Gli occhi della Medusa(7)-Il lascito delle Esperidi

Scritto da , il 2019-10-08, genere pulp

Gli Occhi della Medusa (7)-Il lascito delle Esperidi

I-Muro di sabbia-
Valerio.

Uno Stealth nero lanciato quasi a mach 5. Steno è alla cloche di guida. Meda le è a fianco. Dietro ci sono io stretto tra Celeno e Aello. Corsi è rimasto a terra, per dar modo di far salire me e mi ha consegnato una pistola “Vedi di non sparati ai piedi” si era raccomandato
Davanti a noi, un immenso muro vorticante di sabbia “Porco cazzo” esclamo. E mi pento di avere richiesto di seguirle in quella folle impresa
Il viaggio sull’aereo è stato meno traumatico. Schiacciato nel vano portabagagli insieme alle due arpie, mi hanno fatto dimenticare un po'’ di tensione strusciandosi addosso a me. Lo charme dello Stalimbeni funziona bene anche sotto stress. Mi sono lasciato baciare, leccare, masturbare, scopare.
E la mia mente che faceva fatica a concentrarsi pensando a quanto devo essere stupido per compiere un’impresa del genere “Non preoccuparti per quando saremo laggiù” mi sussurra Cherry Red all’orecchio “Ti proteggeremo noi”
“Non ne dubito”

E mi affaccio sulla cabina di pilotaggio proprio mentre il muro di sabbia si materializza davanti a noi. Il cielo sembra una lastra d’ardesia e il deserto ha una strana colorazione luccicante, come se fosse fatto di vetro. Il muro di sabbia è gigantesco e supera tutte le mie paure “Hai paura?” chiede Meda
“No. Sono terrorizzato”
“Troppo tardi per tirarti indietro” commenta Steno
“L’hai mai fatto prima d’ora?”
“Come no? Piloto aerei militari dentro tempeste tutti i giorni. No, cazzone, è la prima volta” replica Steno con voce incazzata, mentre il muro diventa sempre più grande “Ok, ora faremo così: seguirò il flusso del vento e mi abbasserò gradualmente su di esso. Sarà come quando lanci un sasso piatto sulla superficie dell’acqua per farlo rimbalzare. Non sarà piacevole”
Ecco, ora sì che sono tranquillo “Quale il piano?” chiedo
“Reggiti” dice Meda
“Reggiti non è un piano” ribatto. Poi Steno da un colpo secco alla cloche e l’aereo si ritrova a volare in orizzontale e parallelo a quella massa vorticante di sabbia. Poi, l’impatto. Ora, non ho idea di come si sente un sasso mentre lo si lancia sull’acqua. Ma noi non eravamo sassi e sotto non c’era acqua.
Un impatto violento che mi fa sbattere contro la paratia dell’aereo. Qualcosa mi taglia e mi fa sanguinare. Le due Cherry mi afferrano e mi fanno da cuscino, avvolgendomi le loro ali e formando come un bozzolo. L’aereo prende a sobbalzare e vibrare. Il metallo si piega, urla. O forse sono io. Mi sembra di essere in un frullatore = cazzo ci sono venuto a fare qui? Che anche se sopravviviamo, giù c’è un esercito pronto a farci a pezzi =
E poi…

