Rebeca cap.7 - A scuola durante la recita

Scritto da , il 2019-09-12, genere etero

Scopavamo e lo facevamo in continuazione.
Nel mese di novembre, dopo la scopata in palestra in cui mi presi per la prima volta il suo culo e dopo le due notti trascorse in casa sua, incrementammo i momenti d’incontro. Sceglievamo in funzione delle possibilità anche se molto spesso finimmo al motel. Ad un certo punto fui costretto a dirle di vederci da me al fine di non scialacquare tutti i miei risparmi in un motel ad ore. Rebeca si offrì di pagare lei stessa il motel, ma io mi rifiutai.
Lo spettacolo teatrale di fine dicembre, quella che molti chiamavano la recita natalizia, ci offrì il destro per stare insieme, senza che nessuno lo notasse e soprattutto senza destare sospetti.
Fu un momento anche abbastanza divertente da un lato seppur non troppo corretto nei confronti dei nostri figli, impegnati nella recita di fine anno.
Non ci organizzammo in anticipo e tutto venne abbastanza da sé. Entrambi sapevamo che ci saremmo visti alla scuola quel tardo pomeriggio di metà dicembre, ma nessuno pensò che saremmo poi finiti a scopare in un magazzino, mentre i nostri figli recitavano nel teatro della scuola.
Poco prima dell’inizio della recita, ci trovammo a chiacchierare io, lei, la sua vice Ana e quella Consuelo di cui avevo apprezzato il culo facendola ingelosire. Ci dilungammo un po’ e così, quando iniziò la recita, ci trovammo nella calca, sul fondo del teatro. Eravamo tutti l’uno vicino all’altro. Di Rebeca riuscivo a percepire addirittura il profumo. Avevo notato come fosse vestita e quanto la desiderassi ancora al suo arrivo.
Indossava un maglione color senape, abbinato a delle scarpe dal tacco piuttosto alto dello stesso colore con un grosso fiocco davanti ed una gonna, leggermente troppo corta a mio parere, floreale nei toni del grigio.
“Sei bellissima”, le dissi avvicinandomi al suo orecchio quando iniziò la musica.
“Sei certo?”, mi chiese “O preferisci Consuelo?”.
“Direi di no. Altrimenti sarei vicino a lei e non a te”.
Lei si alzò sulle punte per vedere meglio lo spettacolo ed allo stesso tempo portò una mano sul mio pacco, accarezzandomi leggermente il cazzo. Nessuno avrebbe visto niente, tanta era la calca e la musica di sottofondo nascondeva i nostri discorsi.
“Che cavolo fai?”.
“Guardo che effetto ti faccio”, rispose lei senza voltarsi, strizzandomi nuovamente con la mano sinistra mentre fingeva di guardare interessata lo spettacolo.
Da quel momento il passo all’accoppiamento fu breve.
“Allontaniamoci insieme”, le dissi.
“Prima tu”.
“Ok, ci vediamo fuori”.
Mi voltai e mi trovai davanti Ana, la vice di Rebeca.
“Cerco una postazione dove si veda meglio”, le dissi.
Lei sorrise e disse che effettivamente lì era un po’ lontano e scomodo.
Mi allontanai ed attesi in un corridoio vicino. Non c’era in giro nessuno, tutti erano intenti ad osservare i loro figli nello spettacolo di fine anno.
Pochi attimi dopo arrivò Rebeca. Mi disse che aveva detto ad Ana di essersi scordata una cosa in auto e che sarebbe tornata subito. Ana non se ne sarebbe accorta e comunque non avrebbe mai lasciato la visione dello spettacolo della figlia per andare a cercare Rebeca.
“Dove andiamo?”, le dissi allungando la mano verso di lei.
“Laboratorio di fisica. Primo piano”, disse lei mostrandomi un mazzo di chiavi che faceva ondeggiare nella mano destra. Prese la mia mano e ci incamminammo a passo spedito verso il laboratorio, mano nella mano. I corridoi erano vuoti. Quando giungemmo al laboratorio, aprimmo la porta e la richiudemmo dietro di noi. Si sentiva lontano la musica della recita.
“Durerà ancora un’ora”, mi disse lei ponendosi davanti a me e cominciando ad armeggiare con i miei pantaloni. Si allungò, alzandosi sulle punte delle scarpe e mi baciò. Allo stesso tempo mi abbassò, quasi d’un colpo, pantaloni e boxer.
Quel momento di quel tardo pomeriggio fu fantastico tanto quanto fu inaspettato. Quando terminò il bacio, si accovacciò davanti a me, senza inginocchiarsi per non rovinare le calze color carne che indossava. Prese il mio cazzo in mano e se lo guidò in bocca, maneggiandolo con mano e lingua finché la mia erezione non fu piena.
