Legami di famiglia - 5 -

Scritto da , il 2019-08-12, genere incesti

Il telefono iniziò a suonare nel cuore della notte. Marco, che dormiva profondamente, ci mise qualche istante per capire cosa lo avesse svegliato. Prese il telefono con un occhio chiuso ma, quando vide il nome di Nicola sul monitor, saltò a sedere in un istante. Perché lo stava chiamando? Risposecon una gran paura che il suo piano fosse saltato. Forse era stato scoperto mentre cercava di fargli le foto e la sua vendetta contro sua sorella era svanita. Guardò l'ora. Quasi le tre del mattino.
"Che succede? Guai con mia sorella?"
"Stavi dormendo? In un certo senso..."
Si sentiva chiaramente che aveva bevuto, ma Marco pensò che fosse normale. Anzi, vista l'ora, si stupì che fosse ancora così lucido da riuscire a parlare. Di solito Nicola non era uno che si risparmiava molto alle feste.
"Sì, ma non importa. Dimmi tutto."
"Ti ho chiamato solo perché ho pensato, anche se non so cosa hai in mente, che ti sia utile."
"Va bene, va bene, dimmi."
"Sofia sta venendo a casa, la sta portando Noemi. E' sbronza che non si regge in piedi."
Marco sentì la preoccupazione sparire e sorrise pensando all'opportunità che gli si stava presentando. Sua sorella a pezzi sarebbe stato perfetto. E, anche se il pensiero gli fece un po' schifo, se avesse anche vomitato in casa, sarebbe stato ancora più che perfetto. Il vecchio non avrebbe mai accettato una cosa del genere. Ghignò soddisfatto.
"Cos'è successo?"
"Ha bevuto. E ho fatto un lavoro da maestro. Ho coinvolto un paio di amici e ci siamo impegnati a fare in modo che bevesse ancora e ancora."
"E le foto?"
Era fin troppo chiaro che Nicola fosse ubriaco. Sarebbe riuscito a scucirgli qualche dettaglio.
"Ne ho una montagna."
"Non vedo l'ora di vederle."
Si sentiva euforico ed eccitato.
"In una si vedono le mutande. E in un'altra anche i capezzoli."
"Sul serio? Devi girarmele."
"Dovresti risarcirmi i soldi spesi per fare bere Sofia."
Il servizio che aveva richiesto era andato oltre le sue aspettative. Gli stava costando una fortuna, ma sembravano davvero soldi spesi bene.
"Hai ragione, mi sembra giusto. Voglio essere sicuro che dopo avermele date le cancellerai. Devi dirmi una cosa, è andata con Lorenzo?"
Nicola rise.
"Hai la mia parola. No. All'inizio non ho capito se lui fosse interessato o no, ma quando Sofia ha iniziato a essere sbronza ha iniziato a girarle intorno. Noi abbiamo lavorato per tenere Sofia al centro dell'attenzione e farla bere. Si sono baciati. In una foto si vede benessimo la mano di sul tuo culo di tua sorella. Adesso saremmo dovuti andare a fare il gioco della bottiglia, ma lei è stata male e la stanno portando a casa."
Marco si rese conto di non essere in grado di capire se fosse contento o no per questa cosa. Avere avuto foto mentre si faceva sbattere sarebbe stata la ciliegina sulla torta ma... Perché il pensiero di un uomo tra le gambe di Sofia aveva improvvisamente iniziato a dargli fastidio?
"Ottimo. Domani mattina mi racconti tutto."
"Domani pomeriggio. La mattina do pacco."
"D'accordo. Mandami le foto intanto."
"Io voglio sapere di più."
"Rimandiamo tutto a domani."
"Affare fatto."
Chiuse la telefonata e scese in salotto, così sarebbe stato pronto ad accogliere sua sorella. Nel frattempo rimase a fissare il monitor del telefono, in attesa di quelle foto. Stava pagando una piccola fortuna per averle, ma se il risultato era far abbassare la testa a Sofia e ripagarla per le angherie che gli aveva fatto, allora erano soldi bene spesi. Finalmente si sarebbe preso la rivincita su quella ingrata stronza.

