Il bastardo il capo e la moglie (grottesco estivo) pt.8 - Epilogo

Scritto da , il 2019-09-13, genere trio

Ringrazio chi ha avuto la pazienza di seguire fin qui questa storia.
Spero sia stata gradita e spero sia gradito anche il finale.

Eleonora decise che Massimo avrebbe accolto gli ospiti alla villa, mentre lei sarebbe arrivata dopo, accompagnata da me.
Si preparò indossando un completo di intimo molto raffinato e seducente e sopra una camicina da notte che era un velo. Più che una camicia in realtà era un baby-doll velatissimo e trasparente. Quel capo l’aveva colpita appena visto in negozio: se ne era innamorata. Si chiamava “Rugiada” perché nel tessuto velato erano incastonate delle piccole sferette di cristallo che davano appunto l’impressione di gocce di rugiada.
Perizoma e reggiseno erano di un delicato pizzo blu, il colore che lei adorava, la trama lasciava ben poco all’immaginazione.
Ai piedi un paio di sandali con tacco.
- sono pronta. Era questo che avevi immaginato, vero? Massimo e i dipendenti lì e tu che mi porti a sorpresa mezza nuda.
- sì, solo un piccolo particolare …
- quale?
- avevo pensato di farti arrivare con un soprabito, qualcosa di leggero da tenere su e poi togliere davanti a tutti, per la sorpresa, appunto.
L’idea le piacque e mi accontentò.
La portai alla villa col cuore che mi scoppiava. Ormai era la mia donna, mi si era concessa totalmente. Sì, ok, ero io ad essere suo, non l’ho scordato, mi possedeva ma altrettanto si concedeva. Avevo avuto la conferma di quello che avevo intuito: era una donna con una sessualità selvaggia e infinita. Ma addirittura aveva superato la mia immaginazione. Quello che io avevo sperato di ottenere con un inganno, squallido e di dubbia efficacia, lei ora era decisa a farlo.
Massimo rimase un attimo interdetto quando la vide.
- non preoccuparti, amore. È tutto a posto. Sotto sono come immagini. Voglio sorprenderli tutti.
Si diresse decisa verso il giardino, dove si erano formati vari gruppetti. Passò a salutarli e poi si diresse verso il buffet allestito nei pressi della piscina, richiamando la loro attenzione.
- cari amici, vi ringrazio tutti di essere intervenuti. Ho voluto io questa festa. Per la prima volta ci vediamo tutti fuori dalla fabbrica, con ben altro spirito rispetto a quello con cui tutti i giorni collaboriamo. Da domani saremo in vacanza per tre settimane e stasera ci saluteremo in allegria. Avrete già notato i cambiamenti in azienda: la mia presenza più assidua e il ruolo che ora ricopro derivano da un accordo che proprio stamattina abbiamo formalizzato e che quindi posso ora rivelare ufficialmente. Io, mio marito Massimo e il dottor Pando siamo ora soci dell’azienda. Massimo e il dottor Pando mi hanno riconosciuto la maggioranza delle quote mentre loro si dividono il resto in parti uguali. Di fatto la padrona del mobilificio ora sono io.
Si fermò qualche secondo per ascoltare compiaciuta il brusio di commenti.
- un’altra novità, che vi riguarda meno direttamente ma che vi rivelo per non far circolare pettegolezzi infondati, è che, per dare più coesione alla nostra società, ho deciso che il dottor Pando, Vasco, venga a vivere con me e Massimo.
Il brusio si fece molto più intenso. Eleonora attese e poi con un cenno chiese di ritornare al silenzio.
- adesso possiamo anche dare inizio al buffet, solo che prima devo mantenere una promessa. Una cosa che sento di dovere a Massimo e Vasco, un regalino per loro e … per voi. Una cosa nata quasi per scommessa, per sfida, ma che poi ho accettato con piacere di fare …
Si sbottonò il soprabito e lo fece scivolare a terra. Stavolta i commenti furono ben più udibili.
- Prima di cominciare fatemi solo dire un’ultima cosa, vi prego.
Attese ancora una volta che si facesse silenzio.
- la serata sarà in due parti. Dopo mezzanotte ho voglia di lasciarmi andare un po’. Di dare una connotazione più hot alla festa. Ci divertiremo in maniera molto più trasgressiva. Faremo dei bei giochini piccanti. Per questo chi di voi non voglia o non possa prendere parte, sarà libero di lasciare la villa. Spero sia tutto di vostro gradimento. Buon divertimento!
Eleonora fece cenno di avvicinarsi al buffet e servirsi. Si servì anche lei ma dedicandosi prevalentemente al vino, ignorando quasi i cibi.
Beveva e chiacchierava, avvicinandosi ai vari gruppetti. Parlava e ascoltava, cercando soprattutto di entrare in confidenza, di conoscere meglio quelle persone, quelli che ora erano i “suoi” dipendenti. Associare ad ogni viso un nome, una mansione all’interno dell’azienda, farsi raccontare del lavoro e dei loro interessi extra lavorativi.
E soprattutto percepire i loro sguardi puntati addosso, sentirsi letteralmente mangiata con gli occhi. Sentirsi ammirata e desiderata. Questo soprattutto la eccitava tanto, insieme al vino e più del vino.
Si avvicinò alle gemelle che fino ad allora erano rimaste un po’ in disparte. Sembravano non interessate a nessun tipo di discussione con gli altri. Spiluccavano qualcosa dal buffet, sorseggiavano qualche calice di vino e parlavano solo tra loro.
- ragazze! Come va? Vi vedo un po’ isolate … oh, non voglio forzarvi, se a voi piace così, fate pure.
- grazie Signora …
- ma che signora …mi chiamo Eleonora …
- grazie Eleonora. Stiamo bene così.
- capisco che solo due ragazzine, tra tanti uomini, vi sentiate un po’ spaesate, ma mica vi mangiano … sono colleghi, li conoscete, li vedete tutti i giorni.
- No, certo, mica abbiamo paura che ci mangino … non ci va di socializzare tanto con gli uomini, siamo piuttosto … timide …
- se è solo timidezza, posso aiutarvi a vincerla.
- vedi Eleonora, in realtà a noi gli uomini non piacciono. Stiamo bene insieme io e lei. Lo siamo sempre state, fin dall’adolescenza.
- in che senso, scusa … non capisco …
Le gemelle si guardarono tra loro, come a dire-. “ma questa ci è o ci fa?”. Domanda che non sfuggì a Eleonora.
- ahahah … ragazze, ma sì che l’ho capito … in ditta le voci girano e voi del resto non vi nascondete troppo. Perché allora non farlo sapere?
- beh, forse è l’occasione giusta per poterci finalmente aprire … forse è meglio così. Meglio che si sappia … almeno cesseranno i sospetti e le voci…
Si guardarono negli occhi e finalmente fecero quello che da tempo desideravano. Si baciarono con passione. Un lungo bacio in cui le lingue esploravano le bocche e le mani scorrevano e frugavano i loro corpi.

