Kika: Puttana, punita e umiliata! Pt.2

Scritto da , il 2019-08-12, genere dominazione

Kika: Puttana, punita e umiliata! Pt.2
Quella sera Marco capì che ormai Kika era fuori dal suo controllo. Il suo stato d’animo oscillava. Ora l’estasi: Kika che finalmente aveva rimosso ogni freno e si lasciava andare senza pudore in cose fino ad allora inimmaginabili. Ora la malinconia: non era più a lui che dedicava ogni suo gesto. Era egoisticamente compiaciuta e orgogliosa di quanto si fosse depravata.
Kika sentiva che quella notte sarebbe stata un’ulteriore svolta. Poteva davvero superare sé stessa e osare finalmente quello che mesi prima guardava incredula e stupefatta con Marco. Ripensava in particolare a quei video sui siti porno: era certa fossero attrici pagate, nessuna dilettante avrebbe mai fatto cose del genere.
Da parte sua si sentiva gasata e pronta. Roberta poteva essere un valido aiuto, esperta e disinibita com’era.
Solo che, a quanto aveva capito, le intenzioni dell’amica erano altre. E lo realizzò appena scesero tutti in cantina.
Roberta la liberò dalle catene e della ball gag e la legò ad un telaio, un rettangolo di metallo delle dimensioni di una porta, con polsi e caviglie ammanettati ai quattro angoli.
- Allora Kika, finalmente posso punirti. Sei pronta?
Le disse cominciando a far fischiare una frusta in aria.
- Ti prego, Roberta, no. La frusta no. Ho paura.
- certo. È proprio questo il bello! Ma non preoccuparti, sarò leggera.
I primi colpi, in effetti furono poco più che carezze. Kika udiva gli schiocchi sulla pelle ma con un dolore tutto sommato sopportabile.
- aahh!
- e dai! Ti lamenti già?
- non ci sono abituata, non mi piace.
- e perché, pensi che a me piaccia quando me lo fanno? Fa male, certo che fa male, ma si stringono i denti. Adesso ti faccio assaggiare qualcos’altro.
Depose la frusta e prese un corto scudiscio. Colpi secchi sul culo e sulle cosce.
- ahi! … ahi! … nooo, basta … ti pregooooo! Pietà!
Non a tutti questa cosa stava piacendo. Anzi, forse, tranne lei e Augusto, nessuno era attratto, soprattutto le due ragazze, Paola e Danila sembravano turbate.
Augusto se ne accorse, come si era anche accorto che Roberta si stava eccitando e stava salendo di tono.
- Va bene, Roberta. Penso che possa bastare. La dimostrazione l’hai data e Kika è stata punita. Slegala!
Roberta si avvicinò, ma prima di slegarla, girò intorno al telaio ponendosi di fronte a Kika. La guardò fissa negli occhi, poi le sfiorò le guance, rigate di lacrime, e le labbra.
- come stai piccola? Ti ha fatto male?
- sì. Non sono abituata.
- andiamo su, ti metterò un po’ di unguento.
Risalirono in casa e Roberta condusse Kika nella camera da letto. La fece stendere sul letto a pancia in giù e iniziò a spalmarle sula schiena e sulle chiappe e poi giù fino alle cosce un unguento che la rinfrescava. Le mani scorrevano voluttuose sul corpo della ragazza che mugolava di soddisfazione.
- mmmmhhhh … se questa è la ricompensa, sono disposta a farmi frustare di nuovo.
Roberta sorrise e continuò nel suo gradevole lavoro.
- Allora ti è piaciuta la punizione? O hai sofferto troppo?
- è finita?
- non dirmi che ne vuoi ancora.
- no, frustate no. Ma sono stata molto cattiva e sicuramente merito qualcosa di più.
Si girò verso Roberta e le lanciò uno sguardo malizioso.
- cos’hai ora in testa, piccola troietta?
Kika le spiegò in breve la sfida che si sentiva di osare quella notte. Per maggior chiarezza prese il tablet che era sul comodino e le mostrò alcuni video.
Roberta rimase a bocca aperta.
- Kika! Ma che sei diventata! Davvero ti piacerebbe fare una cosa del genere?
- non lo so. Voglio provarci. Stanotte mi sento euforica e porca come non mai e mi sento di osare anche questo. Conosci un posto adatto?
Roberta rimuginò un attimo
- Ok, ma siccome dev’essere una punizione e non un premio, devi darmi carta bianca. Non voglio che ti diverta, dev’essere umiliante. Ti ci condurrò conciata come dico io e farai quello che dico io.
- ok.
- aspetta. Se accetti adesso non potrai più tirarti indietro fino alla fine. Questa è la condizione.
Roberta aveva capito che quella notte Kika avrebbe accettato qualsiasi sfida.
- ok, ci sto. Accetto e non mi tirerò indietro.
La prese per un braccio e la portò in bagno. La fece sedere su uno sgabello e prese il tagliacapelli di Augusto.
- cosa vuoi farmi?
- hai accettato qualsiasi cosa. Ho carta bianca.
- sì, ma mica puoi …
- certo che posso!
Lo accese e iniziò a raderla. Pochi minuti e Kika vide ai suoi piedi quelli che erano stati i suoi capelli. Nello specchio vide invece una sconosciuta, una ragazza completamente calva.
- era la punizione riservata alle prostitute che si vendevano ai nemici durante la guerra.
Roberta rifinì il taglio con schiuma e rasoio lasciandola perfettamente liscia. Una leggera passata di olio la rese anche lucida.
- sei bellissima. Ancora più bella di prima.
La trascinò in cucina. Prese un sacchetto nero dell’immondizia e vi fece tre fori, uno per la testa e due per le braccia. Glielo infilò come un vestito.
