Il caffè con lo sbroffo 1

Scritto da , il 2019-10-08, genere tradimenti

Questa è stata la mia prima volta con una donna sposata.

Avevo 27/28 anni o giù di lì e mi ritrovai con un carissimo amico (che oggi purtroppo non c'è più), che all'epoca era mio socio, a tappezzare un appartamento non molto lontano da casa mia. Si lavorava al quarto piano, proprio nell'appartamento del palazzo di fronte, ci abitava una coppietta con un figlio che conoscevo da tempo.
Non amici si intende, ma semplici conoscenti.
Lui molto più grande di lei tutte le mattine usciva presto per andare a lavorare e lei 19enne restava in casa tutta sola con il bimbo.
Qualche volta ci invitava a casa sua a bere un caffè ed il bimbo piccolo sempre in braccio.
In quel periodo avevo una ritmo cabrio Bertone ed avevano rotto il deflettore per farmi lo stereo.
Il problema è che essendo una Bertone e non fiat, per alcuni particolari avevo difficoltà a trovare il pezzo di ricambio.
Una mattina al solito caffè lei senti' me ed il mio socio Mino che ne parlavamo e mi disse che aveva uno zio che aveva un concessionario a Torino, e che, se l'indomani mattina le avessi portato il libretto avremmo parlato al telefono con lui.
Il giorno dopo, quando andammo a bere il caffè, le lasciai il tutto e mi disse che avrebbe fatto sapere, quindi io e Mino ci dirigemmo al lavoro.
Dopo un paio di ore mi fece dei cenni dalla finestra di andare da lei, lasciai il socio al lavoro e attraversata la strada salii in casa.
Quando entrai mi accorsi che c'era qualcosa di diverso, invece del solito pigiama stava in una gonna a tubino cortissima che la fasciava ed una camicetta con i bottoni aperti fin quasi sotto il seno, piccolo ma molto bello, con i capezzoli duri, che spingevano contro il tessuto leggero.
- il bimbo? - le chiesi
- è venuta mia madre e lo ha portato a fare un giro, starà via un bel po' - mi rispose.
In cucina la moka gracchiava.
- esce il caffè - mi disse - andiamo in cucina che intanto chiamiamo, e li mi accorsi che le tende erano tirate, e la casa dove lavorava Mino non si vedeva più.
Il telefono stava su una mensola, di quelli fissi che ti obbligavano a stare in piedi mentre parlavi, mentre spiegavo il modello dell'auto allo zio, lei stava seduta accanto a me con il caffè in mano ed io non potei fare a meno di sbirciare dentro la camicetta ed ammirare quei capezzoli dritti come piccoli chiodi.
Se ne accorse subito, un sorriso malizioso, un dito sulle labbra per indicarmi di non fiatare, e, fu un attimo, mi slaccio' i bottoni della tuta a salopette bianca, mi tirò fuori il cazzo (moscio tra l'altro) e se lo mise in bocca.
Rimasi un istante completamente bloccato al telefono e sussurrai il suo nome - Eli - il diminutivo di Elisa. Lei si stacco un attimo e sorridendo mi fece segno di tacere.
Mi ripresi e cominciai a farfugliare i dati dell'auto e lei divertita continuò a leccarlo, succhiarlo e sbattere delicatamente la lingua sulla mia cappella che ormai voleva solo fotterla.
Poggiai la mano sinistra sulla sua testa e seguii il movimento che ella faceva sulla mia verga turgida.
Ormai impossibilitato a continuare la telefonata, scodellai una scusa al mio interlocutore e gli dissi che ci saremmo sentiti nei giorni seguenti.
Posato il telefono le presi la testa con entrambe le mani e le intimai di non fermarsi, cosa che non aveva intenzione di fare a prescindere dal mio volere. Un pompino, delicato, con una maestria da vera professionista, doveva averne fatti parecchi, malgrado la sua giovanissima età.
Passava dalla cappella all'asta di continuo, fin giù ai coglioni gonfi che sbucavano dalla patta della tuta, durò un eternità o un secondo, non riuscii a mettere a fuoco il tempo trascorso, fino a quando esplosi nella sua bocca. La mandò giù fino all'ultima goccia, pulendo i il cazzo così bene che neanche un kleenex avrebbe potuto fare un lavoro migliore.
Alla fine mi rimise il cazzo negli slip, chiuse i bottoni ed ingollo' l'ultima goccia di caffè che si era lasciata nella tazzina.