La città sepolta
Steno
Porco cazzo! Guarda che roba. La città perduta delle Esperidi ora tornata alla luce. Me la ricordo con le sue mura costruite dallo stesso Atlante e le torri dalla cime ingioiellate. Mi ricordo ninfe e driadi che volteggiano per le strade, nude e disinibite. Mi ricordo il grande albero che dominava la collina. E il drago scaglioso che sotto vi dormiva.
Ora solo macerie invase da sabbia e parassiti “Hai notato quel Valerio? Ha qualcosa di strano” dice Meda controllando il suo fucile d’assalto compatto
“E’ un erotomane” mi scrollo nelle spalle. Afferro un astuccio di cuoio e lo apro. Dentro, un arco in legno nero e una faretra di venti frecce “Non capisco come, una tipo Shareen Ra, o le due sorelle lì dietro, si siano lasciate attrarre da un tipo del genere”
“Non è bello e nemmeno brutto. Ma, a quel senso di attrazione fisica che.. Dopo un po'’ che sei lì a parlarci, ti viene un prurito alla fica e..” si interrompe e arrossisce un po'’, probabile che gli è venuto in mente il capitano
“Beh, a me la fica prude solo per una ragione, al momento” mi metto la faretra in spalla, saggio la corda e incocco una freccia. Torco il mio busto di novanta gradi e alzo il tiro. Scocco la freccia. Precisa e mortale, colpisce un oggetto fluttuante che si stava osservando dall’alto. L’oggetto precipita al suolo esplodendo
“Ma che cazzo era?” esclama Stalimbeni
“Un drone” risponde Meda “Addio effetto sorpresa”
“Beh, direi che l’effetto sorpresa era già compromessa da prima” indica Valerio il relitto dello Stealth
“Allora si procede” dico decisa “Valerio..”
“Sì, lo so, resto indietro”
Gli porgo una fialetta con un liquido scuro dentro “Bevila, se non vuoi trasformarti in una statua di pietra”
Tutto d’un fiato la beve: “Dio che schifo, sembra sciacquatura di piatti filtrati da un calzino
“Per tre ore sei a posto”
“Peccato che non mi renda anche antiproiettile” commenta lui andando loro dietro. Scommetto che si sta pentendo di aver insistito a seguirci

L’Atlante
Medusa.
Un tempo doveva essere una città grande. Chissà com’era la vita in quei tempi. Lavoro, fatica, amori. Tutti ridotti a scheletri sgretolati. Percorro un labirinto di stretti vicoli e, ancora una volta, mi domando cosa ci faccio qui. Cosa mi ha spinto ad impormi a venire in questo cazzo di posto, in compagnia di creature che, da sole bastano a spazzare via questi rinnovati templari. Io, umile giornalista di periferia e amatore provetto, ora armato di una pistola come in un fottuto videogioco.
Mi sono fatto le ossa sulle piattaforme degli sparatutti. Maneggio una cloche da playstation, con la stessa perizia con cui mi masturbo nelle serate fiacche. Ora vivo una situazione vera dove si muore davvero.
E ancora volta io mi chiedo: = A cosa cazzo pensavo quando ho insistito a venire qui? =
Il vento si alza e solleva la sabbia. Mi accorgo che il muro di sabbia ha smesso di vorticare e si sta disperdendo. Brutto segno. Ora, la visibilità è scarsa e le sagome si fanno incerte. Dove sono le altre?
Inciampo in qualcosa. Abbasso lo sguardo e vedo un corpo di un armato con una freccia conficcata nel collo. Poco più avanti, altri due armati, massacrati, con le viscere esposte. “Oh, cazzo” sento qualcosa che mi risale dallo stomaco. Respiro profondo, non troppo perché, la cazzo di tempesta di sabbia sta diventando invadente.
Spari nella sabbia. Urla. Rumori di qualcosa che si spezza. Mi viene male a pensare al triste Destino di quegli incauti ma, non mi spiace neanche un po'’, dal momento che hanno cercato di farci la festa.
Seguo le tracce di corpi sventrati come un oscuro e perverso Pollicino.La tempesta di sabbia cresce di intensità
Poi, il labirinto di cunicoli polverosi finisce e mi ritrovo in quello che doveva essere la piazza della città. Al centro un obelisco in legno annerito, sulla cui punta giace infilzato uno degli armati. Da come è sistemato, si direbbe che una delle arpie lo abbia preso, sollevato in aria e lasciato cadere.
La tempesta di sabbia aumenta. Dannazione. Visibilità scarsa. Vaghe forme nella nebbia di sabbia. Non posso sparare senza correre il rischio di colpire uno dei miei alleati. Visibilità 9 metri. Un armato si materializza e mi vede. Reagisce con un secondo di ritardo. Ma io, con la provata esperienza di giocatore Play, sono più veloce e gli scarico contro quattro proiettili. L’armato barcolla ma non crolla. Nemmeno una gocci di sangue sulla sua blusa. Merda: giubbotto antiproiettile.
Mi abbasso dietro il macabro obelisco, mentre quello punta la sua arma e colpisce una gamba del cadavere. Afferrò l’arma dell’armato e la faccio mia. Punto e clicco. Un tuono che squarcia l’aria, la spalla che sembra volere uscite di sede. L’armato viene strappato all’indietro in una nube scarlatta. Cazzo! Un altro click e divento monco. Butto l’arma a terra e recupero la pistola. Ne recupero altre due dall’armato infilzato. Il vento e le urla degli altri armati, mi accompagnano nella mia fuga. Ma dove cazzo penso di andare?

