Uno sguardo fugace

Scritto da , il 2019-08-15, genere etero

Mercoledì sera, serata prima di Ferragosto, nessuna voglia di preparare la cena ed è un attimo trovarsi in coda davanti alla pizzeria per le mie 4 pizze per nutrire la mia tribù.” Guardi, ci vorranno almeno venti minuti prima di fare le pizze, è un problema?”. “No, no, tranquilla, aspetto fuori”.

Mi trovo così appoggiato ad un muretto che delimita lo spazio per i tavoli in attesa che il mio cognome venga chiamato e possa finalmente tornare a casa e mettere qualcosa sotto i denti. Mi perdo nel mio telefonino a leggere le ultime dell’Ansa, le scemate su Facebook, le foto su Instagram, insomma sto cazzeggiando quando all’improvviso alla mia destra appaiono un paio di tette fasciate da un bel vestitino da mare azzurro e rosso.

Accidenti e da dove sono apparse queste due meraviglie? Alzo lo sguardo repentinamente e nel muovere la testa incrocio gli occhi di lei che notando il mio movimento alza anche lei gli occhi e mi fissa con fare scocciato per una frazione di secondo. “Maiale” c’è scritto nei suoi occhi mentre mi passa davanti accanto al suo fidanzato. La guardo, lei mi guarda e aspetto che distolga lo sguardo. “Hai ragione, sono un maiale ma tu mi sei apparsa davanti con tanto di tette, cosa dovevo fare” penso mentre alla fine lei dopo un incrocio di sguardi durati fin troppo a lungo, decide di proseguire attaccata al braccio del suo fidanzatino.

Dovete sapere che io ho un difetto, o un pregio dipende dai punti di vista. Adoro sostenere lo sguardo. Quando una donna mi guarda io non abbasso mai gli occhi. Aspetto sempre che sia lei a distogliere lo sguardo e poi rimango su di lei per vedere se tornerà a guardarmi. Una cosa che ho imparato negli anni ma che adesso è diventata una mia regola. Che io sia solo, che lei sia sola, che io sia in coppia, che lei sia in coppia… io guardo e sostengo lo sguardo fino alla fine di questa sfida di seduzione.

E questo è quello che ho fatto nella piccola strada di mare davanti al ristorante. E mentre la guardavo andare via pensavo “adesso di volta e mi guarda”. “...adesso si volta e mi guarda”. “...se non si volta adesso, non si volta più” e mentre stavo già dando il mio saluto a quegli occhi, lei fulminea si è voltata e mi ha guardato.

Immagino che voi donne sappiate benissimo di cosa sto parlando. Quello sguardo rapido, immediato che una donna lancia per vedere se un uomo la sta osservando, la sta valutando, la sta rimirando, la sta ammirando. È solo una questione di una frazione di secondo; o sei capace a intercettarlo o è perso per sempre. E io ero lì che non aspettavo altro che vedere quella graziosa testolina mora che si girava per controllare se quel calore che sentiva sulla schiena era lo stesso che per un brevissimo istante aveva sentito sul proprio seno.

L’ho guardata e le ho sorriso mentre lei ha ritratto immediatamente la testa ed è tornata a camminare accanto al suo fidanzatino. E ho continuato a rimirare il suo corpicino fasciato da quel piacevole abitino da mare che mi aveva così tanto colpito quando era entrato nel mio campo visivo. A quel punto ero certo che prima di svoltare l’angolo mi avrebbe guardato ancora una volta, che avrebbe nuovamente girato la testa perché la curiosità è femmina, quando all’improvviso l’ho vista appoggiarsi al braccio del fidanzato ignaro e prendere il sandalino della gamba destra e chinandosi afferrarlo per far scivolar via chissà quale sassolino o sabbia fastidiosa. E nel mentre ovviamente ha trovato l’occasione perfetta, appoggiandosi al possente braccio del fidanzatino, di girarsi di 90 gradi rispetto alla direzione di cammino e di girare lievemente il suo viso per potermi guardare nuovamente. Bingo. Occhi negli occhi. Quanti sassolini si sono accumulati nel sandalino della mia piccola curiosa e maliziosa compagna di sguardi. Ci sono voluti almeno quattro o cinque secondi prima che si mostrasse definitivamente sicura di aver sistemato le scarpe e poter tornare verso casa, non prima di aver gettato un nuovo sguardo felino verso quegli occhi che lei sapeva già esser puntati su di lei.

