Il Dominatore - Capitolo II

Scritto da , il 2019-09-11, genere dominazione

Con una rapidissima sequenza di colpi mortali, Billy puntava a destabilizzare il suo avversario per indurlo in un passo falso. Un solo colpo d’ascia e Mark non avrebbe avuto abbastanza forza per continuare a parare quella pioggia di colpi con il suo piccolo scudo. Da destra a sinistra e poi viceversa da sinistra a destra, la lama di Billy fendeva l’aria che trovava sul suo cammino fino ad imbattersi nel legno dello scudo che veniva lacerato sempre nello stesso punto.

Mark fece immediatamente due passi indietro per constatare l’entità del danno, ma Billy lo inseguì imperterrito con l’intenzione di adottare un nuovo piano: continuare a colpire lo scudo fino a spezzarlo in due.

Intorno ai due combattenti si era formata una cerchia di persone che si tenevano a debita distanza, dando modo ai due contendenti di sfidarsi come su un ring. Mark, continuando ad indietreggiare e parare all’occorrenza, lanciò delle rapide occhiate alla folla che li circondava. Tutti avevano volti tesi e agitati, consapevoli di assistere ad un momento importantissimo che avrebbe segnato il loro destino. Mark sapeva che tutta quella gente stava solo attendendo di capire chi sarebbe uscito vivo da quello scontro per proclamarlo capo, per rendergli onore e profondo rispetto.

Deboli. Questo era tutto il villaggio, un ammasso di persone deboli senza spina dorsale che per vivere avevano bisogno di un leader, una persona forte, autoritaria che dicesse loro cosa fare, come farlo e quando farlo. Per un attimo Mark ebbe profondo disprezzo per tutte quelle persone che aveva giurato a se stesso di proteggere.

Con un ultimo devastante colpo, Billy spezzò finalmente lo scudo di Mark che cadde a terra diviso perfettamente in due parti. Di fronte a lui, il poco più che ventenne Billy aveva il volto agguerrito e deciso, sprezzante di ogni pericolo e ben determinato ad uccidere colui il quale era stato il suo vecchio capo.

Con un leggero fiatone, Billy se ne stava dritto, impassibile e pronto a scatenare nuovamente tutta la propria furia. Mark invece, scoppiò a ridere con una risata quasi robotica e decisamente fastidiosa. Il suo sguardo era quello di un pazzo omicida, tanto che nonostante la sua evidente inferiorità difronte al nemico, tutta la folla provò un profondo senso d’angoscia nell’udirlo. Milly, ancora avvolta nel suo lenzuolo, cominciò a singhiozzare e piangere ed Anne la confortò passandole un braccio al collo e stringendola sui suoi rotondi seni nudi.

“Vedi Mark, è questo il tuo cazzo di problema.” Billy era l’unico a non essersi spaventato al cospetto del capo. “Sei un pazzo, farai la fine che meriti e libererò il villaggio dalla tua presenza.” Dopo queste parole, alcuni contadini che si erano uniti a Billy nella rivolta avanzarono di qualche passo e l’esercito ancora dalla parte di Mark ma visibilmente titubante, si preparò a dar battaglia.

“TUTTI FERMI!” Gridò Mark stroncando di colpo la sua risata e gettando a terra il maneggevole gladio, rimanendo in tal modo disarmato. Consapevole che Billy era l’unico che poteva guidare effettivamente quella gente, Mark aveva capito che il suo avversario era tale e quale a lui. Dividendo il mondo in forti e deboli, sapeva perfettamente dove collocare se stesso e tutti gli altri. In quel centinaio di persone presenti in quel momento, solo lui e Billy erano veramente degni di essere dei capi. Gli altri erano tutti condannati ad essere dei semplici subalterni, che mai avrebbero potuto comandare un bel niente. Ma c’era una differenza anche tra lui e il suo avversario. “Questo scontro è solo tra noi. Devi essere tu, caro Billy, a farmi fuori. Avanti, questo è il tuo momento, sono disarmato.” Mark sorrise beffardamente allargando le braccia assumendo una posa virile ma quasi teatrale.

