La mia coinquilina - Capitolo 2: Un pomeriggio di Febbraio

Scritto da , il 2019-08-10, genere etero

Non avevo più sentito Elena durante le vacanze, ero stato da solo per due settimane intere poiché Andrea era andato in montagna a sciare con la morosa.
Doveva essere il giorno prima del rientro di Elena, ero sul divano a guardare la televisione, avevo preso sonno, e mi ero addormentato sul divano con il suono della televisione di sottofondo.
Dopo non so quanto tempo, avevo sentito il suono della chiave nella toppa nel sonno, così mi ero svegliato, avevo aperto gli occhi e vedevo Elena entrare nell’appartamento trascinando la valigia con il viso rosso dal freddo, i riccioli disordinati per via del vento, aveva appena chiusa la porta.
Io : “Non dovevi tornare domani?”
Elena:”Dovevo… Ma è successo un casino con i biglietti, e quindi eccomi qua” e mi stava fissando, poi aveva aggiunto: “Ma che freddo”
Io:”Bene dai, Andrea torna domani, quindi fino a domani siamo da soli”
Elena: “E cosa vuoi fare?”
Non le risposi, ma l’avevo trascinata verso il divano, lasciando la sua valigia vicino all’ingresso, le stavo togliendo il giubbotto, ma mi aveva tenuto fermo la mano :”Cosa fai?”
Io: “Non vuoi venire a scaldarti sotto la copertina?”
Elena: “Si dai, così mi scaldo attaccato a te.” e mi aveva lasciato la mano
Una volta aperta la zip, avevo visto quello che aveva di sotto, un maglioncino molto scollato, tanto è che si vedeva il reggiseno di color nero, l’avevo abbracciato da dietro, e ci eravamo messi sotto la copertina.
Ovviamente la mia mano non stava tranquillo, sfregano la mia mano sul suo braccio, per poi passare sulla pancia, lei non aveva detto nulla, quindi ho infilato la mano sotto il maglioncino cominciando a tastarle il seno sodo, mentre lei continuava a non dire nulla, mi ero fatto ancora più coraggioso, la mano si era infilato tra le sue gambe sotto il leggins che aveva addosso, e la masturbavo da sopra le mutandine. A questo punto, lei si era girata e mi aveva preso la faccia tra le mani e cominciato a baciarmi,
Le avevo abbassato i leggins, e infilato le mani tra le gambe riprendendo a masturbarla, mentre lei aveva messo le mani sul mio pacco già durissimo, mi ero staccato un attimo dalla sua bocca e per riprendere il fiato, sollevando leggermente il sedere, mi abbassai i pantaloni insieme al boxer, così il cazzo turgido saltò fuori, lei non aveva perso nemmeno un secondo e lo aveva preso in mano cominciando a far sù e giù, avevo avuto un leggere fremito per via delle sue mani fredde, e le sfilai le mutandine sentendola parecchia bagnata. La feci girare e ci mettemmo a 69, con lei sopra ed io di sotto.
Usavo le mani per separare le sue grandi labbra con la lingua le leccavo le piccole labbra, cercando di infilarla più in fondo possibile, mentre col naso inalavo il profumo delle sue parti intime.
In tutto questo lei aveva cominciato a gemere ma allo stesso tempo con la mano mi segava, scappellandomi, quando la cappella era totalmente fuori da prepuzio, mi aveva passato la lingua sulla punta del glande, dopo diverse lappate, me lo aveva preso in bocca, prendendo quasi del tutto, sentivo la sua gola con la punta, poi si ritraeva e leccava lungo tutta l’asta.
Avevamo continuato così per almeno dieci minuti, dopo un suo orgasmo, la feci girare, non mi bastava più il pompino, volevo scoparla, l’avevo fatto mettere con la schiena sul divano, e le avevo tolto il maglioncino e il reggiseno, sollevandole le gambe, e tenendole aperte, mi ero inginocchiato vicino al suo sedere, avevo preso in mano il cazzo umido della sua saliva, appoggiato all’entrata della sua vagina, proprio mentre stavo per spingere per entrare, il citofono dell’appartamento era suonato di nuovo, e di colpo, mi ero svegliato, con una mano sul cazzo durissimo. “Cazzo, proprio adesso devono rompere suonare il campanello” pensai alzandomi e sistemandomi il cazzo nelle pantaloni, e risposi al citofono: “Chi è?”
“Corriere, devo consegnare un pacco a Andrea *****”
“Ok, venga sù”
Ricevuto il pacco, avevo mandato un messaggio ad Andrea :”Il tuo pacco è arrivato”
Avevo mandato anche un altro messaggio ad Elena: “Ti ho appena sognato, peccato che mi hanno interrotto proprio sul più bello”
Avevo lasciato il telefono sul tavolo della cucina, e ero andato a prepararmi per uscire, a trovare qualcuna con cui passare una bella serata, e magari finiva anche meglio del mio sogno.
Una volta pronto, avevo acceso il telefono, c’era la risposta di Elena: “Scusa, non dovevo provocarti, e non saremmo altro che due coinquilini. Ci vediamo domani”
Ero rimasto malissimo, poiché ci stavo sperando veramente tanto, per cui ero uscito e passato una bella serata con un’amica con la quale avevo scopato alla grande. Ero tornato a casa alle due di notte, e mi ero addormentato subito.

Dopo vari equivoci, io sono un uomo, e il mio nickname è dovuto al mio sogno erotico delle superiori.
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