È stato divertente vederla riprendere il braccio del fidanzato e strusciarsi come una dolce gattina innamorata mentre lisciava il vestito fermando le mani sui fianchi e si avviava verso casa. Bel siparietto. Non c’è che dire. Adesso so già che non si girerà più. Lei sa di aver dato il massimo. Io c’ero e l’ho visto il suo piccolo spettacolino solo per i miei occhi. Ma chissà come mai ho la certezza che lo slippino del suo bel bikini è abbondamente umido e non è acqua di mare quello che lo ha inzuppato.

Mentre sono completamente rapito da lei, sento il mio cognome dalla cameriera e toh … sono arrivate le mie pizze. Entro, pago, esco e guardo nella direzione dove lei è sparita dietro l’angolo, tutta sorridente e arruffata dalla giornata di sole e di mare. Stasera caro mio vedrai che scopata che ti fai e la cosa divertente è che non saprai neanche perché stasera la tua lei è così dannatamente vogliosa.


Stasera torniamo a Milano, quindi ho deciso di venire al mare molto presto. Sono le 8 del mattino e sono al bagno. Ci sono solo io, che strano. Chi vuoi che metta la sveglia in vacanza per poter venire a fare il bagno alle otto del mattino? Ma domani sono nella afosa Milano e chi se ne frega se ho dovuto anticipare di un giorno il ritorno allo stress da orologio. Ma un bel bagno nell’acqua del mattino, fresca e corroborante. Magari potessi iniziare la giornata così tutto l’anno.
Vado verso la doccia per sciacquarmi e mentre entro, vedo un movimento dietro di me, un’ombra che passa davanti alla luce. Sarà il bagnino che stupito dalla mia presenza sarà venuto a controllare. Apro la doccia e mi infilo sotto l’acqua fredda e dopo un secondo sento la doccia accanto alla mia aprirsi. Spalanco gli occhi e chi trovo? Miss Sguardo Fugace. Proprio lei. Come potrei essermela dimenticata dopo il siparietto di ieri sera.

“Serata divertente ieri sera?”. Di solito non sono così piacione o così sicuro e diretto con le donne che non conosco ma con lei penso di potermela giocare con un faccia a faccia diretto. Mi guarda e sorride. “Serata movimentata. Tu invece non riuscivi a dormire stamani e sei venuto a sfogarti al mare?”. Ah però andiamo subito dritti al sodo. Altro che sandalino, altro che sguardi. Qua siamo dirette e sicure di sé.

“Beh sai mia piccola curiosina languida, ieri sera io non ho fatto i salti dall’armadio come qualcuna…”. “Ah no? Hai deciso di fiondarti in doccia quando sei arrivato a casina con le pizze per mamma e pargoletti e ti sei sfogato sotto l’acqua?”.

