Kika. Puttana, punita e umiliata. Pt.1

Scritto da , il 2019-07-26, genere dominazione

Puttana, punita e umiliata! Pt.1
Augusto e Roberta abitavano in un villino fuori città. Un antico villino, ammodernato internamente, ma con l’aspetto originario all’esterno e con un magnifico giardino.
Proprio in giardino, comodamente seduti al fresco, le quattro coppie di amici presero gli aperitivi chiacchierando tra loro.
Era quasi ora di entrare per la cena. Kika esitava. Roberta sapeva ma doveva recitare la parte dell’ignara. Fece allora un cenno ad Augusto, l’unico che “ufficialmente” sapeva, di spingerla lui.
- Amici, prima di entrare, Kika deve dirvi una cosa.
Si volsero a guardarla con aria interrogativa. Lei fece un bel respiro e poi:
- mi conoscete tutti e sapete cosa mi piace fare. Sapete che sono esibizionista. Che, incoraggiata da Marco, mi sono lanciata sempre più in questa pratica. Non ho vergogna, anzi mi eccita, mostrarmi nuda. Anche in pubblico, anche in situazioni scabrose. Sere fa a me e Marco è venuta un’idea. Osare di più. Andare oltre la pura e semplice esibizione.
Fece una pausa per studiare gli sguardi.
- Vi state chiedendo cosa possa essere? Siete davvero curiosi di saperlo? Ho fatto la prostituta. Sì, ho fatto la puttana in strada, avete presente quelle che stanno dietro il centro commerciale? Con loro e come loro.
Un mormorio di stupore accolse questa rivelazione.
- anzi, non come loro. Peggio di loro. Per farlo ho dovuto prima essere “provata” da due magnaccia albanesi. Mi hanno praticamente stuprata in un furgone. Poi mi hanno fatto mettere in mostra non come le altre, ma nuda. Per quattro ore ho battuto nuda per strada, rimorchiando sei clienti.
Silenzio imbarazzante.
- Coraggio, ditemi qualcosa. Cosa ne pensate?
Paola esitò, poi chiese
- ma perché? Perché lo hai fatto e perché ce lo racconti?
- una vecchia promessa fatta a Marco, fatta così, forse per sfida, forse per desiderio di emozione e poi cresciuta nelle nostre fantasie. La voglia di mettermi alla prova con un’esperienza ancora più forte. E ve lo racconto … sì, perché in fin dei conti mi è piaciuto. Ed essendo esibizionista non mi piace nascondere niente, metto in mostra tutto di me stessa.
Per quanto conoscessero ormai bene Kika e le sue manie esibizionistiche, il colpo fu abbastanza forte.
Augusto la fissò, per incoraggiarla ad andare avanti.
Kika tossì e riprese
- non è tutto. Adesso devo confessare una parte di cui neanche Marco sa. E lo faccio pubblicamente per scusarmi e chiedere perdono. A Marco … e a Roberta.
Tutti si volsero incuriositi, soprattutto verso Roberta, che finse stupore.
- Sì, Roberta, anche a te. A Marco devo confessare che non ho resistito. L’ho rifatto per altre due sere a sua insaputa. Approfittando di una sua assenza. Dodici uomini la prima sera e quindici la seconda.
Marco sbiancò. L’aveva voluta lui puttana per provare, e adesso se la ritrovava che ci aveva preso talmente gusto da rifarlo a sua insaputa. Roberta invece si finse curiosa
- E io? Perché devi scusarti con me?
- Roberta, tra i quindici clienti della seconda sera, m’è capitato casualmente Augusto. Aspetta, non prendertela con lui. È stata solo colpa mia.
Roberta comunque intervenne
- lo sapete tutti che Augusto è un puttaniere, come io sono una mangiauomini. Non mi danno fastidio le sue avventure, piuttosto mi stupisce che vada a pagamento e in più gli avevo intimato sempre di non provarci con nessuna di voi.
- è vero, Roberta. Ma è stato davvero un caso. Passavo di là e l’ho vista. Volevo solo parlarle …
- Sono stata io a dirgli che, coi due albanesi di guardia, non poteva fermarsi a parlare. Doveva fingersi un cliente e farmi salire. Poi … poi l’ho voluto. Avevo una gran voglia di farlo con una persona amica dopo tanti estranei, uno che mi prendesse con desiderio. Mi sono offerta chiedendoglielo sfacciatamente. Alla fine gli ho chiesto anche cento euro perché i due contano i clienti e pretendono l’incasso.
- ah! Pure cento euro ti sei fatta dare? Mica poco.
- è la tariffa, Roberta. Pensi che non li valga? Ho fatto duemilasettecento euro in due sere. Sono richiesta.
