Rafforzando il legame con la cugina

Scritto da , il 2019-08-13, genere feticismo

Ferragosto, giornata di temporali. Ero dagli zii per stare un po' con i miei cugini; siamo cresciuti insieme e soprattutto con mio cugino ho un forte legame, anche se ultimamente ci si vede raramente.
Decisi di rimanere a dormire, anche se lui quella sera sarebbe andato al lavoro.
Fatta sera mio cugino partì e gli zii decisero di fare una passeggiata: sarebbero stati via per un po'.
Io rimasi solo con mia cugina; lei semisdraiata sul divano, io rannicchiato in un angolo, entrambi zitti a guardare il cellulare.
La mia attenzione si spostò su di lei.
Era cambiata dall'ultima volta ed era diventata proprio una bella ragazza: il viso era un po' più maturo, forse anche a causa dei suoi occhiali neri eleganti, i capelli erano liscissimi e le mani sottili e smaltate di rosso.
Dalla coperta di pile troppo corta per coprirla completamente si intravedevano le sue gambe lunghissime, con due cosce morbide e lisce e le caviglie sottili che terminavano in un bel paio di piedi lunghi, con le dita smaltate anch'esse di rosso.
Ad un tratto ruppe il silenzio, lamentandosi proprio della coperta troppo corta che, dopo un suo vano tentativo di sistemarla, le lasciava le gambe scoperte dalle ginocchia in giù.
Senza troppa cortesia richiamò la mia attenzione: "fammi un massaggio ai piedi, che forse mi favorisce la circolazione e non congelo"
Io, ancora affascinato da quanto fosse diventata bella, non mi tirai di certo indietro.
Mi avvicinai e lei appoggiò quei graziosi piedi un po' pallidi sulle mie cosce.
Iniziai. Il primo contatto fu un piacere immenso per me.
Nonostante fossero effettivamente infreddoliti risultavano estremamente morbidi al tatto e la pelle, specialmente sulla pianta, era liscia come la seta.
Lei sembrò apprezzare, ed io continuai, non intenzionato a smettere.
Ebbi cura di massaggiare la parte più interna, la pianta e ogni dito singolarmente, senza ovviamente togliere lo sguardo da quei preziosi oggetti.
Il mio impegno estremo non tardò a suscitare interesse nella ragazza: "Però, devo dire che ci sai fare, mi sento molto meglio, non sarà mica che ti piacciono i piedi?"
Io, spiazzato da quella domanda così diretta e maliziosa, mi limitai ad arrossire.
Con un sorrisetto provocante allungò il piede sinistro contro la mia guancia ed ebbi un'improvvisa sensazione di estasi: la pianta morbida contro il mio viso e quell'odore che mi fa impazzire mi lasciarono impotente di reagire.
Lei senza indugio portò verso la mia faccia anche il piede destro, compiaciuta e divertita.
"Baciali dai, ho capito che ti piacciono"
Ormai completamente schiavo di qualsiasi sua richiesta, tuffai le mie labbra a capofitto su quelle piante soffici e la mia erezione si rese evidente attraverso il pigiama leggiero.
Mentre io mi concentravo sul piede sinistro lei spostò il destro e lo appoggiò proprio sul mio pene.
Maliziosamente affermò: "Senti, a questo ci penso io, però poi tu devi contraccambiare"
Io incredulo mi limitai ad annuire.
Levò la coperta ormai inutile, la quale scoprì completamente le sue gambe lunghe e si mise in posizione: si sedette più eretta e, bilanciandosi con le mani era completamente libera di muovere le gambe.
I pantaloncini del suo pigiama estivo, cortissimi, lasciavano intravedere un sedere rotondo e sostanzioso.
Con una destrezza inverosimile afferrò l'elastico del mio pigiama con le dita dei piedi e, aiutata da sollevamento del mio bacino, mi sfilò i pantaloncini.
Mi parve stupita alla vista del mio pene, ma non esitò e avvolse delicatamente i suoi piedi intorno all'asta.
Inutile dire che io mi trovavo al settimo cielo: la sensibilità del pene mi fece apprezzare ancora di più quelle piante vellutate.
Dopo qualche minuto ebbi uno degli orgasmi migliori della mia vita e lei ebbe l'accortezza di farmi venire sul suo piede.
Successivamente fece una cosa che mi stese definitivamente: portò alla bocca il piede e leccò di gran gusto io mio sperma, senza lasciarne traccia.
Io rimasi intontito da quella visione paradisiaca con il volto rivolto verso il soffitto, ma la ragazza non tardò a spronarmi: "Non te li ricordi già più? Ora devi contraccambiare"
Si mise nuovamente semisdraiata e sollevando il bacino tolse in un gesto solo i pantaloncini e le mutande, rimanendo con le cosce divaricate e regalandomi un'altra visione spettacolare.
Il monte di Venere era ricoperto da un cuscinetto di peli adeguatamente sistemati e sotto di esso la vulva era pallida, con le piccole labbra rosee che spuntavano appena dalle grandi, carnose e lisce.
Ancora più in basso di intravedeva il sedere con le sue belle natiche rotonde.
Io mi stesi a pancia in giù e mi avvicinai lentamente; anche l'olfatto prese parte al gioco, percependo quell'odore tipico dell'intimo femminile.
Un piccolo bacio sulle sue labbra vaginali diede inizio alla pratica.
La sensazione tattile unica provata dalle mie labbra non fece tardare l'intervento della lingua.
Dapprima diedi una leccata superficiale per poi affondare tra le sue labbra, provocando versi di piacere nella ragazza.
Continuai sempre più eccitato, remunerato dalle urla di piacere di lei.
Sempre più fomentato afferrai le sue cosce da sotto, sollevandole il sedere dal divano ed ottenendo accesso all'ano.
Iniziai quindi a leccare partendo dalla fine dell'osso sacro fino al clitoride, con un unico gesto, stimolando contemporaneamente l'ano e la vulva della ragazza, che non tardò a venire, con urla di piacere intenso.
Quasi a indicare la fine dell'atto diedi due baci a quelle belle natiche, affondandoci il viso e per riprendere fiato rimasi tra le sue gambe con la testa appoggiata a quel cuscino peloso.
Lei riprese fiato e complimentandosi prese ad accarezzarmi la testa.

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