Quando sentì qualcuno armeggiare con la serratura della porta sentì il cuore aumentare i battiti e l'eccitazione crescere improvvisa. Ecco sua sorella, era arrivata finalmente! Al di là delle foto che Nicola li avrebbe mandato questa era un'occasione davvero ghiotta e avrebbe dovuto fare molta attenzione a non sprecarla. Si alzò il dal divano, si infilò il telefono in tasca e, nel momento in cui la porta si apriva, Marco stava facendo finta di uscire dal bagno.
"Forza, siamo a casa tesoro."
Non era la voce di sua sorella. Infatti comparve Noemi. Reggeva Sofia, che si trascinava appoggiandosi a qualsiasi cosa incontrasse. Era veramente a pezzi, con il viso stravolto, il trucco tutto rovinato e non si capì nulla quando parlò tanto biascicò le parole.
"Forza forza..."
Marco rimase fermo un istante a guardarsi lo spettacolo. Noemi non era bella come Sofia, ma non per questo era da scartare. E poi aveva sentito dire che preferisse il sesso anale a quello tradizionale. L'unica sfortuna era che, essendo un anno più grande di lei, lui non lo guardava neanche. Era il momento di entrare in scena. Si sentiva tremare, ma doveva mantenere l'autocontrollo.
"Ehi, che succede?"
Noemi trasalì, sua sorella accennò un sorriso e fece un cenno di saluto con la mano, pronunciando parole incomprensibili.
"Tua sorella non sta bene..."
Si fece avanti e chiuse la porta non appena le ragazze furono entrate.
"Ah... Lo vedo. Che è successo?"
"Penso abbia mangiato qualcosa che le ha dato fastidio."
Era una menzogna. E lo sapeva anche Noemi mentre lo diceva.
"Sì... Immagino... Lascia, l'aiuto io."
Si avvicinò e prese Sofia tra le braccia.
"Ciao fratello..."
"Vieni qui, rilasati, sei a casa."
Sbronza, con quel tubino bianco attillato e quel corpo caldo stretto al suo.. Marco sentì il desiderio farsi sentire prepotente. Doveva contenersi, avere pazienza.
Aiutò Sofia a mettersi sul divano e quando vide Noemi fare per mettersi comoda la fermò.
"Ti ringrazio per avermi riportato mia sorella, ma ora puoi andare."
"Resto un po' con lei, magari si riprende."
"Non serve. Adesso la porto a letto, le metto un catino di fianco e ne riparliamo domani."
"Io non credo che..."
"Noemi, sei stata gentilissima e ti siamo grati entrambi. Ora Sofia ha solo bisogno di riposare e riprendersi. Domani, quando si sveglierà ti chiamerà."
Così dicendo l'aveva spinta gentilmente ma con decisione verso l'uscita e aveva aperto la porta.
"Io..."
"Grazie Noemi."
"La borsa..."
Marco prese la borsa di Sofia dalle mani dell'amica e chiuse la porta.
Ora veniva la parte divertente...

La mattina seguente la sveglia suonò prima del solito. Marco si svegliò con una gran fatica, era stata una notte molto impegnativa. E molto fruttuosa. Non poteva negare che, dopo tanto tempo, la fortuna gli aveva finalmente sorriso e ora,  in quella casa, le cose sarebbero cambiate. Si sentiva terribilmente eccitato e ancor più impaziente, ma le prossime ore sarebbero state cruciali. Avrebbe dovuto fare attenzione a ogni parola e ogni gesto, un passo falso avrebbe potuto rovinarlo. Era stata anche una vera fortuna che la madre avesse chiamato a casa invece che al cellulare. Si tirò su dal letto e si stirò la schiena. aveva il cazzo durissimo e una gran voglia di godere, ma decise di aspettare. Prima doveva mettersi al lavoro. Sbloccò il telefono e scrisse un messaggio alla madre.
