L'affitto non pagato

Scritto da , il 2019-08-23, genere gay

Quando ero ormai prossimo alla trentina decisi di trasferirmi nella metropoli poiché nel paesino nulla sfuggiva agli occhi degli abitanti con mentalità antica e falsamente perbenista.
In città trovai un lavoro, presi una casa in affitto e finalmente potevo condurre la vita che volevo lontano da orecchie e occhi indiscreti.
Tutto andava per il meglio e mi sentivo soddisfatto sotto ogni punto di vista ma un giorno accadde che il contratto di lavoro non mi venne rinnovato rischiando di rimanere senza reddito.
Per circa tre mesi non riuscii a pagare l’affitto e il padrone di casa mi chiese la restituzione dell’appartamento.
Tornare al paese sarebbe stato un dramma, voleva dire porre un freno alla mia sessualità e alle mie tendenze ma fu proprio il padrone di casa a propormi una soluzione:

- faccio il tuo nome a due miei amici imprenditori che gestiscono un magazzino all’ingrosso di frutta e verdura, poi andrai da loro e proverai a farti assumere!

Circa dieci giorni dopo, in un caldo giorno di luglio, come suggeritomi dal padrone di casa mi recai al magazzino ortofrutticolo.
Entrai tra le voci della gente, i rumori delle auto che arrivavano, caricavano e andavano via e il profumo delle pesche, mi presentai quindi ai titolari che mi fecero accomodare nel loro ufficio e dopo una serena chiacchierata vennero al dunque:

- noi siamo un’impresa che opera nel campo ortofrutticolo ma integriamo i nostri conti con un’attività sommersa. Vedi, si vende la frutta e la verdura perché sul mercato c’è richiesta ma come saprai esiste anche il mercato della carne, non quello delle macellerie ma quello del sesso a pagamento.
Il tuo padrone di casa ha capito le tue tendenze, sei di bell’aspetto, abbiamo pensato che tu potresti essere la nostra carne da vendere, se accetti noi ti mandiamo dai nostri clienti con tendenze uguali alle tue e il ricavato lo divideremo al 50%.
L’alternativa è rifiutare e tornartene al paesino.

L’offerta al livello di guadagno economico non mi sembrava da buttare visto anche che avrei lavorato forse anche divertendomi, la situazione, però, mi appariva come qualcosa di coercitivo, cioè dovevo andare obbligatoriamente a battere come una troia e questo se da un lato non mi piaceva dall’altro lato rendeva la situazione più intrigante per uno come me amante anche della sottomissione.
Mi presi qualche giorno di tempo per pensare, passai intere notti senza dormire eccitandomi solo al pensiero delle situazioni che potevano capitarmi, alla fine decisi che la cosa migliore era accettare la proposta.
Tornai quindi al magazzino e dissi ai due signori che avrei accettato.
Uno di loro, così, esclamò:

- ottima scelta, prima di cominciare però dovrai fare un provino o per dirla in modo diverso dovrai passare un collaudo in quanto sarà per noi importante comprendere fino a dove saprai spingerti e da quali clienti mandarti. Torna questa sera all’orario di chiusura!
La sera alle 20:30 fui puntuale, mi presentai in jeans, canottiera e scarpe sportive, entrai nel locale mentre alcuni dipendenti andavano via ed altri servivano gli ultimi clienti.
Alle 21:00 non c’era più nessuno, ero rimasto solo io, gli imprenditori e due operai, muscolosi e di ottimo aspetto, furono quindi tirati giù tutti gli avvolgibili.
Ci recammo in cinque in ufficio, gli imprenditori si accomodarono su un divanetto e dissero ai loro dipendenti:

- allora mettete alla prova il nostro nuovo amico e vediamo cosa sa fare!

Uno degli operai era alto, di pelle bianca, circa 1,90, calvo, muscoloso e tatuato sui bicipiti, l’altro scuro, capelli mori, di chiara origine sud americana, muscoloso anche lui ma un po’ più basso.
Era arrivato il momento e i due mi dissero:

- avanti spogliati tutto!

Mi vergognavo un po’ ma nello stesso tempo morivo dalla voglia, così tolsi via i jeans, la canottiera ma rimasi con gli slip molto castigati che amavo portare.

Quello più alto mi guardò e poi con voce alta:

- non l hai capito? ti vogliamo nudo, tutto nudo!

Al persistere della mia titubanza intervenne quello più basso che con vemenza mi strappò gli slip lasciandomi così come volevano.

Quest’utlimo mi guardò nelle parti intime e disse al suo compagno:

- è troppo peloso, vai a prendere la macchinetta.

Quello più alto andò in bagno e tornò dopo pochi minuti con una macchinetta taglia capelli, mi prese per il pene tirandomi verso una grande scrivania che liberò in un attimo e mi disse:

sdraiati in posizione supina a gambe larghe!

Obbedendo al comando mi adagiai sulla scrivania mentre l’altro con la macchinetta cominciò a rasarmi i testicoli e l’inguine.

Finito il mio lato A il bel tipo mi ordinò:

ora girati a quattro zampe sulla scrivania!

