Ne è valsa la pena?

Scritto da , il 2019-08-23, genere masturbazione

Finalmente ci siamo. Mancano solo poche ora, ma mi sembrano un’eternità. Davvero, non so se riuscirò a resistere.
Era iniziato tutto come un gioco. Eravamo abbracciati, nudi, subito dopo aver fatto l’amore. La sua valigia pronta faceva capolino ai piedi del letto “Starò fuori per un mese, chissà se riuscirai a resistere”, l’aveva stuzzicato lei. “In che senso?” La cosa mi intrigava, la situazione si faceva interessante. “Nel senso, chissà se riuscirai a mantenerti fedele, ma soprattutto casto. Senza giocare con il tuo coso, intendo.” “Figurati se non ci riesco”, le avevo detto. Povero idiota. “Allora è andata, non devi venire per quattro settimane a partire da ora”, disse fissandomi negli occhi. “Certo”, risposi, “ma devi promettermi una lauta ricompensa al tuo ritorno”. “Ti assicuro che ne varrà la pena”, rispose facendosi seria, “Ma ti garantisco anche che ti terrò sulla corda questi giorni, voglio trovarti eccitato come non lo sei mai stato”.
Guardandola negli occhi sentii un brivido lungo la schiena, il cazzo diventò di marmo e iniziò a pulsare furiosamente. Iniziò a baciarmi, passando dai capezzoli già sensibili per l’intensa sessione mattutina alla pancia, per poi proseguire con la lingua sulla mia asta dura. “Prendimelo in bocca”, pensai, “succhiamelo, voglio sentire le tue labbra stringerlo e la tua lingua stuzzicarmi...sei una maestra in questo, mi fai impazzire”. Come obbedendo ai miei pensieri, le sue labbra di schiusero intorno al glande, la lingua iniziò a stuzzicare il frenulo, stavo già iniziando a godere di nuovo, mi muovevo ritmicamente, vedevo le sue tette che ondeggiavano vicino al mio pene, la sua bocca famelica non mi dava tregua, la sua lingua si muoveva lenta, accarezzava l’asta, ero già sul punto di venire...quando all’improvviso si fermò, “te l’avevo detto che avrei fatto di tutto per non renderti la cosa semplice”, mi disse. “Questo è solo l’inizio.” Iniziò a vestirsi in fretta, lasciandomi insoddisfatto ed eccitato. “Devo andare”, disse, mentre la guardavo ancora incredulo per quello che stava succedendo. Finì di vestirsi e mi salutò con un caldo bacio. “Mi hai fatto bagnare”, disse. Il mio cazzo ebbe un fremito. Poi, avvicinandosi al mio viso, suggellò il nostro patto. “Poche regole”, disse, “anzi, una soltanto, non venire. Puoi fare tutto, toccarti quanto vuoi, guardare filmati porno, ma non devi venire. Assolutamente, per nessun motivo. Ti manderò delle istruzioni ogni tanto, e quelle vanno rispettate, ma per il resto libertà completa. Ma la tua sborra, quella devi conservarla per me. Quando tornerò ci divertiremo, te lo prometto”. Mi diede un altro bacio, e nel frattempo la stronza mi sfiorò il capezzolo, eccitandomi ulteriormente, e usci di casa.
Ero incazzato, mi aveva lasciato così, con un’erezione enorme e senza la possibilità di soddisfarla. Pensai di ignorarla, di finire il lavoro che lei aveva iniziato, ma poi rividi le sue labbra che mi ordinavano di non venire, e decisi di dimostrarle che ero più forte di lei, non le avrei dato questa soddisfazione. Mi feci una doccia e uscii di casa.
I primi due giorni furono abbastanza semplici, ogni tanto mi ritrovavo con il pacco duro, ma mi tenevo occupato, uscivo con gli amici, andavo al lavoro, ero certo di farcela senza troppi problemi. Pensavo che in ogni caso, gliela avrei fatta scontare al suo ritorno.
Il martedì, mentre ero al lavoro, arrivò il suo primo messaggio. Ci eravamo già sentiti, ma nessuno di noi aveva fatto cenno al nostro patto, avevamo parlato del viaggio e del suo alloggio, della casa, del lavoro...cose normali insomma. Quando arrivò il messaggio quindi ero tranquillo, stavo prendendo il caffè con i colleghi. “Vediamo se riesco a fartelo diventare duro solo con un messaggio. Mandami una foto.” Tutto qui, ma fu sufficiente per raggiungere il suo scopo. Lasciai in fretta i mei colleghi e mi chiusi in bagno. Il mio cazzo, come un bravo soldatino, aveva obbedito agli ordini della sua padrona, ed era sull’attenti. Feci una foto e gliela mandai. Lei mi rispose con una sua foto, in biancheria intima. Sugli slip si intravedeva una macchiolina umida, anche la stronza era eccitata. “Oggi voglio che ti tocchi. Quanto vuoi. Dove vuoi. Ma la tua mano deve muoversi sempre nella stessa direzione, niente su e giù. A stasera.”
Cazzo, ci provava gusto davvero. Decisi di accontentarla subito, iniziai ad accarezzarmi il cazzo, dalla base fino alla punta. Raggiunsi presto l’eccitazione. Sentivo che iniziava a pulsare, avevo una voglia fottuta di venire. Decisi di fermarmi, non potevo fallire alla prima sfida. Stetti un po’ in bagno, cercando di farmi passare l’erezione, respirando lentamente e cercando di pensare a qualsiasi cosa che non fossero i battiti che sentivo forti nel mio cazzo. Tornai a lavorare, ma quel giorno dovetti chiudermi molte volte in bagno, per nascondere la mia erezione che ogni tanto si presentava. Ogni volta provavo a toccarmi, sperando quasi di venire con un semplice sfioramento, di non avere scelta e di liberarmi così di quella voglia che sentivo. Purtroppo, muovere la mano in un’unica direzione, rendeva impossibile procurarsi l’orgasmo, quindi ogni volta dovetti farmela passare, ogni volta era più difficile. Terminato il mio orario, schizzai via e corsi a casa. Mi buttai sotto la doccia gelata, stetti a lungo, mi mancava il fiato per il freddo, ma stava funzionando. Quando non resistetti più all’acqua gelida, uscii tremante e mi avvolsi nell’accappatoio. In quel momento squillo il telefono. Cazzo, era lei, ed io ero di nuovo duro come il marmo. Parlammo un po’ del più e del meno e mi rilassai. Mi rilassai finché mi chiese se mi era piaciuto il suo giochino. Mentre gli raccontavo delle mie difficoltà in ufficio, sentivo l’eccitazione crescere dentro di me. Anche lei era eccitata, lo sentivo dal tono della sua voce, e mi chiese se avevo voglia di rifarlo al telefono, mentre lei si toccava. Non me lo feci ripetere, mi sdraiai sul letto, completamente nudo, e iniziai a toccarmi. Con lei al telefono l’eccitazione divenne presto insostenibile, la sentivo gemere per il piacere che si stava dando, cercavo di toccarmi sempre più velocemente, ma era impossibile. Mi sentivo sull’orlo del precipizio, una piccola spinta e sarei caduto, solo una piccola spinta.... Il mio respiro si era fatto affannoso, le dissi mi sentivo scoppiare, le chiesi di avere pietà e permettermi di venire. Mentre la supplicavo la sentivo godere, ansimava sempre più forte, i suoi gemiti mi riempivano la testa, la mie mani cercavano di muoversi sempre più veloci, il mio bacino si contraeva, stavo per esplodere... Fermati. Fermati. Fermati. Ero teso come un arco, volevo solo rilasciare tutta quell’eccitazione, ti prego, lasciami venire. “Ora no, è presto”, mi disse. Le mie mani tremavano, le allontanai e cercai di soffocare il desiderio. Tremavo per lo sforzo. Rimasi fermo a lungo, cercando di concentrarmi, di distogliere la mente dal mio cazzo, oddio, ora tutto me stesso era lì, non c’era nient’altro se non il pulsare assordante, gli spasmi di desiderio, la mia pelle che bruciava. Lei era ancora al telefono, la sentivo respirare, ma cercavo di escluderla, di concentrarmi, di controllare il respiro, di controllare il mio corpo che mi stava tradendo, ed erano passati solo due giorni. Quando mi fui ripreso, con voce dolce e carezzevole, mi disse che sentirmi eccitato l’aveva fatta venire due volte. Mi disse anche che assolutamente non mi era permesso venire, che eravamo solo all’inizio, che dovevo resistere, ma che quello che mi avrebbe fatto quando ci saremmo visti mi avrebbe fatto impazzire di piacere. Cazzo, se questo era l’inizio, non osavo nemmeno immaginare come sarei arrivato alla fine di quelle 4 settimane, sarei impazzito prima, non di piacere ma di desiderio. Ma poi ci sarebbero state le sue mani, la sua bocca, la sua figa... oddio, vidi una goccia di liquido trasparente formarsi sulla punta del mio cazzo, il pensiero di farlo entrare dentro di lei, di sentirlo bruciare al calore della sua figa in fiamme, di stringere le sue tette morbide, oddio, oddio, non riuscirò mai a resistere, il respiro si fa di nuovo affannoso, cerco di controllarmi di nuovo, obbligo il mio respiro a rallentare, sempre un po’ di più, finché sono quasi calmo. La saluto, non posso andare oltre, e con lei al telefono perdo il controllo. Ciao, buonanotte, buonanotte.
