Provaci

Scritto da , il 2019-09-09, genere etero

Per tutta l’estate non ci siamo visti, io a lavorare e tu tornato giù dalla tua famiglia.
Pensavo davvero non ci sarebbe più stato nulla, anche se l’ultima volta non era andata male.
Mi avevi salutato con un bacio a stampo sulle labbra e senza altro in più.
Era sembrata una cosa così intima, talmente tanto da poter rovinare tutto.
Un gesto semplice e a prima vista non importante, in realtà zeppo di cose non dette, talmente da mandarmi in crisi su tutta la linea.
Proprio io, che con te manco ci volevo uscire.
Se con te io pensassi, se lo facessi davvero, saprei di essere completamente persa, fottuta... senza una lucidità.
eh no, non ci riesco ancora a lasciarmi andare.

Mi volevi a distanza di 600 km, questo mi ha destabilizzata.
Perché vuoi proprio me ?
Ho 7 anni più di te, lavoro e sono così diversa dalle tue fiamme.
Tu ne hai 22 di anni, studi fuori sede nella mia città e non hai nulla in comune con me.
Ma forse non è proprio questo ad attrarre due persone ? La totale diversità ?

Ti piace sfidarmi.
Mi dici che stasera non vuoi scoparmi perché non ti senti in forma, e faresti schifo a letto, ma sai per certo non avrei il coraggio di venire a casa tua.
Sei stupito, quando aprendo il portone mi vedi.
Mi dici che non te lo saresti mai aspettato, sorrido soddisfatta, mentre mi stendo sul tuo letto.
Mi sfotti, mi dici che ho un abito che sembra una tenda ricamata, però intanto me lo sfili.
Apprezzi i miei slip, anche se non li ho comprati alla lidl (n.d.a.), ci strusci le tue dita affusolate da musicista e ne percorri la trama.
“ Ricordati che tanto non ti scopo, e che tu non godi stasera” mi sussurri all’orecchio, di rimando ti mordo il labbro inferiore.
È prominente e morbido, mi piace sempre farlo.
Inizio a leccarti le labbra, fino a metterti la lingua in bocca.
È soffice e calda, buona.

Decidi non sia più il caso baciarsi, pianti una mano sul mio collo spingendomi verso il basso.
La direzione è chiara, così ti tolgo mutande e pantaloncini.
Il tuo cazzo e semi teso, mi piace sempre guardatelo.
Quante volte l’ho sognato tra le mie labbra, tra tutte le mie labbra.
Lo assaggio lenta, mentre con la lingua percorro piano l’orifizio dell’uretra, poi la tua cappella morbida e infine la tua asta per tutta la sua lunghezza.
Poi lo inghiotto, lo sento arrivare fino alla gola, mentre reprimo i conati.
A te piace, vedermi soffocare, iniziando con colpi di bacino a fottermi la bocca.
Intanto con un tocco leggero, mi stimoli un capezzolo.
La tua presa è delicata, ma ben piazzata, circondi solo un capezzolo.
Con l’altra mi slacci rapido il reggiseno, mentre il mio seno esce allo scoperto.

Intanto ti sento pulsare dentro alla mia bocca.
“ Li hai portati i preservativi ?” Mi chiedi.
“ Se non lo avessi fatto ? Cosa mi faresti ?”
“ Non ti fotterei, che cazzo dovrei fare.”
Mi rispondi sprezzante, mentre con un rapido movimenti mi ribalti supina sul letto.
Tremendamente eccitante, mi sento liquefarmi negli slip, mi spiace così tanto non poter essere fottuta da te stasera.

Insinui la tua erezione tra il mio seno prorompente, quello che hai liberato qualche momento fa.
Ti arrampichi, fino a prendere la testata del letto con presa vigorosa delle tua mani.
La prospettiva che ho di te, dal basso verso l’alto, è meravigliosa.
Nella penombra della stanza, con le luci soffuse, vedo solo il luccichio della medaglietta che hai al collo.
Quella col tuo gruppo sanguigno, la vedo sbattere contro il tuo petto, mentre i tuoi colpi aumentano sempre più.
Mi stringo il seno, sentendo il cazzo in mezzo, ansimi sempre più mentre accolgo di nuovo tra le mie fauci.
“ Non riesco a mettermi il preservativo, non ho tempo, ho voglia solo di venirti addosso” mi dici stremato.
La cosa mi piace, perché adoro vederti fuori controllo.
“ Cosa mi dovevi dire ? Quest’estate ero sicura avessi qualcosa da dirmi”
Ti dico a denti stretti.
Non rispondi.
Ripeto la mia domanda, più e più volte.
Fino a quando, esausto dalla mia insistenza, mi dici:” Sei la mia troia”.
Proprio quello che volevo sentirmi dire da te.

Appena finisci di dirlo, mi riempi col tuo sperma caldo.
I fiotti cadono disordinati, mentre veloce ti seghi su di me.
Sullo sterno, sulla pancia, sul seno e sul viso.
Mi piace sentirne il calore sulla mia pelle, ti ripulisco il cazzo col la lingua, il tuo sapore è sempre buono, non c’è nulla da fare.

Ora mi dirai che sei stanco, che vuoi andare a letto e che domani ti devo alzare presto.
Già inizio a preparami mentalmente, alla batosta che stai per darmi.
Accendi la luce e mi aiuti a ripulirmi con un fazzoletto, per poi rimetterti i boxer attillati.

“ Senti, io ho fame. tu ? Ordiniamo una pizza ? “
Mi cogli impreparata, non sono abituata a questo.
Scegliamo un film, lo guardiamo insieme, mentre ti guardo di sbieco e capisco che di te mi piace tutto.
Le tue fossette, quando sorridi.
La curva dritta del tuo naso, quando sei di profilo:
Il modo in cui accosti appena la lattina di pepsi alle labbra, vedo la bibita scenderti in bocca.
Il modo in cui mi prendi in giro, quando non capisco le tue battute.
Tutte le volte che mi fai ridere, spontanea e senza farmi pensare ad altro.

Cerco di non pensare a tutto questo, non devo.
È vietato.
Me lo sono vietato.
Allungo le braccia dietro alla testa, sotto al cuscino, mi sento anchilosata.
Trovo la tua mano.
Tentenno, non oso prendertela:” Tanto ti scansa, sei proprio una cogliona “ mi dico da sola.
Decido di osare, i nostri palmi si incontrano e le nostre dita si incrociano.
Che bella sensazione, quasi mi viene la pelle d’oca.
Lascio la presa, mi metto su un fianco dandoti la schiena, facendo finta di guardare il film.
Mi metti una gamba attorno alla vita, i tuoi peli neri mi pizzicano il fianco e ora so che non riesco a sfuggirti.

Ma che cazzo mi sta succedendo?
Non lo so, so solo che non mi lasci andare.


La serata finisce, sulla porta d’ingresso, mentre mi chiedi come io voglia essere salutata.
“ Non so, decidi tu come salutarmi” ti dico.
Sento ancora una volta le tue labbra morbide sulle mie, la tua lingua che accarezza la mia, la mia saliva che diventa tua e la tua che diventa mia.

In piena notte, mentre torno a casa, penso come sempre.
Come sempre mi metti in crisi.
È vero non abbiamo scopato, abbiamo fatto altro.
Altre cose, ben più pericolose per la mia psiche, già messa a dura prova le volte scorse.
È un terreno impervio, sconosciuto e ho paura.
Paura di ricevere l’inculata del secolo, ma ormai ci sono dentro fino alla testa.

Meglio pentirsi di averci provato,
Che vivere col rimorso di non averlo fatto.


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