Quando io fui pronto, si alzò, mi prese per mano e mi guidò fino alla scrivania al centro dell’aula.
“Non rompermi le calze perché non ho il cambio. Ok?”.
“Ok”.
A quel punto Rebeca si sollevò la gonna ed al contempo si abbassò collant e slip fino a metà coscia. Poi si issò sulla cattedra e si sdraiò all’indietro puntando i tacchi sul legno piano.
“Leccami, oppure scopami subito. Oppure scopami e poi leccami. Fai ciò che vuoi”.
Mi portai vicino alla scrivania e decisi di scoparla subito, senza perdere tempo. La presi per le ginocchia e la tirai vicino al bordo della scrivania, poi poggiai il mio cazzo contro al suo sesso ed entrai agevolmente dentro al suo corpo. Era eccitata ed il suo sesso già bagnato.
“Spingi, dai! Spingi!”.
“Lo vuoi, eh?!?!? Sei già tutta bagnata!”.
“Certo che lo voglio, altrimenti non saremmo qui a scopare mentre i nostri figli recitano!”.
Le presi le caviglie e le posizionai sulle mie spalle. Avevamo assunto una posizione che avevo visto in molti film hard e che mai avrei pensato di assumere insieme a Rebeca, quella mamma perfettina e perbenista con la quale litigavo sempre nei consigli di classe.
Quello che si stava generando tra di noi era un rapporto al quale entrambi tenevamo e dal quale non avevamo altre pretese che quelle di trarne piacere. Non parlavamo di altre questioni. Politica, vita civile, vita familiare e tutte le questioni di cui parlano le coppie normale non erano mai entrate nel nostro rapporto. Noi facevamo sesso. Punto e basta ed anche quel pomeriggio lo facemmo alla grande.
“Sto per godere, sto per godere!”, mi disse mentre percepii la musica della recita che saliva di volume. Si portò le mani alle chiappe allargandosele come per agevolarmi il totale ingresso dentro di lei ed allora le diedi due spinte più energiche che la fecero impazzire. Urlò il suo piacere in modo sguaiato e mi chiese di proseguire e di prenderla sempre più forte. Riuscii a resistere altri dieci minuti, finché non venne una seconda volta. A quel punto uscii dal suo corpo e feci un paio di passi indietro, restando ad osservarla mentre languiva con le gambe che penzolavano dalla scrivania. Mancavano ancora venticinque minuti alla fine della recita e saremmo dovuti ritornare prima del termine. Io non ero ancora venuto e mi sentivo esplodere.
“Avvicinati alla scrivania, dai”, mi disse ella scalciando le scarpe lontano. Quando mi avvicinai Rebeca si mise a sedere sulla scrivania e mi prese il cazzo tra le piante dei piedi.
“Ti piace, vero?!?!”, mi chiese stringendo il cazzo fra le piante e simulando una masturbazione.
“Assai”, le risposi prendendole i piedi con le mani ed aiutandola nel movimento. Erano caldi, nonostante quel laboratorio non fosse troppo riscaldato. Osservai le unghie dei suoi piedi dipinte di rosso, sotto al rinforzo della punta del collant. Era lo stesso colore che aveva per le unghie delle mani e per il rossetto. Era una donna di classe non c’è dubbio anche se, vedendola seduta sulla scrivania con la gonna sollevata e collant e slip abbassati, avrebbe certamente dato un’altra impressione.
Sapevamo entrambi che dovevamo fare in fretta, allora Rebeca smise di masturbarmi con i piedi, scese dalla scrivania e si inginocchiò davanti a me guidandosi il mio cazzo nella bocca.
“Mmmmhhh…”, mugugnò.
“Sei una maiala”, le dissi.
Ci volle poco, nemmeno un paio di minuti e poi i miei schizzi inondarono la scrivania del laboratorio. Ci rivestimmo in fretta e non ci fu nemmeno il tempo di ripulire. Restò tutto lì dov’è. Nei giorni successivi qualcuno avrebbe dovuto spiegare il fattaccio, ma non sarebbe stato un nostro problema.
Quando ritornammo in sala, fermandoci in posizioni separate, avevo ancora addosso l’odore del sesso. La recita non era ancora finita.
Presi il cellulare e le scrissi un messaggio.
“Vorrei portare indietro l’orologio e rifarlo un’altra volta”.
“Anch’io”.
“Quando?”.
“Presto”, mi rispose.

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