Buonanotte, sì, come se in quelle condizioni fosse possibile dormire. Non provai neppure a mettermi a letto, ero troppo stanco per prepararmi da mangiare, tutta la tensione della giornata mi aveva sfinito, quindi presi qualcosa dal frigo e mi misi davanti alla televisione. Cercai un film che mi facesse rimanere concentrato, scelsi un film di guerra, nella speranza di evitare scene di sesso che potessero farmi tornare il pensiero di lei. La serata trascorse abbastanza tranquillamente, il film terminò a tarda notte e a quell’ora ero certo di riuscire ad addormentarmi. Mi misi a letto, ma non appena chiusi gli occhi mi si ripresentò la scena del nostro ultimo incontro, con le sue labbra morbide avvinghiate al mio cazzo, che a questo punto era di nuovo duro. Continuai a pensarci, imponendomi però di non toccarmi, mi girai fra le lenzuola pieno di desiderio, con il pacco che spingeva nelle mutande e la pelle bollente. Finalmente, dopo non so quanto tempo, mi addormentai.
Il mattino dopo mi svegliai improvvisamente in un bagno di sudore e con un’erezione potente. Nella notte la mia mente doveva aver continuato a lavorare, e chissà cosa avevo sognato. Il risveglio brusco aveva abbassato le mie difese, ed iniziai a toccarmi, questa volta senza seguire la regola della sera prima. Mi accarezzai dolcemente il cazzo, insistendo sulla punta più sensibile, avvolgendolo con entrambe le mani. Il mio respiro aumentò di intensità, la mia mano iniziava a muoversi sempre più veloce, ero ripiombato in una specie di sonno drogato, la prospettiva di rilasciare tutta la tensione accumulata il giorno precedente stava sciogliendo i muscoli del mio corpo, l’urgenza era sempre più forte. Iniziai a gemere di piacere, sentire i miei mugolii mi eccitava, ero quasi alla fine. Il suono della mia stessa voce però mi riportò alla realtà, e mi accorsi con terrore che ero al limite della sopportazione. Allontanai le mani, mentre il mio corpo si inarcava per il bisogno di essere soddisfatto. Urlai dalla frustrazione, prendendo a pugni il materasso. Il mio cervello era stato risucchiato dal mio cazzo, non capivo più niente, l’unica cosa che ero in grado di pensare era non venire, non venire, mentre ogni fibra del mio essere mi implorava di lasciarmi andare, di rompere la promessa. Era un supplizio, cercai di immobilizzarmi, di controllare il respiro, ma non riuscivo ad aver ragione degli spasmi del mio corpo, sentivo i muscoli contrarsi nel tentativo di domare il bisogno di piacere, e lo sforzo di rilassarli mi faceva tremare. Rimasi agonizzante nel letto per credo un’ora, ascoltando le ondate di desiderio che si facevano sempre più sorde, senza però mai fermarsi. Quando ritenni di potermi alzare senza che le gambe mi cedessero, mi feci una lunga doccia, gelata, di nuovo.
Dopo la doccia mi ero ripreso, ma mi sentivo come un cavallo in gabbia, avevo voglia di urlare, di muovermi, non riuscivo a stare fermo. Guardai l’orologio: le 6,14. Cazzo, non avevo dormito niente, come era possibile che avessi tutte queste energie? Non potevo rimanere in casa fino alle 8, quando sarei dovuto uscire per andare al lavoro, sapevo che sarebbe stato troppo pericoloso, non mi fidavo della mia mente né tanto meno del mio corpo, e non ero in grado di sopportare di nuovo il supplizio del risveglio. In più avevo bisogno di sfogarmi. Decisi di andare a correre, non lo facevo da mesi, ma lo avevo sempre trovato liberatorio.
Corsi per oltre un’ora, la musica nelle orecchie ad alto volume, il cuore che mi batteva forte per lo sforzo. Mentre correvo, decisi che se non potevo controllare la mia mente dal vagare, potevo sfinire il mio corpo, togliergli le energie necessarie per eccitarsi. Dovevo essere io a comandare, e non essere schiavo delle mie pulsioni. Corsi ancora e ancora, e quando fui sfinito tornai a casa per lavarmi e prepararmi per il lavoro.
Da quel giorno la corsa è stata la mia ancora di salvezza. Correvo tutte le mattine, dopo aver pagato il mio pegno di frustrazione alle mie notti agitate da sogni erotici che la mia mente si rifiutava di ricordare, ma che il mio corpo conosceva benissimo. Correvo fino a quando le gambe non mi cedevano, rientravo madido di sudore e mi buttavo sotto la doccia gelata. Quando lo raccontai a lei, mi disse che la eccitava questa mia corsa disperata, quasi fosse una fuga da lei, ma mi avvertì che non potevo sfuggirle. Iniziò a scrivermi, verso l’ora del mio rientro, chiedendomi foto del mio corpo sudato o mandandomi accurate descrizioni di come le sarebbe piaciuto lavarlo sotto una doccia calda. Ogni volta che il telefono squillava, un’ondata di piacere mi attraversava, mi accingevo con la mano tremante a visualizzare i messaggi che mi mandava, terrorizzato dall’eccitazione che era in grado di provocarmi con le semplici parole. Il mio cazzo ormai era quasi sempre duro, iniziai ad indossare pantaloni ampi e maglie più lunghe per nasconderlo, quando stavo a casa mi facevo anche 5 o 6 docce fredde al giorno, per riuscire a sopportarlo.
Al lavoro rimanere concentrato era un’impresa, la maggior parte delle mie energie serviva per controllare la mente, per impedirle di andare a lei, ai suoi seni, alle sue mani calde, alla sua figa bagnata, al suo odore, al suo modo di sfilarsi le mutandine fissandomi negli occhi...mentre tentavo di tener sotto controllo tutto questo, all’improvviso mi trovavo a fantasticare su di lei, su quanto disperatamente avessi bisogno di un contatto con la sua pelle. Mantenere fisso il pensiero sul lavoro mi era impossibile, potevo sentire chiaramente la stoffa delle mutande premere e strusciare contro la mia eccitazione, ogni volta che squillava il telefono una scarica mi percorreva la spina dorsale, speravo e temevo che fosse lei, con i suoi messaggi, le sue foto, qualsiasi cosa ma lei. E non era solo lei ad alimentare la mia agonia. Ero diventato sensibilissimo a qualsiasi presenza femminile, il profumo delle mie colleghe, osservarle mentre si aggiustavano una spallina del reggiseno, essere anche solo sfiorato da una di loro era sufficiente per portarmi ad un livello di eccitazione tale che era difficile nasconderlo.
