La sorella inopportuna

Scritto da , il 2019-10-07, genere incesti

Breve premessa.
Non è un racconto a sé stante, ma un capitolo estratto da una storia lunga ed articolata.
Non volendo modificarlo,inserisco due righe di introduzione.
Lorenza è una poliziotta, trasferita e sospesa dal servizio per motivi disciplinari (in realtà incastrata per aver pestato i piedi a qualcuno).
Bonnie è la sua vecchia e fedele TriumphBonneville.

Fece mentalmente un po’ di conti. Aveva un po’ di risparmi ma non poteva certo permettersi un affitto, tantomeno un albergo, per modesto che fosse. L’unica era davvero fare la faccia tosta e presentarsi da Cristina.
Guidò verso l’officina che le aveva indicato Filiberto e parlò col titolare. Lasciò il camper alle sue cure, ne aveva proprio bisogno, sarebbe passata poi a riprenderlo fra due o tre settimane. Sistemò quello che ritenne necessario nelle due capienti borse di Bonnie e in uno zaino e si mise in sella verso Lecce.
Dopo aver girovagato un po’ ritrovò finalmente il villino dove ricordava vivesse sua sorella. In effetti ci era andata fiduciosa, sperando non avesse cambiato casa in tutto quel tempo in cui si erano perse di vista.
Per fortuna sul campanello lesse il suo cognome e suonò.
Venne ad aprire un uomo, un ragazzotto sui trenta, trentacinque anni.
- ciao, mi chiamo Lorenza e sono la sorella di Cristina … è in casa?
- Ciao … Simone … sono il … compagno … No, Cristina è al lavoro … ma davvero sei sua sorella? Mi ha parlato qualche volta di te … ma siete molto diverse … ma dai, vieni entra … aspetta, ti apro il cancello così porti dentro la moto …
Lorenza si diede della stupida. Avrebbe anche potuto immaginare che Cristina non viveva da sola. Vabbè, si disse, tanto che ci sono l’aspetto, la saluto e … se non li disturbo chiederò ospitalità solo qualche giorno. Poi si vedrà.
Simone fu molto affabile e cortese, davvero contento di conoscerla. Parlarono di Cristina, e Lorenza dovette spiegargli quello strano rapporto che le legava. Figlie della stessa madre ma probabilmente di padri diversi e sconosciuti, non avevano mai avuto, anche a causa della differenza di età di quasi dieci anni, un vero rapporto fraterno. Ma non avevano mai neanche avuto motivi di screzio. A loro modo si volevano bene e solo la distanza e il tempo avevano ridotto la frequentazione.
- Cristina sarà qui tra poco, io comincio a preparare … ti fermi per pranzo, ovviamente …
- beh, se non vi disturba …
- ma che disturbo … scherzi? Avrete sicuramente tanto da parlare tu e lei.
Pochi minuti e sentirono la porta aprirsi …
- tu! … ho visto quella moto e ho avuto un sospetto … ma non osavo crederci …
Cristina si buttò su Lorenza e l’abbracciò.
- senza neanche avvisarmi, senza telefonare … tipico modo tuo … brutta pazza che non sei altro. Mi sarei stupita del contrario …
- mi conosci …
- come mai da queste parti? Vacanza o servizio, non dirmi che …
- no. Purtroppo né l’una né l’altro … una brutta storia …
- dai, sediamoci, è pronto. Mi racconterai con calma.
- se volete, dopo mangiato vi lascio sole …
- ma no, Simone, non c’è problema … vi racconto mentre mangiamo.
Così Lorenza riferì ai due la situazione in cui si era venuta a trovare.
- quindi, Cristina, scusami la sfacciataggine … ma io non so proprio dove andare … se potessi … solo qualche giorno, mi rendo conto che voi due … ecco, io non immaginavo che avessi un compagno. Sono una stupida, scusami … anche solo stanotte, poi vedo di sistemarmi …
- ma scherzi? Puoi stare qui quanto vuoi senza problemi.
Girò gli occhi verso Simone che annuì convinto:
- ci mancherebbe altro. Facciamo così: per stanotte io mi arrangio sul divano e voi dormite insieme in camera. Domani recupero dalla cantina un lettino e qualche altro mobile e sistemo la stanzetta. Oggi non ce la faccio. Ho il turno di pomeriggio.
Il tempo di finire di mangiare e bere un caffè e Simone dovette scappare al lavoro. Lorenza aiutò Cristina a sparecchiare e lavare i piatti. Chiacchierarono un po’ e poi uscirono a fare un po’ di spesa che Lorenza insistette per pagare lei.
Lorenza guardava Cristina e si rendeva conto di quanto fosse diversa da lei. L’aveva vista nascere e crescere per cui non aveva nessun dubbio sul fatto che fosse sua sorella. Ma più la vedeva, alta, snella, scura di carnagione e di capelli e più si convinceva che avevano due padri diversi, entrambi mai conosciuti.
La madre, infatti, non si era mai sposata. Lavorava come cameriera in un albergo e, lei stessa aveva raccontato, cedeva facilmente alle lusinghe e alle mance dei clienti. Ecco come aveva avuto due figlie così diverse a dieci anni di distanza.
Cristina propose a Lorenza di cenare in pizzeria, molto più comodo per Simone che le avrebbe raggiunte direttamente dal lavoro.
Uscirono un po’ in anticipo così ebbero tempo per passare ad acquistare un cellulare e una nuova SIM per Lorenza.
Non mangiarono gran che, ma in compenso bevvero troppe birre. Pur camminando a piedi per più di mezz’ora, tornarono a casa che erano ancora euforici. Stettero un’oretta in giardino a parlare e poi Simone fu il primo ad alzarsi per sistemarsi il divano per la notte.
- Simone, sei proprio sicuro di voler dormire lì? posso starci benissimo io, perché non vai a letto con Cristina?
