Legami di famiglia - 8 -

Scritto da , il 2019-10-07, genere dominazione

Marco si infilò il telefono tra la spalla e l'orecchio e aprì la porta di casa.
"Le tue parole ti fanno onore, non tutti ragionano così", stava continuando Lorenzo dall'altra parte.
Per un attimo pensò di indicare alla sorella dove andare da sola, per gustarsi la vista di lei che avanzava a  quattro zampe. Poi,. però, si rese conto che tirarla per i capelli sentendo i suoi gemiti era assolutamente più eccitante. Anzi, quasi sicuramente l'avrebbe fatto più spesso. Diede un tirone più forte, Sofia gridò. aggrappandosi con entrambe le mani al braccio del fratello, nella speranza di cercare un po' di sollievo da quella tortura.
"Ahia, mi sa che questa volta la piccola l'ha combinata grossa", Marco cercò di prevenire l'interesse per il suo nuovo amico verso quel grido. Chissà, magari un giorno avrebbe introdotto Lorenzo alla schiavitù di sua sorella, ma non era ancora pronto. Prima voleva gustarsela per bene lui. Poi abbassò lo sguardo sulla Sofia e le riservò uno sguardo spietato, il più furioso che riuscì a fare.
"Deve essere una peste quella bambina."
"Lo è, fidati. Penso che in questi giorni sia ammalata, è sempre a casa. Credo sia per quello che sia così irrequieta."
"Molto facile."
"Aspettami qui un attimo dai, sento Sofia come sta."
"Grazie mille, aspetto qui."
"Arrivo subito."
Marco bloccò il microfono e posò il telefono sul mobile accanto all'ingresso. Quando si girò verso Sofia provò un certo piacere, puramente sessuale, nel vederla farsi piccola piccola e provare ad arretrare lontano da lui.
"Marco... ti prego..."
"Ricominciamo?"
Sofia sbiancò.
"Scusa... scuami padrone..."
Marco si avvicinò alla sorellla, l'afferrò di nuovo per i capelli e la costrinse a piegare la testa indietro. Vederle quella smorfia di dolore e sofferenza sul viso provocò in Marco una piacevole erezione.
"Per prima cosa, voglio che ti sia chiaro che, da ora in avanti, ogni volta che non mi chiamerai padrone, ti darò dieci frustate. Sono stato gentile con te fino adesso, ma vedo che non vuoi capire il tuo ruolo di nullità e quindi mi vedo costretto a usare la maniere forti."
"Scusami... padrone, ti prego di scusarmi."
"Questa è l'ultima volta."
"Sì padrone..."
"Come si dice?"
Sofia tremò e sgranò gli occhi terrorizzata. Era chiaro che quella domanda l'aveva colta alla sprovvista e aveva paura di dare la risposta sbagliata.
"Gr... grazie?"
Marco annuì soddisfatto. Portò il viso vicino al suo collo, ne annusò l'odore. A lavare la moto aveva sudato, ma aveva ancora addosso il suo profumo alla vaniglia. Posò le labbra sulla pelle morbida della sorella e restò un momento in quella posizione, godendosi quel semplice contatto. La sentì tremare. In quel momento avrebbe voluto stringerla tra le braccia, coccolarla e rassicurarla che sarebbe andato tutto bene.
Sempre che lei fosse stata obbidiente, s'intende.
Moriva dalla voglia di possederla.
Quante volte se l'era sognata la notte? Quante volte si era masturbato pensando alle sue cosce, alle sue tette, alla sua figa? Erano anni che lo faceva, impossibile tenere il conto degli orgasmi che le aveva dedicato
Presto.
Presto si sarebbe preso la sua intimità.
Presto l'avrebbe scopata.
Presto tutti quegli orgasmi solitari sarebbero stati ripagati.
E sarebbe stato un momento meraviglioso. Che non aveva alcuna intenzione di sprecare o affrontare alla leggera.
No.
Il momento in cui, finalmente, avrebbe scopato Sofia, quella gran stronza di sua sorella ormai sottomessa, doveva essere un momento magico.
Sospirò a fondo pregustando l'istante in cui sarebbe scivolato dentro la carne morbida e tenera della sorella.
Si rialzò. La guardò dall'alto in basso. Era sconvolta. Sexy e provoncante. Senza farsi scrupoli si massaggiò il cazzo eretto davanti alla sorella che non riuscì  non abbassare lo sguardo. Si lasciò andare a un ghigno malefico pensando di farselo massaggiare da lei, ma prima doveva risolvere la faccenda di Lorenzo.