Visto che l’unica cosa che riusciva a darmi un po’ di respiro era sfinirmi con lo sport, ripresi ad andare in palestra. La mattina correvo e la sera andavo in palestra. Per evitare tentazioni decisi di andare verso le 10 di sera. A quell’ora tutti i corsi erano già terminati, rimaneva aperta solo la sala pesi e c’erano solo uomini a frequentarla. Anche quella sera palestra era quasi vuota, c’eravamo solo io e alcuni ragazzi. Iniziai il solito workout, aumentando il numero di ripetizioni per ogni serie di esercizi, la fatica mi obbligava finalmente a concentrarmi su quello che stavo facendo e non permetteva alla mente di vagare. Avevo quasi finito il mio allenamento, quando in sala entrò una ragazza. Minuta, capelli biondi legati, un bel fisico. Prese posto sulla macchina di fronte a quella che stavo usando, ed iniziò ad allenarsi. Potevo vedere i suoi muscoli tendersi sotto la stoffa sottile dei suoi abiti, il sudore imperlarle i seni sodi e abbronzati. Teneva lo sguardo fisso davanti a sé ed emetteva dei piccoli gemiti per lo sforzo. La vista di quel corpo sudato, il suono dei suoi mugolii, i suoi occhi che mi fissavano mi fecero avvampare. Sentii il sangue ribollirmi nelle vene e la mia erezione crescere. Mi alzai di scatto e mi allontanai. Sentii il suo sguardo bruciarmi la schiena mentre mi allontanavo di fretta, con il cazzo pulsante per l’eccitazione improvvisa. Non mi voltai, per paura di vedere i suoi occhi fissi su di me, sentivo che se solo l’avessi scoperta a fissare il rigonfiamento nei miei pantaloncini sarei venuto all’istante. Nello spogliatoio non c’era nessuno, entrai sotto la doccia gelata ma questa volta l’acqua fredda non era sufficiente per domare la mia erezione. Rimasi a lungo, tremando mentre il mio corpo era scosso dagli spasmi dell’eccitazione. Non potevo rimanere lì, se qualcuno fosse entrato mi avrebbe preso per un maniaco. Disperato mi cambiai di fretta e corsi via. Mi rifugiai in macchina, il mio bacino era ancora in preda agli spasmi, le mani mi tremavano, avevo bisogno di toccarmi, respiravo a fatica. La chiamai, in preda alla disperazione. “Non resisto, ti prego, non resisto più, dammi il permesso di venire, ti prego”. “Calmati, respira profondamente”, mi disse. Guidò il mio respiro, ormai era quasi un singulto, fino a quando riuscii a rallentarlo. “Manca poco”, mi disse, “sono passati molti giorni, tu sei stato fenomenale, non credevo che ci saresti riuscito. Se sei cosi eccitato adesso, quando finalmente ci vedremo avere le mie mani addosso ti farà impazzire. Mancano solo pochi giorni, ti prego, resisti. Ti assicuro che ne varrà la pena. Vorrei dirti cosa ho in mente di fare, ma visto il tuo stato, ho paura di peggiorare solo la situazione”. Stranamente la sua voce mi calmava. “Ti prego, raccontamelo, ho bisogno di sapere che tutto questo finirà”. Nel sentire quelle parole, mi resi conto che in questi giorni avevo vissuto nel terrore che questo periodo sarebbe durato per sempre, che fosse solo un giochino sadico che non avrebbe mai avuto fine. “Certo che finirà”. Mi rispose. “Tu mi fai godere come nessun altro, e volevo ripagarti di tutto quanto. Venerdì, quando ci vedremo, mi dedicherò solo al tuo piacere, voglio regalarti l’orgasmo più bello della tua vita, sentire il tuo corpo sciogliersi fra le mie mani, fremere di piacere. Non vedo l’ora di toccare e baciare ogni centimetro della tua pelle, di esplorarti con le mie mani, di sentire i tuoi gemiti di piacere, ed infine di vedere il tuo corpo dimenarsi quando finalmente soddisferai tutto il desiderio accumulato in questi giorni”. Ovviamente, mentre la sua voce dolce mi diceva queste parole, la mia eccitazione era cresciuta a livelli che non credevo possibili, nei pantaloni sentivo pulsare all’impazzata, avrei voluto che fosse lì, toccarla, stringerla, supplicarla di fare ora quello che stava descrivendo, di accorciare di due giorni quel supplizio. La desideravo così tanto che mi veniva da piangere. Il mio respiro era di nuovo affannato, di nuovo ogni fibra di me era concentrata sulle sensazioni che il mio corpo mi stava mandando. “Se non resisti non importa, non voglio che tu stia male per questo”, continuò, “tutto quello che ti ho appena descritto ci sarà comunque”. Non avevo la forza per risponderle, le mie mani si muovevano convulse al di sopra della stoffa dei pantaloni, non avevo il coraggio di scendere al di sotto, ma non riuscivo a fermarmi. Il mio respiro era sempre più affannato, mi sentivo mugolare, nella mia mente c’erano solo immagini di lei che mi toccava, sentivo le sue mani ovunque, muovevo il bacino nel disperato tentativo di spingere il mio cazzo ancor più contro la stoffa dei jeans, contro le mie mani, oddio quanto volevo venire, non resistevo più, mancavano solo cinque giorni e poi sarebbe stata mia...cinque giorni, cinque giorni, cinque infiniti giorni, cinque strazianti giorni... Fermati, fermati, fermati, fermati. Nella mia testa, l’unico lampo di lucidità era la voce che mi diceva di fermarmi, perché una sega frettolosa non sarebbe mai stata sufficiente per soddisfare il mio desiderio, mentre arrivare in questo stato nelle sue mani, lo sentivo già ora che sarebbe stato magnifico, terrificante, oltre ogni cosa mai provata... Solo questo pensiero, di quello che sarebbe potuto essere se mi fossi fermato, e che invece avrei perso per sempre se non lo avessi fatto, mi trattenne dallo scoparmi con tutta la disperazione che avevo in corpo. “Aspetterò”, dissi, con la voce rotta dai gemiti, “ma non stuzzicarmi oltre, ti prego, non scrivermi, non mandarmi foto, non chiamarmi. A venerdì.”. Chiusi la chiamata senza aspettare la sua risposta, rimasi in macchina a contorcermi e ad urlare la mia frustrazione fino a quando non mi fui calmato. Rientrai a casa che era ormai notte fonda e crollai stremato sul divano.
I giorni e le notti successive le ricordo come un susseguirsi di esaltazione e disperazione, non ero più padrone del mio corpo né della mia mente, correvo ogni volta che potevo, due e tre volte al giorno. Fare anche le cose più semplici era diventato faticosissimo, trascorrere una giornata al lavoro richiedeva una concentrazione estrema. La corse a la fatica che facevo per tenere sotto controllo le mie pulsioni mi lasciavano stremato, quando rientravo mangiavo quello che trovavo in casa e crollavo sul divano. Le notti trascorrevano in un doloroso dormiveglia, in cui ogni volta che mi svegliavo ero più eccitato, sempre più vicino al punto di rottura. Nel sonno la mia volontà non contava più, e più volte mi ero svegliato mentre mi masturbavo, sul filo del punto di non ritorno. Non potevo rischiare di rovinare tutto così, il premio era troppo goloso, e sapevo che non avrei mai potuto accettare nuovamente di partecipare a questo gioco, ora che lo avevo sperimentato. Iniziai a svegliarmi di soprassalto ogni volta che, nel sonno, mi eccitavo, terrorizzato dal fatto di venire contro il mio volere. Non so come ma sono riuscito a trattenermi, almeno fino a questa notte.
Stanotte mi sono svegliato mentre lei mi faceva una sega, sentivo le sue mani calde avvolgermi il cazzo, era così bello, così fottutamente appagante. Quando ho ripreso contatto con la realtà mi sono accorto che mi stavo strusciando contro le lenzuola. Cristo. Come una cagna in calore. Stavo scopando le lenzuola. Che schifo. Cazzo, cazzo. Ero furioso. Ed anche terrorizzato che potesse risuccedere di nuovo, quindi sono rimasto sveglio a tormentarmi nel ricordo di una cosa mai accaduta.
Non appena sono comparse le prime luci dell’alba, sono uscito a correre, ho corso più di due ore. Al lavoro oggi è stata la giornata più lunga, gli unici momenti in cui sono riuscito a controllare il mio cazzo sono stati i trasferimenti fra l’auto e la scrivania e viceversa. Per il resto del tempo, seduto alla scrivania, l’ho sentito continuamente premere contro i pantaloni e sussultare. Alle 17 ho ricevuto un messaggio “Ci vediamo a cena alle 19,30, compleanno di Claudia. Arrivo direttamente dall’aeroporto con la mia auto, tu prendi la tua”. Cosa? Una cena? Non ci credo, speravo di sbatterla ancora prima di salutarla, e adesso pure una cena? Ricevo immediatamente un secondo messaggio “Tranquillo, fa parte del gioco, e ce ne andremo presto. Chissà che non riesca a darti un assaggio di quello che verrà dopo?”. Cazzo, quando è diventata così porca?
