Orgia fra Amici: Allarghiamo gli Orizzonti

Scritto da , il 2019-08-14, genere orge

Carla e io ci alziamo dal divano all’unisono, dirigendoci agli estremi opposti del trio che si sta consumando davanti a noi.
Lei da una parte, io dall’altra: ormai la mammina impacciata si è riscoperta femmina e ha spiccato il volo: adesso sa cavarsela da sola. Si dirige verso Guido, che ci osserva intento mentre tromba sua moglie da dietro e lei – ignara delle nostre manovre – spompina di gusto il marito di Carla.
Questi mi guarda avvicinarmi, un sorriso beato sul volto all’idea di ripassarsi anche l’amica mezza lesbica dei suoi compagni di trasgressione.
Mi siedo sul bracciolo del divano accanto a Piero, che si gode l’esperta fellatio di Elena, lo abbraccio e gli do la lingua per farmi baciare... Cerco di evitare di essere troppo aggressiva, non voglio ottenere l’effetto opposto.
Dall’altra parte del divano, Carla afferra la dritta e fa altrettanto con Guido, distraendolo dalla monta di Elena e strofinandosi come una gatta... Viene quasi il dubbio che la mammina abbia cambiato idea e adesso voglia farsi scopare dall’amico di suo marito.
Come sono volubili, le donne!

Bacio in bocca Piero, poi mi stacco e gli sorrido: lui si trova davanti i miei capezzoli eretti e duri, e come tutti i miei amanti non sa resistere alla tentazione di morderli... Cosa che io adoro.
- Mordimi le punte – gli sussurro infoiata – Mi piace...
Lui mastica contento mentre la mia amica lo sgolina di brutto. Gli prendo una mano e me la porto fra le cosce per fargli sentire quanto sono eccitata; lui trova il pelo umido e comincia a esplorarmi.
Piero è il classico biondo peloso: un’aria da animale che mi attizza di brutto...
Devo farmelo, e subito. Elena si adatterà, in fondo l’ha avuto tutto per sé fino adesso, e ha ancora il cazzo di Guido nella pancia: avrò anche io diritto a un po’ di cazzo?
Le accarezzo i capelli nerissimi, poi le spingo un poco di lato la testa, e scavallo il maschio per sedermi su di lui. Non è colpa mia se così facendo spingo anche Elena un po’ di lato con la gamba: il divano è quello che è, e per sistemare le ginocchia ai lati del maschio sono costretta a spostarla verso il centro del divano.
Ora ho Piero tutto per me: lui mi guarda da basso mentre mi accomodo su di lui, poi si accorge di avere i miei capezzoli davanti alla bocca e ricomincia a mangiarmeli mentre io mi sistemo la bega fra le valve della fica...
- Oohhh... Finalmente! – mi scappa dalla bocca mentre mi siedo sul cazzo, infilandomelo dentro per tutta la sua lunghezza.
Lesbicare Carla è fantastico, ma anche suo marito... Insomma, è come scegliere fra le lasagne e gli spaghetti allo scoglio: meglio tutti e due!
Lo prendo in corpo fino in fondo, e lui mi prende automaticamente per i fianchi, pensando di dovermi far andare lui su e giù; io inspiro profondamente, assaporando la sensazione di pienezza, poi comincio a montarlo di forza, imponendo alla chiavata il ritmo che voglio io. Piero non è mica un cliente pagante: mi sta avendo gratis, e quindi mi sembra giusto che mi dedichi al mio piacere e non al suo.
Lui annaspa di sorpresa mentre m’impalo a un ritmo forsennato sul suo robusto arnese, che si rivela deliziosamente duro dentro di me.
Mentre io cavalco Piero, accanto a me si consuma la piccola tragedia di Elena: la Carla ormai ha preso gusto all’ammucchiata, e visto che io mi sono presa il cazzo di suo marito lei ha deciso di prendersi quello di Guido. Così, mentre lo bacia appassionatamente, approfitta di un momento di fuoriuscita quasi completa del pene dalla vagina muliebre per afferrarlo e tirarselo dalla sua parte.
Immagino che per Guido l’opportunità di sbattersi la moglie del nuovo socio (che si è ripetutamente gustato le polpe della sua) sia allettante, e così non oppone resistenza: in fondo la Carla è l’ospite.