Mi ritrovo in quello che doveva essere il tempio della città. Una cattedrale con due navate laterali dalle alte colonne in marmo. Lungo le pareti, raffigurazioni divine. In fondo un altare sovrastato da una gigantesca statua bianca, un gigante che sorregge il soffitto del tempio. Il soffitto raffigura la volta celeste.
Una serie di sibili riempie l’aria. Sibili e qualcosa che assomiglia a dei sonagli. Merda. So cosa produce quel suono e mi vengono i sudori freddi. Ancora una volta mi do dello scemo per essere venuto fino a qui, invece di stare a casa con il cazzo nella bocca di Roberta.
“Colui che sulle spalle regge il cielo” sibila una voce. La mano si stringe più convulsa sul calcio della pistola “Il titano padre delle Esperidi che fu poi tramutato in montagna” un fruscio, qualcosa che mi solletica il collo. = Non ti voltare, non ti voltare, non ti voltare = La coda dell’occhio percepisce un movimento alla mia destra. La figura di una donna dal fisico possente, dalla pelle verdastra e i capelli che sono vipere smeraldine “Tramutato dallo stesso individuo che ha ucciso il kraken e ucciso me” una mano artigliata mi afferra il mento e fa girare la testa verso di lei. Sibila, una lingua biforcuta mi colpisce al volto. Le sue pupille sono gialle come pozze di zolfo. Sento una botta allo stomaco che mi fa barcollare. Scosto la mano e indietreggio, soffocando un conato di vomito “Uh, la pozione anti riflesso” snuda i denti, simili a zanne “Ma non ti servirà a nulla”
Le punto la pistola contro “Con questa ti posso fare male” minaccio
Lei ride. Con un movimento slaccia le spalline della sua veste e lascia cadere a terra rimanendo nuda. Tette grandi, fianchi da cavalla indomabile e un taglio tra le gambe che avrebbe ingoiato il sesso di un elefante. “Lascia perdere quella tua arma” mi dice “Lasciala cadere a terra”
Non cosa mi prende, un torpore innaturale che mi fa abbassare il braccio. Poi, le dita si aprono e la pistola cade a terra. Mi sento.. Mi sento inerme..
Lei si avvicina, preme il suo corpo nudo su di me. Le sue dita artigliate fanno saltare i bottoni della camicia. Mi lacera la canottiera. Mi leva i pantaloni, si struscia su di me come un serpente. La sua lingua è una moltitudine di aghi affilati.
Via anche i boxer. Resto nudo con il cazzo esposto e la possibilità di non fare nulla.
Le passa la mano sinistra sui miei testicoli, sull’asta rigida. La lingua biforcuta saetta e finisce sulla cappella. Brucia e il dolore mi si pianta nel cervello.
“Dove sono le mie care sorelle?”
“Non lo so” dico con una certa fatica
“Menti” un dolore più acuto mi toglie dal mio torpore e cadere in ginocchio, le mani premute sui coglioni. Bestemmio e insulto