A casa mi guardo allo specchio e vedo la mia faccia stravolta, i capelli arruffati, gli occhi cerchiati. Non sono un bello spettacolo. Decido di prepararmi con cura, stasera non voglio essere in sua completa balia, voglio che anche lei mi desideri, non che mi veda come un disperato. Mi faccio una lunga doccia, fredda ma ormai mi sto abituando, e mi rado. Visto che è presto, decido di provare a dormire un po’ prima di andare. Stranamente riesco ad addormentarmi e a godere dei primi veri 30 minuti di riposo da un bel po’. Quando mi sveglio, oltre alla ormai nota erezione, sento anche un senso di vittoria che mi pervade. Ci sono riuscito, sono passato indenne attraverso questo supplizio, fra qualche ora finalmente sarò suo. Mi alzo per iniziare a preparami. Nudo davanti allo specchio noto che l’esercizio dell’ultimo mese ha modellato il mio fisico, finalmente si intravedono gli addominali. Li sfioro con le dita, immaginando che sia lei a farlo, una scarica di adrenalina mi attraversa, sento il cuore battere più velocemente, il cazzo diventa duro come mai in questi giorni. Chiudo gli occhi ed inizio ad accarezzarmi, insisto sui capezzoli che fanno quasi male da quanto sono sensibili, immagino che sia lei a farlo, scendo con le mani fino all’inguine, mi sfioro le palle e un primo spasmo mi avverte di non esagerare, incurante proseguo solleticando con due dita l’asta, con tocchi rapidi e leggeri, mi sembra come se mille dita mi stessero toccando, inizio a gemere, salgo con le dita fino alla cappella, la sento bollente, ma continuo a sfiorarla, solletico il frenulo e un’ondata di piacere mi invade il cervello. Mi sento gridare e devo sorreggermi con una mano all’armadio per non cadere. Incapace di fermarmi continuo con questa dolce tortura, non avevo mai provato niente di così intenso, le mie dita si muovono frenetiche, il bacino si contrae nel tentativo di spingere il cazzo contro la mia mano, che tengo con attenzione lontana, le scariche di piacere si susseguono ormai sempre più vicine. Sono vicino a perdere il controllo, sento l’orgasmo montare, con l’ultimo sprazzo di lucidità che mi resta mi impongo di fermarmi. Mi blocco, ansimante, stringo le gambe cercando di bloccare l’orgasmo ormai imminente, di regolare il respiro. Cazzo, se questo è il livello del piacere che riuscirei a darmi con una semplice sega, lei potrà ridurmi alla pazzia. Decido di vestirmi, si sta facendo tardi, e non voglio prolungare neanche per un minuto l’agonia di non averla con me. Scelgo dei jeans, stretti, perché voglio che lei si accorga dell’effetto che ha su di me. Voglio che veda la mia erezione, e che la desideri per tutta la durata di questa fottutissima cena. Indosso una camicia bianca e una giacca scura, lunga appena a sufficienza per dissimulare il pacco. Mi osservo allo specchio, sto bene. Sotto la camicia leggera si vedono i muscoli, ancora tesi per l’eccitazione, guizzare. Si vede anche, e bene, il mio pacco sussultare nei pantaloni. Le sensazioni provate poco prima non sono del tutto sparite, e il pensiero di quello che mi attende stasera non aiuta di certo a smorzare l’eccitazione. Mi avvio verso la macchina, cercando di imporre al mio corpo un autocontrollo che ormai ha perso da tempo.
Quando arrivo al luogo della festa, rimango alcuni minuti in macchina respirando lentamente e forzando la mia erezione a smorzarsi. È sempre più difficile, questa sera potrebbe essere un disastro, decido di mantenermi defilato, di parlare con meno persone possibili, di sedermi in un angolo e di concentrarmi sul controllo. Prendo un respiro profondo e mi avvio. La festa è nel parco di una bella villa, c’è la piscina, fa ancora freddino, ma alcuni ragazzi più coraggiosi osano già un primo bagno. Li guardo uscire dalla piscina intirizziti, ecco quello che mi ci vorrebbe stasera, penso con un sorriso amaro. Mentre li osservo, vedo uscire anche l’unica ragazza che aveva osato tuffarsi con loro. Ha freddo e non appena esce si avvolge immediatamente in un asciugamano e corre in casa per vestirsi. Faccio però in tempo a scorgere i suoi capezzoli inturgiditi dall’acqua gelata, e la scossa che sento al pube mi prende come un pugno allo stomaco e mi fa quasi piegare in due. Tutto il mio autocontrollo, faticosamente conquistato, va a farsi benedire.
Mi allontano in fretta, cerco un tavolo in disparte, mi siedo. Per fortuna la tovaglia è sufficientemente lunga per dissimulare la mia erezione, stringo le gambe con tutta la forza che ho, preoccupato di non riuscire a trattenermi. In guardo in torno in cerca di lei, ormai sono quasi le 8, perché non c’è ancora?
Qualcuno si siede al mio tavolo, li conosco di vista, iniziamo a parlare del più e del meno, faccio fatica a concentrarmi sulla conversazione, mi distraggo continuamente cercandola fra la folla. Finalmente, quando sta per iniziare la cena, la vedo arrivare.
Cazzo, è bellissima. Indossa un vestitino leggero, chiaro, che le lascia scoperte le gambe sottili. Mi vede da lontano e mi saluta con uno sguardo malizioso che mi fa ribollire il sangue. La stronza non si avvicina subito, si ferma a chiacchierare con alcuni conoscenti. La sento ridere ad alta voce. Sa che la sto guardando, e sta facendo apposta l’oca, flirtando con gli uomini che se la mangiano con gli occhi. Mi ha sempre eccitato vedere come riesce a farsi desiderare quasi con naturalezza, e oggi tutto questo è amplificato. Finalmente si avvicina, scambia due parole con le persone sedute al nostro tavolo e mi saluta con un bacio. Ho un fremito quando sento la sua lingua sfiorare le mie labbra, lascia che il bacio si prolunghi quel tanto che basta per inebriarmi del suo odore. Quando si allontana, troppo presto, per alcuni secondi rimango stordito. Non paga, mentre si rivolge agli altri commensali, con naturalezza appoggia la mano sulla mia erezione, che ovviamente ha notato. Non capisco più nulla, il mio cazzo diventa di marmo, il respiro mi si ferma in gola, la sua pressione dura pochi secondi ma già mi sento scoppiare. Contraggo gli addominali nello sforzo di nascondere all’esterno gli spasmi di desiderio che mi squassano il bacino e di contenere il gemito che istintivamente mi sale alla gola. Evito di guardarla, so che mi sta fissando con quel suo sguardo malizioso che di solito mi eccita, ma che ora sarebbe sufficiente da solo per farmi venire. Bevo un po’ d’acqua, gioco con il pane per dissimulare il tremito delle mie mani e fingo di ascoltare la conversazione di una coppia di fianco a noi. In realtà, l’unica cosa che ascolto è il rombare del desiderio nella mia testa, il battito impazzito del mio cuore e le scariche di furioso piacere che mi attraversano l’uccello. Quando finalmente riesco a riprendere quel minimo di controllo che mi è rimasto, la sento dire che è appena tornata da un lungo viaggio e che è molto stanca, e scusarsi se quindi lasceremo la festa subito dopo aver stuzzicato qualcosa da mangiare. Quando si alza per andare al buffet, noto i suoi capezzoli turgidi per il freddo sotto il vestito, e con orrore e meraviglia mi accorgo che non porta il reggiseno. Di nuovo il mio uccello si fa di marmo, serro le gambe per bloccare quanto possibile l’erezione. Nonostante questo lei la nota subito e si offre di prendere lei qualcosa per me al buffet. Sono sollevato nel fatto di non dovermi alzare in quelle condizioni, ma tutto il mio sollievo scompare quando, subito prima di allontanarsi, si avvicina a me e mi bisbiglia all’orecchio “Sai, non porto neanche le mutandine” e se ne va.
