Distorsione

Scritto da , il 2019-08-09, genere prime esperienze

“Quel vestito mi fa venir voglia di strappartelo di dosso”.
“Aspettami sveglio allora” gli ho risposto ammiccando, mentre salivo sui miei meravigliosi e vertiginosi sabot di pelle nera, incrociati sul davanti, nuovi di zecca.
“Bisognerebbe cogliere l’attimo, la magia potrebbe svanire nel corso della serata”.
È stato in quel momento che ho avuto la brillante idea. Non l’avevo mai fatto prima. Mi sono sfilata le mutandine e le ho messe nella sua mano.
“Vediamo se queste possono aiutarti a conservarla”.
Mi sono sentita provocante, sensuale, potente! Lui ha pure protestato un po’, certo che questi uomini non sono mai contenti...

Adesso sono a cena con i nuovi colleghi di lavoro. Tra sedie e sgabelli ovviamente ci è capitato il tavolo con gli sgabelli. Sedendomi il vestito è salito un po’e tra la seduta e il tavolo non ho neppure lo spazio per accavallare le gambe. Ammetto di sentirmi un po’a disagio. Certo che non dovrebbe essere così semplice intravedere qualcosa, insomma non c’è luce sotto il tavolo, ancora meno sotto la gonna, anche se sono fresca di estetista - mani, piedi e depilazione completa - cosa vuoi che si veda. Comunque se mi giro un po’, ecco, se scosto un pochino lo sgabello, forse sono un po’ troppo lontana dal tavolo, ma almeno ho spazio sufficiente per appoggiare la gamba sinistra sulla destra, serrare le cosce e sentirmi un po’ più protetta. Il sabot tende a scivolare, ma muovendo la caviglia e il piede riesco a evitare che precipiti sul pavimento. Resto ipervigile ma riesco finalmente a discorrere con i miei colleghi, partecipare, essere presente non solo fisicamente. Certo che Yuri è proprio simpatico e guarda Amanda come si è trasformata, sta proprio bene con i capelli sciolti tutta truccata. Potrei approfittare della pausa tra le portate per andare in bagno, dove sarà, forse di là… Ma ecco che lo vedo. No, forse mi sbaglio, è solo la mia ansia che gioca brutti scherzi, mi fa credere che tutti stiano a guardare tra le mie gambe. Dev’essere un caso. No, è già la terza volta in pochi secondi, non può essere un caso. Quel tipo là, qualche tavolo più avanti, lancia continue occhiate nella mia direzione. Sotto il tavolo più precisamente. Ecco lo sapevo, la mia nudità non è passata inosservata. Ma non sarà che anche con le gambe così accavallate si riesce a vedere qualcosa? Cerco di non incrociare il suo sguardo, mi imbarazza. Non che sia difficile, lui guarda praticamente solo là sotto. Tra l’altro avrei bisogno di cambiare posizione ma temo di dare adito alla sua curiosità. Inizia a fare un gran caldo qui e non solo a me, pure lui si sta sbottonando un po’ la camicia, è irrequieto. Ma come ha fatto ad accorgersene subito? Si vede proprio così tanto? Comunque osserva in modo discreto, probabilmente non farà mosse azzardate.
Oh no, ecco che si alza… Mannaggia alle ultime parole famose! Appoggia la giacca all’avambraccio e si dirige verso il nostro tavolo. Distolgo lo sguardo per l’imbarazzo, sento il calore sulle guance e non solo. Temo che dica qualcosa davanti ai miei nuovi colleghi, che figura ci farei! O forse no, forse ha solo scelto la via meno breve per uscire dal locale, probabilmente mi passerà vicino ma senza fermarsi. Il portamento e l’abito elegante che indossa mi rassicurano, ci tiene alla propria immagine. Eppure ho il cuore in gola. L’audacia davvero non mi appartiene; uscire senza biancheria, ma che mi è passato per la testa! Percepisco la sua presenza anche se guardo altrove, la mia attenzione è tutta nella parte laterale del campo visivo. Mi sento tesa, forse sono ancora in tempo, potrei alzarmi e fingere di dover andare in bagno, ma lui potrebbe fraintendere, penserebbe che è un chiaro invito a seguirmi, sarebbe ancora più imbarazzante. Meglio se resto qui ad aspettare. Ancora pochi secondi e si troverà a passare accanto a me.
Impaziente lo guardo un attimo, breve, brevissimo un’ultima opportunità per falsificare la mia ipotesi e con un’ inconsapevolezza che sa d’istinto mi inserisco esattamente nella traiettoria del suo sguardo. Neanche un secondo e lo distolgo. Sospiro. Stava sorridendo.
Arriva vicino al tavolo, sento rallentare il passo, si abbassa, avvicina la bocca al mio orecchio. Trattengo il respiro mentre fisso un punto sul tavolo davanti a me.
“Mi scusi se la disturbo, non vorrei interromperla ma temo che dovrà smetterla di dondolare così il piede. Non so se si è resa conto ma mi sta facendo impazzire”

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