Accidenti, l’ha proprio toccata piano. “Eh no, guarda la doccia la faccio stamani e se vuoi mi sfogo giusto adesso con te”.
La guardo. Lascio i miei occhi fissi nei suoi mentre la mia mano scivola verso di lei e risale il suo braccio lentamente verso la spalla. La mia mano si insinua tra i suoi capelli e il suo collo e prima che lei possa aggiungere altre parole inutili, la avvicino a me e le assaggio le labbra. Piano, lentamente la mia lingua sulle sue labbra a cercare la sua di lingua. I suoi occhi si sono chiusi nel bacio mentre la mia mano scivola piano lungo la sua schiena e la tiro a me. Sento il suo corpo appoggiarsi al mio, il suo famoso seno appoggiarsi al mio petto. Mai avrei pensato ieri sera di poterlo sentire sodo sul mio petto in meno di 12 ore. La mia mano torna a metà schiena e slaccia prontamente il top del bikini e poi sale a slacciare anche il nodo al collo. Adesso il suo top rimane su soltanto per merito della pressione tra il mio petto e il suo seno. Mi sposto un secondo, giusto il tempo per afferrare il top e appoggiarlo sul rubinetto della doccia. Il suo seno nudo è adesso contro il mio petto. Sento i suoi capezzoli duri che mi premono contro il torace. Mi sposto e mi chino a baciare il capezzolo sinistro.
Il seno torna ad invadere la mia visuale, questa volta non dal telefonino come ieri, ma da sotto lo scroscio dell’acqua della doccia. Guardo il seno, lo apprezzo e lo carezzo con entrambe le mani mentre mi chino ad afferrare il capezzolo rosato tra le labbra. Lo succhio e lo struscio tra i denti, la lingua e il labbro superiore. La sento gemere sotto le mie attenzioni sempre più serrate. Il suo seno è quello che ha fatto scattare tutta questa storia, merita sicuramente il meglio da me. Sento le sue mani sulle mie spalle e una spinta verso il basso, dolce ma inequivocabile. “Leccami”. Questo dicono le sue mani.
Mi inginocchio e le sfilo il costume, spostandomi di qualche decina di centimetri per poterla ammirare in tutta la sua nudità. È straordinariamente sensuale. Non bella, è una ragazza normale, carina, non super gnocca, perfetta. No. Una femmina vogliosa. Ecco cosa è. E tutto per uno sguardo fugace lungo un marciapiede. Avvicino le mie labbra al suo sesso e sento che non è solo bagnata per via della doccia. No ci sono ben altri sapori tra le sue cosce. La lecco iniziando a mangiare piano piano il suo monte di venere. Le cerco il clitoride con le mie dita e quando so di averlo ben saldo tra indice e medio, lo stringo e lo giro lentamente in un movimento lento e sinuoso. La sua bocca mi dice che non è una semplice piega delle sue grandi labbra quello che ho tra le dita ma ben altro. I suoi gemiti sono assolutamente dichiaratori. La torturo ancora un po’ con le mie combinate attenzioni bocca/dita e all’improvviso infilo due dita dentro la sua vagina. La sento fremere, calda, umida, stordita. Non se l’aspettava o forse non aspettava altro, ma sicuramente l’invasione immediata l’ha colta di sorpresa e il mio riempirla l’ha mandata fuori di testa. Abbasso nuovamente la mia bocca sul suo clitoride mentre lentamente inizio a muovere le due dita dentro di lei. Avevo la quasi certezza che non fosse strettina ma mai mi sarei aspettato una così ampia accettazione delle mie lunghe dita. La sento fremere, sento le contrazioni della sua vagina attorno alle mie dita. Il suo orgasmo la squassa. Inutile fingere o attenuare. La contrazione è assolutamente unica nel suo genere. Quando una fica ti mangia il cazzo magari non te ne accorgi, ma quando decide di masticarti le dita è assolutamente certo che la tua lei se la stia piacevolmente spassando.

Mi sposto e la guardo. È completamente fuori controllo. Probabilmente non si aspettava di essere invasa in questa maniera e con questa perizia di tocco. Mi alzo in piedi e la giro dolcemente. È una bambola nelle mie mani adesso. Tutta la sua sicurezza e arroganza si è squagliata nel suo umidissimo orgasmo. La giro di schiena e lentamente la penetro da dietro. Appoggiata con il viso contro la doccia, il mio cazzo che scivola umido dentro la sua fica. Lei che geme sommessa per ogni centimetro di nuova invasione che subisce. Non sono pochi i gemiti che lascia sul campo ma quando sento il suo culetto schiacciato contro il mio bacino, i movimenti da lenti si fanno profondi e ripetuti. La sento ansimare, gemere sempre più forte. Ripete soltanto dei confusi “sì, ancora, oddio” ma non sono molto chiare le parole che inframezza tra gemiti e sospiri. Il ritmo si è fatto decisamente sostenuto, ormai lei è in balia delle mie spinte, sento nuovamente la sua fica che mi mastica il mio cazzo per almeno altre due volte quando da vero gentleman mi sposto per farle capire che anche io sto per arrivare al mio culmine. “sto per…” le dico anche io ormai non del tutto lucido. Sento il suo culetto venirmi incontro e sbattermi forte contro il mio pube. Capisco il messaggio. Non ha alcuna voglia di perdersi nulla. Il mio orgasmo la raggiunge con uno fiotto di seme abbondante e caldo che la invade nelle sue viscere. La sento godere del caldo che l’ha invasa, quella sensazione che soltanto una donna prova quando viene schizzata.

Si sposta e si gira dolcemente. Mi bacia. Mi guarda. Mi bacia ancora. Sorride e mi guarda languida. Si infila sotto la doccia fredda per cinque secondi. Mi guarda mentre si sciacqua via i segni della nostra follia. Mi bacia nuovamente. Mi guarda. Prende il costume. Se lo infila. Mi guarda. Mi bacia. Mi guarda un’ultima volta negli occhi. Esce dal locale delle docce.

“Amore ma quanto cazzo ci hai messo?”.

“Tesoro te l’avevo detto ieri sera che quello lì mi aveva mangiata con gli occhi. Mi vuoi lasciare un po’ di tempo per farmi mangiare con la bocca?”.

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