"Ora, schiava, ascoltami. Ti passerò Lorenzo. Voglio che con lui ti dimostri carina, gentile e disponibile. Voglio che ti ricordi che sei la mia schiava, che non puoi prendere libere decisioni e che la tua volontà mi appartiene. Voglio che non prendi nessun impegno per vedervi, ma gli dirai che non stai bene, che ti piacerebbe, ma non sei sicura di riuscire a uscire questa sera. Resta sul vago, gli farai sapere nel pomeriggio. Sono stato chiaro?"
Soffia annuì con il capo.
"Sì padrone."
"Me lo auguro."
Si portò nel centro della sala e spostò il tavolino da una parte. Poi tornò dalla sorella, l'afferrò di nuovo per i capelli e la trascinò nel mezzo del grande tappeto. Sofia crollò su se stessa, stanca, provata e disperata per la situazione in cui si era venuta a trovare.
Marco recuperò il telefono, si portò di fronte alla sorella e, senza distoglierle lo sguardo da lei, sbollò il microfono.
"Lorenzo?"
"Certo tua sorella si fa desiderare..."
"Cosa vuoi che ti dica... fa la figa. E, come tutte le fighe, si fa desiderare."
Lorenzo rise.
"Te la passo. Io ti saluto qui."
"Grazie Marco, sei stato gentilissimo."
"Ma figurati! Tu tratta bene mia sorella, altrimenti lo sai, dovrò venire a prenderti", lo disse ridendo, riservando uno sguardo a Sofia che era più che esplicativo.
"Puoi stare tranquillo!"
Marco passò il telefono a Sofia, ancora per terra. In silenzio si alzò e iniziò a camminarle attorno.

E ora?
Sofia inizò a parlare con Lorenzo rispondendo a poco più che monosillabi. Aveva le guance rosse e Marco, che la conosceva bene, sapeva che quel suo comportamento era dovuto al fatto dal sentirsi in difficoltà. Ed era davvero eccitante vederla così timida e sottomessa, timorosa di dire una sola parola sbagliata, al telefono con il ragazzo che le piaceva.
"Sì... ieri sera ho bevuto un po' troppo..."
Marco ghignò a sentirla dire così. Viste le condizioni in cui era rientrata aveva decisamente esagerato.
"Io... io... io non pensavo di aver bevuto così tanto e...."
Lo sguardo di Sofia non lo perdeva di vista un istante. In quel momento Marco capì che questa cosa non andava bene e andava corretta. Si fermò alle spalle della sorella e le accarezzò i capelli. Al primo contatto la sentì sobbalzare. Fu sorpreso di quanto lo potesse eccitare ogni minima manifestazione di paura da parte di Sofia. Doveva essere la consapevolezza di avere potere su un'altra persona, non aveva dubbi. Quanto avrebbe potuto esercitare quel potere? Fino a che punto si sarebbe potuto spingere senza che sua sorella osasse davvero ribellarsi? Perché, per quanto Marco la volesse tenere in pugno, era certo che, se avesse esagerato, lei si sarebbe ribellata. Non poteva essere davvero così sottomessa da sopportare qualsiasi cosa. No, doveva avere un punto di rottura. Per ora, tuttavia, l'avrebbe usata a suo piacimento.
Lorenzo stava parlando. Le stava raccontando un episodio della festa, che a Marco non poteva interessare minimamente. Aveva altro in mente. Le accarezzò ancora una volta i capelli, fino alla base del collo, per poi risalire, lasciando che gli scivolassero tra le dita. Nel frattempo si abbassò e portò le labbra accanto all'altro orecchio, così che le potesse parlare senza che Lorenzo potesse sentire.
"Che sei figa lo sai. Lo so. Lo sappiamo tutti. Sei una figa da paura e ti comporti di conseguenza, senza far nulla per evitare di farlo venire a tutti."
Le dita di Marco scivolarono fino alla fronte, si fermarono un istante e iniziarono a tornare indietro. Sofia tremava.
"Hai usato questo tuo potere per anni contro di me."
La mano di Marco arrivò sulla nuca di Sofia e le fece, per un attimo, un leggero massaggio. Poi strinse. Forte. Sofia si irrigidì e aprì la bocca. Senza volere le scappò uno strano gemito.
"Ora lo userò io contro di te."
Lorenzo disse qualcosa. Marco non capì, ma dall'intonazione doveva essere una domanda. Sofia non aveva il coraggio di parlare.
"Rispondigli, forza."