La posizione era interessante, il pene cominciava a diventarmi duro e sentivo i capezzoli inturgidirsi mentre il tipo più basso mi diede due sculacciate prima di cominciare a divaricarmi le chiappe con le sue mani.
Intervenne, a questo punto, il tipo più alto che con la macchinetta mise a nudo il mio fiore di carne.
Finito il lavoro il tipo esclamò:

- la troia è pronta!
- ora vai in bagno, indossa quegli stivali che trovi e torna quì.


Mi recai alla toilette dove trovai degli stivali per trans con tacchi altissimi e con gambale fino sopra il ginocchio.
Trovai delle difficoltà a calzarli ma alla fine li indossai e tornai nella “sala collaudo”.

Mentre gli imprenditori osservavano divertiti il più alto disse:

gli stanno benissimo, ora facci vedere come cammini, mi raccomando sculettando bene!
Tirandomi per il cazzo ben dritto mi fecero uscire dalla stanza per farmi percorrere il magazzino conciato in quel modo, camminavo tra i profumi della frutta e la verdura muovendo bene il culo a destra e a sinistra.
Finito il primo giro l’operaio sud americano mi disse:

- bravo, anzi brava, ora però dovrai fare un altro giro del magazzino ma hai bisogno di prendere un po’ di energia, è quindi il caso che assaggi qualcosa, che ne dici di un ortaggio?

Il tipo più alto prese una carota da una cassetta e dopo avermi fatto piegare a novanta gradi ordinò:
- leccala bene prima!


Dopo che l’avevo bene leccata l’appoggiò al mio fiore di carne e ruotandola e pigiandola lentamente me la inserì.

poi mi ordinò!

- ora un altro giro al termine del quale torniamo in ufficio!

Camminai nuovamente sculettando come una troia con il culo tappato mentre cominciavo ad essere molto eccitato, come mi fu ordinato al termine del giro entrai in ufficio.

A questo punto i due si spogliarono, nudi anche loro, e mentre ero in piedi si accostarono a me, uno mi abbracciò da dietro e l’altro da davanti.
Quello dietro mi leccava il collo mentre quello davanti mi baciava slinguando stringendomi le chiappe, nel frattempo potevo sentire il cazzo di quello dietro che sfiorava le mie cosce e quello del tizio davanti che sfiorava i miei testicoli, ormai avevano tolto il freno a tutte le mie inibizioni e fu in quel momento che afferrai i loro duri membri, lungo e largo quello del tizio più alto, nella norma quello dell’altro.
Poi mi accovacciai sotto di loro che rimasero in piedi mentre si trovavano uno alla mia destra e l’altro a sinistra e conciato come una zoccola con la carota sempre inserita cominciai a segarli e pomparli a turno.
Sentivo la carne dei loro membri sino in gola e mentre succhiavo uno, con la mano segavo l’altro.
Poi mi fecero alzare in piedi e uno di loro mi ordinò:

- ora nuovamente a pecora sul tavolo!

Non me lo feci ripetere due volte è una volta in posizione uno di loro estrasse la carota e prese un cetriolo che nel frattempo i due titolari avevano ben oliato.
Sentii il cetriolo entrarmi dentro e subito dopo arrivò una raffica interminabile di sculacciate sulle mie chiappe!

A quel punto l’operaio sud americano disse:

- vorresti guardarti ora il tuo lato B?

L’altro prese un grande specchio che mise in posizione verticale dietro di me, girai la testa e mi vidi nudo con i tacchi alti indossati ai miei piedi, gli stivali neri che mi arrivavano fino al sotto coscia, le chiappe tutte arrossate e il mio fiore di carne deliziato dall’ortaggio.

A questo punto il tizio più alto esclamò:

- ora è il momento della frutta

Guardando sempre lo specchio vidi il tizio più alto con una bella banana che andò a sostituire il cetriolo poi mi venne davanti e mi riempì la bocca con il suo membro.

Il tizio più basso passato dietro cominciò ad estrarre ed inserire la banana mentre dalla bocca mi entrava e mi usciva il duro e lungo pene dell’altro operaio, cominciavo ad ansimare come una troia.

Fu a questo punto che il tizio sud americano dopo aver tolto la banana inserì “la sua banana” ed in quel momento mi trovavo con due cazzi tutti per me che spingevano, uno in bocca e uno nel buco, insomma in quell’istante mi sentivo una femmina.
I due si scambiavano le posizioni e chi stava dietro oltre a penetrarmi mi infliggeva delle sonore sculacciate.
Arrivò il momento che il sud americano da cui lo prendevo in bocca, prese un bicchiere e cominciò a segarmi.
Ero estasiato ed eiaculai nel bicchiere.
Il tizio, poi, svuotò il bicchiere sulla mia schiena nuda, mentre il più alto dopo aver spinto ancora per un minuto, inondò le mie chiappe.
Il tizio moro mi tornò davanti e prese la mia mano per portarla sul suo pene dritto e duro come un manico di scopa.
Lo segai per quaranta secondi fino a farlo schizzare sul mio viso.
Il gioco era terminato ed I due tizi mi dissero ad alta voce!

- sei una vera porca, sei stato fantastico!

I titolari dell’impresa applaudirono, dicendomi poi:

la prova è superata a pieni voti, insieme faremo grandi affari!

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