Billy, con un’espressione a metà tra la serietà e la solennità, fece un cenno con la mano per fermare l’avanzata dei suoi contadini e si lanciò nuovamente all’attacco con rinnovato spirito guerriero. Mentre correva verso il proprio nemico, decise di fintare un colpo d’ascia dritto al viso per poi però piegarsi e mirare alle gambe. Sorprendentemente però, Mark spiccò un salto e facendo leva sul busto di Billy gli si piazzò alle spalle prendendolo per la gola e incastrando il suo giovane contendente in una letale presa al collo. In pochi istanti la vista di Billy si annebbiò e mancandogli il respiro, ogni tentativo di divincolarsi fallì. Sul punto di perdere i sensi, Mark lo lasciò andare facendolo rotolare per terra su se stesso. Dopo aver preso un ulteriore calcio allo stomaco, Billy era ormai privo di forze e Mark, trionfante, prese a ridere di gusto guardando dritto negli occhi i contadini ribelli che fino a pochi secondi prima erano intenzionati a sfidarlo.

“Raduna tutto il villaggio!” Gridò Mark rivolgendosi a Frank che in un attimo si mise ad impartire ordine a destra e a sinistra per eseguire il volere del proprio capo.

Milly in quel momento smise di piangere e Mark si avvicinò alle sue due mogli abbracciandole. “Oh, piccole mie, è tutto finito, è tutto finito.” Ma dicendo ciò, continuava ad avere quello spaventoso sguardo omicida che gli sfigurava quasi il volto, rendendolo l’essere spaventoso di cui tutti, comprese le due mogli, avevano paura.

Proprio in quel momento, dai cancelli ovest suonò una tromba che annunciava il rientro dei quindici soldati che erano usciti di pattuglia il giorno precedente. Mentre il popolo si riuniva nella piazza principale in ordine e silenzio, i contadini ribelli erano stati legati e Frank si divertiva a sfogare il suo sadismo su Billy il quale ormai appariva sfigurato in volto per tutti i colpi che continuava a ricevere.

“Woohhh! Giusto in tempo, cazzo! Rosane, Jenny, bentornate!” Mark era andato incontro alle sue due mogli che avevano guidato il pattugliamento del gruppo armato intorno ai confini più esterni del villaggio controllato da Mark. “Vi sono mancato?”

Le due donne non parlarono e si inginocchiarono abbassando il capo. “Cristo che goduria! Per fortuna che ci siete voi che mi date qualche gioia ogni tanto!”

“Cosa è successo?” Chiese Jenny rialzandosi in piedi.

“Terrò un discorso al riguardo, radunatevi in piazza.” Rispose Mark assumendo improvvisamente un’espressione cupa.

Jenny e Rosane si guardarono preoccupate, poi cercarono con lo sguardo Anne e Milly per unirsi a loro. Quando Mark teneva i discorsi sul palco della piazza, pretendeva che le sue quattro mogli si sedessero dietro di lui alla sua sinistra, mentre alla sua destra, specularmente alle mogli, si posizionavano Frank e Renold.

Jenny che era la più anziana delle donne di Mark, con i suoi 45 anni, era anche la più saggia e avveduta, ricoprendo il ruolo di seconda in capo e per questo veniva spesso mandata in missione per guidare l’esercito nelle operazioni meno pericolose quando la presenza di Mark non era richiesta. Dal corpo atletico e in forma nonostante l’età, i fianchi stretti e la muscolatura massiccia e quasi mascolina, era considerata la più brutta delle quattro mogli. Nel villaggio correva voce che raramente aveva rapporti sessuali con suo marito proprio per questa sua bruttezza e che l’unico motivo per cui Mark l’avesse sposata era perché in lei riconosceva il più valido dei consiglieri e strateghi, utile ogni volta che avesse bisogno di un supporto intellettuale al suo regime del terrore.

Rosane invece, aveva 33 anni, era coetanea di Mark e l’unica persona per la quale nutrisse reali sentimenti d’amore, per questo era quella che godeva di più libertà e la sfruttava egoisticamente per avere la vita più agiata possibile. Ogni tanto le piaceva andare in pattugliamento con Jenny e l’esercito perché era l’unico modo per uscire dal villaggio ed esplorare il mondo esterno dopo che le bombe avevano rovesciato la civiltà. Non solo per Mark, ma per la totalità degli uomini del villaggio, Rosane era il prototipo di bellezza. Aveva un fisico formoso negli unici punti in cui era richiesto, elegante di portamento e dal viso quasi angelico, tutti si chiedevano quale Dio malvagio avesse potuto decidere di concedere tanta squisitezza ad una ragazza condannata a vivere in un inferno come quello. La sua grazia era talmente palese che persino Mark a volte, in rarissimi momenti di lucidità, si pentiva di doverla far vivere al suo fianco ritenendosi quasi indegno e per questo le concedeva di fare quello che voleva ed era felice quando usciva di pattugliamento con l’esercito poiché in quel modo, lui avrebbe potuto continuare ad essere spregevole senza dover fare i conti con il senso di colpa ogni volta che la guardava in faccia.
Tutti i duecentotrenta abitanti del villaggio si trovavano in piazza. Quella che tutti chiamavano piazza in realtà, altro non era che la metà di un vecchio stadio da calcio smembrato da un’esplosione che ne aveva distrutto buona parte, lasciando intatti solo alcuni spalti. Sul campo d’erba sintetica annerita dall’esplosione invece, era stato costruito un grosso palco rialzato dal quale Mark teneva i suoi discorsi. L’esercito era distribuito tutto intorno agli spalti e a metà strada tra il popolo e il palco, meno che per i dodici arcieri che strategicamente erano posizionati sul cornicione degli spalti. I contadini ribelli erano tutti legati in ginocchio trattenuti dall’esercito, mentre Billy, anch’egli genuflesso, era accanto a Frank che lo teneva per i capelli.