“Medusa!” urla qualcuno “Che diavolo? Ehi. E’ proprio vero che, chi non muore si rivede” voce fastidiosa. La riconosco come quella di Gianangelo “Come diavolo fai ad essere ancora vivo?”
“Cosa vuoi?” sibila Medusa
“Antineo ti vuole, mia Signora. Sta per aprire le porte”
Sibila ancora di più “Peccato, avrei voluto giocare con te ancora un po'’” le sue unghie scivolano sulla mia pelle fino all’ombelico e più giù, stuzzicando il sesso esposto “Ci saremo divertiti io e te” mi graffia il cazzo, urlo, sento il sangue che cola. Porca troia. Lo urlo “Porca troia” non oso muovermi. Lei si alza e si riveste. Mi rialzo. Gianangelo è a tre metri da me insieme a quattro armati, armi spianate “Antineo ha ragione: tu sei come una spina nel culo” mi punta contro la sua 44 magnum “Quella bomba ha disintegrato il museo. Perché tu vivi ancora?”
“Dov’è Akim?” chiedo rimanendo in ginocchio
“Il sacerdote?” ride “Non è più un nostro problema”
Mi viene un groppo in gola “Lo avete ucciso?”
“Beh, se non lo è ancora, poco ci manca” ride “E tu gli andrai dietro”
“Credi che sia venuto solo?” mi faccio più spavaldo “Pensi che sia giunto sino qui, attraverso questo mucchio di pietra, spazzando via i tuoi armati?”
“Lo so che sei insieme a qualcuno ma, quel qualcuno è troppo impegnato ora, per arrivare in tempo a salvarti”
“Dimmi, cosa speri di ottenere da tutto ciò? Antineo non dividerà con nessuno quello che troverà nel giardino delle Esperidi”
“Non dire scemenze. Ci sarà abbastanza oro da accontentare tutti quanti”
“Oro” rido “Credi ci sia oro là dietro?”
Lui s’incazza “Mi stai facendo perdere tempo, scribacchino del cazzo. Una volta che avremo finito qui, tornerò in Italia e andrò a trovare quella tua troia succhia cazzi. Prima me la sbatto un po'’, poi le stacco la testa e la butto ai porci” alza il revolver “E ora, addio”
Chiudo gli occhi e attendo l’inevitabile.
Spari. Numerosi. Non ho sentito dolore. Una voce mi grida “Sei un coglione” apro gli occhi “Ti avevo detto di rimanere dietro?”
“Steno” mi alzo in piedi felice. Quattro armati sono a terra immersi nel loro sangue. Meda a pochi passi che calcia le loro armi lontane. A terra non c’è Gianangelo ma una scia di sangue che prosegue fino ad un portone sul retro di Atlante. La viscida lumaca ha lasciato la sua scia
“Coglione”
“Sì, c’era troppa sabbia e non si vedeva niente” mi giustifico “Tua sorella è andata da Antineo”
“Rivestiti e rimani qui” dice proseguendo verso l’Atlante di pietra
Dietro di me, giungono anche le due arpie. Le sento premuroso, mi abbracciano “Perché non ci hai aspettate?” dice Cherry Blue
Mi rivesto. La mia stupidità mi fa aprire bocca “Devo andare dietro a loro”
“Troppo pericoloso” mi trattiene Cherry Red
“No, se ci siete anche voi” rispondo
“Va bene. Ma tu..”
“Sto dietro, sì”