Mentre io continuo a fare smorzacandela con Piero, Carla si piazza velocemente in ginocchio dalla parte opposta del divano, afferrando lo schienale per reggersi e offrendo le terga al padrone di casa.
Guido è lesto a portarsi alle sue spalle, l’afferra per le anche e dopo aver constatato che la svizzerotta è ben lubrificata (potrà ringraziarmi più tardi per questo), l’inforna contento strappandole un gridolino di gioia.
Naturalmente, il doppio intervento mio e di Carla ha lasciato Elena improvvisamente a bocca (e fica) asciutta. È il problema delle ammucchiate dispari.
Date le nostre rispettive posizioni, non c’è molto che lei possa fare per partecipare ai giochi: può solo accarezzare me e Piero, strofinarsi un po’ e cercare di rubare a tratti la sua bocca per dargli la lingua da succhiare quando non è occupato a morsicarmi le punte.
La vedo un po’ spaesata, seduta in mezzo al divano fra me e Carla che ci facciamo fottere dai due maschi: mi dispiace un po’ per lei, lo riconosco: è una delle mie poche vere amiche, e probabilmente oltre a essere l’unica non fica-dipendente, è anche l’unica a cui piaccio non per il mio corpo ma per la mia personalità.
Alla fine mi godo l’ultima guzzata sul nerbo di Piero, accompagnata dal suo ultimo morso ai capezzoli, emetto un lungo gemito di piacere, e mi sollevo per lasciarle campo libero.
Leggo un lampo di gratitudine sul suo viso da troia quando le ammicco abbandonando l’uccello che ho usato fino a quel momento; lei si affretta a prendere il mio posto nella stessa posizione, e Piero si ritrova a scopare dal basso una fica un po’ più larga (Elena è ancora più usata di me) e a succhiare due zinne da quarta invece che i miei capezzoli extralarge.
Ora la disoccupata sono io.

Per fortuna, Carla e Guido hanno cambiato posizione per stare più comodi e probabilmente anche perché lui non vuole perdersi lo spettacolo della moglie che si scopa il suo socio in affari: lei si è messa a pecora e lui la scopa da dietro nella posizione animale classica, con il viso rivolto verso di me. L’occasione è d’oro, e non me la lascio scappare.
Mi sistemo in mezzo al divano e sollevo una gamba fino ad appoggiare lo stivale allo schienale e appoggio la testa alla coscia di Elena che stantuffa sul cazzo di Piero, poi spingo il pube in avanti e lo offro alla Carla.
Per la prima volta la mia allieva si trova faccia a faccia con la mia bella passera bionda e profumata.
- Coraggio, leccamela – le faccio, suadente – Ho una voglia pazzesca...
Lei mi guarda con gli occhioni sgranati, mentre Guido la inforna da dietro con furia crescente, arrapato dalle mie mosse abbastanza evidenti.
Carla esita un momento: solo trentasei ore prima avrebbe considerato assurda e inaccettabile anche solo l’idea di baciare una donna in bocca, figurarsi sui genitali... Adesso io le chiedo di praticarmi un connilinguo. D’altra parte, io glie l’ho leccata già due o tre volte, e l’ho fatta godere.
La svizzera mi guarda negli occhi, sorride, e si butta: la mia allieva ha definitivamente saltato il fosso, abbracciando consapevolmente la causa di Saffo.
Sento la sua lingua inesperta ma volenterosa lambirmi le grandi labbra assaggiando timidamente i miei succhi, poi mentre decide se il sapore di femmina le piace o no si getta sul clito bene in vista in mezzo al mio boschetto dorato. In base alla sua esperienza etero, è la cosa più ovvia da fare, e a me sta più che bene.
In effetti all’inizio tratta il mio bottoncino eccitato proprio come un piccolo cazzo, leccandolo dalla base e poi succhiandolo come per cercare di farlo crescere ancora pompandoci dentro il sangue.
Anche così è piacevole, ma non è il massimo. Con calma, ansimando di piacere, comincio a manovrarle la testa con le mani, guidandomela in mezzo alle cosce cercando di farle capire come piace a me essere leccata, e lei da brava allieva dopo un po’ comincia a mulinare la lingua di lato e a girare intorno al clito, tormentandomelo deliziosamente.
