Stato d'incoscienza

Scritto da , il 2019-09-09, genere tradimenti

Lo stato d'incoscienza a cui porta l'amore corrisposto è molto peggio dello scivolo della disperazione che segue un rifiuto.

Se lo dice da ieri, quando si è rammaricato di aver accettato un invito di Delia, l'ennesimo a farsi usare per un'ora. Di solito è lei che chiama, che aspetta, che apre la porta e lo fa entrare. Nel suo posto di lavoro, nel suo letto e poi dice nel suo cuore. Ma a questa ultima dichiarazione, non sa bene perché, lui non ha mai creduto.

Sarà perché fino ad oggi oltre a quell'ora di amore, che se ne va più veloce dei soldi e delle vacanze e di ogni altra cosa che da un qualche piacere, hanno conosciuto solo arretramenti, tranelli reciproci e granelli. Granelli. Di tempo e sabbia che scricchiolano sotto i passi e scompaiono sotto le onde d'acqua che non si è raffreddata ancora del tutto.

Quest'ultima mossa avventata, decidere per una volta di stare assieme alcuni giorni e non più ore, non tranquillizza né si trasforma in un aspettato ritorno di fiamma.

In fondo già lo sa, Delia oggi è in vacanza, qui con lui. Appena tornerà a casa non disferà nemmeno le valigie, ha già in programma il lago, suo figlio, le carte, le normalissime serate di famiglia.

Le mani del receptionist guizzano sul tavolo e vi abbandonano la chiave di quei giorni.

Nella camera l'unico oggetto luminoso è un bagaglio appena poggiato sotto il letto.

Possibile, appena arrivato non veder già l'ora di ripartire?

Si dice che avrebbe fatto meglio a dirlo prima, che non le ha perdonato niente e che non vuole più i brandelli della sua compagnia.

Dalla finestra si vedono le persone, il mare e arriva la musica.

Qualcosa suona, anche tra loro.

Arretra ancora e nel tempo che segue gli avversari si dedicano ognuno al proprio bagaglio, non hanno voglia di farsi avanti e questo viaggio, già lo sapeva, non farà da medicina per nessuno. È solo un altro taglio, un altro ricordo e un...

Poi però la osserva, nota qualche crepa, nelle sue guance, nella sua fronte. Nella sua esistenza intera ed anche nella propria. Respira i ricordi per rintracciarci del sollievo. Dopotutto il tempo passa, e questo stacco dagli altri giorni è breve, e la vita per la sua essenza stessa è breve.

Non è il caso di dare sempre spazio al rancore.

Seguono caldi tremori, lei diffonde la sua energia sbattendo i capelli sul cuscino e tutt'intorno mentre è di spalle. Gli infonde il suo calore facendolo passare dalla punta delle dita, le è sempre piaciuto farsi leccare trattenendogli la testa, spingendogli i polpastrelli nella cute e creare così confusione nelle loro incomprensioni, esigenze differenti. Creare l'illusione che anche dopo, fuori di lì, l'autunno resti un teatro adatto al complemento delle loro esistenze. Convincersi e convincerlo che hanno bisogno l'un dell'altra anche per altro. Lui sospira, si ancora ai suoi fianchi, lo porterà a riva, ci penserà lei. È sempre lei che sa dove, come, quando venire a riempire tutto col suo sapore aspro nella corsa a sfogarsi, correre, intorpidirsi i sensi.

Il contrario avrebbe rappresentato un dramma peggiore di quello in corso. Lui che usa lei, non sia mai.

Lei gli arriva sempre alle spalle, la lingua segue la spina dorsale, aggira i fianchi e va più giù, è costante, è calma, ingoia centimetro dopo centimetro per arrivare a divorargli l'estasi. Si allaccia a lui, lo abbraccia e al termine di tutto ricomincia a sibilare che lo ama, che è un elemento che occupa la sua natura, che non è per qualche tempo, che la disposizione dei suoi sentimenti non cambia come il tempo.

Ma è già successo, inutile ascoltare. Ha detto le stesse cose a Natale ed una settimana dopo era da tutt'altra parte, ha suonato la stessa musica agli inizi di Giugno e poi ha lasciato suo figlio dalla nonna per andare in Costa Azzurra con qualcun altro ancora. A proposito, non le ha chiesto dove lo ha mollato questa volta per poter essere qui.

Potrebbe rispondere come una domanda del genere per interrompere le sue chiacchiere, e questo stato d'innocenza apparente in cui quasi riesce a farti credere che per essere felice ha bisogno solo di un anello fabbricato con la carta dei cioccolatini.