Steno
Il lascito delle Esperidi

Coglione di un Valerio. A momenti si fa ammazzare da quell’altro coglione di Gianangelo. E si è fatto infinocchiare da Medusa. E però, devo dire che la nomea di quel giornalista, non è gonfiata. Ho visto cazzi migliori ma, un pensierino ce lo farei. Cazzo, Meda ha ragione: quel Valerio ha qualcosa che ti fa grattare la fica come un fottuto Adone.
E io, in passato, di pruriti alla fica ne ho avuti ma, erano da associare a personaggi che, in qualche modo, erano collegati a divinità o semi divinità. E lui.. Non è di certo una Divinità ma, neanche qualcosa di semi divino.
Sono sulla soglia di una grande stanza. Una bagliore dorato riverbera nel buio. Guardo Meda. Lei annuisce una volta. Proseguo, Eagle in pugno. Meda mi segue.
Il riverbero è una cosa incredibile che non mi spiego totalmente. Pulviscolo dorato che resta sospeso nell’aria, con il disegno di un drago al suo interno. A terra, in ginocchio, le braccia levate al cielo, Gianangelo, ride come un demente, ricoperto d’oro “Oro! Oro! Ho trovato l’oro” il suo fianco destro è uno squarcio scarlatto che stilla sangue. Il punto dove l’ho colpito quando stava per sparare a Valerio.
Guardo Meda. Lei prosegue, pistola puntata e intima “Getta l’arma Gianangelo”
Lui continua a ridere “Oro! Lo vedete? Lo si respira! Oro” la sua faccia è una maschera rossa e gialla. Tossisce “Sono ricco! Ricco” tossisce, sputa sangue. LA pistola che cade. Respira a fatica “Oro..” si porta le mani alla gola “Aiuto.. non respiro..”
Alzo lo sguardo al soffitto. C’è il dipinto di un cielo stellato dove spicca la costellazione del drago. LAdone, l’antico guardiano del Giardino delle Esperidi, si stava divorando l’anima dell’avido Gianangelo “Passa ai lati, è meglio” dico a Meda strisciando lungo le pareti della stanza
“Povero bastardo” commenta Meda “L’avidità, rende ciechi”
Oltrepassiamo la stanza e ci avviamo lungo un corridoio scavato nella roccia, fino ad un’altra stanza dominata da un grande portone di pietra. Incisa nella pietra, in rilevo, l’albero dei pomi d’oro delle Esperidi.
Un urlo, un NO prolungato. Disperazione, rabbia, delusione. Entriamo, armi spianate. Una stanza enrome, scaffali altissimi ricolmi di libri e pergamene. A terra altri mobili, altri libri. Antineo afferra, butta al rinfusa. Come un pazzo rovista tra quei tomi in cerca di quel tesoro che tanto ha agognato.
Medusa, in disparte, osserva con aria indifferente quell’incredibile massa di libri “Benvenuta sorella” saluta “Ti unisci anche tu al club dei cuori infranti?”
“Non sembri sorpresa da quello che vedi”
“Ho sempre saputo che le Esperidi non erano ricche” si stringe nelle spalle “L’unico oro che avevano erano i pomi”
Un fruscio alle mie spalle. Mi giro: Valerio Stalimbeni con Aello e Celano. E figurati se fa quello che gli dico “Una biblioteca” esclama meravigliato “Ci saranno migliaia di volumi qui dentro”
“Secoli di storia. Il lascito delle Esperidi” commenta Meda
“Ma, l’oro? I pomi d’oro del giardino?” chiede Valerio
“I pomi erano quelli che avevamo noi e abbiamo passato ad Akim” rispondo “Il resto dell’oro.. beh, lo avete visto venendo qui. Gianangelo lo avrà tutto per sé, nell’Eternità”
“No! No!No!No!No!” stava urlando Antineo. Lamentoso, piangente
“Tutto questo tempo” lo canzono “E non avere nulla”
“Tu sai dov’è l’oro!” mi urla contro “Dov’è nascosto”
“Non esiste nessun oro. Quello che ha respirato il tuo compare Gianangelo Chevalier, è l’unico sopravvissuto. Il resto è tutto intorno a te. Il tesoro inimmaginabile, Antineo, è la Conoscenza dell’Uomo”
“Quindi, adesso che succede?” chiede Valerio
“Ce ne andiamo” mi stringo nelle spalle “Medusa?”
“Sarò vostra prigioniera?”
“L’alternativa è rimanere con lui qui”
“Vengo con voi” dice rassegnata la Medusa
“Aspetta e Antineo?” chiede Valerio
“Ho una grande tentazione di lasciarlo qui” rispondo guardando Meda “MA, credo che ci siauna persona che vorrebbe farci due chiacchiere”
“E alla biblioteca?” chiede Aello
“Una volta che ce ne saremo andati, il deserto si riprenderà ciò che è suo”
Ci allontaniamo, con un grande senso di vuoto che ci grava sulle spalle. Via dal Giardino delle Esperidi e il suo tesoro di conoscenza. Via dalla statua d’oro di Gianangelo. Via dall’Atlante che sorregge il soffitto del tempio. Via dai cadaveri degli armati sparsi per le rovine della città: “Akim” dice Valerio “Gianangelo ha detto che è..”
“Non credo” rispondo indicando il cielo notturno. Una fenice sta scomparendo nella notte stellata “Sentiremo ancora parlare di loro”
“Come ritorniamo a casa?”
“I loro SUV sono intatti” risponde Meda
“Io viaggio con mia sorella” dico “Io e lei abbiamo un po'’ di cose da dirci”
“Allora noi prendiamo l’altro. Il minchione sta dietro insieme ad Aello e Celena” dice Valerio “Un fiato e loro ti strapperanno la lingua partendo dal culo”
Antineo si limita a fissarlo con odio. Mi avvicino a Valerio e gli sussurro all’orecchio “Sei stato una mezza palla al piede. Valerio Stalimbeni, quando avrò concluso tutto quanto, non mi dispiacerebbe fare un giro con te”
“Per giro intendi..” lascia il sottinteso
“Intendo” taglio corto trascinando Medusa con me