Tutto quello che era rimasto della mia volontà fino a quel momento viene spazzato via, ho giusto la forza di alzarmi e farfugliare una scusa per allontanarmi, mi nascondo dietro una folta siepe, il mio respiro è affannato, l’uccello sussulta come un dannato nei pantaloni, ho bisogno di toccarmi, sento che la punta si sta bagnando di alcune dense gocce di liquido pre-seminale, non riesco a trattenere qualche gemito. Potrei venire qui, ora, senza neanche sfiorarmi il cazzo, e se non succede è solo per lo spavento che mi prendo quando sento qualcuno arrivare. Cerco di ricompormi, ma la mia erezione pulsante è fin troppo evidente. “Eccoti”, mi dice lei, che mi è venuta a cercare preoccupata. “Non ce la faccio più” le dico a voce troppo alta, diviso fra la disperazione e la rabbia. “Anche io non resisto oltre, non appena ti sarai ripreso ce ne andiamo. Non sai quanto mi eccita vederti così, sono tutta bagnata” mi dice guardandomi negli occhi. Nonostante sia consapevole che in quello stato non sia una buona idea, non resisto alla tentazione di infilarle una mano sotto la gonna. La sua fighetta è fradicia e il mio tocco la fa gemere di piacere. Infilo anche l’altra mano sotto la gonna, stringendo quel suo culo tondo che mi fa morire. Il mio corpo reclama la sua presenza, inizio a slacciarmi i pantaloni, voglio le sue mani sul mio uccello, voglio scoparla, voglio la sua bocca, non so neanche io cosa voglio ma non riesco a fermarmi. Si allontana dolcemente, ha il respiro affannato e le guance rosse di desiderio. “Non qui. Riprenditi e poi vai a casa. Aspettami lì, arriverò un po’ dopo di te. Voglio trovarti nudo e già pronto. Magari rilassati un po’, bevi un bicchiere di vino”.
La guardo allontanarsi, non ho la forza di ribattere. Vorrei seguirla e precipitarmi a casa, ma non posso farmi vedere in queste condizioni. Devo riprendere il controllo, ma il mio inguine continua a fremere, attraversato da sferzate furiose di piacere. Mi accorgo di mugolare, non riesco a fermarmi. Lo sforzo di trattenermi mi fa sudare, mentre brividi mi percorrono la spina dorsale. Il mio respiro è convulso, cerco di rallentarlo, ma con poco successo. Nel riallacciare i pantaloni mi sfioro per sbaglio l’uccello che orami è così sensibile da farmi quasi urlare. Mi sento scoppiare nei pantaloni, non resisto un attimo in più, sperando di non incrociare nessuno mi avvio a passo veloce verso l’auto, confidando che la giacca sia lunga abbastanza da mascherare la mia erezione.
Una volta in macchina, guido come un automa fino a casa, che per fortuna è vicina, cercando di mantenere la concentrazione sulla strada nonostante quello che mi vortica nella testa e nelle palle. Arrivo a casa pregando di trovarla lì. Lei non c’è, ma trovo la casa calda, deve essere passata dopo che ero uscito. Noto anche che ha cambiato le lenzuola, ha messo quelle lisce e lucide che adoro sentire sulla pelle. Mi spoglio con cautela, e mi distendo, completamente nudo, sul letto. Il mio inguine è ancora scosso dal desiderio, chiudo gli occhi e inizio a fantasticare sul suo ritorno, il ritmo del mio respiro accelera, inizio ad accarezzarmi convulsamente il corpo, non posso trattenere i miei gemiti. Quando l’istinto di scendere verso l’inguine si fa insopportabile, decido di alzarmi e prendere quel bicchiere di vino, almeno per tenere le mani occupate. C’è una bottiglia di Riesling, il mio preferito, in fresco, anche questa un suo pensiero. Ne bevo un paio di sorsi, che mi danno leggermente alla testa. Realizzo che è da ieri sera che non tocco cibo, oggi sono stato troppo occupato a gestire la mia eccitazione per ricordarmi di mangiare. Il diversivo del vino non è abbastanza, e sto per cedere alla tentazione di toccarmi quando sento la chiave girare nella toppa.
Eccola finalmente. Entra in cucina e, senza neanche salutarmi, inizia a baciarmi appassionatamente. Assaporo le sue labbra, il suo sapore, affondo la testa nei suoi capelli, respiro il suo odore, le mie mani voraci si infilano sotto il vestito e corrono ai suoi seni, al suo sedere, alla sua pancia. Lei mi morde delicatamente le labbra, e anche le sue mani sembrano non averne mai abbastanza. Ci baciamo furiosamente per non so quanto, e quando ci stacchiamo stiamo entrambi ansimando per l’eccitazione. “Mi sei mancato”, dice “Quanto ho desiderato questo momento, non ho fatto altro che pensarci ogni singolo giorno in questo mese”. “A chi lo dici”, cerco di fare il simpatico, anche se, dopo essermi fatto vedere cosi a cena, forse sono semplicemente patetico. “Sentire che la tua eccitazione cresceva di giorno in giorno, sapere che il tuo uccello era ogni giorno più pieno di desiderio, sentire la voglia che avevi di me, mi ha fatto diventare pazza. Non resisto oltre, ho in mente un giochino per te, vieni di là”. “Temo che non durerò molto, con tutto quello che mi hai fatto patire mi sembra già di scoppiare”. “Non temere, mi prenderò io cura di te. Per oggi sei mio, conduco io il gioco. Tu fidati di me”. A quelle parole mi sento mancare, avevo sempre desiderato essere alla completa mercè di una donna ma non l’avevo mai confessato a nessuno, era una mia fantasia segreta, come faceva a saperlo? Poteva farmi tutto quello che voleva, non avrei opposto resistenza. Deglutisco e la seguo in camera.
Mi prende per mano e mi conduce in camera. “Sdraiati intanto che mi preparo”. Inizia, lentissimamente, a struccarsi. Passa accuratamente il cotone su tutto il viso, e quando si lava la faccia, lascia che alcune gocce d’acqua rotolino nella scollatura. Si spazzola i capelli molte volte, poi li raccoglie in una coda alta. Senza trucco sembra una bambina, ma lo sguardo malizioso che ha negli occhi la rende bollente. Inizia a girare per la stanza, fingendo di sistemare le sue cose ma in realtà cercando ogni pretesto per mettere in mostra il suo corpo flessuoso. Il mio cazzo freme di desiderio, non riesco più ad aspettare, inizio a masturbarmi, cercando di impormi un ritmo lento. Quando finisce di svuotare la valigia, si alza sulle punte per sistemarla nel ripiano in alto dell’armadio e il vestito corto le scopre la parte bassa delle chiappette. Alla vista del suo culo senza mutandine non riesco a trattenere un mugolio e la imploro di spogliarsi.
MI allontana le mani dall’inguine e tenendo lo sguardo fisso su di me, e con un sorriso preoccupante in viso, si sfila lentamente il vestito, mostrando il suo corpo meravigliosamente nudo. I suoi capezzoli sono duri e scuri e la sua fighetta è coperta solo da una leggera peluria. Invece di mettere via l’abito, inizia ad usarlo per solleticarmi la pelle, facendolo scivolare prima sul mio petto, poi sulle mie cosce, e infine intorno al mio uccello. Il contatto con la seta mi fa rabbrividire, il mio corpo si inarca, il respiro si fa più veloce. Terrorizzato dal rischio di venire subito, contraggo i muscoli per trattenermi. Lei se ne accorge ma non se ne cura anzi, continua ad accarezzarmi con la stoffa del vestito, lasciando che sfiori appena il mio uccello in fiamme. Impossibilitato a trattenermi, lascio che il mio corpo si inarchi per il piacere. “Sei molto teso, dobbiamo cercare di rilassare quei muscoli, abbiamo tutto il tempo che vogliamo, quindi ora vieni con me”.