- non preoccuparti, Lorenza, starò benissimo. È solo per stanotte … sono certo che avete ancora tanto da dirvi … buonanotte.
Lo salutarono e andarono in camera. Iniziarono a spogliarsi. Lorenza cercò di ricordare l’ultima volta in cui si era spogliata con sua sorella. Forse era ancora viva la madre, roba quindi di almeno dodici anni prima.
Non poté fare a meno di ammirare il corpo della sorella. Bella la ricordava e bella l’aveva ritrovata, ma nuda era uno schianto. Snella e slanciata, non era però eccessivamente magra, aveva forme ben pronunciate e un colorito quasi mediorientale. Pur non essendo ancora estate sembrava già ben abbronzata.
- sei già abbronzata?
- un po’ sono così di natura, ma mi sto aiutando con qualche lampada …
- devi aver preso tutto da tuo padre …
- già, non l’ho mai conosciuto ma dev’essere proprio così … non ho niente della mamma.
- sei bellissima …
- lo so. È inutile che faccia la falsa modesta … me lo dicono tutti ed è vero. Mi aiuta anche molto essere così. Qualche lavoretto come modella l’ho rimediato e anche quello che ho ora … penso che il mio aspetto mi abbia aiutato parecchio. Tu invece hai …
- io ho il fisico della mamma. Sicuramente colore dei capelli e carnagione saranno di mio padre, ma la ciccia è della mamma …
Nel frattempo si era spogliata anche lei e con le dita stringeva i rotolini sui fianchi.
- sì, ma … non so … la mia bellezza è fredda … patinata … tu invece, come la mamma, hai una sensualità misteriosa, magnetica. Possiedi una carica erotica ...
Dicendo questo le si era avvicinata e le sfiorava i capelli.
Dai capelli Cristina fece scivolare le mani sulle spalle, l’abbracciò stringendola a sé e godendo del contatto con la sua pelle.
Lorenza la lasciò fare. Cercò di restare calma. Aveva paura di respingerla ma non voleva neanche incoraggiarla.
Tuttavia i brividi e il suo respiro la tradirono. Cristina, attratta, si chinò a baciarla. Lorenza a quel punto ricambiò, mettendole le mani tra i capelli e baciandola con voglia. Poi le chiese
¬- lo hai mai fatto con una donna?
- no …
- e vorresti cominciare proprio con me?
- no, non so se voglio cominciare … so che ora voglio farlo … ti desidero… quando prima mi hai raccontato di aver avuto una donna per amante … mi hai turbata, ho sentito una cosa dentro …
Spense la luce e se la tirò sul letto. Cominciò a baciarla su tutto il corpo e, dove non arrivavano le labbra e la lingua, si spingevano le dita, frementi e desiderose di esplorarla. Lorenza faceva altrettanto. Entrambe ormai senza freni gemevano e mugolavano il loro piacere.
Simone ancora non dormiva e non ebbe difficoltà ad indovinare cosa stesse accadendo. Si alzò e silenziosamente si affacciò a spiarle. Inizialmente stupito ed anche un po’ infastidito dal fatto che la sua compagna stesse facendo l’amore con una donna, sua sorella per giunta, si accorse poi che involontariamente aveva infilato la mano nei boxer e si stava massaggiando il cazzo che gli era venuto su, duro come mai.
Si spostò per vederle meglio nella penombra, silenziosamente giunse fino al letto senza che loro si accorgessero di lui, prese com’erano nella loro smania. O forse, pensò per un attimo e questo accrebbe la sua eccitazione, se n’erano accorte e continuavano, pur sapendo di essere osservate.
La conferma giunse subito. Cristina lo afferrò per la mano e lo tirò sul letto. Cominciò a succhiargli il cazzo mentre Lorenza continuava a stimolarle la fica con dita e lingua. Si alternarono fra loro più volte. Si fecero scopare e inculare a turno godendo nel frattempo delle stimolazioni aggiuntive dell’altra.
Simone era un bel ragazzo, virile e tonico, ma non certamente uno stallone in quanto e resistenza, non allenato. Bastarono pochi minuti per farlo venire in bocca a Cristina. Lui si lasciò andare e poi si distese sfinito, mentre le due sorelle, che ancora non avevano goduto, ripresero con ancora maggior foga. Finalmente anche loro ebbero, a breve distanza, i loro orgasmi.
Qualche ora dopo furono svegliati dal bip bip della sveglia. Simone infilò i boxer, Cristina un kimono e Lorenza una t-shirt abbastanza lunga.
Nessuno disse niente. Fu Simone, quando erano ormai seduti a far colazione, a rompere il silenzio con una battuta
- forse possiamo anche fare a meno di arredare la stanzetta per Lorenza.
Cristina non rispose, Lorenza invece prontamente chiarì
- no, Simone. Quello che è successo stanotte è stato bello. Ma deve rimanere un incidente, per quanto piacevole. Non voglio, né posso, né ho il diritto di intromettermi così nel vostro rapporto. Finirebbe male.
- Lorenza ha ragione. L’eccitazione, l’entusiasmo da cui ci siamo fatti prendere non deve avere il sopravvento.
- mi cercherò una sistemazione. Ho sbagliato a presentarmi così in casa vostra e pretendere ospitalità. Avete la vostra vita e le vostre abitudini.
Restarono per un po’ in silenzio, poi Cristina si scosse
- Simone, Lorenza … io devo andare al lavoro … mi promettete che starete buoni? Posso lasciarvi soli?
- Ma sì, Cristina. Adesso mi preparo anche io ed esco. Mi darò subito da fare per trovarmi una sistemazione.

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