Buongiorno. Appena puoi mi chiami? Grazie. Un bacio.
Rilesse il messaggio. Un bacio? Quando mai aveva mandato un bacio a sua madre? Era troppo su di giri, gli pareva che il mondo, all'improvviso, fosse diventato un gran bel posto dove vivere e che la sua stessa vita avesse cambiato colore.
Accese il computer e, aspettando che si avviasse, andò in bagno. Non chiuse neanche la porta. Un po' perché era certo che Sofia fosse ancora in coma a letto, un po' perché non gli interessava che lo vedesse. E che osasse dire qualcosa, sarebbe stato molto divertente! Scese in cucina e accese la macchina del caffé. Di solito la trovava accesa perché sua madre era sempre la prima e preparava lei la colazione a tutti. Oggi sarebbe toccato a lui. Dai prossimi giorni a qualcun'altra. Ghignò sadico e soddisfatto. Proprio in quel momento suonò il telefono. Ci mise un attimo a rispondere.
"Ciao madre, buongiorno."
"Ciao caro, come stai?"
"Bene mamma. Senti, babbo è lì vicino?"
"Ora è in bagno, ha detto che vuole parlarti."
Marco dentro di sé sorrideva soddisfatto, ma fuori indossò la maschera del fratello premuroso e preoccupato.
"Mi chiami sempre quando lui non c'è."
"Per forza, altrimenti sentirebbe tutto."
"Non so come dirtelo... Ma Sofia l'ha fatta grossa..." 
"Sta bene?"
"Sì... Solo che ha esagerato con l'alcol."
"Cosa vuol dire?"
La voce della madre era cambiato, facendosi buia e alterata.
"Vuol dire che l'ha portata a casa Noemi perché era ubriaca."
"Quanto?"
"Due volte da quando è arrivata. Ma tranquilla, non ha sporcato."
"Ne devo parlare a papà."
"Mamma aspetta. Sofia è sempre stata impeccabile, normale che una volta sbagli. Non rovinatevi le ferie, lasciami gestire la cosa."
Dall'altra parte ci fu silenzio.
"Oggi restiamo a casa da scuola, così mi prendo cura di lei e mi assicuro che stia bene. Per un giorno non succederà nulla. Ed eviteremo che papà si arrabbi. In fondo, non ha fatto male a nessuno."
"Non credo che tuo padre sarebbe d'accordo."
"Se non lo viene a sapere è meglio per tutti mamma."
In sottofondo si sentì il rumore di una porta che si apriva. Doveva essere il vecchio che usciva dal bagno.
"D'accordo."
"Grazie ma."
"Fai il bravo, ti passo papà."
Ci fu un attimo di silenzio in cui il vecchio prendeva il telefono e poi parlarono. Poche parole in realtà, poco più di quelle di circostanza. Poi Marco riagganciò e fermò il registratore del telefono. L'idea gli era venuta all'ultimo istante. Chissà... Magari gli sarebbe potuta tornare comoda l'ammissione di complicità da parte della madre.
Si fece il caffé e lo sorseggiò con calma. Ora che aveva ricevuto il nulla osta dai vecchi aveva tutta la giornata per dedicarsi alla sorella. Tutta la giornata? Oh no, tutto il week end. E quello sarebbe stato solo l'inizio.

Tornò in camera, prese la chiavetta usb a cui aveva lavorato prima di crollare addormentato e scese in salotto, dove la collegò alla televisione. Con calma, certo che Sofia non si sarebbe svegliata presto, preparò tutto e si assicurò che il suo piano funzionasse. Non aveva ancora le foto fatte da Nicola ma, era sicuro che già con il materiale in suo possesso recuperato nel corso della notte avrebbe ottenuto qualcosa. Si sentiva un'erezione potente nei pantaloni e la sola idea di avere sua sorella in pugno lo faceva impazzire. Avrebbe voluto gridarlo al mondo e mostrare a tutti il vero e giusto ruolo adatto a quella stronza, ma sapeva che doveva tenere tutto per sé.