- Aahhh... – ansimo io, scossa dal piacere – Sì, così... Adesso slinguami dentro, ti prego! Bevimi tutta...
Un altro momento di esitazione, poi sento la lingua di Carla scivolare di piatto fra le valve aperte e sgocciolanti e poi penetrare leggermente nell’ingresso della vagina.
- Aah! Stupendo...
In meno di due minuti la Carla si è evoluta in una leccafregne entusiasta, salendo ancora di livello nella scala della bisessualità: se continua così, ne farò una lesbica senza se e senza ma.

Andiamo avanti tutti e cinque in questa configurazione, con Elena a smorzacandela su Piero e Guido dietro a Carla che mi lecca per almeno una ventina di minuti, finché la prima a godere è proprio la Carla: la sento gridare di piacere e spingere con forza contro di me mentre gode. Io mi trovo a mia volta a spingere contro Elena e Guido, tanto da far loro perdere il ritmo, al punto che decidono di cambiare di posto.
Elena si alza, prende Piero per mano e se lo trascina al divano di fronte, quello dove ho fatto godere Carla mezz’ora prima: lo fa stendere per lungo di schiena, e gli monta sopra per riprendere il suo smorzacandela in una posizione più comoda per entrambi e senza interferenze esterne.
Carla finisce il suo orgasmo e mi si affloscia in mezzo alle gambe come un palloncino bucato senza avermi fatta godere, ma a me per il momento sta bene così...
Guido tira il fiato, smette di pestare fra i fianchi di Carla che ormai è arrivata, e dopo aver dato un’occhiata a quel che succede sull’altro divano si stacca dalla svizzera e raggiunge l’altra coppia, lasciandoci da sole a coccolarci fra noi.
Faccio salire Carla sopra di me fino ad avere la sua bocca a portata di bacio, e le passo la lingua sulle labbra fredde per il post-orgasmo, stringendola a me con le braccia e con le gambe.
- Sei bravissima – le sussurro nell’orecchio, abbracciando il suo corpo nudo e palpitante – Mi fai impazzire con la tua lingua...
Lei freme fra le mie braccia, contenta.
Sento il calore tornare nelle sue membra, e in breve è lei che torna a baciarmi dall’alto, roteando una lingua vogliosa nella mia bocca.
Lentamente ricominciamo a pomiciare fra noi, come due lesbiche incallite. Sento i suoi seni tiepidi e morbidi premuti sul petto e le sue mani che mi arruffano i capelli; io le palpo i glutei dal basso e stringo le gambe intorno al corpo caldo lei.
Carla afferra le dritta e comincia a strofinarsi sopra di me, finché non sento il suo clitoride a contatto con il mio: è gonfio e duro, più eccitato di prima...
La mia allieva sta istintivamente cercando di fare l’amore con me come io l’ho fatto a lei la notte scorsa... Le assegno mentalmente un dieci e lode per creatività, iniziativa e ripresa rapida, poi mi lascio andare; di solito sono io a stare sopra e a scopare le mie partner, ma per una volta è bello cambiare. Uno dei vantaggi di essere bi.
Non è bravissima, ma ci mette il cuore, e compensa con l’entusiasmo alla mancanza di esperienza.
La incoraggio con una serie di gemiti e di gridolini di piacere che la spingono ad aumentare il ritmo dei suoi movimenti coitali, e in breve stiamo entrambe ansimando di porca lussuria, inebriandoci entrambe nei profumi afrodisiaci che emanano dai nostri corpi accaldati e eccitati.
Non arriveremo mai all’orgasmo in questo modo, non con lei sopra a guidare il gioco, ma è bellissimo lo stesso.

Poi, accanto a noi, sentiamo un grido lacerante, e non possiamo fare a meno di girare entrambe la testa, distratte dai nostri giochi lesbici.
Guido è montato sull’altro divano anche lui, piazzandosi dietro alla chiappe di sua moglie, e l’ha infilzata nel culo mentre lei è ancora impalata a smorzacandela su Piero: la mia amica ha urlato di dolore beccandosi a tradimento una doppia penetrazione a cui non era ancora del tutto preparata.