Mi prende per mano e mi conduce sotto la doccia. Entra dietro di me ed apre l’acqua calda. Mi chiede di girarmi con la faccia rivolta verso il muro, e indirizza il getto dell’acqua sulla mia schiena. Rimane così finché il mio respiro si regolarizza, poi inizia ad insaponarmi. Inizia ad accarezzarmi lentamente la schiena e le spalle, insiste sul collo che è veramente molto teso. Il calore dell’acqua e le ondate di piacere che mi salgono dall’inguine, sempre presenti ma ora meno dolorose, forse per il fatto di avere finalmente le sue mani su di me, iniziano veramente a rilassarmi. Mi appoggio con le mani al muro, e lei si inginocchia ed inizia ad insaponarmi le gambe. Le sue mani si muovono dalla caviglia fino alle cosce, poi si spostano alle natiche. La sento tastarmi il culo con vigore, ma poi continua con il sapone. Sfiora fugacemente il buchetto, facendomi sobbalzare appena, e poi scende di nuovo fino alle caviglie. Continua cosi, insistendo leggermente sull’interno coscia, e poi mi fa girare. Vederla inginocchiata davanti a me, con i capelli umidi, mi eccita e cerco di infilarle l’uccello in bocca. Lei oppone resistenza, e io mi lascio vincere dalle sue mani che nel frattempo sono passate ad insaponare le palle, anche perché so bene che con un pompino non riuscirei a resistere a lungo. Mugolo di piacere, anelando di sentire le sue mani intorno al mio cazzo, ma mi lascia in sospeso ancora un po’ passando ad insaponarmi l’inguine e la pancia. Si alza e fissandomi negli occhi prende finalmente in mano il mio uccello. Lo insapona dolcemente, con movimenti lenti ma decisi, le sue mani lo avvolgono una dopo l’altra, tirandolo lontano dal mio corpo. Le mani scivolano languide, non ha fretta, io sono in sua completa balia, inizio a gemere completamente sopraffatto dal piacere che arriva ad ondate sorde sempre più ravvicinate, man mano che il ritmo del mio respiro aumenta il ritmo delle sue mani rallenta, in una tortura straziante e bellissima. Quando sento che l’orgasmo si avvicina, lei ha già terminato di segarmi, ed è passata ad insaponarmi il petto. Nonostante il mio corpo aneli di essere soddisfatto, la mia mente non è dispiaciuta di questa pausa, non voglio venire subito, e lei lo ha capito. Quando il mio respiro si regolarizza inizia a sciacquarmi scrupolosamente, rivolgendo il getto dell’acqua con più insistenza sulle mie parti intime. La sensazione dell’acqua calda diretta sul mio pene mi provoca una scossa di piacere che mi fa gemere di nuovo, quindi lei continua ad indirizzare il getto sulla mia cappella per lunghi minuti. Anche ora, quando si accorge che la mia eccitazione sta crescendo troppo, smette con il suo giochino e mi fa uscire dalla doccia.
Non trovo l’accappatoio che avevo lasciato in bagno questa mattina, deve averlo tolto lei, che ora sta iniziando ad asciugarmi con un piccolo asciugamano. Inizia dai piedi, salendo verso le spalle. Mi asciuga accuratamente, dandomi ogni tanto dei piccoli baci sulla pelle bollente. Quando arriva all’inguine è estremamente delicata, ma il mio cazzo orami è talmente sensibile che il contatto con la stoffa ruvida dell’asciugamano mi fa gemere di nuovo. E’ il quarto tipo di contatto diverso che sperimenta questa sera, dopo la seta del vestito, le sue mani insaponate e l’acqua della doccia. Mi chiedo cosa abbia in serbo ancora e rifletto che avrò molto su cui fantasticare la prossima volta che mi masturberò. Dopo aver indugiato un po’ sul mio uccello, prosegue asciugandomi il petto, poi passa alla schiena, continuando a baciarmi. La mia pelle è bollente, le ondate di piacere che mi arrivano sono meno intense, ma mi avvolgono in un languore appagato. Mi asciuga le gambe, sempre coprendole di piccoli baci, ora indugia di nuovo sull’interno coscia, lo sa che mi piace e vuole stuzzicarmi, penso fra me e me sorridendo. Mi asciuga le natiche e con finta nonchalance passa ancora le mani fra i miei testicoli, stringendo l’asta del pene. Mentre pregusto un altro massaggio come quello sotto la doccia, sento improvvisamente la sua lingua infilarsi nel mio ano. La sorpresa mi fa lanciare un grido, che presto si tramuta in un gemito di puro godimento. Soddisfatta, smette di toccarmi il cazzo e con le mani preme il mio bacino contro il suo viso, in modo che non possa sottrarmi alla sua lingua. Sentire la sua lingua esplorare i bordi del mio buco mi fa tremare le gambe, mentre il piacere che prima era lento e avvolgente si tramuta in fitte violente e furiose, che mi fanno gridare e gemere come una troia. La sua lingua si muove ora lenta e ora veloce, lasciandomi stordito. Mi perdo in un delirio di sensazioni nuove, ogni volta che la sua lingua si addentra un po’ più all’interno una scarica di desiderio mi rimbomba in testa. Non riesco a pensare a nulla se non a come sarebbe se quella lingua entrasse un po’ di più, se toccasse una striscia di pelle ancora inesplorata. Sono al limite dell’orgasmo, desidero venire come mai prima, ma intuendolo lei si ferma. “Non ti farò venire cosi”, mi dice “Sono ancora molte le cose che dobbiamo fare insieme”. Non le rispondo, troppo impegnato ad ansimare e a controllare i tremiti impazziti del mio corpo. Continua ad asciugarmi, come se nulla fosse successo, poi mi conduce in camera e mi chiede di sdraiarmi sul letto a pancia in giù. Le obbedisco, sono completamente in sua balia, pur di rivivere una soltanto delle sensazioni dell’ultima ora farei qualsiasi cosa.
La sento arrivare a accovacciarsi sopra di me. Inizia a massaggiarmi. Le sue mani scivolano sul mio corpo, sta usando l’olio che utilizza dopo la doccia, ne riconosco l’odore. Parte dalla mia mano destra, massaggia con cura ogni dito, il palmo, il dorso. Prosegue con il polso, l’avambraccio, il braccio. Impasta sapientemente le mie spalle, riuscendo a sciogliere le contratture di queste settimane. Non risparmia neanche un centimetro della mia pelle, e mi abbandono completamente nelle sue mani. La mia mente vaga, il languore di prima mi sta assalendo di nuovo, il piacere feroce si sta di nuovo trasformando in onde avvolgenti. Il mio cazzo, contro la stoffa del lenzuolo, continua a pulsare furiosamente, ma le contrazioni del mio bacino si stanno calmando. Continuo a mugolare, piano, esprimendo il mio godimento.
Mentre mi massaggia, inizia a parlarmi “Oggi voglio regalarti l’orgasmo più intenso che tu abbia mai provato. Mi sono documentata, e sembra che il modo migliore per farlo sia mantenerti in uno stato di eccitazione costante per quanto più tempo possibile. Ti porterò molte volte vicino al limite dell’orgasmo, e il piacere sarà a volte dolce e a volte violento. Tu dovrai dirmi quando sarai vicino al limite, in modo che io possa rallentare. All’inizio sarà bello, poi diventerà sempre più difficile. Arriverai ad un punto in cui sentirai che anche solo uno sfioramento in più, un unico sfioramento, ti farà esplodere. Voglio portarti a quel punto, e poi farti venire fino a svuotarti le palle e l’anima di tutto il desiderio, la frustrazione e la voglia che hai accumulato in questo mese. Non so quanto tempo ci vorrà, questo dipende da te, ma se accetti prendi tutto il pacchetto. Una volta iniziato non ti farò sconti. Potrai anche supplicarmi di farti venire, ma sarò io a decidere quando e come. Ci stai?”. Oddio, devo resistere ancora quando invece mi sento scoppiare. Il desiderio di venire è così forte, ormai da giorni, le mie palle sono così gonfie, la voglia di scoparla così grande, che vorrei rifiutare, avere tutto subito senza attendere un minuto di più. Ma le sue mani su di me mi stanno facendo godere troppo, ripenso a quello che mi ha appena fatto con la lingua e un desiderio furioso si impossessa di me, voglio che continui, voglio scoprire cosa ha in mente. “Accetto, puoi farmi quello che vuoi. Ma non fermarti, ti prego.” “Fra poco mi pregherai di fermarmi, invece. Posso essere piuttosto cattiva, se ancora non lo sai”.