Verso le undici e mezza i primi cominciarono a salutare ed andare via. In poco tempo tutti quelli che, per scelta o per opportunità, avevano deciso di non rimanere fecero altrettanto.
Rimasero solo otto dipendenti maschi e le gemelle.
Eleonora le avvicinò
- anche voi restate? Mi fa piacere …
- sì, restiamo, ne abbiamo parlato e abbiamo deciso così. Ma solo per assistere … non cercare di coinvolgerci, per favore.
- state tranquille. Potete fare come volete. Se poi volete appartarvi, se desiderate un po’ d’intimità, fate pure: la casa è a vostra disposizione.
Eleonora venne verso me e Massimo.
- voi due adesso ve ne starete buoni buoni a guardare … magari avevate immaginato di partecipare anche voi? Non lo so, non mi interessa più di tanto, ma scordatevelo.
Si riportò verso il tavolo del buffet o di quel che ne restava e guardò famelica i ragazzi rimasti. Erano quasi tutti i più giovani, quasi tutti single, un paio un po’ più grandi e separati.
- e bravi! Adesso cosa vi aspettate da me? vi ho promesso qualcosa di forte, giochini piccanti, una serata hot … come vogliamo cominciare? Intanto voglio conoscervi meglio, uno per volta … vi chiamerò e vi farò qualche domanda. Se risponderete bene vi regalerò qualcosa … comincia tu, vieni qui.
Fece cenno al ragazzo scelto di avvicinarsi senza timore. Aiutato dalle spinte dei colleghi, in pochi passi le fu davanti. Lo guardò ammiccando, gli carezzò le spalle e il petto e poi lo baciò.
- Come ti chiami?
- Carlo Fabiani.
- basta solo il nome … e di che ti occupi in ditta, Carlo?
- sono laccatore …
- uh! Che bello! Leccatore?
Carlo arrossì.
- no, laccatore, con la a.
- ah, peccato, mi stavo facendo già delle idee … comunque bravissimo. Hai vinto un premio.
Si tolse il baby doll e glielo diede.
Chiamò un altro e rifece le stesse domande, premiandolo con una scarpa. Via via regalò poi l’altra scarpa, il reggiseno, il perizoma e poi, prima uno e poi l’altro, anche gli orecchini.
Rimase splendidamente nuda a farsi guardare e a guardare l’ultimo ancora da chiamare.
- vieni anche tu. Non ho più nulla da togliermi e darti, ma posso farmi assaggiare …
Si avvicinò al buffet e raccolse un po’ di panna dagli avanzi della torta. Se la spalmò sui capezzoli.
- però, per guadagnarti questo premio dovrai rispondere a domande molto più difficili …
Gli chiese, come gli altri, nome e mansione, poi continuò
- e io? Sai come mi chiamo?
- sì, signora, Eleonora.
- lasciamo perdere la signora, che stanotte tutto voglio essere, meno che una signora … Eleonora e poi?
- La … Latroja …
- bravo! E adesso dimmi, senza imbarazzo e sinceramente. Pensi che io sia Latroja solo di nome o che sia veramente una troia?
Michele, così si chiamava, avvampò e arrossì. Rimase a bocca aperta senza riuscire a spiccicare una parola
- dai, non aver timore. Non mi offendo. Ti aiuto … mi piace sentirmi dire cosa sono … dai … non è difficile. Ripeti con me: Eleonora, sei proprio una gran …
- Eleonora … sei proprio una … gran …
- dai, dillo … una gran troia …
- una gran troia …