- Ma! – fa la Carla sopra di me, stupita – Li sta prendendo tutti e due contemporaneamente... Come è possibile? La spaccheranno in due!
- Hmmm... – faccio io, eccitata dallo spettacolo – Elena è una specialista in sandwich. Tu non lo prendi nel culo?
- Cosa? - lei esita – Ecco... Solo un paio di volte. Una sola con Piero, recentemente... Ma ce l’ha troppo grosso e mi ha fatto male. A vent’anni l’ho fatto con il mio ragazzo di allora, che era abbastanza piccolo. Ma Guido ce l’ha ancora più grosso di mio marito!
Le mordicchio un orecchio prima di risponderle: - Elena è ancora più sfondata di me... Ma anche io adoro il sesso anale; è quello che mi piace di più con gli uomini, anche se lo sanno fare bene in pochi.
Lei esita: - Oh... Credevo che gli uomini ti interessassero poco.
- Preferisco le donne, ma mi piacciono anche i maschi... Purché capaci: con loro sono più selettiva, e non provo mai sentimenti che possano distrarmi dalla mia passione principale. Però quando troco un maschio che mi piace e che ci sa fare, posso scatenare il mio lato etero e usarlo fino a consumarlo tutto.
- Sei una bella porca...
- Puoi dirlo, tesoro. Anche più di quello che credi!

Sull’altro divano, Elena grida impazzita mentre gode a fica piena con il cazzo di Guido che le trapana incessantemente il culo.
Lei si abbatte, momentaneamente sazia, ma la sua meravigliosa ordalia è tutt’altro che conclusa, visto che i suoi uomini non sono ancora venuti
- Facciamo cambio? – fa Piero, da sotto – Voglio farle il culo anch’io!
Guido è di ampie vedute, e probabilmente è da un po’ che non si gode la fica di sua moglie.
Si stacca da lei alzandosi in piedi, poi aiuta Elena a sollevarsi a sua volta e prende il posto di Piero, stendendosi di schiena sul divano. Lei gli viene sopra impalandosi con un sospiro sull’erezione del marito e comincia a muoversi su di lui gustandosi la robusta verga nella vagina.
Carlo li osserva rapito, menandosi il cazzo mezzo bazzotto per cercare di intostarlo di nuovo; lei se ne accorge e allunga una mano per segarlo.
Da cosa nasce cosa, e dopo una breve sega Elena lo vuole in bocca; succhia i suoi stessi succhi sul glande del nuovo amante, poi comincia a sgolinare di brutto finché la verga dell’ospite è completamente dura.
A quel punto Piero si arrampica dietro i coniugi Chiosa cercando spazio per le sue ginocchia fra le loro gambe, e poi punta con decisione la sua erezione fra le chiappe della padrona di casa.
Lo guardo spingere con forza, e subito Elena getta la testa all’indietro, la faccia trasfigurata dal dolore mentre viene sfondata anche da dietro, ma questa volta non emette un lamento: il cazzo di Carlo è meno grosso di quello di Guido, e lei è ancora aperta dopo la sodomia precedente quindi la nuova penetrazione supplementare è meno dolorosa della precedente.
Una volta dentro il culo di Elena, Piero si aggiusta sulle ginocchia, la prende per i fianchi, e comincia a montarla energicamente tenendola per i fianchi mentre lei bacia appassionatamente suo marito che la impala in fica da sotto.
Io e Carla assistiamo eccitate al secondo exploit consecutivo della mia debosciata compagna di scuola, e posso avvertire sopra di me la lussuria che monta di nuovo nel corpo di Carla.
- Vuoi provare anche tu? – le sussurro nell’orecchio, intuendo i suoi pensieri.
Lei esita: - Non lo so... Non credo di esserne capace. Però...
- Dipende molto più da loro che non da te, e chiaramente Elena li ha allenati a lavorare bene insieme. Il tuo corpo può riceverli senza problemi, te lo dico io...
- Hmmm... – fa lei, poco convinta.
- Senti, se ti eccita tanto quello che stanno facendo, perché non li raggiungiamo e ci uniamo a loro?