La sentì deglutire a fatica.
"Scusa... io... io non sto bene..."
Marco allentò la presa. Sentiva il cazzo terribilmente duro e pensò che scoparsi la sorella mentre era al telefono con il ragazzo che le piaceva tanto sarebbe stata un'esperienza da non sottovalutare. Mentre si abbandonava a quel pensiero si limitò ad accarezzare gentilmente la schiena di Sofia. La verità è che voleva farle troppe cose e non sapeva da dove iniziare.
"Ho bevuto troppo... non sono abituata a bere... no... no... non mi è ancora passata..."
Si alzò, si portò davanti alla sorella e si sedette. Sofia lo guardò terrorizzata e le fece capire di mettere il vivavoce. Lei lo guardò con fare supplichevole, ma Marco fu irremmobibile. Con la mano che le tremava, Sofia obbedì.
"Dovremmo fare un'altra festa...", stava dicendo Lorenzo.
"Io non credo che...", Sofia stava per rispondere, ma Marco le ricordò, senza farsi sentire al telefono, di restare carina e disponibile. Si fermò, incapace di continuare.
"Cosa non credi?", continuò Lorenzo vedendo che lei si era fermata.
"Credo che... voglio dire..."
Sofia era in crisi. Visibilmente in crisi. E Marco ne stava traendo un piacere immenso. Le afferrò i bordi della maglietta e iniziò ad alzarla. Lo guardò implorante e accennando un no con un movimento della testa.
"Sofia?", la richiamò Lorenzo, "tutto bene?"
"Sì... no... no..."
Gli ultimi no erano rivolti al fratello che non si era fermato e ormai le aveva scoperto le tette. Giovani, sode tette. Marco le fece cenno di alzare le braccia.
"Senti.. se vuoi vengo a vedere come stai."
Ci fu un attimo di gelo. Tra Lorenzo e Marco Sofia non capiva più nulla. Lacrime iniziarono a rigarle le guance.
"No... ti prego... non voglio che... mi vedi in queste condizioni..."
Marco la guardò con disappunto.
"D'accordo, come preferisci", rispose Lorenzo.
"Alza le braccia e scusati", le disse Marco con il solo movimento delle labbra.
Sofia sospirò a fondo. Alzò le braccia, lasciò che suo fratello la spogliasse e abbassò lo sguardo.
"Scusami."
"Come?", disse Lorenzo.
"Scusami se non sto bene. Scusami se ho bevuto troppo. Scusami..."
Marco le prese il mento tra le dita e la obbligò a guardala.
"Scusami se sono stata così stupida", mimò coi labiali.
Sofia non distolse lo sguardo ma aveva gli occhi della sofferenza. Piangeva.
"Scusami Lorenzo... se sono stata così... stupida..."
Sentirglielo dire mandò Marco in paradiso. Seguì un attimo di silenzio.
"Stupida?"
Sofia deglutì e guardò il fratello, seguendone le istruzioni.
"Per aver bevuto troppo ieri e per essere stata... scortese poco fa."
Silenzio. Era chiaro che Lorenzo non si aspettava scuse del genere.
"Per ieri sera... figurati. Anzi, sei stata... interessante."
"Interessante?"
Ormai era Marco a parlare, ma con la voce rassegnata di Sofia.
"Non ti ricordi?"
Sofia stava per rispondere di sì, ma Marco le impose di dire di no.
"No..."
"Un vero peccato... magari ne parliamo stasera?"
Sofia guardò il fratello con sguardo supplichevole. Finalmente aveva la possibilità di uscire con il ragazzo che le piaceva...
Marco tirò fuori il telefono, scrisse veloce e le mostrò il display. Le venne il magone.
"Io... non lo so... non sto tanto bene..."
"Ci credo. Beh, che ne dici se ci sentiamo più tardi e vediamo come stai?"
Silvia rispose dopo un breve sguardo al fratello.
"Sì, va bene."
"Molto bene, allora a più tardi. Cerca di riprenderti!"
"Certo... ci provo..."
Marco allungò una mano e chiuse la comunicazione.
"Molto bene sorellina, sei stata brava. Ti confesso che avevo paura mi combinassi un guaio al telefono, invece sei stata davvero brava."
"Grazie... padrone..."
La voce le tremava.
Marco si alzò e andò a mettersi comodo su una poltrona.
"A Lorenzo penseremo più tardi. Dopo pranzo ho un impegno. Indovina un po'? Vado a recuperare un po' di foto di te che fai la zoccola alla festa."
"Perché..."