Mark sembrava aver ritrovato una certa calma ed era pronto a parlare. In tutto lo stadio, nessuno fiatava perché tutti erano a conoscenza di quanto il capo amasse il silenzio prima dei suoi discorsi.

Prendendo una boccata d’aria, Mark prese quasi a gridare per farsi udire distintamente dal suo pubblico. “Se c’è una cosa che mi fa incazzare, sono i cazzo di traditori! Il qui presente piccolo Billy, ingrato fino al midollo, dopo essere stato nutrito dalla comunità che io ho mantenuto in vita durante questi anni, dopo essere stato cresciuto con l’opportunità di entrare nel mio glorioso esercito, si è montato la testa e ha creduto di potermi sostituire! RIDICOLO! Non sareste durati una settimana con un tale incompetente al comando e ve l’ho dimostrato sconfiggendolo a mani nude!” Mark fece una pausa per prendere fiato e rilassare le corde vocali. Guardò per un attimo Billy che al contrario dei contadini ribelli, era sì in ginocchio ma aveva assunto una posizione dalla schiena ritta con il suo solito sguardo impassibile e di accettazione della morte. Mark prolungò la pausa più del dovuto, rammaricandosi sinceramente di perdere una così valida risorsa. “Il piccolo Billy, ha ucciso Renold, uno dei miei più fidati uomini! Si è poi macchiato di insubordinazione sfidandomi! Che razza di capo tollera questo comportamento? Di certo non io.”

Dopo aver proferito queste parole, Mark allungò la mano sinistra e dai quattro troni in cui sedevano le sue quattro mogli, Jenny si alzò per dargli il gladio. Poi, avvicinatosi a Billy si chinò per sussurrargli qualcosa all’orecchio che nemmeno Frank lì accanto riuscì a captare.

“Lo so Billy, lo so. Anche tu sei forte. Ma il mondo non è fatto solo di forti e deboli, ci sono anche le sfumature e indovina l’ordine di forza che ci separa?” Mark si rizzò in piedi, alzò il gladio in cielo e con un colpo secco decapitò la testa del ragazzo.

La folla trasalì. Alcune madri chiusero gli occhi ai figli, altri si lasciarono scappare delle grida di terrore, ma tutti ormai erano abituati a quella violenza. Mark lanciò la testa mozzata in mezzo ai contadini ribelli e prendendo nuovamente il fiato, con il gladio poggiata sulla spalla sinistra, riprese a parlare.

“Odio mozzare le teste e voi odiate vedere teste mozzate, non è vero? Allora non ribellatevi mai più!” Con un balzo scese dal palco e diede un calcio a tutti i contadini ribelli. Alcuni di loro stramazzarono al suolo, altri ressero il colpo. Poi, ordinò all’esercito di liberarli e risparmiare loro la vita e mentre Mark si allontanava lanciò un’ultima occhiata alle sue quattro mogli. Milly piangeva sulla spalla di Anne che provava a consolarla guaardando suo marito con gli occhi del disprezzo. Jenny era ancora in piedi e sembrava in qualche modo delusa, mentre Jenny, senza far trapelare emozioni, aveva distolto totalmente lo sguardo e fissava un punto nel vuoto, quasi come fosse soprappensiero.

Con un’erezione nei pantaloni ma un’espressione di disgusto per il sangue che lo aveva ricoperto, Mark diede le ultime disposizioni a Frank lasciandosi la piazza e il brusio del popolo alle spalle. La sua scopata del giorno era stata ormai rovinata, ma si sarebbe riconsolato il giorno successivo con una spassosa orgia con tutte le sue mogli, anche se un dubbio lo attanagliava ogni volta che si immaginava quella situazione.

“Può essere definita orgia se ci sono quattro donne e un uomo solo?”

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