Il ritorno
Valerio
“Quindi, ora che succede?” chiedo a Meda una volta saliti in auto “Cosa ne sarà di Medusa? O di Antineo?”
“Potresti lasciarlo alle nostre amorevoli cure” ride Cherry Blue facendogli passare un’unghia sulla guancia
“Assaggiargli le viscere, bere il suo sangue” aggiunge Cherry Red
“Staccargli la testa” commenta Meda
“Arrivare a distruggere un museo, Antineo. A tanto la tua brama di raggiungere il tuo scopo? A cosa ti è servito? A nulla”
“Medusa” mormora Antineo “Una magnifica creatura. Lei mi amava. E io amavo lei”
“Illusioni, Antineo. Ti ha usato. Eri solo il suo pupazzo”
“No, lei mi amava.. Mi ama” ha la voce rotta, prossima al pianto “Quando giunsi sull’isola, io fui l’unico ad essere risparmiato. Lei disse che, aveva visto qualcosa in me”
“Sì, il mezzo per fuggire dall’isola, lontano dal controllo delle sorelle” dico
“La prima volta su quello scoglio, come hai fatto a sopravvivere?” chiede Meda
“Mi sono aggrappato con la forza della disperazione. Mentre i pezzi del kraken crollavano attorno a me, io mi sono aggrappato e riparato sotto una cengia, in attesa che tutto finisse. E quella volta a Gerusalemme.. Sotto c’era un fiume. Mi ruppi una gamba e un braccio. Mi lasciai trascinare dalla corrente e fui trovato da una famiglia di pastori”
“Avrei dovuto staccarti la testa” commenta Meda
“Cosa ne sarà di Medusa?” chiedo
“LA porteremo con noi a Golgotha Falls. Insieme a lui. Sarà un Tribunale a decidere. Non un Tribunale qualsiasi” risponde Meda
“Questa storia mi ha lasciato un vuoto di smarrimento” commento
“Sei rimasto deluso anche tu, Valerio? Credevi anche tu che le Esperidi fossero le custodi di un favoloso tesoro fatto di oro e gioielli?”
“Beh, non so”
“Tornerai nella tua città, dalla tua ragazza, dal tuo lavoro. Questa storia scivolerà addosso a te e te la lascerai alle spalle. Continuerai a scrivere di storie strane, incontrerai Esseri leggendari e, magari, ci farai anche sesso. Forse ci rivedremo ancora. O forse mai più. Chi può dirlo. In questi ultimi mesi ho sentito che tu hai sviluppato un certo magnetismo per le storie come questa che abbiamo appena vissuto.. e che, susciti una strana attrazione verso le femmine che incrociano il tuo cammino”
“Anche tu ti senti attratta?”
“In un certo senso, sì” dice dopo un po'’ “MA, non metterti in testa strane idee. Ho chi mi aspetta oltre Oceano e, in secoli di unione, non l’ho mai tradito. Però, una domanda te la faccio Valerio: chi sei tu veramente?”

= Fine parte 7 =

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