Scrisse la frase “HO FATTO LA PUTTANA E MIO MARITO MI PUNISCE” su due fogli e li attaccò sul sacco, uno davanti, l’altro dietro. Infine, con lo stesso pennarello rosso, le scrisse “PUTTANA” sulla fronte. Le mise un collare di cuoio cui attaccò un guinzaglio a catenella e le ammanettò i polsi dietro la schiena.
Si allontanò di qualche passo per ammirare la sua opera.
- sei uno spettacolo! Dovresti vederti.
Kika era sbigottita. Paralizzata e incredula. Mai aveva immaginato, pur avendole dato carta bianca, che Roberta si accanisse così. L’umiliazione a cui si era sfidata, così conciata le sembrava ancora più degradante. Ma ormai era decisa. Aveva promesso che non si sarebbe tirata indietro e avrebbe mantenuto la promessa.
Come ultimo tocco Roberta le fece infilare un paio di suoi stivaletti a mezzo polpaccio con un tacco vertiginoso.
La tirò per il guinzaglio e la condusse fuori.
La vista di Kika così conciata suscitò uno stupore clamoroso. Lo stesso Augusto, abituato agli eccessi della moglie, chiese
- ma che le hai fatto … e perché, poi?
- quando le ho detto che la punizione andava completata con l’umiliazione, ha osato sfidarmi! Ha detto che è talmente svergognata che niente può umiliarla. Adesso la portiamo a passeggio, magari anche a bere qualcosa al bar.
Guardò tutti.
- allora, andiamo ad esibire questa puttana?
Roberta prese il guinzaglio e condusse Kika verso il cancello. poi ci ripensò; glielo fece tenere fra i denti e disse
- cammina sola, qualche metro davanti a noi.
Guidata dalle indicazioni di Roberta, Kika in pochi minuti si inoltrò verso strade più frequentate anche se, data l’ora, non affollate. Roberta le impose di fermarsi ogni volta che qualcuno la notava, per farsi osservare bene, ma di non rispondere ad eventuali domande, continuando a stringere il guinzaglio nei denti. Si doveva limitare a annuire col capo.
Giunsero ad un bar, un locale abbastanza mal frequentato, bivacco di bulli del quartiere.
Inutile dire che l’ingresso del gruppo così composto suscitò una morbosa curiosità.
Roberta e gli altri si misero in disparte ad un paio di tavolini, a Kika fu imposto di andare tra banco e biliardo, dove stazionava un gruppetto che l’aveva puntata già dal suo ingresso.
Il più spavaldo le rise in faccia.
- ma guardala! Hai fatto la puttana? E brava. E il cornuto adesso ti punisce così? Hahaha. E quelli chi sono? Amici? Non mi dire che c’è anche il cornuto …
Ottenuto un cenno da Roberta, Kika lasciò il guinzaglio e rispose indicando Marco col dito.
- è lui.
Il balordo si avvicinò al tavolo, pose una mano sulla spalla di Marco e gli diede un paio di pacche
- eh, caro cornuto, mi dispiace per te, ma tua moglie ci ha proprio la faccia da puttana. Non puoi farci niente. Te la devi tenere così. Anche se la punisci e la svergogni, non cambierà mai. È così, vero?
Concluse rivolto a Kika.
- Sì, visto che ormai siamo arrivati a questo, ad essere svergognata in pubblico, non me ne frega più niente. L’ho fatto, mi è piaciuto e lo rifarò.
A queste parole il gruppetto le si avvicinò famelico.
Lo spavaldo si volse verso Marco e tese una mano
- le chiavi!
Marco indicò Roberta che gliele diede. Kika fu liberata dalle manette e dal “vestito” poi presa e scaraventata verso il biliardo. Fu fatta chinare a novanta gradi, esponendo il culo e la figa alla vista. Fu esplorata con due dita.
- sei già tutta bagnata, puttana!
Le porse le due dita bagnate che Kika dovette succhiare e ripulire. A strattoni fu fatta inginocchiare e dovette subito darsi da fare con la bocca e le mani sui cazzi ormai sfoderati e svettanti.
Poi la misero china su un tavolino in modo da potersi alternare a scoparla nella figa, nel culo e in bocca.
Mentre la scopavano si fecero portare delle birre che tracannarono ruttando e ridendo rumorosamente.
- bevete anche voi, stasera tutto gratis!
Urlò il capo indicando al barista di servire le birre anche a Marco, Roberta e gli altri.
- e se volete unirvi, è gratis anche la puttana!
Nessuno aveva il coraggio, fu Roberta a dare uno spintone ad Augusto
- e dai! Lo so che non aspetti altro, porco che sei!
Augusto si alzò e guardò con aria interrogativa Valerio e Gianluca che, a loro volta, guardarono incerti le loro mogli. Roberta, ormai gasatissima, le scosse
- oh, ragazze! Stasera lasciategli via libera. Stasera Kika se la deve ricordare finché campa. Su, andate e datevi da fare.
I tre si avvicinarono e si misero in turno con gli altri, mentre le donne, stupite e incredule, erano incapaci di reagire.
Solo Roberta, padrona della situazione, si alzò e andò da Marco.
- povero ciccio, ti stai godendo la tua mogliettina che fa la puttana, almeno hai la soddisfazione di vederla coi tuoi occhi. Dai che ti consolo un po’ io …
Gli si inginocchiò davanti e gli sbottonò i pantaloni.
- hai visto che sei già pronto? Lo spettacolo ti sta eccitando … adesso ti faccio io un bel servizio.
E si produsse in un pompino che Marco dovette riconoscere essere meglio perfino di quelli di Kika.

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