Roberta scoppiò a ridere, rompendo finalmente quel velo d’imbarazzo che si era creato.
- ah ah ah … così tanto si guadagna a fare la puttana? Mi sa che ho sbagliato vita …
- no, magari … l’incasso se lo prendono loro. A me danno due briciole. Cento, centocinquanta se sono generosi. Comunque ve li restituirò. L’ho fatto solo per non essere picchiata.
- oddio! Picchiano pure?
- certo, Danila. Non dirmi che non lo sai. Le puttane sono in pratica schiave di quei delinquenti.
- sì, ma pensavo che a te che lo hai fatto volontariamente, per prova …
- a me fortunatamente mi hanno solo stuprata. Quando gli ho detto cosa volevo fare, prima di mettermi sulla strada mi hanno provata loro due. Chiusi nel loro furgone mi hanno violentata senza alcun riguardo. Niente botte, per fortuna solo un paio di schiaffi. L’unica concessione è che non sono loro schiava ma posso andarci quando mi va.
- ma perché? Vuoi tornarci ancora?
- non lo so. in fondo in fondo … che male c’è … anche se pochi, un po’ di soldini guadagnati così facilmente non mi dispiacciono.
- a chi vuoi darla a bere, razza di troia. Ti sei scopata mio marito e va bene. Hai confessato e vuoi il perdono … beh, vedremo. Ma non contarci queste balle. Se vuoi rifarlo è perché ti piace, mica per i soldi …
Stavolta fu Kika a ridere
- hai ragione. Non so raccontare le bugie.
Finalmente anche Marco, che aveva ascoltato cupo e silenzioso la sua confessione, le rivolse la parola.
- Ok, Kika. Ci sono rimasto male, perché negarlo. Va bene, ti sei scusata, non parliamone più. Vuoi continuare? Non te lo impedirò.
Roberta, che gli era seduta a fianco, lo prese per un braccio
- ma che razza di marito sei? Scuse accettate? Prima la punizione. Poi il perdono. Avete dimenticato il tema della serata?
Già, la serata, per la prima volta a casa di Roberta e Augusto, era stata organizzata per mostrare agli amici la loro particolare “cantina”.
Roberta e Augusto erano appassionati praticanti di BDSM.
Avevano in cantina una sala appositamente attrezzata per i loro giochi.
Roberta ne aveva già parlato alle ragazze e quella sera intendeva mostrare loro la cantina.
- avevamo pensato, io e Augusto, oltre a mostrarvi la cantina, di darvi una piccola dimostrazione pratica di quello che facciamo tra noi. A questo punto, mi sa che abbiamo una volontaria da punire.
Kika impallidì
- no, dai. Roberta. Ti prego. Io questo tipo di giochi …
L’interruppe Augusto rassicurandola
- ma no, Kika, faremo tutto scherzosamente. Non preoccuparti, sarà una specie di recita. Stai tranquilla.
Roberta si alzò, la prese per un braccio e la condusse in casa, invitando gli altri a seguirle. La tavola era già apparecchiata.
- prendete posto. Io l’accompagno di là a prepararla. Stasera avremo una cameriera molto particolare e sexy. La prima punizione per Kika sarà quella di non cenare con noi ma di servirci.
La condusse in salotto.
- spogliati! Io vado a prendere qualcosa.
Tornò quasi subito, Kika l’attendeva nuda in piedi.
- anche le scarpe.
Kika ubbidì. Roberta le girò intorno e l’accarezzò più volte
- sei bellissima. Ti vedo tutti i giorni quasi nuda, ma stasera sei bellissima. Forse, dopo quello che hai confessato, ti vedo sotto un’altra luce. Una donna diversa.
La baciò. Un tenero bacio che Kika, leggermente stupita, accettò e ricambiò.
- ma davvero intendi farlo ancora?
- vuoi la verità? Non ne avevo intenzione. L’ho detto solo per provocare Marco, per vedere la sua reazione. Un po’ la sua indifferenza, un po’ lo stupore di tutti voi, un po’ il fatto che mentre lo dicevo già mi ci vedevo … m’è venuta voglia. I due hanno detto che posso andarci quando mi va.
Si scosse.
- dai, sbrighiamoci …
Mentre Roberta le sistemava addosso le cose che aveva preso:
- Roberta … Roby … scusami
Si chiese lei stessa come mai quel modo confidenziale di chiamarla, poi continuò
- io, ecco … mi dispiace …
- di cosa? di esserti scopata Augusto? Ma figurati …
- no, mi riferivo al fatto che temo di avervi rovinato la serata. Dopo la mia confessione l’atmosfera si è fatta un po’ pesante.