Ora mi sembra più aperta al mio suggerimento: - Ma come possiamo inserirci?
- Non ti preoccupare per me: tu vai a sederti in faccia a Guido e fattela leccare mentre guardi Piero che s’incula Elena... Vedrei come si ecciterà a guardarti godere mentre monta un’altra!
Lei ci pensa su un momento, poi prende un’espressione decisa, mi bacia brevemente in bocca e si solleva da me per seguire le mie istruzioni.
Io la osservo arrampicarsi sul groviglio di corpi e assumere la posizione che le ho suggerito, con Guido pronto ad accoglierla con entusiasmo sulla sua faccia.
Mi alzo in piedi anch’io, assicurandomi che il quartetto funzioni a dovere, poi mi riscuoto: è tempo di riprendere l’iniziativa in pieno stile-Visentin.

Mi assicuro che Guido non abbia perso i suoi talenti linguistici osservando l’espressione beata di Carla quando si prende la lingua del mio ex dentro la fica, poi mi fiondo nella camera degli ospiri a recuperare il mio strapon.
Lo ungo accuratamente con il lubrificante ad acqua (quello al silicone alla lunga danneggia i giocattoli di gomma), perché non voglio causare danni permanenti a nessuno; poi lo indosso agganciandomi le cinghie sui fianchi e accomodandomi dentro il dildo interno, e passo una seconda mano di lubrificante su quello esterno per buona misura.
Quando rientro in soggiorno, gli altri sono ancora intenti a sollazzarsi tutti insieme sul divano dove a inizio serata avevamo fatto l’amore io e Carla: come prevedevo, Piero si allunga ad ogni affondo per incontrare la lingua di sua moglie con la sua, e in più Elena, chiaramente non più completamente in sé, mentre prende entrambi i cazzi disponibili nella pancia si spinge fino a succhiare le tette di Carla, che le ondeggiano piacevolmente davanti. Per una etero inflessibile come lei è una trasgressione mica da poco...
Piero e Elena hanno la vista coperta rispettivamente dalla fica e dalle poppe di Carla, e questa a sua volta ha gli occhi chiusi per la libidine di essere succhiata da loro, quindi l’unico che potrebbe vedermi è proprio suo marito, impegnato a imprimere il movimento all’intero gruppo attraverso i colpi che sferra ritmicamente nel deretano di Elena.
Per non guastare la sorpresa, sgattaiolo lungo il muro senza essere vista, e mi porto alle spalle del groviglio di corpi che si stanno bestialmente ammucchiando sul divano, e che ormai scricchiola un po’ sotto i colpi incessanti.
Salgo sul divano dietro a Piero e lo accarezzo con le dita sulla schiena e sulle natiche pelose e muscolose, incoraggiando il suo movimento coitale e spingendolo ancora più forte nel retto della padrona di casa, che ormai mugola come una cagna in calore. Trovo un po’ a fatica posto per le mie ginocchia, mi sistemo dietro al biondo svizzero e lo abbraccio da dietro le spalle per fargli voltare la testa mentre non bacia sua moglie e mettergli a mia volta la lingua in bocca. Poi, mentre si allunga di nuovo verso Carla, prendo la mira con la mia protesi.
Un secondo bacio di lingua, e quando si piega di nuovo per impalare nel culo Elena e baciarsi con Carla il suo destino è segnato.
Del resto, il suo è l’unico buco disponibile per essere riempito al momento con tutte le ragazze e i cazzi disponibili già ingaggiati: riempirglielo è l’unica opzione che mi resta per unirmi attivamente al gruppo.
Non sia mai detto che la Visentin si lasci mettere a far tappezzeria!

Spingo con i fianchi in avanti, e la cappella di gomma lubrificatissima del mio dildo esterno affonda a tradimento nel suo sfintere indifeso e del tutto rilassato.
- AARGHHH!!! – urla il poveraccio, sodomizzato di colpo quando meno se l’aspettava.
Istintivamente cerca di liberarsi di me, ma io sono pronta a bloccargli le braccia e lui è ancora intento a godersi a sua volta il culo di Elena, così riesco facilmente a neutralizzare la sua reazione scomposta.
