Rebeca cap.6 - La prima volta a casa sua

Scritto da , il 2019-08-20, genere etero

La prima volta che entrai in casa sua, vi trascorsi anche la notte. So che può sembrare strano, ma fu il risultato di una serie di coincidenze fortuite. Per una serie di motivi non ci vedevamo da una settimana e qualche giorno ed entrambi avevamo una voglia esagerata di scopare.
“Se non ci troviamo finisce che appena metto giù la cornetta corro in bagno e mi soddisfo da sola, come facevo da adolescente”.
“Perché? Adesso non lo fai più?”, le chiesi al telefono.
“Stai scherzando?!?!”.
“Io ogni tanto lo faccio”, le confessai.
“Tu sei un porco”.
“Tu invece sei una morigerata madre di famiglia bigotta che ogni qualche giorno corre a farsi sbattere dall’amante mentre all’esterno dà a tutti l’immagine della moglie perfetta”, le risposi.
Quando faceva così mi faceva veramente incazzare, ma era anche uno dei suoi lati che amavo di più. Quella sua altezzosità da perbenista la rendeva ai miei occhi la donna più sexy di sempre. Quando poi faceva la puritana ancora di più.
Quel mercoledì capitò che suo marito disse all’ultimo minuto che sarebbe rimasto via per lavoro mercoledì notte ed anche giovedì. Sarebbe volato a Madrid per un problema del proprio studio e quindi non sarebbe assolutamente stato in casa. Mio figlio era dalla madre per tutta la settimana ed io avevo tre giorni di ferie da smaltire.
Così le dissi:”Sapendo che sei in casa sola, quasi quasi mi travesto da rapinatore e vengo lì a possederti senza che mi veda nessuno”.
Quello che mi rispose Rebeca mi lasciò di stucco da un lato ma dall’altro mi fece capire come fosse ormai travolta dalla nostra storia e che desiderio provasse.
“Effettivamente la nostra villa ha un accesso da una via posteriore dove potresti lasciare la macchina ed entrare da un ingresso secondario che non conosce nessuno”, disse.
Io restai a bocca aperta con il telefono in mano.
“E i bambini?”, le chiesi.
“Andranno a dormire tra poco e non sentiranno nulla. La domestica va a casa tra poco e quindi potremmo restare soli. Vieni, ti prego, dai. Non riesco a resistere”, mi disse.
E andò in quel modo.
Parcheggiai l’auto in una via scura dietro la loro grande villa, vicino al mare e trovai lei ad aprirmi una specie di portone, lontano da occhi indiscreti. Ci baciammo subito e la passione rischiò di farci esagerare direttamente lì sul portone. Mi spiegò che i proprietari precedenti, durante la dittatura di Franco, lo avevano creato per le fughe improvvise.
Entrai ed ella mi condusse dapprima in un grande salone che mi lasciò estasiato e poi in una cucina grande quasi come il mio appartamento. Mi complimentai sia della casa che della sua solita eleganza. Quella sera indossava un top rosso con le maniche che arrivavano al gomito e finivano a campana ed una gonna grigia, piuttosto corta. Notai le unghie delle mani ed anche dei piedi, visto che indossava dei sandali rossi pitonati con dei collant color carne, dipinte entrambe di rosso come il top. Notai che si era accorciata leggermente i capelli e le dissi che quel taglio le stava bene.
Mi offrì un bicchiere di vino rosso, estremamente buono e mi disse che, nonostante non ci avrebbe disturbato nessuno, era una pazza a fare una cosa del genere.
“Questo lo penso anch’io”, le dissi sedendomi allo sgabello della cucina, di fronte a lei.
Stare in casa sua mi metteva un pochino a disagio. Le nostre ginocchia si toccarono mentre lei parlò:“Pensai di essere una pazza quando ci incontrammo la prima volta, dopo la riunione del consiglio di classe, ma stasera ho davvero esagerato”.
Ricordavo benissimo quel nostro primo incontro. Non le risposi in merito al suo gesto di quella sera, ma condividevo il suo pensiero.
Sorseggiammo il vino senza smettere di guardarci negli occhi e quando poggiai il bicchiere, inserii la mia mano sotto alla sua gonna accarezzandole la coscia.
