Legami di famiglia - 4 -

Scritto da , il 2019-07-29, genere dominazione

Ci sono momenti in cui il tempo scorre più veloce di quanto si vorrebbe e altri in cui sembra fermo.
Per Marco quel venerdì pomeriggio fu eterno. Dopo aver preso accordi con Nicola non gli rimase più nulla da fare se non attendere. Farlo con la sorella nella stanza accanto e con la consapevolezza di quello che sarebbe potuto succedere da lì a poco ore fu una lenta e atroce tortura. Aveva fatto un investimento, speso e promesso un sacco di soldi per qualche foto, ma se tutto fosse andato come sperava ne sarebbe valsa la pena senza ombra di dubbio. Si sentiva in fibrillazione e non sapeva come passarsi il tempo. Persino giocare con la Playstation non riusciva a distrarlo e masturbarsi pensando a Sofia riuscì a dargli quiete solo per poco tempo. Per paura di tradirsi decise di ignorare la sorella per tutto il pomeriggio. Non poteva correre il rischio di lasciarsi sfuggire nemmeno uno sguardo che le potesse far nascere sospetti o tutto il suo piano sarebbe andato a monte. Chiudendosi in camera sua, cosa che per altro faceva abitualmente, avrebbe risolto quel problema. Doveva solo aspettare in silenzio.
Fu nel tardo pomeriggio che sua sorella bussò alla porta. Marco mise in pausa la playstation e guardò l'ora. Mancava poco alle diciannove e trenta.
"Ehi disadattato, apri."
Marco fece un lungo sospirò. Quanto avrebbe voluto aprire la porta e darle due ceffoni. Invece la aprì svogliatamente e rivolse alla sorella uno sguardo infastidito. Indossava un tubino bianco stretto che le arrivava sì e no sotto al culo e che si chiudeva dietro al collo con un laccetto, regalando una bella panoramica sui seni stretti in un reggiseno, sicuramente un push up, da quanto sembravano grossi. A Marco venne in mente quel video dove la donna veniva appesa al soffito con due catenelle che venivano attaccati ai capezzoli con due pinzette. L'avrebbe fatto volentieri a Sofia.
"Che cazzo vuoi?"
"Io esco."
"Non è un po' presto?"
"Vado a mangiare qualcosa con Noemi prima di andare alla festa."
La guardò poco convinto.
"Vai a cena vestita così?"
"Non credo che la cosa ti riguardi."
"Il vecchio mi ha dato la responsabilità di tenerti d'occhio."
"Abbiamo già parlato di questa cosa e di questa sera."
"Vero, ma non mi avevi detto che saresti uscita vestita come una zoccola."
Il rumore dello schiaffo non fu meno forte dell'umiliazione che bruciò il cuore di Marco. Sofia gli aveva tirato un bello schiaffo, secco e deciso. Girò il capo e restò fermo un lungo istante. Doveva restare calmo, sopportare e portare pazienza. La vendetta sarebbe giunta presto, non doveva rovinare tutto all'ultimo.
"Non ti devi permettere di parlarmi così."
Marco la guardò. Le avrebbe strappato quel vestito da troia e... Fece un respiro profondo e allontanò i pensieri sulla sorella.
"Buona festa, sorella."
Senza aspettare oltre chiuse la porta.
"Sfigato segaiolo."
Glielo sentì pronunciare. Sentì la rabbia montargli in testa. Fece un respiro profondo e cercò di calmarsi. Sentì la porta di casa chiudersi. Era andata.
"Stronza."
Non fece in tempo a tornare davanti alla Playstation che suonò il telefono di casa.
Sbuffò, uscì dalla camera e andò in salotto.
"Pronto?"
"Ciao Marco, sono la mamma."
Gli si gelò il sangue nelle vene. Si era dimenticato che i vecchi avrebbero chiamato. E sua sorella era appena uscita di casa. Iniziò a sudare freddo.
"Ciao madre, tutto bene? Come procedono le vacanze?"
"Certo caro. Bene, siamo appena tornati in hotel. Tuo padre è sotto la doccia e intanto ho pensato di chiamarvi. Tra poco scendiamo a cena. Con tua sorella?"