- Ssst! Calmati. Non vorrai fermare tutto per metterti a discutere, vero? – gli faccio da dietro, perentoria – Ti sto solo aiutando a fottere Elena...
Preso dal panico, lui ha perso il ritmo; io mi affretto a riprenderlo, inculandolo allo stesso tempo con cui lui stava pompando Elena, in modo da spingerlo contro di lei e costringerlo a riprendere il movimento coitale che stava imprimendo il moto al mucchio. Un po’ come se una seconda motrice si fosse messa a spingere il treno da dietro...
- Mai fatto un trenino? - chiedo al maschio femminizzato cominciando a incularlo a ritmo sostenuto.
Lui grugnisce qualcosa di incomprensibile, ma non sa esattamente come reagire alla mia brutale aggressione. Si vergogna di essere femminizzato a quel modo, cerca di evitare che gli altri si avvedano di ciò che gli sta capitando, e nel contempo non vuole rinunciare a godersi il buco succulento di Elena; così la sua reazione scomposta è del tutto inefficace e lui finisce con il subire passivamente quell’inaspettato accoppiamento contro natura.
Elena e Guido non si accorgono nemmeno dell’accaduto, e probabilmente pensano ad una breve défaillance di Piero nel suo ritmo coitale; ma Carla ha spalancato gli occhi sentendo l’urlo di dolore di suo marito, e adesso mi guarda con gli occhi sbarrati. Vede che sto montando suo marito, e dalla sua espressione stralunata intuisco che si sta febbrilmente domandando come stia facendo: lei non ha ancora visto il mio strap...
Rimedieremo presto anche a questa dimenticanza, ma per ora è Piero a farmi da femmina, e io ci tengo ad andare fino in fondo anche con lui... Letteralmente.
Senza dimenticare che faccio da locomotore anche per il piacere degli altri...
Imprimo con decisione il ritmo nel culo di Piero, e attraverso il suo corpo mi scopo anche Elena e Guido, che rantolano di piacere sotto i miei colpi esattamente come il marito di Carla guaisce di dolore.
Perché cazzo si lamenti, poi, non lo capisco: l’ho infilato così di sorpresa che il suo buco, per quanto vergine, non ha opposto nessuna resistenza al mio lubrificatissimo dildo, per cui mi immagino che il disagio in realtà sia stato minimo. Certo, il mio giocattolo è extralarge, ma Piero è grande e grosso, e può prenderlo senza problemi.
Probabilmente per la sua tenera mogliettina sarà un po’ più difficile, ma noi donne siamo più brave ad affrontare il dolore.

Ora, probabilmente è vero che la maggior parte degli uomini non amano essere penetrati analmente; ma è anche vero che invece una percentuale sorprendentemente elevata lo apprezza in misura più o meno variabile. Se penetrati di sorpresa durante un’erezione, la reazione dei primi è un immediato ammosciamento dovuto al panico, mentre quella dei secondi è un ulteriore rafforzamento dell’erezione provocata dall’eccitazione per l’atto proibito che subiscono.
Naturalmente, una professionista esperta sa riconoscere istintivamente a quale gruppo appartengano di volta in volta i suoi clienti, e dopo tutto io sono la escort meglio pagata di tutta Venezia. Spetta comunque a Elena, che ce l’ha nel culo, confermare l’effetto del mio intervento nelle terga del suo amante posteriore sul cazzo in questione.
- Oohhh... – la sento rantolare – Dio che bello, Piero! Ce l’hai sempre più duro...
Come volevasi dimostrare.
Vedendomi muovere ritmicamente dietro le spalle di suo marito, Carla sembra lentamente comprendere quanto sta accadendo fra noi due, e sgrana progressivamente gli occhi nell’assistere alla femminizzazione di suo marito.
È proprio lui a toglierle ogni dubbio quando, a un certo punto, questi si volge verso di me e mi ringhia: - Puttana, mi stai spaccando...
Bastasse uno strapon un po’ più grosso del normale a spaccare un omone così, ce ne sarebbero molti di meno in giro di quelli come lui!
Io ridacchio e strizzo l’occhio a Carla, che nel frattempo continua a dimenarsi sulla lingua di Guido; poi rifilo allegramente uno sculaccione al maschio che mi sta facendo da femmina, e gli rispondo divertita: - Smettila di lamentarti, che ti piace! Non lo senti come ce l’hai duro?