“Non riusciamo a resistere l’uno all’altro, vero?”, le chiesi percependo già la sua eccitazione.
“Non riesco a capire cosa tu mi faccia. Sto rischiando tantissimo. Certe volte mi viene in mente quel film con Jack Nicholson e Jessica Lange….”.
“Il postino suona sempre due volte?”, le chiesi.
“Sì. Anche lei non riusciva a farne a meno”.
“Se io sono il postino, ho suonato molte più volte”, le dissi sorridendo.
Poggiò anche lei il bicchiere e ci baciammo. La mia mano risalì il suo interno coscia e raggiunse il suo sesso. Scoprii che sotto al collant non indossava l’intimo. Mi sussurrò all’orecchio che lo aveva fatto perché sapeva che mi sarebbe piaciuto un sacco ed aveva ragione. Ero veramente un feticista di quel genere di indumenti. Le calze ed i collant mi facevano impazzire. Lentamente iniziai ad accarezzarle la passera, senza smettere di baciarla. Il suo respiro si fece più affannato ed anche ella portò la sua mano sul mio pacco. Ero al settimo cielo.
“I bambini?”, le chiesi smettendo un attimo di baciarla.
“Dormono. Adesso saliamo nella mia camera. Lì non ci sentirà nessuno ed abbiamo le videocamere sulle loro stanze. Possiamo vedere in diretta se si svegliano, ma non si sveglieranno”.
Poi mi tolse la mano dal suo sesso, obbligandomi a sfilarla da sotto alla gonna.
“Smettila, altrimenti non riusciremo ad arrivare alla camera e dobbiamo assolutamente raggiungerla”, mi disse sorridendo.
Raggiungemmo la camera tenendoci per mano, come due fidanzatini. Anche la camera era grande e non c’erano foto suo e del marito che, qualora presenti, mi avrebbero urtato. Scoprii poi che le aveva rimosse prima del mio arrivo e notai anche che non indossava la fede all’anulare. Su una parete vicina al letto c’erano due schermi, simili a due Ipad, sulle quali si vedeva in diretta cosa accadeva nelle camere dei figli. Felipe ed Isabela dormivano tranquillamente nei loro letti.
Ci gettammo sul letto e la sua gonna volò via subito, così come il suo top rosso. Non indossava lo slip sotto al collant ma il reggiseno sì. Le feci spalancare le gambe e cominciai a baciarle la passera attraverso il nylon che, lentamente, cominciò a bagnarsi dei suoi umori. Si era depilata da poco ed una leggera fascia di pelo era rimasta a coprire le sue labbra.
“Ohhh santo cielo, quanto ti voglio”, mi disse spingendomi la testa contro al suo sesso.
Mi dedicai completamente a lei per qualche minuto con la bocca e con le mani e quando sentii che cominciò ad eccitarsi alla grande, aprii il collant con le mani ed entrai con la lingua nel suo sesso. Rebeca divaricò le cosce ed aprì le braccia stringendo il copriletto tra le mani. La sua testa ruotava in continuazione da destra a sinistra. Bastarono solo due o tre minuti ancora.
“Vengo! Vengo! Oh mio Dio…..oh mio Diooooo!”, urlò e raggiunse il suo primo orgasmo di quella che sarebbe stata una lunga notte.
Scesi dal letto per spogliarmi e quando risalii mi presentai davanti a lei con una già evidente erezione. Lei mi chiese di prenderla ed io, dopo aver dato l’ennesima occhiata allo schermo con i figli che dormivano, mi posizionai tra le sue cosce ed entrai dentro di lei. Rebeca sembrava in calore. Era tutto un sussulto. Il suo corpo era così desideroso di piacere da sembrare quasi impaziente. Cominciammo ad un ritmo sostenuto ed in pochi minuti fummo entrambi madidi di sudore.
“Quanto mi eccita scoparti in casa tua”, le dissi.
“Mmmhh…. Non vedevo l’ora”, mi rispose.
“Sei davvero una maialina”.
“Anche tu”.