- non preoccuparti, ci penso io. Adesso andiamo.
Tornarono di là. Kika era nuda e incatenata. Aveva le caviglie legate da una corta catena che le permetteva solo di fare piccoli passi strisciando i piedi. Un’altra catena univa i gomiti passando dietro la schiena impedendole di allungare le braccia. Infine una ball gag le tappava la bocca.
- così non sarai tentata di assaggiare qualcosa in cucina. Guardatela, che bella sexy cameriera!
Invitò tutti all’applauso
- Manca l’ultimo tocco
Disse Roberta avvicinandosi ad un cassetto. Prese due pinzette con dei campanellini e gliele attaccò ai capezzoli. La invitò a camminare ascoltando divertita il tintinnio.
Kika non si sentiva per niente imbarazzata, era anzi eccitata di esser nuda davanti ai suoi amici, solo un po’ ridicola per come Roberta l’aveva conciata.
Per sua fortuna il compito era meno gravoso del previsto.
I padroni di casa avevano già preparato in cucina un buffet freddo. Vassoi e fiamminghe erano già pronti, doveva solo portarli in sala e servirli a tavola.
Nel porgerne uno dovette urtare e spostare il braccio di Roberta. Le arrivò un sonoro manrovescio sul sedere.
- schiava! Non sai che devi scusarti e chiedere permesso per servire a tavola?
Kika trasalì. Sentirsi rivolgere quell’appellativo la turbò. Anche se in un contesto amichevole e scherzoso, era la prima volta che veniva chiamata così.
Chinò il capo e bofonchiò qualcosa, impedita dalla ball gag.
- Che vuoi dire? Che non puoi parlare? E cosa ti ho messo a fare i campanelli, secondo te?
Kika capì. Portò l’altro vassoio tra Augusto e Gianluca ma, prima di avvicinarsi al tavolo, si chinò in avanti e scosse i seni, facendo tintinnare i campanelli.
I due sorrisero e le fecero spazio.
Mentre deponeva il vassoio. Augusto le accarezzò voluttuosamente il sedere, facendo anche scivolare le dita nel solco.
Kika emise un lieve mugolio, mostrando di gradire. Augusto continuò e sorrise:
- brava. Hai capito subito. Se ti comporti da brava schiava, noi ti premiamo.
Fece cenno a Gianluca di fare come lui.
Gianluca arrossì e guardò Danila, sua moglie, che gli sedeva di fronte. Lei scoppiò a ridere.
- e dai! che aspetti? Non ti dico niente. Stasera qualche licenza ce la possiamo prendere. Al massimo chiudi gli occhi e pensa che sia il mio.
Kika non si sottrasse, anzi si offrì volentieri alle carezze di tutti.
Servì la cena e poi anche caffè e liquori in salotto.
Augusto, indicandola, disse:
- forse, dato quello che l’aspetta giù, un bel whisky le farebbe bene.
Roberta non perse l’ennesima occasione per animare la serata
- certamente, ma io posso risolvere solo uno dei due problemi. Posso toglierle un attimo la ball gag. Ma con le braccia legate? Qualcuno dovrà aiutarla a bere … vero Kika?
Kika capì che Roberta stava architettando qualcosa e annuì, emettendo dei suoni incomprensibili.
Lì per lì s’inventarono una gag: Kika bofonchiava e Roberta era l’unica a capire questo linguaggio.
- come dici? deve essere un maschietto?
- ggghh ggughh …
- ah! Lo ricompenserai adeguatamente?
- ggghh … ggghhohhgg
- addirittura! Vuoi che ti infili le dita … nella figa…
- ggghh… gghheggh
- ma non tuo marito che la conosce già bene?
- ggghhhhee … gghuuuhhg
- e neanche Augusto che ti ha già scopata?
Decisamente l’eccitazione saliva. Tutti erano curiosi di vedere fin dove Roberta avrebbe spinto il gioco. Per il momento decise di non andare oltre. Si rivolse verso gli unici due candidati possibili: Valerio e Gianluca.
- allora, come volete risolverla? Chi si offre?
Erano in evidente imbarazzo. Va bene che l’atmosfera si era sciolta ed avevano preso disinvoltura con Kika e col suo corpo esposto e disponibile. Ma esplorarle la vagina in presenza del marito e delle loro mogli veramente sembrava un po’ troppo.
Fu Paola, la moglie di Valerio a sbloccare l’impasse.
- dai Valerio, fallo tu. In fin dei conti sei un medico.
- ma sono psichiatra … mica ginecologo.
- allora sei proprio quello adatto per Kika.
Concluse Marco, suscitando uno scoppio di risate e soprattutto uscendo finalmente dal mutismo in cui si era chiuso.

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