- ohhh, finalmente! Bravo. Adesso vieni qui e assaggia.
Gli porse le tette e si fece leccare tutta la panna.
- ahhh … che bello … mi piace sta cosa …
Spostò un po’ di avanzi sul tavolo e ci si distese sopra.
- venite tutti. Prendete tutto quello che c’è e spalmatemelo addosso. Farcitemi come un tramezzino, come una pizza … e poi mangiatemi tutta.
In pochi secondi la ricoprirono con tutto quello che riuscirono a raccogliere e cominciarono poi a mangiare, leccando e mordicchiandola su tutto il corpo.
- ho sete. Fatemi bere, tutto quello che ancora c’è.
Aprì la bocca e si fece svuotare tutte le bottiglie rimaste.
Si mise seduta e si guardò
- faccio un po’ schifo, vero? Forse dovrei fare un bel bagno? Che ne dite? Facciamo così, vi vedo già abbastanza caldi per il prossimo giochino … mentre io mi tuffo voi vi preparate. Vi voglio tutti nudi in piedi di fronte alla piscina.
Si girò e con due salti si tuffò in piscina.
Con un minimo di imbarazzo iniziale i ragazzi si spogliarono e si disposero come lei aveva chiesto.
Risalì dalla piscina e, gocciolante e tremante, andò da loro.
- brrr. Che fresco … e che spettacolo … otto maschietti nudi, tutti per me … ho i brividi …
Si mise di fronte al primo, ne ripeté il nome e gli prese il cazzo in mano. Lo accarezzò e ne valutò forma, dimensioni e consistenza. Inutile dire che questo fu sufficiente a farlo diventare duro.
- mmmhhh, molto bene, promette bene davvero. Spero di ricordarmelo.
Fece la stessa operazione con gli altri sette e poi, preso un tovagliolo dalla tavola, si bendò.
- adesso scambiatevi di posto, mischiatevi. Io tornerò a toccarvi uno per uno e cercherò di indovinare di chi si tratta. Se sbaglio mi passate a quello dopo. Chi viene riconosciuto me lo fa assaggiare e si fa da parte. Poi ricomincio il giro.
Si avvicinò e accarezzò il cazzo del primo uomo. Lo maneggiò con grande maestria, con più cura di quanto aveva fatto prima.
- Davide?
Una mano sul braccio la spinse verso il prossimo. Rifece la palpatina esplorativa e poi
- ah, eccolo, sei tu Davide, vero?
- esatto, brava.
Eleonora si inginocchiò e glielo prese in bocca. Lo succhiò e lo leccò aiutandosi con le mani. Lo fece indurire fino quasi a farselo venire in bocca poi si allontanò.
- calma, abbiamo appena cominciato … la notte è lunga. Vai a sederti e rilassati, Davide.
Passò avanti e, alla fine del primo giro ne aveva eliminati quattro.
Con un paio di altri giri riuscì a riconoscerli tutti.
Si tolse la benda.
- wow. Sapete una cosa? tutti questi assaggi mi hanno stuzzicato un certo appetito … io non resisto più. Portatemi dentro e sbattetemi sul letto. Adesso sono proprio calda e vogliosa …
Fece cenno a me e Massimo di seguirli. Anche le gemelle, che avevano fino ad allora assistito curiose alla sua esibizione, ci seguirono. Una volta all’interno, però, si infilarono in una camera e si chiusero dentro.
Eleonora guidò il gruppetto nella camera più grande, quella dove avevamo fatto installare il letto di dimensioni maggiorate.
Ci si tuffò letteralmente e si fece sommergere da quei lupi affamati.