I nostri corpi marciavano allo stesso identico ritmo. Un affiatamento del genere non lo avevo mai avuto con nessuna donna e, da quanto avevo potuto capire, nemmeno Rebeca con il marito. Era praticamente stato l’unico uomo della sua vita, fino al nostro incontro.
Ci voltammo ed io restai sotto di lei.
A cavalcioni sopra di me si guidò il mio membro abilmente dentro e si accovacciò inarcandosi leggermente.
“Stare sopra di te mi fa impazzire”, sussurrò cominciando ad ancheggiare. Sentii il suo calore e poggiai le mani sulle sue cosce e poi le lasciai risalire fino ai suoi fianchi.
“Le tue gambe mi fanno veramente andare di matto Rebeca”.
“Toccale, toccale. Toccami tutta. Fai ciò che vuoi”, mi disse poggiando una mano sul mio petto e stringendosi una tetta, ancora coperta dal reggiseno, nell’altra. Si muoveva avanti e indietro ma allo stesso tempo anche su e giù, alternando i movimenti. Sapeva come fare a farmi godere; era una donna davvero dai mille risvolti. Incrementò il ritmo e sentì che mi piaceva e allo stesso tempo la cosa la eccitava. Io le strinsi i fianchi con le mani e poi i glutei. Toccarla attraverso il nylon del collant mi eccitava ancora di più.
“Ti piaccio? Ti piaccio?”, mi chiese ansimando.
“Da morire”, le risposi.
“Adesso godremo, ma poi non smetteremo, vero?!?!?”.
“No! No!”.
“Me lo giuri? Io sto per venire”.
“Anche io! Anche io!”, le risposi.
Non andammo oltre i due minuti ancora. Entrambi incrementammo il ritmo e riuscimmo a convergere entrambi nello stesso momento al raggiungimento del piacere. Fu super intenso. Io mi sentii svuotare completamente dentro di lei che urlò il proprio piacere e poi si accasciò su di me, tremolante ed ansimante.
Restammo in silenzio, appiccicati ed appiccicosi, per qualche minuto. I bambini dormivano ancora tranquillamente. Essere nel letto di un altro uomo a scoparmi la moglie era un sensazione strana. Mi chiesi cosa avrebbe fatto o detto se in quel momento si fosse materializzato nella stanza nel vedere la moglie ansimante, piena del mio seme, sul letto coniugale.
Ci baciammo e poi ci fermammo un attimo guardandoci negli occhi.
“Siamo dei pazzi”, mi disse Rebeca.
“Abbastanza. Ma non riesco a restare lontano da te”.
“Nemmeno io. Quando sono con te mi sento travolgere”.
Questo mi fece riflettere sul fatto che non fossi il solo che la possedeva. Anche il marito doveva avere rapporti intimi con lei. Provai un pizzico di gelosia ma allo stesso tempo quella situazione mi eccitò e sentii il mio membro, ancora parzialmente dentro di lei, riprendere vita.
Notai che se ne accorse.
“Le tue parole mi eccitano Rebeca”, mentii.
Lei sorrise, poi mosse lentamente e sensualmente il bacino. Ci rivitalizzammo e scopammo una seconda volta. Alla fine ci lasciammo andare stremati sul letto. Io al posto che occupava di solito lei e lei invece al posto del marito. Mi spiegò con parole sue che il senso di colpa la attanagliava ma che era il desiderio a vincere su tutto. La strinsi in un abbraccio senza dire nulla. Indossava ancora i sandali rossi ed il collant ormai disintegrato. Nient’altro. Era una bella donna ed io ero fortunato.
Qualche minuto dopo ci recammo, separatamente in doccia. Quella camera aveva due bagni ed entrambi utilizzammo quello di Rebeca per non lasciare tracce.
“Fermati qui a dormire”, mi disse una volta che uscimmo dal bagno.
“Ok”, risposi. Non avevo problemi. Ci accordammo perché uscissi di casa dopo di lei dal retro, al mattino, prima che arrivasse la domestica.
Dormimmo nudi e vicini. Era la nostra seconda volta dopo quella della gita.