- ci facciamo una paglia e poi torni al lavoro altrimenti Mino pensa male - e scoppiò a ridere.
Mentre ci fumavamo la sigaretta parlammo di quel che era successo, mi disse che aveva un debole per le tute da lavoro e che era da parecchio che non beveva un caffè con lo sbroffo.
Al mio sguardo interrogativo rispose con - sborra - semplicemente, e fece un altra fragorosa risata.
-Tornerai domani? Ci facciamo un altro caffè noi due.
- assolutamente si, devo trovare il modo di smarcarmi da Mino, ma si. E il bimbo?
- dalle 10 in poi in genere lo tiene mia madre, se vedi le tende chiuse significa che sono sola - fu la sua risposta
Tornato al lavoro Mino mi fece 1000 domande su cosa avessi fatto, se avessi risolto il problema, sul fatto che ero stato via un secolo (che controbattei con la difficoltà di parlare con lo zio oberato dal lavoro), e non ultimo sul fatto che Eli fosse una gran bella fighetta.
- ma è una ragazzina - gli dissi io - è piccola per me figurati per te che sei ormai un trentenne (sigh,  trent'anni!!).
L'indomani, quando ci trovammo come tutte le mattine ormai a bere il caffè Eli fece finta di niente e fu amichevole con entrambi come sempre, ma nulla di più. Io invece la guardavo ed al pensiero del giorno prima, quando ci diede il caffè, mi sentii il sangue salire al cervello e poi alla patta dei pantaloni.
- più tardi mio zio mi farà sapere, ti faccio un cenno, vieni e ti spiego - disse Eli con un grande sorriso. Ci congedammo ringraziando.
Fu davvero complicato nasconderlo e, quando ci ritrovammo in ascensore il mio amico me lo fece notare - ma, ti è venuto duro? - mi disse.
- spero che Eli non si sia accorta, altrimenti, che figura di merda - affrettai a rispondere - colpa di Arianna, mia moglie, mi ha fatto eccitare a morte prima di uscire ed ora alla prima fighetta che ho visto, LUI, ha fatto di testa sua.
Mino si mise a ridere e pensai l'avesse bevuta.
Verso le 10'30 guardai fuori dalla finestra e notai le tende chiuse, era il mio segnale.
- Mino guarda che Eli mi ha fatto cenno di andare, vengo subito - dissi
Scesi le scale a quattro gradini la volta, non volevo aspettare neanche l'ascensore. Per tutto il tempo che ero stato al lavoro, il solo pensiero andava a lei, a quanto era eccitante ed a quanto ero eccitato.
Citofonai e salii su al piano, nell'ascensore sentivo il mio pene urlare di desiderio e le vene scoppiarmi alle tempie. Ero letteralmente ingrifato, avrei scopato anche un porcospino, ma stavo per avere lei.
Mi apri la porta, ancora con quel tubino corto e la camicetta leggera, entrai e mi affrettati a baciarla, aveva una bocca calda ed umida, la sua saliva sapeva di fragola e la pelle profumata di talco. Dopo un bacio appassionato, durante il quale avrei voluto mangiarla tutta, si rivolse a me con fare dolce ed aggraziato.
- il nostro caffè sta uscendo, aspettami in soggiorno -
Andai in soggiorno a sedere sul divano, e dopo qualche minuto che mi sembrò interminabile, venne da me.
Aveva un vassoio in mano con tazzine e zuccheriera, ma era completamente nuda, i seni piccoli come avevo già visto il giorno prima, sembrava una bambolina, aggraziata, non più alta di un metro e sessanta e molto magra ma ben fatta. I riccioli biondi della capigliatura facevano il paio con i peli pubici, biondi anch'essi e radi.
Quando entrò rimasi a guardarla e feci un piccolo fischio di ammirazione, lei fiera e felice di essere apprezzata girò lentamente su se stessa ed appoggiò il vassoio sul basso tavolino del soggiorno, e, chinandosi, mise in mostra un bellissimo e rotondo culetto bianco latte, e, in quella posizione prona, anche il delizioso fiore rosa che faceva capolino. Non appena ebbe posato il vassoio allungai le braccia e la attirai a me facendola finire sulle mie ginocchia, le cinsi la vita, e le diedi un bacio appassionato dentro il quale avrei voluto perdermi per sempre.
A BREVE LA SECONDA PARTE



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