"Mi fa piacere che vi stiate diverentendo."
"Me la puoi passare un attimo?"
Il cuore di Marco perse un colpo. Si guardò attorno, cercando di farsi venire un'idea.
"Veramente è appena entrata sotto la doccia. Senti Madre... Tu sai della festa, vero?"
"Quella di questa sera? Certo. Qualche problema?"
Forse avrebbe potuto sfruttare l'occasione per portarsi avanti con il suo progetto.
"No. Assolutamente no. Ma vedi... Oggi ho parlato con Sofia e lei mi ha detto che ci sarà anche il ragazzo che le piace e..."
"Sì, me lo ha detto."
"Ecco... Io non so se dovrei dirtelo perché tra fratelli non si fa la spia ma..."
"Che succede?"
"Non lo so mamma... Padre ha detto che devo prendermi cura anche di lei... Mi ha dato fiducia e..."
"Però capisci che sono in una posizione delicata anche con Sofia. Se venisse a sapere che te l'ho detto..."
"Parlane con me, poi vediamo."
Marco sospirò al telefono per meglio recitare la parte.
"Ok Madre. Sofia mi ha detto che vi ha detto che sarebbe tornata per mezzanotte. Oggi mi ha detto che avrebbe approfittato della vostra assenza per fare tardi."
"Quanto tardi?"
Il tono di Lucia era cambiato, si era fatto buio. Dentro di sé sorrise.
"Non lo so madre... Quando ha detto che ve lo avrebbe dovuto direi e le ho fatto capire che ve ne avrei parlato, mi ha minacciato. Perché lei è la cocca di papà e avreste creduto più a lei che a me."
"Ha detto così?"
"Sì."
"Questo da lei proprio non me lo aspettavo. Adesso torniamo a casa."
Era il momento di giocarsi il tutto per tutto.
"Madre, ti prego, non voglio che rovinarvi le ferie che vi fare dopo tanto tempo. Lascia che sia io a gestire questa cosa."
"Non credo che sia il caso."
"Ho chiesto in giro. So dove fanno la festa. Sono d'accordo con un mio amico che la terrà d'occhio e mi chiamerà se dovesse succedere qualcosa. Godetevi le ferie e poi ne parleremo tutti insieme al vostro ritorno."
"Sei sicuro?"
Marco incrinò il tono di voce.
"Ti prego mamma, non rovinarmi agli occhi di papà..."
Ci fu un lungo silenzio. Si sentì il rumore di una porta che si apriva in sottofondo.
"Va bene. Ma se ci fosse qualche problema, chiama."
"Grazie Ma. Ti voglio bene."
"Anche io."
"Salutami padre."
Chiuse la telefonata e respirò a fondo, lasciandosi andare a terra.
Certo che sua sorella era la cocca di papà, lo era da sempre, ma a lui non interessava. Che lo restasse pure, non l'avrebbe salvata dalla sua vendetta. Sofia non aveva idea di cosa aveva in serbo per lei. 
Sorrise soddisfatto.
Si preparò la cena e lasciò il tavolo ingombro. Ci avrebbe pensato Sofia l'indomani. Poi si stese sul divano e aprì Netflix. Vero, sarebbe potuto uscire con i suoi amici, o approfittarne e invitarli a casa, ma visto quello che c'era in ballo aveva preferito restare a casa e pronto a qualsiasi evenienza. Non gli restava altro da fare che aspettare.

Era preso da una partita a PES quando gli arrivò un messaggio su whatsapp. Era Nicola.
- Tua sorella è arrivata.
Allegata c'era una foto. Sua sorella, con quell'arrapante vestito bianco, mentre chiacchierava con Noemi.
- Questa non è una foto molto compromettente.
- La festa è appena iniziata, devi darmi tempo..
- Certo, attendo con ansia.
Quando fu chiaro che Nicola non gli avrebbe risposto tornò a dedicarsi alla partita di calcio. Con la testa persa altrove com'era, non ci volle molto prima che subisse un goal vergognoso. Ebbe un moto di stizza, mise in pausa e lanciò il comando sulla poltrona. Era nervoso, agitato e irrequieto.
"Tutta colpa di quella stronza."