Al mattino attorno alle 6:30 la sentii avvicinarsi a me. Aprii gli occhi e notai subito le telecamere con i figli che dormivano ancora. Non dissi niente. Io ero nudo, lei indossava una camicia da notte di seta rossa. Si strinse a me e notai che aveva raccolto i capelli in una coda di cavallo bassa.
Sentii la sua mano accarezzarmi la pancia e poi scendere più in basso, poi lei scostò le lenzuola leggere e profumate e scese con la testa tra le mie gambe. Mi accolse nella sua bocca mentre ero ancora molle e debole ma in pochi attimi cominciai a dimostrarle l’eccitazione che sapeva generare in me.
Allungai la mano destra e le sollevai la camicia da notte, percorrendo la zona tra le sue chiappe e da lì arrivai al suo orifizio e poi alla sua passera. Si era già sfilata gli slip che le avevo visto indossare prima che ci addormentassimo. Le accarezzai piano quel buchino nel quale ero entrato una volta sola e poi mossi le dita tra le sue labbra.
“Mmmhhh….. È prima mattina ma già ti voglio! Sei tutta bagnata”, le dissi dopo aver notato che il suo sesso era già madido dei suoi umori.
Lei sollevò la testa dal mio cazzo e mi guardò sorridendo. Nel suo volto lessi la soddisfazione, il desiderio ed anche un pizzico di emozione che io attribuii alla sfrontatezza con cui stavamo portando avanti quella cosa nella sua casa, nel suo letto, mentre i figli dormivano non troppo distanti.
“Abbiamo mezz’ora di tempo, non di più”, mi disse con il sorriso sulle labbra “poi si sveglierà Felipe. È sempre il primo dei due”.
Le presi le mani e la feci sdraiare sul letto, poi mi posizionai tra le sue cosce e con un colpo secco entrai dentro di lei. Rebeca si inarcò per attutire il colpo e sollevò le gambe estendendo i piedi.
“Ti voglio. Ti desidero. È incredibile”, le dissi cominciando a fare avanti ed indietro nel suo sesso.
“Sono tua. Tutta”, mi rispose semplicemente.
A distanza di poche ore dal nostro ultimo amplesso, tornammo ad essere una cosa sola. I nostri corpi ricominciarono a muoversi alla ricerca del proprio piacere ma anche di quello dell’amante, all’unisono, senza strappi o movimenti sbagliati. Dopo dieci minuti di effusioni, il timore di andare lunghi e di vedere Felipe svegliarsi cominciò ad insinuarsi tra di noi.
“Spingi! Spingi! Voglio godere”, mi sussurrò lei all’orecchio.
“Sei una femmina incredibile!”.
Ci volle un’altra manciata di minuti e di spinte che cominciarono ad essere energiche. La sentii incassare i miei colpi ma allo stesso tempo percepii la voglia di essere posseduta, con ardore ma senza violenza. Le sue gambe si chiusero dapprima attorno ai miei fianchi, quasi come a tenermi stretto, poi si divaricarono invece lasciandomi tutto lo spazio per pomparla. A quel punto la sentii fremere, sussultare ed infine godere copiosamente ed in quello stesso momento lasciai andare le briglie anch’io ed eiaculai dentro alla sua figa.
Restai in quel letto ad osservarla mentre si rivestì dopo essere uscita dall’ennesima doccia. Era una femmina veramente elegante e di classe ed io l’avrei riscopata nuovamente, ma non potevo. Restai nel letto come da accordi ad osservarla attraverso le telecamere disposte nell’abitazione mentre andò a baciare i figli appena svegli ed a preparare loro la colazione. Notai come si vampeggiasse davanti alle telecamere sapendo che io la osservavo. Era vanitosa, non vi erano dubbi.
Quando lei uscì dal garage con l’auto mi preparai e me ne andai anch’io.
Quando fui uscito dalla casa tirai un sospiro di sollievo e non appena accesi la mia auto, mi raggiunse un suo messaggio su Whatsapp.
Diceva semplicemente “Grazie. Di tutto. Se mi vorrai ancora, potrò essere tua anche stanotte. Come ti ho detto mio marito torna domani sera”.
Mi diressi verso casa sapendo che di lì a poche ore sarei tornato in quel quartiere.

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