Con questa velata minaccia riprende a massaggiarmi il corpo. Le sue mani sono ovunque, ondate di piacere mi assalgono, il mio respiro inizia a farsi più profondo. Abbandona la mia schiena per dedicarsi alla gambe, grazie all’olio le sue mani scorrono veloci, i muscoli dapprima si contraggono sotto il suo tocco, ma poi vengono riscaldati dal suo massaggio e finalmente si rilassano. Si concentra sui polpacci e sale poi sulle cosce, dove alterna un massaggio vigoroso a leggerissimi sfioramenti che mi fanno sussultare. Man mano che sale lungo la gamba, il ricordo di quello che ha fatto fuori dalla doccia inizia a torturarmi. Non sapevo che si potesse godere così tanto intorno a quel buchino, solo al pensiero il mio cazzo protesta violentemente. Sento le sue mani cospargere di olio le mie natiche, massaggiarle intrufolandosi verso i testicoli, che sfiora brevemente. Il desiderio di risentire la sua lingua mi fa inarcare la schiena e protendere il bacino verso di lei. L’eccitazione è tale che inizio a muovere il bacino come in un amplesso, il mio uccello mi invia scariche di piacere mentre sfrega contro le lenzuola, il bisogno di venire si fa impellente, le sue mani che si infilano fra le mie cosce mi torturano, aumento il ritmo certo di non riuscire a resistere oltre, la prego di farmi venire. Lei si ferma e mi spinge con forza il bacino, bloccandolo. Il pene mi pulsa all’impazzata, compresso fra il mio corpo e il materasso fa rimbombare i suoi battiti in tutto il mio essere, il mio respiro è veloce, tutti i muscoli di nuovo in tensione.
Prima che faccia in tempo a riprendere il controllo, sento le sue mani allargarmi le natiche, e le sue dita ungere di olio il mio buco. Per la paura di essere penetrato serro con forza i muscoli, ma lei continua a massaggiarmi e ad ungermi proprio lì, disegnandone con un dito i contorni. Continua fino a quando non inizio a mugolare di piacere, sono puro desiderio. La sento versare altro olio e contraggo automaticamente l’ano, ma lei non si ferma, continua a stimolarlo fino a quando non si rilassa di nuovo, sento il suo dito aumentare la pressione, andando a sfiorare una zona non ancora mai toccata. Sussulto di piacere, ti prego, ancora, ancora, i miei mugolii si stanno trasformando in gemiti, il suo dito preme ancora, ti prego, entra ancora, istintivamente contraggo i muscoli per impedire l’ingresso, ma la mia mente non ha la forza sufficiente per comandare il mio corpo, dilaniato dal piacere. “Lasciati andare, segui il tuo istinto. Ma se non vuoi che continui dimmelo, smetto” mi dice lei, mentre continua a massaggiarmi. “Continua”, riesco a dirle con voce strozzata, mentre i miei gemiti diventano sempre più profondi. Sento il suo dito forzare ancora un po’, sono eccitatissimo, lo sento entrare completamente e la sensazione mi lascia senza fiato. Inizia a muovere piano il dito, accarezzandomi dentro. Annaspo in cerca di aria, non riesco a contenere i gemiti, il suo dito si muove sempre più deciso, sento le palle gonfiarsi, i miei respiri diventano sempre più corti, perdo totalmente il controllo, sono quasi sul punto di venire, protendo il mio bacino verso di lei, ti prego non fermarti ora. La sento rallentare, muoversi sempre più lentamente, sento con terrore l’orgasmo che si ritira, lasciandomi con una dolorosa sensazione di vuoto. Il suo dito continua a muoversi con una lentezza esasperante, ti prego, un po’ di più, ti scongiuro, cerco di prendere la sua mano nel tentativo di indurla a farmi venire, ma lei per tutta risposta mi dice di mettermi a quattro zampe, sempre tenendomi il dito infilato nel culo.
In quella posizione, inizia a segarmi l’uccello che mi penzola fra le gambe con la stessa estenuante lentezza con cui muove il dito infilato dentro di me. Lo fa seguendo la regola che mi aveva dato per il suo primi giochino, muovendosi sempre nella stessa direzione. La sua mano scorre lenta dalla base fino alla punta. Sentire finalmente il mio cazzo fra le sue mani mi manda in estasi, sentire il suo dito dentro di me che non mi dà tregua mi fa impazzire. La sua mano a volte stringe il cazzo quasi con violenza, altre lo sfiora appena, altre ancora si sofferma sulla cappella, accarezzando il glande, mentre il suo dito cambia continuamente intensità di pressione e velocità dentro di me. I suoi movimenti sono ben calibrati, troppo lenti e leggeri per portarmi all’orgasmo, ma sufficienti per lasciarmi sul baratro. Questo mi manda fuori di testa, è puro godimento e pura sofferenza, mi inarco come un gatto per sfuggire alla sua tortura e subito dopo offro le mia parti intime come una puttana per non farla smettere. Fammi venire, fammi venire, ti prego. Non riesco a smettere di ripeterlo. Quando capisce che la stimolazione si fa troppo intensa, si ferma con la scusa di prendere ancora un po’ d’olio, e questo mi permette di respirare. Poi riprende a massaggiarmi i testicoli e a segarmi l’uccello, in modo lento ma energico. Sono vicinissimo all’orgasmo, ma non riesco a raggiungerlo con movimenti così lenti. Più veloce ti scongiuro, più veloce. Cerco di muovermi per aumentare il ritmo, ma ottengo solo di farle lasciare la presa. Sono sopraffatto dalla frustrazione, sferzate di piacere mi attraversano, ho un bisogno disperato di venire, per favore, per favore più veloce. Forse impietosita dai miei lamenti, la sento accelerare impercettibilmente, sì, ancora, ci sono quasi, oh sì, sto per venire, ancora, ti prego. Sono quasi oltre il punto di non ritorno, quando improvvisamente le sue mani si allontanano. Rimango agonizzante, squassato dai gemiti e in preda alla frustrazione. Fitte di piacere violente mi contraggono i lombi, nulla esiste più se non il mio disperato bisogno di venire, mi accascio sul letto scosso dalle contrazioni del mio orgasmo mancato.