Epilogo.
E, no, se vi aspettate adesso un resoconto dettagliato di quanti ne prese e dove, delle loro misure, lunghezza, circonferenza e forma, del numero di sborrate ingoiate eccetera … devo deludervi. Potete immaginare benissimo una donna famelica come Eleonora con otto giovani uomini cosa abbia potuto fare. Tutto quello che immaginate e ancora di più.

Io e Massimo restammo a guardarli per un po’. Lo aveva chiesto lei, ma quando vedemmo che ormai era completamente presa e disinteressata della nostra presenza, ce ne andammo.
Massimo passò dalla cucina e prese due birre ghiacciate che ci andammo a bere sul divano.
Dalla stanza dove erano chiuse le gemelle provenivano sospiri e mugolii.
- che ne dici, Massimo?
- in che senso?
- ti dà fastidio che Eleonora adesso sia così?
- non è una domanda facile, Sai? Potrei dirti che un po’ sono geloso e non mentirei. Inizialmente almeno questa sua decisione mi ha sorpreso. Ma, sinceramente devo dirti che il fatto che sia così troia, e così sfacciatamente, mi eccita. Anche perché non mi sento tradito né trascurato da lei, ok, non sono più il solo, ho perso l’esclusiva, adesso devo condividerla, ma condivido una donna che è cento volte più esuberante e vogliosa di quella che era prima.

Qualche ora dopo Eleonora venne a svegliarci.
-Ehi! Sveglia!
Era in piedi davanti al divano, in accappatoio, fresca di doccia e profumata.
- non … cioè … hai finito?
- sì, sono andati via tutti, anche le ragazze.
- Oh… che ore sono?
Dissi guardando la finestra.
- non lo so. Che t’importa? Adesso è ora di fare i conti.
Senza preavviso alzò un piede e me lo piantò sulle palle, premendo con forza.
- Aaahhh! Ma che fai?
- ti avevo avvisato! Cartellino rosso!
- ma che ho fatto adesso?
- adesso niente. Ma hai fatto una carognata degna di te che ho scoperto solo poco fa.
Spinse ancora più forte col piede, ruotandolo come a voler schiacciare una sigaretta.
- Ahiii, ti prego, basta … che cosa?
- chi ha fatto avere ai ragazzi un CD con le immagini e il video?
- ahhhhiiiiiiiii … scusa, scusa … ho sbagliato, era per il mio piano … ti prego … mi fai maleeeee …
Finalmente allentò la pressione e respirai.
- ti chiedo scusa, Eleonora, ho sbagliato quasi tutto in questa storia …
- Fai una cosa utile, vai a preparare una bella colazione. Ci vuole proprio.
Mi alzai per andare in cucina ma deviai, uscendo sulla veranda. La villa era in una posizione elevata su una scogliera e da lì si vedeva il mare e un piccolo promontorio che racchiudeva la baia.
Mancava poco e mi fermai ad aspettare. Finalmente un’unghia rosso cremisi si affacciò all’orizzonte crescendo e schiarendosi a vista d’occhio.
Era uno spettacolo cui non assistevo da tempo. Un’alba superba come poche. Ammirando quella meraviglia della natura, una fitta mi ricordò il trattamento appena ricevuto da Eleonora. Mi massaggiai e sorrisi. Anche l’alba sembrava sorridere.

FINE.

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