Marco la guardò senza capire.
"Perché mi fai questo?"
"Te l'ho detto. Hai fatto la stronza con me per anni. E ora voglio ripagarti il male che mi hai fatto con gli interessi. Voglio vederti in ginocchio, voglio vederti spezzata, voglio fare di te tutto quello che avrò voglia di fare. E più mi farai arrabbiare più avrò voglia di farti male. Se proverai a dire o fare qualcosa contro la mia volontà o a chiedere aiuto a qualcuno... io ti rovinerò. Documenterò ogni tua degradazione, così che tu sia ben conscia di cosa rischi se proverai a far parola di noi a chiunque. Mi sono spiegato?"
"Sì..."
"La tua vita mi appartiene. Non andrai neanche al bagno senza il mio permesso. Non ti metterai nemmeno a dormire se io non sarò d'accordo. Se ti dirò di non respirare tu resterai con il fiato sospeso. D'altra parte, se io ti dirò di pisciare, tu la dovrai fare. Non importa dove e con chi saremo. Tu ti metterai a cuccia e la farai. Tu non hai più volontà."
Sofia aveva le guance rigate dalle lacrime. Tremava.
"Ti prego... non farmi male..."
"Scherzi? Tu ti sei mai trattenuta dal tirarmi merda addosso? Hai mai preso la mia parte davanti ai vecchi? Hai mai pronunciato una sola parola in mia difesa?"
Marco si fermò e lasciò il tempo di riflettere alla sorella.
"Ti do io la risposta. No. Non hai mai fatto nulla di quanto detto. Altrettanto farò io."
Sofia si rannicchiò su se stessa senza aver il coraggio di ribattere.
"Ora, se hai finito di farmi perdere tempo, vorrei dedicarmi un po' a te."
La osservò alzare gli occhi gonfi di lacrime.
"Cosa... cosa vuoi che faccia..."
Marco la guardò sorridendo.
"Hai dimenticato una parte."
Sofia deglutì a fatica.
"Cosa vuoi che faccia... padrone?"
Marco sorrise.
"Così va molto meglio. Devi impegnarti un po' di più, mia schiava. Detto questo, come prima cosa voglio il pin del tuo telefono."
Sofia sbiancò.
"Cos..."
"No no no, così non ci siamo. E ti prego, non farmi ripetere tutto un'altra volta..."
Ci fu un attimo di silenzio. Sofia abbassò lo sguardo e parlò con un filo di voce tremante.
"Scusami padrone..."
"Sei la mia schiava. Sei una nullità. Trovo ridicolo che tu possa anche solo pensare di avere una privacy. Cominciamo con il codice del tuo telefono. Controllerò ogni tuo profilo, ogni tuo social, ogni tua mail e ogni tuo messaggio."
L'angoscia che comparve sul viso della sorella fu una pura delizia per l'ego di Marco. Sentì il cazzo gonfiarsi sotto i pantaloni.
"No... no... ti prego... no..."
Marco chiuse gli occhi e fece un respiro profondo. Nel momento in cui si alzò dalla poltrona Sofia si fece piccola piccola e cercò di arretrare. Tremava, con il terrore negli occhi. Il potere che si poteva avere su una persona era davvero inebriante, al punto che, per un attimo, Marco si sentì girare la testa. E avere la sorella stesa sul pavimento, ai suoi piedi, era qualcosa che mai aveva pensato possibile.
"Oggi sono di buon umore, ma tu stai abusando della mia pazienza. Ora dammi quel dannato codice."
"Ho il segno..."
Marco porse il telefono alla sorella.
"Mostramelo."
Quando Sofia sbloccò il display le mano le tremava così tanto che aveva dovuto ripetere il segno tre volte prima di riuscirci.
Marco sorrise pieno di sinistra soddisfazione. Si abbassò e le afferrò i capelli, costringendola a piegare il capo indietro.
"Scriverai tutte le password di ogni social a cui sei iscritta su un foglio e me lo darai. Da questo momento la tua vita mi appartiene."
Sofia piangeva senza più cercare di trattenersi.
Marco strinse la prese, Sofia si lasciò scappare un gemito di dolore.
"Dillo."
"Mi fai male..."
"DILLO."
Sofia cercò di deglutire ancora. Chiuse gli occhi.
"La... la mia vita... ti appartiene."
Marco lasciò la presa così all'improvviso che Sofia quasi sbattè il naso per terra. Si alzò e guardò la sorella.
"Ora che questo punto è chiaro, iniziamo la tua educazione."

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