“Ti avevo detto che non sarebbe stato semplice” mi dice. “Ti prego, fammi venire, non ce la faccio più, ne ho bisogno”. Senza rispondere mi fa girare supino. Il mio uccello vibra ancora. Si siede subito oltre la mia testa, le sue gambe lungo il mio busto. Non resisto alla tentazione di accarezzarle, di stringerle i seni, mi contorco per toccarla in mezzo alle gambe. La sua figa è bagnata, riesco a percepire il suo odore. La sento inarcarsi per il piacere, i suoi gemiti mi eccitano all’inverosimile, vedo i suoi capezzoli inturgidirsi, “Scopami”, la imploro. Voglio sentire la sua figa calda, al solo pensiero di entrare dentro di lei mi sento bruciare, esplodere, impazzire, l’unica cosa che voglio è venire, lo voglio in modo animalesco, sono solo istinto, desiderio. Continuo a toccarla con sempre più foga, sfogando tutta la mia frustrazione su di lei. Riconosco dal ritmo del suo respiro che è vicina all’orgasmo, riesco quasi a percepire il piacere che la pervade, la sua figa è ormai fradicia, il mio pene mi manda delle fitte lancinanti, respiro l’odore del suo sesso, la vedo inarcarsi ed essere sopraffatta dal piacere, non riesce a trattenere un grido strozzato, sta venendo, il mio bacino si contrae dolorosamente in preda al desiderio. La sento riprendere fiato, stringo convulsamente le lenzuola per trattenermi dal toccarmi, ma quando inizia di nuovo ad accarezzarmi il corpo, questa volta non più lentamente ma con tutta la foga derivante dal piacere provato non riesco a resistere oltre, non posso fare a meno di stringere il mio uccello fra le mani. Ma lei ha già ripreso il controllo e mi blocca quasi subito, cerco di resisterle con tutta la forza della mia disperazione. “Non rovinare tutto, ci siamo quasi” mi sussurra, “visto che non riesci a trattenerti, sono costretta a legarti”. La prego di non farlo, sono convinto di non riuscire a sopportare oltre, cerco di convincerla che sono in grado di trattenermi, mentre le mie mani, che in realtà non riesco a controllare, si spostano di nuovo verso il mio inguine. La vedo alzarsi e prendere dall’armadio delle sciarpe. Mi lega i polsi fissandoli alla testa del letto, e con la terza mi copre gli occhi. Non riuscire più a vederla né poterla controllare in alcun modo mi lascia senza fiato, sono completamente vulnerabile, inizio a pregarla, non so neanche io più per cosa, mentre continua a massaggiarmi. Ora le sue mani si muovono più lente, scendendo dalle spalle verso la pancia. Sento alcune gocce di olio scendere sui capezzoli, poi inizia a strofinarmeli prima gentilmente poi sempre con più vigore, tanto da farmi quasi male. Li sento inturgidirsi e scariche di piacere si irradiano lungo la colonna vertebrale. Ormai la stimolazione di ogni parte del mio corpo è in grado di farmi godere, come se tutte le mie terminazioni nervose fossero scoperte. Mentre sono occupato in questa riflessione la sento cambiare posizione, ora è carponi, la sua figa rivolta verso la mia faccia e il suo viso verso il mio pene. Voglio leccarla, sollevo la testa per raggiungerla ma perfidamente ogni volta che riesco a sfiorarla con la lingua si allontana quel tanto che basta, per poi riavvicinarsi. Riesco appena a sentire il suo sapore, mentre il suo odore mi dà alla testa. Nel frattempo le sue mani si muovono sulla mia pancia, le sue dita scorrono sui miei addominali contratti, scivolano fino all’interno coscia per poi risalire piano. Circondano il mio uccello senza mai toccarlo. Mi agito sollevando alternativamente spalle e bacino per cercare un contatto. Finalmente mi permette di arrivare alla sua vagina, la lecco avidamente bevendo i suoi umori, muovo la lingua come un affamato mentre la sento gemere di piacere. Assaggio il suo clitoride, le sue labbra sono turgide, la penetro con la lingua mentre lei continua a muovere le sue mani sapientemente, sempre evitando di toccare il centro del mio piacere. Sento la sua vagina contrarsi, sta venendo di nuovo, i suoi umori mi riempiono la bocca, spinge il bacino contro la mia faccia, la scopo con la lingua e assaporo il suo clitoride, le sue mani ora tengono con forza il mio bacino, che trema per il desiderio. Viene di nuovo. Il cuore mi batte all’impazzata, ogni muscolo del mio corpo è contratto nel tentativo di contenere le ondate che mi assalgono. La sento spostarsi, forse è arrivato il mio momento, ti prego, ti prego. La sento ungersi le mani, e finalmente le sento stringersi intorno al mio uccello. Sono cosi eccitato che non riesco a trattenere un grido animalesco al suo contatto. Le sue mani iniziano a muoversi lente, a volte avvolgendolo, a volte accarezzandolo. Mentre con una mano continua a massaggiarmi il glande, con la punta dell’indice dell’altra percorre più volte l’intera asta, scende lungo la linea dei testicoli e di lì continua verso l’ano. Lo sento girare intorno al buco, soffermarsi giusto il tempo per illudermi che entrerà e poi ripartire verso i testicoli. Tutti i suoi movimenti sono estremamente lenti, a volte quasi impercettibili, non riesco a concentrarmi su entrambe le mani, cerco di controllare il respiro, ripenso alle sue parole di prima “Arriverà un momento in cui saprai che un solo movimento in più ti farà esplodere”, sento di esserci pericolosamente vicino, le sue mani continuano a muoversi lentamente senza lasciarmi tregua, mentre con una tamburella sui testicoli con l’altra sfrega il frenulo, sento l’onda crescere dentro di me, spingo il bacino verso di lei e al contempo mi agito per sottrarmi al contatto, ci sono quasi, il mio respiro è sempre più rapido, ti prego, stringimi di più, avvolgimi, muoviti più veloce ti prego. Non riesco più a controllare gli spasmi del mio corpo, mentre lei continua sempre più lentamente. La sento salire a cavalcioni su di me, bloccandomi il bacino. Sento la sua vagina bagnata sulle mie gambe, spingo come un ossesso, sento le sue mani bloccarmi le gambe. Si sposta leggermente più su, la sua figa è premuta contro le mie palle, il mio uccello si contrae per raggiungerla. Si solleva un po’, fino a sfiorarne la punta con le sue labbra, poi inizia a farlo entrare. Le mie gambe sono bloccate, non posso muovermi, lo sento scivolare dentro con una lentezza estenuante. Inizia a muoversi avanti e indietro, mentre contrae le pareti della figa. Sono risucchiato dal piacere, ogni suo movimento mi fa gemere, mentre continua a muoversi si abbassa verso di me, la sento premere i seni sul mio petto. Mi morde l’orecchio, sento il suo respiro affannato sul collo, i suoi movimenti sono cosi lenti che mi contorco, il mio corpo è percorso da brividi. “Non ti farò venire così, voglio essere scopata come si deve da te nei prossimi giorni, quando sarai più tranquillo”. Sono talmente sopraffatto dalle sensazioni del mio corpo che la mia mente registra solo superficialmente il suo messaggio, i gemiti mi impediscono di risponderle.
Mi toglie la benda dagli occhi, e nello stesso momento mi fa uscire. La vedo inginocchiarsi fra le mie gambe, avvicinare le sue labbra al mio uccello. E’ lucido dei suoi umori, gonfio e scuro, lei è talmente vicina che posso sentire il suo respiro, non capisco più nulla, non riesco a trattenere la litania che mi esplode in testa “Basta, ti prego, fammi venire, ti prego, finiscimi” Mi guarda negli occhi “Sei pronto?”. Oddio sì, sono pronto, non sono mai stato così pronto in vita mia, sì, ti prego sì. Riesco solo ad annuire, e la vedo avvicinare le labbra al mio uccello. Lo percorre tutto con la lingua, poi avvolge il glande con le labbra e inizia a succhiarlo. Sento tutta l’energia repressa risalire il mio corpo. Mi infila un dito nel culo ed inizia a massaggiarmi internamente, mentre con l’altra mano mi strizza delicatamente le palle. I movimenti sono lenti, ma il ritmo aumenta in modo costante. Sono percorso da brividi e scariche di piacere, talmente forti che mi sento urlare, il ritmo continua ad aumentare, ora sono tutto nella sua bocca, la sua lingua si muove più velocemente, ondate di calore si propagano dalla nuca e dalle viscere e convergono nel mio inguine. La sua bocca continua a muoversi sul mio cazzo, la sua lingua scivola sempre più rapida, il suo dito si muove sempre più veloce, i miei gemiti sono diventati rantoli, sento l’orgasmo montare, muovo il bacino per assecondare i suoi movimenti, devo venire, non posso più fermarmi, la mia mente non esiste più, sono un animale che segue il suo istinto, è sempre più vicino, sempre più vicino, non posso più trattenerlo, sento la diga rompersi e vengo spazzato via dal piacere. Le ondate si susseguono furiose ed esplodono nella mia testa e nei miei lombi, grido mentre erutto in fiotti copiosi, il piacere non mi lascia riprendere fiato, non conta più nulla se non il mio corpo e la sua bocca che lo avvolge, sono squassato da brividi e spasmi, fino a quando le contrazioni del mio bacino si fanno meno violente, le onde diventano più dolci. Lei, che ha adattato il ritmo delle sue labbra a quello del mio piacere, ora mi sta pulendo accuratamente con la lingua, mentre piccole scariche di piacere mi fanno ancora gemere. Poi si alza, mi slega i polsi e mi massaggia per riattivare la circolazione. Impiego alcuni minuti per riprendermi, alcune leggere scosse di piacere mi fanno ancora gemere ogni tanto. Il mio corpo è spossato, i muscoli privi di alcuna tensione. Non ho mai provato una cosa del genere, cerco di ripercorrerlo nella mia testa ma sono pervaso da un languore che mi trascina in un sonno profondo e ristoratore. Mentre mi addormento sento lei che mi sussurra “Ti avevo detto che sarebbe valsa la pena aspettarmi”.

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