Finiti i preparativi si sdraiò sul divano e cercò di rilassarsi facendo zapping. Non si accorse nemmeno di scivolare nel sonno.
"Cosa ci fai qui? Dovresti essere a scuola."
Marco si svegliò di soprassalto, tirandosi su in un istante.
Sofia era sulla porta della sala, scalza, con indosso solo un paio di pantaloncini leggeri bianchi e una canottiera colorata, senza reggiseno. Quel tessuto leggero lasciava intuire i capezzoli. Era spettinata, con il viso pesto e sconvolto. Era fin troppo ovvio che avesse passato una brutta nottata. Nonostante questo, Marco provò il desiderio di prenderla e possederla, strizzandole quelle tette così in bella vista.
"Ben svegliata! Non mi dai il buongiorno, sorella?"
Sofia lo guardò strano e gli rispose con fare ben poco convinto trascinandosi verso la cucina.
"Buongiorno. Perché non sei a scuola?"
Marco guardò l'orologio. Le dieci e tre quarti.
"Potrei farti la stessa domanda."
Sofia lo guardò con un'espressione di disprezzo e sparì nella cucina.
"Il tuo umorismo di merda non si smentisce mai, vero?"
Era ora di cambiare registro. Decise di ignorare la provocazione e passare al suo piano. Cambiò tono.
"Ha chiamato madre questa mattina."
"Come stanno i vecchi?"
"I vecchi stanno bene. Voleva sapere di te e della festa."
Ci fu un momento di silenzio piuttosto lungo e intenso. Marco sentiva il cuore battergli all'impazzata e la temperatura della stanza salì all'improvviso.
"Tu cosa gli hai detto?"
La voce di Sofia era cambiata, meno strafottente, più seria e misurata.
"Solo quello che gli avrei dovuto dire."
Sua sorella apparve sulla soglia della cucina, con uno yogurt in mano. Aveva gli occhi sul fratello e non sembrava intenzionata a distoglierli.
"Abbiamo un accordo."
Come se nulla fosse, Marco prese il telecomando in mano e se lo rigirò tra le mani.
"Avevamo un accordo."
Vedere Sofia sbiancare fu uno dei momenti più belli della vita di Marco, uno di quelli che non si dimenticano più. Fece due passi avanti con fare minaccioso, ma lui sorrise.
"Sei uno stronzo. Che cazzo hai detto?"
"Dovresti misurare le parole con me, sorellina."
Sofia gli arrivò davanti, gli prese il telecomando dalle mani e lo lanciò su una poltrona. La lasciò fare. Era meraviglioso vederla alterata, ignara di quello che stava per accadere.
"Non misuro un cazzo se hai fatto l'infame. Avevamo un accordo!"
"Non ho infranto nessun accordo. Semplicemente ho ritenuto opportuno cambiarne i termini."
Sua sorella doveva aver dimenticato la sbronza e ora sembrava davvero furiosa. A Marco non pareva vero. Si stava godendo ogni istante di quella discussione con un gusto che non riusciva a trattenere e lasciava trasparire dall'espressione sul suo viso.
"Dovresti calmarti e sederti."
Il rumore secco di uno schiaffo riempì l'aria. Marco girò il capo per accompagnare il colpo e restò immobile qualche secondo.
"Invece di dire cazzate, dimmi cosa gli hai detto, razza di cretino infame."
Tornò lentamente a guardarla in faccia. Questa volta non era più divertito, ma quanto mai serio.
"Aggiungerò lo schiaffo e gli insulti alla lista. Adesso, sorella, ti siedi e mi ascolti o chiamo i vecchi."
"Pensi di spaventarmi facendo la voce grossa? Ti dimostri sempre più un cretino se pensi che i vecchi daranno più credito a te che a me. Voglio sapere cosa gli hai detto."
"Non devi preoccuparti di loro. Siediti."
Si gaurdarono negli occhi per un lungo momento, nessuno dei due intento a mollare. Finché sua sorella non fece per tornare in camera.
"Io non lo farei."

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