Andò in cucina a prendersi una birra. Suo padre non voleva che bevesse, ma al momento era solo in casa e aveva tutto il tempo per ricomprarla prima che il vecchio tornasse. Ne bevve un lungo sorso e tornò al palystation. Sapeva che quello che voleva fare non era giusto. Non lo sarebbe stato nei confronti, men che meno in quelli di sua sorella. Ma nemmeno lei era stata corretta con lui. Per anni aveva giocato a fare la carina con i vecchi e troppe volte l'aveva umiliato approfittando dell'essere una cocca. Si sarebbe vendicato. Le avrebbe passato passare la voglia di fare la stronza, mettendola in ginocchio e tappandole la bocca. Se non per prendergli il cazzo in bocca, ovviamente. Oh sì, voleva vedere quelle belle labbra morbide chiudersi attorno al suo membro e voleva sentirlo succhiato da quella stronza di sua sorella.
Prima, però, si sarebbe goduto immensamente quei momenti in cui la metteva davanti alla nuova realtà. Già si godeva quei momenti in cui dal guardarlo con strafottente supponenza sarebbe passata a un'espressione di disperazione. E magari, dopo, si sarebbe resa supplichevole pur di farsi risparmiare qualche supplizio. Non stava nella pelle.
Il telefono suonò di nuovo. Era ancora Nicola, con una foto di sua sorella, in posa, con in mano uno spritz. Il vestito bianco le strizzava le tette come a una troia e non ci si poteva sbagliare sullo spritz. Il vecchio non sarebbe stato contento di vederla così, ma non era abbastanza. Ci voleva qualcosa di più compromettente, più verognoso, più umiliante. Qualcosa davanti al quale non avrebbe potuto dire nulla.
- Voglio di più.
- Lo avrai. Fidati. Ci sentiamo più tardi.
- D'accordo.
Zommò la foto. La immaginò a quella festa, con quel vestito, ma senza reggiseno. I capezzoli sarebbero stati belli in vista e nessuno avrebbe potuto non notarli. Sofia l'avrebbe pregato per non farla uscire in quel modo, di potersi vestire meglio. Lui sarebbe stato irremovibile e, se avesse continuato, le avrebbe fatto togliere anche le murande. L'espressione disperata negli occhi di lei sarebbe stata sufficiente a farlo venire, ma si trattenne. Oh sì, non era ancora il momento. Perché, nella sua immaginazione, anche lui andava alla festa. Sofia stava al suo seguito, a testa bassa, zitta e mesta, pronta a obbedire a ogni suo desiderio. A tutti quelli che chiedevano cosa stesse succedendo, lui rispondeva che Sofia aveva capito di essersi comportata male con lui e che stava cercando di farsi perdonare. Qualcuno li guardava male, qualcun altro li guardava allibito, ma c'era anche chi li guardava con malizia. E questi ultimi erano i più interessanti. Fu lo stesso Lorenzo ad avvicinarsi e a chiedere in cosa consistesse questo farsi perdonare. Si immaginò Sofia guardarlo implorante, pregandolo di risparmiarle l'umiliazione ma lui, alzando la voce per essere sicuro che tutti la sentissero, disse:
"Mia sorella ha detto che farà tutto quello che le chiederò."
"Per esempio?"
Sua sorella era lì, a guardarlo implorante.
"Per esempio... Sofia vai a prendermi una birra."
La osservava abbassare lo sguardo e, non appena fece due passi, qualcun altro disse:
"Ma così non c'è nulla di speciale. Lo farebbe chiunque."
"Hai ragione", rispose suo fratello, "Sofia?"
A sua sorella si gelava il sangue e si ferma esattamente lì dov'era.
"Sì, Marco?"
"In ginocchio."
La ragazza si girò guardandolo disperata.
"Ti prego, non davanti a tutti..."
"Forza, sbrigati. Ho sete."
"Certo."
In silenzio si mise in ginocchio e iniziò ad andare a prendere la birra.
"Anzi, prendine due. Una anche per il tuo adorato Lorenzo."
Osservandola muoversi a fatica stando in ginocchio davanti agli occhi di tutti i presenti Marco raggiunse un orgasmo così forte da piegargli le ginocchia.
 


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