Ma poi perché? Non si era detto un'ora fa che per questa settimana non si litiga?

Si in effetti, ma è un'impresa che gli riesce solo quando è pieno d'alcool o in altro stato d'incoscienza. E lei, lei col suo corpo riesce ancora a trasmettergli quell'ebbrezza momentanea. Ma l'effetto, l'effetto dura sempre meno.



Agli occhi del cameriere appare la scena ridicola di loro due, scarmigliato lui e con gli occhi stanchi lei, non ricoperti dal correttore. Si sentono meglio solo dopo aver vuotato la prima bottiglia, la rabbia che alberga sotto l'abbronzatura si è ammansita. Per strada ci sono poche persone, quella mattina era nuvolosa e se ne sono andati quasi tutti. Il tempo non appartiene all'estate, i turisti non appartengono alla spiaggia. Anche loro se ne andranno, non si appartengono l'un l'altro.

Ha bevuto abbastanza, Delia ride. Quando si trovano in quello stato d'indecenza comincia a credere fermamente che ormai nessuno si appartiene più.

Nemmeno loro resteranno fuori a lungo stanotte, lo sanno, lo sentono. Non sono venuti in vacanza insieme per visitare i posti belli ma solo per chiudersi l'uno nelle braccia dell'altra. C'è ancora il digestivo da sorbire per fortuna, il fiato di lei gli è già sul collo e le sue labbra senza rossetto trattengono l'incendio del sole tramontato.

Riecco i cuscini, i suoi capelli tinti che coprono per metà la sua mano che le passa sul seno.

Quel contatto la infastidisce sempre, si libera di lui, gli passa il braccio intorno al collo, ogni volta. Invece per lui quel contatto è aria pura nella claustrofobia della notte dal cielo coperto, il suo corpo si tende e la stretta dell'abbraccio di lei si allenta. Passa a sdraiarsi sopra di lui e le sue mezze risate che la fanno tirar su col naso si trasformano in gemiti più corti, più veloci, più concreti. Troppo.

Finalmente gli ansimi confluiscono tutti in un grido, quel grido scema in una frase senza senso che gli muore tra le labbra. Quello, il bacio, l'ultimo. L'unica cosa per cui è venuto fino a lì, l'umida consistenza delle labbra di Delia che sarebbero perfette se si aprissero soltanto per baciare e rimanessero chiuse per ogni altra evenienza.

Delia dice solo bugie.

Ma va bene così, lui si guadagna sempre la compagnia dei diavoli a quanto pare e se succede tanto spesso vorrà dir che se la merita.

Delia dorme e la luna la fa sembrare bianca come uno spettro ma le labbra rimangono rosse e i capelli son sempre più neri.

Che poi che esclusiva dovrebbe darti? Tu pure te lo dici da solo, adesso dovresti essere da un'altra parte. Hai comprato una casa altrove no? C'è qualcun altro che ti aspetta, vi hanno fatto gli auguri, ti hanno stretto la mano... E tu... Tu guardavi negli specchi che hai fissato sugli armadi e ci vedevi Delia. Ti vedevi a possederla strozzandole i fianchi, tenendole una mano tra i capelli e la lingua in gola. Non è vero? Allora che ti ruba se anche lei sta con un altro? Niente, niente. Ma perché un po' con me con me e un po' con lui?
Lo stato d'incoscienza si sta già ritirando, come la notte, come la marea. E la coscienza si è rimessa a parlare.. E nel frigobar da bere è rimasto poco, niente. Con una birra non ti fai certo fuori. Lei dorme... Beata lei. Come fa?

No, non è beata. La verità è che per lungo tempo, quando si trova lontano da lei, la colpa gli scivola via dal cuore e ricominciano a vincere i baci di Delia, la bocca, solo quel dettaglio. La mina vagante dell'attrazione che ha provato per lei un giorno e che lo porta sempre a quel ritorno.

Ma dopo, quando la guarda bene, vede che a parte la bocca non ha altro per trattenerlo, ha invece un figlio a casa. Lei, mamma single che vuol poter scopare dove e quando le pare, e fin qui niente da obiettare.

Ma perché ora con me ora con lui e poi un altro, un altro dopo... Perché non due soltanto? C'è un limite agli amanti?

Adesso che la vede nel sonno, un essere in stato d'incoscienza, chiaro da mostrare il riflesso delle ombre che le passano sul ventre, è quasi identica a uno specchio. Se le passa le dita sulla pelle ne vede chiaramente il riflesso come a pelo d'acqua, e poi vede il proprio polso, e un pezzo dopo l'altro l'immagine di sé stesso intera. E gli viene da vomitare.

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