Lui ringhia di nuovo, incattivito e eccitato al tempo stesso: - Ahi! Maledetta stronza... Non rallentare, che ci sono quasi...
Di già? Ma guarda un po’... Allora gli piace davvero!
Accelero il ritmo, evitando di cambiare angolazione per evitare di fargli male e rovinare tutto per lui e soprattutto per Elena, e mantengo la direzione di penetrazione, che so bene gli stia stimolando il retro della prostata in un modo che probabilmente (essendo etero) non conosceva.
L’effetto dei miei colpi si ripercuote anche sugli altri, e la prima a goderne è Elena, che esplode in un magnifico orgasmo doppio, anale e clitorideo insieme a causa dei due cazzi che sta prendendo in contemporanea al ritmo che io ho imposto a tutti...
La mia amica grida impazzita con la faccia schiacciata sui seni di Carla, e le sue convulsioni portano anche Guido a schizzarle dentro tutta la sborra accumulata nei coglioni fino a quel momento.
Io non interrompo il mio ritmo indiavolato nel culo di Piero, e lo scaravento a sua volta al di là della soglia del piacere. Lo sento grugnire per lo sforzo, e anche lui si sfoga nelle viscere della padrona di casa, allagandole l’intestino con il suo seme caldo...
Complimenti, Visentin: ne hai fatti godere tre in un colpo solo!
Sono molto soddisfatta di me mentre tiro fuori il mio giocattolo dal buco peloso e non più vergine di Piero: ormai lo sfintere era ben ammorbidito e non oppone nessuna resistenza all’estrazione, che altrimenti avrebbe potuto essere dolorosa... Ulteriore segno del fatto che prenderlo in culo gli è piaciuto.
Sono la prima a smontare dal divano, e vedendo per la prima volta il mio cazzo finto la Carla spalanca la bocca.
- Pat! – esclama – Ma è enorme... Sembri un’ermafrodita!
Io sorrido, allegra e soddisfatta: - Ti piace? Tranquilla, ce n’è anche per te!

Mi precipito prima in bagno, a ripulire accuratamente il dildo esterno prima con acqua calda e poi con la soluzione speciale, e dopo nella mia camera a ripetere la lubrificazione.
Nel corridoio incontro Piero, che si dirige con aria stravolta verso il bagno a sua volta, immagino per farsi un bidet: mi guarda con aria spiritata, ma non dice niente.
Quando rientro in soggiorno, i padroni di casa sono ancora stesi sul divano abbracciati fra loro; Carla invece è in piedi, nuda sul tappeto, e mi guarda intenta.
- Sei ancora più porca di quello che credevo – mi fa – Cosa hai fatto a mio marito?
- Oh! – faccio io con noncuranza – Immagino che anche lui, come te, non fosse ancora del tutto consapevole della sua sessualità. Probabilmente gli ho allargato gli orizzonti...
E anche qualcos’altro.
Negli occhi della svizzera leggo un filo di rabbia per quanto ho fatto a suo marito, ma anche un lampo di gelosia per averlo fatto a lui prima che a lei; e soprattutto, leggo eccitazione.
Già: lei e io siamo le uniche a non aver sborrato.
Ci guardiamo un momento negli occhi, poi lei fa un passo avanti e mi passa un braccio intorno alle spalle per baciarmi in bocca, mentre con l’altra mano afferra la mia protesi e la impugna esattamente come si fa con un cazzo vero.
Io le cingo i fianchi a mia volta, rispondendo al suo bacio di lingua, e mi godo la sensazione che mi provoca in fica il maneggio esterno dello strapon da parte sua: immagino non abbia idea che mi sta effettivamente masturbando.
- Hmmm... – faccio io senza smettere di roteare la lingua nella sua bocca mentre assaporo la pressione del dildo interno sul mio punto G mentre lei mi mena quello esterno.
Lei si stacca e mi implora con voce languida: - Ti prego, fallo anche a me!
Mi lecco le labbra guardandola così eccitata: - Dove preferisci prenderlo?
Lei esita, arrossisce un po’, poi mormora: - Allarga anche i miei orizzonti...

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