cazzo”
“Beh, speriamo che non voglia fartelo passare su di me, il prurito” ride Ahmid
“Mai con uomini sposati” ride FAruk
I dromedari si agitano, si rizzano in piedi “Ehi!” fa FAruk
Cercano di fuggire ma, le corde che li assicurano ai tronchi di palma, sono legati saldamente “Che diavolo hanno queste bestie?”
“Buoni! Buoni!” urla Ahmid
Un bagliore, un riflesso. Ahimid si gira e vede una figura avanzare dalla notte del deserto. Riluce come se fosse ricoperto da una coltre d’oro “C’è qualcuno lì” fa notare Ahimid
La figura avanza verso di loro, con passo malfermo, le gambe che affondano fino a metà nella sabbia. La luce della luna lo fa sembrare d’oro “Ehi, amico. Quale vento ti porta nel deserto senza un cammello o uno zaino?”
“MA che diavolo?” fa Faruk stupito “Non…”
“Un Djinn” urla “Stai indietro”
L’uomo d’oro scatta verso di loro con incredibile velocità. Ahmid inciampa all’indietro e cade. Faruk libera il dromedario e ci sale sopra “Ahmid!” la creatura d’oro afferra Ahimid e, sotto gli occhi terrorizzati di Faruk, si trasforma in una statua d’oro anche l’amico Ahimid. Il terrore fa incitare il dromedario che galoppa via.
L’uomo d’oro passa all’altro dromedario rimasto legato alla palma. Anche l’animale si trasforma in una statua d’oro.
L’uomo d’oro riprende le fattezze di un uomo, con carne ed ossa. Cade in ginocchio, ansante e piangente “Ma cosa cazzo mi è successo?” si chiede Gianangelo






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